Francia – Rivolta incendiaria nel centro di detenzione di Saint-Jacques-de-la-Lande a Rennes durante l’espulsione di un migrante

La notte tra giovedì 9 e venerdì 10 maggio, verso le 3:00 del mattino, i poliziotti sono entrati negli edifici del centro di detenzione amministrativa (CRA) di Saint-Jacques-de-la-Lande (Ille-et-Vilaine), vicino Rennes, dove i migranti in attesa di espulsione vengono imprigionati.  Nel bel mezzo della notte, il loro sporco lavoro consisteva nel deportare forzatamente una persona priva di documenti, colpita dall’obbligo di lasciare il territorio francese, mettendola su un aereo.  Anche se l’uomo alla fine è stato rimandato “nel suo paese” (sic), questa espulsione non è passata stavolta sotto silenzio… perché altri reclusi hanno voluto darne notizia nel più bello di modi…

“Circa dieci migranti hanno preso materassi e biancheria da due edifici.  Hanno acceso il fuoco con la carta igienica.  Alcuni rivoltosi sono riusciti a salire sul tetto di uno degli edifici per esprimere la loro rabbia.”
Gli agenti di polizia, di guardia al CRA, sono riusciti a spegnere gli incendi con estintori prima che i pompieri intervenissero. Tuttavia, entrambi i locali sono stati seriamente danneggiati dal fumo causato dagli incendi dei materassi.  Sono stati chiusi e sono attualmente inutilizzabili. Rinforzi della polizia sono stati inviati al CRA per “controllare i rivoltosi che non volevano scendere dal tetto”.  Altri sono stati mobilitati per trasferire alcuni dei detenuti ad altri CRA.

La capacità di confinamento del CRA è ora 25 persone invece delle solite 40.  Questo venerdì sera risultano reclusx 32 uomini e due donne a Saint-Jacques. Tre persone sono state trasferite nella prigione per migranti di Oissel, vicino a Rouen (Senna Marittima).  Altri due, originari del Sudan, sono stati rimessi in libertà. È stata avviata un’indagine per identificare i rivoltosi, cosa che sarà senza dubbio facilitata dalle telecamere di videosorveglianza in servizio in questa prigione che non è definita tale.

Ricordiamo che alcuni mesi fa, il periodo di reclusione previsto per legge nei CRA è stato aumentato da 45 a 90 giorni, da quando cioè è stata approvata la nuova legge sull’asilo e l’immigrazione.

Solidarietà con i migranti in rivolta!

Belgio – Il governo federale apre un nuovo centre fermé (CIE) per sole donne

Il prossimo 7 maggio, a Holsbeek (vicino la città di Leuven) due ministri dell’attuale governo apriranno ufficialmente un centre fermé (CIE) per sole donne.  Il nuovo lager che potrà contenere fino a 50 persone è un vecchio hotel situato nella periferia della città fiamminga. Dal 2013 al 2015 la struttura era stata già adoperata per alloggiare le persone richiedenti asilo in attesa di ritorno “volontario”.

Al momento attuale le donne che saranno trasferite nel nuovo lager sono tutte detenute in un’ala del centre fermé di Bruges. Quanto alle coppie saranno tutte inviate al centro 127 bis di Steenokerzeel nei pressi di Bruxelles. Prassi vuole che donne e uomini che condividono le stesse strutture detentive sono rigorosamente separate e non condividono alcuno spazio, inclusi i cortili interni.

La costruzione del centre fermé per sole donne è stata progettata nel 2017 dall’ex segretario di stato all’emigrazione Theo Francken, esponente del partito fiammingo di destra e xenofobo N-VA, uscito dal governo qualche mese fa perché contrario alla ratifica da parte del primo ministro del trattato sulle migrazioni di Marrakesh. Tra le varie misure xenofobe annunciate dal ministro c’era anche la costruzione di 3 nuovi centres fermés entro il 2021 (Holsbeek fa parte di questi).

