L’avvocato dei carabinieri stupratori di Firenze vuole denunciare Giorgio

“Chiunque partecipi a manifestazioni con l’intento di aggredire le forze dell’ordine va fermato con ogni costo e mezzo, compreso un proiettile in mezzo agli occhi” e “la gentaglia che vuole la guerra con i cittadini in uniforme trovi la guerra”, sono dichiarazioni dell’avvocato Giorgio Carta, a seguito della manifestazione di Piacenza.

L’avvocato dei carabinieri stupratori di Firenze vuole denunciare Giorgio

Si tratta di uno degli avvocati difensori dei due carabinieri che stuprarono quest’estate due ragazze a Firenze. La strategia del legale? “È un bel ragazzo e quindi non ha bisogno di violentare nessuno”.
Qualche giorno fa ci sono state le 12 ore di interrogatorio per le due studentesse, in cui gli avvocati degli stupratori hanno posto domande morbose, spregevoli e non inerenti al processo, cercando in tutti i modi di dimostrare che ci doveva pur essere qualcosa che queste ragazze hanno sbagliato.

Carta riporta sul suo profilo un post di Giorgio, giovane antifascista arrestato dopo il corteo per impedire l’apertura di una sede di Casa Pound a Piacenza, in cui il cuoco valsusisno esprime la sua indignazione riguardo all’interrogatorio. Insulti che a occhio e croce sembrano ricalcare il moto di disgusto che ha attraversato la gran parte di questo pase quando si è dovuto leggere sui giornali di un avvocato che si permette di chiedere a una donna stuprata cose come “lei portava le mutandine?”.

Essere messo davanti alla propria bassezza però proprio non va giù all’avvocato che quindi ha dichiarato di voler denunciare Giorgio per un calcolo infame: “Presenterò una denuncia nei suoi confronti al solo fine di evitare che possa eventualmente beneficiare della sospensione condizionale […]. L’eventuale risarcimento sarà interamente devoluto al brigadiere aggredito”. Quanta generosità!
Nel frattempo continuano a mescolarsi sul profilo personale di Carta post contro gli immigrati.Carta, con l’eccentricità del proprio personaggio, non fa che confermare un aspetto noto e strutturale: in barba a qualsiasi garantismo va tutelata l’autorità dell’Arma, anche quando stupra, anche quando abusa della propria divisa perché preserva quel tiepido fascismo in cui sguazzare nei secoli fedeli!

Annunci

Antifa caricati per lasciare spazio ai nazi

Alle 14 è arrivata la celere in piazza Galvani e nel giro di pochi minuti ha caricato i manifestanti, oltre un centinaio, che si erano radunati alle 12.30, diverse ore prima l’orario annunciato, per impredire il comizio di Forza Nuova di stasera. In piazza Galvani erano partite le prime spinte, poi uno scambio di manganellate da un lato e colpi sferrati con le aste dei cartelli dall’altro. Gli antifascisti sono stati spinti su via Farini e li’, mentre indietreggiavano,è partita una nuova violenta carica. Almeno sei o sette manifestanti feriti, alcuni colpiti in testa dagli sfollagente, mentre una cronista è stata manganellata sulla mano con cui teneva lo smartphone per riprendere la scena. “Una carica molto violenta, ma la giornata di lotta continua, i numeri stanno aumentando”, commenta a Zeroincondotta un antifascista. Poco prima delle 15 i manifestanti sono partiti in corteo in direzione di via Castiglione.

Poco prima gli attivisti avevano tenuto una improvvisata conferenza stampa, a cui hanno preso parola Crash, Cua, Tpo, Labas, Nodo sociale antifascista, Vag61 e Xm24, ribadendo che il comizio di stasera a Bologna e’ “una gravissima provocazione”. Poco importa l’autorizzazione delle autorità: “Noi siamo qui per rompere radicalmente questo meccanismo”. Ieri il prefetto ha dichiarato che tutti possono manifestare liberamente? “E noi stiamo manifestando liberamente. La nostra giornata di resistenza comincia adesso”.

> La videostoria:

> Altre foto:

Arrestati due giovani antifascisti per i fatti di Piacenza

Nella giornata di giovedì due compagni sono stati arrestati a seguito del corteo antifascista di Piacenza contro l’apertura di una sede di Casa pound. Uno è Moustafa, un operaio della provincia di Pavia che lavora nei magazzini della logistica. L’altro è Giorgio detto Brescia, giovane cuoco valsusino, compagno generoso da anni attivo nelle resistenze agli sfratti.

