La nave anti-migranti C-star fermata per traffico di esseri umani

La nave anti-migranti di Generazione identitaria, prima bloccata a Suez perché senza documenti ora indagata per favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

Sapevamo, con gioia, ormai da giorni del fermo della Nave nera a Cipro, ma chi sperava che sarebbe ripartita alla caccia dei barconi dovrà amaramente ricredersi. Ultimissimi aggiornamenti arrivano proprio oggi, giorno in cui, in teoria, la nave sarebbe dovuta ripartire.

La c-star rimarrà bloccata dentro il porto di Famagouste a Cipro: il capitano della nave, già preso in custodia dalla polizia cipriota, ed il proprietario Tomas Egerstrom, fermato al suo arrivo in aeroporto di Nicosia, sono accusati di traffico di esseri umani.

Proprio così, la campagna Defend Europe si autoschiaffeggia e arena definitivamente.

Infatti l’equipaggio composto da sri-lankesi di etnia Tamil ha richiesto, appena fermato a Cipro, la protezione internazionale e lo status di rifugiati politici. Pare che i marinai, assoldati sulla C-Star, abbiano in realtà dovuto pagare per essere presi a bordo e trasportati altrove. Ironia del destino?

Una cosa è certa: la crociera fascista sembra proprio conclusa, con buona pace dei boccaloni che hanno donato migliaia di euro per questa buffonata pubblicitaria.

Anti-nazi’s karma.

da InfoAut

A Calais gas al peperoncino su adulti e bambini inermi

Rapporto di Human Rights Watch sugli abusi della polizia francese contro i migranti

Utilizzo ingiustificato e reiterato di gas al peperoncino su adulti e bambini inermi, confisca arbitraria delle coperte, divieto di accesso all’acqua, ostacolo alla distribuzione dei pasti. Queste sono solo alcune delle accuse che l’organizzazione Human Rights Watch rivolge alle forze dell’ordine francesi (in particolare i reparti Crs) in servizio tra i migranti accampati a Calais, nell’attesa di tentare la traversata verso l’Inghilterra.

È UN QUADRO DESOLANTE, fatto di inutile e arbitrario accanimento, quello che esce dal rapporto pubblicato ieri dalla Ong con il titolo «È come vivere all’inferno – Abusi polizieschi a Calais contro i migranti, bambini e adulti». Lo studio, realizzato tra la fine di giugno e l’inizio di luglio scorsi, si appoggia sulle interviste dettagliate di 61 richiedenti asilo, la metà dei quali minori non accompagnati, raccolte a Calais e nei dintorni, dove, dopo lo smantellamento del campo chiamato la Giungla nell’autunno scorso, i migranti stanno cominciando a tornare.

Sarebbero alcune centinaia di persone (tra le 400 e le 500, secondo i dati di Hrw) a dormire nei boschi intorno alla cittadina del nord della Francia, aspettando l’occasione per passare la Manica. A testimoniare sono stati cittadini eritrei, afghani, etiopi (alcuni dei quali si sono qualificati come Oromo, l’etnia numericamente più importante in Etiopia), iracheni e curdi. Ed è proprio dai loro racconti che emerge la drammatica condizione dei migranti a Calais.

«QUASI OGNI NOTTE – confida Nebay T., giovane eritreo di 17 anni- i poliziotti si avvicinano mentre dormiamo e ci spruzzano addosso il gas. Ce lo buttano su tutto il viso, negli occhi». Dello stesso tenore la storia di Moti W., oromo di 17 anni. «Stamattina -racconta- dormivo sotto il ponte. I poliziotti sono arrivati. Ci hanno cosparso (di gas, ndr) il viso, i capelli, gli occhi, i vestiti, i sacchi a pelo, il cibo. C’erano molte persone che dormivano. La polizia ha ricoperto ogni cosa di gas al peperoncino». Talvolta, riporta lo studio di Hrw, le forze dell’ordine invitano i migranti a liberare la zona prima di fare ricorso al gas. Spesso, però, come rivelato dalle due testimonianze appena citate, le azioni della polizia non prevedono alcun avviso preliminare.

LA ONG CONDANNA l’utilizzo di sostanze urticanti in situazioni nelle quali interventi del genere non siano strettamente necessari e proporzionati all’obiettivo legittimo. Nei casi esaminati, però, le iniziative intraprese contro persone inermi costituiscono, per l’organizzazione, nient’altro che un abuso al quale le autorità francesi devono porre immediatamente termine.

MA NON SI FERMANO QUI le tecniche utilizzate per impedire che i migranti sostino a Calais e nei suoi immediati dintorni. Numerose testimonianze parlano di negazione dell’accesso all’acqua o ai punti di distribuzione dei pasti. «Era circa mezzanotte -racconta Birhan G, sedicenne eritreo- ed ero venuto a prendere da mangiare. I poliziotti erano lì e hanno intimato (agli operatori umanitari, ndr) di non darci da mangiare. Avevamo fame.

