38° giorno di sciopero della fame per i prigionieri palestinesi nelle carceri di israele

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38° giorno di sciopero della fame per i prigionieri palestinesi nelle carceri di Israele

Oggi presidio alla Rai di Milano. dignitystrike

PIATTAFORMA “STOP NATO” SI MOBILITA CONTRO IL VERTICE A BRUXELLES DEL 25 MAGGIO

La capitale belga si accende di dibattiti, in vista del per il 25 e 26 maggio a

Nei giorni scorsi c’è stata una polemica finita su molti giornali fra il sindaco di Bruxelles (socialista) e il Primo Ministro Michel (liberale-conservatore) da una parte e dall’altra, poichè il presidente turco ha ufficiosamente annunciato una conferenza a Bruxelles sulla reintroduzione della pena di morte in Turchia tra il 24 e il 25 maggio, giorni in cui sarà qui per un summit della NATO. Sia il sindaco che il Primo Ministro ci hanno tenuto a ribadire che non sarà permesso ad di portare in Belgio le sue problematiche interne, il sultano turco ha risposto che il sindaco dovrebbe solo occuparsi di “far togliere le cartacce da terra”.

Riguardo al vertice NATO del 24-25 Maggio, durante il quale verrà inaugurata la nuova sede NATO qui a Bruxelles, è stata organizzata una mobilitazione, soprattutto contro la presenza di .

La piattaforma che ha dato vita alla mobilitazione si chiama STOP NATO, un network ampio che va dai pacifisti ai sindacati fino alle realtà di movimento.

La mobilitazione partirà il 21 Maggio con un campeggio antimilitarista che andrà avanti fino al 26 con assemblee, dibattiti e iniziative di vario genere. Le iniziative si chiuderanno con una grossa manifestazione in detta per il 24 maggio, mentre il 25, giorno effettivo del summit, ci saranno azioni diffuse di disturbo per cercare quantomeno di rendere difficile lo svolgimento del summit.

Proprio da Bruxelles, la voce di Alessandro, compagno di Radio Onda Rossa. Ascolta o Scarica.

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Accoglienza e repressione del Partito Chiesa

Il Partito democratico conferma, con la marcia di Milano guidata da Giuseppe Sala e presidiata da tutta la federazione lombarda del partito, la sua natura politica di istituzione totale. Come la Chiesa, nel suo seno vorrebbero essere ricondotte le esigenze del governo e quelle dell’opposizione; gli interessi delle élite finanziarie e le ragioni del lavoro; l’accoglienza dei migranti con la repressione della legge Minniti. Lungi dal costituire una contraddizione, la natura onnicomprensiva del Pd è in realtà un progetto politico di “governamentalità”, secondo un lessico foucaultiano. E’ un’arte del governare, in cui dovrebbero trovare posto tutte le esigenze della realtà, e in cui ogni contraddizione materiale viene piegata agli interessi dell’europeismo neoliberale. Alla Ue, d’altronde, serve un’ideologia, vista la strutturale incapacità economica di suscitare consensi. Improduttivo allora procedere al muro contro muro degli interessi divergenti. Ma il discorso è proprio questo: esistono ancora “interessi divergenti”? La strategia democratica punta proprio a smobilitare ideologicamente la contrapposizione degli interessi. Non è certo un fatto nuovo, ma il Partito democratico sta riuscendo nell’impresa di organizzare politicamente questo discorso, dandogli una forma pervasiva fino ad oggi mancata. Esattamente come la Democrazia cristiana del tempo che fu, non c’è contraddizione politica tra la “legge contro i poveri” approvata all’unanimità dal Governo, e la “marcia per i poveri” organizzata a Milano dal partito di governo. Non c’è contraddizione neanche che a promuoverla sia un personaggio, il sindaco di Milano, in teoria espressione della parte “destra” del partito, quella tecnica e fuori da ogni precedente impegno o militanza, attenta alla gestione delle finanze comunali più che alla promozione di politiche sociali. La coerenza è esplicita e rivendicata, senza ombra di imbarazzo: «non è che stiamo scivolando troppo a sinistra? Non è che diventerà una manifestazione antigoverno?», chiede qualche sprovveduto collaboratore di Sala, a leggere le parole riportate oggi sul Corriere. Ma sta tutta qui la natura strategica del progetto democratico, quello di incarnare governo e opposizione, delimitando i confini del politicamente consentito dal penalmente illegale. Benissimo apparire una forza “antigoverno” se si è al governo: è proprio questo l’obiettivo. Purché si rimanga solidamente dentro il recinto neoliberale, puoi governare con la legge Minniti o protestare col sindaco Sala, e farai sempre parte della grande famiglia democratica, che ammette tutto perché tutto torna utile alla narrazione egemone del presente. Bisogna ammettere che rispetto alla tattica frontista renziana dello scovarsi sempre dei nemici con cui polemizzare, questa, proprio in quanto radicalmente neodemocristiana, è decisamente più raffinata. Quel liberalismo trasversale che fino a poco tempo fa trovava espressione nel concetto di “arco parlamentare” oggi trova spazio in un unico partito-chiesa: dentro c’è l’istituzione e la dissidenza, il Papa e San Francesco (e quale capolavoro chiamare l’istituzione col nome della dissidenza: Papa Francesco). Ma se il significato politico duraturo della manifestazione di ieri è quello di rinforzare il partito di governo, anzi l’ideologia di governo, cosa ancor più grave, la domanda se sia più giusto parteciparci o contestarla (come pure è stato fatto da alcuni benemeriti compagni) è una domanda reale e necessaria.

