Un’altra aggressione omofoba, questa volta a Parma

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A meno di 24 ore dalla notizia dell’aggressione omofoba e fascista di Roma, dobbiamo darvi conto di un’altra violenza nei confronti di un ragazzo.
Questa volta il teatro dell’episodio è Parma dove nella notte tra lunedì 9 e martedì 10 aprile un giovane è stato. Prima è stato insultato con epiteti omofobi e poi picchiato.

Tutto è cominciato dopo un bacio

A riporta la notizia è ParmaToday secondo cui i fatti sono avvenuti nelle vicinanze di un locale di Via D’Azeglio.
Il sito riporta la testimonianza diretta di G. che la notte scorsa era con alcuni amici. Dopo un po’ un gruppo di altri ragazzi ha iniziato prima ad offenderli e poi hanno iniziato a picchiare G.
“Ieri sera mi trovavo in compagnia di un amico all’interno di un locale in via d’Azeglio che ogni tanto frequento – ha raccontato G. a ParmaToday -. L’atmosfera tra di noi era tranquilla e ad un certo punto abbiamo iniziato a baciarci. Un gruppetto di ragazzi, che si trovavano anche loro nel locale, hanno iniziato a insultarci con epiteti omofobi molto pesanti”. Nonostante i due avessero deciso di non reagire alle offese, la violenza è diventata da verbale a fisica.
Il pugno in faccia

“Uno di loro mi ha sferrato un pugno – racconta ancora il ragazzo -, che mi ha colpito al labbro, provocandomi una ferita”. G. era insieme anche ad altre tre persone, mentre gli aggressori erano in nove. Il ragazzo ha raccontato che, per giustificare la rabbia, uno dei nove avrebbe detto che “io avevo offerto da bere a una ragazza del loro gruppo ma ovviamente non era vero”. G, spiega infatti che “hanno insultato in quanto gay ed aggredito proprio per quel motivo”.

Il messaggio di Aula Tsunami

A denunciare l’accaduto è la pagina Facebook di Aula Tsunami, il collettivo studentesco di cui il ragazzo fa parte. Il collettivo ha pubblicato la foto del labbro spaccato di G. insieme ad un messaggio. Eccolo:

“A pochi giorni dal pestaggio di un ragazzo alla stazione Tiburtina di Roma da parte di un gruppo di naziskin, ieri sera durante una serata tranquilla tra amici un nostro compagno è stato aggredito per il solo motivo di esser gay. Pensiamo che questi non siano casi isolati, ma che siano un sintomo dell’ondata di intolleranza e xenofobia che ormai da qualche anno ha investito il nostro paese e che oggi più che mai è stata sdoganata anche a livello istituzionale. Chi fino a pochi anni fa si limitava a esprimere la propria ignoranza solo a parole, oggi si trova legittimato e sicuro di poter passare dalle parole alle azioni pensando di rimanere impunito. Da parte nostra non ci faremo intimidire e continueremo a contrastare l’omofobia e tutte le altre forme di xenofobia attraverso percorsi di sensibilizzazione, ma stando attenti anche a costruire un piano di autodifesa adeguato ai tempi che viviamo”.

http://www.gaypost.it/aggressione-omofoba-parma

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Ventenne gay aggredito a Roma: “Ti facciamo vedere cosa facciamo a quelli come te” ·

“La loro azione punitiva mi ha reso ancora più orgoglioso e più frocio”. E’ così che Federico, neanche 21 anni, commenta la brutale aggressione di cui è stato vittima lo scorso giovedì. Federico, a Roma da solo 5 mesi, tornava dalla sua prima giornata di lavoro. “Era una splendida giornata, per me – racconta a Gaypost.it -. Avevo scelto i miei vestiti migliori: finalmente Roma, la città dove ho scelto di vivere per la sua comunità queer, mi dava anche una prospettiva di lavoro”.
Ma all’uscita della stazione della metro di Tiburtina, il ragazzo viene avvicinato da quattro ragazzi italiani “vestiti in modo molto simile tra loro e uno aveva una croce celtica tatutata sulla nuca”, ricorda con estrema ucidità.

Gli insulti, poi le botte e il coltello sulla schiena

“Frocio demmerda, mo te famo vede’ cosa facciamo a quelli come te, a Roma” gli hanno detto. Poi un coltello piantato sulla schiena, lo costringono a piegarsi in avanti e comincia il pestaggio. Prima dei colpi ai genitali, mentre Federico è ancora in piedi. “Poi mi hanno spinto a terra – continua -. Uno di loro mi teneva il coltello sulla faccia per assicurarsi che non mi muovessi e gli altri continuavano a colpirmi dappertutto”.

L’indifferenza e la rapina

Intorno, nessuno ha fatto niente. Erano le 17.30: un’orario in cui alla stazione Tiburtina, uno dei centri nevralgici del trasporto romano, passano migliaia di persone. L’aggressione contro Federico è durata più o meno 5 minuti alla fine dei quali i suoi quattro aggressori gli hanno tolto la borsa che aveva con sé per rubargli il telefono, il portafogli e l’agenda coi dati personali. “La borsa, poi, me l’hanno tirata contro dicendomi ‘tiette sta borsa da frocio’ – prosegue Federico -. Ed evidentemente non soddisfatti di quanto hanno trovato nel portafogli hanno aggiunto ‘guarda sti forci pezzenti, peggio degli zingari’”. E poi le minacce.