Avevamo sete. Ma i poliziotti hanno iniziato a spruzzarci contro il gas e noi siamo scappati».

GLI EFFETTI di questo tipo di gas possono andare dal semplice bruciore agli occhi fino alle crisi d’asma e l’ipertensione. Nei casi più gravi, soprattutto se non c’è acqua a disposizione, si deve ricorrere al ricovero in ospedale. Tra le persone ascoltate anche operatori umanitari. Una volontaria dell’associazione Utopia 56 racconta di aver consegnato due bidoni d’acqua a un gruppo di uomini e ragazzi. Il giorno seguente, ricorda, gli stessi le hanno spiegato che i poliziotti ci avevano spruzzato all’interno del gas. Come sottolinea Hrw, inoltre, esiste un costante ostacolo – illegale – da parte della polizia all’azione delle organizzazioni umanitarie.

SULLO SFONDO resta la posizione ambigua del governo francese. Se, nei giorni scorsi, Macron aveva espresso l’intenzione di assicurare un’accoglienza degna, il suo ministro dell’interno, Gérrard Collomb appoggia più o meno apertamente l’ostilità dimostrata dalle autorità locali

Francesco Di Taranto

da il manifesto

Padova – No alla sfilata di forza nuova

Appuntamento: lunedì 19 luglio ore 19,30 in Piazza Insurrezione

Pubblichiamo un appello – lanciato dal centro sociale Pedro, Adl Cobas Padova, Cobas Scuola Padova, Razzismo Stop, Catai e Clash City Workers – contro l’annunciato corteo regionale di Forza Nuova, previsto per lunedì 17 luglio. Gli attivisti ed attiviste del Pedro hanno fatto oggi una conferenza stampa in centro città, in cui hanno ribadito che verrà impedito, con ogni mezzo, il corteo di Forza Nuova ed hanno rilanciato l’appuntamento antifascista lunedì 17 luglio, alle ore 19,30 in piazza Insurrezione. Dopo la conferenza stampa gli attivisti si sono diretti in Comune, dove hanno incontrato il Sindaco ed alcuni consiglieri comunale, per sollecitare la nuova amministrazione a prendere pubblicamente posizione.

L’iniziativa fascista e razzista annunciata per lunedì prossimo da Forza Nuova è inaccettabile.
Il partito neofascista indice un corteo a carattere regionale contro lo ius soli, agitando lo spettro dell’invasione dei migranti: la consueta e bieca speculazione politica di chi infonde paura sperando di suscitare e cavalcare reazioni di pancia in seno al “popolo”, ma di fatto alimenta la guerra tra poveri ed acuisce le spaccature nella società.

La cittadinanza oggi, specialmente in una città come Padova, è un tema importante e delicato: prima di tutto va ribadito che è un diritto universale, e debbono cadere le limitazioni all’accesso. Negare cittadinanza significa imporre povertà ed emarginazione a centinaia di migliaia di persone che già vivono e rendono vivi i nostri territori, significa generare volutamente sacche di degrado nelle città.
Sancire attraverso la “nazionalitá” una divisione tra “italiani” ed “immigrati” è antistorico e pericoloso, chi vuole questo ha nostalgia delle leggi razziali del regime fascista e non deve trovare alcuno spazio agibile oggi a Padova.

Il corteo annunciato da Forza Nuova non deve aver luogo, a Padova espressioni pubbliche di fascismo non devono esserci, senza se e senza ma. Al contrario questa città necessita di un cambio radicale rispetto ai temi riguardanti l’accoglienza, l’inclusione sociale e la cittadinanza.

Facciamo appello a tutte le forze antifasciste ed antirazziste di Padova per dare vita ad un presidio che impedisca il corteo fascista.

PIAZZA INSURREZIONE ORE 19.30

C.S.O.Pedro

A.D.L. Cobas Padova

Cobas Scuola Padova

Associazione Razzismo Stop

Catai

Clash City Workers

I richiedenti asilo sono persone: fermare subito la violenza razzista. Anche a Roncolevà (VR)

Intimidazioni, insulti e sassi contro la presenza dei richiedenti asilo

Sui gravi fatti di Roncolevà (Verona), il comunicato Antenne Migranti – Monitoraggio lungo la rotta del Brennero, Verona Che Dialoga, LasciateCIEntrare, Melting Pot Europa.

Come associazioni e gruppi, come cittadine e cittadini, condanniamo gli atti di violenza razzista che si stanno verificando a Roncolevà e ci impegniamo a vigilare affinché non si ripetano. Ribadiamo la necessità che la legalità sia rispettata e che le diverse opinioni siano espresse sempre considerando la dignità di ogni persona. Richiamiamo alla responsabilità ogni singolo cittadino e cittadina, anche in questo periodo di vacanza, per garantire il rispetto dei principi basilari di civiltà e umanità. Chiediamo inoltre a chi ne ha il dovere, in primis la Prefettura che è responsabile dell’accoglienza, di mettere fine a simili atti di violenza e di prevenirne di nuovi, e di impegnarsi seriamente in una gestione adeguata dell’accoglienza, che tuteli i diritti di tutti.