https://favacarpendiem.wordpress.com/wp-admin/post-new.php?post_type=post

FCA Pomigliano: le donne operaie e il loro 8 marzo contro il “modello Marchionne”

LA CAUSA IL 20 GIUGNO DAL GIUDICE DEL LAVORO DEL TRIBUNALE DI NOLA

La vicenda è relativa allo sciopero di 3 ore dello scorso 8 marzo al reparto-confino WCL di Nola ed alla concomitante assemblea del Comitato Mogli Operai in occasione della giornata internazionale della donna dove le operaie FCA di Pomigliano e Nola denunciarono pubblicamente il modello-Marchionne “prefigurante il dominio del capitale sul lavoro e la trasformazione in tal senso dell’intera società con la progressiva eliminazione della democrazia sindacale e politica e dei diritti dei lavoratori, nonché di quelli sociali, civili e costituzionali”: info www.comitatomoglioperai.it

Su ricorso degli avv.ti Arcangelo Fele e Daniela Sodano del sindacato Slai cobas e con la procedura d’urgenza prevista dall’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, il Tribunale di Nola, Sezione Lavoro, giudice dott.ssa Francesca Fucci, ha fissato l’udienza per il prossimo 20 giugno.

I fatti: all’indomani dell’8 Marzo la FCA cambiò senza motivazione i turni di Antonietta e Carmela (entrambe operaie Fiat e da 8 anni trasferite a Nola, iscritte a Slai cobas ed attiviste del Comitato Mogli Operai), esponendole a seri problemi familiari nonché a quelli relativi allo spostamento casa-lavoro per l’inesistenza di servizi di trasporto pubblico e aziendali tra residenza e posto di lavoro. L’intento repressivo è evidenziato dal fatto che in questi anni l’azienda ha sempre adottato l’accoppiamento per lo stesso turno dei lavoratori automuniti con quelli sprovvisti e/o impediti all’utilizzo di propri mezzi di trasporto come nel caso di Antonietta e Carmela. Il provvedimento viola inoltre lo stesso Contratto di Lavoro di FCA che testualmente recita: “E’ condivisa la volontà di riconoscere ampia attenzione ai problemi degli spostamenti casa-lavoro che hanno rilevanti effetti sull’equilibrio complessivo del benessere del lavoratore e sulla possibilità di conciliare esigenze e tempo di vita e di lavoro”.

Intanto si prepara la mobilitazione in occasione dell’udienza del prossimo 20 giugno: un contenzioso giudiziale senza precedenti giuridici e ad alto valore simbolico che vedrà “le donne operaie ed il loro 8 marzo” scontrarsi col “modello-Marchionne e la FCA di Pomigliano” denunciata per repressione di genere ed antisindacale”!

“Le forti implicazioni politiche, sociali e culturali, sono evidenti”… dichiarano le donne del Comitato Mogli Operai Pomigliano… “come evidente è lo scontro tra chi oggi vorrebbe riportarci tutti, uomini e donne, indietro di 100 anni, sottoponendoci alla moderna schiavitù economica, e chi vuole riorganizzare a tutto campo le ragioni dei lavoratori e quelle sociali, e far ‘ricontare’ la classe operaia”.

