17 ottobre 1977: i “suicidi” di Stammheim

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La notte tra il 17 e il 18 ottobre 1977 i militanti della Rote Armee Fraktion (Raf) Andreas BaaderGudrun Ensslin e Jan Carl Raspe furono ritrovati senza vita all’interno del carcere tedesco di Stammheim.

Inolte Irmagard Moller, altra militante della RAF venne salvata in ospedale nonostante le gravissime ferite (quattro coltellate al petto).

Il 5 settembre 1977 la RAF rapì a Colonia il presidente della confidustria tedesca, nazista, era stato gestore dell industrie di Boemia e Moravia ai tempi dell’occupazione nazista, Hans-Martin Schleyer.
La RAF comunicò che l’ industriale sarebbe stato tenuto prigioniero fino alla liberazione dei sei detenuti a Stammheim.

La reazione dello Stato tedesco fu dura, per legge, venne decretato il totale isolamento di tutti i militanti della RAF detenuti nelle carceri della Germania Federale.
Il 9 maggio 1976 dopo anni di duro isolamento e di sciopero della fame collettivo dei mebri della RAF contro le condizioni inumane della loro detenzione Ulrike Meinhof fu trovata impiccata alle sbarre della cella.

Anche in questo caso la polizia e la direzione del carcere parlarono di suicidio collettivo, fu da subito evidente che non poteva trattarsi di un suicidio.
Sia perchè non era credibile che dei detenuti in regime di isolamento, che giornalmente venivano cambiati di cella e che erano sorvegliati a vista dai secondini, fossero riusciti a far entrare armi nel carcere e sia per le modalità con cui si sarebbero ammazzati.

Il 19 ottobre con una lettera inviata al giornale francese Liberation, la RAF annunciò di aver posto fine, dopo 43 giorni, alla “miserabile e corrotta esistenza” di Hanns-Martin Schleyer.
Il giorno successivo la legge che imponeva l’isolamento per i militanti della RAF in galera fu revocata dal presidente tedesco.

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Aggressione fascista a Lanciano

Pubblichiamo un comunicato di Zona Ventidue e Laboratorio Sociale Largo Tappia relativo ad una vile aggressione fascista avvenuta a Lanciano alcuni giorni fa, commessa da noti esponenti della sezione locale di Casapound. La nostra solidarietà ad Alessandro ed a tutti coloro che non abbassano mai la testa di fronte allo squadrismo fascista.

A volte ritornano. Quei “bravi ragazzi” di Casapound.

Come la malerba che non muore mai e torna ad infestare le strade. Come un germe, un virus che pensi di aver curato, ma che poi torna a costringerti a letto. Così, dopo mesi di silenzio, anonimato e dimenticatoio, Casapound Lanciano torna a farsi sentire nella maniera in cui ci aveva abituato, la peggiore: con la violenza e la prevaricazione.

Alessandro lo conosciamo bene. E’ uno di quei ragazzi che decide disinteressatamente di impegnarsi per gli altri. L’abbiamo visto al nostro fianco nella battaglia contro Ombrina, nei cortei studenteschi, nelle battaglie per i diritti civili e per la parità di genere, l’abbiamo visto alle nostre feste, ai nostri eventi, e nelle quotidiane piccole lotte di ognuno di noi. E’ uno di quelli che decidono di prendersi una responsabilità anche quando potrebbero guardare dall’altro lato.

Qualche giorno fa Alessandro è stato aggredito. Ha riportato un trauma cranico, una prognosi di dieci giorni, oltre che svariate lesioni ed ecchimosi al volto. L’hanno picchiato in cinque, senza dargli neanche il tempo di reagire, colpendolo alle spalle e accanendosi sulla sua faccia e sulla sua testa con calci, pugni e sputi. Da vili e da codardi. Quando gli amici di Alessandro sono riusciti a fermarli, lo hanno lasciato a terra, con la faccia sporca di sangue e il fiato spezzato. E’ successo alla Stazione Vecchia, in quel momento piena di persone, di ragazzi e ragazze, che magari hanno visto, e che di sicuro avrebbero potuto fare qualcosa. In sottofondo c’erano gli spari della nottata di Lanciano. Forse coprivano il rumore delle grida e delle botte, fatto sta che Lanciano era con lo sguardo all’in sù e oltre ai due amici, accorti quasi per caso, Alessandro se l’è dovuta vedere da solo contro cinque. “Antifascista di merda” è l’ultima cosa che si è sentito dire.

Quelli che l’hanno picchiato sono esponenti di Casapound Lanciano, quelli che si sono candidati alle elezioni comunali nella coalizione democristiana di Tonia Paolucci, quelli che solo nell’ultimo anno: hanno picchiato un minorenne ad una festa d’istituto, hanno minacciato e circondato in venti la casa dove un nostro compagno di Zona Ventidue abitava con la compagna; quelli la cui reputazione si basa sulla violenza, sul timore che ne consegue, e sull’omertà che li nasconde. Alessandro però li ha riconosciuti, e alla fine ha deciso di denunciarli.

Pubblichiamo questa storia per due motivi:

il primo è che ci siamo stancati ogni volta di dover ricordare alla comunità, ma soprattutto agli amministratori, che razza di pericolo rappresenti Casapound. Li abbiamo smascherati quando fingevano di essersi rabboniti, abbiamo dimostrato quanto la loro idea politica fosse nociva oltre che idiota, abbiamo cercato di informarvi, spiegando che hanno gli stessi comportamenti squadristi in ogni contesto, in ogni Città, e che quelle che vediamo a Lanciano sono pratiche che si ripetono sistematicamente ovunque ci sia una sede di Casapound; l’abbiamo fatto facendo cultura, con il mese della Resistenza, con la rimozione dei fasci littori dal Teatro e con tanti altri eventi; l’abbiamo fatto facendo politica, portando avanti un’idea antifascista, antirazzista ed antisessista di società, e arrivando a proporre all’amministrazione una delibera in cui si vietasse l’occupazione di spazi pubblici alle organizzazione neofasciste a Lanciano. Torniamo a rinnovare questo invito all’amministrazione, affinche alle chiacchiere seguano i fatti.
Speriamo che questa sia la volta buona per essere ascoltati.

