Margherita Ortega

Margherita Ortega anarchica messicana militante del Partido Liberal Mexicano (PLM) che partecipò alla rivolta armata contro Porfirio Díaz che sfociò nella rivoluzione.
Ortega, partecipa nella fila del PLM come guerrigliera, propagandista e infermiera, svolgendo anche compito di trasporto d’armi, munizioni, provvigioni e corrispondenza per i suoi compagni durante la ribellione della Bassa California del gennaio 1911. Al compagno Natividad Cortes che le chiedeva di mettere da parte l’idea rivoluzionaria, Margarita risponde: «Io ti amo; però amo anche tutti i sofferenti per i quali lotto e dono la mia vita. Non voglio più vedere uomini e donne che danno la loro forza, salute, intelligenza e il loro futuro per arrichire la borghesia; non voglio più che per molto tempo uomini combattano altri uomini. Sono risoluta nel proseguire la lotta affianco del Partido Liberal Mexicano, e tu, se sei un uomo, vieni con me a combattere; altrimenti lasciami, poichè non voglio essere la compagna di un codardo.» Il 20 novembre del 1913 viene torturata in carcere per costringerla a comunicare i nomi dei compagni che preparavano la rivolta nel nord di Sonora. Non essendo riusciti a farla parlare, Margarita Ortega viene fucilata il 24 novembre 1913.

Cariche della polizia al comizio di Salvini, attivista minacciata: “T’infilo il manganello nell’ano”

La denuncia shock di una manifestante di un collettivo di sinistra, che ieri ha partecipato alla contestazione contro Salvini: “Sono stata presa e trascinata fuori dalla folla, mi hanno preso e buttata a terra, presa a manganellate e trascinata lontano dalle telecamere per il collo fino quasi a non avere più respiro”.
Circa duemila manifestanti si sono dati appuntamento in Piazza della Repubblica a Firenze, poco lontano Piazza Strozzi, dove si è svolto poi il comizio del vicepremier leghista Matteo Salvini, a sostegno del candidato sindaco di centrodestra Ubaldo Bocci. Intorno alle 20:20 un centinaio di persone aderenti a diversi collettivi, tra cui Iam (Iniziativa antagonista metropolitana), Cua (Collettivo universitario autonomo), Cas (Collettivo antagonista studentesco) e Collettivo femministe Spine nel fianco hanno tentato di forzare il cordone a Piazza Strozzi e sono stati a più riprese respinti dagli agenti di polizia. Dopo le due cariche di alleggerimento iniziali la polizia è intervenuta di nuovo per respingere un tentativo di sfondamento. Gli scontri hanno provocato diversi feriti, come hanno denunciato in un post su Facebook il sito web ‘Firenze dal basso’, che ha pubblicato le foto di una giovane attivista che mostra segni evidenti di lividi in diverse parti del corpo. La ragazza è stata letteralmente assalita dagli agenti e ha riferito di aver subito pesanti offese verbali, con minacce e percosse.
Questa la sua testimonianza:



Ieri 19 Maggio durante una carica di “alleggerimento” delle forze dell’ordine di Matteo Salvini sono stata presa e trascinata fuori dalla folla, dietro ai giornalisti, 3 agenti ( a cui se ne sono aggiunti 2 successivamente) mi hanno preso e buttata a terra, presa a manganellate e trascinata lontano dalle telecamere per il collo fino quasi a non avere più respiro,messa a terra , minacciata di infilarmi “il manganello nell’ano se non stavo ferma Immobilizzata, identificata , sono stata rilasciata perché “il pezzo grosso” ha dichiarato che non avevo fatto niente e che stavano esagerando. Umiliata, con i vestiti a brandelli sono stata rilanciata nella folla senza nessun rispetto. Quello che è successo ieri fa male al cuore , alla speranza , alla voglia di esserci , di manifestare i propri pensieri e il proprio dissenso dal disastro che si sta creando. Non dimenticherò mai lo sguardo dell’agente che mi ha assalito. Il suo sorriso, la sua soddisfazione nell’esercitare un potere forte ,mero, privo di animo , su esseri umani che lottano ogni giorno per un mondo diverso mi ha sconvolto e addolorato più di ogni altra cosa . L’umanità perduta , il sopruso sessuale su una donna ,il calpestare la dignità altrui.
Se questo è un uomo.

