Torino: Maya 19 anni sequestrata e picchiata dalla polizia

Una notte (giovedi 8 giugno) di follia in strada e presso la caserma di polizia di V.Veglia/C.Tirreno a danno di Maya, 19enne torinese riconosciuta dai poliziotti come attivista ai picchetti antisfratto ed alle manifestazioni No Tav e per questo fermata, tradotta in caserma e picchiata dai solerti agenti della Squadra Mobile.

Con 6 giorni di prognosi certificati dal pronto soccorso ospedaliero per evidenti tumefazioni in tutto il corpo, denunciamo insieme a Maya questa inacettabile violenza.

Ecco il video in cui Maya racconta le violenze e i suprusi subiti in caserma

Sono stata fermata a Torino da due agenti di polizia che stavo guardando mentre perquisivano due ragazzi: mi hanno chiesto i documenti, poi hanno chiamato i rinforzi. A un certo punto mi sono ritrovata circondata da otto agenti. Uno di loro, dopo aver preso i miei documenti, mi ha detto che non sarei tornata a casa ma ce avrei trascorso la notte al carcere Le Vallette“.

Inizia così il racconto di Maya, 19 anni, in un video pubblicato sulla pagina Facebook del Centro Sociale Askatasuna di Torino, una delle realtà che da anni animano il Movimento No Tav ma sono molto attive anche in altre vertenze della città di Torino, come quella per il diritto alla casa.

Maya racconta particolari  molto gravi. Uno, in particolare, è direttamente collegato con la vistosa tumefazione all’occhio destro. “Eravamo in Piazza Vittorio: un agente mi ha afferrato per i polsi bruscamente e spinto contro un’auto della polizia poi fatta entrare in macchina. Stavo avvertendo con il telefono i miei amici di quello che stava accadendo, i poliziotti si sono innervositi, hanno inchiodato. Sono scesi, mi hanno storto una spalla e sequestrato il telefono“.  “Un poliziotto mi ha intimato di stare zitta poi mi ha colpita con un pugno

Come riportato da Davide Falcioni su Fanpage, la ragazza viene accompagnata in commissariato. Lì, stando al suo racconto, degli agenti le dicono di averla riconosciuta e di averla già vista in alcune manifestazioni contro gli sfratti e in Val Di Susa: “Sono stata spinta contro una sedia. Mi è stato detto di stare zitta, poi lo stesso agente che mi aveva prelevato i documenti a Piazza Vittorio mi ha sferrato un pugno ripetendomi che sarei dovuta rimanere in silenzio. Il mio occhio nero è la conseguenza di quel pugno“.

Non si conoscono, allo stato attuale, le motivazioni del fermo della ragazza, che è accusata di resistenza, violenza e porto d’armi. “Quando ho chiesto di quali armi parlassero – racconta Maya – mi è stato risposto che avevo nel marsupio sette chiodini da muro“.

http://www.osservatoriorepressione.info/torino-maya-19-anni-sequestrata-picchiata-dalla-polizia/

38° giorno di sciopero della fame per i prigionieri palestinesi nelle carceri di israele

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38° giorno di sciopero della fame per i prigionieri palestinesi nelle carceri di Israele

Oggi presidio alla Rai di Milano. dignitystrike

Si ricorda Falcone? La DIGOS decide chi può farlo

Palermo, al corteo per la commemorazione di Falcone, la DIGOS sequestra gli striscioni agli studenti. Troppo offensivi.

Oggi 23 maggio a Palermo si commemorano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. I due magistrati, uccisi nel ’93, vengono ricordati nel venticinquennio dalla loro morte.

Si ricorda Falcone? La DIGOS decide chi può farlo

Si ricorda Falcone? La DIGOS decide chi può farlo
Ma quando, purtroppo, a far da padrone sono le “ragion di Stato”, possono avvenire anche fatti spiacevoli. Come le minacce e la censura contro gli studenti delle scuole palernitane.Un evento di cui tutte le figure istituzionali si fanno carico, e promuovono come una giornata all’insegna dell’ordine e della legalità. Oggi a quel corteo che sfila per le strade di Palermo c’erano pure due scuole palermitane, forse le uniche a decidere di partecipare, con due striscioni su cui c’era scritto: “Non siete Stato voi ma siete stati voi” e “Il corteo siamo noi la passerella siete voi”. Due striscioni innocui portati da studenti che cercano di guardare la realtà con un occhio critico e attento. Ma al corteo della propaganda della ideologia del rispetto dell’ordine e della legalità, gli agenti della DIGOS hanno imposto agli studenti del liceo classico G.Garibaldi e del liceo scientifico Cannizzaro, di chiudere lo striscione perché “dichiaratamente offensivi” per poi decidere di sequestralo.