Controlliamo e supervisioniamo tutti i loro movimenti, guardiamo chi entra e chi esce. Allertiamo le forze dell’ordine se qualcosa non va. Tutti collaborano compatti per un unico obiettivo: farli mollare”. Sono parole di Paola Reani, portavoce del comitato spontaneo costituitosi, con il sostegno di Verona ai Veronesi (un gruppo legato a Forza Nuova e altre sigle dell’estrema destra neofascista nonché pezzi della curva dell’Hellas Verona ndr.), a Roncolevà, piccola frazione del comune di Trevenzuolo, contro l’arrivo di 20 richiedenti asilo.

Sabato 1 luglio, i 20 ragazzi sono arrivati. Sono stati accolti da insulti, sia loro che gli operatori della cooperativa che gestisce la casa in cui sono ospitati. Nella notte del 30 giugno, che ha preceduto il loro arrivo, gli stessi soggetti del comitato spontaneo e di Verona ai Veronesi hanno organizzato un presidio nel vicino piazzale dell’azienda Squassabia, che ha concesso loro l’utilizzo dello spazio. Tale presidio è tuttora in corso. Nella stessa notte del 30 giugno, hanno lanciato pietre contro la casa, al punto che gli operatori sono stati costretti a barricarsi all’interno. L’auto del presidente è stata presa a pietrate, con cristalli distrutti e danni consistenti. Durante la notte di sabato 1 luglio, la prima notte che i richiedenti asilo hanno trascorso nella casa, si è assistito anche a scene che ricordano letteralmente i pogrom contro gli ebrei: gli stessi soggetti del comitato e di Verona ai Veronesi hanno puntato i fari contro la casa e nello specifico contro i richiedenti asilo, apostrofandoli come “scimmie”, e altri epiteti fortemente offensivi, oltre a intimare loro di lasciare la struttura.

Si sente spesso dire che l’ondata migratoria a cui stiamo assistendo, anche sul territorio veronese, porterebbe ad un aumento dell’illegalità nei nostri abitati. In questo caso sembra vero. Le parole di Paola Reani e gli atti sopra descritti vanno in questa direzione. Si tratta di atti violenti che violano pesantemente i diritti umani più basilari, che non sono degni di un vivere civile e che mostrano ancora una volta il lato violento e razzista di movimenti come Verona ai Veronesi che continua a definirsi non razzista, apartitico e apolitico.

Riteniamo doveroso, soprattutto in un caso di tale gravità, sottolineare con forza i fatti.

Da una parte ci sono 20 persone di cui non sappiamo nulla, se non che vengono da lontano, da Paesi da cui sono scappati per motivi di guerra, carestie e per l’impossibilità di condurre una vita dignitosa, probabilmente molto stanche dopo un lungo viaggio. Ci sono poi alcuni operatori di una cooperativa – che ha regolarmente vinto una gara di appalto della Prefettura – che fanno il loro lavoro con dignità. Queste persone sono barricate in casa da venerdì 30 giugno, con continui insulti, intimidazioni e danni alle loro proprietà.

Dall’altra parte c’è un gruppo di persone di cui sappiamo già molto: vivono a Verona e in vari Comuni della provincia, non rispettano la dignità dell’essere umano, hanno metodi violenti e illegali, hanno tirato pietre, distrutto un’automobile e insultato e credono che la loro opinione sui flussi migratori giustifichi tale violenza indiscriminata. Durante la manifestazione organizzata nella serata di lunedì 3 luglio, il presidio è stato appoggiato anche da alcuni sindaci che sono intervenuti a sostegno del comitato con un atteggiamento che riteniamo irresponsabile soprattutto da parte di un sindaco: il sindaco di Trevenzuolo e colleghi di Erbè, Pastrengo, Isola della Scala, Sant’Anna d’Alfaedo e di Castelbelforte (provincia di Mantova).

Sia lo Stato che la cittadinanza dovrebbero, senza indugi, prendere una chiara posizione e mettere in atto delle azioni di condanna rispetto a questa situazione, oltre che di prevenzione, considerando anche il recente rogo di una possibile struttura di accoglienza a Sant’Anna d’Alfaedo, nonché i tanti episodi di violenza che sono stati registrati negli ultimi anni da parte di Verona ai Veronesi. Nel caso di Roncolevà, le forze dell’Ordine non sono intervenute, hanno avuto un atteggiamento che ha sostanzialmente lasciato fare agli aggressori e solo dopo segnalazioni a Prefettura e Questura sono state quanto meno inviate forze dell’ordine della celere di Padova per presenziare la manifestazione di lunedì sera.