Arrestati due giovani antifascisti per i fatti di Piacenza

Che si stesse cercando il capro espiatorio per una giusta giornata di resistenza era già nell’aria con la squallida visita di Renzi al cippo commemorante l’eccidio nazista di Sant’Anna di Stazzema e la visita di Minniti al capezzale del carabiniere-martire di Piacenza. Si prepara l’ipocrita passeggiata elettorale del 24 febbraio a Roma.

Non sta a Minniti e Renzi decidere dei perimetri dell’antifascismo. Non dopo la vergognosa assenza del PD al corteo di Macerata di sabato. Non dopo anni in cui esponenti del PD sono andati a discutere con i rappresentanti dei partitini neo-fascisti  fin dentro Casa pound quando non li hanno invitati direttamente in sede. Questo non è più terreno su cui possono permettersi di prendere parola infangando chi da anni sta facendo materialmente da argine nelle strade, nelle scuole e nei posti di lavoro alla feccia neo-nazista.

Moustafa e Giorgio. Gente che la conosce bene, la violenza dei carabinieri. Moustafa, un operaio abituato, nelle decine di picchetti degli scioperi della logistica a cui ha partecipato, a sentire sulla schiena il manganello dei celerini al servizio dai padroni delle coop. Giorgio, un compagno che ha visto l’arma sbarcare decine di volte a buttare per strada le famiglie senza casa mentre partecipava ai picchetti anti-sfratto.

Mettiamocelo in testa. Non saranno attempati senatori “democratici” a combattere le aggressioni neo-naziste. Non saranno carabinieri col santino di Mussolini in caserma a difenderci dal terrorismo fascista.

Un giovane magazziniere egiziano, un giovane cuoco italiano. E la giusta rabbia. Questo è il nuovo antifascismo.

Chiediamo a tutte le realtà antifasciste di non lasciare soli gli arrestati.

Non sta a Renzi, non sta a Minniti e non sta al PD mettere il punto sulla giornata di sabato: da Macerata a Milano passando per Piacenza lo dobbiamo mettere noi.

Per lettere/telegrammi

Giorgio Battagliola 
Moustafa Elshennawi

casa circondariale “San Lazzaro”, via delle Novate 65, 29122 Piacenza.

Jin, jiyan, azadi: appello per la solidarietà con le donne curde

Il 17 febbraio si svolgerà a Roma la manifestazione per la liberazione di Ocalan e di tutt* le/i prigionier* politic* per la pace e la giustizia in Kurdistan e, in particolare, contro gli attacchi criminali del governo turco contro Afrin. L’appello delle  Donne partecipanti all’assemblea di Rete Kurdistan

Jin, jiyan, azadi: appello per la solidarietà con le donne curde

Invitiamo tutte le donne a scendere in piazza nello spezzone che sarà dietro lo striscione “jin, jiyan, azadi”, per essere vicine alle nostre amiche e compagne curde che in questo momento sono oggetto di attacchi da parte degli stati patriarcali: resistono nella loro terra e sono protagoniste di una rivoluzione. Le aggressioni del sistema fascista contro le donne si manifestano nell’imposizione di matrimoni alle bambine, nella chiusura forzata delle associazioni e dei quotidiani femminili, nello stupro usato come arma di guerra, nei femminicidi, nelle molestie, anche sessuali, nelle carceri, nell’accanirsi contro i corpi delle combattenti uccise, negli assassinii mirati contro le compagne; …e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Come tutte le guerre anche questa è una guerra principalmente contro le donne; per questo diventa centrale la resistenza e la lotta delle donne.

Una lotta che, strada per strada, casa per casa, organizza e libera le donne liberando una società che si autogestisce; una resistenza sia alla violenza statale nelle carceri della Turchia che nelle montagne liberate del Kurdistan. La lotta per cui le città del Kurdistan turco rivendicano la loro autonomia è la stessa lotta che porta in piazza le donne e i popoli dell’Iran, che vogliono autodeterminarsi ed è la stessa lotta che sta costruendo, passo dopo passo, la rivoluzione in Rojava: la rivoluzione delle donne.

È la stessa resistenza di Sakine Cansiz, Fidan Dogan, Leyla Suylemez, assassinate 5 anni fa a Parigi, nel cuore d’Europa, dai servizi segreti turchi; è la stessa di Seve Demir, Pakize Nayir, Fatma Uya, assassinate a Silopi durante il coprifuoco di 2 anni fa.