Il secondo motivo è che troppe volte violenze come questa sono rimaste nascoste e impunite. Troppe storie abbiamo sentito senza poter reagire perchè chi era vittima aveva paura di diventarlo di nuovo. Troppe volte non abbiamo agito perchè ci hanno chiesto, per timore, di non farlo.
La scelta di Alessandro è una scelta coraggiosa che speriamo possa essere di esempio e di avvertimento per altri ragazzi e ragazze che hanno subito o stanno subendo ma hanno paura di reagire. Perchè il prossimo a doversi difendere da solo contro cinque, sappia che alle spalle ha una comunità forte e coesa che non ha paura di rispondere. Perchè alla fine, non ci siano più violenze e violenti.

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Zona Ventidue

Laboratorio Sociale Largo Tappia Lanciano

da GlobalProject

8 settembre 1974: la polizia uccide Fabrizio Ceruso

È il 5 settembre del 1974 quando per Roma e dintorni inizia a girare una notizia tanto allarmante quanto inaspettata: stanno sgomberando a San Basilio!
Chi, rispondendo all’appello, si precipita nel quartiere trova uno scenario da guerra civile. Come vere truppe d’occupazione, le forze dell’ordine hanno invaso la storica borgata romana ma, dopo aver allontanato una prima volta gli occupanti dalle proprie case, non possono impedire una nuova occupazione degli appartamenti la sera stessa.
Il Comitato di Lotta per la Casa, insieme a un fronte sempre più ampio di sodali, rinforza la difesa, ma il 6 la storia si ripete:

La polizia arriva la mattina in forze per effettuare lo sgombero in via Montecarotto, ma trova una resistenza organizzata all’innesto della via Tiburtina con via del Casale di San Basilio, dove nella notte era stata alzata una barricata. Iniziano gli scontri con lanci di lacrimogeni e ripetute cariche a cui i manifestanti rispondono con un fitto lancio di molotov e sassi. La polizia comunque riesce a transitare da via Nomentana, circonda le case e inizia un fitto lancio di lacrimogeni sparati anche sui balconi e si fa largo a colpi di manganello: una bambina di 12 anni rimane ferita. In alcuni appartamenti si verificano focolai di incendio (Massimo Sestili, “Sotto un cielo di piombo. La lotta per la casa in una borgata romana. San Basilio settembre 1974”, in “Historia Magistra” n.1, 2009).

Le case sgomberate, in ogni caso, vengono nuovamente occupate nella stessa giornata. E proprio grazie alla determinazione di chi resiste, il 7, sabato, si respira aria di tregua, con gli avvocati di Movimento che riescono anche a recarsi in Prefettura per cercare di far ritirare l’ordinanza di sgombero. Potrebbe sembrare tutto finito, eppure è proprio la domenica il giorno atteso dalla polizia per sferrare l’attacco più feroce. Alle otto riprendono le operazioni di sgombero, ma non trova persone disponibili ad abbandonare ciò che hanno conquistato senza lottare. Intorno alle 17, addirittura, una donna di 24 anni imbraccia un fucile da caccia e, dalla finestra di casa, spara contro i poliziotti, ferendo un vicequestore. Alle 18, l’assemblea popolare riunita per cercare di capire il da farsi viene attaccata con i lacrimogeni: la reazione della folla è compatta e la celere, lanciata alla carica, perde la testa insieme alle sue posizioni.
È la guerra: il popolo da una parte, le forze dell’ordine dall’altra. Il quartiere è isolato, i pali della luce divelti, qualunque cosa utile a essere lanciata viene utilizzata allo scopo e i mezzi di trasporto, parcheggiati per provvedere alla deportazione degli sgombrati, vengono dati alle fiamme.
Le armi da fuoco, è vero, non sono soltanto appannaggio della polizia. Ma su questo versante, ovviamente, gli occupanti non possono competere con chi indossa la divisa. Si supplisce con il cuore e con la solidarietà. Le barricate chiamano e Roma risponde. La polizia, però, continua a sparare. Proiettili come se piovesse in via Fiuminata dove, a essere colpito al petto da una pallottola calibro 7,65, è un ragazzo con il casco rosso.

Quel ragazzo ha appena diciannove anni. Vive a Tivoli, dove milita nel Comitato proletario, un organismo di Autonomia Operaia. Suo padre fa il netturbino, la mamma è casalinga. Lui, dopo gli studi alla scuola alberghiera, aveva lavorato in diversi bar e ristoranti prima di provare a trasferirsi in Francia. Tornato in Italia, ci sarebbe stata una buona notizia ad aspettare la sua famiglia. Dopo una lunga attesa, finalmente era arrivata l’assegnazione di una casa popolare a Villa Adriana. Quell’8 settembre, prima di correre a San Basilio per difendere le case occupate, aveva aiutato con il trasloco… alle 19 e 15 circa si ritrova su un taxi, impegnato in una corsa disperato verso il Policlinico. Quando il mezzo arriva a destinazione è troppo tardi. Il ragazzo con il casco rosso è morto: si chiamava Fabrizio Ceruso; «per loro non eri nessuno», dice A Fabrizio Ceruso, una delle canzoni anonimamente dedicate al ragazzo di Tivoli:

Soltanto 19 anni per loro non eri nessuno / soltanto 19 anni e per loro non eri che uno / uno come tanti, un cameriere, un garzone d’officina / un operaio, un disoccupato un emigrante…

Nemmeno la data dell’omicidio di Fabrizio sembra frutto del «caso». L’8 settembre del 1943, con l’esercito italiano allo sbando, era stata la milizia popolare a tentare la resistenza contro i nazisti. A Tiburtino III, non lontano da San Basilio, la memoria del cadavere della popolana Caterina Martinelli, ammazzata dalle SS mentre con altre donne del quartiere assaltava un forno nel vano tentativo di conquistarsi il pane con cui sfamare la famiglia, riallaccia il legame con gli ideali di una Resistenza che, trasformata in lotta per la casa, significa davvero giustizia e libertà. E se Caterina Martinelli era diventata la martire della lotta contro la fame, dopo l’8 settembre del 1974 Fabrizio vive in ogni casa che viene occupata.

