La galassia nera: i gruppi e le associazioni che ruotano attorno a Lealtà Azione

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Qui di seguito, una per una, le principali associazioni e i gruppi che costituiscono la struttura collaterale di Lealtà azione:

° l’associazione Wolf of the ring si era presentata ufficialmente durante la due giorni della Festa del Sole di Rosate del 27 giugno 2015, un evento organizzato da Lealtà azione insieme a esponenti di Casa Pound, Lega Nord e dei Fratelli d’Italia: un summit di tutte le destre, estreme e istituzionali, in un’occasione tradizionale dell’esoterismo di destra, il solstizio d’estate. Sabato 27 era la giornata dello spirito comunitario, della formazione e dello sport e i Lupi del ring ringraziavano pubblicamente Lealtà azione per la possibilità data loro di far conoscere i loro principi: “marzialità, rispetto, appartenenza, sacrifici e devozione”.

Wolf of the ring (WTR) dichiara di dedicarsi allo sport da combattimento, alle discipline da ring, alle arti marziali, e insiste nell’aspetto morale e formativo del compito: “incanalare l’energia di tanti giovani verso un cambiamento radicale di sé”, perché “le palestre dovrebbero addestrare atleti e formare uomini”. Quindi “obbedienza al Maestro”, “rapporto di cameratismo nel senso più puro del termine, svincolato da sterili pregiudizi politici”, “il senso del sacrificio perla comunità, per la squadra”: tutte esperienze e doti “che fanno dell’uomo un guerriero”. Chi sia questo “guerriero” non è precisato. Ci troviamo di fronte al “duplice livello” del discorso di queste associazioni. Alla superficie si diffondono slogan largamente condivisibili, o variamente interpretabili; ma quando si scende all’interno, ci s’imbatte sempre negli stessi punti di riferimento. Ricordiamo che nella mitologia di estrema destra il guerriero pronto al sacrificio è impersonato storicamente nel combattente di Salò e, modello ancor più alto, nel milite delle SS (con il mito della divisione di volontari Charlemagne, ultimi combattenti contro l’Armata Rossa a Berlino). Chi entra ingenuamente nelle associazioni che orbitano nella galassia di Lealtà azione attirato da compiti di promozione e beneficenza sociale, comincerà poi a introiettare gli altri riferimenti, magari nelle occasioni collettive come i concerti, in cui le varie band skinheads celebreranno apertamente valori ed “eroi” del nazifascismo, del razzismo, della xenofobia, del White Power. Non dimentichiamo che Lealtà azione nasce come emanazione degli Hammerskin e che in Lombardia negli ultimi anni i loro concerti sono diventati prima una sfida e poi un fatto abituale, tollerato dalle istituzioni. D’altra parte, il riferimento a questi valori, nella pagina di Lealtà azione, è esplicito, visto che evoca personaggi filonazisti come Léon Degrelle o Cornelius Codreanu. Lo scopo di queste associazioni, in effetti, dietro il paravento di un’attività apparentemente innocua, è, come afferma Lealtà azione, quello di essere una “scuola di militanza” attraverso cui ci si forma nei principi che per loro costituiscono una Tradizione (con la T maiuscola) da restaurare, dopo che si è perduta nella modernità (ossia in tutta la storia dopo la Rivoluzione Francese, che ha avvilito il mondo con i principi dell’egualitarismo, distruggendo il sacro, la lealtà, l’onore, la gerarchia).

Oggi il presidente di Wolf of the Ring è Ernesto Rigamonti, di Oggiono, che ha messo in piedi anche Ad maiora Leucum, una “associazione comunitaria” nata in territorio lecchese, che dichiara a sua volta di voler “dar vita, in maniera concreta, a quei Valori ed Ideali ritenuti sacri e tradizionali attraverso l’organizzazione di eventi ed attività di promozione culturale e sociale, condividendo i Principi e seguendo la Filosofia di Lealtà azione”. Ad esempio, il 23 settembre, a Palazzo Falck a Lecco, ha presentato il libro di Guido Giraudo Sergio Ramelli: una storia che fa ancora paura, alla presenza di Stefano del Miglio, presidente di Lealtà azione (nonché condannato e incarcerato negli anni scorsi per violenze e aggressioni). Nonostante queste esplicite dichiarazioni di legame con la destra estrema, Wolf of the Ring è riuscita a ottenere solidarietà dalle forze istituzionali. Ad esempio il 21 giugno 2015 ha organizzato un evento pugilistico a Garbagnate Monastero, un piccolo paese in provincia di Lecco, con il patrocinio del Comune e in collaborazione con la Federazione Pugilistica Italiana. Un altro evento era stato organizzato il 23 maggio a Boffalora sul Ticino. Stavolta risultavano partecipi le sigle ACSI, ossia l’associazione centri sportivi italiani, riconosciuta dal Coni, e Leone 1947, un marchio milanese di articoli e abbigliamento per il pugilato. Il primo evento in assoluto era stato organizzato a Rho il 1° novembre 2014, in abbinamento a Bran.co e La Caramella buona: un torneo di arti marziali con lo scopo sbandierato della lotta contro la pedofilia.