Pomigliano d’Arco, 19 maggio 2017

Comitato Mogli Operai Pomigliano

Venezia – Oltre 500 in corteo per la casa

L’orario era un po’ ostico alla partecipazione, ammettono gli organizzatori, è stato scelto perché ancora orario d’ufficio – quindi lavorativo per coloro che siedono sugli scranni del consiglio regionale. Invece Palazzo Ferro Fini, sede della giunta del Veneto, venerdì pomeriggio è chiuso, vuoto, mentre le calli della città storica si sono riempite – questa volta non delle orde di turisti ma di cittadine e cittadini, di ogni età, desiderosi di portare la loro voce presso le istituzioni, di marcare la loro esistenza in una città, Venezia, troppo spesso considerata una sorta di parco tematico a usufrutto esclusivo dei visitatori.

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In oltre 500 ieri si sono riprese, e ripresi, le calli del lusso, dei grandi marchi, rispondendo all’appello dell’ASC. Calli difficilmente attraversate e vissute dai residenti, che solitamente scorrono veloci per raggiungere i posti di lavoro sgomitando tra turisti di fronte alle vetrine. Hanno portato con loro tavole e vino, insieme a cicchetti e filo per stendere i panni. Hanno portato la vita dei quartieri popolari, ancora abitati da veneziane e veneziani doc, o d’adozione.

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I cartelli che hanno esposto durante tutto il percorso sono categorici – “diritto di residenza”, “amo Venezia quindi occupo per rimanere” – così come gli slogan urlati ritmicamente per le calli. Ad aprire il corteo, colorato e determinato, i bambini – figlie e figli degli occupanti di casa. Che si sono ritrovati ancora una volta a giocare assieme, pur venendo da zone, scuole e background differenti. In molti di loro si conoscono dalle assemblee a cui li hanno portati i genitori, fin da quando dovevano ancora muovere i primi passi. Sono cresciuti assieme, tra assemblee e picchetti antisfratto. Per loro tutto è un gioco, e rimanere a vivere a Venezia assolutamente normalità.

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Negli ultimi anni l’Assemblea Sociale per la casa è cresciuta, causa la stagnazione di una crisi che sembra non avere fine. Molti residenti della città storica si sono trovati in difficoltà con gli affitti e non hanno avuto aiuto da parte delle istituzioni comunali – tra commissariamenti e tagli a welfare e servizi per andare a pari con il bilancio cittadino. Pezzi della città sono stati svenduti o messi all’asta per fare cassa, nel frattempo centinaia di case di proprietà dell’ATER (Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale) rimangono sbarrate e abbandonate al degrado, perché non ci sono i finanziamenti necessari per risistemarle e metterle a norma. Non si effettuano nemmeno più bandi di assegnazione, le liste sono bloccate e i cittadini in attesa. La legge regionale 10/96 – che determina i punteggi delle graduatorie – è obsoleta, e ferma a una fotografia della società che non esiste più – dal posto fisso ai nuclei familiari numerosi. Il sindacato Unione Inquilini, dal microfono, racconta delle chiamate notturne di anziani, e malati, sotto sfratto. Spaventati di vedersi togliere la casa, di finire in strada.

unione inquilini

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Nella città storica le case occupate dall’Assemblea Sociale per la Casa sono oltre 60, abitate da famiglie o da giovani precari, da studenti e single, italiani e stranieri. Persone, cittadine e cittadini, che hanno sempre vissuto in “isola”, o che qui hanno studiato e hanno deciso di restare. Hanno rimesso a posto le proprie abitazioni, spesso ritrovate in condizioni pietose, dedicando ad esse tempo e denaro. Aiutandosi a vicenda, in maniera cooperante – che fosse per pitturare o per aspettare l’ufficiale giudiziario in occasione degli sfratti. Erano tutte e tutti qui, ieri, a manifestare. Partiti dal Campo hanno raggiunto calle larga XXII Marzo. Con loro i cittadini e le cittadine che negli ultimi mesi hanno messo in campo decine e decine di iniziative per la salvaguardia della città e dei suoi abitanti, dal Comitato No Grandi Navi a Venessia.com, al Gruppo25 aprile, da Generazione 90 al collettivo di fotoreporter Awakening. Insieme, residenti o in attesa di diventarlo, per chiedere delle politiche capaci di sostenere chi a Venezia decide di rimanere, e non si arrende all’idea che diventi una città “morta”, svuotata di residenti e vita, un parco giochi pronto a “chiudere” quando i visitatori “escono”.

