Trentasette anni dopo, per Valerio

VALERIO2.jpg

Anche quest’anno ci avviciniamo alla ricorrenza dell’omicidio di Valerio Verbano, giovane militante comunista ucciso il 22 Febbraio del 1980 da un commando di fascisti, i quali precedentemente erano entrati nell’appartamento dove viveva a Montesacro, immobilizzando i suoi genitori. Gli assassini di Valerio, legati comunque all’eversione nera e ai Nar, non saranno mai scoperti nonostante la lunga battaglia portata avanti dalla madre Carla, scomparsa purtroppo cinque anni fa. Al di là dell’incapacità di uno Stato, per molti versi colluso, di assicurare giustizia, nel corso degli anni il ricordo di Valerio è rimasto vivo nella memoria della città e porta ogni anno migliaia di persone a sfilare per le strade di Montesacro.Per noi il corteo del 22 Febbraio è uno dei passaggi fondamentali, non solo per un discorso di memoria storica: la vicenda di Valerio Verbano, insieme con la forza e l’intelligenza che i compagni e il quartiere hanno avuto nel costruire intorno a quel ricordo un immaginario, restituiscono molti elementi utili a definire cosa dovrebbe significare oggi essere antifascisti. Innanzitutto spazza via l’idea di un valore legato soprattutto alle élite politiche e culturali: l’antifascismo liberal viene ridimensionato davanti alla realtà del quartiere, della materialità delle relazioni di sfruttamento che si vivono, della capacità di identificare subito il fascista come nemico di classe. In anni in cui le destre provano sistematicamente a occupare lo spazio delle periferie, dei quartiere popolari, questa capacità di uscire tanto dalla rappresentazione della lotta contro il fascismo come una battaglia solamente “culturale” (nel senso peggiore del termine) quanto dallo schema della guerra fra bande avverse, deve a nostro giudizio essere un punto di partenza imprescindibile. A maggior ragione ci pare d’obbligo poi recuperare le motivazioni che hanno portato all’omicidio: Valerio stava costruendo un dossier, poi a più riprese sottratto, in cui si documentavano i rapporti fra fascisti, malavitosi e apparati statali. Ecco allora un altro elemento di continuità con il presente da non sottovalutare e da cui trarre una lezione: bisogna avere la lucidità per smascherare i fascisti, che se da un lato cercano di costruirsi una faccia pubblica e “sociale”, dall’altra non smettono mai di intrecciare relazioni con i peggiori sfruttatori e apparati repressivi. Quelli che di giorno parlano di degrado e legalità di notte sono al soldo dello spaccio; quelli che millantano lotte sociali sono gli stessi poi al servizio della repressione. Non scordare mai questo fatto e far si che sia chiaro ai nostri soggetti sociali di riferimento può essere il grimaldello per costruirci una legittimità fuori dai (pochi) luoghi dove siamo ancora radicati. Anche perché la situazione odierna offre svariati esempi della verità di queste affermazioni: basti pensare al caso di Ostia, dove i fascisti prosperano al fianco dei clan criminali del litorale, o alla vicenda di Mafia capitale. Ecco allora perché diventa fondamentale partecipare ai momenti che come antifascisti romani stiamo costruendo nel nome di Valerio. Ci limitiamo a citarne uno, oltre al corteo: oggi, dalle 18, la facoltà di fisica della Sapienza ospiterà lo spettacolo teatrale “Rosso vivo e la mostra dei manifesti delle manifestazioni tenute nei 37 anni dall’omicidio. Domani, ovviamente, l’appuntamento è in Via Monte Bianco, dalle 16, per la manifestazione, contro fascismo e sfruttamento, con Carla, Valerio e Sardo nel cuore.

http://www.militant-blog.org/?p=14126&utm_source=feedburner&utm_medium=twitter&utm_campaign=Feed%3A+militant-blog+%28Militant+%29

[Padova] GAP Sabato 25 e Domenica 26 Febbraio Via Palestro, Morandini, Bajardi, Dupré, Pinelli

 I GAP, Gruppi di Acquisto Popolare, organizzano l’acquisto collettivo di prodotti alimentari per abbattere i prezzi come strumento di difesa e sostegno dei lavoratori e pensionati nella crisi. Sabato […]

Sorgente: [Padova] GAP Sabato 25 e Domenica 26 Febbraio Via Palestro, Morandini, Bajardi, Dupré, Pinelli

Il 21 febbraio veniva celebrato come il giorno dell’anticolonialismo e dell’antimperialismo

c5k-m7dwcaazqtp c5k-ocgxuaayxsq

“L’uomo che non si aspetta dalla sua patria altro che una manciata di terra per la sepoltura merita di essere ascoltato, e non solo ascoltato, ma di essere creduto”. Vigliaccamente ed impunemente, per ordine del futuro dittatore Somoza, il 21 di febbraio del 1934 fu assassinato in Nicaragua il Generali degli Uomini Liberi Augusto Cesar Sandino, il giorno dopo la firma degli Accordi di Pace, con i quali Sandino si ritirava a vita pacifica in una cooperativa contadina nel nord del paese.

Paradigma ed ispirazione del patriottismo nicaraguense, Sandino simboleggia lo spirito di dignità nazionale, la lotta antimperialista ed antidittatoriale con la tenace resistenza all’ occupazione ed all’intervento degli USA portata avanti dal suo Esercito Difensore della Sovranità Nazionale, formato da contadini ed operai che combatterono con i macheti da lavoro, con fucili ossidati e bombe fabbricate con lattine piene di pietre e pezzi di ferro, abbattendo aerei nemici quasi a pietrate e, soprattutto, mantenendo alta una morale ed un amor patrio senza límiti davanti ad un esercito venduto e ad un esercito invasore cento volte più potente. Rappresentante degli umili e degli sfruttati del Nicaragua e dell’America Latina, Sandino dimostrò eroicamente che le forze contadine possono davvero organizzare una resistenza trionfante per l’autonomia nazionale.

“Il tempo dei martiri è venuto e se io sarò uno di loro, ciò avverrà per la causa della fratellanza, l’unica cosa che può salvare questo Paese”. Furono queste le ultime parole di Malcolm X prima di venire assassinato nel corso di una conferenza ad Harlem, il 21 febbraio del 1965, da membri della Nation of Islam, da cui Malcolm X si era separato nel 1963 per creare l’Organizzazione dell’Unità Afroamericana. Nel 1966, i suoi assassini furono condannati all’ergastolo ma, come spesso accade, chi tramò il suo omicidio, i Signori dell’Impero, sono rimasti impuniti.

Malcolm X, alias El-Hajj Malik El-Shabazz, il cui nome originario era Malcom Little, aveva 39 anni. Era tornato da un pellegrinaggio alla Mecca dove aveva incontrato pellegrini di tutte le provenienze scoprendo, in questo modo, l’universalità. Una delle ragioni della sua rottura con la Nation of Islam furono i contatti di quest’ultima con il Ku Klux Klan per negoziare la creazione di uno Stato nero indipendente nel Sud degli Stati Uniti, proprio come aveva fatto il fondatore del sionismo, Theodor Herzl, quando chiese l’appoggio dei peggiori antisemiti per il suo progetto di Stato ebraico. Per Malcom, il cui padre era stato vittima del Ku Klux Klan, una siffatta collaborazione era impensabile.

21 febbraio 1934: Sandino, general de hombres libres

La notte del 21 febbraio 1934, Augusto Cesar Sandino, dopo un colloquio con il neo presidente Sacasa, all’uscita del palazzo presidenziale di Managua viene catturato e poi ucciso dalla Guardia Nacional.