Le minacce: “Non denunciare”

“Hanno detto che non avrei dovuto denunciare, altrimenti sarebbero tornati a darmi il resto – racconta Federico -. Ma già mentre mi picchiavano, dentro di me il senso di rivalsa cresceva”. Il giovane ricorda benissimo i volti dei quattro. “Uno di loro l’ho visto spesso nel quartiere – dice – non ti scordi facilmente la faccia di uno che porta una celtica tatuata sulla nuca. Chissà che anche lui non abbia visto me”. Saranno le indagini a chiarire se è stata un’azione mirata, se i quattro cercassero proprio Federico o se abbiano colpito nel mucchio. Perch lui, naturalmente, la denuncia l’ha fatta.
Solo quando i quattro si sono allontanati, Federico è riuscito ad alzarsi e ad allontanarsi. A quel punto, la guardia giurata di una banca che lo ha visto con i segni dell’aggressione addosso, lo ha fatto entrare per fare una telefonata. E’ stato il suo coinquilino che ha chiamato l’ambulanza.

Il tentativo di dissuasione, sull’ambulanza

E come se non fosse già stato troppo quello che era successo per strada, sull’ambulanza Federico si sente dire da un’operatrice che era meglio non dirlo che era stato aggredito perché omosessuale. “Mi ha detto che non avrebbe fatto alcuna differenza” spiega. Arrivato al pronto soccorso del Vannini, Federico chiede al medico di scrivere chiaramente nella cartella le ragioni dell’aggressione. “So che quando denunci ha importanza tutto, anche quello che hai dichiarato al pronto soccorso – chiarisce -. Ma a quel punto il medico si è alzato, ha guardato l’altra dottoressa e le ha detto di prendermi in carico lei perché avrebbe gestito meglio il mio caso”.

Il sostegno della comunità

Federico, dicevamo, la denuncia l’ha sporta. Senza pensarci un attimo. “Sono venuto a Roma per vivere la città queer che mi piace e non tornerò indietro – sottolinea -. La mia fortuna è stata avere accanto la mia comunità e il sostegno di tante persone”. Da quando è arrivato in città, Federico frequenta diversi gruppi e collettivi e collabora ad alcuni progetti de LaRoboterie. Sono stati loro i primi a stargli accanto e insieme sono andati al Circolo Mario Mieli per avere anche l’assistenza legale. “La cosa assurda è che affronterò un processo per rapina e non per un’aggressione omofoba – racconta -. Questo perché hanno preso il portafogli e il cellulare”. In Italia, infatti, non esiste una legge che condanni espressamente le aggressioni di matrice omofobica.

L’accoglienza della polizia

“La polizia mi ha spiegato che l’aggressione semplice è considerata un reato minore rispetto alla rapina” aggiunge. E racconta che “dalla polizia ho avuto un’accoglienza migliore che in ospedale. Sono rimasto stupito. Sono stati tutti molto attenti, si sono comportati con molto tatto e si sono assicurati che non tralasciassi alcun particolare”.
La zona in cui Federico è stato pestato a sangue è piena di telecamere e la polizia ha già chiesto di acquisire le registrazioni. Questo, insieme alle descrizioni dettagliate del ragazzo, dovrebbe rendere più facile l’identificazione dei quattro.

“La minoranza sono loro”

“Non sono io che devo andarmene da Roma – conclude -: per quanto mi riguarda la minoranza sono loro. Ho denunciato perché non posso permettere che questa gente rimanga a piede libero e magari domani colpisca qualcun altro. Non esiste che qualcuno pensi di punire una persona perché omosessuale. Anzi, sai cosa ti dico? La loro azione punitiva mi ha reso ancora più orgoglioso e più frocio”.

“Non possiamo abbassare la guardia”

A Federico, oltre alla solidarietà de LaRoboterie che per prima ha denunciato l’accaduto e lo ha assistito, è arrivato il supporto del Circolo Mieli.
“Non possiamo in alcun modo abbassare la guardia – scrive in una nota il presidente Sebastiano Secci -, le aggressioni a chiara matrice omofoba stanno aumentando in questi ultimi tempi. E’ urgente che i media, le associazioni e il mondo civile non sottovalutino queste violenze e chi è preposto alla sicurezza dei cittadini e delle cittadine sia vigile e faccia in modo di perseguire con durezza gli assalitori”. “E non deve nemmeno passare in alcun modo l’idea che atti di questo tipo in fondo possano essere tollerati – continua – o ancor peggio rientrino nella normalità di una città grande e tentacolare come Roma. Noi non ci stiamo! Per quanto ci riguarda è fondamentale l’intervento politico sulla questione: è urgente una legge contro l’omo-transfobia”.