Anche in questi casi l’arroganza dello Stato si manifesta in tutto il suo splendore. Anche in questo caso assistiamo ad una farsa in cui viene addirittura negato agli studenti il diritto di esprimersi. E’ comunque lo Stato, anche in queste occasioni, a decidere partecipare a ciò che si organizza per tenere in piedi le solite retoriche farlocche che lo tengono in piedi. E’ sempre lo Stato a decidere cosa i partecipanti possono dire o esprimere. Insomma siamo alle solite.

Di seguito pubblichiamo l’intervista audio ad uno studente del liceo classico G.Garibaldi

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PIATTAFORMA “STOP NATO” SI MOBILITA CONTRO IL VERTICE A BRUXELLES DEL 25 MAGGIO

La capitale belga si accende di dibattiti, in vista del per il 25 e 26 maggio a

Nei giorni scorsi c’è stata una polemica finita su molti giornali fra il sindaco di Bruxelles (socialista) e il Primo Ministro Michel (liberale-conservatore) da una parte e dall’altra, poichè il presidente turco ha ufficiosamente annunciato una conferenza a Bruxelles sulla reintroduzione della pena di morte in Turchia tra il 24 e il 25 maggio, giorni in cui sarà qui per un summit della NATO. Sia il sindaco che il Primo Ministro ci hanno tenuto a ribadire che non sarà permesso ad di portare in Belgio le sue problematiche interne, il sultano turco ha risposto che il sindaco dovrebbe solo occuparsi di “far togliere le cartacce da terra”.

Riguardo al vertice NATO del 24-25 Maggio, durante il quale verrà inaugurata la nuova sede NATO qui a Bruxelles, è stata organizzata una mobilitazione, soprattutto contro la presenza di .

La piattaforma che ha dato vita alla mobilitazione si chiama STOP NATO, un network ampio che va dai pacifisti ai sindacati fino alle realtà di movimento.

La mobilitazione partirà il 21 Maggio con un campeggio antimilitarista che andrà avanti fino al 26 con assemblee, dibattiti e iniziative di vario genere. Le iniziative si chiuderanno con una grossa manifestazione in detta per il 24 maggio, mentre il 25, giorno effettivo del summit, ci saranno azioni diffuse di disturbo per cercare quantomeno di rendere difficile lo svolgimento del summit.

Proprio da Bruxelles, la voce di Alessandro, compagno di Radio Onda Rossa. Ascolta o Scarica.

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FCA Pomigliano: le donne operaie e il loro 8 marzo contro il “modello Marchionne”

LA CAUSA IL 20 GIUGNO DAL GIUDICE DEL LAVORO DEL TRIBUNALE DI NOLA

La vicenda è relativa allo sciopero di 3 ore dello scorso 8 marzo al reparto-confino WCL di Nola ed alla concomitante assemblea del Comitato Mogli Operai in occasione della giornata internazionale della donna dove le operaie FCA di Pomigliano e Nola denunciarono pubblicamente il modello-Marchionne “prefigurante il dominio del capitale sul lavoro e la trasformazione in tal senso dell’intera società con la progressiva eliminazione della democrazia sindacale e politica e dei diritti dei lavoratori, nonché di quelli sociali, civili e costituzionali”: info www.comitatomoglioperai.it

Su ricorso degli avv.ti Arcangelo Fele e Daniela Sodano del sindacato Slai cobas e con la procedura d’urgenza prevista dall’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, il Tribunale di Nola, Sezione Lavoro, giudice dott.ssa Francesca Fucci, ha fissato l’udienza per il prossimo 20 giugno.