Il Belgio detiene più di 7000 persone straniere all’anno nei centres fermés allo scopo di deportarle (per questo scopo sono stati stanziati 85 milioni di euro nel 2018). Lo scorso agosto, inoltre, il governo federale ha provveduto a costruire anche una struttura detentiva “familiare” ossia per famiglie di stranieri con figli e figlie minori al seguito (quattro o cinque famiglie di  6/8 persone possono essere detenute simultaneamente).

Nei mesi scorsi il Consiglio di Stato si era opposto alla detenzione di minori a causa dei rumori provocati dalla vicina pista di atterraggio dell’aeroporto internazionale. Qualche giorno fa il governo, che ha continuato a detenere delle famiglie, ha fatto presente di volersi adeguare al parere della corte senza tuttavia chiudere o spostare la struttura.

NoAuxCentresFermes

Libere tutti!

BRESCIA: GRANDE MANIFESTAZIONE “NO AL RAZZISMO NO ALLA LEGGE SALVINI”

“No al razzismo, no alla legge Salvini” è la scritta sul grande striscione giallo che apriva la manifestazione antirazzista che ha invaso il centro di Brescia. Ci si aspettava un grande corteo ed un grande corteo ha attraversato la città, sabato 4 maggio.

Dalla Brescia, pluriculturale e solidale, è arrivato oggi un segnale d’opposizione al governo e alle politiche istituzionali. In diverse migliaia, almeno 5000 persone, hanno affermato che le guerre tra poveri le vincono i ricchi.

Migliaia di migranti, giovani, studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici hanno dimostrato di aver capito che la propaganda quotidiana del ministro della paura Salvini è finalizzata a creare un capro espiatorio, gli immigrati, contro cui scagliare il malcontento, le frustrazioni e la rabbia degli italiani resi più poveri e insicuri dalle politiche economiche e sociali neoliberiste.

La manifestazione è partita dopo le 15.45 per aspettare le tante e i tanti che si sono attardati a raggiungere piazza Rovetta/largo Formentone.

A lanciare la mobilitazione l’Associazione Diritti per tutti, Magazzino47, Associazioni del Pakistan – Supreme Council, Coordinamento delle Associazioni senegalesi e FABI, Federazione delle Associazioni Bresciane Per L’Immigrazione.

Alle quali poi si sono sommate decine di adesioni: Collettivo Gardesano Autonomo, C.s. 28 maggio, Restiamo Umani Brescia, CGIL Brescia, Confederazione Cobas Brescia, Cub Brescia, ANPI Brescia – Comitato provinciale, Fondazione Guido Piccini, K-Pax, ADL a Zavidovici Onlus, Forum Terzo settore, Associazione Zastava Brescia, Non una di meno, Studenti contro il razzismo Brescia, Unione Sportiva Stella Rossa, APE Brescia, Collettivo N.N., Rete (ex) Operatori dell’Accoglienza, Palestra Popolare Antirazzista, KAOS Collettivo • Culturale • Antifascista, Libera Vallecamonica, Sinistra Anticapitalista Brescia, Medicina Democratica Brescia, Rifondazione comunista federazione provinciale.

Il corteo ha percorso le vie del centro, ha attraversato Piazza della Loggia ed è tornata in largo Formentone dove si è conclusa poco prima delle 18.00.

Torre Maura – 15enne contrasta casapound: “siete qui solo per raccattare voti, io so di Torre Maura, voi di dove siete? Odiate solo le minoranze, nessuno deve essere lasciato indietro”

Simone ha solo 15 anni ma ha avuto il coraggio di andare controcorrente e di attaccare Casapound: “siete qui solo per raccattare voti, io so di Torre Maura, voi di dove siete?”.

Gli si crea subito una folla intorno, ma lui non si fa intimidire. Nella voce, che trema appena, c’è la consapevolezza di stare andando controcorrente, una corrente fascista e carica di odio che non lo attacca subito forse solo perché stupito della sua giovane età, e del suo coraggio.

