10 anni senza Federico

Domani, venerdì 25 settembre, saranno passati 10 anni dall’uccisione di Federico Aldrovandi durante un fermo di polizia a Ferrara.
L’associazione “Federico Aldrovandi” lo ricorderà con una due giorni di musica, dibattiti, parole ed immagini. Un grande concerto suonerà le sue note per Federico, dalla Piazza Municipale di Ferrara, a partire dalle 18 di Sabato 26 Settembre. Hanno già assicurato la loro presenza: Thomas Cheval, Costa, Gasparazzo, Giorgio Canali e Rossofuoco, Strike, 99 Posse e Punkreas.

In occasione di questo anniversario la Tomato Doc&Film  e Distribuzioni dal Basso ricordano che il film diretto da Filippo Vendemmiati, E’ stato morto un ragazzo, è disponibile in streaming gratuito a questo link.

Premiato con un David di Donatello, il film inchiesta sulla morte di Federico Aldrovandi è disponibile grazie a Distribuzioni dal Basso, portale di distribuzione di film, documentari e cortometraggi indipendenti realizzati dalla nuova generazione di videomaker freelance, nata sull’onda del fenomeno Creative Commons e dei nuovi meccanismi di produzione basati sul crowdfunding.

 

19.000 arresti e racial profiling: ecco cosa è stato Mos Maiorum

Stop-Represion-xenofobia-institucional-Europa

19.000 persone fermate in due settimane, di cui più di un quarto cittadini siriani: sono alcuni dei dati diffusi da Statewatch relativi a ‘Mos Maiorum‘, l’operazione di polizia europea lanciata lo scorso ottobre 2014 dal governo italiano durante il semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea (ne abbiamo parlato qui). Secondo l’associazione londinese, che ha messo a confronto i report finali delle ultime operazioni, il numero dei fermati è raddoppiato rispetto alla precedente operazione Perkunas (10.459 fermi in due settimane), e addirittura quadruplicato in confronto all’operazione del 2012, Aphrodite (5.298 fermi in due settimane).

Proprio nel report finale dell’operazione Mos Maiorum, redatto dal Consiglio d’Europa, si evidenzia che “i cittadini siriani sono stati quelli maggiormente identificati (5088 persone), seguiti da afghani (1466 persone), serbi (in particolare kosovari, 1196) ed eritrei”. Poco più di 11mila le richieste di protezione internazionale presentate dopo l’intercettazione dagli stranieri controllati. Il report non esplicita invece, esattamente come i documenti relativi alle precedenti operazioni, il numero degli agenti coinvolti. Piuttosto, sottolinea che “per motivi sconosciuti Mos Maiorum ha catturato l’attenzione dei mass media, che hanno etichettato l’operazione come un’azione finalizzata all’arresto dei migranti, nonostante gli obiettivi fossero l’individuazione di reti criminali coinvolte nel favoreggiamento dell’immigrazione irregolare e il monitoraggio dei percorsi usati dai trafficanti. Un obiettivo raggiunto, visto che sono stati fermati 257 trafficanti”, si legge nel report. In realtà, per conoscere quelli che dal Consiglio vengono definiti “motivi sconosciuti” si potrebbe fare riferimento proprio ai dati: basta infatti confrontare il numero dei trafficanti arrestati (257, di cui 53 fermati alle frontiere esterne e 204 ai confini interni), e quello dei cittadini stranieri fermati, appunto più di 19.000. Del resto, lo stesso Statewatch sottolinea che nel documento di avvio dell’operazione di polizia uno degli obiettivi dichiarati era proprio “arrestare i migranti irregolari”.
Inoltre, un’altra critica mossa dai media all’avvio di Mos Maiorum riguardava il rischio di incorrere in quello che in inglese viene definito racial profiling, di fatto una schedatura su base etnica. Un rischio che almeno sulla carta si era cercato di evitare: con l’avvio dell’operazione si raccomandava agli stati partecipanti – tutti i membri dell’Unione Europea, ad eccezione di Croazia, Grecia e e Irlanda – di “portare avanti le attività nel pieno rispetto della dignità umana, mantenendo i più alti standard di professionalità e rispetto dei diritti umani, evitando ogni trattamento discriminatorio e avendo cura dei bisogni speciali dei gruppi vulnerabili”. Raccomandazioni che, stando a quanto riportato da Statewatch, non sembrano essere particolarmente servite: riprendendo alcune delle segnalazioni raccolte tramite lacampagna Map Mos Maiorum, l’associazione evidenzia che nelle operazioni di controllo e fermo ci sarebbe stata una forte presenza, da parte delle forze dell’ordine, di comportamenti discriminatori e stigmatizzanti.

