Padova – No alla sfilata di forza nuova

Appuntamento: lunedì 19 luglio ore 19,30 in Piazza Insurrezione

Pubblichiamo un appello – lanciato dal centro sociale Pedro, Adl Cobas Padova, Cobas Scuola Padova, Razzismo Stop, Catai e Clash City Workers – contro l’annunciato corteo regionale di Forza Nuova, previsto per lunedì 17 luglio. Gli attivisti ed attiviste del Pedro hanno fatto oggi una conferenza stampa in centro città, in cui hanno ribadito che verrà impedito, con ogni mezzo, il corteo di Forza Nuova ed hanno rilanciato l’appuntamento antifascista lunedì 17 luglio, alle ore 19,30 in piazza Insurrezione. Dopo la conferenza stampa gli attivisti si sono diretti in Comune, dove hanno incontrato il Sindaco ed alcuni consiglieri comunale, per sollecitare la nuova amministrazione a prendere pubblicamente posizione.

L’iniziativa fascista e razzista annunciata per lunedì prossimo da Forza Nuova è inaccettabile.
Il partito neofascista indice un corteo a carattere regionale contro lo ius soli, agitando lo spettro dell’invasione dei migranti: la consueta e bieca speculazione politica di chi infonde paura sperando di suscitare e cavalcare reazioni di pancia in seno al “popolo”, ma di fatto alimenta la guerra tra poveri ed acuisce le spaccature nella società.

La cittadinanza oggi, specialmente in una città come Padova, è un tema importante e delicato: prima di tutto va ribadito che è un diritto universale, e debbono cadere le limitazioni all’accesso. Negare cittadinanza significa imporre povertà ed emarginazione a centinaia di migliaia di persone che già vivono e rendono vivi i nostri territori, significa generare volutamente sacche di degrado nelle città.
Sancire attraverso la “nazionalitá” una divisione tra “italiani” ed “immigrati” è antistorico e pericoloso, chi vuole questo ha nostalgia delle leggi razziali del regime fascista e non deve trovare alcuno spazio agibile oggi a Padova.

Il corteo annunciato da Forza Nuova non deve aver luogo, a Padova espressioni pubbliche di fascismo non devono esserci, senza se e senza ma. Al contrario questa città necessita di un cambio radicale rispetto ai temi riguardanti l’accoglienza, l’inclusione sociale e la cittadinanza.

Facciamo appello a tutte le forze antifasciste ed antirazziste di Padova per dare vita ad un presidio che impedisca il corteo fascista.

PIAZZA INSURREZIONE ORE 19.30

C.S.O.Pedro

A.D.L. Cobas Padova

Cobas Scuola Padova

Associazione Razzismo Stop

Catai

Clash City Workers

«gioventù identitaria» all’assalto dei migranti

L’organizzazione di estrema destra ha noleggiato una nave per «fermare i barconi al largo della Libia»

Nel quadro dell’azione delle destre contro l’assistenza e la solidarietà verso chi fugge da fame e guerre, si stanno anche animando articolazioni pericolose come Gioventù identitaria, una sorta di coordinamento europeo nato in Francia nel 2003, con sezioni in Austria, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Repubblica Ceca e Slovenia, che punta ad armare navigli per respingere nel Mediterraneo i barconi dei migranti attraverso una criminale azione diretta.

Il progetto ha assunto il nome di «Defend Europe» e si ripropone di comprare o affittare navi per poi andare a ostacolare le operazioni di soccorso sulle rotte della migrazione che approdano in Europa, in Italia soprattutto. A tale scopo hanno lanciato una raccolta fondi che ha raggranellato in poco tempo oltre 64 mila euro, in buona parte attraverso PayPal, che ha subito congelato il conto dichiarando di non accettare versamenti a favore di «organizzazioni che predicano l’odio, la violenza o intolleranza razziale».

A maggio sono però riusciti ad impedire con una loro imbarcazione, messa di traverso nel porto di Catania, l’uscita per i soccorsi della nave francese Aquarius della Ong Sos Mediterraneé.

Ora è la volta di un altro tentativo con una nuova nave di 40 metri, la C-Star, affittata a Gibuti e, proprio in queste ore, diretta nel porto di Catania per imbarcare neofascisti italiani, francesi e tedeschi e successivamente spostarsi a largo della Libia per ostacolare i soccorsi.

Quelli di Generazione identitaria si definiscono «Patrioti», parlano di «amore per le proprie culture» e si scagliano contro chi alimenta «violenza e razzismo verso le nostre identità, con il chiaro intento di distruggerle». Le loro parole d’ordine sono: «terra, etnia e tradizione» e i loro nemici «tutti coloro che hanno deciso di supportare l’immigrazione di massa»: il mondo sindacale, la Chiesa Cattolica e l’antagonismo antifascista. Il simbolo adottato è quello che a suo tempo veniva inciso sugli scudi degli opliti spartani, la lambda, una sorta di triangolo verso l’alto che indicava il nome arcaico di Sparta.