° Nella galassia di Lealtà azione oggi è molto attiva l’associazione Una voce nel silenzio, nata, dichiara, “per dare voce a tutte quelle Comunità che oggi sono perseguitate per la loro fede cristiana.” e “che resistono, spesso fino al martirio, ai tentativi di sopraffarli per la loro fede”. Hanno quindi promosso la campagna Emergenza Siria, per raccogliere materiali destinati ai cristiani di quel paese. A Camposanto, un piccolo centro in provincia di Modena, ad esempio, hanno messo i banchetti davanti alla chiesa, con la collaborazione ufficiale del Parroco. Su Il Giornale d’Italia, il quotidiano di Francesco Storace, spiegano di voler essere la voce dei cristiani perseguitati, per difendere l’identità di comunità, nei paesi medio-orientali, prese nelle “dinamiche geopolitiche internazionali e negli interessi che si celano dietro ad esse. E, soprattutto, nella decadenza di un’Europa che ha smarrito la propria identità e che di fronte all’attacco ad uno dei pilastri della sua civiltà resta praticamente inerte”.

È preoccupante l’inserimento di questa associazione, che, come abbiamo visto, è un’emanazione diretta di Lealtà azione, nel progetto Luci a Betlemme, che ha avviato una raccolta di fondi per la costruzione dell’impianto d’illuminazione di un campo di calcio in questa città, a favore dei bambini palestinesi cristiani, che in Palestina oggi sono una netta minoranza e rischiano di essere ghettizzati. La causa è giusta, osserviamo noi, ma non ci sembra che un’organizzazione neofascista sia la più deputata a sostenerla.

Lo scorso 19 ottobre, a Roma, Una voce nel Silenzio ha partecipato a un’iniziativa intitolata “Genocidio dei cristiani: la Jihad, da Oriente a casa nostra”, insieme alla Umanitaria Padana Onlus. A volte si collabora con Solidarités Identités onlus, appoggiata anche da Casa Pound, che ha come slogan “affinché il mondo non si trasformi in una immensa torre di Babele e che i popoli possano collaborare ed essere indipendenti a casa loro”. Quindi, contro le immigrazioni e contro la società multirazziale, perché le popolazioni in difficoltà devono stare “a casa loro”. Fra queste popolazioni da aiutare… scopriamo con sorpresa i bianchi del Sud Africa. Infatti, dietro l’intento di aiutare uno sperduto villaggio, spunta l’appoggio al progetto di Kleinfontein, ossia l’anacronistico tentativo di creare una zona indipendente dal Sudafrica, abitata da soli boeri (gli storici coloni dell’apartheid) e di sola lingua afrikaans. Mandela, per loro, è un incidente di percorso.

° Bran.co (Branca Comunitaria Solidarista onlus), vuole invece aiutare le famiglie e i “meno fortunati”. Ma specifica poi che si riferisce alle famiglie “degli italiani”, sottintendendo che queste sono in difficoltà perché “le istituzioni preferiscono aiutare zingari e immigrati”; così, attraverso la campagna cooXazione, raccoglie generi alimentari di prima necessità, che dichiara, ad esempio, di avere distribuito a Varedo e a Seregno. Ma in questo momento la sua opera “a tutela della famiglia” è incentrata soprattutto nel contrasto alla famigerata “ideologia gender” e alla sua paventata introduzione nelle scuole. “Maschio e femmina Dio li creò. Verità e menzogne sull’ideologia gender” s’intitolava il convegno in programma il 5 novembre all’auditorium Aldo Moro a Saronno con i Fratelli d’Italia. Dice poi di dedicarsi al contrasto della “violenza contro le donne”, che è il tema specifico che si abbina all’esibizione di arti marziali del 15 novembre scorso a Saronno. I casi di violenza, dice, sono in crescita; solo che, per spiegare questo fenomeno, lo lega alla crescita dell’immigrazione, enfatizzando i casi in cui i protagonisti sono degli immigrati e sottacendo quelli in cui sono “bravi” mariti o fidanzati nostrani. Bran.co dichiara di “tutelare la vita e sostenere la maternità”, offrendo assistenza “alle madri che onorano e difendono il valore della vita dal suo concepimento”. In buona sostanza si muove prevalentemente nel campo antiaborista, partecipando alle campagne contro la legge 194.