 

La storia del Nicaragua di inizio ‘900 è storia di liberali e conservatori, presidenti corrotti che si alternano alla guida di un vero e proprio protettorato statunitense. E’ in questo contesto di lotte intestine tra eserciti di partito che spicca la figura di Sandino, Generale degli uomini liberi. Nel 1926 combatte nelle fila liberali di Moncada contro le truppe d’invasione nordamericane, che difendono il presidente conservatore Chamorro. Nel marzo del ’27, quando lo stesso Moncada scopre che il denaro U.S.A. può garantirgli la presidenza del paese e pone quindi fine alle ostilità, Sandino decide che la guerra antimperialista può e deve continuare.
Alla testa di trenta uomini inizia una vera e propria lotta di liberazione che dalle montagne de Las Segovias lo porterà a controllare quasi tutto il paese. Le fila del primo sparuto gruppo di combattenti si ingrossano fino a raggiungere le dimensioni di un vero esercito: oltre 3000 volontari scelti, tra contadini e proletari urbani, a cui si aggiungono militanti di brigate internazionali da tutto il Sud America.
Già all’inizio del 1928, il generale degli uomini liberi è conosciuto a livello mondiale: una delle divisioni dell’esercito rivoluzionario di Mao Zedong viene denominata “Sandino”, e il suo nome è già una bandiera di lotta per tutta l’America Latina.
Gli Stati Uniti capiscono presto che quella sul fronte nicaraguense non è una guerra facile da vincere: i militari tornano al nord solo con i piedi in avanti, e l'”Esercito pazzo” ha elaborato una moderna strategia di guerriglia che gli permette di scoprire il fianco raramente. Quello che possono fare i marines è bombardare i villaggi e colpire i civili, spingendoli sempre più ad appoggiare la rivolta. E’ a causa di ciò che gli U.S.A. decidono di non inviare più contingenti in Nicaragua e optano per la costruzione di un apparato militare indigeno addestrato dai marines, con l’unico scopo di sconfiggere militarmente la guerriglia: la Guardia Nacional.
All’inizio del ’33 la Casa Bianca annuncia il ritiro delle truppe nal Nicaragua, e pone al governo il liberale Sacasa. Con l’uscita dei gringos dal paese, Sandino crede che ci siano le condizioni per trattare la smobilitazione del suo esercito di patrioti. Il 2 febbraio del 1933 accetta di deporre le armi in cambio di un’amnistia per i guerriglieri e della distribuzione alle loro famiglie di terre di proprietà statale, e si ritira con un centinaio di uomini nella zona di Wiwilí dove organizza una cooperativa agricola.
Ma la pace dura molto poco: l’assegnazione delle terre non viene effettuata e presto si scatena anche la persecuzione nei confronti dei militanti sandinisti da parte della Guardia Nacional comandata da Anastasio Somoza. Di questo si discute al palazzo presidenziale la sera del 21 febbraio 1934, prima che Sandino venga assassinato, il villaggio di Wiwilì venga distrutto e la sua popolazione massacrata.
Di lì a poco lo scenario politico in Nicaragua cambia notevolmente: nel ’36 Somoza depone Sacasa ed instaura una dittatura dapprima personale e poi familiare, che dura oltre quarant’anni. Il nome di Sandino viene bandito in tutto il paese dal ’34, e forse anche questo fatto fornirà combustibile alla vittoriosa rivoluzione che nel ’79 porterà al potere il Frente Sandinista de Liberaciòn Nacional.

Viterbo: Giovane pestato da casapound per un post su Facebook

5351160236_ee7a3f84a0_b

Di tutti i (vigliacchi) motivi di rappresaglia utilizzati da casapound e fascistume vario per mettere in atto minacce e pestaggi, questo che stiamo per raccontare è sicuramente il più vergognoso.

Paolo, 24enne di Vignanello, provincia di Viterbo, è uno degli oltre 10mila utenti che nei giorni scorsi ha condiviso questo post su facebook (“Chi mette il parmigiano sulla pasta al tonno non merita rispetto”). Un fotomontaggio, uno dei tanti, che con ironia tentava di demolire un cinico e tristissimo striscione appeso due settimane fa da militanti di casapound in cui vigliaccamente attaccavano profughi siriani in fuga dalla guerra (“Chi scappa dalla guerra abbandonando genitori, moglie e figli non merita rispetto” era l’odioso striscione appeso da CPI).

Un tentativo di rispondere con un mezzo sorriso, se vogliamo, di stendere un velo pietoso, su omuncoli così cinici da attaccare perfino chi fugge dalle bombe in cui quelle mogli, quei figli, in migliaia li hanno persi, così come le case, il lavoro, le intere città sono andate distrutte.

Ma Paolo sicuramente mai si sarebbe aspettato che il solo cliccare “condividi” su questo post avrebbe comportato per lui subire un autentico pestaggio. Così è avvenuto, infatti, nella notte tra l’11 ed il 12 febbraio scorsi quando in giro per il paese avrebbe incrociato un gruppo di militanti di casapound che riconoscendolo, probabilmente per amicizie in comune su facebook, lo hanno prima intimato di “non prendere più in giro casapound” e successivamente inseguito e pestato tra calci, pugni e cinghiate nelle loro solite dinamiche di 20 contro 1. Un atto da veri leoni.

L’intera comunità ha condannato il gesto, per fortuna anche le istituzioni locali. Un monito però va alle testate locali le quali, in ampia maggioranza, hanno scritto di “violenza politica” generica, senza dare un nome agli autori, senza parlare di violenza neo-fascista, senza specificare da quale post razzista sia nato tutto, quasi a far sembrare un banale litigio di strada finito in zuffa. Il giornalismo, per poter essere definito tale, deve dare una definizione ai fatti.

Paolo sta bene, adesso è ricoverato in ospedale in attesa di un intervento chirurgico al naso in cui ne avrà per 30 giorni circa. Siam sicuri però che a bruciare, più che i danni del pestaggio in sé, sia stata tutta la vicenda ad iniziare dai motivi, quel trattamento vigliacco subito senza possibilità di difesa. Inutile sorprendersi ancora delle dinamiche cui siamo abituati dai fascisti per le strade: 20 contro pochi, armi e lame a dar man forte, che le prede abbiamo capelli “strani” o post su facebook che non gli piacciono sono tutti buoni motivi per aggredire: fuga quando si tratta di difendersi.

A Paolo va tutta la nostra solidarietà, quell’immagine l’abbiamo postata in migliaia e ne continueremo a pubblicare per demolire i residui di fascismo mostrando al mondo di che pasta sono fatti, anche attraverso l’ironia, strumento che non gli appartiene. Anche, perché sappiamo bene che bisogna anche sapersi difendere nelle strade: i casi di Emilio mandato in coma a Cremona, piuttosto che Dax, Clément Méric, Pavlos Fyssas, barbaramente uccisi, sono ancora troppo freschi.

Soprattutto ci vediamo alla luce del sole, quando non potete nascondervi né fuggire. Continuate pure a nascondervi nella notte, da buoni topi di fogna timorosi probabilmente anche della propria ombra, sicuramente di un post su facebook.

da InfoAut

http://www.osservatoriorepressione.info/viterbo-giovane-pestato-casapound-un-post-facebook/