“Il Comune prenda posizione”

Chiede una presa di posizione dell’amministrazione comunale la senatrice Monica Cirinnà. In una nota la sentarice scrive che quanto accaduto a Federico “pestato da un gruppo di neonazisti, è grave e indica a quali conseguenze porti il lasciare spazio a derive neofasciste”. “Ciò che lascia attoniti – continua – è il silenzio delle istituzioni capitoline, per niente preoccupate per la sicurezza dei cittadini e incurante dei rigurgiti di violenza fascista che proliferano impuniti nella città Medaglia d’oro della Resistenza”.Le fa eco DemsArcobaleno. Con un tweet, il gruppo di orlandiani che si occupa di diritti lgbt chiede la “massima attenzione verso questa spirale di violenza, e doverosa solidarietà da parte di @comuneroma e Sindaca @virginiaraggi.

http://www.gaypost.it/ventenne-gay-aggredito-a-roma-ti-facciamo-vedere-cosa-facciamo-a-quelli-come-te

 

Milano – Storia di un’aggresione omofoba

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Riprendiamo un comunicato del Kollettivo Indipendente Agnesi e del Collettivo Autonomo Steiner. Ogni commento ci sembra superfluo.

Leo è un ragazzo di 17 anni.
Il pomeriggio del 13 Novembre si trovava, insieme ad altre due persone, in un parco di Baggio, a Milano per passare in compagnia la giornata.
Ad interrompere questo tranquillo pomeriggio interviene un gruppetto di ragazzi di circa 15 anni che si avvicina per chiedere una sigaretta ai tre.
Dopo aver ricevuto la sigaretta il gruppo nota qualcosa e comincia far loro domande sul loro orientamento sessuale.
Senza aver ricevuto risposta cominciano a insultarlo e ad intimidirlo.
Essendo state ignorate le loro provocazioni il gruppo si allontana ma dopo poco comincia a bersagliare i tre ragazzi lanciando sassi, bottiglie e perfino una bicicletta.
I tre decidono quindi di andarsene per evitare ulteriori violenze, ma vengono raggiunti.
Un amico di Leo viene buttato a terra e, mentre cerca di aiutarlo a rialzarsi, Leo viene colpito violentemente ad un orecchio.
Cade a terra, stordito dal colpo, ma questo non ferma il gruppo che continua a inveire su di lui con calci al volto e pugni.
Leo e i suoi amici, ragazzi come tanti altri, hanno rischiato grosso quella sera, solo perché “colpevoli” di essere omosessuali.
È possibile nella Milano del 2017 essere perseguitati e picchiati per il proprio orientamento sessuale? Questo non è che uno dei tanti accadimenti che fanno capire quanto sia importante ancora oggi combattere l’OMOFOBIA in tutte le sue forme.
NO ALL’OMOFOBIA! NO ALLA TRANSFOBIA!
NO XENOFOBIA! NO ALLA MISOGINIA!
NO A TUTTE LE FORME DI DISCRIMINAZIONE E FASCISMO!
Portiamo avanti la lotta informando ed informandoci, perché crediamo nella cultura come strumento per superare queste barbarie. Proprio per questo, ricordiamo il tema della prossima assemblea d’istituto: “Autoaccettazione e omofobia”.
Kollettivo Indipendente Agnesi e Collettivo Autonomo Itsos Steiner

Pubblicato da Radaz2017, il 29 novembre 2017 alle 09:15

Padova – No alla sfilata di forza nuova

Appuntamento: lunedì 19 luglio ore 19,30 in Piazza Insurrezione

Pubblichiamo un appello – lanciato dal centro sociale Pedro, Adl Cobas Padova, Cobas Scuola Padova, Razzismo Stop, Catai e Clash City Workers – contro l’annunciato corteo regionale di Forza Nuova, previsto per lunedì 17 luglio. Gli attivisti ed attiviste del Pedro hanno fatto oggi una conferenza stampa in centro città, in cui hanno ribadito che verrà impedito, con ogni mezzo, il corteo di Forza Nuova ed hanno rilanciato l’appuntamento antifascista lunedì 17 luglio, alle ore 19,30 in piazza Insurrezione. Dopo la conferenza stampa gli attivisti si sono diretti in Comune, dove hanno incontrato il Sindaco ed alcuni consiglieri comunale, per sollecitare la nuova amministrazione a prendere pubblicamente posizione.

L’iniziativa fascista e razzista annunciata per lunedì prossimo da Forza Nuova è inaccettabile.
Il partito neofascista indice un corteo a carattere regionale contro lo ius soli, agitando lo spettro dell’invasione dei migranti: la consueta e bieca speculazione politica di chi infonde paura sperando di suscitare e cavalcare reazioni di pancia in seno al “popolo”, ma di fatto alimenta la guerra tra poveri ed acuisce le spaccature nella società.

