In memoria di Filippo Filippetti Anarchico livornese, Antifascista, ucciso dai fascisti

Mercoledì 2 agosto 2017

ore 19 Commemorazione presso la lapide

Via Provinciale Pisana 354, Livorno (andando verso Via Firenze, alla ex-scuola di fronte al circolo ARCI “Tamberi”)

Filippo Filipetti, giovane anarchico, viene ucciso il 2 agosto 1922 dai fascisti mentre si oppone, assieme ad altri antifascisti, ad una spedizione punitiva contro Livorno.

Il 2 Agosto 1922 un gruppo di giovani antifascisti, tra i quali alcuni anarchici, ingaggia uno scontro armato nei pressi di Pontarcione con i camion dei fascisti. Muore nella sparatoria Filippo Filippetti, membro degli Arditi del Popolo, sindacalista dell’USI per il settore edile.

Nell’estate del 1922 si giocano le ultime carte per fermare la reazione antiproletaria: il paese è attraversato da un crescendo di aggressioni compiute dai fascisti nei confronti delle organizzazioni del movimento operaio e dei singoli militanti; si contano decine di morti fra gli antifascisti.

Da mesi l’Unione Anarchica Italiana e il giornale “Umanità Nova” si battono a sostegno del movimento degli Arditi del Popolo, per costituire un fronte unico proletario che organizzi la difesa.

Su iniziativa del Sindacato Ferrovieri Italiano è costituita l’Alleanza del Lavoro, a cui partecipano tutti i sindacati, con l’appoggio dell’Unione Anarchica, del Partito Repubblicano, del Partito Comunista e del Partito Socialista.

L’Alleanza del Lavoro indice uno sciopero generale ad oltranza per fermare le violenze fasciste a partire dalla mezzanotte del 31 luglio.

I fascisti finanziati da agrari e industriali, armati da Carabinieri ed Esercito, protetti dalla monarchia e dalla chiesa, aggrediscono le roccaforti operaie.

In molte città, fra cui Piombino, Ancona, Parma, Civitavecchia, Bari i fascisti vengono respinti anche grazie all’azione degli Arditi del Popolo. Nel momento in cui la resistenza operaia cresce, CGL e PSI, sperando in un ennesimo compromesso, si ritireranno dalla lotta, aprendo la strada alla rappresaglia armata del Governo.

Livorno è uno dei centri dello scontro. Tra il 1° e il 2 Agosto 1922 squadre fasciste provenienti da tutta la Toscana lanciano la caccia agli antifascisti livornesi, facendo irruzione nei quartieri popolari che resistono all’invasione.

Molti furono gli assassinati in quei giorni. Popolani, militanti comunisti, anarchici, repubblicani e socialisti, tra i quali Luigi Gemignani, Gilberto Catarsi, Pietro Gigli, Pilade Gigli, Oreste Romanacci, Bruno Giacomini e Genoveffa Pierozzi.

Negli scontri in periferia viene ucciso il giovane anarchico Filippo Filippetti.

Gli anarchici invitano tutti gli antifascisti a partecipare alla commemorazione.

 

Federazione Anarchica Livornese
cdcfedanarchicalivornese@virgilio.it

Collettivo Anarchico Libertario
collettivoanarchico@hotmail.it
http://collettivoanarchico.noblogs.org/

Milano – LUMe sgomberato, ma non per questo piegato!

Pubblichiamo un contributo di Milano In Movimento relativo allo sgombero di LUMe, avvenuto nella mattinata del 25 luglio, e sulle iniziative di rilancio messe in campo dagli occupanti. Durante lo sgombero l’intera area universitaria è stata blindata, le forze dell’ordine hanno invaso il vicolo di Santa Caterina e forzato le porte dello stabile che ha ospitato per più di due anni un’esperienza politica, artistica e culturale unica nel suo genere. Nello stesso giorno, alle 16,30 in piazza San Nazaro, si è tenuta una partecipatissima assemblea pubblica, seguita da un presidio e da un concerto.

«Oh…svegliati e alza il culo dal letto…che stanno sgomberando LUMe!». Questi i toni perentori e sbrigativi di una delle tante telefonate della primissima mattinata di un caldo fine Luglio con cui si potrebbe iniziare il riassunto della giornata di ieri.

25 Luglio 2017: lo sgombero di LUMe.
Uno sgombero inatteso e proditorio: simile ad un pugno che ti arriva in faccia senza preavviso e che rischia di mandarti subito a tappeto.
E invece, se c’è una cosa chiara dopo la lunga giornata di ieri, è che a tappeto non ci è finito proprio nessuno!
Gli attivisti di LUMe, dopo al botta iniziale, circondati dalla solidarietà di tanti (Lambretta e ZAM in primis) si sono rimessi subito in piedi e rilanciato.
Partecipata l’assemblea aperta del pomeriggio.
Partecipatissima la serata musicale con la piazza che, col passare delle ore, si riempie quasi completamente.

Dicevamo del rilancio.
Si prevede un inizio di Settembre molto denso.
Si inizierà il primo del mese con un assedio culturale sotto Palazzo Marino.
Dal 6 Settembre invece riprenderà la socialità in Piazza San Nazaro, a pochi metri dallo stabile sgomberato.

Gli sgomberi estivi, triste tradizione di qualche decennio fa, sono tornati consuetudine.
Giusto per citarne alcuni basterebbe ricordare l’uno-due dell’Estate 2014: ZAM in Via Santa Croce sgomberato a fine Luglio e Lambretta sgomberato a fine Agosto.
Ma come non pensare anche allo sgombero di ZIP (uno dei pochi spazi, se non l’unico spazio interamente gestito da studenti medi in Europa) dell’anno scorso? Uno sgombero arrivato addirittura il 9 Agosto…a città semideserta.

LUMe nasce l’8 Aprile 2015 quando, un gruppo di studenti occupa uno spazio abbandonato da diversi anni in Vicolo Santa Caterina, a due passi dall’Università Statale di Via Festa del Perdono.
Viene occupata la mitica Osteria della Pergola, ma agli occupanti di svela lo spettacolo mozzafiato di uno spazio dall’altissimo valore artistico lasciato al totale degrado ed abbandono.
Lo scenario è molto simile a quello dell’occupazione di ZAM di Via Santa Croce. Lì, aprendo le finestre si vedeva la Chiesa di Sant’Eustorgio, qui si è di fianco alla Basilica di San Nazaro in Brolo.

