Pestaggi in caserma: arrestati 4 carabinieri

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Pestaggi in caserma, quattro carabinieri arrestati in provincia di Massa Carrara, coinvolti altri cinque servitori della patria.

«Quasi una normalità l’illegalità e l’abuso». Abuso in divisa. Carabinieri. Il virgolettato è del procuratore di Massa Carrara Aldo Giubilaro in a proposito delle condotte dei nove carabinieri in servizio alla caserma di Aulla e in quella di Albiano Magra, coinvolti in un inchiesta su presunte irregolarità. Indagine che ha portato oggi all’arresto di 4 militari, al divieto di dimora per altri 4 e alla sospensione del servizio di un nono indagato appartenente sempre all’Arma. Giubilaro non entra nello specifico dei reati contestati – tra cui risulterebbero il falso riguardo a verbali e lesioni personali – limitandosi a spiegare che si tratta di «varie e molteplici cose» e spiegando che ciò che colpisce oltre alla «gravità dei fatti è la loro diffusività e normalità», con condotte irregolari verso chi era sottoposto a controlli, persone sia italiane che straniere, e anche «strumentalizzazioni a fini privati». L’inchiesta, condotta dal pm Alessia Iacopini, è partita sette mesi fa, dopo la denuncia di un italiano. Da lì sarebbero emersi altri episodi, con indagini effettuate anche con intercettazioni ambientali e telefoniche. Tra i casi all’ attenzione della magistratura è finito anche quello di un extracomunitario, un marocchino che portato in caserma per controlli sarebbe stato colpito, riportando una prognosi di pochi giorni. Sembrerebbe che al vaglio degli investigatori ci siano anche molestie nei confronti di una prostituta.

Riassumento: indagati nove carabinieri in Lunigiana. Tre militari sono finiti agli arresti domiciliari e uno in carcere. Per altri quattro militari è stato disposto il divieto di dimora e per un altro la sospensione dal servizio. Reati di lesioni e falso per episodi accaduti nei mesi scorsi nelle caserme di Aulla e Albiano Magra. «L’adozione delle misure, ancorché dolorosa sul piano umano, deve rendere edotti dell’assurdità da parte di chiunque, militari dell’Arma dei carabinieri compresi, di considerarsi al di fuori e al di sopra delle leggi dello Stato e anzi offre garanzia, enucleati gli autori di condotte improprie, della sicura correttezza e del sicuro senso delle regole di quanti altri fanno parte dell’Arma – dice la nota il procuratore di Massa Carrara, Aldo Giubilaro, precisando che l’accaduto è «un fatto circoscritto» e ribadendo «il più incondizionato e alto apprezzamento» per l’opera dell’Arma dei carabinieri. Il procuratore Aldo Giubilaro ha affermato che l’esecuzione del provvedimento è avvenuta «con sincero dispiacere».

Le misure cautelari sono state richieste dalla Procura lo scorso 4 aprile e disposte il 12 giugno dal gip del Tribunale di Massa Carrara, Ermanno De Mattia. Non è consentito, ricorda Giubilaro, «in uno stato di diritto quale è il nostro, che la sola appartenenza a una categoria sociale oppure a un corpo, ancorché meritevole e glorioso come l’Arma dei carabinieri, renda immuni da ogni responsabilità, autorizzi persino la commissione di reati e metta al riparo dal subire indagini». Il procuratore sottolinea come le misure abbiano colpito «un numero ristretto di militari, a dimostrazione dell’impegno, della correttezza, del senso delle istituzioni e dello spirito di sacrificio che normalmente pongono nell’adempimento dei loro molteplici e delicati compiti i militari dell’Arma dei carabinieri della provincia di Massa».

Ercole Olmi da popoff

Basta attacchi agli immigrati! Chiusura di “Terra dei padri”!

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Gli atti dimostrativi di natura razzista di Azione Identitaria, gruppuscolo neofascista da mettere al bando, contro lo ius soli sono squallidi esempi del veleno che questi “ribelli” da operetta diffondono nella società a vantaggio dei capitalisti, che vorrebbero gli sfruttati divisi per nazionalità, religione, sesso e colore della pelle.

Bene ha fatto il direttivo confederale della CGIL a denunciare pubblicamente la natura di queste azioni – che, nella notte, hanno preso di mira anche sedi sindacali – ed a pronunciarsi per la chiusura immediata di “Terra dei padri”, da qualche mese punto di aggregazione del neofascismo modenese.
Segnaliamo, peraltro, che questo sabato l’attività pseudo-culturale di “Terra dei padri” prevede una serie di iniziative che, come al solito, cercano vergognosamente di associare gli immigrati all’aumento della delinquenza – ma delle banche salvate dai soldi pubblici e dei padroni italiani che licenziano o sfruttano a questi signori non interessa niente.