Bologna. I fascisti No pasaran! Tutti in piazza oggi

Dal 13 maggio 2000 al 16 febbraio 2018, ogni volta che Roberto Fiore e i fascisti di Forza Nuova hanno provato di mettere piede a Bologna migliaia di antifasciste e antifascisti sono scesi in piazza, non sottraendosi, quando è stato necessario, alla battaglia di strada.
Quelli di Forza Nuova sono fascisti della peggior specie, seminatori di odio razziale, di sessismo, omofobia e catto-integralismo. Promuovono orgoglio nazionalista e mantenimento della “purezza etnica”, fanno campagne per il blocco dell’immigrazione, la costruzione di muri e reticolati per impedire la libera circolazione delle persone. Si battono per distruggere i diritti di cittadinanza universali, il divorzio e l’aborto. Sono contrarissimi alle “teorie del gender” e allo ius soli che, secondo loro, avvierà la “sostituzione etnica”. 
Predicano e praticano un’ideologia violenta che si fonda sulla repressione e sulla sottomissione delle donne, degli omosessuali, delle persone che seguono religioni diverse da quella cristiana, di quanti non hanno il “bianco” come colore della pelle.
Il loro “matrimonio indissolubile” si basa sul lavoro delle donne tra le mure domestiche e una specie di cottimo per chi sforna figli, chiamato “reddito di maternità”, erogato a “tutte le madri che dimostreranno di essere impegnate esclusivamente nell’ambito familiare”.
Come i fascio/leghisti e come Casa Pound fabbricano a ciclo continuo false paure, producendo bufale diversive, nemici fittizi e capri espiatori. Quando intercettano pulsioni e malcontenti sociali, li incanalano in una squallida guerra tra poveri, in un conflitto basato sull’egoismo sociale dove la miseria di persone in difficoltà verrebbe intaccata dalla povertà di altri esseri umani.
Il loro luogo ideale sarebbe l’Alabama della segregazione razziale e dell’aborto considerato come delitto da carcere a vita, ma si accontentano dello sdoganamento ricevuto dagli editti salviniani e dalle politiche antimigratorie del governo “lega/stellato”.
Nelle porcate che hanno messo in campo in questi mesi si sentono politicamente coperti dal “fascismo istituzionale” che li spalleggia. Se non fosse così non ci sarebbero state le false barricate contro l’arrivo dei profughi (spesso bambini) in qualche quartiere di periferia. Non ci sarebbe stata la vergognosa vicenda del pane calpestato a Torre Maura o l’assedio alla famiglia rom di Casal Bruciato per l’assegnazione di un alloggio popolare. Non si sentirebbero legittimati a negare il diritto all’esistenza per migranti e rom e a minacciare persone, come Mimmo Lucano o volontari di associazioni che lavorano sull’accoglienza e sulla solidarietà.
PER TUTTE QUESTE RAGIONI
LUNEDI’ 20 MAGGIO ALLE ORE 17.00
SAREMO IN PIAZZA MAGGIORE,
PER NON LASCIARE NEANCHE UN CENTIMETRO DI SUOLO PUBBLICO ALLE “TESTE DI FASCIO” DI FORZA NUOVA!