Abdullah Ocalan, filosofo e leader del PKK, ha sempre appoggiato questa resistenza e lotta delle donne. Nella sua analisi la sottomissione della donna, il patriarcato e l’oppressione statale/capitalista, sono tre facce dello stesso fenomeno e per questo la liberazione attraverso l’autorganizzazione delle donne è, allo stesso tempo, strumento trasversale e condizione necessaria per la liberazione della società.

L’attacco dello Stato fascista turco contro il cantone di Afrin è un attacco alla rivoluzione del Rojava, alla rivoluzione delle donne. Mantenendo in carcere Ocalan lo stato turco imprigiona un uomo che ha lottato e lotta senza interruzione per la libertà della donna e, quindi, della società.

Questo appello è rivolto a tutte le donne che, nelle proprie lotte e resistenze, si sentono solidali al popolo curdo e, in particolare, con le donne. Ne chiediamo la massima diffusione su qualsiasi sito, lista mail, blog, ecc. Invitiamo inoltre tutte le realtà ad aderire formalmente all’appello, scrivendo all’indirizzo 

solidarietadonnekurde@gmail.com

 

Libertà per Ocalan e per tutt* i/le prigionier* politic*!

Pace e giustizia in Kurdistan!

Jin jiyan azadi! Donne vita libertà! #WomenRiseUpForAfrin

Lista adesioni in aggiornamento:

– associazione femminista IFE/FAE

– WILPF Italia (Womens International League for Peace and Freedom)

– Rete femminista “No muri, no recinti”

– Casa delle donne di Milano

– Associazione Cultura è Libertà

– Attac Italia

– Ponte Donna

– Donne per la rivoluzione gentile

– Toponomastica femminile

– Collettivo Donne e Diritto di Milano

– k_alma

– campagna lasciatecientrare

– Le mafalde di Prato

– associazione senza paura genova

– AdaTeoriaFemminista/Napoli

– donne in nero Bologna

– Dumbles feminis furlanis libertariis

– donne in nero Varese

– Rete delle città vicine

– associazione città felice

– Progetto Degage Roma

– Sapienza Clandestina

– Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario di Palermo, Taranto, Milano, L’Aquila, Bologna, Bergamo

– casa delle donne Lucha y Siesta

– Laboratoria Autogestita/Assemblea Degenere di Udine

– Mala Servanen Jin di Pisa

– Alma Teatro di Torino

– non una di meno

– non una di meno Napoli

– non una di meno Roma

– amazora

Padova, Pavia, Firenze: la polizia carica tre iniziative contro il “fascio-leghismo”

Una giornata convulsa, quella di ieri. Che riflette al meglio il clima che si respira nel Paese, tra torsioni reazionarie e desideri di riscatto.  Mentre si assisteva al tentativo di vietare la manifestazione di sabato prossimo a Macerata, a Padova, Firenze e Pavia tre iniziative diverse contro il terrorismo di matrice “fascio-leghista” sono state caricate dalla polizia.

Ma ripercorriamo i fatti con ordine cronologico.

Il sindaco di Macerata Romano Carancini (PD) ha diffuso nel pomeriggio di ieri un appello, invitando a sospendere la manifestazione di sabato prossimo, per non turbare il processo di guarigione dei cittadini marchigiani. «Credo che ci sia un tempo per il silenzio e un tempo per manifestare, tutti insieme, a favore della vita, per la nostra Costituzione, per i diritti alla legalità. Questo è il tempo della riflessione e dell’impegno a riprendersi e ritrovarsi, tra noi, verso quello che siamo».

Le parole del primo cittadino hanno tuttavia trovato subito l’adesione di diverse sigle della “sinistra istituzionale” – Anpi, CGIL,  Arci e Libera – che hanno dichiarato di aver annullato la manifestazione in ottemperanza alle gentili sollecitazioni.

Due dichiarazioni, di Carancini prima e delle associazioni poi, da cui si sono immediatamente dissociate le realtà di movimento, che hanno invece ribadito l’urgenza di una massiccia partecipazione alla mobilitazione del 10 febbraio.

Uno statement che non ha tardato a suscitare un’altra dichiarazione, quella del ministro degli Interni Minniti che, sensibile alla necessità di «pace e tranquillità» del capoluogo marchigiano, si è detto sinceramente grato per la devota risposta di Anpi, CGIL, Arci e Libera. «Al tempo stesso mi auguro che anche altre organizzazioni che hanno annunciato manifestazioni accolgano l’invito del sindaco di Macerata. Se questo non avverrà, ci penserà il Ministro dell’Interno ad evitare tali manifestazioni».

Un’intollerabile minaccia quella di Minniti, in continuità con la negazione de iure degli spazi del dissenso, che hanno caratterizzato il suo operato in questi mesi.