Questo circolo dice di fare “cultura” ma in realtà svolge, con scarsi risultati, un’attività di proselitismo fascista nella totale passività di questura, prefettura e istituzioni varie.
Soltanto una mobilitazione popolare può ottenere la chiusura di “Terra dei padri”. La costruzione di un corteo cittadino antifascista si pone come una necessità. La CGIL, per il suo radicamento, può dare una base di massa a questa mobilitazione e farla vincere. Come Sinistra Classe Rivoluzione non ci sottrarremo dal sostenere fino in fondo questa battaglia politica contro il tentativo dei neofascisti di alzare la testa a Modena.

Sinistra Classe Rivoluzione MODENA

UN PARTITO DICHIARATAMENTE FASCISTA AMMESSO ALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE

E’ con un certo ribrezzo che segnaliamo questa notizia ed evidenziamo questo simbolo.
Pur tuttavia è necessario segnalare l’episodio al fine di suscitare la necessaria riprovazione e indignazione ricordando che nella nostra Costituzione è presente la XII disposizione transitoria e finale al riguardo della quale riportiamo in calce una sintesi di interpretazione politica.
Questa la notizia assolutamente incredibile:

Dal Corriere della Sera – edizione di Brescia
Elezioni amministrative: a Mura ammesso «Fascismo e Libertà»

Nel programma elettorale l’abolizione degli autovelox, che in paese non ci sono. Ma anche di «contenere entro i limiti minimi possibili» ogni forma di tassazione che grava sul cittadino, come ad esempio l’addizionale Irpef.

Sintesi dell’analisi relativa alla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione Repubblicana e della “Legge Scelba” (tratta dal paper “La XII disposizione transitoria della Costituzione Repubblicana, a cura di Franco Astengo e Giovanni Burzio, agli atti dell’ANPI di Savona in occasione dell’iniziativa “Adotta un articolo della Costituzione” 2011)
La Costituzione Italiana nel prevedere, all’articolo 49, che tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale ha inteso negare una forma generale di controllo sulle ideologie e sui programmi delle formazioni politiche, informando l’intero assetto costituzionale al principio pluralista.
L’Assemblea Costituente tuttavia, segnata dalla allora recente esperienza del partito unico, ha preferito non lasciare spazio a quelle formazioni politiche che, rappresentando un momento di continuità con gli ideali del partito fascista, risultassero portatrici di valori completamente antitetici rispetto a quelli contenuti nella nuova Carta Fondamentale.
La regola generale della libertà di associazione in partiti politici incontra, per tanto, un’eccezione nel divieto della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione di riorganizzare, sotto qualsiasi forma, il disciolto partito fascista.
La legislazione attuativa di tale disposizione, la legge 20 Giugno 1952 n.645 nota come “legge Scelba” ha finito poi con il delineare un’ipotesi più estesa, quella di un’associazione o un movimento che “persegue finalità antidemocratica propria del partito fascista” non soltanto per l’esaltazione, la minaccia e l’uso della violenza come metodo di lotta politica ma altresì per alcune ulteriori caratteristiche collegate ad una precisa connotazione ideologica: fra queste il fatto di propugnare la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o di denigrare la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o di svolgere propaganda razzista, ovvero di rivolgere la propria attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del partito fascista o di compiere manifestazioni esteriori di carattere fascista.
Il complesso delle disposizioni che mirano ad impedire la ricostituzione del disciolto partito fascista si prestano ad una lettura che, dal nostro punto di vista, vorremmo giudicare di tipo “estensivo”.
Nella disposizione transitoria XII della nostra Costituzione e nella relativa legislazione di attuazione si possono individuare due nuclei fondamentali: accanto ad un primo gruppo di disposizioni che sono il prodotto di quella determinata situazione storica, trovano spazio altre disposizioni caratterizzate dall’elemento dell’astoricità, destinate ad avere un valore indipendentemente dal contesto e dal momento storico.
In questo senso si può affermare che la XII disposizione transitoria rappresenta un corollario di quel metodo democratico contenuto nell’art.49.
L’Assemblea Costituente, in pratica, non avrebbe inteso vietare solamente la ricostituzione del partito fascista in quanto tale, ma ha inteso precludere la presenza, nell’ordinamento, di quelle formazioni che utilizzano la violenza come metodo di lotta politica o si servano dell’intimidazione quale mezzo per imporre le proprie decisioni o neghino in radice il pularalismo proponendosi all’interno del sistema come partito unico, rigettando lo strumento del dialogo quale forma del libero confronto democratico.
A questo modo si individuano, all’interno dell’ordinamento, una serie di valori supremi, intangibili quali la non violenza, la tolleranza e il pluralismo che rappresentano i pilastri fondamentali di una Repubblica che, come la Costituzione proclama, voglia definirsi come democratica.
Egualmente merita di essere, ancora, segnalato l’art. 3 della già citata legge 645/52 (poi sostitutito dall’arti.9 della legge 152/75) secondo cui “qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il Ministero per l’Interno, sentito il Consiglio dei Ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell’associazione, del movimento o del gruppo.
Nei casi straordinari di necessità ed urgenza, il Governo, sempre che ricorra taluna delle ipotesi previste nell’art.1 adotta il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni mediante decreto legge”.
Come è noto, nel mentre la normativa in questione è stata applicata a proposito del movimento “Ordine Nuovo” (sciolto con decreto ministeriale 23 Novembre 1973, in G.U. 23 Novembre 1973, n.302) non si è mai ritenuto di doverla utilizzare nei confronti del MSI.