*

Accettare, come effettivamente è avvenuto nelle aule dei tribunali, che la morte di Fabrizio Ceruso resti archiviata con un non luogo a procedere «essendo ignoti gli autori del reato» non significa solo trascurare le numerose testimonianze che individuano in un poliziotto che si inginocchia ed esplode quattro colpi l’autore del gesto. Significa, in una situazione di estrema gravità, provare a dimenticare la situazione repressiva vissuta dall’Italia nel corso del 1974: l’anno della strage di Brescia (28 maggio; 8 morti e 102 feriti) e del treno Italicus (4 agosto; 12 morti e 45 feriti); ma anche l’anno in cui la rivolta scoppiata nel carcere di Alessandria (9 maggio; 5 morti tra detenuti e ostaggi) viene soffocata nel sangue dall’assalto deciso e diretto dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Il tentativo di sgombero di San Basilio, in un simile clima, è un altro capitolo della strategia della tensione e, inaugurando la futura «linea della fermezza» adottata nella repressione dei fenomeni d’insorgenza sociale, segna la scelta di attaccare deliberatamente un movimento in crescita come quello della lotta per la casa nel tentativo di stroncarlo, impedendo all’autorganizzazione di diffondersi, alle famiglie coinvolte di predisporre una resistenza efficace e alle occupazioni abitative di moltiplicarsi. Analizzato in questi termini, il tentativo fallisce. Al contrario, a San Basilio fu proprio nel momento in cui il quartiere apprese dell’assassinio di Ceruso che la lotta si trasformò in una battaglia autenticamente popolare, senza distinzione alcuna tra occupanti e assegnatari. E, come recita Rivolta di classe, un’altra canzone popolare dedicata alla battaglia di San Basilio, «la casa si prende, la casa si difende» continuerà a essere lo slogan di qualunque episodio di riappropriazione:

La casa compagni si prende / l’abbiam gridato tante volte / e dopo la si difende / da padroni e polizia…

Le case, dunque, saranno occupate ancora, i diritti rivendicati, le conquiste sociali difese: «Sarebbe sbagliato», si scrisse allora, «“mitizzare” lo scontro di S. Basilio in quanto ancora episodio (anche se tra i più belli e i più profondamente radicati nella coscienza di classe) e non già acquisizione permanente di quel comportamento da parte del movimento per la casa».
Un’affermazione, proveniente dall’area dell’Autonomia Operaia, con cui si sottolineava come, partendo dall’abitare, fosse inevitabile arrivare allo scontro con strutture di potere disposte a tutto pur di non cedere un centimetro del proprio interesse alla classe contrapposta. E in effetti, ad appena un giorno di distanza dalla morte di Ceruso e dopo che, inferocita per l’omicidio del ragazzo di Tivoli, tutta San Basilio si era scagliata contro la polizia ingaggiando una guerriglia lotto per lotto, la Regione Lazio si decideva a riconoscere il diritto alla casa popolare a chiunque, vantando i necessari requisiti, avesse occupato un alloggio prima dell’8 settembre del 1974.
Per molti palazzinari simili provvedimenti rappresentavano – e rappresentano – un danno concreto. Il rischio di una perdita economica nel nome della quale si potrebbe tranquillamente tornare ad ammazzare ancora.

(Tratto da “La Scintilla. Dalla Valle alla Metropoli, una storia della lotta per la casa”)

BIBLIOGRAFIA:

Cristiano Armati, Cuori rossi, Newton Compton, Roma, 2006.
Massimo Carlotto, San Basilio, in In ordine pubblico, a cura di Paola Staccioli, Fahrenheit 451, Roma 2005
Raimondo Catanzaro – Luigi Manconi, Storie di lotta armata, Il Mulino, Bologna 1985.
Gian-Giacomo Fusco, Ai margini di Roma capitale. Lo sviluppo storico delle periferie: San Basilio come caso di studio, Edizioni Nuova Cultura, Roma, 2013.
Ubaldo Gervasoni, San Basilio: nascita, lotte e declino di una borgata romana, Edizioni delle Autonomie, Roma, 1986.
Sandro Padula, San Basilio, 8 settembre 1974: Fabrizio Ceruso e la lotta per il diritto alla casa, in «Baruda.net», 8 settembre 2014.
Massimo Sestili, Sotto un cielo di piombo. La lotta per la casa in una borgata romana. San Basilio settembre 1974, in «Historia Magistra», n.1, 2009.
Pierluigi Zavaroni, Caduti e memoria nella lotta politica. Le morti violente della stagione dei movimenti, Carocci, Roma, 2010.
A cura di «Progetto San Basilio – Storie de Roma» è in corso di preparazione un film documentario sui fatti del settembre 1974 intitolato La battaglia – San Basilio 1974

da http://www.armati.info/8-settembre-1974-fabrizio-ceruso-e-la-battaglia-di-san-basilio

Venerdì 8/9:

h.9 Un fiore per Fabrizio alla lapide di via Fiuminata

h.11:30 Un fiore per Fabrizio alla lapide di piazza Santa Croce (Tivoli)

h. 17 Corteo cittadino sulla Tiburtina – Partenza da stazione metro Rebibbia

Sabato 9/9

Largo Arquata del Tronto (San Basilio)

dalle 17 Sport popolare

dalle 19 Assemblea pubblica sul diritto all’abitare a Roma

dalle 20 cena popolare

dalle 21:30 concerto con:

Skasso (Fusion Ska)

Ardecore (Folk – Alternative Rock)

www.progettosanbasilio.org

progettosanbasilio@inventati.org

Fb: San Basilio, storie de Roma

Durante le giornate saranno disponibili le copie fisiche del docu-film autoprodotto “San Basilio, storie de Roma”

Link al trailer: https://www.youtube.com/watch?v=vikXxZQD94Y

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L’8 Settembre di quest’anno ricorrerà il 43° anniversario della morte di Fabrizio Ceruso, 19enne di Tivoli ucciso nel 1974 a San Basilio durante lo sgombero di alcune palazzine occupate nel quartiere.