La cittadinanza oggi, specialmente in una città come Padova, è un tema importante e delicato: prima di tutto va ribadito che è un diritto universale, e debbono cadere le limitazioni all’accesso. Negare cittadinanza significa imporre povertà ed emarginazione a centinaia di migliaia di persone che già vivono e rendono vivi i nostri territori, significa generare volutamente sacche di degrado nelle città.
Sancire attraverso la “nazionalitá” una divisione tra “italiani” ed “immigrati” è antistorico e pericoloso, chi vuole questo ha nostalgia delle leggi razziali del regime fascista e non deve trovare alcuno spazio agibile oggi a Padova.

Il corteo annunciato da Forza Nuova non deve aver luogo, a Padova espressioni pubbliche di fascismo non devono esserci, senza se e senza ma. Al contrario questa città necessita di un cambio radicale rispetto ai temi riguardanti l’accoglienza, l’inclusione sociale e la cittadinanza.

Facciamo appello a tutte le forze antifasciste ed antirazziste di Padova per dare vita ad un presidio che impedisca il corteo fascista.

PIAZZA INSURREZIONE ORE 19.30

C.S.O.Pedro

A.D.L. Cobas Padova

Cobas Scuola Padova

Associazione Razzismo Stop

Catai

Clash City Workers

«gioventù identitaria» all’assalto dei migranti

L’organizzazione di estrema destra ha noleggiato una nave per «fermare i barconi al largo della Libia»

Nel quadro dell’azione delle destre contro l’assistenza e la solidarietà verso chi fugge da fame e guerre, si stanno anche animando articolazioni pericolose come Gioventù identitaria, una sorta di coordinamento europeo nato in Francia nel 2003, con sezioni in Austria, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Repubblica Ceca e Slovenia, che punta ad armare navigli per respingere nel Mediterraneo i barconi dei migranti attraverso una criminale azione diretta.

Il progetto ha assunto il nome di «Defend Europe» e si ripropone di comprare o affittare navi per poi andare a ostacolare le operazioni di soccorso sulle rotte della migrazione che approdano in Europa, in Italia soprattutto. A tale scopo hanno lanciato una raccolta fondi che ha raggranellato in poco tempo oltre 64 mila euro, in buona parte attraverso PayPal, che ha subito congelato il conto dichiarando di non accettare versamenti a favore di «organizzazioni che predicano l’odio, la violenza o intolleranza razziale».

A maggio sono però riusciti ad impedire con una loro imbarcazione, messa di traverso nel porto di Catania, l’uscita per i soccorsi della nave francese Aquarius della Ong Sos Mediterraneé.

Ora è la volta di un altro tentativo con una nuova nave di 40 metri, la C-Star, affittata a Gibuti e, proprio in queste ore, diretta nel porto di Catania per imbarcare neofascisti italiani, francesi e tedeschi e successivamente spostarsi a largo della Libia per ostacolare i soccorsi.

Quelli di Generazione identitaria si definiscono «Patrioti», parlano di «amore per le proprie culture» e si scagliano contro chi alimenta «violenza e razzismo verso le nostre identità, con il chiaro intento di distruggerle». Le loro parole d’ordine sono: «terra, etnia e tradizione» e i loro nemici «tutti coloro che hanno deciso di supportare l’immigrazione di massa»: il mondo sindacale, la Chiesa Cattolica e l’antagonismo antifascista. Il simbolo adottato è quello che a suo tempo veniva inciso sugli scudi degli opliti spartani, la lambda, una sorta di triangolo verso l’alto che indicava il nome arcaico di Sparta.

Con il termine «Remigrazione», Generazione identitaria propone, tra l’altro, l’abolizione di qualsiasi tipologia di Ius Soli, il congelamento di tutti i processi di naturalizzazione, l’abolizione di qualsiasi tipo di ricongiungimento familiare, pene detentive per datori di lavoro che assumano immigrati non regolari, il divieto di costruzione di mosche e minareti e «lotta senza quartiere al razzismo anti-italiani».
Lorenzo Fiato, il loro segretario italiano, nello scorso mese di giugno, in una sorta di tour informativo, ha presentato il progetto di Defend Europe toccando città come Catania, Olbia, Brescia, Modena e, come ultima tappa Bolzano, dove ha tenuto una pubblica assemblea insieme alla Lega.

Neanche tanto nascosta la natura neofascista del gruppo. In un’intervista al blog «EreteicaMente» animato, tra gli altri, da Mario Merlino (ricordate? il provocatore di Avanguardia nazionale infiltratosi tra gli anarchici nel 1969), Generazione identitaria non ha disdegnato di indicare tra i propri principali riferimenti Julius Evola, il padre del neonazismo italiano.

Saverio Ferrari, Marinella Mandelli

da il manifesto

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“DEFENDE EUROPE”: COS’E’ ‘GENERAZIONE IDENTITARIA’?

Neofascisti in azione contro i migranti, sfruttando la canea mediatica estiva sugli sbarchi, attraverso il clima di paura e diffidenza già alimentato da partiti e governo, sulla pelle dei più deboli. Oltre 50 striscioni con la scritta “Refugees not welcome” sono stati affissi la scorsa notte da CasaPound lungo l’Autostrada del Brennero e ai caselli, in entrata e in uscita, dal valico ad Ala.

