Antifa caricati per lasciare spazio ai nazi

Alle 14 è arrivata la celere in piazza Galvani e nel giro di pochi minuti ha caricato i manifestanti, oltre un centinaio, che si erano radunati alle 12.30, diverse ore prima l’orario annunciato, per impredire il comizio di Forza Nuova di stasera. In piazza Galvani erano partite le prime spinte, poi uno scambio di manganellate da un lato e colpi sferrati con le aste dei cartelli dall’altro. Gli antifascisti sono stati spinti su via Farini e li’, mentre indietreggiavano,è partita una nuova violenta carica. Almeno sei o sette manifestanti feriti, alcuni colpiti in testa dagli sfollagente, mentre una cronista è stata manganellata sulla mano con cui teneva lo smartphone per riprendere la scena. “Una carica molto violenta, ma la giornata di lotta continua, i numeri stanno aumentando”, commenta a Zeroincondotta un antifascista. Poco prima delle 15 i manifestanti sono partiti in corteo in direzione di via Castiglione.

Poco prima gli attivisti avevano tenuto una improvvisata conferenza stampa, a cui hanno preso parola Crash, Cua, Tpo, Labas, Nodo sociale antifascista, Vag61 e Xm24, ribadendo che il comizio di stasera a Bologna e’ “una gravissima provocazione”. Poco importa l’autorizzazione delle autorità: “Noi siamo qui per rompere radicalmente questo meccanismo”. Ieri il prefetto ha dichiarato che tutti possono manifestare liberamente? “E noi stiamo manifestando liberamente. La nostra giornata di resistenza comincia adesso”.

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fiore in comizio, idranti e lacrimogeni su migliaia di antifascisti

Dopo lecariche in via Farini, i manifestanti scesi in piazza contro il comizio del leader forzanovista  hanno manifestato lungo via Castiglione, piazza di porta Ravegnana e via Rizzoli per raggiungere, intorno alle 15.30, piazza Maggiore, fermandosi a ridosso del Pavaglione. Per quattro ore hanno mantenuto il presidio tra interventi, cori e fumogeni, in un numero cresciuto progressivamente nel corso del pomeriggio. Dalle 17.30, con numeri più esigui, si è radunato il presidio convocato da Anpi, Pd, Arci e sindacati confederali.

La Polizia ha sbarrato la strada fin dal pomeriggio con blindati e grate di ferro e filtrato il passaggio sotto il portico. Altre grate sono state posizionate lungo via Farini, a chiudere una piazza Galvani che ha atteso i neonazisti silenziosa e semivuota, con negozi serrati e difficoltà a transitare anche per i semplici passanti. Alla fine i militanti forzanovisti sono arrivati, diciotto contati.

Alle 19.30 gli antifascisti hanno iniziato a muoversi dal Pavaglione, formando un lungo corteo di migliaia di persone lungo via Rizzoli, via Castiglione, piazza Santo Stefano e via Farini. Arrivati a poca distanza da piazza Galvani sono stati brutalmente respinti dal getto degli idranti (a Bologna non si erano visti neanche nel ’77!) e dai lacrimogeni delle forze di polizia. Hanno esploso in risposta alcuni petardi e lanciato oggetti verso gli antisommossa. Due fermati, a quanto si apprende, sarebbero stati subito rilasciati. Dopo alcuni minuti in piazza Minghetti, sono ripartiti in corteo lungo via Farini, via Castiglione, Strada Maggiore, piazza Aldrovandi, via San Vitale fino al Nettuno.

Nel corso della giornata, gli studenti del Cua hanno detto che un loro compagno, Lorenzo, portapizze per Just Eat, è stato arrestato per quanto avvenuto alla manifestazione antifascista di Piacenza, sabato scorso: “Anche per lui è importante essere in Piazza oggi! Fuori i fascisti dalla nostra città! Lorenzo, Giorgio e Mustapha liberi subito!”. Unanimi gli attestati di solidarietà delle altre realtà in piazza.