I fatti: all’indomani dell’8 Marzo la FCA cambiò senza motivazione i turni di Antonietta e Carmela (entrambe operaie Fiat e da 8 anni trasferite a Nola, iscritte a Slai cobas ed attiviste del Comitato Mogli Operai), esponendole a seri problemi familiari nonché a quelli relativi allo spostamento casa-lavoro per l’inesistenza di servizi di trasporto pubblico e aziendali tra residenza e posto di lavoro. L’intento repressivo è evidenziato dal fatto che in questi anni l’azienda ha sempre adottato l’accoppiamento per lo stesso turno dei lavoratori automuniti con quelli sprovvisti e/o impediti all’utilizzo di propri mezzi di trasporto come nel caso di Antonietta e Carmela. Il provvedimento viola inoltre lo stesso Contratto di Lavoro di FCA che testualmente recita: “E’ condivisa la volontà di riconoscere ampia attenzione ai problemi degli spostamenti casa-lavoro che hanno rilevanti effetti sull’equilibrio complessivo del benessere del lavoratore e sulla possibilità di conciliare esigenze e tempo di vita e di lavoro”.

Intanto si prepara la mobilitazione in occasione dell’udienza del prossimo 20 giugno: un contenzioso giudiziale senza precedenti giuridici e ad alto valore simbolico che vedrà “le donne operaie ed il loro 8 marzo” scontrarsi col “modello-Marchionne e la FCA di Pomigliano” denunciata per repressione di genere ed antisindacale”!

“Le forti implicazioni politiche, sociali e culturali, sono evidenti”… dichiarano le donne del Comitato Mogli Operai Pomigliano… “come evidente è lo scontro tra chi oggi vorrebbe riportarci tutti, uomini e donne, indietro di 100 anni, sottoponendoci alla moderna schiavitù economica, e chi vuole riorganizzare a tutto campo le ragioni dei lavoratori e quelle sociali, e far ‘ricontare’ la classe operaia”.

Pomigliano d’Arco, 19 maggio 2017

Comitato Mogli Operai Pomigliano

Venezia – Oltre 500 in corteo per la casa

L’orario era un po’ ostico alla partecipazione, ammettono gli organizzatori, è stato scelto perché ancora orario d’ufficio – quindi lavorativo per coloro che siedono sugli scranni del consiglio regionale. Invece Palazzo Ferro Fini, sede della giunta del Veneto, venerdì pomeriggio è chiuso, vuoto, mentre le calli della città storica si sono riempite – questa volta non delle orde di turisti ma di cittadine e cittadini, di ogni età, desiderosi di portare la loro voce presso le istituzioni, di marcare la loro esistenza in una città, Venezia, troppo spesso considerata una sorta di parco tematico a usufrutto esclusivo dei visitatori.

corteo asc

In oltre 500 ieri si sono riprese, e ripresi, le calli del lusso, dei grandi marchi, rispondendo all’appello dell’ASC. Calli difficilmente attraversate e vissute dai residenti, che solitamente scorrono veloci per raggiungere i posti di lavoro sgomitando tra turisti di fronte alle vetrine. Hanno portato con loro tavole e vino, insieme a cicchetti e filo per stendere i panni. Hanno portato la vita dei quartieri popolari, ancora abitati da veneziane e veneziani doc, o d’adozione.

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tavolata asc

I cartelli che hanno esposto durante tutto il percorso sono categorici – “diritto di residenza”, “amo Venezia quindi occupo per rimanere” – così come gli slogan urlati ritmicamente per le calli. Ad aprire il corteo, colorato e determinato, i bambini – figlie e figli degli occupanti di casa. Che si sono ritrovati ancora una volta a giocare assieme, pur venendo da zone, scuole e background differenti. In molti di loro si conoscono dalle assemblee a cui li hanno portati i genitori, fin da quando dovevano ancora muovere i primi passi. Sono cresciuti assieme, tra assemblee e picchetti antisfratto. Per loro tutto è un gioco, e rimanere a vivere a Venezia assolutamente normalità.

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Negli ultimi anni l’Assemblea Sociale per la casa è cresciuta, causa la stagnazione di una crisi che sembra non avere fine. Molti residenti della città storica si sono trovati in difficoltà con gli affitti e non hanno avuto aiuto da parte delle istituzioni comunali – tra commissariamenti e tagli a welfare e servizi per andare a pari con il bilancio cittadino. Pezzi della città sono stati svenduti o messi all’asta per fare cassa, nel frattempo centinaia di case di proprietà dell’ATER (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale) rimangono sbarrate e abbandonate al degrado, perché non ci sono i finanziamenti necessari per risistemarle e metterle a norma. Non si effettuano nemmeno più bandi di assegnazione, le liste sono bloccate e i cittadini in attesa. La legge regionale 10/96 – che determina i punteggi delle graduatorie – è obsoleta, e ferma a una fotografia della società che non esiste più – dal posto fisso ai nuclei familiari numerosi. Il sindacato Unione Inquilini, dal microfono, racconta delle chiamate notturne di anziani, e malati, sotto sfratto. Spaventati di vedersi togliere la casa, di finire in strada.

