Sono una cattiva maestra perché sono antifascista – Da NUDM Bologna

Esprimiamo massima solidarietà a Rosa Maria Dell’Aria, la docente di Palermo sospesa l’11 maggio 2019 per un video, realizzato dai suoi alunni, in cui si confrontano le leggi razziali con il decreto sicurezza.
Dopo la segnalazione di un militante di destra al ministro Bussetti e l’intervento mediatico della senatrice leghista Lucia Borgonzoni, l’Ufficio Scolastico Regionale siciliano recepisce le volontà del ministro della pubblica istruzione Bussetti e inizia un’indagine sulla questione, arrivando dopo pochi mesi a notificare una sospensione di due settimane alla docente di Palermo, con la motivazione di “non aver vigilato sugli studenti” che nell’ambito di una ricerca sulle persone migranti hanno accostato, attraverso due immagini, le leggi razziali del 1938 al Decreto Sicurezza del 2018. La polizia irrompe così nell’istituto per interrogare docenti e studenti solo perché in una classe si è avuto il coraggio di scrivere che il decreto sicurezza è di stampo fascista e razzista. Colpisce anche il ruolo dei social in questo clima, attraverso i quali la macchina governativa non solo denuncia e diffama con semplici tweet, ma espande il proprio controllo e censura grazie allo scrutinio dei “profili” di insegnanti, educatrici ed educatori. Se in passato servivano le spie di quartiere, oggi i sottosegretari e i ministri rispondono direttamente alle segnalazioni virtuali dei propri follower, i quali visitano le pagine Facebook di insegnanti, educatrici e educatori per denunciarne fantomatiche connivenze, che siano con la “sinistra” o con l’ideologia del gender.
Secondo la logica del provvedimento di sospensione, il compito dell’insegnante sarebbe quindi quello di censurare le critiche ai provvedimenti del governo. Lo strumento della sospensione è tuttavia un provvedimento raro ed estremo e dovrebbe essere utilizzato contro un’insegnate solo in casi di molestie, violenze o incitazione all’odio. Diamo al ministro Bussetti un consiglio: l’unico modo per fermare il proliferare di simili opinioni tra le/gli studenti sarebbe eliminare completamente l’insegnamento della storia, educare all’ignoranza e scoraggiare e punire il pensiero critico. Questo non può però essere il lavoro di un’insegnante. È invece il lavoro di questo governo, esercitato con modalità poliziesca attraverso la limitazione della libertà di espressione e di insegnamento. Il braccio delle istituzioni non è solo la burocrazia, ma anche la violenza materiale dei loro alleati neofascisti e neonazisti.
Possiamo solo abbozzare il lungo elenco di attacchi fascisti alla libertà d’insegnamento compiuti nell’ultimo anno e mezzo: a Torino una maestra licenziata per aver manifestato, a Ravenna insegnanti indagate per un’iniziativa degli studenti durante gli esami di maturità – una lettera contro i provvedimenti razzisti indirizzata al Presidente della Repubblica –, la censura di un progetto sulla parità di genere a Trento, gli attacchi ai 63 docenti di Bologna che hanno fatto lezioni sulla condizione migrante, gli attacchi fisici ai luoghi della formazione, dagli asili alle Università. Nel mirino di questi recenti attacchi sempre due questioni specifiche: la lotta al razzismo e la lotta alle discriminazioni di genere. In tanti anni di lotta femminista, come insegnanti e studenti con Non Una Di Meno, abbiamo già affermato che non si tratta di un caso. Si tratta di un progetto esplicito di ristrutturazione sociale, eversivo rispetto al patto sociale che una comunità deve necessariamente darsi, fondato sul rispetto, sull’antifascismo, sull’antirazzismo e sull’autodeterminazione delle donne e delle persone LBTQI+.
L’autodeterminazione di chi lavora o transita nei luoghi dell’educazione non può essere messa in pericolo, così come la libertà. Il nostro compito non è “vigilare sugli studenti”. Il compito di un sistema educativo coerente con la costruzione della società che vogliamo è quello di fornire gli strumenti critici necessari per dare spazio ai saperi, contro chi usa l’ignoranza per diffondere violenza e paura.
Denunciamo le censure e gli attacchi alla libertà di insegnamento e di opinione, non un’insegnante liber* di meno nella scuola e nel mondo!