leader di casa pound condannato per maltrattamenti: prima la famiglia?

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Il consigliere di opposizione del comune di Lamezia Terme (CZ) Domenico Gianturco, leader calabrese del movimento neo-fascista CasaPound, è stato condannato a 1 anno e 4 mesi per maltrattamenti, a seguito delle ripetute denunce da parte della ex moglie.

Nel provvedimento, emesso dal Giudice Monocratico del Tribunale di Lamezia Terme, si parla di umiliazioni, denigrazioni e maltrattamenti di natura tanto fisica quanto psicologica. Un’ironia della sorte, a voler essere generosi, per chi, con arrogante determinazione, ha sempre difeso i “valori” della Patria, dello Stato, della Famiglia.

Già, la famiglia, quella che Gianturco ha pensato bene di violentare e vituperare. Non avevamo certo bisogno, comunque, che la Giustizia si pronunciasse per venire a conoscenza della caratura del personaggio.

Dal 2015, Gianturco siede nel Consiglio Comunale di Lamezia Terme. È il primo consigliere, in quota CasaPound, di una città medio-grande. Gianturco ha saputo farsi largo giocando sulle rovine del PD e sulla paura della gente. In una città come Lamezia Terme, infestata dallo strapotere delle cosche locali e piagata dalla disoccupazione, i sentimenti di odio, razzismo e diseguaglianza sociale propugnati dal leader di CasaPound hanno colto nel segno.

Celebre la sua battaglia, su tutte, contro l’integrazione dei rom, al grido “prima gli italiani”. Soggetti del genere, che godono inopinatamente del favore di molti xenofobi e omofobi dell’ultim’ora, si arrogano persino il diritto di impartirci lezioni di morale, ma non sono nulla di più che infimi coltivatori d’odio.

L’unica lezione che ci interessa diffondere è scritta a carattere cubitali nel nostro DNA di uomini liberi: antifascisti, antirazzisti e antisessisti sempre!

Omicidio Cucchi: Tre ministeri dovranno rispondere civilmente

Il gup di Roma ha autorizzato le parti civili a citare i ministeri della Giustizia, della Difesa e degli Interni come responsabili civili per l’Arma

Il gup di Roma, nell’ambito dell’udienza preliminare fissata per valutare la posizione dei cinque carabinieri nell’inchiesta bis per la morte di Stefano Cucchi, ha autorizzato le parti civili a citare i ministeri della Giustizia, della Difesa e degli Interni come responsabili civili per l’Arma, quali tenuti a risarcire, insieme con gli imputati, i danni procurati in caso di condanna. Si è chiusa con questa novità la prima delle tre udienze preliminari fissate per definire la posizione degli imputati. Sono state ammesse tutte le parti civili che ne avevano fatto richiesta: il Comune di Roma, l’Associazione Cittadinanza Attiva e gli Agenti di Polizia Penitenziaria.

Il giudice preliminare si è poi riservato di decidere sulla richiesta delle difese di disporre la trascrizione della mole di intercettazioni ambientali e telefoniche che costituiscono parte importante del fascicolo della procura. «Domani si parte – aveva scritto alla vigilia Ilaria, la sorella di Cucchi – e si parte sul serio. Io credo che le cinque persone che per otto anni si sono nascoste dietro la loro divisa debbano tremare, perché adesso non si scherza più. Tutto questo è frutto del mio sudore e di quello del mio avvocato. Di una famiglia normale e perbene che crede nelle Istituzioni e ad esse si affida, nonostante tutto. E dell’enorme lavoro svolto dalla Procura di Roma in nome della verità. Tutto questo restituirà ad ogni comune cittadino la speranza in una Giustizia davvero giusta e davvero uguale per tutti. Ciao Stefano».