C’è bisogno urgente di riportare il pur necessario dibattito sui temi dell’immigrazione nell’alveo di una democratico confronto, senza prescindere, mai, dal fondamentale rispetto della persona e della legalità. Noi vogliamo fare la nostra parte perchè, come diceva Martin Luther King: “non abbiamo paura della violenza dei malvagi, ma del silenzio degli onesti”.

http://www.meltingpot.org/I-richiedenti-asilo-sono-persone-fermare-subito-la-violenza.html#.WWiHEiclG6l

“Spara i numeri: non li controlla nessuno”

Casa originale dll’articolo Cronache di ordinario razzismo http://www.cronachediordinariorazzismo.org/cittadinanza-sbai-statistiche-falsate/

“Vi dico perché quella legge è una catastrofe”; dalle pagine di “Libero”, Souad Sbai, ex-deputata per il centrodestra, si produce in un prevedibile esercizio sull’immaginario del “turismo delle nascite”: un genere (bipartisan) collaudato e banale. E quindi la rappresentazione di un’orda di “migliaia di famiglie pronte a partire, con i loro familiari, nella certezza di ottenere facilmente vantaggi quali gli inserimenti e le cittadinanze facilitate”. Risparmiamo al lettore la sfilza di allarmi sanitari, sociali, morali e varie calamità ordite in un complotto che vede federati il governo, i “buonisti”, la sinistra, il PD. Ma almeno due spunti dell’intervento di Sbai vanno segnalati.

Il primo: la prospettiva di una “crescita esponenziale in tempi estremamente brevi”, rappresentata come una minaccia mortale in un paese che invece è assai prossimo al collasso demografico, e che ora che il flusso di immigrati, per lo più giovani lavoratori, declina sensibilmente – come da statistiche ufficiali – rischia di vedere diminuita considerevolmente in pochi decenni la sua popolazione.

Se Sbai si fosse accostata alle elaborazioni di quei buonisti comunistacci dell’ISTAT e della Banca d’Italia avrebbe trovato estremamente rassicurante, a fronte dell’invecchiamento della popolazione italiana, la prospettiva, purtroppo lontana, di una ripresa dei flussi migratori.

Ma la giornalista non sembra avere un buon rapporto con i dati numerici: spiegando che “dai salotti buoni la realtà si vede difficilmente”, ci rivela che “da oltre un anno, al 60% delle bambine maghrebine di seconda e terza generazione viene negata la possibilità dalle proprie famiglie di frequentare la scuola dell’obbligo. Isolate socialmente, preda facile dei cattivi maestri dell’estremismo e delle spire della radicalizzazione”; si tratterebbe, si conclude in modo doppiamente oscuro (nel senso che non si capisce bene e che allarma oltremodo), di “una parte integrante del progetto politico della fratellanza musulmana”.  Il 60%. Il sessanta-per-cento. Approssimativamente, 30.000 bambine e ragazze segregate in casa.

Chi abbia compiuto lo slalom tra i paletti di una sintassi accidentata, ha di che rimanere sbalordito di fronte a tale apocalissi non falsificabile (e perciò difficilmente credibile). Viene fornita una cifra precisa, ma con due limitazioni che rendono difficile il controllo delle fonti (non dichiarate da Sbai, che avrà le sue buone ragioni per tacerle): si parla delle famiglie di seconda e terza generazione; e il fenomeno viene riferito all’ultimo anno. Dato che i numeri delle statistiche più dettagliate, forniti nel marzo 2017 risalgono all’anno scolastico precedente rispetto a quello appena finito (2015/2016), e che è impossibile scorporare le famiglie di seconda e terza generazione rispetto alle prime (qualsiasi cosa ciò significhi), è impossibile dimostrare che la cifra agitata da Sbai sia falsa. Potenza dell’approssimativo, dell’immaginario, dell’inventato di sana pianta, della cecità ideologica o di qualsiasi altra motivazione a fornire dati non falsificabili, e perciò non smentibili perché non provabili. Né probabili, per quello che si sa di certo.