Cariche della polizia al comizio di Salvini, attivista minacciata: “T’infilo il manganello nell’ano”

La denuncia shock di una manifestante di un collettivo di sinistra, che ieri ha partecipato alla contestazione contro Salvini: “Sono stata presa e trascinata fuori dalla folla, mi hanno preso e buttata a terra, presa a manganellate e trascinata lontano dalle telecamere per il collo fino quasi a non avere più respiro”.
Circa duemila manifestanti si sono dati appuntamento in Piazza della Repubblica a Firenze, poco lontano Piazza Strozzi, dove si è svolto poi il comizio del vicepremier leghista Matteo Salvini, a sostegno del candidato sindaco di centrodestra Ubaldo Bocci. Intorno alle 20:20 un centinaio di persone aderenti a diversi collettivi, tra cui Iam (Iniziativa antagonista metropolitana), Cua (Collettivo universitario autonomo), Cas (Collettivo antagonista studentesco) e Collettivo femministe Spine nel fianco hanno tentato di forzare il cordone a Piazza Strozzi e sono stati a più riprese respinti dagli agenti di polizia. Dopo le due cariche di alleggerimento iniziali la polizia è intervenuta di nuovo per respingere un tentativo di sfondamento. Gli scontri hanno provocato diversi feriti, come hanno denunciato in un post su Facebook il sito web ‘Firenze dal basso’, che ha pubblicato le foto di una giovane attivista che mostra segni evidenti di lividi in diverse parti del corpo. La ragazza è stata letteralmente assalita dagli agenti e ha riferito di aver subito pesanti offese verbali, con minacce e percosse.
Questa la sua testimonianza:



Ieri 19 Maggio durante una carica di “alleggerimento” delle forze dell’ordine di Matteo Salvini sono stata presa e trascinata fuori dalla folla, dietro ai giornalisti, 3 agenti ( a cui se ne sono aggiunti 2 successivamente) mi hanno preso e buttata a terra, presa a manganellate e trascinata lontano dalle telecamere per il collo fino quasi a non avere più respiro,messa a terra , minacciata di infilarmi “il manganello nell’ano se non stavo ferma Immobilizzata, identificata , sono stata rilasciata perché “il pezzo grosso” ha dichiarato che non avevo fatto niente e che stavano esagerando. Umiliata, con i vestiti a brandelli sono stata rilanciata nella folla senza nessun rispetto. Quello che è successo ieri fa male al cuore , alla speranza , alla voglia di esserci , di manifestare i propri pensieri e il proprio dissenso dal disastro che si sta creando. Non dimenticherò mai lo sguardo dell’agente che mi ha assalito. Il suo sorriso, la sua soddisfazione nell’esercitare un potere forte ,mero, privo di animo , su esseri umani che lottano ogni giorno per un mondo diverso mi ha sconvolto e addolorato più di ogni altra cosa . L’umanità perduta , il sopruso sessuale su una donna ,il calpestare la dignità altrui.
Se questo è un uomo.

Firenze – solito scenario Salvini parla- la polizia carica migliaia di manifestanti antifascisti