Lungi dall’ottenere una prona risposta, la sommatoria degli interventi di ieri ha dimostrato che esiste nel Paese una volontà di riscatto collettivo, non solo nei confronti del “fascio-leghismo”, ma anche di un’ideologia securitaria che comprime in modo organico il quadro dei diritti e delle libertà.

Ecco perché ad esempio a Pavia, dove pure la questura aveva vietato il corteo antifascista e antirazzista chiamato dopo l’aggressione avvenuta poche ore prima dell’attentato di Macerata da parte di una ventina di naziskin ai danni di cinque ragazzi, ieri si è scelto di scendere comunque in piazza. Così a Firenze, dove il segretario della Lega Salvini era atteso per un appuntamento elettorale, in centinaia hanno partecipato al presidio antifascista convocato da Iniziativa Antagonista Metropolitana. A Padova ancora è stata la «passeggiata antifascista», che da alcuni mesi diverse realtà e singolarità cittadine fanno nelle vie del centro ogni mercoledì sera, ad aver assunto un significato più ampio, dopo i fatti di Macerata.

Tre città, tre contingenze, tre contestazioni peculiari, due tratti in comune: antifascismo e cariche. A Pavia il corteo è stato violentemente respinto dai reparti mobili (guarda il video di Local Team), così come è accaduto a Firenze (guarda il video di RepTv), città in cui la celere era stata spiegata proprio in opposizione alle mobilitazioni. APadova è stata una provocazione di alcuni neofascisti in piazza dei Signori, prontamente respinta dai partecipanti alla “passeggiata”, ad aver scatenato la celere contro gli antifascisti e le antifasciste. La polizia era presente in piazza per via di un convegno organizzato da Fratelli d’Italia.

«La polizia difende i fascisti e carica chi porta in piazza la solidarietà alle vittime del terrorismo fascio-leghista» hanno detto gli attivisti al megafono, mentre rimanevano in piazza, facendo indietreggiare la pattuglia.

Non può essere considerato casuale il dispiegamento di forze di sicurezza attuato ieri, soprattutto se messo in relazione con le patetiche richieste avanzate dal sindaco di Macerata e, ancor di più, con le intimidazioni di Minniti. Ci si domanda infatti a quali dispositivi ricorrerà sabato 10, perché èevidente che a nulla siano valse le minacce ministeriali, e che anzi abbiano suscitato una più convinta determinazione a riempire le vie e le piazze della città.

Padova: Antifascisti caricati dalla polizia in piazza

Nella serata di ieri la celere, schierata in Piazza dei Signori, ha deciso di caricare un gruppo di attivisti che avevano appena svolto la consueta passeggiata antifascista per le vie del centro. Manganellate senza una motivazione e continue provocazioni da parte del reparto mobile a difesa di qualche fascista presente in piazza. Alcuni compagni sono rimasti contusi.
Riportiamo di seguito la testimonianza di Sconfinamenti Padova:

Da mesi ormai a Padova ogni mercoledì sera ha luogo la consueta passeggiata antifascista che vede unite e coinvolte molte delle realtà e delle soggettività antirazziste e antifasciste che ogni giorno animano questa città e questo territorio.
Anche oggi ci siamo incamminati, dedicando la marcia a Jennifer, Mahamadou, Gideon, Wilson, Festus e Omar.
Giunti in piazza dei signori, siamo riusciti ad arginare la miserevole contestazione di alcuni neofascisti, molti dei quali presenti al meeting di Fratelli d’Italia che si teneva di lì a pochi metri.
Mentre ci ritrovavamo ancora una volta a urlare e a ribadire che Padova è e sempre sarà antifascista, siamo stati caricati da alcuni celerini in tenuta anti sommossa.
Alcuni compagni sono rimasti feriti, ma nonostante la rabbia e lo sgomento siamo infine riusciti ad allontanare i celerini.

Per ribadire che, nonostante tossiche narrazioni e ridicole campagne elettorali,

PADOVA È E SEMPRE SARÀ ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA.

Il vostro Odio non ci avrà mai.
Il vostro Odio troverà sempre le nostre barricate. I nostri corpi. Tanti. E La nostra rabbia, organizzata.
Ovunque.

Con i nostri corpi, contro il vostro odio.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Sabato 10 febbraio tutt* a Macerata: contro il razzismo, contro i divieti del ministero dell’Interno. Per l’antifascismo, per la democrazia.