Non dobbiamo lasciare che i fascisti guadagnino terreno. Dobbiamo avere ben chiaro che se non si è attivamente e convintamente contro fascisti e nazisti, si è loro complici.
Tacere di fronte alle violenze fasciste, minimizzarle o derubricarle a elementi di nostalgico folklore, significa esserne conniventi.
Essere antifascisti vuol dire praticare la (più che legittima) difesa contro chi predica queste nuove forme intolleranti e discriminatorie di totalitarismo.
Molte delle strade di questa città sono dedicate ai caduti della Resistenza, più di duemila sono le formelle con i ritratti e i nomi dei caduti partigiani di Bologna raccolte al Sacrario di Piazza Nettuno; quei ragazzi e quelle ragazze che diedero la vita per liberare il nostro paese dalla dittatura mussoliniana non lo fecero per permettere oggi alle carogne fasciste di uscire dalle fogne.
Vorremmo per una volta che ci fosse risparmiata la retorica del “non sono d’accordo con le tue idee ma farò di tutto perché tu le possa esprimere”.
IL FASCIMO NON E’ UN’OPINIONE, E’ UN CRIMINE.
E, come diceva Buenaventura Durruti, «Al Fascismo no se le discute, se le destruye»
NO PASARAN!

Napoli 16 maggio 1975: la polizia uccide il pensionato Gennaro Constantino

La polizia carica i disoccupati organizzati che hanno occupato gli uffici anagrafici del Comune, a piazza Dante. La celere invade e sgombera gli uffici entrando dalla sacrestia della chiesa attigua all’edificio. Gli scontri dilagano in piazza.

Le cariche estremamente violente coinvolgono non solo i dimostranti ma i tanti cittadini presenti  in una delle piazze più frequentate del centro storico, provocando 34  feriti e un  morto, Gennaro Costantino, un pensionato militante del Pci, travolto da un jeepone della celere che fa lo slalom sui marciapiedi.

La polizia sostiene che il mezzo era privo di conducente, sbalzato dal posto di guida in seguito a sbandamento.

Numerosi sono gli arrestati fra i dimostranti, che si sono difesi con sassaiole, impegnando la polizia in scontri duri. L’episodio rappresenta un salto di qualità nel movimento di lotta dei disoccupati organizzati che si è cominciato a sviluppare a partire dalle lotte dei cantieristi dopo il colera dell’estate del 1973.

Bruxelles – Senzatetto ferito durante un’aggressione poliziesca condannato a 5 anni di carcere!

Lunedì 17 settembre alle 9, un uomo senzatetto che dormiva sul marciapiede nei pressi della Gare du Nord, cade sotto i colpi di armi da fuoco di una delle tante pattuglie di guardie che perlustrano la zona a caccia di persone senza documenti. Gli sparano 3 pallottole. La persona, ferita, viene portata in ospedale. L’uomo aggredito si chiama Ahmed Elasey ed è stato condannato dallo stesso Stato che lo ha ferito a 5 anni di galera.

Qui di seguito la traduzione del comunicato di una campagna di solidarietà e raccolta fondi a sostegno di Ahmed e anche per la copertura delle spese processuali:

“Ahmed Elasey è un senzatetto che dormiva su dei cartoni vicino alla gare du Nord (Bruxelles). Non è raro che sia molestato dalla polizia che a volte gli sequestrava anche quello che possedeva… Il 17 settembre 2018, diversi poliziotti arrivano un’altra volta per farlo sloggiare, ma Ahmad Elasey si rifiuta, si siede per fumare una sigaretta e si vede minacciato da un poliziotto con il suo manganello. In preda alla paura e volendo essere lasciato in pace si alza per andarsene, con il suo coltellino in mano. Spruzzato e accecato dallo spray dei poliziotti, sbattuto contro un muro, picchiato, bloccato, viene preso di mira da un poliziotto che gli spara tre colpi. Uno lo colpisce all’addome, l’altro alla gamba mentre continuano a prenderlo a calci…Alla fine Ahmad è ricoverato in terapia intensiva!
Nonostante tutto questo, l’accusa non sostiene che si tratti di un caso di violenze poliziesche. Anzi, al contrario parla di “un’aggressione con coltello contro un poliziotto: l’autore presunto senzatetto è in uno stato stabile” precisando che si tratta di un belga di origine egiziana. Alcuni potrebbero così immaginare un delitto di qualche balordo…
Imprigionato nonostante necessitasse ancora di cure mediche, è accusato di: tentato omicidio!
In maniera del tutto sorprendente se si considera la consueta lentezza della giustizia, compare in tribunale nel dicembre 2018. Al momento del verdetto, il 21 gennaio 2019, il giudice precisa che il rapporto dei poliziotti indica che Ahmed avrebbe fatto “no” con la testa che gli è utile per non aprire un’inchiesta per i “colpi e le ferite”. Il giudice ritiene che il signor Ahmad “persista nel dormire per strada e che sono state prese sufficienti misure di prevenzione poiché era “manifestamente determinato a combattere”. Del resto, Ahmad vive ai margini e non sembra voler sottomettersi alle regole della società. Per questa ragione rifiuta di concedergli la sospensione della pena.
La sentenza è di 5 anni di prigione, più il pagamento delle spese processuali e di 1000 euro di danni materiali e morali.
Ahmed Elasey è vittima di una politica, quella di scacciare i poveri dallo spazio pubblico.
Queste misure, generalmente prese in nome della sicurezza, assimilano i poveri a dei delinquenti o addirittura a criminali. Le attività quotidiane di una persona senza tetto possono facilmente trasgredire le regole, lasciando agli agenti di polizia un grande margine per decidere chi “minaccia la sicurezza pubblica”. Sembra quasi che sia illegale essere un senza tetto. Un chiaro esempio ne è Ahmed Elasey.
In effetti, il modo in cui la giustizia tratta questi particolari cittadini pone oggi un problema.
Questa violenza contro un uomo a terra, senza risorse, accecato e minacciato dalle forze dell’ordine è perfidamente girata a profitto dei poliziotti aggressori. La vittima condannata!
A tutto ciò noi opponiamo il nostro rifiuto e la nostra rivolta.
Noi non vogliamo essere complici della politica repressiva dello Stato belga.
Noi manifestiamo tutta la nostra solidarietà con Ahmed Elasey.
La solidarietà che si organizzata attorno a Ahmed gli ha permesso di avere un avvocato e di fare  appello.
Questo 23 maggio, siate numerosx a mostrarvi solidali e denunciare questa erroneamente chiamata giustizia che condanna le vittime delle violenze di stato.
Riunione alle 8:30 davanti al Palazzo.
Manifestiamo la nostra solidarietà con Ahmed Elasey e lanciamo una campagna di raccolta fondi per lui e le sue spese processuali.
C/C BE50 0003 8318 0918 (Nadine Saidi) Da specificare Soutient Ahmed.

Francia – Rivolta incendiaria nel centro di detenzione di Saint-Jacques-de-la-Lande a Rennes durante l’espulsione di un migrante

La notte tra giovedì 9 e venerdì 10 maggio, verso le 3:00 del mattino, i poliziotti sono entrati negli edifici del centro di detenzione amministrativa (CRA) di Saint-Jacques-de-la-Lande (Ille-et-Vilaine), vicino Rennes, dove i migranti in attesa di espulsione vengono imprigionati.  Nel bel mezzo della notte, il loro sporco lavoro consisteva nel deportare forzatamente una persona priva di documenti, colpita dall’obbligo di lasciare il territorio francese, mettendola su un aereo.  Anche se l’uomo alla fine è stato rimandato “nel suo paese” (sic), questa espulsione non è passata stavolta sotto silenzio… perché altri reclusi hanno voluto darne notizia nel più bello di modi…

“Circa dieci migranti hanno preso materassi e biancheria da due edifici.  Hanno acceso il fuoco con la carta igienica.  Alcuni rivoltosi sono riusciti a salire sul tetto di uno degli edifici per esprimere la loro rabbia.”
Gli agenti di polizia, di guardia al CRA, sono riusciti a spegnere gli incendi con estintori prima che i pompieri intervenissero. Tuttavia, entrambi i locali sono stati seriamente danneggiati dal fumo causato dagli incendi dei materassi.  Sono stati chiusi e sono attualmente inutilizzabili. Rinforzi della polizia sono stati inviati al CRA per “controllare i rivoltosi che non volevano scendere dal tetto”.  Altri sono stati mobilitati per trasferire alcuni dei detenuti ad altri CRA.