Lo sfruttamento dei territori e dei quartieri segue un filo che da allora arriva ad oggi, dove in nome dei profitti di pochi si continuano a sfruttare coloro che combattono quotidianamente per la sopravvivenza. Il quadrante della Tiburtina, in particolare, negli ultimi tempi è stato notevolmente attenzionato sia dalle amministrazioni che dalle compagini di estrema destra. Attacco ai quartieri ed alle case popolari, migranti, chiusura degli spazi di socialità e cultura slegati dal consumo, decine di casinò e sale slot, magazzini della logistica, numerosi stabili industriali abbandonati costituiscono un’ amalgama esplosiva che ha determinato il costante incremento di attenzioni da parte di tutte le forze politiche e delle istituzioni. Problemi che continuano ad essere affrontati unicamente come questioni di ordine pubblico, perpetrando uno stato d’emergenza funzionale unicamente alla speculazione economica e politica. Soffiare sul fuoco della guerra tra poveri è ormai il meccanismo abituale per sviare l’attenzione dai veri responsabili del disagio quotidiano nelle periferie e offrire sponda alle organizzazioni neofasciste nei quartieri popolari. La nuova giunta pentastellata, lungi dal porsi in discontinuità con le amministrazioni precedenti, si sta dimostrando sorda verso le istanze che provengono dal basso, in linea con le politiche securitarie del governo nazionale, e propensa a strizzare l’occhio alle compagini neofasciste, come più volte dimostrato nel quadrante tiburtino come in tutta la città.

Un contesto in cui diventa fondamentale un intervento quotidiano nei quartieri che abbia l’umiltà di saper ascoltare e la capacità di poter agire. In questo senso, senza dubbio il lavoro di memoria storica che abbiamo sviluppato nel corso di questi anni, culminato con la produzione del documentario sulla storia di San Basilio e la battaglia del 1974, ci ha fornito delle utili chiavi di lettura del presente e delle sue contraddizioni. Riattualizzare dunque la memoria di Ceruso, ed in generale di tutti i compagni e le compagne scomparsi, non come liturgia, bensì come interpretazione del presente e megafono delle istanze sociali del territorio.

Come 43 anni fa, ancora oggi molte persone decidono di alzare la testa e di riprendersi ciò che viene sottratto in nome della rendita, della speculazione e dei profitti. Il territorio tiburtino, negli ultimi anni, di fronte a una costante crescita di attacchi da parte di amministrazioni e neofascisti, ha più volte dimostrato la volontà di non abbassare la testa. Quest’anno vorremmo continuare nella stessa direzione tracciata nella scorsa mobilitazione, continuando ad allargare la partecipazione e a fissare le date di settembre come un appuntamento in cui coinvolgere tutta la città. Le giornate in memoria di Fabrizio saranno la prima occasione in cui scendere in piazza dopo un’estate rovente, in cui il Governo, la giunta comunale e la questura hanno dimostrato, con gli sgomberi di Cinecittà e Piazza Indipendenza, quale sia l’unico piano politico per il futuro delle istanze sociali: l’uso della forza . La sfida della due giorni sarà costituire un primo momento in cui uscire dall’angolo dove i gruppi di potere della città stanno tentando di mettere coloro che lottano per un mondo diverso.

Un’importante opportunità per dare un segnale forte e unitario tenendo insieme le criticità della Tiburtina e di tutta la città, dalla sanatoria regionale per le case popolari alla delibera regionale per l’emergenza abitativa, dagli sgomberi forzati dei migranti ai tentativi di infiltrazione delle organizzazioni neofasciste, dalla riconversione degli edifici abbandonati alla lotta alla cementificazione, dall’attacco agli spazi sociali alle lotte nel mondo del lavoro.

San Basilio, storie de Roma
Nodo Territoriale Tiburtina

forza nuova lancia una marcia su Roma per il 28 ottobre . La sinistra: “Minniti la vieti” ·

La “Marcia dei patrioti” contro lo “Ius soli e per fermare le violenze e gli stupri degli immigrati”. Il corteo sarà organizzato nel giorno dell’anniversario dell’incursione dei fascisti che nel 1922 aprì le porta al Ventennio. I partiti di sinistra: “Viola la Costituzione, la legge Scelba e la legge Mancino”

Si chiama Marcia dei patrioti. Forza Nuova ha organizzato un corteo a Roma “contro un governo illegittimo, per dire definitivamente no allo Ius Soli e per fermare violenze e stupri da parte degli immigrati che hanno preso d’assalto la nostra Patria“. L’iniziativa del partito di estrema destra ha una data simbolica: il 28 ottobre, lo stesso giorno che nel 1922 vedeva sfilare per le strade della Capitale 25mila camicie nere del Partito nazionale fascista. La manifestazione cade nell’anno del 95esimo anniversario dell’evento che ha poi aperto le porte al Ventennio mussoliniano.

“Bandiere, striscioni, auto, pullman, benzina”, l’appello ai “patrioti” arriva dal profilo Facebook dell’organizzazione di ispirazione fascista. L’invito ha collezionato già moltissimi like. Si rivolge al “compatriota” e chiede un “sostegno concreto“. “Non si può mancare stavolta” si legge tra i commenti, “marciare per non marcire!” scrive un utente. “Il Molise ci sarà”, “Milano presente”, “e andiamo!”. Al momento non è chiaro se il partito guidato da Roberto Fiore abbia avuto il via libera per la sua “marcia”.