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Le soluzioni ci sono, e in diverse città italiane ed europee sono anche state sperimentate. L’ASC sono anni che propone un progetto di assegnazione e autorecupero per rimettere a valore il patrimonio pubblico abbandonato e determinare nuove pratiche di cooperazione e residenza, lontane dalla speculazione e dall’idea di messa a profitto del patrimonio comune. Il progetto ieri lo hanno consegnato in Regione, non all’Assessora alla casa – assente – ma con la promessa di mettere in piedi un incontro.

Chi ieri era per le calli dimostrava e raccontava un’idea diversa di città. Una città che sfida quotidianamente la conta mortifera dei residenti – 1600 in meno dall’insediamento della giunta Brugnaro. Una città che s vuole viva ed abitata, non solamente attraversata. Una città che necessita di essere presa in cura e difesa  – da chi vuole speculare su di essa, o da chi vuole svuotarla e renderla una bella e fragile vetrina.

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/venezia-oltre-500-in-corteo-per-la-casa/20829

Milano – I centomila volti dell’antirazzismo. Contestato il PD.

Centomila persone in piazza per l’accoglienza sono un dato politico di grande rilevanza nella fase che stanno attraversando l’Italia e l’Europa. I numeri e la composizione della piazza milanese, in cui è stato realmente tangibile il protagonismo migrante, costituiscono un’eccedenza rispetto a qualsiasi tentativo dell’amministrazione comunale, organizzatrice del corteo, di utilizzare la giornata in chiave di un antirazzismo di facciata.

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Centomila voci hanno contrapposto un antirazzismo che parte dalle condizioni materiali di vita e aspira a riaprire un terreno di riconquista di diritti ad una operazione politicista, dettata dai posizionamenti interni al morente Partito Democratico. Non è un caso che tante delle persone presenti in piazza oggi provengano dal mondo degli occupanti di case e di quel tessuto sociale che le politiche della governance cittadina costringono all’illegalità ed alla marginalità sociale. La piazza ha vissuto della ricchezza apportata da coloro che non esitano a sottrarsi al ricatto del regime dei confini –  tanto quelli geografici tra Stati, quanto quelli interni allo spazio urbano – e che, anzi, lo rompono compiendo il più radicale atto di critica al paradigma legalitario e securitario. Proprio in questa contraddizione si è di fatto affermato il ribaltamento della piattaforma istituzionale che in maniera strampalata ha tentato di intrecciare accoglienza  e sicurezza.

20m milano

Lo spazio di contraddizione è stato agito fin dall’inizio dallo spezzone “Nessuna persona è illegale”, promosso da associazioni, centri sociali, polisportive popolari e tante altre realtà accomunate da una critica radicale alle leggi Minniti (in merito a sicurezza urbana e “protezione internazionale”). Realtà che propongono quotidianamente pratiche di accoglienza, diritti e libera circolazione delle persone.

Attivisti ed attiviste di questo spezzone, molti dei quali migranti, hanno contestato la presenza dell’assessore alla sicurezza Carmela Rozza, che aveva pubblicamente sostenuto l’operazione di rastrellamento etnico avvenuta alcune settimane fa alla stazione centrale. “Via la peggior destra dal corteo” hanno urlato allo spezzone del Pd, partito che ha votato tra le peggiori leggi sull’immigrazione della storia italiana, come appunto le leggi Minniti-Orlando. 

Dopo momenti di tensione con i vigilantes addetti al servizio d’ordine della parte istituzionale del corteo, gli attivisti hanno conquistato la testa della manifestazione, esponendo lo striscione “Pd – la peggior destra”

Peggior Destra

Al termine del corteo, al parco Sempione, gli striscioni “nessuna persona è illegale” e “no Minniti-Orlando” sono apparsi sotto al palco dove si è tenuto il comizio finale.

Durante l’intervento del sindaco Sala e del presidente del Senato Grasso sono stati esposti i tanti cartelli ed urlati cori che esprimevano contrarietà  alle politiche governative sulla questione migratoria.

Dopo gli interventi di rito, alcuni dei quali particolarmente retorici, dal palco sono stati in diversi a criticare da una parte l’approccio securitario del partito che governa l’Italia e la città di Milano, dall’altra le politiche di diritto differerenziale ed esternalizzazione delle frontiere dell’Europa Fortezza.

La giornata di oggi rappresenta un punto di partenza, per Milano e non solo, per chi interpreta l’antirazzismo innanzitutto come forma di riscatto politico e sociale.