Con il termine «Remigrazione», Generazione identitaria propone, tra l’altro, l’abolizione di qualsiasi tipologia di Ius Soli, il congelamento di tutti i processi di naturalizzazione, l’abolizione di qualsiasi tipo di ricongiungimento familiare, pene detentive per datori di lavoro che assumano immigrati non regolari, il divieto di costruzione di mosche e minareti e «lotta senza quartiere al razzismo anti-italiani».
Lorenzo Fiato, il loro segretario italiano, nello scorso mese di giugno, in una sorta di tour informativo, ha presentato il progetto di Defend Europe toccando città come Catania, Olbia, Brescia, Modena e, come ultima tappa Bolzano, dove ha tenuto una pubblica assemblea insieme alla Lega.

Neanche tanto nascosta la natura neofascista del gruppo. In un’intervista al blog «EreteicaMente» animato, tra gli altri, da Mario Merlino (ricordate? il provocatore di Avanguardia nazionale infiltratosi tra gli anarchici nel 1969), Generazione identitaria non ha disdegnato di indicare tra i propri principali riferimenti Julius Evola, il padre del neonazismo italiano.

Saverio Ferrari, Marinella Mandelli

da il manifesto

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“DEFENDE EUROPE”: COS’E’ ‘GENERAZIONE IDENTITARIA’?

Neofascisti in azione contro i migranti, sfruttando la canea mediatica estiva sugli sbarchi, attraverso il clima di paura e diffidenza già alimentato da partiti e governo, sulla pelle dei più deboli. Oltre 50 striscioni con la scritta “Refugees not welcome” sono stati affissi la scorsa notte da CasaPound lungo l’Autostrada del Brennero e ai caselli, in entrata e in uscita, dal valico ad Ala.

Intanto è “attesa” nel Mar Mediterraneo la nave C-Star, affittata a Gibuti dai neofascisti di Generazione Identitaria, network transnazionale europeo nato in Francia nel 2012 e che ora sta cercando di diffondersi anche in Italia.

A Catania dovrebbero i razzisti europei dovrebbero salire a bordo della nave con l’obiettivo di andare poi al confine marittimo con la Libia per disturbare le navi delle Ong, impegnate nelle operazioni di soccorso dei migranti in mare, e segnalare le navi dei migranti alla Guardia Costiera Libica.

Ma chi sono i neofascisti di Generazione Identitaria? Lo abbiamo chiesto a Elia Rosati, nostro collaboratore e studioso di movimenti e gruppi neofascisti italiani ed europei. Ascolta o scarica.

L’intervento ai nostri microfoni del giornalista Guido Caldiron, giornalista de Il Manifesto e autore di diverse pubblicazioni e libri sul fenomeno delle destre radicali EuropeeAscolta o scarica. 

da Radio Onda d’Urto

Milano città aperta. Nessuna persona è illegale

casa originale dell’articolo : Cronache di ordinario razzismo http://www.cronachediordinariorazzismo.org/milano-citta-aperta-nessuna-persona-illegale/
La rete “Nessuna persona è illegale“, composta da numerosi soggetti di diverso tipo, quali associazioni, spazi sociali, comitati, collettivi, partiti politici, dopo la proposta della manifestazione “20 maggio senza muri” da parte del Comune di Milano, ha maturato la volontà di utilizzare l’evento come un’opportunità per far emergere una proposta alternativa, attraverso la creazione di una piattaforma antirazzista. Pertanto, gli aderenti a tale rete considerano la loro iniziativa del 20 maggio come distinta e autonoma ma non ostile rispetto all’appello ufficiale. A tal fine, è stata convocata un’assemblea pubblica per martedì 9 Maggio alle 18.00, in piazza Scala a Milano (qui il link all’evento Facebook).

Inoltre, lungo il percorso di costruzione della rete, a una settimana dai vergognosi avvenimenti di martedi 2 maggio, la Milano che ripudia il razzismo invita a partecipare numerosi ad una grande giornata di musica, sport e festa contro i rastrellamenti eseguiti in stazione centrale. Appuntamento per il 12 maggio, dalle ore 16 in poi (qui il link all’evento Facebook con tutti gli aggiornamenti), presso la Stazione Centrale di Milano.


Per ulteriori adesioni alla piattaforma comune, scrivere a: nessunapersonaeillegale@gmail.com.

Incursioni xenofobe non casuali. Dalle parole ai fatti

Casa originale dell’articolo Cronache di ordinario razzismo http://www.cronachediordinariorazzismo.org/incursioni-xenofobe-non-casuali-dalle-parole-ai-fatti/

In queste ultime settimane, stiamo assistendo ad una campagna denigratoria e a continui attacchi nei confronti della solidarietà e cooperazione internazionale non governativa e non profit. Attacchi che hanno come bersaglio prioritario le ONG impegnate nei soccorsi in mare dei migranti. Gli attacchi verbali razzisti indiscriminati alle ONG, (che hanno fatto seguito alle dichiarazioni del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro e poi alla definizione di “Taxi del Mediterraneo” del deputato del M5S Luigi di Maio, e infine agli attacchi del segretario della Lega Nord, Matteo Salvini), da mera campagna mediatica virulenta, si sono trasformati in azioni violente: dapprima contro la sede romana dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), il 4 maggio, da parte di alcuni esponenti di Forza Nuova, e poi, a due giorni di distanza, da parte di un gruppo di rappresentanti del Movimento Nazionale e Gioventù Identitaria nel corso dell’incontro “Confini e orizzonti: la nuova geopolitica del Mediterraneo” organizzato a Prato, nell’ambito di Mediterraneo Downtown.