Insorgono le forze di sinistra. “No al fascismo in qualunque forma si esprima. Il governo vieti la marcia su Roma” twitta il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana Giulio Marcon. Tra i primi a reagire il segretario di Possibile, Pippo Civati, e il parlamentare dello stesso partito, Andrea Maestri: la manifestazione “non può svolgersi” a meno che non si accetti la violazione della “Costituzione, della legge Scelba” che regola l’apologia di fascismo e “della legge Mancino” che condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista. Civati e Maestri chiedono “al ministro dell’Interno Minniti, anche attraverso prefettura e questura di Roma, di vietare la marcia e di avviare la procedura di scioglimento di Forza Nuova”.

Fa riferimento “all’ennesima provocazione da parte dei fascisti di Forza Nuova nei confronti della Capitale e della Storia di questo paese” il deputato romano del Pd Marco Miccoli. Che non tralascia di ricordare gli ultimi fatti di cronaca che hanno visto i partiti di estrema destra al centro di diverse “azioni squadriste“, dalla “ronde contro gli immigrati” alle “minacce a parroci di periferia“. Per non dimenticare i recupero dei manifesti fascisti. Non ultimo il caso del “Tiburtino III: episodi inventati ad arte per scatenare la rabbia dei cittadini contro gli immigrati”. La marcia di Forza Nuova del 28 ottobre, secondo Miccoli è “un’offesa alla città della Fosse Ardeatine, delle deportazioni nei campi di sterminio e delle nobili pagine della Resistenza che ci ha donato la Libertà. Per tutto questo chiederemo al Ministro degli Interni di vietare il corteo”.

Solo qualche giorno fa, sul profilo di Fiore compariva un’altra iniziativa, “Passeggiate per la sicurezza, contro la criminalità extracomunitaria”. Nel post il partito dà mandato a tutte le proprie sezioni di organizzare ronde in tutte le città italiane nel fine settimana dall’8 al 10 settembre. Le adunate sono rivolte soprattutto a “tifosi delle squadre di calcio“, “pugili noti per coraggio e disciplina”. All’appello sono invitati anche i ” i tassisti, apprezzati per la loro conoscenza del territorio e l’impegno civico”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/06/forza-nuova-lancia-una-marcia-su-roma-per-il-28-ottobre-95-anni-dopo-mussolini-la-sinistra-minniti-la-vieti/3840070/

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L’estate dei manganelli

Da Roma a Bologna sgomberi e violenze in nome del profitto

L’editoriale del nuovo numero di Rivoluzione

Il ministro di polizia Minniti ha dichiarato qualche settimana fa di nutrire “timori per la tenuta democratica del paese”. E, da buon ministro repubblicano, deve aver pensato che se la democrazia (bene prezioso!) è in pericolo, la cosa migliore da farsi sia prenderla a legnate, per poi magari restituirla alla prima occasione dietro presentazione di regolare ricevuta.

Ecco quindi spiegata questa estate in cui le ondate di calore si sono alternate agli sgomberi e alle cariche poliziesche, in particolare a Bologna e a Roma, come si riferisce nell’articolo a fronte. Nel mirino come sempre gli immigrati, richiedenti asilo, profughi o “economici” che siano, le occupazioni abitative e i centri sociali, senza scordare le manganellate dei carabinieri contro gli operai della Comital di Volpiano (Torino) in lotta contro lo smantellamento dell’azienda e i conseguenti 138 licenziamenti.

Il pugno duro di Minniti si è esteso anche alle acque del Mediterraneo, dove un accordo infame ha subappaltato alle bande che governano la Libia il compito di fermare, dietro adeguato compenso, i migranti che arrivano da sud. Invece di annegare nel Mediterraneo sotto gli occhi delle telecamere e delle associazioni impegnate nella solidarietà potranno morire nel deserto o nei campi di raccolta in Libia senza che sui telegiornali arrivino immagini disturbanti. Esultanza di Renzi e del Pd per il “calo del 18 per cento degli sbarchi.”

Non a caso Minniti viene riconosciuto come un buon ministro dal popolo della destra, tanto che Alessandra Mussolini su Radio 24 ha detto che “sta facendo cose che avremmo dovuto fare noi e non abbiamo fatto”.

La corsa a destra non riguarda solo il Pd. Il sempre più candidato premier grillino Luigi Di Maio, dopo avere difeso la sindaca Raggi che “deve occuparsi prima dei romani” (i romani già tremano al pensiero…) ha invocato la legalità e l’ordine, ha ribadito che gli immobili occupati vanno sgomberati ed elogiato le forze dell’ordine, definendo “una frase infelice” la direttiva di un funzionario di “spezzare le braccia”. Il povero Salvini e i quattro fascisti che si tira dietro si sbracciano per cercare di fare più rumore possibile e distinguersi (non è facile!) in tanto letamaio razzista e forcaiolo. Ci provano con dichiarazioni truculente sui negri che stuprano e sui terroristi che invadono il Belpaese, inscenando provocazioni attorno ai centri che accolgono i profughi e con le solite azioni vigliacche come l’aggressione contro un compagno dell’Arci di Ombriano (Crema), alla quale bene hanno risposto in pieno agosto 300 antifascisti scesi in piazza a chiarire che contro i fascisti la guardia va tenuta sempre alta.

Il governo e i media vorrebbero trasmettere l’idea che in fin dei conti si tratta di tensioni circoscritte, che riguardano settori socialmente e politicamente marginali della popolazione. Non è forse il Pd il partito del buonsenso e del giusto mezzo, come ha dichiarato Matteo Renzi?

Si vuole chiudere nel silenzio, nella paura, nell’individualismo, nell’affidamento passivo al “benevolo” potere statale milioni e milioni di persone che sono spinte sempre più in basso dalla crisi economica e sociale. Proprio perché c’è un soffio di ripresa economica, i padroni vogliono la gente a testa bassa e a lavorare (chi ha un lavoro) senza osare alzare la testa e rivendicare i propri diritti sul posto di lavoro e fuori. Non a caso si contano già 591 morti sul lavoro in sette mesi.

È lo stesso silenzio che vuole il governo, che prepara l’ultima finanziaria prima delle elezioni, una legge che, è facile prevederlo, conterrà i soliti regali alle aziende spacciati per “misure per l’occupazione”, la prosecuzione dell’austerità e qualche promessa mirabolante per i pensionati e i redditi più bassi, nel classico stile da venditori di fumo a cui Renzi ci ha abituato in questi anni.