Prossima udienza, il 5 giugno; il successivo 14 potrebbe già arrivare la conclusione con la decisione del giudice sulla richiesta di rinvio a giudizio dei cinque carabinieri. Alla fine di febbraio, tre dei cinque carabinieri coinvolti nel processo per omicidio sono stati sospesi dal servizio. I tre militari sospesi, con stipendio dimezzato, sono i carabinieri scelti Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro e il vicebrigadiere Francesco Tedesco: la sospensione è stata disposta a titolo precauzionale, dopo la richiesta di rinvio a giudizio, dal Comando generale dell’Arma per i primi due, mentre per il graduato e’ stata decisa dal Ministero della Difesa, sempre su richiesta del Comando generale. I tre sono i militari che il 15 ottobre 2009 arrestarono Stefano Cucchi in flagranza di reato per detenzione di droga. Secondo l’accusa sarebbero i responsabili del pestaggio che il giovane avrebbe subito e che ne determino’ la morte, una settimana dopo, nell’ospedale ‘Sandro Pertini’ di Roma. Per altri due carabinieri, Roberto Mandolini e Vincenzo Nicolardi, è stato chiesto il rinvio a giudizio per calunnia (il primo anche per falso): in questo caso il Comando generale dell’Arma non ha ancora adottato alcun provvedimento.

Ai tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale per la morte di Stefano Cucchi è contestata anche l’accusa di abuso di autorità, è detto nell’avviso di chiusura indagine, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, per aver sottoposto il geometra «a misure di rigore non consentite dalla legge». Per la procura con «l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza di Cucchi al momento del foto-segnalamento». Oltreché di omicidio preterintenzionale i tre carabinieri sono accusati anche di abuso di autorità per aver costretto Cucchi a subire «misure di rigore non consentite dalla legge» con l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi riconducibili alla resistenza posta in essere da Cucchi al momento del fotosegnalamento presso i locali della compagnia di Roma Casilina dove dopo l’arresto era stato successivamente trasferito.

Ercole Olmi

da Popoff

Prediche d’odio e reclutamento a scuola, il doppio volto della nuova ultradestra

Le indagini e le chat di propaganda svelano il progetto di legarsi ai populisti europei

In mille. Con il braccio alzato. A commemorare i soldati fascisti al Campo 10 del Cimitero Maggiore. Hanno persino pubblicato le foto in rete, sfidando la Stato. Cosa sta succedendo in Italia? Il capo della Digos di Milano si chiama Claudio Ciccimarra: «Negli ultimi anni l’area dell’estrema destra si è rafforzata, seppur non di molto. A Milano parliamo di 500 militanti.

Stanno cercando di fare un lavoro di reclutamento nelle scuole, cosa che fino a qualche tempo fa sarebbe stata impensabile. E se da un lato organizzano manifestazioni simboliche di richiamo per quelli che credono in questo genere di cose, dall’altro provano a presentarsi sotto una nuova veste. Come dimostrano i primi candidati di casapound». In Italia c’è un piccolo blocco nero che vive fuori da ogni perimetro costituzionale. Fuori anche dalla Storia. Predica l’odio. Lo semina. Lavora per le discriminazioni razziali. E poi si presenta in pubblico, mitigando appena la voce. Candidati di casapound sono già entrati nei consigli comunali di Bolzano, Isernia, Lamezia Terme, Grosseto, Sant’Ortese e Cologno Monzese. Fascisti dichiarati che sono riusciti a fare il loro ingresso nelle istituzioni.

Il leader nazionale di casapound si chiama gianluca iannone. È presidente di un movimento che dichiara 20 mila iscritti, 5 mila nel Lazio. Era a Milano il 29 aprile durante la commemorazione al Cimitero Maggiore. Così come in prima fila, vestito con un bomber nero, c’era alessandro limido, 38 anni. Abita a Varese, dove costruisce piscine. Suo padre è Bruno Limido, giocatore di Serie A negli Anni Ottanta. «Ma lui è un berlusconiano di ferro» dice adesso il figlio. Con alessandro limido sono possibili conversazioni di questo tipo. Lei è nazista? «Certo. Per me è un vanto. Non mi dispiace essere chiamato fascista, ma nazista è molto più corretto. Perché mi ispiro al nazionalsocialismo, agli insegnamenti che ha dato al mondo. Alla creazione di uno stato perfetto». Come si mette in pace con gli orrori perpetuati dai nazifascisti? «Orrori? Questo me lo sta dicendo lei».