I dati del Ministero, contenuti nella pubblicazione del Ministero dell’Istruzione “Gli alunni stranieri nel sistema scolastico italiano 2015/2016”, da ciascuno facilmente raggiungibili, danno un’idea dettagliatissima degli inserimenti nelle scuole degli allievi di cittadinanza non italiana.  Ma non ci sono dati distinti tra maschi e femmine, e non ci sono i riferimenti alle presenze anagrafiche, per poter risalire alla percentuale delle femmine eventualmente segregate in casa. Per fortuna soccorre una pubblicazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, “La comunità marocchina in Italia. Rapporto annuale sulla presenza dei migranti. 2016”. Anche qui si tratta di dati dettagliati e certi, ma fermi al 2016. Qui, a p.36, veniamo a sapere, su dati del MIUR, le femmine incidono per il 47,9% sul totale dei cittadini marocchini iscritti nelle scuole, e risultano proporzionalmente distribuite per ogni grado di scuola: esattamente la stessa percentuale riportata a p. 32, riguardante il rapporto delle femmine rispetto al totale dei minorenni provenienti dal Marocco. La percentuale delle femmine iscritte nelle scuole è lievemente superiore alla percentuale che riguarda tutte le femmine di cittadinanza non italiana, il 47.6%. Come fare a capire da questi numeri se una certa quota di bambine e ragazze (il 60%!) non viene iscritta a scuola? Dovremmo avere a disposizione le fasce d’età da 5 a 19 anni, ricavarci la somma delle femmine di quelle fasce e confrontarla con le iscritte a scuola: che dovrebbero risultare in quantità un po’ inferiore, per via della dispersione scolastica. Mancano però a livello nazionale le indicazioni per fasce d’età. Per una stima attendibile, abbiamo usato i dati di un campione monitorato da 22 anni nella parte centrale della Toscana. Ecco i risultati: nel campione, le ragazze del Marocco tra i 5 e i 19 anni risultano il 67,77% delle minori iscritte in anagrafe (dati aggiornati l’1 gennaio 2017); le iscritte a scuola risultano qui lievemente di più; per una scarsa dispersione locale, qualche ritardo scolastico e la presenza a scuola di ragazze in attesa della residenza. Da rilevare che su questo campione i maschi iscritti a scuola sono invece in proporzione di meno.

Se riportiamo la percentuale ai dati nazionali del 2016, abbiamo: femmine minori iscritte all’anagrafe 77.274. Stima delle femmine tra i 5 e i 19 anni: 52.369. Iscritte a scuola: 48.934. Mancano 3425 iscrizioni, il 6,54% del totale: una quota fisiologica, più bassa di quelle rilevate per altri insiemi. Per i maschi, questa differenza è del 5,47%, ed è anch’essa in linea con altri dati riguardanti altri insiemi e non i ragazzi provenienti dal Marocco. Difficile ipotizzare una segregazione in casa, lavorando sui dati. Per giungere al 60% delle segregate, dovrebbero mancare oltre 30.000 iscritte.

I casi sono due: o nell’ultimo anno c’è stato a livello nazionale un tracollo di iscrizioni di bambine provenienti dal Marocco, non ancora registrato dal Ministero ma noto alla sig.a Souad Sbai, oppure siamo di fronte a una tecnica raccomandata, nel romanzo “I buoni” di Luca Rastello, dal personaggio  don Silvano:  “se non sai cosa dire, spara i numeri…convincono tutti e non li controlla nessuno” (p.113).

Abbiamo verificato, su dati in nostro possesso aggiornati a gennaio 2017 e riguardanti un campione significativo di comuni, gli iscritti a scuola, per nazionalità e genere: le bambine di cittadinanza marocchina iscritte a scuola risultano, in questo campione, più dei maschi, in lieve aumento rispetto all’anno scorso, e soprattutto in piena proporzione con i dati anagrafici sulle classi di età interessate (abbiamo scelto quelle dai 4 ai 19 anni). Anzi, in alcuni casi sono più le iscritte a scuola che quelle all’anagrafe, per motivi ben noti a chi guardi a questi fenomeni cercando di capirli. Non sono ancora dati ufficiali, e non vogliamo generalizzarne gli esiti: ma ci confortano nella nostra impressione di totale inaffidabilità della presunta informazione fornita da Sbai, e aumentano la nostra costernazione nei confronti di alcuni usi maldestri di cifre non dimostrabili per procurare allarmi di cui il minimo che si possa dire è che non aiutano a capire di che si stia parlando.

Detto questo, aspettiamoci che la cifra sparata venga ripresa i prossimi giorni, e da più parti. Non sarebbe la prima volta. E qualcosa quest’usanza vorrà dire.

Giuseppe Faso

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«gioventù identitaria» all’assalto dei migranti

L’organizzazione di estrema destra ha noleggiato una nave per «fermare i barconi al largo della Libia»

Nel quadro dell’azione delle destre contro l’assistenza e la solidarietà verso chi fugge da fame e guerre, si stanno anche animando articolazioni pericolose come Gioventù identitaria, una sorta di coordinamento europeo nato in Francia nel 2003, con sezioni in Austria, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Repubblica Ceca e Slovenia, che punta ad armare navigli per respingere nel Mediterraneo i barconi dei migranti attraverso una criminale azione diretta.

Il progetto ha assunto il nome di «Defend Europe» e si ripropone di comprare o affittare navi per poi andare a ostacolare le operazioni di soccorso sulle rotte della migrazione che approdano in Europa, in Italia soprattutto. A tale scopo hanno lanciato una raccolta fondi che ha raggranellato in poco tempo oltre 64 mila euro, in buona parte attraverso PayPal, che ha subito congelato il conto dichiarando di non accettare versamenti a favore di «organizzazioni che predicano l’odio, la violenza o intolleranza razziale».