Lo stabile di Vicolo Santa Caterina è un vero e proprio pezzo di storia della città di Milano tanto da comparire addirittura nel quattordicesimo capitolo dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, quando Renzo, reduce dai tumulti per il pane finisce a bere all’Osteria della Luna Piena:

«-Al pane, – disse Renzo, ad alta voce
e ridendo, – ci ha pensato la provvidenza. –
E tirato fuori il terzo e ultimo di que’ pani
raccolti sotto la croce di san Dionigi,
l’alzò per aria, gridando:
– ecco il pane della provvidenza!
All’esclamazione, molti si voltarono;
e vedendo quel trofeo in aria, uno gridò:
– viva il pane a buon mercato! …»

Una citazione letteraria che gli occupanti hanno deciso di onorare con uno bellissimo murales fuori dallo spazio occupato:

Nel 2015 iniziano subito i lavori di ristrutturazione e in pochissimo tempo nasce una vera e propria alchimia di quelle che ogni tanto (ma non sempre) si creano all’interno degli spazi sociali occupati e autogestiti. Un’alchimia che si emergeva chiaramente ieri nei tanti occhi lucidi di fronte alla celere schierata e agli operai che muravano lo stabile ponendo addirittura del filo spinato sul tetto per scoraggiare qualsiasi tentativo di occupazione.
L’incontro tra giovani attivisti con alle spalle un’esperienza militante da centro sociale, studenti universitari della Statale e non solo, artisti e musicisti crea un clima fecondo allo sviluppo di quello che si potrebbe definire un vero e proprio “popolo di LUMe” che anche ieri sera, nella dura giornata dello sgombero, e per di più a fine Luglio, si è schierato con calore a difesa del “suo” spazio.

Nel corso del 2015 LUMe cresce e si sviluppa e con l’attivazione di uno spazio sotterraneo per i concerti (che prende presto il nome di “cripta”) esplode l’esperienza delle serate jazz che ben presto si fanno un nome in tutta Milano e non solo.
Con esse il teatro e mille altre attività che adesso è difficile elencare per quante sono…

Dicevamo che ieri è arrivato lo sgombero.
Inatteso e giustificato in mille modi, l’uno meno convincente dell’altro…
Milano, per l’ennesima volta, non si dimostra capace di mettere a valore quelle esperienze che nascono e si sviluppano dal basso rifiutando con fierezza di farsi omologare dalle logiche di mercato che la fanno padrona nella nostra metropoli.

L’ordine e il decoro sono dunque ristabiliti!

Vicolo Santa Caterina tornerà all’abbandono come tanti altri stabili sgomberati in questi anni, primo tra tutti ZAM di Via Olgiati.

La piazza di ieri ha però dimostrato che LUMe non è vinto né piegato.

Ci si rivede presto!

Liberi Tutti Liberi Subito

Giovedì 27 luglio si svolgeranno dei presidi a Roma, Milano e Venezia, sotto l’ambasciata e i consolati tedeschi, per chiedere la liberazione delle compagne dei compagni arrestati ad Amburgo nel corso delle manifestazioni contro il G20. Le iniziative seguono quelle di Catania e Palermo, effettuate nelle scorse settimane davanti le Prefetture.

Appuntamenti

Roma ore 16, Ambasciata tedesca, via San Martino della Battaglia, 4

Milano ore 17, Consolato tedesco, via Solferino 40

Venezia ore 16, Consolato onorario di Germania, Fondamenta Condulmer 251

G20, Forenza: «Liberare gli italiani ancora detenuti ad Amburgo»

G20, ancora detenuti ad Amburgo, sei militanti italiani arrestati dopo il corteo dell’8 luglio dalla polizia tedesca. Giovedi, iniziative in molte città sotto le sedi diplomatiche

«La stampa non se ne occupa – scrive Eleonora Forenza, eurodeputata del Gue – ma Alessandro, Emiliano, Orazio, Maria, Fabio, Riccardo sono ancora detenuti ad Amburgo. Sono in carcere per aver manifestato contro il #G20, vittime di una UE sempre più securitaria e repressiva, e della folle gestione della Polizia di #Amburgo.

Giovedì 27 luglio alle 16 a Roma vi chiediamo di essere presenti al presidio – conferenza stampa che terremo davanti all’ambasciata #tedesca (via San Martino della Battaglia/piazza Indipendenza) per chiedere la loro liberazione. Non ci fermeremo finché non saranno liber@ tutt@. Se toccano un@ compagn@, toccano tutt@. #liberitutti #liberetutte». Anche in altre città d’Italia ci saranno sit-in, presidi, flash mob, iniziative sotto le sedi diplomatiche della Germania. Specie in quelle più vicine ai luoghi da cui provengono i sei manifestanti arrestati nelle retate seguite alle operazioni di repressione amburghesi. Un’idea annunciata anche durante le giornate genovesi di commemorazione del luglio 2001 e di rilancio delle ragioni del movimento antiliberista e delle battaglie contro la repressione. A Palermo c’è stata già una iniziativa sabato 22 luglio davanti alla Prefettura di Palermo per sollecitare l’intervento immediato delle istituzioni italiane e richiamare l’attenzione degli organi di stampa su questa vicenda gravissima. Due giorni prima, il 20 luglio, si è tenuta l’udienza di convalida che ha confermato la custodia cautelare in carcere per Emiliano Puleo, in linea con le decisioni che, nei giorni precedenti, hanno riguardato gli altri manifestanti italiani arrestati durante le contestazioni del G-20 ad Amburgo. Il giudice non ha accettato la proposta di liberazione su cauzione formulata dalla difesa; perciò, anche per Emiliano proseguiranno inesorabili i giorni di detenzione nelle carceri di Amburgo, nel silenzio assordante dei media nazionali. La vicenda sta acquisendo, giorno dopo giorno, contorni sempre meno giudiziari e sempre più politici e punitivi – spiega Valentina Speciale, segretaria del circolo di Rifondazione Comunista di Partinico -. Ciò trova conferma – aggiunge – nelle parole del parlamentare tedesco Martin Dolzer del partito Die Linke, il quale, dopo un colloquio avuto con Emiliano in carcere, ha affermato che attualmente in Germania contro gli italiani che hanno contestato il G-20 è in atto un vero e proprio accanimento».

Restano in carcere nella prigione di Billwerder, Orazio, di 31 anni, e Alessandro di 25, i due catanesi fermati dalle autorità tedesche, dicono i loro legali, Pierpaolo Montalto e Goffredo D’Antona. Intanto il Centro Sociale Liotru, del quale i due catanesi fanno parte, ha già organizzato un aperitivo benefit per le spese legali.