Se limido, inannone e altri settanta militanti neonazisti sono già stati identificati e denunciati dalla digos, è solo grazie alle fotografie che loro stessi hanno pubblicato appositamente. Per mostrarsi sui social network. «È una sfida alle istituzioni», denuncia Saverio Ferrari dell’Osservatorio italiano sulle nuove destre. «Siamo di fronte a un salto generazionale. Assistiamo a un cambio di modalità organizzative: sfilate paramilitari, reclutamento di giovani nelle periferie, ed elezioni».

Per quasi un anno i carabinieri di La Spezia hanno cercato di ricostruire i movimenti di una cellula di estrema destra composta da sette ragazzi di età compresa fra 20 e 23 anni. Le indagini sono incominciate dopo che due svastiche erano state tracciate vicino alla sede del Partito Democratico. Così si è scoperto come parlano i nuovi nazisti italiani. «Niente gerarchie, niente obblighi e doveri. Solo odio, ultra violenza e discriminazioni razziali». «Sieg heil». «88!!». «Abbiamo di tutto». «Si va a caccia di negri». Tre indagati sono adesso sottoposti all’obbligo di dimora. Per tutti l’accusa è di «associazione finalizzata all’incitamento, alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e nazionali». L’inchiesta, coordinata dal procuratore Antonio Patrono, ha la forza di svelare una nuova estrema destra ormai molto vicina a quella che infiamma i populismi del Nord Europa. Da un lato armata e fuorilegge, dall’altra istituzionale. Quanti sono? Cosa progettano?

Questa è la conversazione che i carabinieri intercettano sul gruppo «Naziskin Spezia», già a maggio del 2016, alle 11 di mattina: «Buongiorno 14/88». «Camerata buondì!». «Sieg heil, io mi sono svegliato adesso». «Hanno legalizzato le unioni dei froci». «Che schifo!». Discutono su quale sia l’obiettivo. «Lo scopo principale è fare una rivoluzione e danni seri al sistema. Poi, ci mancherebbe, se si beccano degli antifascisti di merda, botte. Ma la cosa principale dovrebbero essere atti intimidatori al sistema. Bisogna costruire il terreno per un colpo di Stato». I carabinieri annotano: «Il gruppo ha momenti di incontro, non è solo una chat virtuale. Vi è un ripetuto ricorso alla terminologia e alla simbologia nazista. Il numero 88, che viene usato invece della sigla HH, acronimo di Heil Hitler».

Fanno riunioni segrete dentro una roulotte parcheggiata vicino al fiume Magra. Hanno bandiere naziste. Mazze e tirapugni da usare contro i nomadi che frugano nei cassonetti, balestre e bombe molotov. Prendono di mira la Caritas perché aiuta i migranti. Vanno ad incendiare un mezzo della Italcementi. «Forse per cercare degli esplosivi», annotano i carabinieri agli ordini del maggiore Armando Ago. Di sicuro hanno manuali per fabbricarli. Ecco il caso di Sebastiano Maggiani detto «Mage», uno dei sette indagati. Già finito in un’inchiesta per «discriminazione, odio e violenza per motivi razziali» nel 2013, quando era ancora minorenne. Poi denunciato varie volte: coltelli a serramanico, catene. È lui a scriversi con Alessandro Parodi, un altro indagato: «Piazza Brin e dintorni, tutto quel marcio lì intorno». «Schifezza». «È giunto il momento delle spedizioni punitive in questa città».

La cosa più impressionante del caso La Spezia, forse, è che l’avvocato di tre indagati su sette è il candidato sindaco nelle lista di casapound. E il cerchio si chiude. Sì chiama cesare bruzzi alieti: «Difendo solo quelli con accuse minori – dice – siamo sicuri che riusciremo a farli assolvere». La sede del partito è stata appena inaugurata vicina al porto. Alle pareti campeggia la foto di Bashar al-Assad, il dittatore siriano. Aquile imperiali. Bandiere nere. Le sciarpe «Ultras Spezia» e «S.S. Lazio». I punti del programma politico di alieti: «Priorità agli italiani. Più controlli per combattere il fenomeno dei venditori ambulanti. Più controlli sulle attività gestite da stranieri». Uno degli indagati si chiama francesco carlodalatri, coordinatore locale di casapound, ed è al suo fianco: «Ci riteniamo fascisti. Nessuno ha fatto tanto per gli italiani e per la patria». Lungo questo confine nero, le parole hanno già perso ogni valore. Valgono zero

http://www.lastampa.it/2017/05/12/italia/cronache/prediche-dodio-e-reclutamento-a-scuola-il-doppio-volto-della-nuova-ultradestra-XEn8aq05yloA4Kf7YbHRtK/pagina.html

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Bologna fascisti imbrattano il monumento alla Brigata Maiella

Croci celtiche, svastiche e la scritta “duce” sono state tracciate stanotte sui blocchi di pietra che al Savena ricorda il contributo dato dai partigiani abruzzesi alla liberazione di Bologna.