IMG_20180208_211920

«Ringrazio Anpi, Cgil, Libera, Arci e le altre associazioni per avere rinviato la manifestazione del 10 febbraio raccogliendo l’appello del sindaco di Macerata. Hanno fatto un atto di amore verso la comunità. Mi auguro che anche le altre organizzazioni che hanno fatto richiesta di svolgimento manifestazioni accolgano la richiesta del sindaco. Se risponderanno positivamente sarà dimostrazione di responsabilità da parte loro, se così non fosse ci penserà il ministero dell’Interno a impedire che si faccia la manifestazione». (Marco Minniti).

Queste sono le incredibili e gravissime parole del Ministro dell’Interno. È opportuno brevemente riepilogare gli accadimenti delle ultimi folli ore.

Le realtà di movimento delle Marche nel volgere di poche ore, dopo il gravissimo attentato di sabato hanno indetto la manifestazione nazionale che si terrà a Macerata sabato 10 febbraio. Già nel presidio spontaneo tenutosi nel pomeriggio del 4 febbraio la manifestazione è stata annunciata e messa a disposizione di chiunque condividesse la necessità urgente di scendere in piazza dietro lo slogan semplice e chiaro “contro ogni fascismo contro ogni razzismo”.

Il lancio della manifestazione si è immediatamente diffuso determinando larghissime adesioni in tutta Italia e persino dall’estero. Nonostante questa larghissima e immediata risposta la CGIL, per ragioni di posizionamento e opportunismi puramente interni all’organizzazione non solo ha deciso di non partecipare aderendo all’invito del Sindaco ad annullare ogni manifestazione, ma ha anche avviato una gravissima operazione di boicottaggio facendo circolare la notizia falsa che la manifestazione era stata annullata! Le scelte della CGIL sono state, purtroppo, condivise anche dai vertici di ANPI, LIBERA e ARCI.

Nonostante ciò, tanti attivisti di base, sezioni e circoli territoriali di queste organizzazioni hanno espresso la volontà  di non abbandonare la piazza di Macerata e di essere, comunque, presenti.

In questo contesto, cogliendo l’occasione creata ad hoc dal sindaco di Macerata e dalle organizzazioni non a caso ringraziate da Minniti per la loro collaborazione, si è inserita l’intimidazione del Ministro dell’Interno e la scelta tutta politica di vietare la manifestazione.

Si tratta di una evidente sospensione della democrazia nel nostro Paese, della brusca materializzazione di un fascismo che nelle strade si esprime con le pistole e nelle istituzioni con l’imposizione autoritaria del silenzio. Il divieto dopo una tentata strage fascista di esprimere liberamente e pacificamente la propria indignazione, è un atto che non ha precedenti nella storia della Repubblica.

Questo divieto è inaccettabile. L’equiparazione fascismo e antifascismo, razzismo e antirazzismo è inaccettabile. Per questo ribadiamo con fermezza che andremo comunque in piazza per ripristinare l’agibilità democratica e riaffermare quanto sarà scritto nello striscione di apertura del corteo “movimenti contro ogni fascismo ogni razzismo“. Invitiamo quindi a non farsi intimidire dal clima creato ad arte dal Ministero dell’Interno e a raggiungere Macerata per una grande manifestazione popolare. Non è il tempo di stare a casa. Non basta esprimersi sui social. Sono in gioco le nostre libertà fondamentali.

LE REALTÀ DI MOVIMENTO DELLE MARCHE

Numeri identificativi? Chi sono i veri violenti

carica-380x290

A seguito dei fatti di ieri – cariche della polizia nei confronti di tre iniziative antifasciste in tre diverse città (Padova, Pavia, Firenze) – condividiamo una riflessione del collettivo FuoriNorma di Padova:

Eccoli i veri violenti, schierati in tenuta antisommossa il mercoledì sera nelle piazze della vita universitaria, a difesa di qualche fascistello presente per l’iniziativa organizzata da Fratelli d’Italia.

Ci chiediamo come sia possibile che dopo un gravissimo fatto quale l’attentato di matrice fascio-leghista di Macerata vengano concesse sale ai mandanti morali di tale attentato in cui svolgere le loro iniziative, ovviamente ben protetti dalla polizia, o gli venga anche solo permesso di continuare a proferire parola.

Solo nella serata di ieri la polizia ha caricato tre iniziative promosse dagli antifascisti in tre diverse città: Padova, Pavia e Firenze.

In questo clima di barbarie urge una seria riflessione sui numeri identificativi per le forze dell’ (dis)ordine: i casi di abusi in divisa, è utile ribadirlo, non sono “casi isolati”, non si tratta di qualche violento impazzito come vorrebbero farci credere per Luca Traini, si tratta invece un problema strutturale della polizia italiana, profondamente attraversata da rigurgiti fascisti.