Simone ha solo 15 anni e davanti a lui ci sono gli esponenti di casapound. Siamo a Torre Maura, da ieri sera un campo di battaglia per l’arrivo di 70 famiglie rom ospitati dal centro di accoglienza di via dei Codirossoni. 
Casapound è arrivata quasi subito, cavalcando la protesta, alzando cori razzisti e aizzando le persone a dire bestialità come “bruciateli vivi”. Bruciare vive quelle famiglie, quei bambini, chiamati ‘scimmie’ e prese a sassate e sputi. Scene da Medioevo.
Simone ha solo 15 anni, ma il cuore e il cervello maturi al punto da capire dove sta la verità: “questa gente è trattata come merce, nessuno deve essere lasciato indietro”.
“È sempre la stessa cosa, quando ti svaligia casa un rom tutti dobbiamo andargli contro, se lo fa un italiano allora stiamo tutti zitti. Si va sempre contro la minoranza, a me non mi sta bene”. Casapound gli risponde, cerca di sminuirlo: “sei uno su cento, solo tu pensi queste cose”.
“Almeno io penso” risponde Simone, “almeno io non mi faccio spingere dalle cose vostre per raccattare voti”. “E perché” lo aggredisce Casapound, “quelli della tua fazione politica non ci vengono qui?”.  “Io non ne ho fazione politica, io so de Torre Maura, tu di dove sei?” attacca Simone, che inizia a scaldarsi, prima che una donna lo tiri via, attaccando i giornalisti: “non potete riprenderlo, è minorenne”.

Padova – Residenza anagrafica per tutti!

Nella settimana di mobilitazioni contro il decreto Salvini, a Padova Adl Cobas, l’Associazione Open Your Borders, la Polisportiva SanPrecario, Sconfinamenti, Sportello Meticcio lanciano un appuntamento pubblico per mercoledì 6 febbraio alle 11 davanti all’Ufficio Anagrafe di Piazza dei Signori.

Accogliere, includere e sostenere le persone è un compito comune, i padovani lo sanno bene e la nostra città brilla per le azioni concrete di solidarietà e mutualismo messe in campo da centinaia di singoli ed associazioni.

Lavoriamo quotidianamente per reggere a una situazione difficile, precipitata nell’autunno a causa della legge 132/08, ovvero il “decreto Sicurezza”. Questo provvedimento, che prende il nome dal ministro dell’interno, è un dispositivo che genera divisioni, architettato per frammentare ulteriormente quel tessuto sociale che le realtà di base di Padova in questi anni, con molta fatica, hanno saputo mantenere vivo. A Padova, come nel resto d’Italia, la “legge Salvini” punta a dividere la società in “cittadini” e “invisibili”, imponendo ai sindaci di privare di ogni diritto migliaia di persone e di allinearsi al suo ministero per combattere una guerra contro i poveri.
Tra le misure contenute nella legge, il divieto di iscrizione anagrafica dei e delle richiedenti asilo punta a rendere ulteriormente precaria e invisibile la vita di migliaia di persone.
Con l’abolizione del permesso di soggiorno umanitario, il governo, raggiunge invece uno scopo ben preciso: portare un numero sempre maggiore di migranti ad essere irregolari e vivere in strada, privandoli quindi di qualsiasi diritto per poi stigmatizzarli come “clandestini”. Rafforzare così l’idea di un nemico interno, costruire a tavolino un capro espiatorio contro cui scagliarsi, buono per tutte le campagne elettorali.
Di fronte a un attacco di tale portata, sferrato attraverso una legge dello Stato che dall’alto precipita sui corpi e i desideri di chi sta in basso, si rafforza la nostra certezza di essere nel giusto e di fare la cosa giusta lottando fianco a fianco e sostenendo i migranti e tutti coloro che sono colpiti da queste misure. Per questo crediamo necessario che si debba compiere un salto di qualità per fronteggiare l’ingiustizia sociale.