Febbraio 1917: la prima rivoluzione

205113295-55eaf0aa-0ea3-4aa5-a051-e3bf0d28a86c

Tutto comincia il 18 febbraio, quando nelle officine Putilov di Pietrogrado i lavoratori incrociano le braccia e dichiarano lo sciopero permanente. Da quel giorno in avanti è un susseguirsi ininterrotto di scioperi, cortei e manifestazioni di massa. Il 22 la direzione delle officine Putilov ordina la serrata, cui segue immediata la risposta degli operai: scendono in corteo ventimila tute blu. Il giorno successivo è la Giornata Internazionale dell’operaio e il comitato di Pietrogrado del Partito bolscevico lancia un appello a cui aderiscono quasi centomila operai, che scendono rabbiosamente nelle piazze e si scontrano ripetutamente con la polizia. Il comitato bolscevico della zona di Vyborg, tra i più attivi della città, trasforma allora lo sciopero in sciopero generale, partecipato nella sola capitale da 200mila operai che scandiscono le parole d’ordine “Pane!” e “Abbasso lo Zar!”, riuscendo così a coinvolgere nella protesta anche i soldati, che iniziano a opporre i primi rifiuti d’obbedienza nell’esercito. La repressione non si fa attendere, e il 25 vengono arrestati tutti gli elementi che possono destare il benché minimo sospetto, tra cui cinque membri del comitato bolscevico di Pietrogrado, facendo sì che la direzione della lotta passi nelle mani del comitato di Vyborg. Nel frattempo gli scontri con le forze di polizia zariste proseguono i maniera sempre più cruenta, per ogni compagno ucciso dalle mitraglie delle truppe governative c’è il ferimento o l’uccisione di un capo distaccamento di polizia; terrorizzati, i rappresentanti della grande e piccola borghesia, il cadetto Rodičev, il socialista rivoluzionario Kerenskij, il menscevico Čcheidze si tappano le orecchie facendo di tutto per non sentire il rumore delle fucilate che viene dalle strade.
L’occasione per i bolscevichi di lanciare un appello affinchè si costituisca un Governo rivoluzionario provvisorio nasce in seguito all’ukase dello Zar, che il 26 decide di congedarsi dalla Duma di Stato. Nelle fabbriche e nei quartieri è forte la richiesta di formazione dei soviet, che verranno a crearsi appena tre giorni dopo per gli operai di Pietrogrado, nel momento stesso in cui le truppe passano in massa dalla parte degli insorti e si assiste al crollo impietoso dell’autocrazia imperiale. Nicola II, incalzato dal susseguirsi delle sommosse, abbandona il Gran Quartier Generale allo volta della residenza di Carskoe-Selo mentre assiste impotente all’arresto immediato dei suoi ministri da parte dei rivoluzionari. Nel frattempo, a Mosca, viene indetto lo sciopero politico generale, durante il quale vengono occupati i principali luoghi di controllo e il Comitato centrale del Partito bolscevico lancia un proclama in cui si chiede di appoggiare la rivoluzione: la risposta è immediata e vengono creati i soviet dei deputati operai e soldati di Mosca!

http://www.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/490-febbraio-1917-la-prima-rivoluz

Pkk: Deve esserci unità contro l’ondata di fascismo

Il componente del Consiglio Esecutivo del PKK Murat Karayılan ha parlato con la radio Dengê Kurdistan (Voce del Kurdistan) dei piani dell’AKP di spezzare il Movimento di Liberazione Curdo, della fase di guerra, delle politiche dello Stato turco sul Rojava e il Kurdistan del sud e dell’importanza dell’unità nazionale tra curdi.
La terza e ultima parte dell’intervento di Murat Karayılan, tradotta da ANF English è la seguente:

TUTTO IL MONDO HA VISTO DI COSA È CAPACE LO STATO TURCO

La questione di Bab è arrivata all’ordine del giorno come tema importante. Lo abbiamo detto in precedenza, il colonialismo turco con questo voleva prevalentemente intervenire nei confronti della Rivoluzione del Rojava. Erano già entrati nelle regioni di Jarablus e Dabiq con un accordo. Per 158 giorni hanno cercato di prendere Bab, poi contavano di prendere Manbij, Raqqa ed Efrîn. La Turchia aveva grandi obiettivi a questo proposito. Ma Bab per la Turchia è stata uno specchio in cui vedere se stessa e per farla vedere al mondo. Ora il mondo intero ha visto le capacità dell’esercito turco per la guerra. E ancora, tutti hanno visto che l’esercito turco non può combattere contro ISIS come possono farlo le YPG. Perché sono passati 5 mesi e 8 giorni e non sono riusciti a prendere nemmeno un distretto, non sono riusciti a entrarci. Sono entrati solo in un quartiere chiamato Jabel Aqil, all’ingresso della città. Lì hanno subito gravi colpi. Sono entrati in quel quartiere con i carri armati, ma lì hanno anche subito una grande sconfitta. Hanno perso 12 veicoli blindati e sono fuggiti. 8 di questi sono stati distrutti. Ora 2 dei loro carri armati Leopard e 2 dei loro panzer sono nelle mani di ISIS e vengono usati contro i turchi.

In questo processo si è rivelato che l’esercito turco non ha le competenze per combattere ISIS faccia a faccia. In effetti la stessa cosa si è vista anche a Şırnak e Nusaybin. Sono entrati nelle città quando le forze di Şırnak e Nusaybin si sono ritirate dalla città. A Cizre e Sur, quando i combattenti hanno finito le munizioni e i razzi da usare contro i veicoli blindati, allora è entrato l’esercito. Così questo processo ha mostrato quanta forza ha questo esercito. Ma con la guerra, non tutto arriva al mondo esterno. Per quanto abbiamo tentato di spiegare la situazione, la è stato pensato che fosse un mezzo di propaganda perché combattiamo l’esercito turco. Ma oggi, ad Aleppo, a Shehba, di nuovo intorno a Bab, il mondo intero ha visto la capacità bellica dello Stato turco. Ora gridano all’omicidio, chiedendo aiuto a tutti. Gli USA, il Regno Unito, la Russia, stanno chiedendo aiuto a tutti. La Russia, gli USA e la coalizione internazionale sono intervenuti, hanno condotto attacchi aerei a Bab per due mesi, hanno distrutto diverse aree, ma l’esercito turco non ha ancora perso nemmeno una casa. Questi Stati sono “abili” quando si tratta di mirare di civili in Turchia e del popolo curdo. Sanno solo abbattere le case della gente. In breve, è stato dimostrato quanto l’esercito turco, in quei luoghi, sia stato pesantemente sconfitto.

ERDOĞAN È MOLTO BRAVO NELLE INVERSIONI

In passato, Erdoğan probabilmente non era tanto consapevole di questa situazione. Era molto fiducioso. Continuava a dire, “Inshallah presto ci occuperemo di Bab. Poi affronteremo Manbij e Raqqa, continueremo verso le parti interne.” Ora dice, “Se Inshallah a Bab è fatta, non entreremo oltre.” Ha mostrato una delle sue famose inversioni a U anche qui. Erdoğan è molto bravo nelle inversioni a U. Non farà nemmeno capire che sta facendo inversione. Ora la direzione rispetto a Bab è completamente cambiata. Ci si domanda se, viste le sue grandi aspirazioni, perché non prende anche Bab e via discorrendo? Non è una questione di volontà, ma di possibilità, quella sulla presa di Bab, anche se la stanno vendendo come una scelta affermando: “Non penetreremo oltre”! In realtà è una conseguenza della loro debolezza. Ora si stanno nascondendo dietro alla Russia per salvarsi. Perché pensano che solo la Russia possa tirarli fuori da questo pasticcio. Diversamente, non in quei territori non hanno agibiltà.

Il loro unico punto è l’animosità contro i curdi, e, in questo contesto, l’unione tra Efrîn e Kobanê. Sono in questa “grande condizione”, ma hanno tanto timore. La paura è normale, ma non fino a questo punto. L’ostilità, va bene, ma esiste un limite. Questa gente appare disturbata. Per queste ragioni l’esercito turco si è sgretolato a Bab. Il loro arrivo a Bab ha sicuramente dato modo alla gente di conoscerlo per quello che è. Con buone probabilità, in futuro, non faranno tanto rumore.