Intanto è “attesa” nel Mar Mediterraneo la nave C-Star, affittata a Gibuti dai neofascisti di Generazione Identitaria, network transnazionale europeo nato in Francia nel 2012 e che ora sta cercando di diffondersi anche in Italia.

A Catania dovrebbero i razzisti europei dovrebbero salire a bordo della nave con l’obiettivo di andare poi al confine marittimo con la Libia per disturbare le navi delle Ong, impegnate nelle operazioni di soccorso dei migranti in mare, e segnalare le navi dei migranti alla Guardia Costiera Libica.

Ma chi sono i neofascisti di Generazione Identitaria? Lo abbiamo chiesto a Elia Rosati, nostro collaboratore e studioso di movimenti e gruppi neofascisti italiani ed europei. Ascolta o scarica.

L’intervento ai nostri microfoni del giornalista Guido Caldiron, giornalista de Il Manifesto e autore di diverse pubblicazioni e libri sul fenomeno delle destre radicali EuropeeAscolta o scarica. 

da Radio Onda d’Urto

Milano città aperta. Nessuna persona è illegale

casa originale dell’articolo : Cronache di ordinario razzismo http://www.cronachediordinariorazzismo.org/milano-citta-aperta-nessuna-persona-illegale/
La rete “Nessuna persona è illegale“, composta da numerosi soggetti di diverso tipo, quali associazioni, spazi sociali, comitati, collettivi, partiti politici, dopo la proposta della manifestazione “20 maggio senza muri” da parte del Comune di Milano, ha maturato la volontà di utilizzare l’evento come un’opportunità per far emergere una proposta alternativa, attraverso la creazione di una piattaforma antirazzista. Pertanto, gli aderenti a tale rete considerano la loro iniziativa del 20 maggio come distinta e autonoma ma non ostile rispetto all’appello ufficiale. A tal fine, è stata convocata un’assemblea pubblica per martedì 9 Maggio alle 18.00, in piazza Scala a Milano (qui il link all’evento Facebook).

Inoltre, lungo il percorso di costruzione della rete, a una settimana dai vergognosi avvenimenti di martedi 2 maggio, la Milano che ripudia il razzismo invita a partecipare numerosi ad una grande giornata di musica, sport e festa contro i rastrellamenti eseguiti in stazione centrale. Appuntamento per il 12 maggio, dalle ore 16 in poi (qui il link all’evento Facebook con tutti gli aggiornamenti), presso la Stazione Centrale di Milano.


Per ulteriori adesioni alla piattaforma comune, scrivere a: nessunapersonaeillegale@gmail.com.

Incursioni xenofobe non casuali. Dalle parole ai fatti

Casa originale dell’articolo Cronache di ordinario razzismo http://www.cronachediordinariorazzismo.org/incursioni-xenofobe-non-casuali-dalle-parole-ai-fatti/

In queste ultime settimane, stiamo assistendo ad una campagna denigratoria e a continui attacchi nei confronti della solidarietà e cooperazione internazionale non governativa e non profit. Attacchi che hanno come bersaglio prioritario le ONG impegnate nei soccorsi in mare dei migranti. Gli attacchi verbali razzisti indiscriminati alle ONG, (che hanno fatto seguito alle dichiarazioni del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro e poi alla definizione di “Taxi del Mediterraneo” del deputato del M5S Luigi di Maio, e infine agli attacchi del segretario della Lega Nord, Matteo Salvini), da mera campagna mediatica virulenta, si sono trasformati in azioni violente: dapprima contro la sede romana dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), il 4 maggio, da parte di alcuni esponenti di Forza Nuova, e poi, a due giorni di distanza, da parte di un gruppo di rappresentanti del Movimento Nazionale e Gioventù Identitaria nel corso dell’incontro “Confini e orizzonti: la nuova geopolitica del Mediterraneo” organizzato a Prato, nell’ambito di Mediterraneo Downtown.

I manifestanti di Forza Nuova – erano tra i venti e i trenta – sono riusciti a entrare nello spazio esterno della sede romana dell’OIM, occupandola. Sono rimasti circa due o tre ore, hanno appeso uno striscione contro le ONG che effettuano operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, hanno acceso fumogeni, hanno urlato slogan contro l’immigrazione, autoproclamandosi “fascisti”. Ricordiamo per inciso che l’OIM non è una ONG, ma un’agenzia parte del sistema della Nazioni Unite che si occupa, in Italia, di varie attività relative al fenomeno migratorio, dall’assistenza ai punti di sbarco alla realizzazione di programmi di migrazione e sviluppo in Africa e al sostegno al ritorno volontario e assistito per quei migranti che intendono tornare nel loro paese di origine.

Inquietante la successiva rivendicazione di Forza Nuova: “Questo è stato solo un primo avvertimento. Non lasceremo che quanto denunciato dal Procuratore di Catania Zuccaro venga insabbiato”.

Un fatto analogo è successo a Prato, il 6 maggio, dove una quindicina di membri di Movimento Nazionale e Gioventù Identitaria, al grido di “Ong scafiste” e “Lo fate per profitto” ed esibendo uno striscione con scritto “Ong mercanti di uomini”, sono entrate con violenza nella sala dove si svolgeva l’incontro.