Ancora sfregi fascisti sui simboli della Resistenza disseminati per Bologna: stavolta è stato colpito il monumento dedicato alla Brigata Maiella, che ricorda il contributo dato dai partigiani abruzzesi per la liberazione del capoluogo emiliano, imbrattato la scorsa notte con croci celtiche. svastiche e la scritta “duce”.

Il monumento, che si trova in un parco all’angolo tra via Marx e viale Lenin, nel quartiere Savena, è costituito da tre blocchi di pietra che simboleggiano il profilo delle cime della Maiella, provenienti dal massiccio abruzzese. Sul monumento è incisa la scritta: “Sulle strade della Brigata Maiella il lungo cammino per la libertà”. Il Comune ha fatto sapere di essersi già attivato per cancellare le scritte, con un seconto intervento in programma nei prossimi giorni per il ripristino definitivo.

http://www.zic.it/fascisti-imbrattano-il-momumento-alla-brigata-maiella/

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Milano città aperta. Nessuna persona è illegale

casa originale dell’articolo : Cronache di ordinario razzismo http://www.cronachediordinariorazzismo.org/milano-citta-aperta-nessuna-persona-illegale/
La rete “Nessuna persona è illegale“, composta da numerosi soggetti di diverso tipo, quali associazioni, spazi sociali, comitati, collettivi, partiti politici, dopo la proposta della manifestazione “20 maggio senza muri” da parte del Comune di Milano, ha maturato la volontà di utilizzare l’evento come un’opportunità per far emergere una proposta alternativa, attraverso la creazione di una piattaforma antirazzista. Pertanto, gli aderenti a tale rete considerano la loro iniziativa del 20 maggio come distinta e autonoma ma non ostile rispetto all’appello ufficiale. A tal fine, è stata convocata un’assemblea pubblica per martedì 9 Maggio alle 18.00, in piazza Scala a Milano (qui il link all’evento Facebook).

Inoltre, lungo il percorso di costruzione della rete, a una settimana dai vergognosi avvenimenti di martedi 2 maggio, la Milano che ripudia il razzismo invita a partecipare numerosi ad una grande giornata di musica, sport e festa contro i rastrellamenti eseguiti in stazione centrale. Appuntamento per il 12 maggio, dalle ore 16 in poi (qui il link all’evento Facebook con tutti gli aggiornamenti), presso la Stazione Centrale di Milano.


Per ulteriori adesioni alla piattaforma comune, scrivere a: nessunapersonaeillegale@gmail.com.

Incursioni xenofobe non casuali. Dalle parole ai fatti

Casa originale dell’articolo Cronache di ordinario razzismo http://www.cronachediordinariorazzismo.org/incursioni-xenofobe-non-casuali-dalle-parole-ai-fatti/

In queste ultime settimane, stiamo assistendo ad una campagna denigratoria e a continui attacchi nei confronti della solidarietà e cooperazione internazionale non governativa e non profit. Attacchi che hanno come bersaglio prioritario le ONG impegnate nei soccorsi in mare dei migranti. Gli attacchi verbali razzisti indiscriminati alle ONG, (che hanno fatto seguito alle dichiarazioni del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro e poi alla definizione di “Taxi del Mediterraneo” del deputato del M5S Luigi di Maio, e infine agli attacchi del segretario della Lega Nord, Matteo Salvini), da mera campagna mediatica virulenta, si sono trasformati in azioni violente: dapprima contro la sede romana dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), il 4 maggio, da parte di alcuni esponenti di Forza Nuova, e poi, a due giorni di distanza, da parte di un gruppo di rappresentanti del Movimento Nazionale e Gioventù Identitaria nel corso dell’incontro “Confini e orizzonti: la nuova geopolitica del Mediterraneo” organizzato a Prato, nell’ambito di Mediterraneo Downtown.