LA CERTEZZA È CHE L’ESERCITO TURCO PUÒ ESSERE SCONFITTO A BAB
Certezza tenuta nascosta all’opinione pubblica turca. Che si definiscano di destra o di sinistra, tutti i media ora parlano dell’eroismo dei soldati turchi a Bab. Ovviamente allo stesso tempo nascondono le perdite dell’esercito. Per esempio solo nella zona di Jabel Aqil hanno avuto 85 morti. 50 di loro fanno parte delle bande che portano con sé, e 35 sono loro soldati. Ma hanno parlato anche di 16 perdite. Stanno nascondendo i loro morti, così il pubblico non protesterà. Sembra che su questo siano tutti d’accordo. Nessuno gli sta chiedendo cosa hanno fatto a Bab per 158 giorni, senza prendere nemmeno una casa. E continuano a dire: “I nostri carri armati hanno fatto questo, i nostri aerei hanno fatto quello, abbiamo ucciso tot componenti di ISIS” ogni giorno. Secondo il loro calcolo, non dovrebbe esserci più traccia di ISIS a Bab. Negli ultimi giorni invece, stanno dicendo: “Secondo le nostre fonti ISIS toglierà il suo quartier generale da Bab”. Invece dovrebbero dire che ISIS è già stato lì troppo a lungo, hanno resistito e li hanno logorati. Considerando il metodo usato, per ISIS è possibile farsi da parte, anche perché non ha una base importante a Bab, i suoi grandi quartier generali erano a Manbij. Dopo che sono stati sconfitti a Manbij, Bab poteva essere un bersaglio facile. Se non se ne fossero occupati, le FSD avrebbero preso quel posto in poche settimane. Ma non lo hanno fatto. Non sappiamo se ISIS si sia ritirato o meno. Ma quale che sia il risultato, la certezza è che l’esercito turco a Bab è stato sconfitto.

LO STATO TURCO HA FALLITO NELL’OTTENERE I RISULTATI CHE VOLEVA NEL KURDISTAN DEL SUD
Lo Stato dell’AKP aveva piani anche rispetto al Kurdistan del sud. Ma non hanno ancora avuto l’opportunità di metterli in pratica. Possiamo dire
che hanno fallito anche nel sud. Volevano combattere a Shengal e così creare conflitti all’interno delle forze curde. In particolare volevano trascinare nella guerra il KDP, ma non hanno ancora ottenuto niente. Volevano fare una mossa diplomatica in contemporanea e hanno vistato con un comitato ampio. Anche lì non sono riusciti a ottenere il risultato che volevano. Quindi è evidente che anche la loro politica rispetto al sud non sta ottenendo risultati. Stanno conducendo attacchi aerei sulle zone di difesa di Media. Con ogni attacco dicono di aver causato un gran numero di morti. Molto di recente l’esercito turco ha fatto una dichiarazione: “Nell’attacco che abbiamo condotto nelle zone di difesa di Media il 13-14 gennaio abbiamo ucciso 57 persone.” Non sappiamo come abbiano scritto questa storia. Aspettano per giorni per fare in modo che la gente ci creda, poi si siedono a un tavolo e scrivono questi pezzi di fiction come nuove storie. È vero che hanno attaccato, ma non abbiamo avuto perdite in quegli attacchi”.
Il quadro generale è che lo Stato turco o ha fallito nel realizzare i suoi piani o se ci sono riusciti, non hanno ottenuto risultati. Possiamo dire questo anche rispetto al sud. Puntavano a creare una guerra civile tra i movimenti politici curdi. Nonostante non sia del tutto chiaro, alla fine lo Stato turco ha fallito.

L’UNITÀ NAZIONALE È STRATEGICA PER IL PKK

Sembra che l’appello della co-leadership della KCK per l’unità nazionale abbia avuto un effetto esteso. Per quanto ne sappiamo si sono tenuti molti incontri a questo riguardo. C’è la possibilità che ci possano essere diversi sviluppi per l’unità nazionale. Ci sono sforzi seri a questo proposito. Oggi la Lotta di Liberazione Curda sta attraversando un processo molto importante.
L’opportunità per il popolo di curdo di ottenere la libertà è presente. Ma perché il popolo curdo viva liberamente in queste terre sacre come tutti i loro vicini, queste opportunità devono essere utilizzate correttamente e vanno create le associazioni politiche, diplomatiche, nazionali e militari che possono essere la base per la marcia verso la libertà. Noi come PKK consideriamo questa questione un tema strategico. Forse alcune forze interpreteranno i nostri appelli e i nostri sforzi in modo diverso. Non facciamo questi appelli perché abbiamo paura di qualcosa. Vediamo che come popolo abbiamo fatto grandi sforzi in tutte e quattro le parti, e abbiamo martiri. Ma oggi ci sono le opportunità necessarie per ottenere risultati. Dobbiamo avere l’unità per utilizzare queste opportunità. Il nemico sta costantemente lavorando contro questo. Tenete presente che l’AKP e Erdoğan hanno assunto l’ostilità contro i curdi come una loro strategia per mantenere il potere. Per quanto vogliano mascherare questo come anti-PKK, la verità non è questa.

LO STATO TURCO FA DI TUTTO PERCHÉ I CURDI NON ABBIANO UNO STATUS
Lo Stato turco fa tutto quello che può perché i curdi non ottengano i loro diritti e non abbiano uno status da nessuna parte. Tutti i mezzi della Repubblica di Turchia sono stati usati perché i curdi non ottenessero uno status nel Rojava. Vanno ovunque in modo che la richiesta dei curdi di avere uno status non venga accettata. Vogliono che i curdi siano senza identità in Siria. È a questo che servono tutti i loro sforzi.

Per esempio pochi giorni fa è stata pubblicata una bozza di programma della Russia per una soluzione dei problemi in Siria e parla di autonomia PKK aper i curdi. Ora, tutta la Turchia è nel panico, stanno dicendo “Come può essere…”, “Come può la Russia permettere qualcosa del genere?”, “È vero questo?”. Certamente lo Stato turco ha lavorato molto duramente e così le YPG e il PYD non sono stati invitati ad Astana. Ma successivamente la Russia ha invitato il PYD a un incontro a Mosca. Poi sono emersi questi documenti. Questa è la ragione per l’attuale panico, e ora stanno cercando di capire cosa sta facendo la Russia. Dicono che non riescono a comprendere questa situazione. Erdoğan negli ultimi 5-6 anni voleva creare una zona sicura in Siria per chiudere l’area tra i cantoni nel Rojava. Ora, il nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che in Siria va costruita una zona sicura. Sono nel panico anche su questo. “Cosa intende con questo, è per la regione curda, che succede se sarà come nel Kurdistan del sud?” Sono sicuro che la Turchia stia conducendo attività diplomatiche segrete sia con la Russia che con gli USA, in modo che i curdi non abbiano spazio nel futuro della Siria.

E quindi abbiamo questo Stato che è anti-curdo fino a questo punto. Tutti i colonialisti sono attivi in questo senso nei confronti dei curdi. Noi curdi come popolo dobbiamo pensare a noi stessi a questo punto. Dobbiamo capire gli obiettivi del nemico e raggiungere l’unità tra di noi. Dobbiamo avere una strategia comune. Alcune condizioni potranno non permetterci di essere uniti in ogni senso, ma possiamo trovare un terreno comune nella maggior parte delle questioni. Crediamo che questa sia una necessità per il successo del popolo curdo e che determinati passi verranno compiuti in questo ambito.

ERDOĞAN VUOLE LEGALIZZARE IL FASCISMO
Il 2017 sarà un anno significativo per la Lotta di Liberazione del Kurdistan. Affermo questo tenendo conto degli sviluppi sia nel Medio Oriente che nel Kurdistan. Questo non vale solo per il popolo curdo, ma per tutti i popoli della regione. Gli sviluppi da creare quest’anno determineranno la direzione per il futuro. Certamente non tutto succederà di un breve periodo, ma gli sviluppi di quest’anno saranno determinanti per il futuro.

Anche Erdoğan ha piani in questo periodo. Erdoğan vuole continuare le loro operazioni nel nord e andare avanti con un’operazione extraterritoriale in primavera. Vuole dire che c’è un problema di sopravvivenza in Turchia, ed è per questo che sta mandando soldati nel Kurdistan del sud e nel Rojava, dicendo che la Turchia in un periodo del genere ha bisogno di un presidente forte per entrare nel processo referendario in condizioni del genere. Questo è il piano di Erdoğan. Lui vuole estendere gli attacchi oltre il confine. Non gli importa se i soldati vivono o muoiono. L’unica cosa di cui gli importa è fare il referendum in un caos del genere e diventare il Presidente della Turchia per 12 anni. Tutti i suoi calcoli mirano a questo. Vuole essere l’unico uomo e decidere tutto. Il Parlamento di cui parla è lì solo per trasformare in legge qualsiasi cosa dica Erdoğan. Tiene più a essere l’unico uomo che un re. Molti Paesi hanno un sistema presidenziale con aspetti democratici. Se quello che vuole costruire fosse un sistema del genere, la gente potrebbe capirlo. Ma questo sistema non è così. Il sistema che il Parlamento ha approvato ora è assolutamente monista e fascista. La mentalità dell’MHP lo pervade. In realtà vogliono legalizzare un fascismo basato su una dittatura. Il loro impegno è questo.