Dura la condanna di COSPE, Amnesty International Italia, Legambiente, Libera, Comune di Prato, Regione Toscana, promotori del Festival di Prato, che in una nota hanno definito il blitz “un’azione violenta messa a punto da una quindicina di persone, arrivate da Roma, con il preciso intento di cercare visibilità e provocare i partecipanti.”

Non possiamo non unirci nell’unanime condanna di questi atti di violenza razzista, che purtroppo si stanno susseguendo ad una velocità inaudita ed hanno una valenza simbolica molto forte. Segno inequivocabile e preoccupante che si sta superando ogni limite.

E ci chiediamo se dovremo continuare ad assistere ad azioni prevaricatorie e strumentali, portate avanti sulla scia di dichiarazioni gravi da parte di rappresentanti delle istituzioni e fatte senza l’ausilio di alcuna prova, senza che non vi sia una ferma condanna da parte del Governo.

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A Roma il primo morto della guerra contro i poveri del PD

Ieri, la guerra contro i poveri inaugurata dal governo PD col decreto Minniti, ha fatto la sua prima vittima. Nian Maguette, un lavoratore ambulante senegalese di 54 anni, è morto mentre veniva inseguito dagli agenti in borghese dell’”Unità Operativa Sicurezza Pubblica ed Emergenziale”, una squadraccia messa in piedi dall’attuale vicecomandante dei Vigili Urbani, Antonio Di Maggio, e che da alcuni mesi viene impiegata per fare il “lavoro sporco” in città. Sfratti, sgomberi, caccia all’ambulante… a Roma chiunque vive nel “mondo di sotto” sa bene come lavora questo “corpo d’elite” della municipale composto da mancati poliziotti frustrati. Non fatichiamo quindi a credere ai racconti degli altri lavoratori sugli inseguimenti per le vie di Trastevere. Sono scene abituali, così come i pestaggi o le minacce o le “scoattate” davanti ai picchetti antisfratto. Dunque, mentre i media già provano a ridimensionare tutto, a parlare di “tragica fatalità”, una cosa deve essere chiara: che Nian sia morto perché investito da una moto guidata dagli agenti in borghese, come raccontano alcuni ambulanti, o perché colpito da un infarto, come invece sostiene la Questura, cambierà forse l’aspetto penale della vicenda, ma non certo quello politico e sociale. Senza la retata per il decoro urbano, senza la caccia all’uomo delle squadracce di Di Maggio, Nian sarebbe ancora vivo e potrebbe tornare a casa dalle sue due figlie. Crediamo sia arrivato il momento per una campagna cittadina unitaria che chieda alla Sindaca Raggia la rimozione di Di Maggio e lo scioglimento del GSSU e dello SPE. I vigili devono tornare ad occuparsi di multe, traffico e viabilità e smettere di giocare a fare i pistoleri.
Il filo insanguinato delle responsabilità va però srotolato fino in fondo e seguendolo si arriva dritti nelle stanze dell’attuale governo a guida PD. L’operazione messa in campo ieri mattina per le vie del centro fa il paio con il rastrellamento su base razziale messo in piedi a Milano il giorno prima, ed è figlia dei due decreti Minniti-Orlando (recentemente convertiti in legge) e della filosofia classista e razzista che li ispira. Una vera e propria “legge contro i poveri”, degna dell’Inghilterra vittoriana, che individua nella marginalità e nell’esclusione sociale, e non nelle sue cause strutturali, un elemento deturpatore del decoro e della quiete pubblica, assegnando ai sindaci poteri d’intervento straordinari per contrastarla. Nel tentativo di aggirare per via amministrativa i vincoli imposti dal diritto penale, considerato evidentemente troppo “garantista”.
Vale la pena ricordare a chi vorrà ripulirsi la coscienza con qualche frase di cordoglio che ad entrambe i provvedimenti il Governo Gentiloni ha assegnato la massima priorità invocando per essi il “carattere d’urgenza”, assolutamente ingiustificato stando alle statistiche sui reati, e ponendo la fiducia. Di fatto blindando l’iter legislativo ed esautorando il Parlamento da ogni possibilità di discuterli ed emendarli. Così come vale la pena di sottolineare che in tema di sicurezza urbana la legge Minniti si è posta in assoluta continuità con il decreto Maroni (il leghista Maroni!) del 2008 estendendone i dispositivi di controllo e repressione sociale. Nello specifico sempre grazie al PD è stata introdotta una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 300 euro per chi “pone in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione delle infrastrutture ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, in violazione dei divieti di stazionamento o di occupazione di spazi ivi previsti” ovvero per gli ambulanti, per chi è colpevole di essere senza fissa dimora, di dormire per strada o di essere costretto a mendicare per sopravvivere. E “al trasgressore è fatto ordine di allontanamento dal luogo in cui è stato commesso il fatto” per 48 ore (mini Daspo). Il sindaco, a tutela della città vetrina, potrà d’ora in poi individuare “aree urbane su cui insistono musei, aree e parchi archeologici, complessi monumentali o altri istituti e luoghi della cultura interessati da consistenti flussi turistici, ovvero adibite a verde pubblico, alle quali si applicano le disposizioni precedenti”. La trasgressione dell’ordine di allontanamento comporterà il raddoppio della pena pecuniaria e la segnalazione ai servizi socio-sanitari. In caso di reiterazione, il questore, potrà disporre, con provvedimento motivato e per un periodo che va dai 6 mesi ai 2 anni, il divieto di accesso ad una o più delle aree di cui sopra (Daspo Urbano). Sul piano della repressione delle lotte sociali sono poi state estese alla “piazza” misure securitarie che in queste anni avevano visto la loro sperimentazione nelle curve e negli stadi. Tra gli emendamenti al testo approvati c’è infatti quello che prevede la possibilità dell’arresto in flagranza differita (48 ore) “se il reato con violenze alla persone o alle cose avvenga durante o in occasione di manifestazioni pubbliche e sia ripreso da telecamere e in immagini fotografiche”. Contestualmente vengono messe fuori dai vincoli dal patto di stabilità le spese sostenute per la videosorveglianza. Ai comuni viene dunque permesso di spendere 7 milioni in telecamere nel 2017, 15 nel 2018 e altrettanti nel 2019, mentre per assumere lavoratori e internalizzare i servizi ovviamente i soldi non ci sono mai. Si va così sempre più imponendo un’idea di città duale, classista e razzista. Da una parte la “citta-vetrina”, quella interessata dalla rendita, dai flussi finanziari e abitata dai ceti abbienti, a cui dev’essere assicurata la sicurezza e il decoro anche a costo di ammazzare qualche miserabile, dall’altra una “città-discarica” in cui riversare le contraddizioni sociali, una città sempre più abbandonata a se stessa e in cui lo Stato entra esclusivamente per reprimere e mantenere l’ordine pubblico. Non stiamo dicendo che sia già così, ma ci pare evidente che sia questo l’orizzonte a cui guardano le classi dominanti con la crisi irreversibile del welfare-state.