Un gruppo di europarlamentari, tra cui l’italiana Barbara Spinelli, ha scritto una lettera aperta criticando “lo scaricamento di responsabilità messo in atto dal Consiglio d’Europa”: alle richieste di chiarimento su Mos Maiorum, il Consiglio avrebbe risposto che l’operazione è stata condotta sotto la responsabilità del governo italiano. In realtà, come ricordato dagli europarlamentari, l’operazione di polizia europea fu lanciata a ottobre dalla presidenza italiana, allora a capo del semestre di presidenza del Consiglio d’Europa, e l’operazione Mos Maiorum fu concordata durante la definizione del programma di lavoro del Consiglio. Infine, come sottolineato anche da Asgi – che definì l’operazione un’azione politica “miope e disumana” – secondo quanto contenuto nella proposta trapelata lo scorso 10 luglio gli Stati membri dovevano confermare la propria partecipazione anche al Segretariato generale del Consiglio: un aspetto che conferma il coinvolgimento dell’istituzione europea in questa operazione.

http://www.cronachediordinariorazzismo.org/19-000-arresti-racial-profiling-mos-maiorum/

11 dicembre NO alle spese militari

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Martedì 11 dicembre 2012 i deputati voteranno la legge che delega al Governo la riforma delle Forze Armate. Mentre si tagliano i servizi alle persone e agli enti locali che li devono fornire, mentre milioni di famiglie non riescono ad arrivare alla fine del mese, il Parlamento vota una legge delega che taglia il personale militare, solo per comperare più armi (tra cui i cacciabombardieri F35), aumentando così la spesa militare e la spesa pubblica.

PRESIDIO

Martedì 11 dicembre 2012

Vieni a Roma in piazza Montecitorio

Ore 11.00

 

Contro gli F35

Contro l’aumento delle spese militari

Contro l’approvazione della legge-delega di revisione dello strumento militare

FATTI SENTIRE

 

 

Martedì tutti a Roma contro gli F-35.

Soldi ai generali? Stiamo prudenti

Nubi all’orizzonte per quanto riguarda il riordino delle Forze Armate, previsto come provvedimento per tamponare le spese ma voluto in realtà per avvantaggiare l’industria bellica. Il Parlamento sta infatti concludendo in tutta fretta l’iter di discussione per arrivare ad una Legge Delega al Governo sulla materia prima della chiusura di inizio Gennaio prevista per le incombenti elezioni politiche. Il Senato ha già approvato per suo conto il testo sottoposto dal Ministro Di Paola già da qualche mese, apportando diverse modifiche che però non vanno a stravolgere l’impianto di riforma nel suo complesso. Senza un chiaro riferimento per i propri compiti e con diverse decisioni problematiche che potrebbero essere irreversibili. E tutte a vantaggio di acquisti di nuovi armamenti, per la grande felicità dell’industria bellica.

Studiato per riequilibrare una spesa militare italiana troppo sbilanciata sul personale e gli stipendi (senza contare il gravoso e privilegiato peso pensionistico del comparto militare), il provvedimento sembrerebbe andare incontro alle esigenze di taglio della spesa pubblica che tanto stanno incidendo su tutti i ministeri e le amministrazioni. Ma facendolo in tempi molto lunghi, mentre tutto il resto viene tagliato quasi immediatamente, e soprattutto non andando a toccare l’altra parte della spesa: quella che serve a comprare nuovi, sofisticati, inutili e soprattutto costosi armamenti.

“In più lo strumento di delega non permette un controllo completo da parte parlamentare – commenta Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – perché la decisione finale su molti aspetti, che possono sembrare di dettaglio ma non lo sono, alla fine spetterà al Governo. Anzi al ministro-ammiraglio Di Paola che riuscirà nel suo intento (dimostrato fin dal suo insediamento) di ridisegnare le Forze Armate secondo la sua prospettiva”. E ottenendo un risultato impossibile ad altri: in tempi di spending-review un militare riformerà il comparto militare, come non è dato fare per gli insegnanti e gli studenti sulla scuola, o per i pensionati sulle pensioni, o per medici e pazienti sulla sanità…

Viste le marce forzate con cui si sta approvando il provvedimento di delega, non sarebbe stato possibile arrivare ad una Legge completamente scritta dal Parlamento negli stessi tempi? “Anche perché una tale solerzia non si è vista in altre questioni riguardanti gli armamenti – sottolinea Giorgio Beretta analista di Rete Disarmo e OPAL – tanto è vero che, nonostante nostre numerose sollecitazioni, da anni le Camere non discutono i dati sull’export militare italiano. Eppure le nostre armi finiscono nei luoghi più caldi della terra alimentando conflitti cruenti e sanguinosi. Non sarebbe il caso di capire se tali vendite siano davvero allineate alle nostre intenzioni e alla nostra politica estera (oltre che al diritto internazionale e al livello di diritti umani di molte popolazioni del globo)?”.