Conviene ricordare che la responsabile dell’Ufficio Tutela Infanzia di Bran.co. è Daniela Casagrande, conosciuta anche come “Daniela Milano” attiva nell’organizzazione dei concerti nazirock che periodicamente ci ritroviamo nella zona di Milano. E che, quanto a lotta alla violenza, ha un passato un po’ compromettente. Nel gennaio del 2006 fece parte del gruppo che, con il volto coperto da passamontagna e armati di mazze, catene e chiavi inglesi, tentò di fare irruzione, con una vera e propria spedizione punitiva, in un locale di Bari, “La taverna del maltese”, affollata da un pubblico di sinistra. Non essendo riusciti a entrare, si accontentarono di scrivere frasi contro i “rossi” e a disegnare svastiche sulle saracinesche. All’arrivo della polizia Daniela Casagrande fu fermata.

° La consociata La caramella buona si occupa del contrasto alla pedofilia, organizzando su questo tema ogni anno dei tornei di calcetto. Lo scorso anno, a giugno, si sono sfidate sul terreno ventiquattro squadre dell’universo del neofascismo e del neonazismo locale: Orizzonte ideale, Cuore nero, Presidio, Miles due punto dieci di Bergamo, Militia Como, i Dora di Varese e le immancabili bande nazi-rock come i Malnatt, Bullets, Nessuna resa e Linea ostile.

° I Lupi danno la zampa ha come programma dichiarato “la necessità e l’impegno di ripartire dagli antichi vincoli tradizionali di conoscenza e rispetto della natura, per poter combattere quella nevrosi di massa che induce l’uomo moderno, prigioniero del delirio materialista e progressista, a devastare l’ambiente e ad auto-distruggersi”. In questo periodo è impegnata nella campagna Scalda il loro inverno, raccogliendo coperte, cucce, giocattoli “per i cani e gatti in difficoltà”. Tutto molto simpatico. Ma ricordiamo ancora che esiste un “secondo livello” nei riferimenti teorici di queste associazioni. Il gerarca nazista Walther Darré fu il teorico di un’ecologia basata sul concetto di “sangue e suolo”, in cui la difesa intransigente della natura si coniugava con l’esaltazione della “razza ariana” e del suo habitat naturale, il suo spazio vitale. Inoltre, prendiamo l’occasione per notare come il lupo sia presente come simbolo in molte di queste associazioni. “Arrivano i lupi!” proclamava il manifesto diffuso a Monza nel 2011 in occasione dell’apertura della loro sede. E’ un animale frequente nell’immaginario nazista, associato alle virtù marziali e alla casta nobiliare: spietato e combattivo, ma leale nei confronti del branco. La “tana del lupo” (Wolfsschanze) era uno dei quartieri generali di Hitler, un sistema di bunker situato in una foresta di conifere della Prussia Orientale. Wehrwolf, uomo lupo, si chiamò una divisione delle SS formata da giovanissimi della “Gioventù hitleriana”, che nel 1945, quando le sorti della guerra erano orami segnate, organizzò un’ultima resistenza con azioni di commando e sabotaggio all’interno del territorio conquistato dall’Armata Rossa e dagli alleati. Gli storici hanno descritto la fascinazione di Hitler per i lupi e la sua identificazione psicologica con essi. Vantava la derivazione del suo nome, Adolf, dall’antico tedesco Athawolf, “nobile lupo”; aveva battezzato Wolf il suo cane preferito; chiamava le SS “il mio branco di lupi”. Nel suo organicismo razzista il mondo era diviso in predatori e prede, e il guerriero ariano doveva identificarsi con il predatore.

° Ancora questo animale figura in un’altra associazione che appartiene alla galassia di Lealtà azione, I lupi delle vette, un gruppo escursionistico che dichiara di porre “l’ascesi della montagna come metafora della vita”; infatti, dicono, “l’Uomo non ha limiti… se li crea! Noi cerchiamo tutto ciò che è originale e non addomesticato dalla civiltà moderna, perché i Lupi non li addomestica nessuno!”. Nel 2015 hanno organizzato escursioni lungo gli scenari alpini della Prima guerra mondiale: «terribile e grandiosa pagina di storia italiana, crogiuolo di sangue, ghiaccio e dinamite», hanno scritto a commento.