I Sindaci e le Amministrazioni Comunali possono e devono compiere atti importanti, scegliere da che parte stare, avendo un ruolo centrale nella gestione dell’anagrafe: devono trovare la forme ed i modi per iscrivere nel registro dei residenti tutte le persone che risiedono nel territorio comunale e ordinare all’ufficio anagrafe di farlo. Ieri a Palermo il sindaco Orlando ha disobbedito apertamente al comando anticostituzionale della Legge Salvini, iscrivendo al registro anagrafe quattro persone con permesso di soggiorno in corso per motivi umanitari e come richiedenti asilo, assumendosi la piena e unica responsabilità dell’atto, agendo direttamente come “ufficiale di governo e ufficiale d’anagrafe”.La stessa cosa chiediamo di fare al sindaco della nostra città, Sergio Giordani.
Nel contempo va verificato che non ci siano discriminazioni di nessun genere: non si deve negare il diritto a tutte le prestazioni erogate sul territorio comunale dalla pubblica amministrazione e anche dai servizi forniti da soggetti privati, quali le banche, le assicurazioni, le agenzie immobiliari.
L’amministrazione deve verificare che sia garantito l’accesso all’istruzione (scuola, nidi d’infanzia) e alla formazione, anche professionale, ai tirocini formativi, alle misure di welfare locale (comunale e regionale), all’iscrizione ai Centri per l’impiego, all’apertura di conti correnti presso le banche o le Poste italiane.
Questo inseme di diritti e tutele va garantito anche a chi, per necessità, si trova ad occupare, facendo rinascere quegli spazi vuoti e abbandonati delle nostre città. Contro l’articolo 5 della Legge Lupi del 2014 che ha tolto la possibilità di chiedere la residenza e l’allacciamento ai pubblici servizi, e contro la Legge Salvini che ha raddoppiato le pene per chi occupa e ha istituito una nuova figura criminalizzata: chi aiuta e offre solidarietà.

Per questo, durante la settimana di mobilitazione #indivisibili che si concluderà con l’assemblea nazionale di Macerata, il 10 febbraio, scegliamo la sede dell’ufficio anagrafe, non solo per ribadire che il diritto alla residenza va immediatamente garantito ai richiedenti asilo e non solo, ed esteso a tutte quelle persone che dimorano abitualmente nel Comune di Padova, ma anche perché esso è il luogo dove il decreto Salvini esercita tutta la sua efficacia contro i migranti e richiedenti asilo, andando a minare le libertà e le tutele di tutte e tutti.
Mobilitiamoci, quindi, contro politiche razziste ed escludenti, tutti insieme, mercoledì 6 febbraio, alle ore 11.00 davanti all’Ufficio Anagrafe di Piazza dei Signori, per garantire il diritto di tutt*, nessuno escluso, alla residenza e ai diritti ad essa collegati.

E’ una questione di giustizia sociale, è una battaglia di civiltà.

Gaza. Uno sguardo negli occhi della barbarie


Dopo l’ultima aggressione israeliana sulla Striscia di Gaza, una volta cessati i bombardamenti, la realtà del conflitto scompare dai media. Il documentario è un viaggio a Gaza, in cui attraverso vari personaggi conosciamo la violazione dei diritti umani che subiscono quotidianamente e la situazione del blocco e del dopoguerra per cui la popolazione palestinese nella striscia di Gaza sta cercando di sopravvivere. Un viaggio attraverso le sue città, i suoi abitanti e, in qualche modo, la sua storia sotto l’occupazione di Israele.

Domenica 10 Febbraio 2019 – PRESIDIO CONTRO IL C.P.R. – Ponte Galeria, Roma

È una mattanza.

Il colonialismo miete una quantità di morti che non siamo mai stax capaci di calcolare.

Se il massacro è stato per anni silenzioso (o sussurrato) alle nostre orecchie privilegiate ed europee, adesso i cadaveri arrivano fino alle nostre placide spiagge e si moltiplicano di anno in anno.
I morti di quest’anno appena iniziato sono già centinaia solo in mare. Il capitalismo colonialista stermina e avvelena una quantità di persone incalcolabile in ogni istante e in ogni parte del mondo. Da sempre gli individux e la terra pagano il prezzo di una crescita sfrenata dei consumi. In sostanza ci avveleniamo e avveleniamo il resto del mondo per possedere cose che a loro volta continuano ad avvelenarci.

Il prezzo più alto, in Europa, lo paga chi non ha il privilegio della bianchezza o di un documento valido in tasca. Infatti queste persone continuano a morire in frontiera, nei centri, nei ghetti e nelle strade.