I manifestanti di Forza Nuova – erano tra i venti e i trenta – sono riusciti a entrare nello spazio esterno della sede romana dell’OIM, occupandola. Sono rimasti circa due o tre ore, hanno appeso uno striscione contro le ONG che effettuano operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, hanno acceso fumogeni, hanno urlato slogan contro l’immigrazione, autoproclamandosi “fascisti”. Ricordiamo per inciso che l’OIM non è una ONG, ma un’agenzia parte del sistema della Nazioni Unite che si occupa, in Italia, di varie attività relative al fenomeno migratorio, dall’assistenza ai punti di sbarco alla realizzazione di programmi di migrazione e sviluppo in Africa e al sostegno al ritorno volontario e assistito per quei migranti che intendono tornare nel loro paese di origine.

Inquietante la successiva rivendicazione di Forza Nuova: “Questo è stato solo un primo avvertimento. Non lasceremo che quanto denunciato dal Procuratore di Catania Zuccaro venga insabbiato”.

Un fatto analogo è successo a Prato, il 6 maggio, dove una quindicina di membri di Movimento Nazionale e Gioventù Identitaria, al grido di “Ong scafiste” e “Lo fate per profitto” ed esibendo uno striscione con scritto “Ong mercanti di uomini”, sono entrate con violenza nella sala dove si svolgeva l’incontro.

Dura la condanna di COSPE, Amnesty International Italia, Legambiente, Libera, Comune di Prato, Regione Toscana, promotori del Festival di Prato, che in una nota hanno definito il blitz “un’azione violenta messa a punto da una quindicina di persone, arrivate da Roma, con il preciso intento di cercare visibilità e provocare i partecipanti.”

Non possiamo non unirci nell’unanime condanna di questi atti di violenza razzista, che purtroppo si stanno susseguendo ad una velocità inaudita ed hanno una valenza simbolica molto forte. Segno inequivocabile e preoccupante che si sta superando ogni limite.

E ci chiediamo se dovremo continuare ad assistere ad azioni prevaricatorie e strumentali, portate avanti sulla scia di dichiarazioni gravi da parte di rappresentanti delle istituzioni e fatte senza l’ausilio di alcuna prova, senza che non vi sia una ferma condanna da parte del Governo.

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A Roma il primo morto della guerra contro i poveri del PD