In piazza Repubblica circa 2mila persone per protestare contro il vicepremier che tiene un comizio in piazza Strozzi. Circa un centinaio hanno cercato di sfondare il cordone di sicurezza delle forze dell’ordine. Il sindaco Nardella invita alla calma 

manifestazione contro Matteo salvini © ANSA

 Saremo in piazza per respingere Salvini e la sua propaganda fascista”, era scritto in una nota degli organizzatori firmata Iam – Iniziativa antagonista metropolitana, Cua, Collettivo universitario autonomo e Cas, Collettivo antagonista studentesco e e Collettivo femministe Spine nel fianco. … a Firenze dove si sono radunate oltre 2000 persone per protestare contro la presenza del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha tenuto un comizio in piazza Strozzi. . Già molto prima che Salvini arrivasse sul palco circa trecento giovani hanno cercato di sfondare il cordone della polizia sotto l’arco che da piazza della Repubblica porta in via Strozzi, a un centinaio di metri dal palco della Lega, dove insieme al vicepremier c’era il candidato a sindaco per il centrodestra Ubaldo Bocci. I primi due tentativi sono stati respinti con cariche di alleggerimento, poi quando i manifestanti si sono fatti più minacciosi, gli agenti hanno iniziato a caricare con più decisione per respingerli. Alla fine sono state sei/sette le cariche con qualche poliziotto contuso così come qualche contuso si è registrato tra i manifestanti. . In realtà la stragrande maggioranza dei manifestanti, portavano cartelli e striscioni anche ironici, mentre in testa ai manifestanti uno striscione esplicativo: ‘Dopo il Matteo di Rignano, cacciamo il Matteo Padano. Firenze non si Lega’, e qualche foto di Salvini a testa in giù. Non pochi anche coloro che sono arrivati in piazza con la maschera di Zorro sul volto. I più agitati, mentre piazza della Repubblica si stava svuotando, alla fine del comizio del vicepremier e leader della Lega, sono partiti in corteo, cercando poi di tornare verso piazza Strozzi, dove Salvini è rimasto a lungo per fare i selfie con i militanti per poi tornare in piazza della Repubblica dove hanno organizzato un presidio.

Firenze, proteste contro il comizio di Salvini: cariche della polizia

Sempre alta la tensione a Firenze per la manifestazione organizzata in piazza della Repubblica, nel centro storico della città, contro la presenza di Matteo Salvini che sta tenendo un comizio nella vicinissima piazza Strozzi. C’è stata una sesta carica della polizia per impedire che un gruppo di alcune decine di manifestanti riuscisse a raggiungere il luogo dove stava parlando il leader della Lega.

C’è stato anche un lancio di bottiglie e lattine. La manifestazione di protesta era stata annunciata nei giorni scorsi da alcune sigle della sinistra e dei collettivi: ‘Firenze non si Lega!’ lo slogan scelto. «Saremo in piazza per respingere Salvini e la sua propaganda fascista», era scritto in una nota degli organizzatori firmata Iam – Iniziativa antagonista metropolitana, Cua, Collettivo universitario autonomo e Cas, Collettivo antagonista studentesco e e Collettivo femministe Spine nel fianco. Stasera, tra le bandiere in piazza Repubblica, anche quella europea sventola da cinque-sei manifestanti. Tanti gli slogan, anche ironici e più di una manifestante ha la maschera di Zorro.