Scrive Riccardo, dalla Prigione di Billwerder (20 Luglio): «In questo momento mi trovo detenuto nel carcere Billwerder di Amburgo. Sono stato arrestato venerdì 7 Luglio alle ore 19.30 nei pressi del Rote Flora. Sono accusato di oltraggio allo Stato, di aver messo in pericolo la pubblica sicurezza, di aver svolto un ruolo attivo all’interno di un gruppo di quindici persone che ha fronteggiato la polizia, in particolare di aver tentato di ferire un poliziotto della Sezione Speciale di Bloomberg adibita ad effettuare arresti e recuperare reperti. Non riconosco il dualismo “colpevole – innocente” proposto dagli apparati giuridici dello Stato. Ciò che voglio dire a riguardo è di essere orgoglioso e felice di essere stato presente durante la sommossa di Amburgo contro il G20.

La gioia di vivere in prima persona la determinazione di persone di ogni età e da tutto il mondo che ancora non hanno ceduto alla tentazione di sottomettersi alla logica del denaro e del mondo capitalista non potrà mai essere sopita da nessuna misura cautelare. In un epoca storica in cui il capitalismo cerca di affondare il colpo definitivo e necessario al suo assestamento, in una continua oscillazione fra guerra interna (leggi speciali, chiusura delle frontiere, deportazioni) e guerra esterna (massacri indiscriminati, distruzione e avvelenamento del Pianeta Terra); la rivolta di Amburgo contro il G20 ha dimostrato ciò che è più importante per chi ha ancora a cuore la libertà: la possibilità della sua realizzazione.

L’ efficienza tecnologica, fisica e tattica della polizia tedesca è stata tanto impressionante e spaventosa, quanto, di fatto, inutile a disinnescare prima e reprimere successivamente l’esigenza di svolgere contro la società mondiale, assurda e catastrofica, che i venti patetici Capi di Stato stavano lì a sfoggiare con meschinità, blindati nel cuore della città. I rassegnati e i riformisti potranno dire che, visto i rapporti di forza sviluppatisi negli ultimi decenni tra il potere e i suoi sudditi, quello di Amburgo sia stato un ennesimo esperimento di massa per verificare la tenuta degli apparati di sicurezza internazionale. Del resto è quello che veniva detto anche dopo il G8 di Genova nel 2001.

I ribelli e i rivoluzionari, però, non fanno i conti con le dietrologie della politica, ma con i propri sentimenti e i propri progetti. In ogni caso, mi pare di poter ribadire che, se anche così fosse, questo esperimento sia fallito del tutto. Nelle strade di Amburgo ho respirato la libertà incontrollata, la solidarietà attiva, la fermezza di rifiutare un’ ordine mortifero imposto da pochi ricchi e altrettanti potenti sul resto dell’umanità. Non più infinite file di automobili e composte processioni che ogni giorno santificano la liturgia oppressiva ed assassina del sistema capitalista.

Non più masse indistinte costrette a piegarsi e sudare per un’anonima sopravvivenza in favore dell’arricchimento di qualche ingordo padrone. Non più migliaia di sguardi assenti diretti verso qualche asettico display che aliena e deforma le nostre esperienze di vita.

Ho visto individui alzare gli occhi al cielo per cercare di agguantarlo.
Ho visto donne e uomini dare corpo alla loro creatività e alle loro fantasie più represse.
Ho visto le energie di ciascuno impegnate a tendere una mano ad altre che non si ergono al di sopra di nessuno.
Ho visto il sudore gocciolare dalle fronti per soddisfare i propri desideri invece di quelli di qualche aguzzino. Nell’ora della rivolta nessuno resta mai veramente solo.

Un forte abbraccio a tutti i compagni e le compagne, a tutti/e i/le ribelli prigionieri/e dello Stato tedesco. Un saluto appassionato ad Anna, Marco, Valentina, Sandrone, Danilo, Nicola, Alfredo, i compagni e le compagne sotto processo per l’ Operazione “Scripta Manent” in Italia. Ai/alle rivoluzionari/e e ai/alle ribelli prigionieri/e nelle galere di tutto il mondo. Un bacio a Juan. Dove sei … dove sei … sei sempre con noi! Finché esisto: sempre contro l’autorità! Sempre a testa alta! Viva l’internazionale anticapitalista! Per Carlo! per Alexis! Per Remi! Per la libertà!».

La stessa Eleonora Forenza era stata bruscamente arrestata assieme ad altri 15 italiani l’8 luglio ad Amburgo. E le furono sequestrati documenti dagli agenti tedeschi compreso il tesserino parlamentare. In alcune foto e un video ha mostrato le immagini dell’intervento della polizia. Era andata anche lei a manifestare contro il vertice, per vigilare da parlamentare europea contro il dispositivo globale di repressione del dissenso

Insieme ad altri attivisti ha trascorso la notte fuori dalla caserma di Amburgo: «Ci hanno comunicato – raccontò a Marina Zenobio di Popoff – che eravamo in stato di arresto senza comunicarci la ragione, dicendo solo che avevano notizie di italiani pericolosi in arrivo ad Amburgo. Ci hanno sequestrato i documenti, tra cui il mio tesserino parlamentare, per oltre quattro ore. Ci hanno messo nelle celle di due furgoni e ci hanno sequestrato tutto: negli zaini non hanno trovato nulla ma alcuni di noi, tra cui me, avevano una felpa nera (!!!). Ci hanno tenuto oltre tre ore nella cella del cellulare, prendendoci in giro quando chiedevamo informazioni. Mi hanno fatto fare pipì con la porta aperta e sorvegliata da due poliziotte nonostante fossi già stata perquisita. Dopo quasi cinque ore hanno portato tutti nelle celle. A me, alle 21, hanno detto che ero rilasciata perché parlamentare (eppure avevano il mio tesserino dalle 16!!!). Mi sono rifiutata di andare via finché non rilasciano tutt@ i miei compagni e le mie compagne».

L’europarlamentare ha ricordato la due giorni di Bruxelles, pochissimi giorni prima del G20, contro la repressione e per il diritto al dissenso organizzata con Osservatorio Repressione.

Intanto, è attiva la campagna “Perché nessun* resti solo”: indicazioni e indirizzi per scrivere agli attivisti reclusi nelle carceri tedesche.