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/milano-i-centomila-volti-dellantirazzismo-contestato-il-pd/20830

20 MAGGIO: MILANO COME BARCELLONA?VOCI A CONFRONTO PER UN DIBATTITO

Prendendo spunto dal corteo anti-razzista e contro le politiche del governo spagnolo in tema di migrazioni che ha attraversato Barcellona, il 18 febbraio, la giunta di Milano ha deciso di lanciare una manifestazione per sabato 20 maggio: “Milano Senza Muri”.

Davanti alla proposta è nato il dibattito politico. Il mondo dell’antirazzismo milanese, e non solo, ha iniziato a ragionare sulla giornata e presto sono stati individuati alcuni limiti, il principale evidenziato anche da CGIL, CISL, e UIL o da ARCI: l’assenza di una critica netta e radicale al pacchetto Minniti-Orlando e alle politiche del governo.

Spettri di equilibrismo politico in seno alla maggioranza nel comune di Milano e interni al Partito Democratico sono elemento persistente nel dibattito/scontro tra le parti. 

Una parte del mondo dell’antirazzismo ha comunque deciso di aderire alla manifestazione e al documento generale, spesso indicando le mancanze. Il 20 maggio c’è chi ha deciso di partecipare al corteo ma non di riconoscere l’appello ufficiale come sufficiente: è la piattaforma comune “Nessuna Persona e’ Illegale”, che riprendendo uno degli slogan cardine del corteo Catalano ha scelto di portare un proprio documento politico come base minima di discussione.

Poi esiste una parte della città antirazzista e solidale che ha deciso che il 20 maggio la piazza non sia luogo da legittimare, attraversare e vivere. 

Con diversi confronti proviamo ad entrare nei temi del corteo e del dibattito politico.

Venerdì 19 maggio: Chiudiamo la nostra serie di contributi in vista del corteo milanese con l’intervento di Luciano Muhlbauer, della piattaforma comune Nessuna Persona è Illegale. Ascolta o scarica. E di Daniele, del Centro Sociale CasaLoca di Milano, centro sociale che ha deciso di non partecipare alla manifestazione di sabato 20 maggio. Ascolta o scarico

Giovedì 18 maggio: Due interviste distinte a Emma Bonino, Partito Radicale, fondatrice Non c’è Pace senza Giustizia ed ex Ministro degli Esteri Ascolta o scarica e a Valeria Verdolini, Antigone Lombardia Ascolta o scarica

Martedì 16 maggio: confronto tra Maso Notarianni, sostenitore del comitato organizzatore del manifestazione “Milano senza Muri”, e Roberto Firenze, Centro Sociale Ri-Make di Milano.  Ascolta o scarica

Lunedì 15 maggio: confronto telefonico tra Davide, piattaforma comune “Nessuna Persona è Illegale”, e Piefrancesco Majorino, Assessore Politiche sociali, Salute e Diritti per il comune di Milano Ascolta o scarica

 

Condividiamo sulla nostra pagina lo street video che i Punkreas hanno realizzato, con il supporto di MetrixVideoCrew, per la piattaforma comune “Nessuna Persona è Illegale”

 

“NO G7 A TAORMINA”. CORRISPONDENZE E INTERVISTE DI RADIO ONDA D’URTO DALLA SICILIA.

Il 25, 26 e 27 maggio 2017 segui Radio Onda d’Urto tramite app (gratuita) dallo store del tuo cellulare oppure direttamente qui, in streaming sul sito, ascoltando le nostre frequenze FM o sui nostri social: i nostri redattori saranno a Taormina, in Sicilia, per seguire in diretta la mobilitazione dal basso contro il meeting mondiale del G7 a Taormina.

Di seguito, i nostri approfondimenti sul tema:

18 MAGGIO – Il punto della situazione, a una settimana dal G7 e dalle mobilitazioni antivertice, con Silvia, compagna del Collettivo Universitario Autonomo di Palermo e della piattaforma Sicilia contro il G7 che unisce attiviste e attivisti, in particolare dell’isola. Clicca qui.

17 MAGGIO – Fioccano fogli di via, divieti, intimidazioni varie contro attiviste e attivisti non solo siciliani in vista del G7 di Taormina. Parliamo di questo e delle mobilitazioni contro il vertice con Antonio Mazzeo, blogger e attivista No Muos, dalla Sicilia. Clicca qui.