Ieri, la guerra contro i poveri inaugurata dal governo PD col decreto Minniti, ha fatto la sua prima vittima. Nian Maguette, un lavoratore ambulante senegalese di 54 anni, è morto mentre veniva inseguito dagli agenti in borghese dell’”Unità Operativa Sicurezza Pubblica ed Emergenziale”, una squadraccia messa in piedi dall’attuale vicecomandante dei Vigili Urbani, Antonio Di Maggio, e che da alcuni mesi viene impiegata per fare il “lavoro sporco” in città. Sfratti, sgomberi, caccia all’ambulante… a Roma chiunque vive nel “mondo di sotto” sa bene come lavora questo “corpo d’elite” della municipale composto da mancati poliziotti frustrati. Non fatichiamo quindi a credere ai racconti degli altri lavoratori sugli inseguimenti per le vie di Trastevere. Sono scene abituali, così come i pestaggi o le minacce o le “scoattate” davanti ai picchetti antisfratto. Dunque, mentre i media già provano a ridimensionare tutto, a parlare di “tragica fatalità”, una cosa deve essere chiara: che Nian sia morto perché investito da una moto guidata dagli agenti in borghese, come raccontano alcuni ambulanti, o perché colpito da un infarto, come invece sostiene la Questura, cambierà forse l’aspetto penale della vicenda, ma non certo quello politico e sociale. Senza la retata per il decoro urbano, senza la caccia all’uomo delle squadracce di Di Maggio, Nian sarebbe ancora vivo e potrebbe tornare a casa dalle sue due figlie. Crediamo sia arrivato il momento per una campagna cittadina unitaria che chieda alla Sindaca Raggia la rimozione di Di Maggio e lo scioglimento del GSSU e dello SPE. I vigili devono tornare ad occuparsi di multe, traffico e viabilità e smettere di giocare a fare i pistoleri.
Il filo insanguinato delle responsabilità va però srotolato fino in fondo e seguendolo si arriva dritti nelle stanze dell’attuale governo a guida PD. L’operazione messa in campo ieri mattina per le vie del centro fa il paio con il rastrellamento su base razziale messo in piedi a Milano il giorno prima, ed è figlia dei due decreti Minniti-Orlando (recentemente convertiti in legge) e della filosofia classista e razzista che li ispira. Una vera e propria “legge contro i poveri”, degna dell’Inghilterra vittoriana, che individua nella marginalità e nell’esclusione sociale, e non nelle sue cause strutturali, un elemento deturpatore del decoro e della quiete pubblica, assegnando ai sindaci poteri d’intervento straordinari per contrastarla. Nel tentativo di aggirare per via amministrativa i vincoli imposti dal diritto penale, considerato evidentemente troppo “garantista”.
Vale la pena ricordare a chi vorrà ripulirsi la coscienza con qualche frase di cordoglio che ad entrambe i provvedimenti il Governo Gentiloni ha assegnato la massima priorità invocando per essi il “carattere d’urgenza”, assolutamente ingiustificato stando alle statistiche sui reati, e ponendo la fiducia. Di fatto blindando l’iter legislativo ed esautorando il Parlamento da ogni possibilità di discuterli ed emendarli. Così come vale la pena di sottolineare che in tema di sicurezza urbana la legge Minniti si è posta in assoluta continuità con il decreto Maroni (il leghista Maroni!) del 2008 estendendone i dispositivi di controllo e repressione sociale. Nello specifico sempre grazie al PD è stata introdotta una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 300 euro per chi “pone in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione delle infrastrutture ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, in violazione dei divieti di stazionamento o di occupazione di spazi ivi previsti” ovvero per gli ambulanti, per chi è colpevole di essere senza fissa dimora, di dormire per strada o di essere costretto a mendicare per sopravvivere. E “al trasgressore è fatto ordine di allontanamento dal luogo in cui è stato commesso il fatto” per 48 ore (mini Daspo). Il sindaco, a tutela della città vetrina, potrà d’ora in poi individuare “aree urbane su cui insistono musei, aree e parchi archeologici, complessi monumentali o altri istituti e luoghi della cultura interessati da consistenti flussi turistici, ovvero adibite a verde pubblico, alle quali si applicano le disposizioni precedenti”. La trasgressione dell’ordine di allontanamento comporterà il raddoppio della pena pecuniaria e la segnalazione ai servizi socio-sanitari. In caso di reiterazione, il questore, potrà disporre, con provvedimento motivato e per un periodo che va dai 6 mesi ai 2 anni, il divieto di accesso ad una o più delle aree di cui sopra (Daspo Urbano). Sul piano della repressione delle lotte sociali sono poi state estese alla “piazza” misure securitarie che in queste anni avevano visto la loro sperimentazione nelle curve e negli stadi. Tra gli emendamenti al testo approvati c’è infatti quello che prevede la possibilità dell’arresto in flagranza differita (48 ore) “se il reato con violenze alla persone o alle cose avvenga durante o in occasione di manifestazioni pubbliche e sia ripreso da telecamere e in immagini fotografiche”. Contestualmente vengono messe fuori dai vincoli dal patto di stabilità le spese sostenute per la videosorveglianza. Ai comuni viene dunque permesso di spendere 7 milioni in telecamere nel 2017, 15 nel 2018 e altrettanti nel 2019, mentre per assumere lavoratori e internalizzare i servizi ovviamente i soldi non ci sono mai. Si va così sempre più imponendo un’idea di città duale, classista e razzista. Da una parte la “citta-vetrina”, quella interessata dalla rendita, dai flussi finanziari e abitata dai ceti abbienti, a cui dev’essere assicurata la sicurezza e il decoro anche a costo di ammazzare qualche miserabile, dall’altra una “città-discarica” in cui riversare le contraddizioni sociali, una città sempre più abbandonata a se stessa e in cui lo Stato entra esclusivamente per reprimere e mantenere l’ordine pubblico. Non stiamo dicendo che sia già così, ma ci pare evidente che sia questo l’orizzonte a cui guardano le classi dominanti con la crisi irreversibile del welfare-state.

http://www.militant-blog.org/?p=14367

 

Morire da solo sul marciapiede. Per “decoro”?

Casa originale dell’articolo cronache di ordinario razzismo http://www.cronachediordinariorazzismo.org/morire-per-decoro-nian-maguette-roma/

Ieri a Roma un uomo è morto. Si chiamava Niang Maguette e aveva 54 anni. Era originario del Senegal. In Italia da trent’anni, lavorava come venditore ambulante. E’ morto sul marciapiede di via Beatrice Cenci, all’ingresso del Ghetto ebraico. Dove è morto, ora c’è una macchia di sangue.