° C’è poi l’associazione Memento (in latino, Ricorda) che dichiara di essere “impegnata nella tutela dei ricordi e dei simboli di quanti combatterono per l’Onore dell’Italia; con particolare attenzione a quei luoghi di Memoria patria che sono oggi maggiormente abbandonati e negletti” e di tramandare la memoria della “Legione dei Martiri”, ossia dei gerarchi fascisti e dei combattenti della Repubblica di Salò. Curano quindi le tombe del Campo Dieci al Cimitero Maggiore di Milano (dove il 25 aprile di quest’anno si sono radunati in 350 facendo il saluto romano) e del campo 62 del cimitero di Monza, che disseminano di gagliardetti tricolori, perché “Memento non dimentica il sacrificio degli Eroi”. E non è solo umana pietà da parte loro, bensì condivisione degli stessi ideali e valori. Ad esempio, quest’anno, in occasione del 28 ottobre, Memento ha pubblicato questo testo rievocativo sul suo sito Facebook: “28 ottobre 1922, Marcia su Roma. Dopo 41 mesi di guerra ed il biennio rosso, l’Italia ha bisogno di ordine e pace sociale. Respinti col sangue dei Patrioti i tentativi di importare in Italia il modello bolscevico, i reduci di guerra, gli squadristi e tutto il popolo italiano hanno nuove urgenti istanze: le ascolterà Benito Mussolini. E’ la marcia su Roma: l’inizio di un ventennio in cui la parola democrazia si svuota di ogni retorica partitica ed elettorale e si riempie, con un susseguirsi di riforme rivolte ad ogni settore del popolo, di un nuovo significato”. Questa è quindi la loro visione della storia: definirla “revisionistica” sembra addirittura un eufemismo…

° Resta da accennare al Gruppo Alpha. Si autodefiniscono “Studenti universitari che credono nei valori della Patria, della Tradizione, dell’Onore e della Comunità.”. Nel febbraio 2014 avevano organizzato, insieme a Orazio Maria Guerre e Andrea Virga dell’associazione Millennium alla Statale il convegno dal titolo “Verso un mondo multipolare” che vedeva la presenza del politologo russo Alexander Dugin, il teorizzatore di un “impero euro-asiatico” in funzione antiatlantica, fondatore nel 1993 del partito nazional-bolscevico, un’improbabile sintesi delle esperienze naziste e staliniane, al di là della destra e della sinistra storica. Un tema a cui in Italia si dedicano molti gruppi “rossobruni”. Contestato dagli studenti, il convegno era stato trasferito al Politecnico, dove però era stato venne interrotto dal Rettore, che affermò che non era stato correttamente informato.

Per concludere: intorno a Lealtà azione ruotano una serie di associazioni, Wolf of the Ring, Una voce nel silenzio, I lupi danno la zampa, I Lupi delle vette, La caramella buona, Memento, il gruppo Alpha. Cercano di darsi una veste di utilità sociale, ma restano ancorate a quelli che sono i principi del gruppo madre, ossia Lealtà azione che cita Léon Degrelle (il fondatore della Legione vallone che poi divenne una brigata delle Waffen SS): “È giunta l’ora: per salvare il mondo vi sarà bisogno di un pugno di eroi e di santi che faranno la Riconquista”. O Julius Evola: “Mantenersi saldi e diritti in questo mondo di rovine”. Le “rovine, per loro, sono quelle che per noi sono le fondamenta della società democratica nata dalla Resistenza e sancita dalla Costituzione. I giovani che in buona fede si accostano a loro per raccogliere fondi per un canile o per i cristiani della Siria, al prossimo concerto impareranno l’inno di Lealtà azione, composto dai Bullets, cresciuti nell’ambiente della Skinhouse milanese: “Un gladio con il lupo, vessillo di guerra ed amore / Un branco di fratelli in questi tempi non troppo belli… / Lealtà azione, vessillo di guerra ed amore! / I valori che cerchiamo, noi li troviamo in Cornelius Zelea Codreanu”.
Questi gruppi e queste associazioni sono la costola europea degli Hammerskin. Rappresentano la destra estrema di oggi, insidiosa e pericolosa soprattutto nella confusione generata da una fase di crisi sociale come la nostra. Vanno smascherati e combattuti senza tentennamenti. Non si può fingere di limitarne gli effetti ignorandoli.

da osservatorionuovedestre.org

Napoli: Due ragazzi aggrediti e fermati dai carabinieri

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Due ragazzi sono stati aggrediti per futili motivi da alcuni carabinieri in piazza San Domenico maggiore.