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Nella città storica le case occupate dall’Assemblea Sociale per la Casa sono oltre 60, abitate da famiglie o da giovani precari, da studenti e single, italiani e stranieri. Persone, cittadine e cittadini, che hanno sempre vissuto in “isola”, o che qui hanno studiato e hanno deciso di restare. Hanno rimesso a posto le proprie abitazioni, spesso ritrovate in condizioni pietose, dedicando ad esse tempo e denaro. Aiutandosi a vicenda, in maniera cooperante – che fosse per pitturare o per aspettare l’ufficiale giudiziario in occasione degli sfratti. Erano tutte e tutti qui, ieri, a manifestare. Partiti dal Campo hanno raggiunto calle larga XXII Marzo. Con loro i cittadini e le cittadine che negli ultimi mesi hanno messo in campo decine e decine di iniziative per la salvaguardia della città e dei suoi abitanti, dal Comitato No Grandi Navi a Venessia.com, al Gruppo25 aprile, da Generazione 90 al collettivo di fotoreporter Awakening. Insieme, residenti o in attesa di diventarlo, per chiedere delle politiche capaci di sostenere chi a Venezia decide di rimanere, e non si arrende all’idea che diventi una città “morta”, svuotata di residenti e vita, un parco giochi pronto a “chiudere” quando i visitatori “escono”.

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Le soluzioni ci sono, e in diverse città italiane ed europee sono anche state sperimentate. L’ASC sono anni che propone un progetto di assegnazione e autorecupero per rimettere a valore il patrimonio pubblico abbandonato e determinare nuove pratiche di cooperazione e residenza, lontane dalla speculazione e dall’idea di messa a profitto del patrimonio comune. Il progetto ieri lo hanno consegnato in Regione, non all’Assessora alla casa – assente – ma con la promessa di mettere in piedi un incontro.

Chi ieri era per le calli dimostrava e raccontava un’idea diversa di città. Una città che sfida quotidianamente la conta mortifera dei residenti – 1600 in meno dall’insediamento della giunta Brugnaro. Una città che s vuole viva ed abitata, non solamente attraversata. Una città che necessita di essere presa in cura e difesa  – da chi vuole speculare su di essa, o da chi vuole svuotarla e renderla una bella e fragile vetrina.

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/venezia-oltre-500-in-corteo-per-la-casa/20829

Milano – I centomila volti dell’antirazzismo. Contestato il PD.

Centomila persone in piazza per l’accoglienza sono un dato politico di grande rilevanza nella fase che stanno attraversando l’Italia e l’Europa. I numeri e la composizione della piazza milanese, in cui è stato realmente tangibile il protagonismo migrante, costituiscono un’eccedenza rispetto a qualsiasi tentativo dell’amministrazione comunale, organizzatrice del corteo, di utilizzare la giornata in chiave di un antirazzismo di facciata.

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Centomila voci hanno contrapposto un antirazzismo che parte dalle condizioni materiali di vita e aspira a riaprire un terreno di riconquista di diritti ad una operazione politicista, dettata dai posizionamenti interni al morente Partito Democratico. Non è un caso che tante delle persone presenti in piazza oggi provengano dal mondo degli occupanti di case e di quel tessuto sociale che le politiche della governance cittadina costringono all’illegalità ed alla marginalità sociale. La piazza ha vissuto della ricchezza apportata da coloro che non esitano a sottrarsi al ricatto del regime dei confini –  tanto quelli geografici tra Stati, quanto quelli interni allo spazio urbano – e che, anzi, lo rompono compiendo il più radicale atto di critica al paradigma legalitario e securitario. Proprio in questa contraddizione si è di fatto affermato il ribaltamento della piattaforma istituzionale che in maniera strampalata ha tentato di intrecciare accoglienza  e sicurezza.