Ha perso la vita per cause ancora da chiarire, durante un’operazione della polizia municipale contro il commercio abusivo, condotta nella zona intorno all’antico Ponte Fabricio.
La dinamica della morte ancora non si conosce, e circolano versioni contrastanti. Un ragazzo appartenente alla comunità senegalese, intervistato ieri sera dal collettivo Degage (qui il video della testimonianza), ha dato la sua testimonianza, secondo cui le operazioni della polizia sarebbero iniziate già alle 11.00 di mattina: due macchine della polizia municipale, in borghese, si sarebbero avvicinate al gruppo di venditori, che sarebbero fuggiti, tornando sul posto dopo una mezz’ora e trovando il corpo del connazionale a terra.
“Quando è arrivata l’ambulanza, era già morto. Fino a quando è arrivata l’ambulanza nessuno ha coperto il corpo, nessuno è arrivato: come una banalità”. Come una banalità, afferma il giovane, denunciando che all’arrivo di amici e connazionali le forze dell’ordine hanno impedito loro di stare insieme. “Ci hanno dato 15 minuti per disperderci, sennò ci portavano via. Questo mi ha colpito molto; quando c’è un dolore, ci deve essere il tempo di abbracciarsi, di parlare, così il dolore un po’ va via. Non ci hanno lasciato nemmeno questo tempo”. Parla di disumanità, il giovane intervistato: perché “quando vedi un corpo e nessuno fa niente, c’è un corpo per terra e la polizia dice che non succede niente, e ride.. è una bruttissima cosa. La banalità della morte degli immigrati è diventata veramente una vergogna”.
Secondo la testimonianza del giovane, il barman dell’esercizio di fronte al luogo dove è avvenuta la tragedia avrebbe detto che l’uomo, corso fino a là, sarebbe stato raggiunto dal calcio di alcuni vigili, che l’avrebbe fatto cadere a terra. La polizia sarebbe poi andata via prendendo la merce dell’uomo, senza prestare alcun soccorso.
Altre persone che avrebbero assistito alla scena sostengono che l’uomo è stato inseguito da una moto della municipale – i cosiddetti Falchi, da qualche tempo impegnati a Roma nelle operazioni antiabusivismo – che forse l’avrebbe investito facendogli sbattere la testa. Altri ancora dicono che l’uomo si sarebbe accasciato a terra, da solo, per un malore (qui il video della testimonanza).

La dinamica dei fatti andrà accertata. Il sostituto procuratore Francesco Paolo Marinaro ha aperto un fascicolo d’inchiesta, senza ipotesi di reato né indagati in attesa delle informative della municipale e dei risultati dell’autopsia disposta sul corpo.

Sta di fatto che dove Nian Maguette è morto ora c’è una macchia di sangue. Sta di fatto che l’uomo è morto durante o a seguito di una retata dei vigili urbani. Sta di fatto che un cadavere è stato lasciato a terra, senza alcun soccorso, per ore. Sta di fatto che ai suoi amici, scioccati e addolorati, accorsi sul posto, non è stato detto nulla se non di allontanarsi, e alla loro reazione di rabbia e sconcerto le forze dell’ordine hanno risposto con le manganellate. Tanti dati di fatto che non possono e non devono essere ignorati, di fronte alla morte di un uomo.

La polizia municipale smentisce, per bocca del vice comandante Antonio Di Maggio, “alcun coinvolgimento diretto tra l’operazione antiabusivismo e il decesso del cittadino senegalese”, e intanto plaude al proprio blitz, con un post su Facebook che parla di “sei sequestri amministrativi”, conseguenza della “vendita di borse e portafogli effettuata su lenzuola distese in terra che, oltre a rappresentare un illecito per assenza di titoli autorizzativi, risultava dannosa anche dal punto di vista del decoro urbano”. Nel post, decoro urbano diventa persino un hashtag, che precede la foto della merce sequestrata.

Quanto avvenuto ieri a Roma segue l’operazione del giorno prima alla stazione centrale di Milano, che è stata circondata da mezzi della polizia, elicotteri e guardie a cavallo: un blitz concordato tra il prefetto Lamorgese e il questore Cardona, un “servizio straordinario di prevenzione e controllo della polizia di Stato”, come è stato ufficialmente definito, teso all’identificazione dei migranti presenti. Un’operazione – che di fatto che si è configurata come un vero e proprio racial profiling, in cui le forze dell’ordine hanno controllato solo persone evidentemente non europee- su cui il sindaco di Milano Beppe Sala ha espresso perplessità, specificando che “siamo stati avvisati all’ultimo momento, parlerò con il questore”.
Entrambe le operazioni si inseriscono nel solco del decreto Minniti-Orlando, che in una pericolosa stretta securitaria punta al “decoro” e all’ ”ordine”, dimenticandosi volontariamente dei diritti e delle necessarie politiche sociali.
Se il decoro è più importante del rispetto della vita e dei diritti, c’è da averne paura.

La comunità senegalese ha indetto per oggi, giovedì 4, un’assemblea pubblica alle ore 18.00, in via Campobasso (Pigneto), dove viveva la vittima, che lascia tre figli. Per domani è prevista una manifestazione in piazza Venezia alle ore 16.00.

Serena Chiodo

Not My Europe

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Il 25 marzo i leader europei celebreranno a Roma il 60° anniversario dei Trattati di Roma con cui nel 1957 fu istituita la Comunità Economica Europea.