 

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Arrestati due giovani antifascisti per i fatti di Piacenza

Nella giornata di giovedì due compagni sono stati arrestati a seguito del corteo antifascista di Piacenza contro l’apertura di una sede di Casa pound. Uno è Moustafa, un operaio della provincia di Pavia che lavora nei magazzini della logistica. L’altro è Giorgio detto Brescia, giovane cuoco valsusino, compagno generoso da anni attivo nelle resistenze agli sfratti.

Arrestati due giovani antifascisti per i fatti di Piacenza

Che si stesse cercando il capro espiatorio per una giusta giornata di resistenza era già nell’aria con la squallida visita di Renzi al cippo commemorante l’eccidio nazista di Sant’Anna di Stazzema e la visita di Minniti al capezzale del carabiniere-martire di Piacenza. Si prepara l’ipocrita passeggiata elettorale del 24 febbraio a Roma.

Non sta a Minniti e Renzi decidere dei perimetri dell’antifascismo. Non dopo la vergognosa assenza del PD al corteo di Macerata di sabato. Non dopo anni in cui esponenti del PD sono andati a discutere con i rappresentanti dei partitini neo-fascisti  fin dentro Casa pound quando non li hanno invitati direttamente in sede. Questo non è più terreno su cui possono permettersi di prendere parola infangando chi da anni sta facendo materialmente da argine nelle strade, nelle scuole e nei posti di lavoro alla feccia neo-nazista.

Moustafa e Giorgio. Gente che la conosce bene, la violenza dei carabinieri. Moustafa, un operaio abituato, nelle decine di picchetti degli scioperi della logistica a cui ha partecipato, a sentire sulla schiena il manganello dei celerini al servizio dai padroni delle coop. Giorgio, un compagno che ha visto l’arma sbarcare decine di volte a buttare per strada le famiglie senza casa mentre partecipava ai picchetti anti-sfratto.

Mettiamocelo in testa. Non saranno attempati senatori “democratici” a combattere le aggressioni neo-naziste. Non saranno carabinieri col santino di Mussolini in caserma a difenderci dal terrorismo fascista.

Un giovane magazziniere egiziano, un giovane cuoco italiano. E la giusta rabbia. Questo è il nuovo antifascismo.

Chiediamo a tutte le realtà antifasciste di non lasciare soli gli arrestati.

Non sta a Renzi, non sta a Minniti e non sta al PD mettere il punto sulla giornata di sabato: da Macerata a Milano passando per Piacenza lo dobbiamo mettere noi.

Per lettere/telegrammi

Giorgio Battagliola 
Moustafa Elshennawi

casa circondariale “San Lazzaro”, via delle Novate 65, 29122 Piacenza.

10 febbraio: voci fuori dal coro istituzionale

Dino Erba

http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o51018:e1

Jin, jiyan, azadi: appello per la solidarietà con le donne curde

Il 17 febbraio si svolgerà a Roma la manifestazione per la liberazione di Ocalan e di tutt* le/i prigionier* politic* per la pace e la giustizia in Kurdistan e, in particolare, contro gli attacchi criminali del governo turco contro Afrin. L’appello delle  Donne partecipanti all’assemblea di Rete Kurdistan

Jin, jiyan, azadi: appello per la solidarietà con le donne curde

Invitiamo tutte le donne a scendere in piazza nello spezzone che sarà dietro lo striscione “jin, jiyan, azadi”, per essere vicine alle nostre amiche e compagne curde che in questo momento sono oggetto di attacchi da parte degli stati patriarcali: resistono nella loro terra e sono protagoniste di una rivoluzione. Le aggressioni del sistema fascista contro le donne si manifestano nell’imposizione di matrimoni alle bambine, nella chiusura forzata delle associazioni e dei quotidiani femminili, nello stupro usato come arma di guerra, nei femminicidi, nelle molestie, anche sessuali, nelle carceri, nell’accanirsi contro i corpi delle combattenti uccise, negli assassinii mirati contro le compagne; …e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Come tutte le guerre anche questa è una guerra principalmente contro le donne; per questo diventa centrale la resistenza e la lotta delle donne.