Nel provvedimento che si andrà a discutere a breve in aula alla Camera è vero che sono previsti, grazie ad emendamenti votati in Senato, maggiori controlli sulle procedure di acquisizione degli armamenti per le nostre Forze Armate. Ma va sottolineato come tali controlli parlamentari saranno efficaci solo per i programmi di armamento futuri e non già iniziati ad oggi. Salvando quindi da qualsiasi possibile blocco le decine di acquisizioni di sistemi d’arma già in corso (una su tutte i costosissimi e problematici F35), per la gioia dell’industria bellica che così si vede confermati fondi presenti e futuri. Da tempo Rete Italiana per il Disarmo denuncia lo squilibrio e la poca trasparenza (molti costi derivano da fondi non allocati nel Bilancio base della Difesa) nella spesa militare italiana soprattutto per quanto riguarda il numero di effettivi e di ufficiali presenti oggi in pianta organica. Ma la soluzione non è quella prospettata: un drastico taglio sul numero di militari e civili in forza al Ministero di via XX Settembre (tanto che pure le rappresentanze di categoria stanno scendendo sul piede di guerra) solo per mantenere sempre più rosee le prospettive per i costruttori di armi. E ciò non avverrà solo per il futuro: in controtendenza con le diminuzioni draconiane per qualsiasi altro ministero i dati più aggiornati dimostrano come anche per il 2013 ci sarà una crescita nella spesa militare del nostro Paese.

Secondo quanto dettagliato dal Rapporto 2013 della campagna Sbilanciamoci!: “In tre anni, il ministero della Difesa aumenterà del 5,3% le proprie risorse, pari a più di un miliardo di euro. L’aumento è superiore ai tagli previsti dalla Spending Review per il ministero: 236,1 milioni nel 2013, 176,4 milioni nel 2014 e 269,5 milioni di euro nel 2015”.

Come a dire: i sacrifici facciamoli fare alle famiglie, alla scuola, agli enti locali (che infatti proprio ieri si sono lamentati della situazione disastrosa chiedendo tagli all’acquisto di armi e di F35 per dare nuova linfa alle casse dei comuni sempre più povere).

“E non è tutto: questo provvedimento prevede che gli stessi enti locali debbano pagare per eventuali interventi che le Forze Armate andranno a fare in casi di emergenza o come supporto di protezione civile (basta leggere l’articolo 4 della riforma in discussione) – sottolinea Massimo Paolicelli presidente di Associazione Obiettori Nonviolenti – in pratica comuni, province e regioni dovranno pregare che non succeda nulla di grave o problematico al proprio territorio, per non dover rischiare di chiedere un aiuto a pagamento ad una altro organo dello Stato”.

Tutto ciò sta avvenendo sotto un grande silenzio dei media e delle forze politiche, soprattutto di quelle che sostengono il Governo e che in altri consessi sono pronte invece a decantare un maggiore controllo sulla spesa militare. “E ciò succede e viene deciso senza aver definito un quadro serio e realistico di modello di Difesa, cioè degli obiettivi e delle funzioni delle nostre Forze Armate. Come si fa a riformare uno strumento se non si sa dove e come lo si debba usare?” conclude Francesco Vignarca rimarcando la grave debolezza di questo provvedimento e l’ulteriore abdicazione della politica su questi temi.

Per impedire tutto questo Rete Disarmo e le sue realtà aderenti sono pronte alla mobilitazione ed alla massima informazione dell’opinione pubblica su quanto sta avvenendo in Parlamento, invitando fin da ora ad una prima azione sostenendo l’invio di mail ai Deputati organizzato dal sito di Tavola della Pace all’indirizzo http://www.perlapace.it/index.php?id_article=8831.

 

 

Soldi ai generali? Stiamo prudenti… / Notizie / Home – Unimondo.

Milano: assaltata sede nazista, oggi pomeriggio presidio

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Non sono gravi per fortuna le condizioni dell’attivista del centro sociale Orso accoltellato ieri. Durante la notte blitz antifascista e scontri con la polizia davanti a una sede degli Hammer Skin. Oggi pomeriggio presidio a Piazzale Loreto.