27 FEBBRAIO – Il resoconto della due giorni di incontri e assemblee nella facoltà palermitana di Lettere e Filosofia, occupata per ospitare la prima due giorni di “Fora U G7”. Con noi Giorgio, di Sicilia contro il G7. Clicca qui.

14 maggio 1977: Milano, una sparatoria “tranquilla”

Milano, 12 maggio 1977; mentre a Roma le forze speciali infiltrate di Kossiga sparano ai manifestanti di Piazza Navona e uccidono Giorgiana Masi, il sostituto procuratore della Repupplica Luigi De Liguori ordina l’arresto di alcune persone, tra le quali due noti avvocati di Soccorso Rosso, Giovanni (Nanni) Cappelli e Sergio Spazzali. L’imputazione più grave nei loro confronti è quella di promozione di associazione sovversiva. I gruppi della sinistra extraparlamentare e i collettivi dell’area dell’autonomia indicono per il pomeriggio del 14 maggio una manifestazione contro la repressione.

 

La mattina del 14 maggio i quattro referenti dei servizi d’ordine delle diverse anime dell’Autonomia milanese si riuniscono alla Statale per valutare le azioni di piazza. Ci sono Pietro Mancini (Piero), Raffaele Ventura (Coz) e Maurizio Gibertini (Gibo) per il gruppo che si riuniva intorno alla rivista “Rosso”, Oreste Scalzone per i gruppi vicini a Potere Operaio, Andrea Bellini per il “Casoretto” e infine una delegazione del partito marxista-leninista. Si decide per un corteo duro, che ad un certo punto si stacchi dai gruppi della sinistra extraparlamentare (Democrazia Proletaria in testa) per proseguire intorno al carcere di San Vittore e portare la solidarietà agli avvocati arrestati due giorni prima. Un corteo “duro”, questo si, ma che non preordina in alcun modo uno scontro a fuoco con la polizia, né alcuna altra provocazione. Niente molotov, né spranghe, né fionde e neanche sassi, niente di niente. Ai primi disordini si abbandona il corteo, l’accordo è questo.

 

La sera prima però, anche la componente armata del collettivo Romana-Vittoria, composta da Marco Barbone, Enrico Pasini Gatti, Giuseppe Memeo, Marco Ferrandi, Luca Colombo e Giancarlo De Silvestri si riunisce per definire il piano per la manifestazione del giorno successivo. Bisogna provocare la polizia nei pressi di San Vittore, sciogliere il corteo per poi ricomporlo nella zona di Porta Genova, da presidiare militarmente il più a lungo possibile. Il Romana-Vittoria aprirà il corteo.

 

 

Il corteo parte alle 16,45 da piazza Santo Stefano, i partecipanti sono più di 10.000. All’incrocio via San Vittore-Via Olona lo spezzone dell’autonomia, composto da circa 1000 manifestanti, abbandona il troncone principale come previsto. Cominciano subito gli slogan: “Da San Vittore all’Ucciardone, un solo grido: evasione”, “Carabiniere, sbirro maledetto, te l’accendiamo noi la fiamma sul berretto”.

 

Ad un certo punto la colonna di polizia (fino a quel momento tenutasi molto distante dal corteo) del III° reparto Celere si schiera in assetto di ordine pubblico (un cordone di scudi e un secondo con i lancia-lacrimogeni) all’angolo tra via Olona e via De Amicis. Dopo un breve consulto, la squadra armata di Romana-Vittoria decide per l’attacco, e forza facilmente i cordoni di contenimento capeggiati da Bellini e Scalzone, accortisi di quanto stava per accadere.

 

 

S’alza un grido secco: “Romana fuori!” seguito da un successivo: “Sparare!”. Nel giro di un solo minuto Ferrandi, Memeo, Barbone, Pasini Gatti, De Silvestri e Colombo, accostati da alcuni studenti del Cattaneo armati di molotov, dal collettivo di Viale Puglie e dal collettivo Barona ingaggiano un violento scontro a fuoco con le forze dell’ordine, durante il quale rimane ferito a morte il vicebrigadiere Custra. Altri due agenti vengono lievemente feriti, mentre un passante, Marzio Golinelli, perde un occhio e un’altra passante, Patrizia Roveri, viene ferita in maniera non grave al capo.

 

Via De Amicis è oscurata dal fumo dei lacrimogeni, delle molotov e della carcassa del filobus 96 dato alle fiamme. Tutti coloro che si erano inoltrati nella strada raggiungono di corsa via Carducci dove alcuni manifestanti stanno improvvisando una barricata con del materiale edile di un cantiere.