Una lotta che, strada per strada, casa per casa, organizza e libera le donne liberando una società che si autogestisce; una resistenza sia alla violenza statale nelle carceri della Turchia che nelle montagne liberate del Kurdistan. La lotta per cui le città del Kurdistan turco rivendicano la loro autonomia è la stessa lotta che porta in piazza le donne e i popoli dell’Iran, che vogliono autodeterminarsi ed è la stessa lotta che sta costruendo, passo dopo passo, la rivoluzione in Rojava: la rivoluzione delle donne.

È la stessa resistenza di Sakine Cansiz, Fidan Dogan, Leyla Suylemez, assassinate 5 anni fa a Parigi, nel cuore d’Europa, dai servizi segreti turchi; è la stessa di Seve Demir, Pakize Nayir, Fatma Uya, assassinate a Silopi durante il coprifuoco di 2 anni fa.

Abdullah Ocalan, filosofo e leader del PKK, ha sempre appoggiato questa resistenza e lotta delle donne. Nella sua analisi la sottomissione della donna, il patriarcato e l’oppressione statale/capitalista, sono tre facce dello stesso fenomeno e per questo la liberazione attraverso l’autorganizzazione delle donne è, allo stesso tempo, strumento trasversale e condizione necessaria per la liberazione della società.

L’attacco dello Stato fascista turco contro il cantone di Afrin è un attacco alla rivoluzione del Rojava, alla rivoluzione delle donne. Mantenendo in carcere Ocalan lo stato turco imprigiona un uomo che ha lottato e lotta senza interruzione per la libertà della donna e, quindi, della società.

Questo appello è rivolto a tutte le donne che, nelle proprie lotte e resistenze, si sentono solidali al popolo curdo e, in particolare, con le donne. Ne chiediamo la massima diffusione su qualsiasi sito, lista mail, blog, ecc. Invitiamo inoltre tutte le realtà ad aderire formalmente all’appello, scrivendo all’indirizzo 

solidarietadonnekurde@gmail.com

 

Libertà per Ocalan e per tutt* i/le prigionier* politic*!

Pace e giustizia in Kurdistan!

Jin jiyan azadi! Donne vita libertà! #WomenRiseUpForAfrin

Lista adesioni in aggiornamento:

– associazione femminista IFE/FAE

– WILPF Italia (Womens International League for Peace and Freedom)

– Rete femminista “No muri, no recinti”

– Casa delle donne di Milano

– Associazione Cultura è Libertà

– Attac Italia

– Ponte Donna

– Donne per la rivoluzione gentile

– Toponomastica femminile

– Collettivo Donne e Diritto di Milano

– k_alma

– campagna lasciatecientrare

– Le mafalde di Prato

– associazione senza paura genova

– AdaTeoriaFemminista/Napoli

– donne in nero Bologna

– Dumbles feminis furlanis libertariis

– donne in nero Varese

– Rete delle città vicine

– associazione città felice

– Progetto Degage Roma

– Sapienza Clandestina

– Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario di Palermo, Taranto, Milano, L’Aquila, Bologna, Bergamo

– casa delle donne Lucha y Siesta

– Laboratoria Autogestita/Assemblea Degenere di Udine

– Mala Servanen Jin di Pisa

– Alma Teatro di Torino

– non una di meno

– non una di meno Napoli

– non una di meno Roma

– amazora

«Tempo di riscatto e insubordinazione». Oltre 30.000 a Macerata contro ogni fascismo, sessismo e razzismo.

Migliaia di persone – giunte da tante città d’Italia e da ogni angolo delle Marche – hanno raggiunto i giardini Diaz a Macerata per la grande manifestazione contro ogni fascismo, sessismo e razzismo, convocata dai movimenti dopo la tentata strage fascista della scorsa settimana. Sono tantissimi anche gli abitanti di Macerata, ribaltando quella ricostruzione fatta ad hocdai media mainstream, di una «città chiusa, blindata e ostile».

L’unico a voler blindare, e addirittura impedire, la piazza di Macerata di oggi è stato il ministro dell’Interno Marco Minniti. Ma, nonostante il tentativo d’intimidazione e la minaccia politica, oggi Macerata è attraversata da una moltitudine di persone che hanno scelto di esprimere la propria indignazione, la propria indipendenza, ripristinando dal basso l’agibilità democratica.