L’Europa che sarà festeggiata il 25 marzo è cosparsa di muri e fili spinati, condanna le organizzazioni umanitarie che osano salvare le vite dei migranti in mare, si appresta a rafforzare i controlli alle frontiere esterne anche grazie ad accordi disumani con i paesi terzi, condanna donne. uomini e bambini in fuga da guerre, persecuzioni e povertà a fare viaggi sempre più spesso mortali o le respingono verso la sofferenza che si sono lasciati alle spalle, lascia che sul suo territorio il vento della xenofobia e del razzismo spiri sempre più forte. Non è la nostra Europa.

Per questo il 25 marzo numerose associazioni lanceranno un messaggio forte ai capi di Stato e di Governo riuniti a Roma: il destino di migranti e rifugiati ci riguarda. La strage continua nel Mediterraneo deve finire, attraverso l’apertura immediata di canali di ingresso regolare e protetto. L’Europa che vogliamo è accogliente e solidale. Un’azione di protesta porterà il Mediterraneo nel cuore di Roma, sulle acque del Tevere.

“Not My Europe” dà appuntamento, quindi, a Roma, sabato 25 marzo, alle ore 15.30 sulle rive del Tevere, sotto il Ponte di Castel Sant’Angelo.

Clicca qui per l’evento Facebook

 

ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI:

A Buon Diritto, Amnesty International – Italia, AMM – Archivio delle memorie migranti, Associazione Antigone, Arci nazionale, Baobab Experience, Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, CIR – Consiglio Italiano per i Rifugiati, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – CNCA, Comitato 3 Ottobre, Giustizia per i nuovi “desaparecidos” del Mediterraneo, CRS – Centro di Studi e Iniziative per la Riforma dello Stato, ENGIM internazionale, Figli delle chiancarelle, Gioventù federalista europea Gfe/Jef Italy, Intersos, Jugend Rettet e.V., K_Alma, Legambiente Onlus, Lunaria, MEDU – Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, R@inbow for Africa – R4A, Sea-Watch

“Pulizia di massa per i migranti. Anche con le maniere forti”. Non possiamo tacere

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A Recco per la campagna di tesseramento del Carroccio, Matteo Salvini torna a usare toni forti sui migranti. Secondo il leader della Lega Nord, occorre effettuare una pulizia “via per via, quartiere per quartiere e con le maniere forti se serve, perché ci sono interi pezzi d’Italia fuori controllo”. “Non vedo l’ora – aggiunge – una volta al Governo, di controllare i confini come si faceva una volta e usare le navi della Marina Militare per soccorrere e riportare indietro i finti profughi”, sottolineando la propria ammirazione per la politica del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il sito dell’Associazione Carta di Roma mette in evidenza un bell’articolo curato da Articolo 21 Veneto sulla presa di distanza da parte di movimenti e partiti politici rispetto alle affermazioni fatte da Matteo Salvini. Anche l’informazione non resta in silenzio. Qui di seguito l’articolo.

 

“Pulizia di massa per i migranti, via per via, quartiere per quartiere, anche con le maniere forti”: a parlare è Matteo Salvini, leader della Lega Nord, sul Tgr Liguria. In un quadro sociale molto teso dove l’incitamento all’odio (hate speech) contro i soggetti deboli è denunciato costantemente dalla Carta di Roma in tutte le sedi, questa frase suona come un colpo di pistola.

L’accento esplicitamente razzista non è sfuggito ai giornalisti liguri, che peraltro hanno stigmatizzato l’assenza di un contraddittorio di fronte a tale enormità, da parte del giornalista delle rete nazionale del servizio pubblico, appunto, la Rai della Liguria. “Salvini ormai ci ha abituato ad un’escalation di violenza verbale che in Italia non ha pari – afferma Alessandra Costante, giornalista del Secolo XIX, componente, della Segreteria generale della Fnsi e Segretario dell’Associazione ligure dei Giornalisti – Ritengo che a questo punto ogni commento sia del tutto inutile, le parole di Salvini rasentano e superano l’apologia del razzismo, incitano alla violenza. La risposta migliore dovrebbe arrivare da una magistratura attenta e democratica”.

A questo proposto Annamaria Alborghetti, penalista di Padova, interpellata da Articolo 21, sezione veneta, dice: “Le frasi, anche per il ruolo politico di chi le ha pronunciate e il contesto pubblico di diffusione, potrebbero configurare la violazione della legge Mancino che sanziona penalmente chi incita a commettere violenza per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali”.

Sul profilo Facebook “Liguri tutti” di Marco Preve, giornalista di Repubblica, ci si chiede perché il cronista della Rai ligure non abbia azzardato un minimo di contradditorio con il leader della Lega ponendogli almeno la più banale delle domande: “Ma scusi onorevole, non le sembra di usare toni che richiamano la pulizia etnica?”.