Bologna. I fascisti No pasaran! Tutti in piazza oggi

Dal 13 maggio 2000 al 16 febbraio 2018, ogni volta che Roberto Fiore e i fascisti di Forza Nuova hanno provato di mettere piede a Bologna migliaia di antifasciste e antifascisti sono scesi in piazza, non sottraendosi, quando è stato necessario, alla battaglia di strada.
Quelli di Forza Nuova sono fascisti della peggior specie, seminatori di odio razziale, di sessismo, omofobia e catto-integralismo. Promuovono orgoglio nazionalista e mantenimento della “purezza etnica”, fanno campagne per il blocco dell’immigrazione, la costruzione di muri e reticolati per impedire la libera circolazione delle persone. Si battono per distruggere i diritti di cittadinanza universali, il divorzio e l’aborto. Sono contrarissimi alle “teorie del gender” e allo ius soli che, secondo loro, avvierà la “sostituzione etnica”. 
Predicano e praticano un’ideologia violenta che si fonda sulla repressione e sulla sottomissione delle donne, degli omosessuali, delle persone che seguono religioni diverse da quella cristiana, di quanti non hanno il “bianco” come colore della pelle.
Il loro “matrimonio indissolubile” si basa sul lavoro delle donne tra le mure domestiche e una specie di cottimo per chi sforna figli, chiamato “reddito di maternità”, erogato a “tutte le madri che dimostreranno di essere impegnate esclusivamente nell’ambito familiare”.
Come i fascio/leghisti e come Casa Pound fabbricano a ciclo continuo false paure, producendo bufale diversive, nemici fittizi e capri espiatori. Quando intercettano pulsioni e malcontenti sociali, li incanalano in una squallida guerra tra poveri, in un conflitto basato sull’egoismo sociale dove la miseria di persone in difficoltà verrebbe intaccata dalla povertà di altri esseri umani.
Il loro luogo ideale sarebbe l’Alabama della segregazione razziale e dell’aborto considerato come delitto da carcere a vita, ma si accontentano dello sdoganamento ricevuto dagli editti salviniani e dalle politiche antimigratorie del governo “lega/stellato”.
Nelle porcate che hanno messo in campo in questi mesi si sentono politicamente coperti dal “fascismo istituzionale” che li spalleggia. Se non fosse così non ci sarebbero state le false barricate contro l’arrivo dei profughi (spesso bambini) in qualche quartiere di periferia. Non ci sarebbe stata la vergognosa vicenda del pane calpestato a Torre Maura o l’assedio alla famiglia rom di Casal Bruciato per l’assegnazione di un alloggio popolare. Non si sentirebbero legittimati a negare il diritto all’esistenza per migranti e rom e a minacciare persone, come Mimmo Lucano o volontari di associazioni che lavorano sull’accoglienza e sulla solidarietà.
PER TUTTE QUESTE RAGIONI
LUNEDI’ 20 MAGGIO ALLE ORE 17.00
SAREMO IN PIAZZA MAGGIORE,
PER NON LASCIARE NEANCHE UN CENTIMETRO DI SUOLO PUBBLICO ALLE “TESTE DI FASCIO” DI FORZA NUOVA!

Non dobbiamo lasciare che i fascisti guadagnino terreno. Dobbiamo avere ben chiaro che se non si è attivamente e convintamente contro fascisti e nazisti, si è loro complici.
Tacere di fronte alle violenze fasciste, minimizzarle o derubricarle a elementi di nostalgico folklore, significa esserne conniventi.
Essere antifascisti vuol dire praticare la (più che legittima) difesa contro chi predica queste nuove forme intolleranti e discriminatorie di totalitarismo.
Molte delle strade di questa città sono dedicate ai caduti della Resistenza, più di duemila sono le formelle con i ritratti e i nomi dei caduti partigiani di Bologna raccolte al Sacrario di Piazza Nettuno; quei ragazzi e quelle ragazze che diedero la vita per liberare il nostro paese dalla dittatura mussoliniana non lo fecero per permettere oggi alle carogne fasciste di uscire dalle fogne.
Vorremmo per una volta che ci fosse risparmiata la retorica del “non sono d’accordo con le tue idee ma farò di tutto perché tu le possa esprimere”.
IL FASCIMO NON E’ UN’OPINIONE, E’ UN CRIMINE.
E, come diceva Buenaventura Durruti, «Al Fascismo no se le discute, se le destruye»
NO PASARAN!

E’ morto il compagno, scrittore, poeta Nanni Balestrini

‘Compagni rifiutiamo il lavoro. Vogliamo tutto il potere vogliamo tutta la ricchezza. Dobbiamo lottare perché non ci sia più il lavoro. Dobbiamo lottare per la distruzione violenta del capitale.’ Nanni Balestrini
Ciao Nanni, continueremo a “volere tutto”.