Quel sabato il grande corteo conclusivo delle mobilitazioni contro il G20 è stato bello, potente e variegato. Una manifestazione tranquilla, a parte gli attacchi della polizia in coda, respinti grazie alla solidarietà degli altri spezzoni. Fino alle provocazioni che gli agenti in tenuta anti-sommossa hanno realizzato nella piazza finale contro chi doveva intervenire dal palco o chi stazionava là intorno. Poi la caccia all’uomo mentre i gruppi defluivano, circondati dalle camionette. Solo in seguito abbiamo saputo, grazie al legal team, che quasi tutti i fermati erano stranieri. I legali riferiscono che si è trattato di un vero e proprio “racial profiling”, una caccia allo straniero, soprattutto, con un atteggiamento della polizei molto aggressivo, specie con chi dimostrava di non essere intimorito o provava a usare il cellulare per avvisare il legal team. «Dopo la prima identificazione e perquisizione – ha raccontato Shendi è un’attivista dei Berlin Migrant Strikers, collettivo di italiani a Berlino – ci hanno fatto salire su due blindati, al cui interno c’erano delle celle. Insieme a noi, era presente anche l’europarlamentare Eleonora Forenza, che ha provato in tutti i modi a ostacolare l’operazione della polizia. Senza riuscirci. Anzi, anche lei è stata portata via con noi. Finché eravamo in stato di fermo nei furgoni il morale era molto alto. Perché stavamo tutti insieme, sebbene divisi tra uomini e donne. Facevamo cori, continuavamo a chiedere di andare in bagno, anche per infastidire la polizia. A un certo punto ci hanno portato nella struttura detentiva di Gesa (Gefangenensammelstelle), costruita apposta per il vertice del G20. Lì ci siamo resi conto di essere effettivamente in stato di arresto e abbiamo iniziato a sperimentare le diverse tattiche di controllo proprie dell’ambiente carcerario. Per prima cosa, siamo stati pian piano separati e isolati. Uno alla volta scendevamo dal furgone ed entravamo nell’edificio, attraverso una scala circondata dal filo spinato. Più che un vero e proprio carcere, sembrava un magazzino di Amazon. E noi la merce inscatolata nei piccoli scaffali. La logistica della repressione poteva avere inizio. Il flusso di soggetti era continuo, sia in uscita che in entrata, e gli addetti allo smistamento tendevano a comprimere il più possibile le soggettività per garantire il massimo dell’efficenza. Quasi subito, è diventato chiaro che un’arma nelle loro mani era il pieno possesso delle informazioni, mentre noi, al contrario, non sapevamo dove stavamo andando, dov’erano gli altri, se e quando saremmo usciti. Non sapevamo nemmeno di cosa eravamo accusati, perché si rifiutavano di dircelo».

Gli agenti hanno provato a far firmare un foglio in cui gli arrestati ammettevano che la polizia di Amburgo li avrebbe trattenuti perché considerati soggetti pericolosi fino alla fine del vertice, alle sei di mattina del lunedì.  Una mappa della città o un capo di vestiario sospetto, perfino la consapevolezza di come comportarsi in caso di arresto poteva significare la conferma delle accuse mosse dai tedeschi proprio mentre la politica, a cominciare dalla Merkel, ammetteva l’errore di aver fatto piovere il circo del G20 al centro della scena antagonista tedesca.

Su Dinamo Press una interessante riflessione di bilancio, intanto è attiva la campagna “Perché nessun* resti solo”: ecco le indicazioni e gli indirizzi per scrivere agli attivisti reclusi nelle carceri tedesche dopo le giornate di Amburgo.

«Ci sono tante cose di cui si ha bisogno quando si è rinchiusi in una cella. Si ha bisogno di vino, di tramonti, si ha bisogno di vento e di abbracci. Ma soprattutto si ha bisogno di parole. Parole per riempire un lunghissimo silenzio e rompere il proprio isolamento.

Giovanissime compagne e giovanissimi compagni sono ancora rinchiusi senza processo nella prigione di Hamburg dopo il G20. Sono sole e soli, non hanno cellulare, computer, possono fare solo una telefonata giornaliera. Il nostro compito è essere al loro fianco, condividere con loro lo spazio asettico di una cella di una nazione lontana.

Quando diciamo nostro, parliamo di tutte e tutti noi, chi c’era e chi no ad Hamburg. Con un piccolo sforzo ognuno di noi può essere la boccata d’aria di chi è recluso. Scriviamo e spediamo una lettera a chi è ancora in prigione per il G20 di Amburgo.

La solidarietà sui social network purtroppo non arriva nell’inferno del carcere, nelle ore che scorrono tutte uguali, interminabili. Spendere qualche centesimo in francobolli per inviare uno scritto, un saluto, una poesia, una canzone, una lettera, qualunque cosa è un atto prezioso di cura, un atto rivoluzionario. La solidarietà è un’arma, ma a volte anche una penna». Qui di seguito gli indirizzi:

RICCARDO LUPANO

Jva billwerder

Dweerlandweg n° 100

22113 hamburg

Germany

EMILIANO PULEO

Jva billwerder

Dweerlandweg n° 100

22113 hamburg

Germany

ORAZIO SCIUTO

Jva billwerder

Dweerlandweg n° 100

22113 hamburg

Germany

ALESSANDRO RAPISARDA

Jva billwerder

Dweerlandweg n° 100

22113 hamburg

Germany

MARIA ROCCO

Jva billwerder

Dweerlandweg n° 100

22113 hamburg

Germany

FABIO VETTOREL

Justizvollzugsanstalt

Hahnöfersand

Hinterbrack 25 21635 Jork,

Germania

http://popoffquotidiano.it/2017/07/24/g20-forenza-liberare-gli-italiani-ancora-detenuti-ad-amburgo/

Padova: Violente cariche ed arresti al corteo contro forza nuova. Liber* tutt*

Lunedì 17 luglio a Padova oltre cinquecento Antifascisti ed Antifasciste hanno manifestato contro la presenza di forza nuova in città. Il partito neofascista aveva annunciato un corteo contro lo Ius Soli che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto percorrere una delle principali vie del centro cittadino, da piazza Mazzini a piazza Garibaldi. L’indizione pubblica di un presidio antifascista, insieme a diverse forme di pressione dal basso nei confronti delle istituzioni cittadine, hanno relegato Forza Nuova in piazza Antenore.

Il sentire comune che ha aggregato la piazza antifascista era quello di impedire con ogni mezzo qualsiasi sfilata di forza nuova in città. Per questa ragione la notizia di un corteo con bandiere ed insegne che prende vita a pochi passi dal Piazza Antenore, con la supervisione stessa della polizia, ha immediatamente scatenato la risposta ed innescato un corteo selvaggio attraverso le principali strade e piazze del centro storico.

Padova Antifascista

Come annunciato pubblicamente e più volte ribadito alle istituzioni cittadine, gli antifascisti si sono diretti verso Piazza Antenore, mentre ancora vi  era la presenza dei fascisti, per porre fine ad una manifestazione intrisa di odio e volontà di contrapporre “italiani” e “immigrati”. Giunti nella centralissima Piazza delle Erbe, a pochi passi da piazza Antenore e già intravedendo il concentramento fascista, il corteo è stato fermato da una violenta carica da parte del reparto mobile.

Nel corso degli scontri due compagni ed una compagna sono stati arrestati, il processo per direttissima si terrà oggi 18 luglio alle ore 11, presso il Tribunale di Padova dove si terrà un presidio per l’immediata liberazione.