A maggio sono però riusciti ad impedire con una loro imbarcazione, messa di traverso nel porto di Catania, l’uscita per i soccorsi della nave francese Aquarius della Ong Sos Mediterraneé.

Ora è la volta di un altro tentativo con una nuova nave di 40 metri, la C-Star, affittata a Gibuti e, proprio in queste ore, diretta nel porto di Catania per imbarcare neofascisti italiani, francesi e tedeschi e successivamente spostarsi a largo della Libia per ostacolare i soccorsi.

Quelli di Generazione identitaria si definiscono «Patrioti», parlano di «amore per le proprie culture» e si scagliano contro chi alimenta «violenza e razzismo verso le nostre identità, con il chiaro intento di distruggerle». Le loro parole d’ordine sono: «terra, etnia e tradizione» e i loro nemici «tutti coloro che hanno deciso di supportare l’immigrazione di massa»: il mondo sindacale, la Chiesa Cattolica e l’antagonismo antifascista. Il simbolo adottato è quello che a suo tempo veniva inciso sugli scudi degli opliti spartani, la lambda, una sorta di triangolo verso l’alto che indicava il nome arcaico di Sparta.

Con il termine «Remigrazione», Generazione identitaria propone, tra l’altro, l’abolizione di qualsiasi tipologia di Ius Soli, il congelamento di tutti i processi di naturalizzazione, l’abolizione di qualsiasi tipo di ricongiungimento familiare, pene detentive per datori di lavoro che assumano immigrati non regolari, il divieto di costruzione di mosche e minareti e «lotta senza quartiere al razzismo anti-italiani».
Lorenzo Fiato, il loro segretario italiano, nello scorso mese di giugno, in una sorta di tour informativo, ha presentato il progetto di Defend Europe toccando città come Catania, Olbia, Brescia, Modena e, come ultima tappa Bolzano, dove ha tenuto una pubblica assemblea insieme alla Lega.

Neanche tanto nascosta la natura neofascista del gruppo. In un’intervista al blog «EreteicaMente» animato, tra gli altri, da Mario Merlino (ricordate? il provocatore di Avanguardia nazionale infiltratosi tra gli anarchici nel 1969), Generazione identitaria non ha disdegnato di indicare tra i propri principali riferimenti Julius Evola, il padre del neonazismo italiano.

Saverio Ferrari, Marinella Mandelli

da il manifesto

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“DEFENDE EUROPE”: COS’E’ ‘GENERAZIONE IDENTITARIA’?

Neofascisti in azione contro i migranti, sfruttando la canea mediatica estiva sugli sbarchi, attraverso il clima di paura e diffidenza già alimentato da partiti e governo, sulla pelle dei più deboli. Oltre 50 striscioni con la scritta “Refugees not welcome” sono stati affissi la scorsa notte da CasaPound lungo l’Autostrada del Brennero e ai caselli, in entrata e in uscita, dal valico ad Ala.

Intanto è “attesa” nel Mar Mediterraneo la nave C-Star, affittata a Gibuti dai neofascisti di Generazione Identitaria, network transnazionale europeo nato in Francia nel 2012 e che ora sta cercando di diffondersi anche in Italia.

A Catania dovrebbero i razzisti europei dovrebbero salire a bordo della nave con l’obiettivo di andare poi al confine marittimo con la Libia per disturbare le navi delle Ong, impegnate nelle operazioni di soccorso dei migranti in mare, e segnalare le navi dei migranti alla Guardia Costiera Libica.

Ma chi sono i neofascisti di Generazione Identitaria? Lo abbiamo chiesto a Elia Rosati, nostro collaboratore e studioso di movimenti e gruppi neofascisti italiani ed europei. Ascolta o scarica.

L’intervento ai nostri microfoni del giornalista Guido Caldiron, giornalista de Il Manifesto e autore di diverse pubblicazioni e libri sul fenomeno delle destre radicali EuropeeAscolta o scarica. 

da Radio Onda d’Urto

Usb scende in piazza del Campidoglio a Roma il 13 luglio per “Nessuna persona è illegale”

A Roma hanno acceso il fuoco dei razzismi ma i problemi della città non sono i migranti, è ora di riconoscere che nessuna persona è illegale.

Il prodotto interno lordo della città di Roma non cresce dando la caccia ai profughi, migranti e rom, il taglio al trasporto pubblico locale, che isola le periferie ed i suoi abitanti, non è opera di rom e profughi. La carenza di case popolari, la perdita dei posti di lavoro e la crescente disuguaglianza sociale non sono dovuti alla presenza dei migranti. Neanche la cementificazione, l’inquinamento dell’aria e l’abbandono in cui versano le periferie sono una loro responsabilità.

Scaricare le proprie inadeguatezze sui cosiddetti “diversi” vuol dire accendere il fuoco dei razzismi. Quando anche le istituzioni centrali e locali decidono di alimentare la decadenza ed il degrado culturale e tutto viene banalizzato senza pudore, ne fanno le spese la verità e la giustizia sociale.