LA SOLUZIONE: UNIRSI CONTRO IL FASCISMO

Tutti coloro che in Turchia si oppongono al fascismo devono unirsi contro questa ondata. Se quest’onda verrà fermata, potremo ottenere una Turchia luminosa e pacifica. Ma se quest’onda vince, l’oscurità governerà la Turchia per molti anni a venire. La Lotta di Liberazione del Kurdistan svolge un ruolo importante in questa questione. Perché Erdoğan ha fatto obbedire tutti. Ora la principale forza che si oppone agli attacchi fascisti di Erdoğan, dell’AKP e dell’MHP è la Lotta di Liberazione del Kurdistan. Questo è il motivo per il quale se avranno successo contro di noi, in Turchia prevarrà un sistema fascista. Ma se perderà, non potrà istituire il suo sistema. È per questo che la lotta che conduciamo non è importante solo per il futuro del popolo curdo, ma per tutta la Turchia. Perfino per il Medio Oriente. Perché la Lotta di Liberazione del Kurdistan, che si muove in sintonia con il paradigma del Leader Apo , vuole creare un cambiamento in Turchia trasformandola in un Paese democratico. Vuole trasformare la Siria in un Paese democratico. Vuole aprire la porta a una nuova rivoluzione in Medio Oriente. Per questo la lotta di libertà condotta dai curdi a Imralı, nelle carceri, in montagna, nelle strade, nelle città, in tutte le quattro parti del Kurdistan essenzialmente sta sviluppando la lotta per la libertà di tutti i popoli. È per questo che la lotta è importante per tutti i popoli. Lo è particolarmente per la Turchia. Dicono che il PKK vuole dividere la Turchia, che c’è un problema di sopravvivenza per il paese e via dicendo. Sono tutte bugie. Tutti sanno che il PKK vuole trasformare la Turchia in un Paese democratico. Il PKK vuole sinceramente creare fraternità tra i curdi e i turchi. Questo è il progetto del Leader Apo e il PKK agisce secondo questo progetto. Tutti devono saperlo molto bene.”

I CONTENUTI DELLA STRATEGIA AKP-MHP È L’OSTILITÀ CONTRO I CURDI
“Nella situazione attuale, il regime dell’AKP ha deciso una nuova strategia. Nel contesto di questa strategia, l’AKP ha preso come base la linea dell’MHP. Con questo l’MHP è stato reso superfluo e loro sono stati costretti a marciare accanto all’AKP. Il contenuto di questa strategia è l’ostilità contro i curdi. L’AKP ha definito un proprio scopo nel garantire che il popolo curdo non sia parte del ridisegno della regione e che loro possano vincere in modo assoluto. L’esistenza stessa del sistema dipende da questo. Erdoğan oggi sta guidando il sentimento anti-curdo su questa base. Usando il tentativo di golpe come un pretesto per sequestrare completamente lo Stato, si sono concentrati completamente sul popolo curdo e sulle sue conquiste. Hanno preparato piani nel contesto di questa strategia. Secondo questo principio:

In primo luogo vogliono intensificare l’isolamento imposto al Leader Apo, impedire che si senta la sua voce e così farlo ritirare, ottenendo risultati attraverso l’implementazione di una sfumata e profonda guerra psicologica, oltre a una politica della tortura a İmralı. Hanno pianificato di estendere questa politica in tutte le galere turche passo per passo.

In secondo luogo hanno chiuso tutte le organizzazioni curde e hanno preso di mira le conquiste del suo popolo. Secondo i loro numeri, hanno chiuso 390 organizzazioni curde in un colpo solo. Hanno abolito tutte le organizzazioni del popolo curdo democratiche, culturali, politiche e altre organizzazioni del genere.

In terzo luogo hanno pianificato di confiscare le cento municipalità che erano tenute dal movimento curdo. Ma sequestrandone 2 o 3 alla volta, con interruzioni, così non ci sarebbe stata una reazione a livello mondiale. In sostanza stanno arrestando persone elette dal voto popolare con questa pratica che va definita come un golpe e nominando loro funzionari e governatori distrettuali come fiduciari. Questo è un grande attacco alla volontà del popolo curdo. Questo è il vero golpe.

Il quarto pilastro di questa strategia è prendere di mira i politici curdi e spingere i curdi fuori dall’arena politica. Per questo hanno arrestato i co-presidenti dell’HDP e gli 11 deputati HDP, continuando a tenere in carcere e rilasciando altri parlamentari ogni giorno, mettendoli quotidianamente sotto pressione. Oggi migliaia di funzionari di HDP e DBP sono stati arrestati. Solo in quest’ultimo processo, sono state fermate 4 mila persone.

In linea con questa strategia, il quinto pilastro è la pressione sulla popolazione. Nel contesto della guerra psicologica speciale, attualmente è in atto un’estesa repressione. Oggi stanno mettendo in atto la politica del bastone e della carota. Occasionalmente colpiscono, poi occasionalmente dicono “Io aiuterò”, mirando a castigare il popolo curdo e a piegarlo. Su questa base attualmente stanno sviluppando una repressione e tirannia fascista in Kurdistan. Per questo continuano ad estendere lo stato di emergenza.

Come sesto punto, possiamo parlare della politica contro la gioventù curda. Vogliono sviare la gioventù curda. Oggi c’è una guerra psicologica e un attacco molto esteso contro di essa. Stanno mettendo in atto una politica speciale di crudeltà contro i giovani e contro le donne affinché non proteggano la lotta di liberazione e la loro identità, in modo che abbiano sempre paura.
La settima cosa riguarda le estese operazioni che hanno sviluppato contro i guerriglieri per la libertà del Kurdistan. In autunno ci sono stati attacchi in modo che “la guerriglia non costruisca basi nell’inverno”. Ora stanno attaccando per individuare le loro basi invernali e eliminare la guerriglia. Ci sono attacchi estesi sia nelle città, sia nelle aree rurali. Mirano a creare gruppi di martiri in ogni operazione per demoralizzare il popolo curdo e spezzare la speranza della gente, portando i corpi nelle città. Quindi, nel corso dell’inverno, stanno svolgendo operazioni senza precedenti.

Per quanto riguarda l’ottava cosa, possiamo parlare degli attacchi agli alleati del popolo curdo. C’è un attacco ai movimenti rivoluzionari-democratici della Turchia in particolare. Oggi tutti quelli che non si inchinano di fronte a Erdoğan vengono presi di mira dal regime AKP-MHP in un modo o nell’altro. In questo contesto, hanno preso di mira molte persone, arrestandole e riducendole al silenzio. Così non solo i curdi, tutti coloro che sono amici dei curdi, gente di sinistra, socialisti e chiunque voglia la democrazia in Turchia, chiunque si opponga alle politiche AKP-MHP ora sono bersagli.

Del nono e ultimo passo di questa strategia, si può dire che l’obiettivo sia di creare una voce monotona in aggiunta a tutte le pratiche repressive, fasciste e tiranniche. A questo scopo, si concentrano in modo estensivo sui media. Chiudono molte organizzazioni del settore. Giusto ora, per via dei 150 giornalisti che hanno arrestato, la Turchia è la seconda nella lista dei Paesi con il maggior numero di giornalisti incarcerati. Fino al punto che non è sbagliato dire che al momento in Turchia esiste un unico canale. Nonostante il fatto che ci sono molte reti sotto nomi diversi, tutte devono andare in onda in diretta quando parla Erdoğan o un amministratore dell’AKP. Qualsiasi cosa abbiano all’ordine del giorno, qualsiasi cosa di cui parli Erdoğan nei suoi discorsi, diventa l’ordine del giorno per il Paese. Vogliono confiscare l’ordine del giorno, creare una percezione nella società, gestire la società a modo loro e trasformare il popolo della Turchia in uno strumento di guerra psicologica. Hanno attaccato tutti i media curdi a questo scopo, ma hanno anche duramente attaccato i media turchi. In questo modo mirano a costruire un impero di paura e a sviluppare monismo.