http://www.militant-blog.org/?p=14367

 

Morire da solo sul marciapiede. Per “decoro”?

Casa originale dell’articolo cronache di ordinario razzismo http://www.cronachediordinariorazzismo.org/morire-per-decoro-nian-maguette-roma/

Ieri a Roma un uomo è morto. Si chiamava Niang Maguette e aveva 54 anni. Era originario del Senegal. In Italia da trent’anni, lavorava come venditore ambulante. E’ morto sul marciapiede di via Beatrice Cenci, all’ingresso del Ghetto ebraico. Dove è morto, ora c’è una macchia di sangue.

Ha perso la vita per cause ancora da chiarire, durante un’operazione della polizia municipale contro il commercio abusivo, condotta nella zona intorno all’antico Ponte Fabricio.
La dinamica della morte ancora non si conosce, e circolano versioni contrastanti. Un ragazzo appartenente alla comunità senegalese, intervistato ieri sera dal collettivo Degage (qui il video della testimonianza), ha dato la sua testimonianza, secondo cui le operazioni della polizia sarebbero iniziate già alle 11.00 di mattina: due macchine della polizia municipale, in borghese, si sarebbero avvicinate al gruppo di venditori, che sarebbero fuggiti, tornando sul posto dopo una mezz’ora e trovando il corpo del connazionale a terra.
“Quando è arrivata l’ambulanza, era già morto. Fino a quando è arrivata l’ambulanza nessuno ha coperto il corpo, nessuno è arrivato: come una banalità”. Come una banalità, afferma il giovane, denunciando che all’arrivo di amici e connazionali le forze dell’ordine hanno impedito loro di stare insieme. “Ci hanno dato 15 minuti per disperderci, sennò ci portavano via. Questo mi ha colpito molto; quando c’è un dolore, ci deve essere il tempo di abbracciarsi, di parlare, così il dolore un po’ va via. Non ci hanno lasciato nemmeno questo tempo”. Parla di disumanità, il giovane intervistato: perché “quando vedi un corpo e nessuno fa niente, c’è un corpo per terra e la polizia dice che non succede niente, e ride.. è una bruttissima cosa. La banalità della morte degli immigrati è diventata veramente una vergogna”.
Secondo la testimonianza del giovane, il barman dell’esercizio di fronte al luogo dove è avvenuta la tragedia avrebbe detto che l’uomo, corso fino a là, sarebbe stato raggiunto dal calcio di alcuni vigili, che l’avrebbe fatto cadere a terra. La polizia sarebbe poi andata via prendendo la merce dell’uomo, senza prestare alcun soccorso.
Altre persone che avrebbero assistito alla scena sostengono che l’uomo è stato inseguito da una moto della municipale – i cosiddetti Falchi, da qualche tempo impegnati a Roma nelle operazioni antiabusivismo – che forse l’avrebbe investito facendogli sbattere la testa. Altri ancora dicono che l’uomo si sarebbe accasciato a terra, da solo, per un malore (qui il video della testimonanza).