20 maggio 1929: nasce Francesco Berardi

Il 20 maggio 1929 nasce a Terlizzi, in Puglia, Francesco Berardi. Giovanissimo si trasferisce a Genova dove entra nell’Italsider di Cornigliano, nel reparto zincatura nel 1956.
Negli anni sessanta comincia la sua militanza, prima con un’esperienza nel PCI, poi negli anni settanta con l’entrata in Lotta Continua.
Deluso dall’esperienza in Lotta Continua, Berardi, viene descritto così da chi lo conosceva in quegli anni: “Era uno che parlava tanto, tantissimo, come capita spesso agli operai anziani, che ritornano sempre sugli stessi argomenti: che qui siamo tutti antifascisti, ma la resistenza non la facciamo mai; che qui si parla e si parla, ma di cose concrete non se ne vedono. E sarebbe ora di muoversi”. Inizia così a collaborare con le Brigate Rosse presenti nella sua fabbrica, diffondendo ciclostilati e materiale propagandistico, e rilevando i numeri di targa delle autovetture appartenenti ai dirigenti più antioperai dello stabilimento.
Fu proprio mentre cercava di diffondere all’interno della sua fabbrica dei volantini che venne scorto dal delegato sindacale CGIL e militante del PCI Guido Rossa, e prontamente denunciato da questi ai carabinieri. Da tempo infatti il Partito Comunista, sollecitava i suoi iscritti alla , però ancora nessuno aveva raccolto questa sollecitazione, e tantomeno lo aveva fatto cosi clamorosamente. Francesco Berardi venne subito arrestato. Aveva al momento cinquant’anni, moglie, figli e nipotini.
Il gesto di Guido Rossa fu gravissimo: la denuncia di un compagno di lavoro che combatte i padroni e lo Stato rappresenta infatti la rottura di ogni vincolo di solidarietà di classe. Un conto è la battaglia politica in fabbrica fra rivoluzionari, riformisti, operai più combattivi, altri meno che può essere aspra e conflittuale; un conto è la delazione che porta un collega di lavoro in carcere.
Dopo un anno, passato in giro per le carceri speciali, il 24 ottobre 1979, Berardi muore suicida nella sua cella. Non era preparato a reggere il peso di quella situazione, per avere distribuito quattro volantini in fabbrica.
Le Brigate Rosse – colonna Walter Alasia, in un comunicato lo ricordano con queste parole:
“Nei giorni scorsi un compagno è morto in carcere: Francesco Berardi, operaio dell’Italsider di Genova. E’ stato assassinato prima dai berlingueriani che lo hanno consegnato agli sbirri di questo regime, poi dalla “giustizia” dei padroni, ed infine da quei lager nei quali vengono rinchiusi i comunisti combattenti. Nella nostra memoria resta il ricordo della sua vita di proletario che non si è mai arreso ai padroni, di operaio che ha saputo porsi alla testa degli sfruttati e ha dato la vita per il comunismo…”

Perché il licenziamento della maestra antifascista non va sui mass media?