Non possiamo restare prigionieri della vostra passione per la caccia alle streghe perché Roma è di fatto meticcia, anche se la vostra arretratezza vi condanna alla miopia politica.

Italiani e migranti, tutti romani di vecchia e di nuova generazione, abbiamo altri problemi ed è ora di cominciare a risolverli.


Mobilitazione in piazza del Campidoglio

Giovedì 13 luglio ore 17.30

Unione Sindacale di Base

http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o50205:e1

Arrestato un giovane immigrato a Torino. Testimoni accusano: “Picchiato dalla polizia”

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Per la seconda volta in una settimana la polizia di Torino è accusata di aver usato metodi violenti nei confronti di un giovane ormai inoffensivo durante un fermo. Un video, girato da un passante, mostra un uomo ammanettato circondato dal sangue.

Una pozza di sangue in mezzo alle bancarelle del mercato di Porta Palazzo, a Torino. Un agente di polizia intento ad ammanettare un ragazzo di colore, mentre un suo collega è al telefono con il 118 e chiede l’intervento di un’ambulanza. Sono le scene, piuttosto dure, di un fermo avvenuto intorno alle 13 di oggi a Torino: immagini diffuse dal collettivo di informazione Sistema Torino che documentano l’arresto di un giovane immigrato tra i banchi del mercato di Porta Palazzo. Dal video, che nel giro di poche ore è stato condiviso centinaia di volte, non è possibile definire con certezza la dinamica di quanto è successo: fonti interpellate da Fanpage.it tuttavia riferiscono di metodi violenti da parte dei poliziotti che, dopo aver inseguito e immobilizzato il ragazzo – probabilmente un minorenne di nazionalità senegalese – l’avrebbero colpito con delle manganellate – malgrado fosse ormai inoffensivo – procurandogli profonde ferite e una copiosa perdita di sangue. Sangue che poi sarebbe stato coperto con dei cartoni, nel tentativo di occultarne la presenza agli occhi dei tanti presenti. Il condizionale è d’obbligo, anche perché le stesse fonti riferiscono che il giovane sarebbe comunque caduto a terra prima di venire ammanettato. Non è da escludere, quindi, che possa essersi ferito accidentalmente al capo.
Il caso di Maya: “Sono stata picchiata dalla polizia in commissariato”

E’ la seconda volta in una settimana che la polizia di Torino viene posta sotto accusa per presunti metodi violenti. Sabato, infatti, l’attivista 19enne Maya – impegnata nel Movimento No Tav e nelle vertenze contro gli sfratti – ha raccontato in un video diffuso dal Centro Sociale Askatasuna di essere stata oggetto di violenze da parte di un agente di polizia durante l’identificazione nel commissariato di corso Tirreno:

La testimonianza di Maya, 19enne No Tav: “Sono stata picchiata dalla polizia

“Sono stata fermata a Torino da due agenti di polizia che stavo guardando mentre perquisivano due ragazzi: mi hanno chiesto i documenti, poi hanno chiamato i rinforzi. A un certo punto mi sono ritrovata circondata da otto agenti. Uno di loro, dopo aver preso i miei documenti, mi ha detto che non sarei tornata a casa ma ce avrei trascorso la notte al carcere Le Vallette”, ha raccontato la giovane. Una volta in commissariato “sono stata spinta contro una sedia. Mi è stato detto di stare zitta, poi lo stesso agente che mi aveva prelevato i documenti a Piazza Vittorio mi ha sferrato un pugno ripetendomi che sarei dovuta rimanere in silenzio. Il mio occhio nero è la conseguenza di quel pugno”, ha raccontato Maya, che ha deciso di denunciare alla magistratura i presunti abusi subiti e mostrato sui social network il referto medico del pronto soccorso e la prognosi di sei giorni.

Davide Falcioni

da fanpage

Il commento di Gianluca di Infoaut a Radio Onda d’Urto
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Giustizia coloniale

