Denunciati per non aver avvisato il questore dei blocchi stradali.

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Denunciati per non aver avvisato il questore dei blocchi stradali.

La macchina della repressione non perde occasione per mostrarsi inflessibile con i No Muos.Anche a costo di scadere nel ridicolo.

Questa mattina a 7 militanti No Muos sono stati raggiunti da altrettanti avvisi di conclusione delle indagini per  violazione del Testo unico di pubblica sicurezza (Tulps).

Di cosa sono accusati?

Il 6 maggio 2013, secondo la questura, gli attivisti avrebbero realizzato un blocco stradale senza darne preavviso al questore così come prevede la legge del 1931. Un cortocircuito che ci dimostra ancora una volta lo “stato di polizia” a cui è stata costretta la città e i militanti No Muos.

Per bloccare la costruzione e l’attivazione del Muos, ieri come oggi, non chiediamo il permesso a nessuno!

Massima solidarietà ai denunciati

http://www.nomuos.info/denunciati-per-non-aver-avvisato-il-questore-dei-blocchi-stradali/

Cremona: Condannati gli Antifascisti a 4 anni di carcere

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Alle 12.45 di oggi è stata emessa la prima sentenza dal tribunale di Cremona per i fatti legati alla manifestazione nazionale antifascista del 24 gennaio.

Manifestazione avvenuta dopo l’attacco squadrista e fascista del 18 gennaio contro il centro sociale Dordoni che mandò, tra le altre cose, in coma Emilio, compagno del Dordoni.

I giudici hanno riconosciuto il pesantissimo reato, retaggio del fascista codice Rocco., di devastazione e saccheggio, condannando tutti in primo grado a 4 anni di reclusione.

Per 3 dei 4 compagni è stato anche deciso ditramutare la custodia cautelare ai domiciliari in un divieto di dimora nel Comune di Cremona. Per solo un compagno invece permane l’obbligo di dimora, in quanto residente a Cremona.

Dal gup Pierpaolo Beluzzi anche, per il Comune di Cremona, una provvisionale di 200mila euro.

Entro 90 giorni le motivazioni della sentenza.

LE ACCUSE – Il pm Fabio Saponara, contestando il reato di devastazione e saccheggio, retaggio del fascista codice Rocco, aveva chiesto 5 anni di reclusione per due 21enni, all’epoca frequentanti il centro sociale cremonese Kavarna, e per Matteo, 24enne universitario leccese a Bologna: 4 anni e 8 mesi per Mauro, 31enne antifascista bresciano.

Il pm Fabio Saponara, contestando il reato di devastazione e saccheggio, aveva chiesto 5 anni di reclusione per i due giovani cremonesi e per Matteo, compagno leccese e studente universitario a Bologna, 4 anni e 8 mesi per Mauro, antifascista bresciano.

L’avvocata Giovanna Mainetti, legale diMauro, il compagno bresciano condannato,ai microfoni di Radio Onda d’Urto  ha annunciato un sicuro ricorso in appello. Ascolta o scarica

Il 24 gennaio c’eravamo tutti e tutte!

L’antifascismo non si arresta!

http://www.osservatoriorepressione.info/cremona-condannati-gli-antifascist-a-4-anni-di-carcere/

22 Gennaio 1980 – Radio Onda Rossa

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Il 22 Gennaio 1980 a Roma la polizia, su mandato del giudice Priore, procedette alla chiusura della sede di “Radio Onda Rossa” in Via dei Volsci 56 e all’arresto di Claudio Rotondi, Vincenzo Miliucci, Giorgio Trentin e Osvaldo Miniero, tutti redattori dell’emittente.

Tra gli obiettivi della magistratura figuravano anche i nomi di Riccardo Tavani e Giorgio Ferrari, i qual riuscirono però a sfuggire all’operazione rendendosi latitanti.

Durante gli anni precedenti l’emittente, fondata nel Maggio del ’77 su iniziativa di un gruppo di militanti di Autonomia Operaia, era già incorsa in altre operazioni repressive che si traducevano in arresti e chiusure preventive che miravano a contenere il diffondersi di una voce da molti ritenuta scomoda e pericolosa in quanto voce di riferimento per il movimento di quegli anni.

L’intervento del 22 Gennaio fu conseguenza dello sviluppo del cosiddetto teorema Calogero (dal nome dell’allora sostituto procuratore che lo formulò), secondo cui l’Autonomia Operaia rappresentava la testa pensante delle Brigate Rosse; le accuse a carico degli arrestati furono infatti di ‘istigazione a disobbedire alle leggi dello Stato’ e di ‘apologia di delitti’, reati commessi, stando agli atti della magistratura, diffondendo radiofonicamente comunicati delle BR e diffamando continuamente lo stato, la magistratura e le forze di polizia.

Il giorno successivo l’operazione venne salutata con favore da molti quotidiani nazionali che, con ingenuo entusiasmo, credevano di ravvisare in essa la fine del movimento del ’77 (L’Unità titolò in prima pagina “Chiusa l’ultima voce dell’Autonomia”).

La chiusura e gli arresti, tuttavia, non rappresentarono la fine dell’esperienza di Radio Onda Rossa; nei giorni successivi all’operazione un ascoltatore scrisse: ”..per me ascoltare Onda Rossa era come sentire la mia voce più forte, come un megafono…ecco il megafono del movimento! Adesso che è stata chiusa, il movimento deve essere la voce di Onda Rossa, perché si continui a sentire nelle case e nei posti di lavoro”.

In un comunicato diffuso dai Comitati Autonomi Operai si legge inoltre: “Con la chiusura di Radio Onda Rossa e l’arresto dei compagni Trentin, Miniero, Rotondi e Miliucci, in troppi credono di aver quadrato il cerchio e di essersi tolti dallo stomaco la scomoda preoccupazione dell’Autonomia Operaia. […] L’intera operazione costituisce, per il momento, l’ultimo episodio di un processo iniziato da tempo…; essa chiarisce perfettamente bene che, democraticamente parlando, un regime dominato da una legislazione speciale totalizzante e universalmente repressiva può tranquillamente convivere con la partecipazione sempre più organica di partiti come il Pci e il Psi e dei sindacati alla gestione della dittatura capitalistica. Abbiamo sempre ribadito che ai proletari e a noi la clandestinità non piace e che non offriremo comunque questo regalo ai padroni e al loro stato; oggi, di fronte a questa sbracata operazione, non solo riconfermiamo questa linea di condotta, ma valutiamo che la partita non è affatto conclusa, che anzi, esistono le condizioni per un’ampia mobilitazione di tutti i settori del fronte di classe”.

Ed infatti il sostegno di chi fino a quel momento aveva trovato nell’emittente un mezzo per dar forza alla propria voce si concretizzò in una grande assemblea pubblica cittadina il 25 Maggio, al teatro Centrale di Roma, che determinò la riapertura della radio e la liberazione degli arrestati nel mese di Agosto.

Con la scarcerazione dei quattro redattori si palesò dunque l’infondatezza e la natura unicamente repressiva dell’operazione giudiziaria nei confronti di Radio Onda Rossa, così come di quelle che si erano susseguite negli anni precedenti, conclusesi tutte con l’assoluzione degli imputati.

Nonostante i numerosi attacchi subiti e i tentativi di oscuramento del segnale da parte di Radio Vaticana, la voce di Radio Onda Rossa non si è mai spenta e continua ancora oggi a rappresentare “un segnale che disturba”.