La capacità di confinamento del CRA è ora 25 persone invece delle solite 40.  Questo venerdì sera risultano reclusx 32 uomini e due donne a Saint-Jacques. Tre persone sono state trasferite nella prigione per migranti di Oissel, vicino a Rouen (Senna Marittima).  Altri due, originari del Sudan, sono stati rimessi in libertà. È stata avviata un’indagine per identificare i rivoltosi, cosa che sarà senza dubbio facilitata dalle telecamere di videosorveglianza in servizio in questa prigione che non è definita tale.

Ricordiamo che alcuni mesi fa, il periodo di reclusione previsto per legge nei CRA è stato aumentato da 45 a 90 giorni, da quando cioè è stata approvata la nuova legge sull’asilo e l’immigrazione.

Solidarietà con i migranti in rivolta!

Passeggiate primaverili

Se escludiamo l’aver reinventato creativamente la forma corteo tramutandola in una passeggiata primaverile sui marciapiedi della stazione Termini e aver fatto respirare un po’ di aria fresca – al posto della quotidiana puzza delle caserme – ad un consistente numero di caschi blu anche ieri, l’impresa dei febbricitanti camerati di forza nuova non sarebbe stata degna nemmeno di un trafiletto sulla colonna destra di Repubblica online.

La solita sparata buona solo a mostrare le proprie misere, sempre più misere forze e a concedere qualche foto a Roberto Fiore, volto sempre in cerca di un primo piano a passo di marcia. Vero è che, anche nel caso in cui la minaccia in camicia nera si fosse mostrata in modo leggermente più concreto, la piazza non l’avrebbero vista neanche col cannocchiale, data l’ampia risposta studentesca e la decisa presenza della Roma antifascista che già dalle giornate di Casalbruciato ha dato prova di efficienza.
Una partecipazione larga e decisamente sentita – una ventata di aria fresca per un’università politicamente asfittica – ma tuttavia non priva di ipocriti entusiasmi: vedere comunque i soliti sinceri democratici avanzare in processione per esaltare Mimmo Lucano non può che lasciare perplessi. Visioni e punti di vista come quelli propri di una certa sinistra diritto umanista che non possono fare a meno di ridurre una delle più grandi sfide che vediamo vivere nelle nostre metropoli a semplice questione umanitaria o assistenzialista non possono di certo convivere con una pratica militante che riporti al centro del discorso politico la presenza e l’organicità alle periferie. Il momentaneo affiatamento che ha visto l’unione tra i capoccia dell’Accademia e masse studentesche, la variopinta dimensione dell’associazionismo e la presenza filo Pd o subito a sinistra (ma non troppo, non sia mai) di questo non può che ricordarci quanto lontana sia una proposta conflittuale e quanto vicine siano le elezioni.

http://www.militant-blog.org/?p=15720

A lezioni di manganello: la visita in caserma dei bambini di Cremona

Cremona, anno domini 2019. Bambini e bambine di 2° e 5° elementare partecipano ad una gita nella caserma dei Carabinieri, accolti dal comandante della Compagnia di Cremona. 

Dalle foto scattate dall’Arma stessa e pubblicate da ‘CremonaOggi’ si intuisce che la campagna per la ‘formazione della cultura della legalità 2018-19′ prevede l’insegnamento del saluto militare, la simulazione di perquisizioni con mani sulla volante e un po’ di sana pratica come aspiranti celerini, con tanto di caschi, scudi e carabinieri che ‘guidano’ il plotone in erba col manganello in pugno (le foto sono all’interno dell’articolo).

Il sorriso delle insegnanti immortalato durante la messa in scena completa il felice quadretto e restituisce una fotografia della deriva autoritaria di questo paese.
Un pregio dei militari è quello di non badare ai fronzoli e ai merletti liberali con cui si cela e abbellisce l’essenza delle cose: la legge è la cristallizzazione di un rapporto di forza o un tentativo emergenziale di ristabilirne uno che si sta sgretolando, non l’altare a cui ogni cittadino può astrattamente appellarsi per richiedere giustizia e riconoscimento. 
Il manganello è la concretizzazione della loro legge. 