 

Le condizioni di Stefano, il militante 35enne del centro sociale Orso di Milano accoltellato ieri pomeriggio in un corridoio della metropolitana della stazione centrale, sono stazionarie. Dopo l’intervento chirurgico subito ieri d’urgenza il ragazzo è ancora ricoverato all’ospedale San Paolo. Tre le coltellate inferte all’addome di Stefano Z. da due teste rasate, evidentemente con l’intento di ucciderlo dopo averlo notato e riconosciuto in strada, a poca distanza dalla Stazione.

Il 16 marzo 2003 un altro giovane del centro sociale Orso, Davide Cesare, ‘Dax’, venne accoltellato e ucciso da due neofascisti, in via Brioschi, a Milano.

L’aggressione di ieri è avvenuta nello stesso giorno in cui l’estrema destra, con la Fiamma tricolore, ha realizzato nel capoluogo lombardo una manifestazione contro un insediamento rom.

E ieri in tarda serata un centinaio di militanti dei centri sociali e attivisti antifascisti ha tentato di prendere d’assalto, una sede in Viale Brianza dei cosiddetti ‘hammer skin’, una formazione apertamente ispirata al neonazismo della quale farebbero parte i due accoltellatori. Con il volto coperto gli antifascisti avrebbero prima tentato di entrare nella sede, e poi hanno affrontato le forze dell’ordine, che invece di chiudere la sede e arrestare i responsabili delle continue e gravi aggressioni erano arrivate per difenderla. 

Sempre ieri il movimento antifascista milanese ha lanciato un appello alla mobilitazione per mettere in campo una prima risposta ai gravissimi fatti di ieri: l’appuntamento è fissato per le ore 18 di oggi in piazzale Loreto.

Di seguito il comunicato di indizione dell’iniziativa:

A quasi 10 anni dall’omicidio di Dax, oggi, domenica 2 dicembre, a Milano un compagno antifascista è stato accoltellato al torace da due nazisti. 

In tempi di crisi e austerity non possiamo permetterci pericolosi “ritorni al passato” e non possiamo tollerare questi personaggi pericolosi e ignoranti in una città, Medaglia d’oro alla resistenza, che ha saputo cacciare i fascisti e costruire anticorpi al fascismo e razzismo. 

A pochi giorni dal 12 Dicembre, in piena crisi economica, non concediamo spazi di agibilità politica a queste fecce. Non passeranno. Nè oggi nè in futuro. 

Chiudere subito tutti i covi neri! A cominciare da quelli generosamente assegnati da parte dell’Aler a questi personaggi pericolosi e disgustosi. Non possiamo tollerare che provino a uscire dalle fogne per aggredire e uccidere, come successo un anno fa a Firenze con l’omicidio di Modou e Mor, e come successo nel 2003 a Dax e oggi. 

Milano è una città meticcia e solidale, che ripudia fascisti e razzisti!

via Milano: assaltata sede nazista, oggi pomeriggio presidio.

Bologna. Il Gip conferma il carcere per la “boccia” contro Casapound

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Tre arresti “in flagranza” di reato, ma dal “movente” incomprensibile. Anche dopo gli interrogatori. Escluso l’antifascismo, restano in campo solo due ipotesi.
I tre giovani responsabili dell’ attentato incendiario alla sede bolognese di CasaPound, avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì, restano in carcere, ma decade per loro l’accusa di terrorismo. Lo ha deciso il Gip di Bologna Alberto Gamberini, convalidando l’arresto per i tre catanzaresi di 23, 25 e 26 anni.
Francesco De Medici, Alessandro Mancuso e Domenico Emanuele Platì rimangono accusati di fabbricazione e detenzione di congegno esplosivo o incendiario, lesioni personali aggravate, resistenza a pubblico ufficiale e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Di quest’ultimo reato, che riguardava in un primo momento solo i primi due (in affitto nell’appartamento bolognese dove è stata trovata la marijuana), si è fatto carico pure Platì. 
Inizialmente i tre erano accusati anche di atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi. «Chiaramente non siamo soddisfatti – dice l’avvocato Ennio Curcio (l’ironia della cronaca è in agguato sempre…), che assiste Platì – comunque il fatto adesso prende una dimensione diversa». 