I manifestanti di Forza Nuova – erano tra i venti e i trenta – sono riusciti a entrare nello spazio esterno della sede romana dell’OIM, occupandola. Sono rimasti circa due o tre ore, hanno appeso uno striscione contro le ONG che effettuano operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, hanno acceso fumogeni, hanno urlato slogan contro l’immigrazione, autoproclamandosi “fascisti”. Ricordiamo per inciso che l’OIM non è una ONG, ma un’agenzia parte del sistema della Nazioni Unite che si occupa, in Italia, di varie attività relative al fenomeno migratorio, dall’assistenza ai punti di sbarco alla realizzazione di programmi di migrazione e sviluppo in Africa e al sostegno al ritorno volontario e assistito per quei migranti che intendono tornare nel loro paese di origine.

Inquietante la successiva rivendicazione di Forza Nuova: “Questo è stato solo un primo avvertimento. Non lasceremo che quanto denunciato dal Procuratore di Catania Zuccaro venga insabbiato”.

Un fatto analogo è successo a Prato, il 6 maggio, dove una quindicina di membri di Movimento Nazionale e Gioventù Identitaria, al grido di “Ong scafiste” e “Lo fate per profitto” ed esibendo uno striscione con scritto “Ong mercanti di uomini”, sono entrate con violenza nella sala dove si svolgeva l’incontro.

Dura la condanna di COSPE, Amnesty International Italia, Legambiente, Libera, Comune di Prato, Regione Toscana, promotori del Festival di Prato, che in una nota hanno definito il blitz “un’azione violenta messa a punto da una quindicina di persone, arrivate da Roma, con il preciso intento di cercare visibilità e provocare i partecipanti.”

Non possiamo non unirci nell’unanime condanna di questi atti di violenza razzista, che purtroppo si stanno susseguendo ad una velocità inaudita ed hanno una valenza simbolica molto forte. Segno inequivocabile e preoccupante che si sta superando ogni limite.

E ci chiediamo se dovremo continuare ad assistere ad azioni prevaricatorie e strumentali, portate avanti sulla scia di dichiarazioni gravi da parte di rappresentanti delle istituzioni e fatte senza l’ausilio di alcuna prova, senza che non vi sia una ferma condanna da parte del Governo.

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Padova – contestato luigi di maio, tafferugli con la polizia

Luigi di Maio è stato contestato oggi a Padova dai militanti del Centro Sociale Occupato Pedro per la campagna di denigrazione dei salvataggi in mare di cui si è fatto alfiere. Con canotti, cartelli e slogan che chiedevano l’apertura immediata di canali umanitari il collettivo del Pedro ha fatto irruzione sul selciato della centralissima Piazza delle Erbe, ancora affollata per il mercato quotidiano. Dopo pochi minuti, durante i quali venivano esposte le ragioni della protesta, la piazza è stata sgomberata da un cordone di Polizia e Carabinieri.
Riportiamo qui la videocronaca della giornata ed una riflessione a caldo del CSO Pedro

La presa di posizione di Luigi di Maio, frontman nazionale del MoVimento 5 Stelle, contro il ruolo delle ONG nelle operazioni di recupero in mare dei migranti sono pericolose ed inaccettabili. Le affermazioni del vicepresidente della Camera che ha definito “taxi del mare” le navi impegnate nelle acque tra Libia e Sicilia si basano su due principi che rigettiamo: il legalitarismo manettaro che vorrebbe tutto il potere nelle mani della magistratura, e la criminalizzazione implicita dei migranti, additati come clandestini.

Di Maio fonda la sua proposta politica sulle inchieste della magistratura, prendendo le mosse in particolare dalle dichiarazioni del Procuratore Capo di Catania, Carmelo Zuccaro, il quale postula una connivenza tra “scafisti” e ONG finalizzata a riempire l’Italia di migranti così da far prosperare le cooperative del malaffare che lucrano sul sistema di accoglienza. Cercando argomentazioni tira in ballo le risorse assegnate al sistema d’accoglienza, 5 miliardi di Euro in due anni, che a suo dire sarebbe molto più opportuno spendere per “aiutarli a casa loro attraverso progetti di cooperazione internazionale”.

Rispediamo al mittente parola per parola non solo le singole affermazioni ma il senso generale del discorso di Di Maio: in poche frasi sbaraglia ogni concorrenza quanto a razzismo ed inadeguatezza di visione politica.

Rilevata la completa mancanza di originalità del suo pensiero, dato che in assenza dell’inchiesta di Zuccaro forse di Maio parlerebbe d’altro – magari di cadreghe, della riforma della legge elettorale – proviamo a decostruire il suo discorso: emergeranno da soli i nessi discriminatori così come la miseria della sua prospettiva e proposta.