Tutta la nostra solidarietà alla Professoressa Rosa Maria Dell’Aria di Palermo per l’assurda e illegittima sospensione per chi giustamente difende il pensiero critico degli studenti che altrettanto giustamente hanno fatto il paragone tra il fascismo di ieri e il moderno fascismo di Salvini e del governo fascio-populista-razzista.La solidarietà l’abbiamo espressa non solo a parole ma nei fatti, partecipando e intervenendo alla manifestazionedi ieri a Palermo
Ma la vicenda del licenziamento della maestra antifascista Lavinia Cassaro di Torino è anche peggio: non solo è in piedi una denuncia penale, qui l’insegnante ha perso addirittura il lavoro – come e perchè lo racconta lei stessa nella lettera che segue – ma, in sintesi: per aver in una manifestazione antifascista (al di fuori dell’orario di lavoro) protestato, denunciato con forza il comportamento della polizia che lasciava piena libertà di manifestazione ai fascisti di Casapound, a cui anzi, riservava protezione, mentre caricava invece brutalmente i giovani, i lavoratori, le donne, i migranti che manifestavano a Torino in difesa dei valori antifascisti, della Resistenza partigiana.
Ma, a differenza della vicenda di Dell’Aria, non ne parlano i grandi mass media e questo gravissimo provvedimento – che ricorda, effettivamente, i licenziamenti politici ai tempi del fascismo, rischia di andare nel dimenticatoio. Perchè?Eppure anche qui ci troviamo di fronte ad un provvedimento politico, da parte del Ministero della Pubblica Istruzione; ad una sentenza che dice che il comportamento di Lavinia di protesta verso la polizia sarebbe “in grave contrasto con i doveri inerenti alla funzione… anche se tenuti al di fuori delle mansioni e dell’orario di lavoro…; in contrasto con i doveri educativi connaturati alla sua funzione di docente di scuola primaria…; che si tratterebbe di un’attività dolosa che ha portato grave pregiudizio alla scuola, alla pubblica amministrazione, agli alunni, alle famiglie…”.Quindi, si dice che le maestre antifasciste sono un danno per la scuola, non un esempio!
Ciò che evidentemente è la colpa di Lavinia – e fa la differenza – è che questa maestra ha osato protestare contro la Polizia – non è un caso che sempre la sentenza scriva che il comportamento di Lavinia poteva diffondere un “senso di disprezzo per lo Stato e i suoi componenti”.Quindi, lo Stato, le sue forze di polizia che permettono, e oggi sempre più, una violazione aperta della Costituzione che vieta propaganda e ricostituzione di organizzazioni fasciste, non si toccano, non si possono denunciare!Questa è la vera “colpa” di Lavinia.
NON PERMETTIAMO QUESTO LICENZIAMENTO POLITICO!NON PERMETTIAMO CHE LA VICENDA DI LAVINIA CADA NEL SILENZIO!FACCIAMOCI SENTIRE, MOBILITIAMOCI SENZA DISTINZIONI!
Firmate in tantissime, tantissimi l’appello – nel link di seguito segnalato – e inviatelo ai mass media e dovunque potete!https://www.change.org/p/movimento-femminista-proletario-rivoluzionario-sempre-al-fianco-di-lavinia-flavia-il-licenziamento-di-lavinia-deve-essere-ritirato

Lettera di Lavinia Cassaro:

Sono stata un’insegnante precaria (diplomata magistrale, II fascia di Istituto), negli ultimi anni della mia vita. Più di un decennio, ormai.Ho cominciato a lavorare nelle scuole primarie statali nell’Anno Scolastico 2006/07, nella provincia di Bologna. Dall’A.S. 2011/12 ho trasferito il mio servizio presso la provincia di Torino. Ho lavorato con continuità, cambiando ogni anno scuola e mansione fino al 2016/17, anno nel quale sono stata immessa in ruolo.Ho sostenuto l’Anno di Prova presso l’Istituto Comprensivo di Montanaro (To). Ho superato la Commissione di Valutazione finale e ho ottenuto il “posto fisso” (qualcuno direbbe…); io ero contenta perché finalmente, dopo anni di precariato, potevo vantare la “privilegiata” condizione di lavoratrice a tempo indeterminato! Che tra l’altro nel caso specifico, nel caso cioè della categoria professionale dell’insegnamento, sarebbe o dovrebbe (ahinoi!), essere cosa non soltanto scontata, ma tangibile ed effettiva… La continuità è connaturata al mestiere dell’insegnamento. Esso non può essere reso, ridotto, nei fatti, ad un ammortizzatore sociale, atto a convogliare in questa sorta di “Limbo Occupazionale” migliaia di persone… In tutto il Paese. Scuola per Scuola. Istituto per Istituto… In questa interminabile (e delirante!) attesa del posto fisso… Appunto! Da anni… Per anni.Per l’A.S. successivo (2017/2018), chiedo ed ottengo (in avvicinamento alla mia città di residenza), il trasferimento all’I.C. Leonardo Da Vinci/Pablo Neruda, di Torino.
Il 22 febbraio del 2018, in città (To), era previsto (in vista delle elezioni governative del 4 marzo) un comizio elettorale. Candidato premier: Simone di Stefano, esponente del gruppo di estrema destra casapound, apertamente afferente al fascismo e parecchio nostalgico del Ventennio Mussoliniano.
Io, quella stessa sera, sarei dovuta partire, insieme al altre centinaia di mie colleghe, maestre elementari, (con diploma di Istituto superiore Magistrale), alla volta della Capitale, Roma.Era indetto per il 23 febbraio 2018 un grosso sciopero nazionale di comparto (scuola).Forti tiravano i venti della Protesta tra la categoria, anche a causa di una vertenza che riguardava (e riguarda ancora!) migliaia di lavoratrici/tori/ in merito alla regolarizzazione di migliaia di lavoratrici e lavoratori (maestre/i/ con diploma Magistrale).Ad ogni modo, saputo solo qualche sera prima che questo indecente personaggio, Simone di Stefano, sarebbe venuto nella mia città a vomitare politiche di odio, chiedendo voti, atti a permettergli di penetrare le fondamenta portanti della nostra Repubblica, mi sono sentita in dovere (il mio spirito Antifascista me lo imponeva) di rimanere.I fatti successivi li conosciamo tristemente tutti… Non mi dilungo.Ad ogni modo a parer mio: sia la mia persona, che la città di Torino tutta, ridotta quella sera (ad un corteo Antifascista indetto all’indomani della strage di Macerata, strage di stampo xenofobo, per mano di un affiliato di casapound, nonché candidato consigliere, alle comunali del suo paese, con la LegaSalvini) a meno di un migliaio di persone, abbiamo fornito alla Campagna Elettorale ottimi spunti di propaganda:il male assoluto di questo paese è l’ANTIFASCISMO! Ad oggi ne vediamo le conseguenze…A seguito di quella manifestazione io vengo denunciata e viene fatto dal Ministero della Pubblica Istruzione un decreto di destituzione
Sulla sentenza di Primo Grado di Giudizio, pronunciata dal Tribunale di Torino (sez. Lavoro), nella persona del giudice Mauro Mollo, riguardante il ricorso avverso il decreto di destituzione inflittomi dal ministero della pubblica istruzione, che io avevo mosso nel dicembre scorso, davvero ho ancora difficoltà a credere che sia potuta andare cosi: il giudice rigetta il mio ricorso sostenendo che la pena inflitta dal datore di lavoro è non soltanto legittima (secondo un’interpretazione molto fantasiosa e creativa della norme vigenti!), ma congrua e proporzionata.Ivi si sostiene che:io non soltanto mi sono macchiata di una “colpa” assoluta ed irreversibile, quella di perdere il controllo del mio stato emozionale, mostrando un lato (umano e non professionale) che contraddice il “MODELLO FIDUCIARIO” che ogni maestra dovrebbe interpretare e perpetrare…In ogni istante della sua vita. Compresi quelli dedicati a se stessa, ai propri percorsi individuali e collettivi, al proprio TEMPO VITA….; ma l’ho fatto pure in presenza di vari giornalisti, telecamere e, dunque io avrei, secondo il giudice, dovuto e potuto prevenire ed attendermi la GOGNA MEDIATICA che ne è seguita le settimane successive e che, di fatto, rappresenta il REALE MOTIVO per il quale mi hanno licenziata.
Non ho voglia di arrendermi e sono ancora molto arrabbiata per tutto questo. Penso sia il caso di andare avanti nella battaglia giudiziaria. Ci sono concreti spiragli di opposizione. Questa sentenza può e deve essere ridiscussa!Vorrei, soprattutto, non farlo da sola. Ho bisogno di sostegno concreto.Di potere credere (e di poterlo vedere, “toccarlo con mano”) che questa diventi una GRANDE CAUSA collettiva. Che possa portarci, vento in poppa e nuova brezza, verso orizzonti migliori.
Lavinia Flavia Cassaro