 

 

 

La sera del 14 nell’abitazione di Colombo si riuniscono alcuni dirigenti di Rosso a confronto con Ferrandi, Barbone, Memeo, Pasini Gatti, Colombo e De Silvestri. La notizia che l’agente Custra è clinicamente morto è stata diffusa radiogiornali e dai telegiornali. I dirigenti di Rosso si rendono disponibili a fornire soldi e documenti falsi per il prudenziale allontanamento di Pasini Gatti, Ferrandi e di tre studenti del Cattaneo. Ne nasce poi un violento diverbio tra Mancini, molto critico rispetto all’azione della Romana-Vittoria, e Alunni, che invece ne prende la difesa. In seguito a questo e ad altri personali contrasti, nel mese di luglio Alunni, Marocco, Ricciardi, Barbone, Colombo, De Silvestri daranno vita, con altri e altre militanti, alle Formazioni Comuniste Combattenti. In seguito, Ferrandi aderirà a Prima Linea; Memeo ai Proletari armati per il comunismo; Pasini Gatti alla Brigata Antonio Lo Muscio.

 

Durante il processo per i fatti del 14 maggio, gli imputati Ferrandi, Barbone e Pasini Gatti si presenteranno col profilo, già assunto al momento dell’arresto, dei cosiddetti “pentiti”.

 

Pubblichiamo di seguito alcune fotografie del 14 maggio 1977 recentemente riscoperte nel volume “Storia di una foto” a cura di Sergio Bianchi, edito per Derive Approdi

Clicca qui http://radio.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/1485-14-maggio-1977-milano-una-sparatoria-tranquilla

Prediche d’odio e reclutamento a scuola, il doppio volto della nuova ultradestra

Le indagini e le chat di propaganda svelano il progetto di legarsi ai populisti europei

In mille. Con il braccio alzato. A commemorare i soldati fascisti al Campo 10 del Cimitero Maggiore. Hanno persino pubblicato le foto in rete, sfidando la Stato. Cosa sta succedendo in Italia? Il capo della Digos di Milano si chiama Claudio Ciccimarra: «Negli ultimi anni l’area dell’estrema destra si è rafforzata, seppur non di molto. A Milano parliamo di 500 militanti.

Stanno cercando di fare un lavoro di reclutamento nelle scuole, cosa che fino a qualche tempo fa sarebbe stata impensabile. E se da un lato organizzano manifestazioni simboliche di richiamo per quelli che credono in questo genere di cose, dall’altro provano a presentarsi sotto una nuova veste. Come dimostrano i primi candidati di casapound». In Italia c’è un piccolo blocco nero che vive fuori da ogni perimetro costituzionale. Fuori anche dalla Storia. Predica l’odio. Lo semina. Lavora per le discriminazioni razziali. E poi si presenta in pubblico, mitigando appena la voce. Candidati di casapound sono già entrati nei consigli comunali di Bolzano, Isernia, Lamezia Terme, Grosseto, Sant’Ortese e Cologno Monzese. Fascisti dichiarati che sono riusciti a fare il loro ingresso nelle istituzioni.

Il leader nazionale di casapound si chiama gianluca iannone. È presidente di un movimento che dichiara 20 mila iscritti, 5 mila nel Lazio. Era a Milano il 29 aprile durante la commemorazione al Cimitero Maggiore. Così come in prima fila, vestito con un bomber nero, c’era alessandro limido, 38 anni. Abita a Varese, dove costruisce piscine. Suo padre è Bruno Limido, giocatore di Serie A negli Anni Ottanta. «Ma lui è un berlusconiano di ferro» dice adesso il figlio. Con alessandro limido sono possibili conversazioni di questo tipo. Lei è nazista? «Certo. Per me è un vanto. Non mi dispiace essere chiamato fascista, ma nazista è molto più corretto. Perché mi ispiro al nazionalsocialismo, agli insegnamenti che ha dato al mondo. Alla creazione di uno stato perfetto». Come si mette in pace con gli orrori perpetuati dai nazifascisti? «Orrori? Questo me lo sta dicendo lei».

Se limido, inannone e altri settanta militanti neonazisti sono già stati identificati e denunciati dalla digos, è solo grazie alle fotografie che loro stessi hanno pubblicato appositamente. Per mostrarsi sui social network. «È una sfida alle istituzioni», denuncia Saverio Ferrari dell’Osservatorio italiano sulle nuove destre. «Siamo di fronte a un salto generazionale. Assistiamo a un cambio di modalità organizzative: sfilate paramilitari, reclutamento di giovani nelle periferie, ed elezioni».