Di Maio è preoccupato dal sistema di accoglienza in Italia, non già perché insufficiente, inadeguato, non centrato sui bisogni della persona. No, la sola preoccupazione sono i soldi! Soldi, schei intercettabili dai canali di corruzione come Mafia Capitale insegna! Che fine fanno i soldi! Nulla importa delle persone, dei diritti umani, di una intera cultura politica del Diritto, che vede nell’interesse e nel benessere della persona il valore più grande!

L’Italia, secondo il giovane rampante lanciato alla candidatura per Palazzo Chigi, deve semplicemente smettere di accogliere, anzi: smettere di salvare vite in mare. Con una interpretazione forzata del rapporto Frontex, Di Maio afferma che la presenza di navi troppo vicine alle coste libiche sia elemento che stimoli i migran a partire con i barconi. Inoltre le ONG che si spingono al limite delle acque territoriali libiche potrebbero benissimo liberarsi del carico umano a Tunisi: c’è un accordo sull’olio di oliva siglato tra Italia e Tunisia, basta farne uno anche coi migranti. Compiendo lo stesso errore di tutti gli altri, dalla Lega ai relitti del PD, Di Maio non considera affatto “i migranti” come attori sociali nei territori in cui saranno accolti, ma li riduce a corpi estranei, oggetti ingombranti, costosi da mantenere e soprattutto inutili. Ma sì, cosa sono le vite umane? Merci! Merci, null’altro! E delle merci se ne fa mercato, in questo caso sul piano delle relazioni internazionali: conta solo quanti rimpatri si fanno, chi ne paga le spese (ancora!) tra i Paesi EU.

Sul piano etico ce ne sarebbe già abbastanza, ma purtroppo questo non è che l’inizio.

Di Maio va a rimpolpare le fila di chi non è in grado di capire che le migrazioni sono il fenomeno che sta segnando l’epoca in cui viviamo, e non solo: il suo pensiero ignora tanto le ragioni oggettive quanto i desideri soggettivi che spingono milioni di persone a sfidare la morte, dimostrando così la propria assoluta incapacità e incompetenza come dirigente politico. Affermare perentoriamente che “l’80% va rispedito indietro” e quindi è clandestino ed ha compiuto un crimine entrando illegalmente in Italia ci fa capire che sta parlando con un obiettivo mirato: spostare a destra il dibattito pubblico e costruire attorno al grande tema securitario il mercato elettorale. Ebbene, a Padova siamo purtroppo abituati a deliri di questo tipo e non ci facciamo ingannare:i dati e la conclusione politica indicata da Di Maio sono pura speculazione politica. Conosciamo bene la realtà: le commissioni territoriali approvano un terzo delle domande di protezione internazionale, ma i verdetti negativi sono per la maggior parte ribaltati in tribunale, dopo due gradi di giudizio, ma di questo intervento delle toghe Di Maio sembra non curarsi. Ma quindi, per capire, la magistratura è fonte di ispirazione politica solo laddove esercita il proprio potere di sanzionare? Questo desiderio di vivere nel Paese delle manette e della galera ci fa rabbrividire!

Insomma Di Maio fa capire chiaramente quale modello di società ha in mente: fondata sulle diseguaglianze, sulla discriminazione, basata su una distinzione tra una casta di cittadini a pieno titolo che esercitano il potere di decidere e gli “altri”, in questo caso i migranti, che immagina e descrive come esseri passivi, semplice carne su cui speculare, nuda vita che viene messa a valore da trafficanti e scafisti prima, cooperative corrotte poi. Le ONG, portando vivi i migranti in Italia, sono un anello di questa catena esattamente come lo erano le navi militari di Mare Nostrum.

Ma ci rendiamo conto di quanto razzismo, quanta supremazia del “mondo bianco occidentale”, quanto neo-colonialismo si annida in questo modo di pensare?

Troppo! Troppo per essere tollerato, specialmente a Padova, specialmente all’indomani della raccapricciante notizia dell’incendio appiccato ad una casa forse destinata ad accogliere migranti. Specialmente dopo pochi giorni rispetto ad i rastrellamenti etnici compiuti alla stazione di Milano ed alla morte di Nian a Roma, avvenuta dopo una retata della polizia urbana contro gli ambulanti.

Questa visione del mondo è nemica di chiunque lotti per costruire una società su cooperazione e solidarietà, su nuove tutele giuridiche e sociali e sulla redistribuzione della ricchezza. Per questa ragione va combattuta, opponendo alla violenza tetra del razzismo, declinato in ogni sua forma, la forza sovversiva del comune.

CSO PEDRO