La decisione conferma i numerosissimi dubbi che erano immediatamente nati alla prima analisi dei fatti. Tre giovani calabresi, con precedenti per piccoli reati comuni, appena arrivati a Bologna e residenti in un quartiere “bene”, completamente sconosciuti nell’ambiente di sinistra (di qualsiasi genere). Per quale diavolo di motivo erano andati a tirare un molotov contro la contestata sede di Casapound di via Malvolta?
Esclusa la motivazione antifascista (altrimenti il Gip avrebbe confermato l’accusa di “terrorismo”), non ne restano che due: a) “affari” andati storti tra esponenti locali dei “fascisti del terzo millennio” e malavita calabrese; b) “giocherelloni” di Stato sempre alla ricerca di un “innalzamento della tensione” per terrorizzare i movimenti di lotta gridando al “terrorismo”. Giochi vecchi, in entrambe le ipotesi; ma sempreverdi…

 

Bologna. Il Gip conferma il carcere per la “boccia” contro Casapound.

#1share1condom World AIDS Day 2012

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World Aids Day, cosa puoi fare online

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Oggi è la giornata mondiale contro l’Hiv e in Rete partono diverse campagne. 

Più di tremila tremila persone in Italia, esattamente 3.461, hanno scoperto di essere sieropositive nel 2011. Corrispondono circa a 5,8 residenti ogni 100mila, sono soprattutto maschi (il 75%) eterosessuali. Questi i dati rilasciati dall’ Istituto superiore di sanità in occasione della Giornata mondiale per la lotta all’Aids, il World Aids Day, celebrato il primo dicembre in tutto il mondo, per ricordare il giorno della prima diagnosi mai effettuata, nel 1982. 

Secondo i dati del Centro Operativo Aids dell’Iss il 78,8 per cento delle nuove infezioni è attribuibile arapporti sessuali non protetti. Inoltre è in aumento l’età a cui si arriva a una diagnosi: 38 anni per i maschi e 34 anni per le femmine; età che quasi mai corrisponde a quella dell’ infezione da Hiv. Più della metà degli individui a cui è stata diagnosticata la sieropositività (56,4%) con una nuova diagnosi, infatti, aveva contratto il virus da tempo e si trovava già in una fase avanzata della malattia

Sebbene diminuiscano l’incidenza di Aids e il numero di decessi per anno, principalmente grazie alleterapie antiretrovirali combinate, tra il 2006 e il 2011 è aumentata costantemente la quota di persone che è arrivata allo stadio di Aids conclamato ignorando la propria sieropositività. Nel 2011 questa proporzione è stata del 62,9%. 

Questi numeri raccontano una storia di scarsa consapevolezza e di conseguenza anche sottovalutazione del rischio: si arriva tardi al test e solo raramente in seguito a un comportamento a rischio (13,4% dei casi nel 2011) o di un rapporto non protetto (10,4%). Spesso le donne scoprono di essere sieropositive durante la gravidanza (il 10% nel 2011) e trasmettono il virus al feto: le nuove diagnosi in cui la causa di infezione da Hiv è stata la trasmissione verticale, da madre a figlio, sono state 11 nel 2010 e 19 nel 2011, per un totale di 30. Infezioni, queste, facilmente evitabili in quanto con le terapie oggi a disposizione genitori Hiv positivi possono avere bambini sani. 

L’unico modo di invertire questa tendenza è fornire informazioni scientifiche e puntuali di cui la popolazione ha estremamente bisogno. A questo scopo durante  la giornata di oggi gli gli esperti delTelefono Verde Aids e Ist (800.861.061), dalle ore 10.00 alle ore 18.00, saranno a disposizione per rispondere a domande, chiarire dubbi e fornire indicazioni in quattro lingue: italiano, inglese, francese e portoghese. Anche la Lila ( Lega italiana per la lotta all’Aids) ha organizzato diversi eventi tra cui proiezioni cinematografie, banchetti informativi, distribuzione di condomQui l’elenco completo. 

Iniziative come queste italiane sono previste in tutto il mondo in occasione del World Aids Day, e la Rete permette campagne informative e di raccorta fondi destinati alla ricerca e alla lotta materiale contro la diffusione del virus geograficamente trasversali. Il web 2.0 mette tutti in prima linea in questa battaglia e ricorda che il problema riguarda tutti, nessuno escluso. 

Una delle iniziative più social è senza dubbio quella organizzata dalla Durex, l’azienda produttrice dipreservativi. Come mostra il video, per ogni messaggio condiviso su Twitter o su Facebookcontenente l’hashtag #1share1condom, Durex donerà un profilattico per un progetto di prevenzione all’HIV. L’obiettivo è riuscire a donarne 2.500.000, pari al numero delle persone toccate dall’Hiv nel 2011

 

World Aids Day, cosa puoi fare online – Wired.it.

Le Cento Primavere di Maino

“quando gli uomini diventano un Noi sono una forza enorme”