L’impunità totale di cui godono gli appartenenti alle forze di polizia, resa possibile dall’assenza dei numeri identificativi e dalla vicendevole copertura tra colleghi in perfetto spirito corporativista-fascista, insieme all’assenza di garanzie a tutela di chi denuncia violenze da parte della polizia, non fa altro che implementare e dilatare a dismisura l’area degli abusi in divisa. L’isteria securitaria ormai diffusa in tutto il Paese e alimentata da praticamente tutti i partiti, dal PD alla Lega Nord, che vorrebbe più sicurezza per i “cittadini onesti” e più poteri alle forze di polizia appare quasi come un paradosso: l’uomo che ha sparato a Macerata contro i migranti al grido di “Viva l’Italia”, ricordiamo, era cittadino italiano, uomo bianco, vicino alla Lega Nord di Matteo Salvini.

Ieri anche noi eravamo in Piazza dei Signori a Padova e abbiamo assistito per l’ennesima volta alla storia che si ripete: fascisti barricati dentro una sala, polizia schierata in loro difesa, ripetute manganellate nei confronti degli antifascisti di ritorno da una “passeggiata” per le vie del centro che intendeva anche portare solidarietà alle vittime del terrorismo fascio-leghista: Jennifer, Mahamadou, Gideon, Wilson, Festus e Omar.

FUORI I FASCISTI E I LORO PROTETTORI DALLE CITTA’!
CI VEDIAMO IL 10 TUTTE E TUTTI A MACERATA! Macerata – Manifestazione nazionale contro fascismo e razzismo
sempre ai nostri posti ci troverete!

Delle “bombe sociali” e altre amenità

Casa originale dell’articolo cronachw di ordinario razzismo http://www.cronachediordinariorazzismo.org/delle-bombe-sociali-amenita/

Che nemmeno gli spari su vittime inermi riescano a fermare anche solo per un attimo la propaganda, in questa povera e squallida campagna elettorale, è davvero inconcepibile e disumano. C’è ancora qualcuno che parla di una “bomba sociale” che sarebbe rappresentata dai 600mila migranti giunti negli ultimi anni.

In Italia almeno dal 1998 le frontierenon sono aperte: chi dice che può entrare chiunque voglia imbroglia l’opinione pubblica.

La legislazione in materia di immigrazione è costituita dal Testo unico 286/98 (approvato con il primo governo Prodi) così come modificata dalla Legge Bossi-Fini nel 2002(secondo Governo Berlusconi). In materia di immigrazione e sicurezza, le modifiche più importanti sono state introdotte dal pacchetto sicurezza Maroni (quarto governo Berlusconi) e dai decreti Minniti-Orlando approvati l’anno scorso. Se di fallimento delle politiche migratorie si deve parlare, si tratta di un fallimento politicamente trasversale frutto di un trentennio di politiche sbagliate il cui unico e preminente obiettivo è stato quello di impedire gli arrivi. Di solito quando si sbaglia si cambia rotta, in Italia si è semplicemente detto avanti tutta.

L’evoluzione dei flussi di ingresso nel nostro paese dei migranti provenienti dal continente africano è stata influenzata essenzialmente da tre elementi.

A partire dal 2009 è stata praticamente chiusa la programmazione degli ingressi per motivi di lavoro. La gran parte dei cittadini stranieri giunti negli anni precedenti sono arrivati per cercare lavoro nel nostro paese e, soprattutto in una seconda fase, per ricongiungimento familiare. Oggi sono stabilmente residenti in Italia 5 milioni di persone arrivate qui prevalentemente dalla seconda metà degli anni ’70 in poi. E contribuiscono, tra l’altro, a rallentare il processo di invecchiamento della popolazione, che ha conseguenze negative sulla sostenibilità del nostro sistema di welfare per la crescita della domanda di servizi sociali e sanitari e della spesa pensionistica. Sono mediamente più giovani, hanno menobisogno di cure e di assistenza, si concentrano nella fascia di popolazione attiva e dunque contribuiscono all’equilibrio del nostro sistema pensionistico nonchè alle entrate fiscali.

Italia. Popolazione totale e popolazione straniera per fasce di età. Anno 2017

I cambiamenti politici e i conflitti interni a molti paesi africani, insieme agli effetti prodotti dai cambiamenti climatici, hanno fatto crescere le migrazioni forzate e il numero di persone che cercano protezione in altri continenti. Da qui l’aumento del numero di persone che arrivano via mare: non potendo giungere per vie “legali” sono costrette a viaggiare “illegalmente”, rischiando la vita su quelli che sono tutto fuorché “taxi del mare”.