Dei tanti fatti che potrebbero definire i contorni del razzismo che permea in profondità la cultura occidentale, due in particolare in questi giorni illuminano sui retaggi coloniali del nostro paese, anzi: del nostro “emisfero occidentale”, come avrebbe detto Hannah Arendt, tronfia sostenitrice della supremazia liberale dell’Occidente sul resto del mondo. Scopriamo ieri mattina, in un trafiletto ignobile nascosto nelle pagine interne dei peggiori quotidiani illuminati, che Amedeo Mancini, il fascista di Fermo responsabile della morte di Emmanuel Chidi Nnamdi, è stato scarcerato. La morte di un uomo, se commessa da un bianco ai danni di un non bianco, vale per il nostro codice circa dieci mesi di carcere. Tanti ne ha dovuti scontare il fascista fermano, dopo aver patteggiato nel dicembre scorso una condanna di quattro anni. Al danno della mancata punizione per la morte di un uomo, la beffa della completa spoliticizzazione della vicenda. Ancora ieri, per tutti i media Amedeo Mancini era “l’ultrà”, non il fascista. I moventi dell’omicidio, psicologizzati oltre ogni limite (“il mostro”, il “poco di buono”, di cui sarebbe meglio “non incrociare lo sguardo”), hanno avuto come obiettivo quello di celare l’unica motivazione logica, cioè la relazione diretta e intima tra le idee politiche di Mancini e l’azione omicida nei confronti di un migrante. Arrivando al paradosso di una condanna che teneva conto delle “aggravanti razziali del delitto”, senza per ciò indicare in cosa consisterebbe questo razzismo, e cioè nella sua appartenenza politica, completamente ignorata nel processo e nel racconto pubblico della vicenda.

Inutile pensare a cosa sarebbe accaduto se le parti della vicenda fossero state ribaltate. Bastano, per questo giochetto rivelatore della mentalità razzista e colonialista, le parole della governatrice democratica del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani: “lo stupro è più odioso se commesso da un profugo”. Questa la sostanza del ragionamento che permea l’ideologia dominante e che rimanda a una mentalità coloniale ancora integra nel “nostro” Occidente: bianchi e “non bianchi” non possono essere uguali nel discorso politico ufficiale e nel nostro ordinamento giuridico. Questa differenza smaschera gli istinti di una civiltà liberale fondata e mantenuta sulla diversità tra gli uomini. Nonostante i propositi kantiani dei nostri giuristi, “l’ultrà di Fermo” sta lì a ricordarci la verità fondamentale dell’Occidente, quella per cui gli uomini nascono, vivono e muoiono a livelli di eguaglianza differenti. Questa diseguaglianza è la cifra filosofica del liberalismo euro-atlantico.

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20 MAGGIO: MILANO COME BARCELLONA?VOCI A CONFRONTO PER UN DIBATTITO

Prendendo spunto dal corteo anti-razzista e contro le politiche del governo spagnolo in tema di migrazioni che ha attraversato Barcellona, il 18 febbraio, la giunta di Milano ha deciso di lanciare una manifestazione per sabato 20 maggio: “Milano Senza Muri”.

Davanti alla proposta è nato il dibattito politico. Il mondo dell’antirazzismo milanese, e non solo, ha iniziato a ragionare sulla giornata e presto sono stati individuati alcuni limiti, il principale evidenziato anche da CGIL, CISL, e UIL o da ARCI: l’assenza di una critica netta e radicale al pacchetto Minniti-Orlando e alle politiche del governo.

Spettri di equilibrismo politico in seno alla maggioranza nel comune di Milano e interni al Partito Democratico sono elemento persistente nel dibattito/scontro tra le parti. 

Una parte del mondo dell’antirazzismo ha comunque deciso di aderire alla manifestazione e al documento generale, spesso indicando le mancanze. Il 20 maggio c’è chi ha deciso di partecipare al corteo ma non di riconoscere l’appello ufficiale come sufficiente: è la piattaforma comune “Nessuna Persona e’ Illegale”, che riprendendo uno degli slogan cardine del corteo Catalano ha scelto di portare un proprio documento politico come base minima di discussione.

Poi esiste una parte della città antirazzista e solidale che ha deciso che il 20 maggio la piazza non sia luogo da legittimare, attraversare e vivere. 

Con diversi confronti proviamo ad entrare nei temi del corteo e del dibattito politico.

Venerdì 19 maggio: Chiudiamo la nostra serie di contributi in vista del corteo milanese con l’intervento di Luciano Muhlbauer, della piattaforma comune Nessuna Persona è Illegale. Ascolta o scarica. E di Daniele, del Centro Sociale CasaLoca di Milano, centro sociale che ha deciso di non partecipare alla manifestazione di sabato 20 maggio. Ascolta o scarico

Giovedì 18 maggio: Due interviste distinte a Emma Bonino, Partito Radicale, fondatrice Non c’è Pace senza Giustizia ed ex Ministro degli Esteri Ascolta o scarica e a Valeria Verdolini, Antigone Lombardia Ascolta o scarica

Martedì 16 maggio: confronto tra Maso Notarianni, sostenitore del comitato organizzatore del manifestazione “Milano senza Muri”, e Roberto Firenze, Centro Sociale Ri-Make di Milano.  Ascolta o scarica

Lunedì 15 maggio: confronto telefonico tra Davide, piattaforma comune “Nessuna Persona è Illegale”, e Piefrancesco Majorino, Assessore Politiche sociali, Salute e Diritti per il comune di Milano Ascolta o scarica

 

Condividiamo sulla nostra pagina lo street video che i Punkreas hanno realizzato, con il supporto di MetrixVideoCrew, per la piattaforma comune “Nessuna Persona è Illegale”