La sostanza è già stata detta da un anonimo banchiere nel seminario padronale di Cernobbio: “…qualsiasi governo esprimerà un ministro dell’Economia che farà le cose in sintonia con l’Europa, come è sempre stato da quando c’è l’euro”. In sintonia con l’Europa significa: 64 miliardi di interessi annui da pagare alle banche e almeno una 15ina di miliardi da trovare tra tagli e tasse per scongiurare l’aumento dell’Iva nel 2018.

Ma non basteranno né le menzogne, né i manganelli per far regnare la pace sociale. La crisi ha accorciato troppo la coperta, milioni di persone hanno ormai capito che il loro futuro è già stato distrutto. È verso di loro che dobbiamo rivolgerci, per fare di questo autunno una stagione di lotta e della prossima campagna elettorale il momento dello smascheramento per un sistema politico in cui i tre schieramenti (Pd, destra e 5 Stelle) si scannano fra loro per poi correre tutti a orecchie basse quando la borghesia li richiama con un fischio.

4 settembre 2017

http://www.rivoluzione.red/lestate-dei-manganelli/

Crash: dal Comune nessuna proposta, ”è il solito gioco”

Solo una settimana fa il presidente del Navile Daniele Ara affidava alle cronache locali la disponibilità a ragionare di uno spazio in convenzione per dare continuità all’esperienza dello spazio sociale sgomberato a inizio agosto in via della Cooperazione.

Gli attivisti di Crash avevano risposto a stretto giro dicendosi “in astratto concordi” ma, come hanno ricordato ieri in un nuovo comunicato, “sollevando la problematica prassi dell’amministrazione cittadina di non far seguire agli intenti i fatti”.

E infatti “è trascorsa una settimana e da Palazzo d’Accursio – continua il collettivo – non è stata fatta alcuna proposta di incontro per discutere del percorso tracciato dal presidente Ara. Insomma è il solito gioco con cui l’amministrazione ha gestito per anni la vicenda del Laboratorio Crash e più in generale le istanze sociali, politiche e culturali avanzate dai ceti sociali di riferimento della nostra esperienza di aggregazione e riscatto collettivo: a volte si pronunciano intenti, ma poi segue sempre il disimpegno, lasciando alla procura e alla questura il compito di risolvere a modo loro, e quindi reprimendo, le istanze avanzate. Politicamente non possiamo che denunciare questo gioco che d’altro canto non sta lasciando aperti scenari alternativi e che ci fa dire chiaramente che quanto accadrà sarà di responsabilità di chi si sta rifiutando di dare seguito concreto alle intenzioni pronunciate. La nuova stagione di conflitto sociale è ormai alle porte e se non ci sarà una casa per il Laboratorio Crash vorrà dire che la nostra esperienza vivrà nelle strade e nelle piazze del centro storico e della periferia, fino alla prossima occupazione”.

Intanto, prosegue Crash, “con la solidarietà di Ascanio Celestini, Elio Germano, Stefano Benni, Skiantos, Bernardo Iovene, e Massimo Zamboni a cui si aggiungo altre 250 firme dal mondo dell’arte, della musica, del cinema e dell’informazione aggiorniamo la sottiscrizione all’appello Crash Again pubblicato giorni fa”.

http://www.zic.it/crash-dal-comune-nessuna-proposta-e-il-solito-gioco/

Unite We Stand – Libertà per gli arrestat* del G20

Una lettera/appello dei compagni e le compagne del Postaz di Feltre in solidarietà alle persone ancora in carcere ad Amburgo

Pubblichiamo una lettera/appello, scritta dai compagni e compagne del Postaz di Feltre, in solidarietà alle persone ancora in carcere ad Amburgo. Giovedì 31 agosto la Corte Costituzionale tedesca ha rigettato il ricorso in terzo appello di giudizio per la scarcerazione di Fabio, il diciottenne feltrino arrestato durante le mobilitazioni. La Corte non ha concesso la scarcerazione di Fabio affermando di non avere competenze sufficienti in materia.

Ciao a tutti. Voi lì dentro e voi qui fuori. Siamo di nuovo noi, i vostri fratelli e sorelle, i vostri amici ed amiche, i vostri compagni e compagne.

È da quasi due mesi che vi hanno arrestati al g20, chiusi dietro a queste alte mura, con le incredibili motivazioni e le assurde sentenze di tribunale. La maggior parte di voi non ha documenti tedeschi e questo sembra che basti a questa società profondamente razzista, per farvi internare per mesi, anni, con pretesti come l’”aiuto psicologico”. Tre dei nostri giovani compagni sono ancora sull’isola del carcere giovanile, e altri sono ancora nel carcere preventivo di Neustadt. Anche a loro va il nostro pieno appoggio e la nostra solidarietà.

Abbiamo appreso con gioia che finalmente hanno rilasciato Maria, è già qualcosa, ma noi non ci fermeremo e non staremo in silenzio finché non saranno liberi tutti! Torneremo a trovarvi ogni prima domenica del mese. Ci sono un sacco di azioni solidali nei vostri confronti, come i graffiti all’ambasciata a Parigi, e qualche vetro si è rotto… capita! Ci sono state manifestazioni a Venezia, Palermo e Roma sempre di fronte a consolati e ambasciate con la richiesta di liberarvi subito. In concomitanza con l’ultimo presidio a Billlwerder, anche a Genova in piazza San Lorenzo ed a Bilbao c’è stato un presidio di solidarietà, per dimostrare i legami ed il supporto con voi arrestati. Il sette agosto a Danzica, Varsavia e Cracovia si sono assemblate un sacco di persone di fronte all’ambasciata e al consolato per richiedere la vostra liberazione.

L’ultima volta siete riusciti a sentirci solamente da lontano, è per questo che oggi abbiamo deciso di aumentare i volumi e vi facciamo ascoltare un po’ di musica che avete scelto voi. Continuate a scrivere nelle vostre lettere i pezzi che preferite, quelli che vi danno forza e che vi fanno pensare meno alle grigie sbarre di fronte a voi! Poi ci pensiamo noi a metterli su! Sempre sperando che riceviate abbastanza posta.