20m milano

Lo spazio di contraddizione è stato agito fin dall’inizio dallo spezzone “Nessuna persona è illegale”, promosso da associazioni, centri sociali, polisportive popolari e tante altre realtà accomunate da una critica radicale alle leggi Minniti (in merito a sicurezza urbana e “protezione internazionale”). Realtà che propongono quotidianamente pratiche di accoglienza, diritti e libera circolazione delle persone.

Attivisti ed attiviste di questo spezzone, molti dei quali migranti, hanno contestato la presenza dell’assessore alla sicurezza Carmela Rozza, che aveva pubblicamente sostenuto l’operazione di rastrellamento etnico avvenuta alcune settimane fa alla stazione centrale. “Via la peggior destra dal corteo” hanno urlato allo spezzone del Pd, partito che ha votato tra le peggiori leggi sull’immigrazione della storia italiana, come appunto le leggi Minniti-Orlando. 

Dopo momenti di tensione con i vigilantes addetti al servizio d’ordine della parte istituzionale del corteo, gli attivisti hanno conquistato la testa della manifestazione, esponendo lo striscione “Pd – la peggior destra”

Peggior Destra

Al termine del corteo, al parco Sempione, gli striscioni “nessuna persona è illegale” e “no Minniti-Orlando” sono apparsi sotto al palco dove si è tenuto il comizio finale.

Durante l’intervento del sindaco Sala e del presidente del Senato Grasso sono stati esposti i tanti cartelli ed urlati cori che esprimevano contrarietà  alle politiche governative sulla questione migratoria.

Dopo gli interventi di rito, alcuni dei quali particolarmente retorici, dal palco sono stati in diversi a criticare da una parte l’approccio securitario del partito che governa l’Italia e la città di Milano, dall’altra le politiche di diritto differerenziale ed esternalizzazione delle frontiere dell’Europa Fortezza.

La giornata di oggi rappresenta un punto di partenza, per Milano e non solo, per chi interpreta l’antirazzismo innanzitutto come forma di riscatto politico e sociale.

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/milano-i-centomila-volti-dellantirazzismo-contestato-il-pd/20830

Firenze – Nove mesi a Checco, arrestato al corteo #cechidiceno a novembre

Si è concluso ieri il processo a carico di Checco, compagno del Centro Sociale Rivolta di Marghera, arrestato a Firenze il 5 novembre durante le cariche che impedirono al corteo #cechidiceno di dirigersi verso la Leopolda dove era in corso la grande kermesse per il SI al referendum costituzionale, indetta dall’allora premier Matteo Renzi.

Nove mesi di reclusione per resistenza aggravata, questa la sentenza, mentre le richieste della Procura andavano ben oltre i tre anni. Checco, unico fermato in piazza, è divenuto il capro espiatorio sulla testa del quale emettere una sentenza esemplare: questo il clima che si è respirato nelle aule del dibattimento.

Tra novanta giorni saranno pubbliche le motivazioni della sentenza, quando toccherà ai legali lavorare al ricorso in appello, ma prima e al di là di ogni elemento tecnico-giuridico ora dobbiamo stringerci attorno ad un compagno generoso e tenace e gridare a tutta forza, di nuovo, Checco libero! Libertà di dissentire!

A Checco è toccato lo spiacevole ruolo dell’uno da colpire “per educarne altri cento”. Questo è stato chiaro fin da subito, dai fatti di piazza che possono essere compresi se e solo se li si legge calati nel clima politico della campagna di consenso che Renzi stava imponendo prima del referendum sulla riforma costituzionale.

Manifestare a Firenze è stata una conquista: ricordiamo settimane di tira-e-molla con la Questura, l’aggressione della DIGOS alla conferenza stampa davanti la Leopolda, il “divieto completo a manifestare” comunicato dalla Questura due giorni prima di una manifestazione indetta da mesi, la piazza conquistata dalla determinazione delle migliaia di persone che non vollero accettare alcun bavaglio, infine l’aggressione allo striscione portata avanti da parte di un imponente schieramento di celere al primo accenno di movimento.