Dalla serata padovana emerge innanzi tutto un dato: sono tutti avvertiti, fascisti, questori, prefetti, sindaci e giunte: sul fascismo tolleranza zero! La volontà politica da parte di tante e tanti di impedire dal basso l’agibilità di ogni forma di fascismo nello spazio pubblico è inarrestabile.

da GlobalProject

Criticò il decreto Minniti. Denunciato per vilipendio

casa originale dell’articolo cronache di ordinario razzismo http://www.cronachediordinariorazzismo.org/critico-decreto-minniti-denunciato-vilipendio/

“Vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate”: con questa accusa, che chiama in causa l’articolo 290 del codice penale, Gianluca Dicandia, avvocato romano esperto di diritto dell’immigrazione e attivista della rete ‘Resistenza Meticce’, è stato denunciato dalle forze dell’ordine.
La denuncia segue l’identificazione subita dall’avvocato lo scorso 20 giugno, quando prese la parola durante un flash-mob in piazza del Pantheon, a Roma. Un’iniziativa promossa da Amnesty International in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. L’intervento, di carattere tecnico, si focalizzava sui decreti Minniti-Orlando e sulle loro conseguenze, in particolare sulla vita dei cittadini stranieri presenti in Italia.

Al termine dell’intervento, l’avvocato era stato identificato dalle forze dell’ordine. Alcune persone avevano protestato, e anche loro erano state prontamente identificate (qui la cronaca di quanto successo il 20 giugno). A Riccardo Noury, portavoce di Amnesty, che chiedeva il motivo di tale misura, la polizia domandava se si dissociava dalle parole dell’avvocato, palesando il motivo dell’identificazione: le opinioni espresse da Gianluca Dicandia.
Oltre all’avvocato, anche tre persone identificate il 20 giugno sono state denunciate dalle forze di polizia per “violenza o minaccia alle forze dell’ordine” (articolo 336 del codice penale). I video girati e diffusi durante il flash mob non mostrano colluttazioni, violenze, né minacce, ma solo persone che chiedono il motivo alla base delle misure adottate dal Governo.

Quanto avvenuto il 20 giugno scorso era stato segnalato in Parlamento con due interrogazioni rivolte al ministro dell’Interno Marco Minniti, una a firma di Arturo Scotto (Mdp – Articolo 1) e una presentata da Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana). “Da quando esprimere un’opinione comporta l’identificazione da parte delle forze di polizia? E’ forse un reato criticare i provvedimenti adottati dal Governo a dal Parlamento in Italia? Da quando le forze dell’ordine hanno il mandato di chiedere pubblicamente di dissociarsi a persone su parole pronunciate da altri nel corso di iniziative pubbliche?”: queste alcune delle domande poste dall’on. Scotto nell’interrogazione (qui il testo).

“Dalle immagini disponibili emerge con chiarezza che in nessun modo le parole utilizzate dall’attivista possono integrare il reato di vilipendio, né sono individuabili altre espressioni costituenti reato; in un regime democratico, quale è quello instaurato dalla Costituzione repubblicana, sono ammesse critiche, anche severe, alle istituzioni e alle leggi”, sottolineava l’on. Fratoianni (Sinistra Italiana) nell’interrogazione (qui il testo).

Le due interrogazioni non hanno ancora avuto alcuna risposta.

“E’ un fatto estremamente grave”, dichiara il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury, che abbiamo raggiunto telefonicamente. “Il 20 giugno, non dissociandomi dalle dichiarazioni di Dicandia, sono stato a mia volta identificato – precisa, proseguendo – Nelle parole di Dicandia non ho ravveduto nulla che potesse rappresentare la configurazione di un reato. Ha espresso solo delle opinioni”.

Da parte nostra troviamo assai paradossale che accada un fatto di questo genere mentre, viceversa, “opinioni” intrise di xenofobia e di razzismo circolano liberamente in rete, in tv, alla radio e sui giornali proprio in virtù della garanzia della libertà di opinione.

Gaza deve vivere per la vita di tutta la Palestina. Appello per una campagna internazionale

A cura di Cultura è Libertà. Appello per una campagna internazionale per la Palestina: Gaza deve vivere per la vita di tutta la Palestina. 

La vita della popolazione di Gaza è seriamente messa in pericolo e noi, cittadini/e del mondo, associazioni, gruppi, non credenti e credenti di fedi diverse, sentiamo la responsabilità di agire laddove le Risoluzioni hanno fallito, e porre all’attenzione internazionale questo lento genocidio.

Prima di tutto il nostro sguardo si appunta sull’assedio, imposto dalle Autorità israeliane e attivamente sostenuto dal Governo Egiziano. Con un concorso di colpa anche di quei loro alleati che, in modo attivo o passivo, persistono nel privare la popolazione di Gaza  dei diritti umani, dì rifornimenti essenziali, di medicine, di trattamento del sistema fognario, di acqua potabile ed elettricità, di libertà di movimento.

Non si tratta di una catastrofe naturale, ma prodotta dall’uomo.

Il lento strangolamento di Gaza mette in luce non solo il sacrificio di quella popolazione civile, ma anche le nozioni di autonomia, libertà, in quanto diritti universali e la sopravvivenza stessa della Palestina.

Come cittadini/e del mondo, la nostra responsabilità e il nostro interesse nei confronti del popolo di Gaza è chiedere la sua liberazione, passo essenziale per la liberazione e la conservazione della Palestina.

Alla domanda di coloro che chiedono “Ma chi ci guadagna dalla sopravvivenza di Gaza?” le risposte sono ovvie: i quasi due milioni di esseri umani che vivono a Gaza, e i tre milioni di esseri umani che vivono in Cisgiordania e a Gerusalemme.

Gaza è sotto assedio da 10 anni. L’accordo per il cessate il fuoco del 2014 tra il Governo di Gaza e diverse fazioni palestinesi  e le Autorità israeliane, comprendeva negoziati per aprire le frontiere di terra e fornire un porto di mare, in modo tale da alleggerire l’assedio.

Nei tre anni successivi, con rare eccezioni di qualche atto irresponsabile, Gaza per parte sua ha onorato l’accordo. Ma non è avvenuto lo stesso da parte di Israele: attacchi di bassa intensità, dalla terra, dal mare e dall’aria quasi quotidiani e uccisioni di almeno 30 abitanti di Gaza, tra cui pescatori. E le Autorità egiziane, invece di mettere in pratica l’accordo da loro favorito, hanno stretto l’assedio e aumentato la sofferenza, bombardando e allagando tunnel e mettendo in pratica una quasi totale chiusura della loro frontiera con Gaza, l’unico punto di transito alternativo per persone, cibo, medicine e molti rifornimenti civili la cui entrata non è permessa dal confine israeliano. 