Proteste e prese di distanze anche dai partiti politici, riprese dai quotidiani locali: Raffaella Paita, capogruppo Pd in Regione Liguria: “Le parole di Salvini sugli immigrati sono allucinanti. Il segretario della Lega, parlando di pulizia di massa quartiere per quartiere, evoca periodi molto bui della nostra storia. Frasi irresponsabili, che non possiamo tollerare”. Nichi Vendola: “Salvini è un fascista, è la vergogna d’Italia”. Irritato anche il Centrodestra sia a livello locale, sia a livello nazionale con Schifani: “I metodi evocati da Salvini non fanno parte della cultura del buon governo di Forza Italia”.

Al di là dell’epilogo di questa ennesima brutta vicenda che coinvolge l’informazione, va comunque rilevata l’urgenza di una puntuale applicazione, in ambito giornalistico, della Carta di Roma. A lei è intitolata l’associazione, fondata dalla Fnsi e dall’Ordine dei Giornalisti, nel dicembre del 2008 per dare attuazione al protocollo deontologico per un’informazione corretta sui temi dell’immigrazione.

Clandestino, extracomunitario, vucumprà, nomade, e altri, purtroppo molti altri luoghi comuni utilizzati per descrivere il fenomeno migratorio dovrebbero essere banditi dal linguaggio giornalistico e sostituiti dalle indicazioni del glossario che Carta di Roma, attraverso i propri rappresentanti, sta divulgando nel corso di numerosi pubblici dibattiti, seminari e corsi di formazione. Da segnalare, a questo proposito, l’iniziativa di un gruppo di intellettuali, tra cui il presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti e il presidente di Carta di Roma, Giovanni Maria Bellu, che si sono rivolti alle istituzioni, nella persona del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, affinché dal protocollo d’intesa tra Italia e Libia in tema – tra le altre cose – di contrasto all’immigrazione illegale e al traffico di esseri umani, venga rimossa la parola “clandestino”, termine in primo luogo giuridicamente infondato quando viene utilizzato per indicare – anche prima che abbiano potuto presentare domanda d’asilo e che la domanda sia stata valutata dalle apposite commissioni territoriali – i migranti che tentano di raggiungere o raggiungono, il territorio dell’Unione europea.

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CONTRO LA BUONA SCUOLA: FLC CGIL PROCLAMA LO SCIOPERO PER L’8 MARZO

La Flc- Cgil (scuola università e ricerca) ha proclamato sciopero di 8 ore l’8 marzo: sciopero che intreccia le ragioni della giornata di mobilitazione della Rete in occasione della giornata internazionale della donna con quelle piu’ strettamente sindacali di opposizione alla cosiddetta ” buona scuola ” . Una scelta importante quella della sigla sindacale dei lavoratori della scuola, in quanto la CGIL, a livello nazionale, aveva scelto di defilarsi lasciando alle Camere territoriali la possibilità di dare copertura allo sciopero.

Il servizio con Francesco Locantore, del direttivo nazionale FLC  Ascolta

“La Flc Cgil ha proclamato sciopero di 8 ore l’8 marzo! Bene! Brave e bravi! Dovrebbero farlo anche le altre categorie. Altro che la Fiom, che invece dello sciopero ha avuto la pessima idea di convocare una assemblea nazionale unitaria con Fim e Uilm..” commenta ai nostri microfoni Eliana Como del Direttivo Centrale della Fiom e dell’area Il Sindacato è un’altra cosa  Ascolta

IL COMUNICATO DI ADESIONE DI FLC-CGIL

“Ni una menos” è la sfida lanciata dalle donne argentine in tutto il mondo, per chiamare alla lotta e allo sciopero globale contro la violenza maschile sulle donne.

Riteniamo importante che nel nostro Paese alla generale mobilitazione contro la violenza si affianchi la rivendicazione di un’effettiva parità di genere, in un momento in cui l’attacco ai diritti del lavoro e di cittadinanza vede soccombere soprattutto le donne sul piano del salario e del ruolo sociale.

Mentre vengono tagliati i servizi, continuano a mancare gli asili nido e il pagamento delle mense, non più sostenibile per un numero sempre crescente di famiglie, mette in discussione la frequenza della scuola dell’infanzia e del tempo pieno nella scuola primaria, il lavoro di cura rimane prepotentemente sulle spalle delle donne, ostacolandone la piena realizzazione professionale e sociale.

Nei nostri comparti della conoscenza la mancanza del rinnovo del Contratto nazionale di Lavoro ha poi contribuito ad indebolire la potestà di tutela, mettendo in difficoltà soprattutto le donne che non sempre possono contare sulla contrattazione per il riconoscimento dei diritti che discendono dalla Costituzione.

In questo contesto, per educare alla parità di genere e sradicare la cultura della violenza sulle donne, la formazione riveste un ruolo centrale e strategico: dall’asilo nido all’università, l’educazione alle differenze deve essere una pratica diffusa che superi la cultura formale delle pari opportunità.

Affrontare in modo critico il tema delle violenze di genere e far emergere le relazioni di potere che si instaurano attraverso gli stereotipi maschili e femminili deve essere obiettivo della scuola pubblica.