Essere neutrali in situazioni di oppressione significa aver scelto la parte dell’oppressore

Se mai lo fosse stato, non è più tempo di stare calmx; rimanere sedutx di fronte ai nostri schermi significa essere complici di questa mattanza.

Abbiamo bisogno di nuove forme ed energie per lottare insieme, contrattaccare.

La lotta contro le frontiere nella città di Roma ha un appuntamento mensile per non lasciare sola chi è rinchiusa nelle gabbie per persone senza documenti. Parteciparvi ci può dare la possibilità di incontrarsi in un momento di lotta e scoprire insieme nuovi modi e possibilità.

Il 10 FEBBRAIO ALLE 15:30 SAREMO SOTTO LE MURA DEL CPR DI PONTE GALERIA PER CONTINUARE A LOTTARE CONTRO CARCERI E CARCERIERI E PER NON LASCIARE CHE BASTI UN MURO E POCHI KM PER FARCI DIMENTICARE LE DONNE RECLUSE.

Nemiche e nemici delle frontiere

Migranti: appello per lo sbarco della nave Sea Watch con 47 persone a bordo

Appello congiunto di 20 organizzazioni e petizione online

“Da sei giorni sulla nave Sea Watch, vi sono 47 persone, tra cui otto minorenni. Sono 47 esseri umani portati in salvo dal Mar Mediterraneo dove nei giorni scorsi hanno perso la vita centinaia di bambini, donne e uomini, e che ora sono ostaggio dell’ennesima disputa politica tra Stati: nessun Paese ha infatti risposto alla richiesta di un porto sicuro fatta dalla Sea Watch, in spregio di quanto previsto dalle norme internazionali e delle più elementari considerazioni di carattere umanitario.

Chiediamo all’Italia e all’Europa che la legge sia rispettata e che queste persone vengano immediatamente fatte sbarcare in un porto sicuro, senza essere lasciate ulteriormente senza una destinazione. Secondo il diritto internazionale del mare, infatti, gli Stati hanno l’obbligo inderogabile di garantire l’approdo di persone in difficoltà in un luogo sicuro nel più breve tempo possibile. La salvezza e la tutela delle vite umane devono avere la precedenza assoluta: queste persone, soprattutto le più vulnerabili come donne e bambini, non devono subire ulteriori sofferenze e deve essere loro garantita l’assistenza umanitaria di cui hanno diritto e le cure di cui hanno bisogno.

L’Italia e l’Europa intera devono assumersi le proprie responsabilità nell’affrontare e prevenire ulteriori tragedie in mare: è necessario realizzare vie di accesso sicure dalle aree di crisi o di transito, per evitare che decine di migliaia di persone continuino ad essere costrette a ricorrere ai trafficanti, mettendo in serio pericolo la propria vita, per attraversare il Mar Mediterraneo. E’ la mancanza di vie legali, infatti, che fa prosperare il traffico di esseri umani.”

Questo l’appello congiunto di 20 organizzazioni – A Buon Diritto, Actionaid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Associazione Papa Giovanni XXIII, CIR, CNCA, Emergency, Focus Casa dei Diritti Sociali, Intersos, Legambiente, Medecins Du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Mediterranean Hope Programma Rifugiati e Migranti, Oxfam, Salesiani Per il Sociale, Save the Children Italia, Terre Des Hommes – sulla vicenda che vede protagonista ancora una volta la nave Sea Watch che, dopo un salvataggio di migranti, continua a non ricevere alcuna indicazione su un porto sicuro dove sbarcare le 47 persone a bordo.

 Firma la petizione online promossa da Sea Watch: “Il soccorso in mare non è negoziabile – Aprite i porti alla Sea-Watch 3!

“Pestaggi e violenze sessuali su stranieri”, 27 carabinieri a processo a Massa Carrara

Si aprirà il 10 giugno il processo contro i militari dell’Arma accusati, a vario titolo, di abusi e violenze (anche a sfondo razziale) dalla procura di Massa Carrara, reati che sarebbero stati compiuti dentro e fuori dalle caserme della Lunigiana.