NON È SOLO NEL NORD, ANCHE IL, ROJAVA E IL SUD VENGONO PRESI DI MIRA
pkk bOltre a tutto questo avevano anche una politica nei confronti dei curdi del Rojava Kurdistan e del Kurdistan del sud. Hanno lanciato un’operazione che hanno chiamato “Scudo dell’Eufrate” contro il Rojava. Erdoğan ha detto, “Prenderemo rapidamente Bab, poi Manbij, poi andremo verso Raqqa,” e ha aggiunto che anche Efrîn era un obiettivo. Così volevano intervenire in questo modo negli affari interni della Siria, prendendo di mira a questo proposito la Rivoluzione del Rojava; in particolare interrompendo le loro relazioni internazionali attraverso attacchi politico-militari e aggiungendo PYD e YPG alla lista delle organizzazioni terroristiche, soffocando con questo la Rivoluzione del Rojava. Quello che hanno fatto nel Kurdistan del sud è stato di rafforzare gli attacchi aerei, di attaccare Shengal e le zone di difesa di Media e soprattutto creando una divisione tra forze curde per sviluppare una guerra civile.
Miravano ad ottenere in questo modo risultati entro marzo. A questo scopo Süleyman Soylu ha detto, “A marzo nessuno parlerà del PKK.” Perché volevano sconfiggere il nord, soffocare il Rojava, spezzare il sud in questo modo e fare pulizia di tutto quanto sarebbe rimasto entro aprile.

IL PIANO AKP-MHP È FALLITO

Manca un mese per arrivare a marzo. Devono ancora ottenere successi in uno di questi piani. Il leader del popolo curdo, la lotta di libertà del Kurdistan, i politici curdi, il popolo curdo e i rivoluzionari del Kurdistan in tutte le quattro parti sono insorti contro gli attacchi dell’alleanza AKP-MHP e in nessuno luogo questa strategia ha avuto successo. Anche se l’inverno non è ancora passato, finora hanno fallito nell’ottenere qualche risultato. Quindi ora si può dire che tutti questi piani sono falliti. Quindi la situazione non è quella in cui nessuno parlerà del PKK a marzo come ha detto quell’uomo ignobile, ma una in cui a marzo si parlerà di più del PKK, la resistenza del PKK si diffonderà in tutto il Kurdistan e nel Medio Oriente e avrà la meglio. Sicuramente in un processo in corso va sottolineato ancora una volta che gli attacchi del nemico continuano in condizioni invernali e la resistenza del nostro popolo e movimento sta crescendo a fronte di questi attacchi.

LA LIBERA VOLONTÀ È LA RESISTENZA DI IMRALI

Il 18° anniversario della Congiura Internazionale si sta avvicinando. Prima di tutto io condanno tutte le forze che hanno preso parte in questa cospirazione contro il Leader Apo e il popolo curdo. Il nostro Leader è stato oggetto di tortura psicologica ad Imralı per 18 anni. Lì c’è immensa crudeltà e violenza. La guerra genocida contro il popolo curdo viene davvero condotta lì. Tutti devono saperlo. Nessuna delle pratiche in atto ad Imralı ora, trovano uno spazio nella legge. C’è un attacco messo in atto con violenza, immorale. Tutti i detenuti hanno diritti, ma nessuno di questi diritti si può in alcun modo vedere ad Imralı. Questa è la legge dell’AKP e dello Stato turco. Questo mostra il vero aspetto delle politiche colonialiste turche sul Kurdistan.
E contro questa aggressione e crudeltà che la linea di una persona veramente libera mostrata dal nostro Leader. Questa linea è straordinaria. Il Leader Apo ha conservato la sua volontà libera e indipendente per 18 anni nonostante tutti gli attacchi. Questo è immenso e significativo. Nonostante il fatto che l’AKP abbia fatto di tutto per far recedere il Leader Apo, lui ha dichiarato: “Io sono per la soluzione, io sono per una soluzione sulla base del riconoscimento dei diritti del popolo curdo e la costruzione di una Turchia democratica, io sono pronto per questo. Ma se voi mi dite di arrendermi e di rinnegare me stesso, allora non ci sto.” Questa è una presa di posizione umana molto significativa.
Per questo stiamo parlando di un grande pericolo per il Leader Apo e di un isolamento intenso. Non abbiamo informazioni dal nostro leader. Ma il nostro popolo e tutti gli atri devono sapere che se tutti noi oggi siamo considerati sul fronte della Rivoluzione del Kurdistan, il Leader Apo è davanti a tutti. Questo vuol dire che il Leader sta affrontando grandi pericoli prima di tutti noi. Tutti noi dobbiamo saperlo. Eliminare questa minaccia nei confronti del Leader Apo sarà possibile solo rafforzandoci di più, attraverso una partecipazione corretta e l’adempimento dei doveri del giorno. Rimuoveremo la minaccia che pende sul Leader nella misura in cui ce ne assumeremo correttamente la responsabilità. Quindi questa questione sta interamente a noi.

LE PAROLE DI MEHMET TUNÇ VIVONO OGNI GIORNO

Le leggi esistenti in Turchia sono le leggi del colonialismo. Oggi tutti coloro che prendono posizione contro il colonialismo e la dittatura di Erdoğan vengono chiamati criminali e sono considerati pronti per il carcere. Non c’è altra legge che questa e questa è illegalità. Per questo scopo, molti politici curdi, molte persone che difendono la loro identità, il loro onore e la loro dignità, che dicono di essere a disposizione della società, che hanno rifiutato di essere schiavi, che non si sono arresi al denaro, ai guadagni o alle minacce, sono stati messi in carcere. In questo senso rivolgo il mio saluto accorato a tutti i compagni in carcere e a tutti i politici curdi che attualmente sono ostaggi, più di tutti al Leader Apo. La loro linea e la loro resistenza sono veramente significative. Stiamo cercando essere alla loro altezza e siamo consapevoli del compito che ricade sulle nostre spalle.

Il regime AKP-MHP vuole spezzare la Rivoluzione del Kurdistan e naturalmente le politiche curde. Per questo hanno continuamente costruito carceri negli ultimi 40 anni. Ma una resistenza continua anche contro queste loro pratiche. Questa resistenza ha una storia che continua fino ad oggi da Mazlum Doğan, Kemal Pir, Hayri Durmuş e Ferhat Kurtay. Le carceri per noi sono sempre state un fronte per la resistenza. Sono state anche le basi per grandi scalate.

Come sapete, la preparazione per la più grande esplosione della Lotta di Liberazione del Kurdistan è stata fatta nella galera di Amed. E oggi c’è un approccio che arresta tutti i politici e patrioti curdi, che vuole farli arrendere attraverso la repressione. In questo senso i politici tenuti in carcere attualmente stanno resistendo in un modo diverso come prodotti della tradizione della resistenza della Lotta di Liberazione Curda. Rivolgo il mio saluto a tutti i deputati, co-sindaci e politici curdi democratici arrestati nelle persone dei co-presidenti dell’HDP Selahattin Demirtaş e Figen Yüksekdağ, e anche di Ahmet Türk che difende la sua volontà, dignità e il suo onore nonostante la sua età e la sua malattia. I politici curdi hanno rifiutato di piegarsi a fronte degli attacchi e delle politiche di intimidazione e minacce dell’AKP. Le parole di Mehmet Tunç “Non ci siamo piegati di fronte agli attacchi colonialisti, non ci siamo inginocchiati, coloro che verranno dopo di noi saranno fieri di noi” oggi vivono nelle galere, nelle strade e ovunque.