Il Re è nudo, la maschera è calata: il volto che veniva nascosto è quello della barbarie. Cerchiamo collettivamente di invertire la rotta.

da CSA DORDONI

Salvini annuncia il Decreto Sicurezza bis: ulteriore stretta su migranti e manifestazioni

Il 10 maggio il Ministro degli Interni Salvini ha rilasciato la futura bozza del secondo Decreto Sicurezza. Il Decreto-legge prevede un ulteriore inasprimento delle misure di sicurezza costiera e di gestione dell’ordine pubblico, colpendo con pene pecuniarie chi presta aiuto e salva i migranti in mare e aumentando le pene detentive connesse a fatti avvenuti durante le manifestazioni.

La bozza si suddivide in tre parti, la prima inerente l’immigrazione, la seconda l’ordine pubblico e la terza la risoluzione degli arretrati amministrativi nell’esecuzione delle condanne penali definitive.

Per quanto riguarda la questione sbarchi, verranno colpite direttamente le persone, organizzazioni e semplici imbarcazioni che presteranno aiuto ai barconi con migranti presenti nel Mediterraneo. Questo viene fatto attraverso la formulazione di una pena pecuniaria, che può variare tra i 3500 e 5500 euro per ogni migrante aiutato, e di sequestro dell’imbarcazione medesima fino ad 1 anno con revoca di licenza di navigazione. Tutto questo può avvenire nel caso le navi non rispettino il diritto di navigazione internazionale, ovvero non lascino le persone salvate nel porto sicuro più vicino al punto di navigazione. Per le autorità porti sicuri sono considerati anche quelli libici, a dispetto delle condizioni disumane con coi sono trattati i migranti nei centri di detenzione del paese nordafricano e della situazione stessa del territorio, ormai in guerra civile dal 2011. Obiettivo del decreto è dunque quello di obbligare le navi che prestano soccorso a riportare le persone in Libia, eliminando così gli sbarchi sulla penisola.

Ulteriore modifica è l’allargamento dei poteri del Ministro dell’Interno che potrà limitare, per motivi di ordine pubblico, la navigazione e il transito di qualsiasi imbarcazione all’interno delle acque territoriali nazionali. Questo articolo prevede quindi una limitazione dei poteri del Ministero dei Trasporti e da a Salvini il controllo pressoché totale delle frontiere.

Un ultimo articolo, inerente la questione immigrazione, sostiene lo stanziamento di un milione di euro annui fino al 2021 per le operazioni sotto copertura delle forze dell’ordine con l’obiettivo di individuare i migranti e i soggetti che li aiutano. Il tutto attraverso il coordinamento con le forze di polizia libiche e l’intervento diretto su tale territorio.

La parte che riguarda la gestione dell’ordine pubblico prevede un inasprimento delle pene per reati avvenuti nell’ambito di manifestazioni. In particolare si sostiene la reclusione fino ad un anno nel caso di: manifestazioni non preavvisate o autorizzate e nel caso di atti di danneggiamento o ascrivibili al reato di devastazione e saccheggio. Si punisce inoltre con pena fino ai due anni l’uso di caschi nell’ambito di manifestazioni e con pena da 1 a 3 anni l’uso di scudi o oggetti di protezione passiva per proteggersi dalle cariche degli agenti di polizia; punito inoltre l’uso di qualsiasi oggetto pirotecnico, per es. i fumogeni, con pene da 1 a 4 anni di reclusione. Infine viene aumentata la pena massima per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale da 3 a 4 anni.