Non è il primo episodio di questo genere a ripetersi a Napoli.

Violenza poliziesca,militarizzazione,espulsione delle fasce sociali economicamente più deboli, concorrono alla realizzazione del centro-storico vetrina proprio di tutte le grandi metropoli Europee.

Una vetrina che va difesa dal barbone che cerca un riparo contro il freddo polare di questi giorni,dal bambino che gioca a pallone, dal ragazzo che attacca un manifesto o da chi cerca di abbuscarsi qualcosina di soldi con una bancarella.

Anche in questo caso i militari senza nemmeno farsi riconoscere si sono scagliati contro un ragazzo, un compagno della Mensa Occupata molto attivo in progetti come il doposcuola per i bambini del quartiere; successivamente Maisa, la ragazza che era in sua compagnia è intervenuta a sua difesa ed è stata colpita a sua volta e trascinata per i capelli da uno dei carabinieri. E’ stato necessario l’intervento di una ambulanza e una visita al Pellegrini per lei.

I carabinieri sono passati in ospedale a prelevarla e l’hanno portata in caserma nella quale, nel frattempo era trattenuto da qualche ora Andrea.

Attualmente entrambi sono agli arresti domiciliari e domani mattina dovranno sottoporsi a processo per direttissima.

Non possiamo permettere che queste cose continuino ad accadere con una frequenza davvero sconcertante e preoccupante!
Non possiamo accettare questo abuso di potere!
No alla gentrificazione e alla militarizzazione dei nostri quartieri!

Tutti Liberi!!! Andrea e Maisa liberi subito!

Mensa Occupata

http://www.osservatoriorepressione.info/

23 gennaio 1973 la polizia uccide Roberto Franceschi

“Era un compagno, era un combattente

per il Socialismo e per la Libertà:

per questo il governo un plotone mandò

e un sicario alle spalle sparò.”

E’ la prima strofa della canzone che la commissione musicale del Movimento Studentesco scrisse nel 1973 per ricordare il sacrificio di Roberto Franceschi. Una canzone che negli anni ’70 a Milano era diventata un po’ quel che 10 anni prima era stata “Per i morti di Reggio Emilia” dedicata ai cinque operai uccisi dalla polizia il 7 luglio 1960: l’espressione popolare d’affetto e denuncia per un compagno di lotta assassinato e la trasmissione orale del ricordo del suo sacrificio.

Fu così che anche grazie a “Compagno Franceschi” nell’arco di quasi un decennio molte migliaia di giovani e meno giovani conobbero la figura di Roberto e le circostanze in cui perse la vita.

Oggi però quella canzone non la canta più nessuno e anche il ricordo di Franceschi, nonostante la mole del monumento alla sua memoria – un mastodontico maglio posto davanti all’università Bocconi -, anno dopo anno rischia di affievolirsi nella coscienza collettiva della Milano democratica. Per questo oltre che invitare a leggere la storia di Roberto nelle pagine del sito Fondazione Roberto Franceschi, vogliamo ricordarla brevemente qui anche noi.

Roberto Franceschi nel 1973 aveva 21 anni, studiava economia politica all’università Bocconi ed era un militante del Movimento Studentesco.

La sera del 23 gennaio di quell’anno il collettivo M.S. Bocconi, di cui Roberto era un dirigente, aveva indetto un’assemblea tra lavoratori e studenti presso l’aula magna dell’università; il rettore Gaetano dell’Amore contrariamente ad una prassi ormai acquisita aveva vietato l’ingresso nell’ateneo ai non iscritti, cioè di fatto aveva vietato l’assemblea; per imporre quella decisione un reparto di polizia (che allora si chiamava “celere”) era schierato davanti all’ingresso dell’università.

Non appena gli studenti e i lavoratori giunti per partecipare all’assemblea accennarono una protesta i “celerini” non esitarono a caricarli: ci fu un breve scontro e quando già i manifestanti si stavano allontanando agenti e funzionari di polizia aprirono ripetutamente il fuoco contro di loro con le rivoltelle d’ordinanza.

Due giovani furono colpiti alle spalle: Roberto Franceschi al capo e Roberto Piacentini, un operaio della Cinemeccanica di Milano, alla clavicola.

Piacentini nonostante la gravità della ferita si salvò, Franceschi morì il 30 gennaio dopo sette giorni d’agonia.