Ci vedremo presto qui, in tribunale o per le strade, tutti liberi, tutte libere!

United we stand

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/unite-we-stand-liberta-per-gli-arrestat-del-g20/21023

CINISMO E FEROCIA

Cinismo e Ferocia rappresentano le due caratteristiche principali con le quali il governo italiano sta affrontando la questione dei migranti provenienti dall’Africa.
Di seguito si troveranno soltanto una serie di titoli presi letteralmente da un ampio servizio di Fabrizio Gatti pubblicato dall’Espresso sotto il titolo: “Le rotte della morte”.
Se ne evince, senza alcuna difficoltà di lettura, cosa stia avvenendo sulle “rotte del deserto” e quale prezzo stiano pagando come al solito i “dannati della terra” alla diminuzione degli sbarchi.
Non c’è bisogno di commenti, come non può essere commentata la frase pronunciata qualche giorno fa dal Ministro Minniti “Costruiremo scuole, ospedali e centri sportivi in Africa”.
Una frase vera e propria dimostrazione di una vera e propria cultura della mistificazione che rappresenta, appunto, con il cinismo e la ferocia il dato rilevante di espressione culturale di questa classe dirigente.
Stupisce, ma non troppo, il basso tono delle reazioni: una situazione di questo genere meriterebbe l’apertura di un conflitto permanente nel Paese e in Parlamento.
Questi modelli di comportamento tenuti dal governo, queste scelte non soltanto sono indicative di per sé ma anche evidenti prodromi di comportamenti futuri in caso di scelte complessive di gravità assoluta come quelle tra la pace e la guerra che potrebbero certamente presentarsi presto sulla scena della storia.
Un governo di guerra, come è già avvenuto tante volte nella storia d’Italia: il cinismo e la ferocia dimostrati, ancora una volta, rispetto ai migranti in Africa vale quelli dimostrati nelle varie missioni di guerra in giro per il mondo e nell’occasione, storicamente indimenticabile e politicamente incancellabile, della partecipazione ai bombardamenti in Jugoslavia.
A tutto questo si dovrebbe pensare quando si parla di alleanze elettorali: dal più piccolo comune alle politiche nazionali.
Quella della guerra, dell’uccidere le persone innocenti, dovrebbe rappresentare, nella coscienza collettiva e in quella individuale, la discriminante di fondo dell’azione politica.
Non dovrebbe esserci nessun utilitarismo che tenga e soprattutto nessuna idea di “unità contro la destra” , perché la cosiddetta “destra” è comunque rappresentata, al di là delle auto attribuzioni nella collocazione politica, da chi esercita il potere e la funzione della guerra.
Dall’Espresso del 3 settembre 2017 sotto il titolo “Le rotte della morte”.

“Circa 60 capi clan si dividono sei miliardi di euro per catturare i migranti. E’ già iniziato il business dei centri di detenzione”
“Pagati dall’Europa, i militari del Niger inseguono i profughi. Costretti così a cercare altri percorsi. Senza pozzi d’acqua e più pericolosi”
“ In Libia ce ne sono ormai a dozzine. Ufficiali, cioè gestiti da milizie vicine al governo (Serraj, n.d.r.). E segreti, in mano alle bande di trafficanti di armi e droga””
“Le tribù hanno capito che tenere i migranti sotto chiave è un guadagno proprio come farli partire”
Conclude il servizio un colloquio con Mustafa Sanala, presidente della Libian National Oil Company (Noc) che compare sotto il titolo “La mafia del petrolio controlla i traffici”.
Titoli molto istruttivi e non abbisognevoli di commento.

Fabrizio Ceruso vive: 8-9 Settembre Corteo e Giornata in piazza

1974-2017: L’8 e il 9 Settembre a San Basilio si terranno due giornate per l’anniversario della morte di Fabrizio Ceruso. Riportiamo il testo introduttivo e il programma delle giornate.

Fabrizio Ceruso vive: 8-9 Settembre Corteo e Giornata in piazza

L’8 Settembre di quest’anno ricorrerà il 43° anniversario della morte di Fabrizio Ceruso, 19enne di Tivoli ucciso nel 1974 a San Basilio durante lo sgombero di alcune palazzine occupate nel quartiere.

Lo sfruttamento dei territori e dei quartieri segue un filo che da allora arriva ad oggi, dove in nome dei profitti di pochi si continuano a sfruttare coloro che combattono quotidianamente per la sopravvivenza.
Il quadrante della Tiburtina, in particolare, negli ultimi tempi è stato notevolmente attenzionato sia dalle amministrazioni che dalle compagini di estrema destra. Attacco ai quartieri ed alle case popolari, migranti, chiusura degli spazi di socialità e cultura slegati dal consumo, decine di casinò e sale slot, magazzini della logistica, numerosi stabili industriali abbandonati costituiscono un’ amalgama esplosiva che ha determinato il costante incremento di attenzioni da parte di tutte le forze politiche e delle istituzioni. Problemi che continuano ad essere affrontati unicamente come questioni di ordine pubblico, perpetrando uno
stato d’emergenza funzionale unicamente alla speculazione economica e politica. Soffiare sul fuoco della guerra tra poveri è ormai il meccanismo abituale per sviare l’attenzione dai veri responsabili del disagio quotidiano nelle periferie e offrire sponda alle organizzazioni neofasciste nei quartieri popolari. La nuova giunta pentastellata, lungi dal porsi in discontinuità con le amministrazioni precedenti, si sta dimostrando sorda verso le istanze che provengono dal basso, in linea con le politiche securitarie del governo nazionale, e propensa a strizzare l’occhio alle compagini neofasciste, come più volte dimostrato nel quadrante tiburtino come in tutta la città.