Il regime autocratico di Renzi aveva già deciso come doveva finire e come bisognava narrare la contestazione fiorentina, ricordiamo le parole di Diego Nardella, sindaco e alter-ego in città di Renzi: “In piazza c’erano solo persone incappucciate desiderose di usare violenza contro la città e che volevano solo sfasciare Firenze”. Ebbene, proprio la radicalità espressa quel giorno è stata volano per la grande manifestazione di Roma svoltasi il 27 novembre, con cinquantamila persone in piazza a dare corpo a quel NO! sociale così ben radicato nei territori e nelle lotte sostenute dai più variegati segmenti della società.

Renzi ha poi subito la dèbacle nelle urne del 4 dicembre, proprio laddove cercava la propria legittimazione politica come leader ed unico detentore del potere. Contestato da ogni piazza attraversata, sconfitto nel voto da lui stesso voluto, non gli rimasero che le dimissioni: entrambe le manifestazione sono state decisive, in termini di indicazione politica e di consenso sociale.

Reclamare l’immediata assoluzione di Checco non è solo un atto di giustizia chiesto dai suoi compagni e compagne o dalle realtà di movimento. Questa assoluzione andrebbe concessa innanzitutto per “meriti politici”: ci sembra il minimo da sostenere per chiunque si sia riconosciuto nelle battaglie per il NO sociale.

Oggi è il 35° giorno di sciopero della fame per circa 1500 prigionieri palestinesi nelle carceri di Israele.

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#dignitystrike

20 MAGGIO: MILANO COME BARCELLONA?VOCI A CONFRONTO PER UN DIBATTITO

Prendendo spunto dal corteo anti-razzista e contro le politiche del governo spagnolo in tema di migrazioni che ha attraversato Barcellona, il 18 febbraio, la giunta di Milano ha deciso di lanciare una manifestazione per sabato 20 maggio: “Milano Senza Muri”.

Davanti alla proposta è nato il dibattito politico. Il mondo dell’antirazzismo milanese, e non solo, ha iniziato a ragionare sulla giornata e presto sono stati individuati alcuni limiti, il principale evidenziato anche da CGIL, CISL, e UIL o da ARCI: l’assenza di una critica netta e radicale al pacchetto Minniti-Orlando e alle politiche del governo.

Spettri di equilibrismo politico in seno alla maggioranza nel comune di Milano e interni al Partito Democratico sono elemento persistente nel dibattito/scontro tra le parti. 

Una parte del mondo dell’antirazzismo ha comunque deciso di aderire alla manifestazione e al documento generale, spesso indicando le mancanze. Il 20 maggio c’è chi ha deciso di partecipare al corteo ma non di riconoscere l’appello ufficiale come sufficiente: è la piattaforma comune “Nessuna Persona e’ Illegale”, che riprendendo uno degli slogan cardine del corteo Catalano ha scelto di portare un proprio documento politico come base minima di discussione.

Poi esiste una parte della città antirazzista e solidale che ha deciso che il 20 maggio la piazza non sia luogo da legittimare, attraversare e vivere. 

Con diversi confronti proviamo ad entrare nei temi del corteo e del dibattito politico.

Venerdì 19 maggio: Chiudiamo la nostra serie di contributi in vista del corteo milanese con l’intervento di Luciano Muhlbauer, della piattaforma comune Nessuna Persona è Illegale. Ascolta o scarica. E di Daniele, del Centro Sociale CasaLoca di Milano, centro sociale che ha deciso di non partecipare alla manifestazione di sabato 20 maggio. Ascolta o scarico

Giovedì 18 maggio: Due interviste distinte a Emma Bonino, Partito Radicale, fondatrice Non c’è Pace senza Giustizia ed ex Ministro degli Esteri Ascolta o scarica e a Valeria Verdolini, Antigone Lombardia Ascolta o scarica

Martedì 16 maggio: confronto tra Maso Notarianni, sostenitore del comitato organizzatore del manifestazione “Milano senza Muri”, e Roberto Firenze, Centro Sociale Ri-Make di Milano.  Ascolta o scarica

Lunedì 15 maggio: confronto telefonico tra Davide, piattaforma comune “Nessuna Persona è Illegale”, e Piefrancesco Majorino, Assessore Politiche sociali, Salute e Diritti per il comune di Milano Ascolta o scarica

 

Condividiamo sulla nostra pagina lo street video che i Punkreas hanno realizzato, con il supporto di MetrixVideoCrew, per la piattaforma comune “Nessuna Persona è Illegale”