Israele non ha rispettato nemmeno gli accordi elaborati con le Nazioni Unite per l’entrata dei materiali da costruzione per ricostruire le migliaia di case distrutte dalle sue ultime aggressioni militari.

Si contano ormai centinaia di morti per mancanza di medicine, di cure come radioterapia e chemioterapia, per mancanza di strumenti per la diagnostica e la cura, e aumenteranno inevitabilmente per l’inquinamento ambientale, la povertà e la conseguente malnutrizione dei settori più fragili della popolazione, in particolare i bambini. La carenza di elettricità, carburante, la mancanza di  fognature e di acqua potabile è insostenibile e insopportabile, e incide sulla salute pubblica. Il crollo delle attività produttive e commerciali  causa  oltre il 40% di disoccupazione, con la conseguente disperazione di una popolazione per lo più giovane.

L’Unione Europea, attualmente silenziosa, non è stata neanche in grado di mantenere i suoi impegni preesistenti. Ancor più chiaro il suo fallimento nel tenere aperto il passaggio di Rafah secondo il meccanismo ancora attivo EUBAM. Analogamente è stato abbandonato un progetto approvato per un porto a Gaza. Entrambi questi impegni erano contenuti negli accordi 2014 per la cessazione delle ostilità.

Le Nazioni Unite hanno fallito nell’emanazione delle loro tante Risoluzioni, in quanto Israele non ne ha mai rispettata nessuna, senza per questo subire sanzioni.

Anche i recenti appelli del Palestinian Human Rights Organisations Council (PHROC), dei Physicians for human rights, la denuncia di Gisha e le tante denunce che si susseguono, ci sollecitano a sviluppare una campagna internazionale per Gaza, non solo con richieste sull’emergenza, ma presentando una lista di bisogni strutturali da soddisfare.

La lista degli interventi è lunga – perché l’inazione di fronte alle tante violazioni dei diritti umani è stata ancora più lunga. E crescerà, se non interviene un cambiamento. Ma il tempo per agire è breve se si vuole che le decisioni siano efficaci.

I diritti alla salute e alla vita possono essere garantiti solo da un sistema sanitario pienamente funzionante, dalla fornitura di infrastrutture essenziali, da una economia che funzioni. Sono condizioni che, secondo il Diritto Umanitario internazionale dovrebbero essere fornite dalle autorità occupanti, ma in mancanza di scadenze vincolanti e senza sanzioni il Diritto umanitario internazionale è stato  disprezzato e violato troppo a lungo, fino ad essere reso “inutile”. Adesso il tempo è scaduto.

Mentre si concerta un piano integrato per la messa a disposizione di strumenti e si fanno i primi passi per una pressione internazionale sulle Autorità israeliane affinché adempiano alle loro responsabilità e obblighi derivanti dal Diritto internazionale, è necessario essere pronti a rispondere direttamente ai bisogni fondamentali del popolo palestinese e farlo in un quadro di indipendenza dal chi queste necessità nega, mantenendo l’assedio.

Dunque chiediamo alla Comunità internazionale degli Stati, alla Unione Europea e alle Nazioni Unite di agire immediatamente e per un piano di azione a lungo termine. Ci sono già fondi congelati e progetti per rispondere a molte di queste richieste.

– Fornitura immediata e stabile di medicine, presidi medico chirurgici, strumentazione medica e sue componenti, per ripristinare molto rapidamente quanto manca per provvedere alla salute e garantirne il mantenimento.

– Immediata disposizione di una linea stabile di fornitura di carburante per generare energia e nuovi cavi per coprire le necessità, mentre a Gaza si ricostruisce un secondo impianto di produzione

– Apertura immediata e stabile 24/7 del passaggio di Rafah attraverso EUBAM.

-Impianti di desalinizzazione costruiti secondo le tecniche e le misure adeguate a provvedere acqua potabile per l’intera comunità.

– Costruzione del porto e nel frattempo attivazione temporanea di un  servizio di piccoli battelli per passeggeri e piccoli carichi, con la terra più vicina, Cipro.

– Fornitura di impianti di energia solare per tutte le strutture ospedaliere che servono più di 500 pazienti al mese e  ai dipartimenti per cure specialistiche avanzate indipendentemente dal numero di pazienti e, nel frattempo, fornitura temporanea di carburante per coprire le necessità dai generatori esistenti.

– Fornitura di cemento ed altri materiali necessari per la ricostruzione delle abitazioni, già accertate da Nazioni Unite e UNRWA.

– Ricostruzione ed espansione, come necessaria, del distrutto sistema fognario.

– Costruzione di servizi e impianti di riciclaggio e smaltimento dei rifiuti

– Garantire accesso indipendente alla comunicazione satellitare e telefonica

– Garantire la possibilità di produrre e utilizzare prodotti locali per scambi economici con l’estero, per la compravendita di prodotti per il consumo sul mercato libero

Se si verificano queste condizioni il lavoro potrà ricominciare e anche il settore dell’istruzione migliorerà, a Gaza tornerà la circolazione di beni e danaro, e i giovani potranno avere un futuro.

Non è più accettabile il lento genocidio imposto al popolo di Gaza.

La libertà di vivere del popolo di Gaza è la sola sana leva  per un processo democratico in Palestina e per la autodeterminazione del suo popolo.

Dunque è anche il solo piano realistico per la pace. Agire adesso!

Contatto: wexgaza@gmail.com

Alessandra Mecozzi, Presidente Cultura è Libertà (associazione di volontariato)

una campagna per la Palestina

Criticò il decreto Minniti: denunciato per “vilipendio delle istituzioni”

Identificato dopo aver criticato pubblicamente durante una manifestazione i decreti Minniti-Orlando e le politiche del governo, ora il giovane avvocato e attivista romano è stato denunciato per “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate”.

Gianluca Dicandia, giovane avvocato romano che si occupa di diritto dell’immigrazione ed attivista della rete ‘Resistenze Meticce’, è stato denunciato in base all’articolo 290 del codice penale, che punisce il “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate”, per aver criticato pubblicamente i decreti Minniti-Orlando durante una manifestazione in piazza del Pantheon a Roma.

Era lo scorso 20 giugno, data in cui si celebra la Giornata mondiale del rifugiato, quando ha preso la parola al termine di un flash-mob promosso da Amnesty International a Roma, denunciando le conseguenze dei provvedimenti governativi sulla vita dei migranti e degli ultimi nelle città. Un intervento duro, ma nei binari della critica politica, anche se aspra.