Un contesto in cui diventa fondamentale un intervento quotidiano nei quartieri che abbia l’umiltà di saper ascoltare e la capacità di poter agire. In questo senso, senza dubbio il lavoro di memoria storica che abbiamo sviluppato nel corso di questi anni, culminato con la produzione del documentario sulla storia di San Basilio e la battaglia del 1974, ci ha fornito delle utili chiavi di lettura del presente e delle sue contraddizioni. Riattualizzare dunque la memoria di Ceruso, ed in generale di tutti i compagni e le compagne scomparsi, non come liturgia, bensì come interpretazione del presente e megafono delle istanze sociali del territorio.

Come 43 anni fa, ancora oggi molte persone decidono di alzare la testa e di riprendersi ciò che viene sottratto in nome della rendita, della speculazione e dei profitti. Il territorio tiburtino, negli ultimi anni, di fronte a una costante crescita di attacchi da parte di amministrazioni e neofascisti, ha più volte dimostrato la volontà di non abbassare la testa. Quest’anno vorremmo continuare nella stessa direzione tracciata nella scorsa mobilitazione, allargando la partecipazione e fissando le date di settembre come un appuntamento in cui coinvolgere tutta la città. Le giornate in memoria di Fabrizio saranno la prima occasione in cui scendere in piazza dopo un’estate rovente, in cui il Governo, la giunta comunale e la questura hanno dimostrato, con gli sgomberi di via Vannina, Cinecittà e Piazza Indipendenza, quale sia l’unico piano politico per il futuro delle istanze sociali: l’uso della forza. La sfida della due giorni sarà costituire un primo momento in cui uscire dall’angolo dove i gruppi di potere della città stanno tentando di mettere coloro che lottano per un mondo diverso. Un’opportunità per dare un segnale forte e unitario tenendo insieme le criticità della Tiburtina e di tutta la città, dalla sanatoria regionale per le case popolari alla delibera regionale per l’emergenza abitativa, dagli sgomberi forzati dei migranti ai tentativi di infiltrazione delle organizzazioni neofasciste, dalla riconversione degli edifici abbandonati alla lotta alla cementificazione, dall’attacco agli spazi sociali alle lotte nel mondo del lavoro.

San Basilio, storie de Roma

Nodo Territoriale Tiburtina

Programma delle giornate:

FABRIZIO CERUSO VIVE, SAN BASILIO E ROMA NON DIMENTICANO

– Venerdì 8/9:

h.9:00 Un fiore per Fabrizio alla lapide di via Fiuminata

h.11:30 Un fiore per Fabrizio a Piazza Santa Croce (Tivoli)

h.17:00 Corteo cittadino sulla Tiburtina – Partenza da Metro Rebibbia

– Sabato 9/9 – Largo Arquata del Tronto (San Basilio):

h.17:00 Sport popolare

h.19:00 Assemblea pubblica sul diritto all’abitare a Roma

h.20:00 cena popolare

h.21:30 concerto con: Skasso (Fusion Ska) – Ardecore (Folk – Alternative Rock)

Durante le giornate saranno disponibili le copie fisiche del docu-film autoprodotto “San Basilio, storie de Roma” – (Qui link del Trailer)

Per contatti e informazioni:

– www.progettosanbasilio.orgwww.progettosanbasilio.org

– progettosanbasilio@inventati.org

– Facebook: San Basilio, storie de Roma

Piazza Indipendenza – Comune e questura ancora in cerca di profitti sulla pelle dei rifugiati

Da questa mattina celere, polizia municipale e operatori della Sala Operativa Sociale del Comune si sono presentati a Piazza Santa Madonna di Loreto per costringere i rifugiati sgomberati da Piazza Indipendenza ad andare nei centri di accoglienza Sprar. Il 26 agosto, dopo la manifestazione cittadina, si era formato un presidio contro lo sgombero della piazza alle porte di Termini dove si erano radunati in protesta tutti i rifugiati senza casa.

Già dallo sgombero di via Curtatone, i rifugiati in lotta avevano ribadito, dopo averlo provato in tanti,  il loro rifiuto nel meccanismo dell’accoglienza in barba alla retorica vomitevole secondo cui i migranti sarebbero “felici” di dipendere dall’accoglienza dello stato per garantirsi un alloggio e un pasto. In questa vicenda, emblematico è il ruolo del fondo Fimit a cui è affidata la gestione dei centri d’accoglienza nella città di Roma. Il Fondo è proprietario del palazzo occupato dai rifugiati ed è lo stesso che ha chiesto e ottenuto lo sgombero. La proprietà lucra sull’accoglienza fra l’altro acquistando stabili di proprietà dello stesso ministero dell’Interno che ha restituito manu militari ai suoi proprietari lo stabile sgomberato il 24 agosto.

Stamattina, prima dell’arrivo di giornalisti e solidali sono state identificate 57 persone delle quali soltanto 27, dietro la minaccia di sequestro dei documenti, hanno accettato la sistemazione nel centro d’accoglienza. Ma le stesse soluzioni proposte, in realtà, non sono disponibili. Uno dei due centri Sprar invece dei 20 posti promessi dalla questura ne ha a disposizione soltanto 3, e i ragazzi hanno deciso quindi di tornare in piazza.

In questo momento si sta svolgendo un’assemblea in piazza, mentre si attende il ritorno dei ragazzi che erano stati portati da mezzi Atac nei centri di accoglienza. La situazione ora è di nuovo in stallo, grazie anche all’arrivo dei solidali e di molti giornalisti, dato che la questioni migranti e sgomberi continua ad essere al centro del dibattito pubblico. Questura e istituzioni preposte continuano a peggiorare una situazione già drammatica, continuano a difendere gli interessi di chi lucra su accoglienza ed emergenza abitativa; ma centinaia di persone vivono accampate dal 10 Agosto nel centro di Roma, fra gli sgomberati di Cinecittà e di Piazza Indipendenza, con il bisogno di una soluzione chiara e semplice, una casa per chi non ha un tetto sopra la testa, una casa per tutti!

http://www.infoaut.org/migranti/piazza-indipendenza-comune-e-questura-ancora-in-cerca-di-profitti-sulla-pelle-dei-rifugiati