Per quasi un anno i carabinieri di La Spezia hanno cercato di ricostruire i movimenti di una cellula di estrema destra composta da sette ragazzi di età compresa fra 20 e 23 anni. Le indagini sono incominciate dopo che due svastiche erano state tracciate vicino alla sede del Partito Democratico. Così si è scoperto come parlano i nuovi nazisti italiani. «Niente gerarchie, niente obblighi e doveri. Solo odio, ultra violenza e discriminazioni razziali». «Sieg heil». «88!!». «Abbiamo di tutto». «Si va a caccia di negri». Tre indagati sono adesso sottoposti all’obbligo di dimora. Per tutti l’accusa è di «associazione finalizzata all’incitamento, alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e nazionali». L’inchiesta, coordinata dal procuratore Antonio Patrono, ha la forza di svelare una nuova estrema destra ormai molto vicina a quella che infiamma i populismi del Nord Europa. Da un lato armata e fuorilegge, dall’altra istituzionale. Quanti sono? Cosa progettano?

Questa è la conversazione che i carabinieri intercettano sul gruppo «Naziskin Spezia», già a maggio del 2016, alle 11 di mattina: «Buongiorno 14/88». «Camerata buondì!». «Sieg heil, io mi sono svegliato adesso». «Hanno legalizzato le unioni dei froci». «Che schifo!». Discutono su quale sia l’obiettivo. «Lo scopo principale è fare una rivoluzione e danni seri al sistema. Poi, ci mancherebbe, se si beccano degli antifascisti di merda, botte. Ma la cosa principale dovrebbero essere atti intimidatori al sistema. Bisogna costruire il terreno per un colpo di Stato». I carabinieri annotano: «Il gruppo ha momenti di incontro, non è solo una chat virtuale. Vi è un ripetuto ricorso alla terminologia e alla simbologia nazista. Il numero 88, che viene usato invece della sigla HH, acronimo di Heil Hitler».

Fanno riunioni segrete dentro una roulotte parcheggiata vicino al fiume Magra. Hanno bandiere naziste. Mazze e tirapugni da usare contro i nomadi che frugano nei cassonetti, balestre e bombe molotov. Prendono di mira la Caritas perché aiuta i migranti. Vanno ad incendiare un mezzo della Italcementi. «Forse per cercare degli esplosivi», annotano i carabinieri agli ordini del maggiore Armando Ago. Di sicuro hanno manuali per fabbricarli. Ecco il caso di Sebastiano Maggiani detto «Mage», uno dei sette indagati. Già finito in un’inchiesta per «discriminazione, odio e violenza per motivi razziali» nel 2013, quando era ancora minorenne. Poi denunciato varie volte: coltelli a serramanico, catene. È lui a scriversi con Alessandro Parodi, un altro indagato: «Piazza Brin e dintorni, tutto quel marcio lì intorno». «Schifezza». «È giunto il momento delle spedizioni punitive in questa città».

La cosa più impressionante del caso La Spezia, forse, è che l’avvocato di tre indagati su sette è il candidato sindaco nelle lista di casapound. E il cerchio si chiude. Sì chiama cesare bruzzi alieti: «Difendo solo quelli con accuse minori – dice – siamo sicuri che riusciremo a farli assolvere». La sede del partito è stata appena inaugurata vicina al porto. Alle pareti campeggia la foto di Bashar al-Assad, il dittatore siriano. Aquile imperiali. Bandiere nere. Le sciarpe «Ultras Spezia» e «S.S. Lazio». I punti del programma politico di alieti: «Priorità agli italiani. Più controlli per combattere il fenomeno dei venditori ambulanti. Più controlli sulle attività gestite da stranieri». Uno degli indagati si chiama francesco carlodalatri, coordinatore locale di casapound, ed è al suo fianco: «Ci riteniamo fascisti. Nessuno ha fatto tanto per gli italiani e per la patria». Lungo questo confine nero, le parole hanno già perso ogni valore. Valgono zero

http://www.lastampa.it/2017/05/12/italia/cronache/prediche-dodio-e-reclutamento-a-scuola-il-doppio-volto-della-nuova-ultradestra-XEn8aq05yloA4Kf7YbHRtK/pagina.html

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