“È importante denunciare secondo me oggi, a due mesi dall’entrata in vigore del primo dei decreti che porta la firma di Minniti e Orlando, il fatto che i rifugiati, i richiedenti asilo, sono destinatari di norme allucinanti, norme che eliminano qualunque tutela e qualunque possibilità per i migranti di stare nel nostro paese in un modo degno”. Scandisce al microfono, per poi spiegare nel dettaglio il perché in tanti in Italia si oppongono alle nuove norme, a cominciare dalla cancellazione della possibilità di fare ricorso per coloro ai quali viene rifiutato lo status di rifugiato. Denuncia poi il clima che si respira nelle città del paese, dove l’ossessione per la sicurezza genera mostri.

Parole e posizioni che si possono condividere o meno, ma che rimangono, appunto posizioni politiche. Ma quando il giovane avvocato si allontana dal microfono viene avvicinato da due agenti che lo vogliono identificare. Ritengono quelle parole offensive verso le istituzioni, tanto che successivamente chiedono a Riccardo Noury, portavoce di Amnesty, di dissociarsene. “Siamo a un passo dal reato di opinione”, scrivevamo su questo giornale il giorno dopo i fatti: ora possiamo dire che con la notifica arrivata al giovane avvocato romano quel passo è stato compiuto.

La richiesta di identificazione scatena la reazione della piazza che urla “vergogna” all’indirizzo degli agenti e chiede spiegazioni per quella che viene vissuta come un’intimidazione verso chi, pubblicamente e alla luce del sole, con la sola forza della propria opinione, stava protestando contro delle leggi che ritiene ingiuste. Altre persone vengono identificate assieme a Dicandia, ricevendo una denuncia all’articolo 336 del codice penale: “Violenza o minaccia alle forze dell’ordine”. L’episodio è stato denunciato anche in Parlamento, con due distinte interrogazioni – di Arturo Scotto di Mdp – Articolo 1 e di Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana – che hanno chiesto chiarezza su quanto accaduto proprio al ministro dell’Interno Marcio Minniti.

“Da quando esprimere un’opinione comporta l’identificazione da parte delle forze di polizia? E’ forse un reato criticare i provvedimenti adottati dal Governo a dal Parlamento in Italia? Oppure è diventato vietato citare pubblicamente il nome dei ministri della Repubblica? E soprattutto da quando le forze dell’ordine hanno il mandato di chiedere pubblicamente di dissociarsi a persone su parole pronunciate da altri nel corso di iniziative pubbliche?”. Domande poste dall’onorevole Scotto che ancora non hanno avuto una risposta.

Valerio Renzi da Fanpage

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La solidarietà del Legal Team Italia

Un giovane avvocato romano, Gianluca Dicandia, è stato vittima di una gravissima azione intimidatoria: dopo un suo intervento pubblico durante una iniziativa di Amnesty International, nella quale aveva preso la parola criticando aspramente, ma con toni assolutamente continenti e argomentazioni giuridiche, i decreti c.d. Minniti, è stato identificato dalle Forze dell’Ordine presenti, incuranti del fatto che egli si fosse sin da subito palesato come avvocato così chiarendo (se mai ce ne fosse stato bisogno) il carattere tecnico del suo intervento.

Oggi quello che sino ad ora è l’incredibile ed inaccettabile epilogo: il collega è stato convocato per la notifica di un verbale di identificazione ed elezione di domicilio; egli ha così appreso di essere indagato per i reati di cui agli articoli 290 c.p. (vilipendio delle istituzioni della Repubblica) e 336 c.p. (violenza a pubblico ufficiale).

Nel tentativo, forse, di allinearsi con alleati quali il Presidente turco Erdogan o quello egiziano Al Sisi, le nostre istituzioni intendono intimidire chi pubblicamente smascheri le finalità di provvedimenti liberticidi, antidemocratici, classisti, razzisti, evidentemente tanto più pericoloso in quanto portatore non di proteste urlate e volgari, ma di ragionate seppur radicali censure.

Con l’utilizzo di una desueta fattispecie penale come il vilipendio (che benchè abbia superato in passato il vaglio della Corte Costituzionale non può che essere ritenuta rientrare nel novero dei reati di opinione) si intende impedire la critica – pubblica, in piazza, ma autorevole e giuridicamente argomentata (e forse per ciò più pericolosa) – di recenti strumenti normativi che intendono impedire l’esercizio dei diritti (primo tra i quali quello di difesa) dei richiedenti asilo, marginalizzare il disagio, introdurre la figura del sindaco sceriffo.

Colpire la voce libera di un avvocato è una dimostrazione di arroganza, di arbitrio, ma anche un segno di debolezza: l’avvocatura, quando impegnata nelle battaglie in difesa dei diritti, fa paura, proprio perché portatrice di competenze tecniche con le quali smascherare la pochezza giuridica delle norme più retrograde e discriminatorie.

Come membri del Legal Team Italia, come avvocati, come giuristi, facciamo nostre le parole dette dal Collega in quella piazza, e ci uniamo alla radicale critica che Gianluca Dicandia e molti altri giuristi, con solidi argomenti fondamenti giuridici, portano avanti contro i c.d. decreti Minniti, che riteniamo incostituzionali prima ancora che ingiusti.

A Gianluca la nostra incondizionata solidarietà e vicinanza, e il nostro pieno appoggio.

http://www.osservatoriorepressione.info/critico-decreto-minniti-denunciato-vilipendio-delle-istituzioni/

«gioventù identitaria» all’assalto dei migranti

L’organizzazione di estrema destra ha noleggiato una nave per «fermare i barconi al largo della Libia»

Nel quadro dell’azione delle destre contro l’assistenza e la solidarietà verso chi fugge da fame e guerre, si stanno anche animando articolazioni pericolose come Gioventù identitaria, una sorta di coordinamento europeo nato in Francia nel 2003, con sezioni in Austria, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Repubblica Ceca e Slovenia, che punta ad armare navigli per respingere nel Mediterraneo i barconi dei migranti attraverso una criminale azione diretta.

Il progetto ha assunto il nome di «Defend Europe» e si ripropone di comprare o affittare navi per poi andare a ostacolare le operazioni di soccorso sulle rotte della migrazione che approdano in Europa, in Italia soprattutto. A tale scopo hanno lanciato una raccolta fondi che ha raggranellato in poco tempo oltre 64 mila euro, in buona parte attraverso PayPal, che ha subito congelato il conto dichiarando di non accettare versamenti a favore di «organizzazioni che predicano l’odio, la violenza o intolleranza razziale».

A maggio sono però riusciti ad impedire con una loro imbarcazione, messa di traverso nel porto di Catania, l’uscita per i soccorsi della nave francese Aquarius della Ong Sos Mediterraneé.

Ora è la volta di un altro tentativo con una nuova nave di 40 metri, la C-Star, affittata a Gibuti e, proprio in queste ore, diretta nel porto di Catania per imbarcare neofascisti italiani, francesi e tedeschi e successivamente spostarsi a largo della Libia per ostacolare i soccorsi.