Di fronte all’aumento delle persone che giungono nel nostro paese, costrette a chiedere protezione internazionale, le alternative sono due: o il Governo decide di respingerle (come ha cercato di fare in passato l’Italia ricevendo condanne dalla Corte Europea per i Diritti dell’uomo) o si organizza per accoglierle. Da qui la necessità di ampliare il sistema di accoglienza italiano, purtroppo ancora prioritariamente sbilanciato a favore dell’accoglienza emergenziale.

Blocchi temporanei degli arrivi dei migranti via mare sono stati ottenuti stringendo accordi con i governi di alcuni paesi africani, in primo luogo la Libia. Si tratta di accordi economici che pretendono di fermare il viaggio di migliaia di donne e uomini con la forza. Se ci riescono, il prezzo in termini di sofferenze e vite umane è altissimo, ma la verità è che a causa dei conflitti interni e della corruzione che caratterizzano molti dei paesi “partner”, sono accordi che quasi mai funzionano a lungo. L’accordo stretto dal governo Berlusconi con la Libia ha provocato la diminuzione degli arrivi tra il 2008 e il 2010, ma l’abbattimento del regime di Gheddafi e il conseguente conflitto interno al paese hanno in seguito determinato un nuovo aumento delle partenze e degli sbarchi.

Nel 2017, il Governo in carica ha stretto nuovi accordi e oggi rivendica la diminuzione del numero di persone che sbarcano nel nostro paese. Le partenze non si sono comunque fermate e, come i fatti degli ultimi giorni purtroppo ci raccontano, le persone continuano a morire in mare.

A proposito poi del presunto pericolo per la nostra “sicurezza” che comporterebbe l’aumento della presenza di cittadini stranieri nel nostro paese, è forse utile ricordare che, nel contesto di una progressiva diminuzione del numero reati compiuti nel nostro paese negli ultimi anni (da circa 2,9 milioni del 2007 a circa 2,4 milioni nel 2016, dati Istat), l’incidenza dei detenuti stranieri sul numero complessivo delle persone che si trovano in carcere è anch’essa diminuita: dal 37,1% del dicembre 2009 è scesa al 34,1% nell’aprile 2017 (ultimi dati disponibili Osservatorio Antigone).

Italia. Popolazione dei detenuti e detenuti stranieri. Anni 2009 e 2017

La propaganda continuerà a fare il suo lavoro sporco sulla pelle di migliaia di persone. Noi continuiamo a fare il nostro.

Macerata, specchio dell’Italia. E’ il tempo di dire basta

manifestazione-macerata-traiani

Casa originale dell’ articolo cronache di ordinario razzismo  http://www.cronachediordinariorazzismo.org/macerata-traini-manifestazione/

E’ difficile dare un’idea dell’aria che si respira a Macerata dopo quanto successo sabato scorso, 3 febbraio. Il fatto, di cui abbiamo parlato qui, è che Luca Traini, ventottenne maceratese vicino agli ambienti di estrema destra ed ex candidato con la Lega Nord, ha sparato contro un gruppo di persone, tutte di origine africana, ferendone sei. Si è poi avvolto nella bandiera tricolore urlando “Italia agli italiani” mentre faceva il saluto fascista, a braccio teso. Molto specifico per essere il gesto di un folle, come alcuni hanno provato a derubricare il gravissimo episodio.

Altri invece l’hanno sostenuto, da subito e con chiarezza: Forza Nuova in primis, che ha espresso pieno sostegno all’aggressore. Ieri il movimento di estrema destra si trovava sotto la sede del Pd, identificato come “colpevole di aver permesso l’invasione degli immigrati”, e per domani, martedì 6, è prevista una manifestazione, proprio nella piazza principale della città: una dimostrazione “contro l’immigrazione”, come recita il comunicato di FN. Una manifestazione che, dalle ultime informazioni, sembra sia stata autorizzata: cosa molto grave, visto che di fatto si consente di stare in piazza, legittimandone la presenza e dunque anche i discorsi, a chi ha da subito sostenuto una persona che ha sparato contro altri esseri umani.