LA LINEA POLITICA DEL POPOLO CURDO HA SCONFITTO L’AKP ANCHE NELLE GALERE
Vedete, anche gli appartenenti al FETÖ sono stati arrestati. Ora questi fethullahisti stanno correndo per diventare informatori. Fino al punto che lo Stato non crede più agli informatori, non accettano confessioni. Perché tutti loro vogliono essere informatori. Ma non ci sono stati informatori tra i politici curdi e vedrete che non ce ne saranno in futuro. La grandezza di questa lotta sta nel fatto che nessuno ha fatto passi indietro. Questo mostra la forza dell’ideologia e la realtà della libertà per il popolo curdo. Nessuno si piega più di fronte alla crudeltà del colonialismo. Questa resistenza ora continua in tutte le galere. Questa linea del popolo curdo, dei politici curdi e della Lotta di Liberazione del Kurdistan ha sconfitto l’AKP anche nelle galere e ha vanificato le politiche dell’AKP ad Imralı e in tutte le altre prigioni.

Oggi l’AKP sta mettendo in atto una politica senza limiti di crudeltà nei confronti della popolazione. Stanno indicando la resa come unica opzione per la sopravvivenza. Coloro che difendono la loro identità si confrontano con l’espulsione, la fame e la povertà. Il nostro popolo ha mostrato una resistenza davvero grande e rispettabile di fronte a questo fascismo AKP-MHP. Il popolo curdo sta resistendo con una profonda consapevolezza contro il colonialismo della Turchia. Sappiamo anche che questo metodo di resistenza non basta più. Dobbiamo mettere in campo metodi più organizzati. Il nemico prima ha abbattuto i villaggi del nostro popolo, costringendolo a migrare, spingendolo nelle città. Ora stanno abbattendo le città e costringendolo all’annichilimento e alla resa. E senza vergogna dicono “Il PKK ha abbattuto queste città, noi le ricostruiremo”. Hanno abbattuto le città del Kurdistan con carri armati, artiglieria e perfino con jet da combattimento, davanti agli occhi di tutto il mondo. Hanno continuato la distruzione anche quando i combattenti se ne sono andati e continuano ancora.

Queste persone abbatteranno le città del Kurdistan e costruiranno avamposti ovunque. Stanno sviluppando una struttura per garantire il controllo totale sulle città, mascherandola come ricostruzione. Queste città sono pianificate come carceri aperte. Siccome sanno che queste sono zone di patrioti, vogliono mettere le persone che ci abitano sotto sorveglianza. Lo pubblicizzano perfino, beffandosi dell’intelligenza umana dicendo che stanno “costruendo case belle e di qualità”. Questo è il vile gioco che stanno giocando. Hanno abbattuto le nostre città e le nostre zone e ora dicono che ci stanno facendo un favore, che ci stanno dando dei soldi, costruendoci delle case.

Lo Stato turco è il nemico di questo popolo. È uno stato straniero e colonialista. Sono arrivati e hanno preso queste terre con la forza e ora quando la popolazione chiede i suoi diritti, loro attaccano con tutta la loro forza militare. Se si considerano lo Stato di questa popolazione, allora pkk cperché possono esistere solo in avamposti fortificati e veicoli blindati in Kurdistan? Perché sono una potenza straniera colonialista e hanno adottato l’ostilità confronti dei curdi come metodo. Il nostro popolo vede questa realtà, e nessun curdo, nessun individuo in Kurdistan deve mai dimenticarlo. Qualsiasi cosa lo Stato dell’AKP dica di fare per la popolazione, deve essere chiaro che c’è il trucco. Questo nemico vuole renderci schiavi. Potranno anche pagarvi i vostri salari e darvi lavoro, potranno rendervi sentinelle, guardiani del villaggio, e quindi rendervi schiavi. Per questo il popolo deve proteggersi da questo nemico.

IL NOSTRO POPOLO DEVE RAFFORZARE LA SUA ORGANIZZAZIONE

Il nostro popolo non deve dimenticare questa crudeltà che gli viene imposta, deve ricordare tutto e agire di conseguenza. Il nostro popolo si è svegliato rispetto alla realtà del nemico ma manca di organizzazione. Per superare questo, la gente che nell’altro deve essere unita, il nostro popolo deve essere in grado di organizzarsi, di trasformarsi in una forza e di aiutarsi a vicenda. Devono aiutare i poveri. Nessuno deve essere lasciato privo di mezzi, forzato a vendersi per il pane. In particolare, che siano uomini o donne, i giovani devono essere consapevoli di questi giochi fatti sulla loro pelle, devono essere consapevoli di coloro che vogliono renderli dipendenti dalle droghe, trasformarli in oggetti antisociali immorali e toglierli dalla loro realtà. Devono difendere se stessi e sviluppare le loro organizzazioni.

LE OPERAZIONI DELLO STATO TURCO SONO FALLITE

Le operazioni contro la guerriglia sono continuate senza sosta fino all’autunno. Fino ad ora non ci sono mai state operazioni del genere nelle dure condizioni invernali. Ma quest’anno, come parte della strategia che abbiamo evidenziato, lo Stato turco ha continuato le sue operazioni anche in inverno. Finora hanno fallito nell’ottenimento di risultati. Hanno fatto tentativi estesi a Gabar, Garzan, Amed, Mardin, Dersim, Serhat e in altri luoghi in Kurdistan, ma sono stati tutti vani. Ancora, hanno fallito nel conseguire i risultati che si aspettavano e che hanno promosso al pubblico con bombardamenti aerei indirizzati contro le zone di difesa di Media.

 

 

da Uiki Onlus

Il furto della felicità

Al di là del Buco

da Lo Stato Sociale

Michele si è tolto la vita, a trent’anni. E prima di farlo ha scritto una lunga lettera. La trovate sui giornali, su internet. Parla di furto della felicità, della nostra generazione, dei no che uccidono, di sistema, di sogni, di libertà di scelta. È una lettera lunga e piena di amore e rassegnazione, di rabbia e serenità. Di vita, a dire il vero. E a tutti i moralizzatori col culo degli altri di internet chiedo di indossare un po’ di silenzio, che di certo il dolore dei cari ed il suo gesto non meritano inutili accuse gratuite.

View original post 412 altre parole

IL 4 FEBBRAIO 1971 VENIVA UCCISO GIUSEPPE MALACARIA

malacaria

Nella notte fra il 3 e il 4 febbraio 1971, presso la sede della Provincia, a Catanzaro, dove avevano provvisoriamente sede gli uffici della Regione Calabria, viene collocata una bomba. Sfidando il divieto delle autorità di pubblica sicurezza, nel tardo pomeriggio successivo i partiti antifascisti organizzano una manifestazione in piazza Grimaldi. In prossimità della vicina sede del Movimento Sociale Italiano vengono esplose delle bombe a mano. E’ una di queste bombe a causare la morte del muratore socialista Giuseppe Malacaria, di 35 anni, e il ferimento di altre nove persone.

Il contesto della morte di Giuseppe Malacaria, che gli amici chiamavano Pino, in piazza per protestare contro l’attentato del giorno prima,  è quello della « rivolta di Reggio Calabria » (luglio 1970 – febbraio 1971), con i fascisti che scorazzano armati per le strade. Le indagini portano all’arresto di quattro militanti del Movimento sociale italiano di un paese vicino a Catanzaro, fra i quali il locale segretario del partito. La magistratura li proscioglierà per « assoluta mancanza di indizi » nonostante che il funzionario di polizia che ha diretto le indagini ribadisca pubblicamente il suo convincimento sulla colpevolezza dei neofascisti.