Pestaggi, minacce anche a sfondo razziale e violenze sessuali. Sono gravissime le accuse formulate dalla procura di Massa Carrara nei confronti dei 27 carabinieri; reati che sarebbero stati compiuti dentro e fuori dalle caserme della Lunigiana: un’indagine-choc arrivata ieri alla svolta decisiva, con il rinvio a giudizio dei militari dell’Arma, come disposto dal giudice per le udienze preliminari del tribunale locale, Fabrizio Garofalo.

Le indagini erano partite nel giugno del 2017 dopo le denunce presentate da una decina di cittadini stranieri. Dal loro racconto sarebbero così emersi comportamenti sopra le righe da parte di alcuni militari, come ad esempio “il pugno in faccia rifilato da un sottufficiale a un 30enne marocchino nel corso della perquisizione in casa”, mentre, dopo un inseguimento, un 30enne nordafricano “era statoschiacciato il volto contro l’asfalto con una scarpa”, poi “sbattendogli la schiena contro il muro, gli è stata infilata in bocca la canna della pistola” da parte di due sottufficiali dell’Arma. Ci sarebbe anche la matrice “a sfondo razziale” dietro il comportamento di un altro militare che secondo le accuse avrebbe insultato un extracomunitario, per poi costringerlo a subire una violenza sessuale.

Sulla base delle denunce presentate, erano stati gli stessi carabinieri di altre stazioni della Lunigiana a indagare sui colleghi attraverso una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali, dai quali effettivamente sarebbero emersi i reati contestati. Il carabiniere con le accuse più gravi era stato arrestato e condotto al carcere militare di Verbania, dove è rimasto 6 mesi, per altri sono scattati i domiciliari o i divieti di dimora in provincia: misure restrittive nel frattempo tutti revocate o comunque fortemente mitigate col passare dei mesi, in attesa della decisione del giudice delle udienze preliminari arrivata ieri: rinvio a giudizioper quasi tutti i carabinieri accusati dalla procura apuana.

Viterbo «Circondati e picchiati da neofascisti a fine concerto»: la denuncia della band romana Inna Cantina Sound ·

«Circondati, insultati e pestati da un gruppo di neofascisti». A denunciare l’episodio è la band romana Inna Cantina Sound, che si è esibita mercoledì sera nella frazione viterbese di Bagnaia. Alla fine del concerto, mentre stavano caricando i loro strumenti: uno di loro è finito al pronto soccorso. Tutto a causa dei testi delle loro canzoni.

Ecco il racconto della band. «È inammissibile – dicono – che nel 2019 succedano ancora episodi di violenza e fascismo contro chi esprime il suo pensiero attraverso la musica. L’aggressione fisica e verbale che abbiamo subito a fine concerto è un fatto grave che scegliamo di condividere e denunciare pubblicamente: alle due di notte a Bagnaia (Viterbo), mentre caricavamo gli strumenti dopo un bellissimo concerto, siamo stati accerchiati e insultati per i versi delle nostre canzoni da un gruppetto di neofascisti e uno di noi è finito al pronto soccorso per i pugni ricevuti».

Gli Inna Cantina Sound hanno molto seguito, la loro pagina Facebook conta quasi 10 mila iscritti. E dopo i fatti denunciati decidono di andare avanti. «Evidentemente – spiegano – questa è la gente che ancora oggi c’è in Italia, ma noi non smetteremo di cantare la nostra musica e portare avanti le nostre idee. Nonostante le minacce non ci fermeremo mai nel portare avanti un messaggio antifascista e antirazzista e nel combattere ogni giorno per un mondo migliore».

Il lato positivo: le dimostrazioni di vicinanza ricevute e la reazione positiva della gente, cui ora si rivolgono così: «Ringraziamo l’organizzazione e tutte le persone che hanno ballato e cantato con noi – concludono – e che ora ci stanno scrivendo esprimendoci la loro solidarietà. Eravate in tanti, gente di cuore, ed è quella la migliore risposta che abbiamo già dato a tutto. L’Italia non sarà mai nera!».