Anche altri hanno espresso da subito il proprio sostegno: ma non all’aggressore, bensì alle vittime e a quella parte di società che rifiuta il razzismo, il fascismo e la violenza: “Fermiamoci tutti contro ogni violenza e ogni fascismo” è la frase scritta sullo striscione che campeggiava ieri – domenica – ai giardini Diaz, dove si sono ritrovate più di trecento persone. Un presidio spontaneo, nato dal bisogno di non normalizzare gli attacchi di odio, i discorsi fascisti, il razzismo sempre più palese. Un presidio nato tramite whattsapp, dall’iniziativa di singoli, che hanno preferito non utilizzare facebook proprio perchè sempre più spesso questo social diventa la vetrina dei discorsi di odio: meglio agire, si è pensato. E sono stati in tanti a pensarlo (qui il video).

Diametralmente opposta la posizione di chi appoggia Traini e ne legittima l’operato: è frequente il richiamo alla morte di Pamela Mastropietro e in generale ai reati di cui si macchierebbero gli immigrati, andando a esasperare gli italiani. Parole che ritornano spesso nel gruppo facebook ‘Sei di Macerata se..’, e che si ritrovano anche nelle dichiarazioni di molti politici: oltre agli esponenti di Forza Nuova, anche Salvini e Berlusconi puntano il dito contro “la presenza degli immigrati”, in una strana costruzione retorica per la quale se vieni quasi ucciso, il problema non è chi ti ha sparato e perchè, ma la tua stessa presenza.

C’è poi chi non si espone in modo così definito e non giustifica quanto successo: però, in parte, lo capisce. C’è, insomma, chi alla condanna dell’aggressione associa il pensiero che “però gli immigrati sono troppi”. Chi ha normalizzato, o sta normalizzando, qualcosa che normale proprio non è.Uscire di casa con una pistola, mirare contro sei persone identificate come nemici in quanto nere, e sparare, non è normale. Queste sei persone hanno dei vissuti individuali, come tutti e tutte noi, non sono parte di un gruppo omogeneo contro cui scagliarsi per ogni problema – dalla criminalità alla disoccupazione, alla mancanza di risorse economiche. Ma questo sembra ormai passato in secondo piano, anche in una città come Macerata dove storicamente l’estrema destra non ha una rappresentanza particolarmente forte. “Macerata è una tipica città della provincia italiana: tranquilla, non vuole fastidi. La cosa grave è che da tanta gente quanto accaduto viene vissuto come un fastidio”, afferma Paolo Bernabucci, presidente del Gruppo Umano Solidarietà, realtà che in città gestisce due centri di accoglienza. Due delle vittime di Traini vivono proprio in uno di questi centri.

Del resto, se la comunicazione, nazionale e ancor più locale, si appiattisce su una narrazione al limite del deumanizzante, giorno dopo giorno gli strumenti per affrontare la realtà in modo critico vengono meno. Di fronte a un vero e proprio atto di attacco fascista la narrazione mediatica si è concentrata molto sul profilo psicologico dell’aggressore, oscurando le vittime. Se nei casi di attacchi terroristici siamo abituati a scoprire la vita passata delle persone aggredite, in una comunicazione voyeristica che mira alla pietas del lettore, qua accade l’inverso:le vittime scompaiono. Solo dopo qualche giorno, e solo su alcuni quotidiani nazionali, si ascolta la loro voce e si da spazio a quello che hanno da dire. “Chi lotta tra la vita e la morte sembra caduto nel dimenticatoio mediatico. Ancora una volta le vere vittime sono escluse, private della parola e del racconto. Anche questo è sintomo del razzismo dilagante”, affermano i membri del centro sociale Sisma, presenti ieri al presidio nei giardini Diaz. “La stampa locale, e in particolare i siti online, sono i mandanti e i fautori di questo clima che stiamo ora vivendo. Non fanno giornalismo, bensì fomentano odio. Non forniscono strumenti per capire, piuttosto diffondono slogan e stereotipi”, fa eco Bernabucci.

E allora occorre mettersi in gioco. Lo affermano tutte le realtà che promuovono la manifestazione indetta per sabato 10. Un’iniziativa nazionale: perchè quanto avvenuto a Macerata non riguarda solo Macerata. L’aggressione fascista di sabato scorso è l’ennesimo grave episodio che indica una deriva molto pericolosa presente in tutta Italia, che va contrastata anche e soprattutto a fronte delle legittimazioni e banalizzazioni di parte del mondo politico e mediatico.

“È ora di dire basta – afferma l’Anpi – il gesto di terrorismo fascista che ha colpito Macerata è la conseguenza del quotidiano stillicidio di parole razziste e violente che stanno lentamente avvelenando la convivenza civile delle nostre città”. E’ contro questo clima che si vuole scendere in piazza sabato, in un corteo eterogeneo, al quale sono chiamate a partecipare tutte le persone che non vogliono lasciare più spazio al razzismo e al fascismo. Qui info.