Il decreto-legge si sofferma poi sugli stanziamenti per l’ordine pubblico per le Universiadi a Napoli nel 2019, autorizzando quindi la spesa di 1 milione e 200 mila euro, e infine proroga l’abrogazione dell’art. 57, che sostiene la responsabilità penale del direttore di un mezzo di stampa per quanto pubblicato dal suo periodico, al 1 gennaio 2020 al posto che il 18 maggio 2019. Un ultimo stanziamento di fondi di 25 milioni e 660 mila euro è formulato poi per la costituzione di un commissario straordinario, con relativi 800 dipendenti, per l’esecuzione dei provvedimenti di condanna penale definitivi.

Il decreto è ad oggi solo una bozza e deve essere ancora vagliato dal Consiglio dei Ministri. Se dovesse essere approvato così come formulato finora, rappresenterebbe un ulteriore stretta sulla libertà di movimento, di manifestazione e di espressione del dissenso, già profondamente colpite con il Decreto Sicurezza approvato dal Parlamento il 27 novembre 2018.

A La Sapienza non si passa

Doveva esserci un comizio di Forza Nuova a Piazzale Aldo Moro, è finita con migliaia di persone che lo hanno impedito prendendosi la piazza nonostante le intimidazioni della polizia.

Qualche decina di militanti fascisti si sono fatti una passeggiata scortati dalla camionette, sommersi dagli insulti dei passanti e abitanti della zona. L’università non l’hanno neanche vista da lontano, non un gran risultato per chi si professa “salvatore della patria”.

L’intransigenza e la determinazione delle migliaia di giovani, docenti, ricercatori che si sono mosse in corteo dall’interno della città universitaria fino a strappare Aldo Moro è stato l’elemento, non scontato e decisivo della giornata. Mimmo Lucano arrivando ad Aldo Moro ha preso parola davanti alle migliaia di giovani ed è stato poi accompagnato alla conferenza che ha visto una grandissima partecipazione.

Tra i fatti del Salone del Libro e quelli della Sapienza è stato messo un punto. Dove ci sono i fascisti non può esserci libertà di opinione. La Sapienza non è stata difesa dall’amministrazione universitaria, non dalle istituzioni democratiche, ma dal protagonismo e dall’attivazione degli studenti, dei ricercatori, dei docenti che fin da subito ci hanno messo la faccia e hanno reagito con decisione alla chiamata di Forza Nuova. La Sapienza è antifascista non per un caso fortuito ma grazie all’impegno quotidiano di chi in questi anni ha sempre messo in campo tutto il necessario per cacciare i fascisti. Oggi è stata segnata un’altra pagina di antifascismo importante

Di questo va preso atto e da questo bisogna ripartire.

Il Rettore Gaudio si è nascosto dietro frasi di circostanza, appellandosi a vaghi problemi di ordine pubblico. Un atteggiamento inaccettabile che è stato contestato lungo tutta la durata della giornata. Il tentativo del rettore di farsi bello davanti alle telecamere serve a poco, in questi giorni si è preso la responsabilità di essere indifferente rispetto a quello che stava accadendo.

D’altra parte l’operato delle forze dell’ordine è stato ancora una volta intimidatorio. Dalla militarizzazione della città universitaria chiudendo gli accessi di quasi tutti i cancelli, alle camionette e reparti schierati contro gli studenti. La rapida passeggiata concessa e coccolata dalla Questura è stata fermata dal presidio che si è spostato immediatamente in direzione dei fascisti. In fondo il Ministro Salvini aveva già dichiarato di voler garantire la libertà di espressione ai fascisti. Il dispositivo securitario posto contro gli studenti è stato completamente disinnescato. La grande partecipazione ha ridicolizzato il divieto di piazzale Aldo Moro annunciato al concentramento della minerva dalla polizia.
In migliaia hanno detto chiaramente che non ci sono divieti per chi l’università la vive.

Il convegno con Mimmo Lucano si è tenuto con una partecipazione straordinaria.

Di questa giornata ci teniamo stretti l’entusiasmo, l’energia e la forza che sono state messe in campo da tutte e tutti noi.

Avevamo promesso che Forza Nuova non sarebbe entrata nella città universitaria e che non sarebbe neanche arrivata ad Aldo Moro, e cosi è stato.

Sapienza Clandestina