La dinamica dei fatti andrà accertata. Il sostituto procuratore Francesco Paolo Marinaro ha aperto un fascicolo d’inchiesta, senza ipotesi di reato né indagati in attesa delle informative della municipale e dei risultati dell’autopsia disposta sul corpo.

Sta di fatto che dove Nian Maguette è morto ora c’è una macchia di sangue. Sta di fatto che l’uomo è morto durante o a seguito di una retata dei vigili urbani. Sta di fatto che un cadavere è stato lasciato a terra, senza alcun soccorso, per ore. Sta di fatto che ai suoi amici, scioccati e addolorati, accorsi sul posto, non è stato detto nulla se non di allontanarsi, e alla loro reazione di rabbia e sconcerto le forze dell’ordine hanno risposto con le manganellate. Tanti dati di fatto che non possono e non devono essere ignorati, di fronte alla morte di un uomo.

La polizia municipale smentisce, per bocca del vice comandante Antonio Di Maggio, “alcun coinvolgimento diretto tra l’operazione antiabusivismo e il decesso del cittadino senegalese”, e intanto plaude al proprio blitz, con un post su Facebook che parla di “sei sequestri amministrativi”, conseguenza della “vendita di borse e portafogli effettuata su lenzuola distese in terra che, oltre a rappresentare un illecito per assenza di titoli autorizzativi, risultava dannosa anche dal punto di vista del decoro urbano”. Nel post, decoro urbano diventa persino un hashtag, che precede la foto della merce sequestrata.

Quanto avvenuto ieri a Roma segue l’operazione del giorno prima alla stazione centrale di Milano, che è stata circondata da mezzi della polizia, elicotteri e guardie a cavallo: un blitz concordato tra il prefetto Lamorgese e il questore Cardona, un “servizio straordinario di prevenzione e controllo della polizia di Stato”, come è stato ufficialmente definito, teso all’identificazione dei migranti presenti. Un’operazione – che di fatto che si è configurata come un vero e proprio racial profiling, in cui le forze dell’ordine hanno controllato solo persone evidentemente non europee- su cui il sindaco di Milano Beppe Sala ha espresso perplessità, specificando che “siamo stati avvisati all’ultimo momento, parlerò con il questore”.
Entrambe le operazioni si inseriscono nel solco del decreto Minniti-Orlando, che in una pericolosa stretta securitaria punta al “decoro” e all’ ”ordine”, dimenticandosi volontariamente dei diritti e delle necessarie politiche sociali.
Se il decoro è più importante del rispetto della vita e dei diritti, c’è da averne paura.

La comunità senegalese ha indetto per oggi, giovedì 4, un’assemblea pubblica alle ore 18.00, in via Campobasso (Pigneto), dove viveva la vittima, che lascia tre figli. Per domani è prevista una manifestazione in piazza Venezia alle ore 16.00.

Serena Chiodo

Not My Europe

casa originale dell’articolo http://www.cronachediordinariorazzismo.org/not-my-europe-mobilitazione-roma-25-marzo/

Il 25 marzo i leader europei celebreranno a Roma il 60° anniversario dei Trattati di Roma con cui nel 1957 fu istituita la Comunità Economica Europea.

L’Europa che sarà festeggiata il 25 marzo è cosparsa di muri e fili spinati, condanna le organizzazioni umanitarie che osano salvare le vite dei migranti in mare, si appresta a rafforzare i controlli alle frontiere esterne anche grazie ad accordi disumani con i paesi terzi, condanna donne. uomini e bambini in fuga da guerre, persecuzioni e povertà a fare viaggi sempre più spesso mortali o le respingono verso la sofferenza che si sono lasciati alle spalle, lascia che sul suo territorio il vento della xenofobia e del razzismo spiri sempre più forte. Non è la nostra Europa.

Per questo il 25 marzo numerose associazioni lanceranno un messaggio forte ai capi di Stato e di Governo riuniti a Roma: il destino di migranti e rifugiati ci riguarda. La strage continua nel Mediterraneo deve finire, attraverso l’apertura immediata di canali di ingresso regolare e protetto. L’Europa che vogliamo è accogliente e solidale. Un’azione di protesta porterà il Mediterraneo nel cuore di Roma, sulle acque del Tevere.

“Not My Europe” dà appuntamento, quindi, a Roma, sabato 25 marzo, alle ore 15.30 sulle rive del Tevere, sotto il Ponte di Castel Sant’Angelo.

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ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI:

A Buon Diritto, Amnesty International – Italia, AMM – Archivio delle memorie migranti, Associazione Antigone, Arci nazionale, Baobab Experience, Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, CIR – Consiglio Italiano per i Rifugiati, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – CNCA, Comitato 3 Ottobre, Giustizia per i nuovi “desaparecidos” del Mediterraneo, CRS – Centro di Studi e Iniziative per la Riforma dello Stato, ENGIM internazionale, Figli delle chiancarelle, Gioventù federalista europea Gfe/Jef Italy, Intersos, Jugend Rettet e.V., K_Alma, Legambiente Onlus, Lunaria, MEDU – Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, R@inbow for Africa – R4A, Sea-Watch