Qualche mese prima, il 26 settembre 1970, quattro giovani anarchici calabresi, Gianni Arico’, Angelo Casile, Franco Scordo e Luigi Celso e una giovanissima tedesca, Anneliese Borth, erano morti in un « incidente » stradale a Ferentino, alle porte di Roma, dove dovevano consegnare all’avvocato Edoardo Di Giovanni alcuni documenti. Due mesi prima, a Gioia Tauro, un treno era deragliato per una carica di esplosivo piazzata sui binari prima del suo passaggio, provocando la morte di sei persone.I cinque avevano indagato sulla tragedia, scoprendo un collegamento fra neofascisti reggini e ‘ndrangheta che portava dritto a Junio Valerio Borghese.

La Mini sulla quale viaggiavano i cinque ragazzi si incastra sotto un TIR dei fratelli Aiello, dipendenti di Borghese, in vista del castello di Artena, di proprietà dell’ex comandante della Decima Mas. Gli oggetti personali e le agende dei ragazzi non saranno mai restituiti ai familiari. Ricorda Tonino Perna, cugino di Arico’ : “Ho sempre di fronte l’immagine di mio cugino due giorni prima di partire.  L’ho visto scuro in viso, veramente terrorizzato. Credo che un paio di giorni prima di partire per Roma avevano capito di aver toccato un nervo vitale. Avevano paura”.

Il 4 febbraio 2007 l’amministrazione comunale di Catanzaro rendeva omaggio alla memoria a Giuseppe Malacaria facendo apporre una targa per ricordarlo nell’anniversario della sua morte. Ma ci sono due città  di Catanzaro: quella che discute attraverso il confronto civile e che fa politica alla luce del sole e quella che si nutre di violenza, di intolleranza ed agisce nel buio della notte. Dopo appena tre giorni dalla sua apposizione la targa viene  sfregiata con una svastica nazista.

Giuseppe Malacaria sarà assassinato una seconda volta.

Giustiniano Rossi

http://carlogiuliani.fr/rifondazione-comunista/?p=7650

Per un 18 marzo del Veneto che accoglie

Casa originale dell articolo cronache di ordinario razzismo

Un appello internazionale, lanciato dall’Hotel City Plaza di Atene, per una mobilitazione prevista per sabato 18 marzo, in occasione dell’anniversario dell’accordo UE-Turchia. Una data in cui rimarcare con forza il proprio dissenso contro le politiche migratorie impostate dall’Unione Europea. L’appello, che diffondiamo invitando all’adesione, è stato ripreso e rilanciato dalla campagna Over the fortress, che invita a costruire una grande giornata di confronto e mobilitazione. La rete presente in Veneto sollecita inoltre chi si riconosce in questo appello a incontrarsi sabato 18 febbraio alle ore 14 a Padova.

Di seguito il testo dell’appello

Per un 18 marzo del Veneto che accoglie

Una proposta per dare corpo e parola a chi non accetta, ovunque, un presente di barbarie

Nell’agosto del 2015 siamo partiti da NordEst diretti verso l’Ungheria dove stava ricomparendo il primo dei tanti muri materiali eretti per bloccare il flusso di migranti in fuga dai propri paesi. Dal quel viaggio ha preso il via la campagna #Overthefortress: in tante e tanti, da tutta Italia, abbiamo percorso la rotta dei Balcani; da Vienna passando per Idomeni fino alle isole greche abbiamo conosciuto e narrato direttamente la realtà, guardato negli occhi e stretto la mano a migliaia di donne, uomini, bambini, anziani in cammino.

Ci siamo mescolati a loro e ascoltato le tante ragioni che li muovono in questo disperato viaggio; abbiamo compreso i loro bisogni e desideri, messo in campo azioni concrete di supporto nel campo di Idomeni. Siamo stati sui confini chiusi dell’Europa Fortezza, come Calais e il Brennero, per poi ritornare nei campi di Salonicco e ripartire in un viaggio di inchiesta attraverso il Sud Italia, sulla rotta del Mediterraneo centrale. Abbiamo visitato centri di “accoglienza” inumani, ghetti fatti di baracche dove i migranti sono iper-sfruttati incontrando anche un’incredibile ricchezza di iniziative di buona accoglienza e solidarietà nati dalla cooperazione sociale tra “italiani” e “migranti”.

I confini che discriminano e respingono però non sono solo quelli distanti centinaia di chilometri da noi. Li troviamo eretti e tangibili anche dentro i nostri territori. Sono visibili nei centri d’accoglienza isolati e disumani, sono fatti di rifiuto, di violenza e di razzismo diffuso nelle nostre società.
Si materializzano in quei comitati anti-profughi cavalcati dalla destra xenofoba e, in molti territori, trovano la complicità delle amministrazioni comunali che, rifiutandosi di accogliere, rendono impossibile lo svuotamento delle strutture sovraffollate.

Altri muri materiali ed immateriali stanno per essere eretti: sono quelli del Governo Gentiloni che vuole riaprire un CIE in ogni regione, aumentare i rimpatri forzati tramite gli accordi bilaterali con i paesi di origine dei migranti e contrarre ulteriormente il diritto d’asilo togliendo la possibilità di ricorrere in appello per il richiedente protezione internazionale. Con queste proposte il Governo italiano si pone nel solco delle politiche europee che hanno imposto l’”approccio Hotspot” e l’identificazione forzata dei migranti nel Paese comunitario di ingresso, e che hanno prodotto il vergognoso accordo UE-Turchia del 18 marzo 2016 con cui si assegna alla Turchia, in cambio di 6 miliardi di Euro, il ruolo di gendarme d’Europa. Nel frattempo però si chiudono cinicamente gli occhi di fronte ai morti nel Mediterraneo: in 13 mesi sono più 5.000 le vittime dell’assenza di canali umanitari sicuri!

Queste politiche di chiusura e contrazione totale dei diritti fondamentali, di fatto, legittimano un clima di intolleranza e odio che si manifesta in tutto il Paese.
In particolare il Veneto è diventato un caso nazionale: centri indecenti nei quali sono ammassate le persone, presidi fissi contro l’accoglienza, striscioni che promettono “l’’inferno ai profughi”, attentati incendiari contro le strutture ricettive, il rifiuto di ben 250 Sindaci ad accogliere i richiedenti asilo, comitati di cittadini persino contro la micro-accoglienza, ignobili istigazioni al suicidio.

In Veneto si sta superando il confine invalicabile tra umanità e barbarie.

Dobbiamo reagire di fronte alla violenza dei gesti e delle parole, alla guerra verso i migranti che rende più aridi i nostri territori. Non limitiamoci allo sdegno personale ma rendiamo visibile la solidarietà e quel tessuto sociale ricco di cittadini, associazioni, enti, operatori che lavorano quotidianamente per l’accoglienza e il rispetto dei diritti.

Per questo, proprio a partire dal Veneto, vogliamo raccogliere l’appello internazionale promosso dall’Hotel City di Plaza di Atene che invita alla mobilitazione sabato 18 marzo in occasione dell’anniversario dell’accordo UE-Turchia.
Crediamo che il 18 marzo possa essere l’occasione per dare corpo e parola al Veneto che accoglie, come la Marcia dei 1.000 piedi sul Montello ci ha dimostrato.

Costruiamo una grande giornata di confronto e di mobilitazione regionale per i diritti dei migranti e per esigere una buona accoglienza diffusa.
Facciamolo tutti assieme, costruendo assemblee e momenti di confronto aperti e plurali in tutte le città, percorsi veri e partecipati con le tante persone che credono sia possibile costruire una società dove l’umanità prevale sulla barbarie.

Campagna #overthefortress

- Invitiamo chi si riconosce in questo appello ad organizzare momenti di incontro cittadini per poi trovarci tutti assieme sabato 18 febbraio alle ore 14 a Padova in una sede da definirsi (per chi non potrà raggiungere Padova sarà possibile collegarsi on line).

- Invitiamo a costruire nei diversi territori iniziative che possano rispondere alle esigenze che ogni territorio può esprimere.

Per informazioni e contatti:
- 18marzo@meltingpot.org
- www.meltingpot.org
- Pagina Facebook

https://favacarpendiem.wordpress.com/wp-admin/post-new.php?post_type=post