Nell’ambito di queste considerazioni si rafforzano le motivazioni che continuano a vederci determinati contro la legge 107, una riforma che impedisce alla scuola di essere un laboratorio di civiltà, all’interno del quale sperimentare punti di vista condivisi nel rispetto di tutte le differenze.

Aderire allo sciopero mondiale dell’8 marzo per i lavoratori della Conoscenza significa parlare di tutti i temi che abbiamo messo in campo in questi anni, restituire all’Istruzione e alla Ricerca obiettivi di qualità e a tutto il personale dei nostri comparti la dignità sociale e professionale che deve connotare le lavoratrici e i lavoratori dei settori pubblici, avamposto dello stato sociale.

http://www.radiondadurto.org/2017/02/21/cattive-maestre-contro-la-buona-scuola-flc-cgil-proclama-lo-sciopero-per-l8-marzo/

Al fianco degli immigrati in lotta!

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Sui recenti fatti di Cona

Lunedì 2 gennaio, presso il centro di accoglienza di Cona (in provincia di Venezia), è morta Sandrine Bakayoko, venticinquenne richiedente asilo della Costa d’Avorio.
In seguito ad alcune ore di ritardo dei soccorsi, è esplosa una protesta per denunciare l’accaduto e le condizioni terribili di vita cui sono costretti più di 1400 immigranti, ai quali va tutta la nostra solidarietà per la loro coraggiosa lotta.
Riscaldamento assente, servizi igienici e pasti scadenti, acqua fredda, mancanza di cure mediche e sovraffollamento sono le reali problematiche con cui migliaia di immigrati devono confrontarsi ogni giorno in tutti i centri di accoglienza.
In questi casi, la maschera della propaganda reazionaria e populista cade di fronte alla situazione reale: da un lato i vermi razzisti che sputano odio parlando di profughi negli hotel a 5 stelle, dei 35 euro al giorno rubati dalle tasche degli onesti lavoratori italici; dall’altro chi millanta un’accoglienza degna e rispettosa degli individui, ma sui quali poi s’arricchisce. Quello che vediamo quotidianamente sono solo ghetti, nuove frontiere e muri che s’innalzano e sopraffazione verso chi ha il colore della pelle diverso. Vediamo cooperative come la nostrana Ecofficina-Edeco che, alla faccia dell’accoglienza e della solidarietà, fanno migliaia di euro sulla vita degli immigrati e dai quali trattengono più del 90% dei famosi 35 euro! A questa situazione si somma la recente richiesta del capo della polizia di intensificare i rastrellamenti degli immigrati senza documenti, l’ipotesi di aprire un Cie per regione, fino alla loro criminalizzazione, arrivando a considerare una persona irregolare come un terrorista.
La classe politica, insieme ai suoi servi fascisti, cerca di indirizzare il malessere sociale, dovuto al peggioramento delle condizioni di vita a causa dell’aggravarsi della crisi economica, contro i profughi, aizzando il proletariato bianco contro l’altrettanto sottomesso proletariato migrante. Viene deviata così l’attenzione dai veri responsabili dell’immiserimento delle nostre vite: i padroni e le istituzioni di ogni orientamento politico che ci vogliono divisi per mantenere intatti i loro profitti e i loro privilegi.
Ma la realtà supera di gran lunga la fantasia: chi ha varato il jobs act non è ghanese, chi permette il massacro quotidiano nei posti di lavoro non è senegalese, chi taglia fondi alla sanità e alla ricerca, all’istruzione pubblica e al welfare non è rumeno. Chi arresta, sfratta i proletari dalle loro case, affama e sfrutta i popoli, sgancia tonnellate di bombe non è tunisino. Chi ci ammazza ogni giorno, a prescindere dal colore della nostra pelle, ha la giacca e la cravatta.
Lo scopo della classe politica è anche quello di distrarci dalle vere ragioni dei flussi migratori, cioè la guerra e la povertà che i paesi imperialisti europei, Italia compresa, continuano a portare da decenni in Africa, in Asia e Medioriente. Proprio in Costa d’Avorio la Francia ha investimenti miliardari e nel 2011 sostenne un colpo di stato per destituire il governo intenzionato a rivedere gli accordi economici con le multinazionali francesi e che causò più di 1000 morti e inaudite atrocità contro i civili. Facile immaginare quante persone furono costrette ad emigrare!
Quello che unisce i proletari bianchi e stranieri è l’appartenenza alla stessa classe sociale, quella degli oppressi. Uniti dobbiamo lottare contro la guerra e i nostri governi che le promuovono. Alle loro guerre neocoloniali e a quelle tra poveri nelle nostre città, preferiamo la guerra tra le classi.

UNIAMOCI TRA SFRUTTATI DI OGNI NAZIONE CONTRO IL NEMICO COMUNE!
FERMIAMO LE GUERRE NON LE PERSONE!

Padova gennaio 2017

Marzolo Occupata

http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o49700:e1