Quelli di Generazione identitaria si definiscono «Patrioti», parlano di «amore per le proprie culture» e si scagliano contro chi alimenta «violenza e razzismo verso le nostre identità, con il chiaro intento di distruggerle». Le loro parole d’ordine sono: «terra, etnia e tradizione» e i loro nemici «tutti coloro che hanno deciso di supportare l’immigrazione di massa»: il mondo sindacale, la Chiesa Cattolica e l’antagonismo antifascista. Il simbolo adottato è quello che a suo tempo veniva inciso sugli scudi degli opliti spartani, la lambda, una sorta di triangolo verso l’alto che indicava il nome arcaico di Sparta.

Con il termine «Remigrazione», Generazione identitaria propone, tra l’altro, l’abolizione di qualsiasi tipologia di Ius Soli, il congelamento di tutti i processi di naturalizzazione, l’abolizione di qualsiasi tipo di ricongiungimento familiare, pene detentive per datori di lavoro che assumano immigrati non regolari, il divieto di costruzione di mosche e minareti e «lotta senza quartiere al razzismo anti-italiani».
Lorenzo Fiato, il loro segretario italiano, nello scorso mese di giugno, in una sorta di tour informativo, ha presentato il progetto di Defend Europe toccando città come Catania, Olbia, Brescia, Modena e, come ultima tappa Bolzano, dove ha tenuto una pubblica assemblea insieme alla Lega.

Neanche tanto nascosta la natura neofascista del gruppo. In un’intervista al blog «EreteicaMente» animato, tra gli altri, da Mario Merlino (ricordate? il provocatore di Avanguardia nazionale infiltratosi tra gli anarchici nel 1969), Generazione identitaria non ha disdegnato di indicare tra i propri principali riferimenti Julius Evola, il padre del neonazismo italiano.

Saverio Ferrari, Marinella Mandelli

da il manifesto

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“DEFENDE EUROPE”: COS’E’ ‘GENERAZIONE IDENTITARIA’?

Neofascisti in azione contro i migranti, sfruttando la canea mediatica estiva sugli sbarchi, attraverso il clima di paura e diffidenza già alimentato da partiti e governo, sulla pelle dei più deboli. Oltre 50 striscioni con la scritta “Refugees not welcome” sono stati affissi la scorsa notte da CasaPound lungo l’Autostrada del Brennero e ai caselli, in entrata e in uscita, dal valico ad Ala.

Intanto è “attesa” nel Mar Mediterraneo la nave C-Star, affittata a Gibuti dai neofascisti di Generazione Identitaria, network transnazionale europeo nato in Francia nel 2012 e che ora sta cercando di diffondersi anche in Italia.

A Catania dovrebbero i razzisti europei dovrebbero salire a bordo della nave con l’obiettivo di andare poi al confine marittimo con la Libia per disturbare le navi delle Ong, impegnate nelle operazioni di soccorso dei migranti in mare, e segnalare le navi dei migranti alla Guardia Costiera Libica.

Ma chi sono i neofascisti di Generazione Identitaria? Lo abbiamo chiesto a Elia Rosati, nostro collaboratore e studioso di movimenti e gruppi neofascisti italiani ed europei. Ascolta o scarica.

L’intervento ai nostri microfoni del giornalista Guido Caldiron, giornalista de Il Manifesto e autore di diverse pubblicazioni e libri sul fenomeno delle destre radicali EuropeeAscolta o scarica. 

da Radio Onda d’Urto

Aldro che avrebbe fatto 30 anni nel 2017

Ma fu ucciso da quattro poliziotti. Il 17 luglio è il compleanno di Aldro, Federico Aldrovandi. Gli amici lo ricordano con una street parade alla ferrarese. Ecco che cos’è

di Checchino Antonini

 

«Il 17 luglio, Aldro avrebbe compiuto 30 anni. Purtroppo questo non sarà possibile in quanto fu ucciso a 18 anni». Così scrive Lino, padre di Federico Aldrovandi, custode della memoria, testimone vivente del fatto che, anche quando si vince ogni grado di giudizio nelle aule di tribunale, la pena per chi resta è senza fine.

Federico Aldrovandi fu ucciso da quattro poliziotti durannte un violentissimo controllo di polizia, probabilmente scambiato per uno straniero, forse tossico, e per questo massacrato senza alcuna pietà. Era il 25 settembre del 2005. Seguirono depistaggi promossi dall’interno della questura, provocazioni di sindacati di polizia, di esponenti del centro destra sempre sommersi da un’ondata di indignazione che ha travalicato i confini delle mura ferraresi per congiungersi al movimento che denuncia e documenta la repressione dandogli nuova linfa.

«Chi lo ha conosciuto -continua a scrivere suo padre – lo vuole ricordare nel modo che lo ha contraddistinto in quella breve vita fatta di Aphex Twin e romanzi di Irvine Welsh. Uno degli ultimi ricordi che hanno i suoi amici è una delle street parade di Bologna passate insieme all’insegna del divertimento più spensierato e questo è l’idea da cui è partita la festa per il suo trentesimo compleanno».

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Cosa è la sound bike parade:

«È un modo di festeggiare un compleanno come non si è mai fatto… – spiegano i promotori dell’evento – è una street parade alla ferrarese, i carri sono biciclette e la strada è la cinta muraria… È ricordare divertendosi e ballando…È stare assieme fino alla fine…È una sfilata musicale fatta di amicizia e musica…
Aprirà le fila un carrobike attrezzato, potrete seguirlo a piedi o in bici o con qualsiasi mezzo non a motore.Il percorso prevede una sfilata che costeggerà le mura di Ferrara dal baluardo di architettura al parco urbano.
Alla fine della passeggiata il ritrovo sarà al chiosco Camilla va al parco che collaborerà nella realizzazione della manifestazione con un’area ristoro finale e un dj set fino a mezzanotte con Svartur (elettronica/ambient), Pajiaz (tekno).

              Queste le info:

– alle 19 concentramento nel sottomura cittadino,
– partenza dal baluardo di Architettura in bicicletta o a piedi a seguire il “carro” musicale del compleanno,
– Sfilata nel sottomura cittadino a ritmo di musica ricordando l’ultima street parade fatto insieme,
– arrivo da Camilla va al parco, chiosco all’interno del parco urbano di Ferrara dove ci si potrà ristorare e ballare accompagnati dal dj set.
Info percorso: da Via Quartieri, 22 a Via Riccardo Bacchelli, 103 passando per Via Quartieri.

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http://popoffquotidiano.it/2017/07/11/aldro-che-avrebbe-fatto-30-anni-nel-2017/