«Ci sono momenti in cui la storia si comprime, dove tutto sembra accadere in un lasso di tempo troppo breve perfino per rendersene conto. L’ultima settimana maceratese ci ha forse insegnato che della storia occorre esserne parte, senza tirarsene indietro, declinando la tanto sbandierata responsabilità in altri termini». Questo dicono i compagni e le compagne del centro sociale Sisma, che per primi hanno respirato l’angoscia di questi giorni, ma anche il senso di un riscatto collettivo, che da subito si è messo in moto.

Mentre ancora dovevano arrivare decine di pullmann, i giardini Diaz già erano stracolmi di gente. «Siamo tantissimi e tantissime e stiamo aspettando ancora che arrivino numerosi. Siamo qui per dire che noi siamo la vita, loro sono la morte, loro l’odio noi la gioia. Loro sono quelli che respingono, noi quelli che accolgono». dicono dal camion d’apertura prima della partenza del corteo.

Macerata

La manifestazione di oggi è una grande vittoria almeno per due ragioni: innanzitutto perché contro tutto e conto tutti si è riusciti a strapparla a chi cavalca il clima di paura anziché dare la possibilità a chi vuole combatterlo di scendere in strada.
La seconda ragione è che è stata una vittoria collettiva, costruita insieme alle tante e ai tanti insubordinati che hanno continuato ad inviare appelli e adesioni nonostante le minacce velate del ministero, ai tanti che si sono rifiutati di cedere ai diktat di chi dall’alto voleva imporre “la rinuncia” e anche grazie ai tanti maceratesi che hanno riscattato la storia della città partecipando alla costruzione di questa giornata.

Paolo dei centri sociali delle Marcheinterviene alla partenza del corteo: «tantissime persone stanno invadendo le strade nonostante i tentativi istituzionali di fermare questa manifestazione, nonostante i tatticismi elettorali delle grandi organizzazioni della “sinistra”, subordinate al Pd. Quello che è accaduto, una sparatoria fascista su donne e uomini migranti e tutto quello che ne è conseguito, ci ha portato a indire questo corteo. Lo abbiamo fatto per dire che siamo tutti antirazzisti, perché siamo convinti che solo il legame sociale fra gli ultimi, fra chi subisce questo sistema economico, può rappresentare la forza per cambiare il mondo. Perché solo i movimenti sociali reali possono cambiare la realtà». E ancora: «Caro Minniti se il tentativo era imporci il silenzio, ci sembra che tu abbia fallito. L’insubordinazione che abbiamo visto in questi giorni è qualcosa di inedito e di estremamente potente».

Macerata

«Siamo migliaia, siano insubordinati, siamo semplici cittadini. Grazie a tutti, era necessario dare una risposta forte. Stiamo dimostrando insieme che Macerata è una città degna della tradizione antifascista che porta» dice Simone del centro sociale Sisma, dando il benvenuto alle tantissime persone giunte a Macerata.

Mentre il corteo giunge in fondo a via Pantaleoni, avendo percorso già diverse centinaia di metri, molte persone ancora devono partire dai giardini Diaz. Dal palco viene annunciata la presenza di oltre 20.000 manifestanti; anche se i numeri sono destinati ad aumentare, visto che diversi autobus ancora devono arrivare a Macerata.

Macerata

Determinazione e insubordinazione sono concetti che emergono anche in altri interventi dal camion, che si susseguono  in continuazione.  «La determinazione delle tante e dei tanti che sono oggi a Macerata ha smascherato i tentativi di normalizzare il fascismo. Grazie a tutte e tutti quelli che sono qui», dice Pierpaolo dell’Ambasciata dei diritti delle Marche.

Intervengono anche diversi iscritti ai circoli Anpi, che nei giorni scorsi hanno disobbedito al tentativo della loro organizzazione di sabotare la manifestazione di oggi. «Ringrazio i compagni delle Marche per non aver ceduto alle minacce di Minniti. Io sono iscritto all’Anpi e sono qua per mio padre, che era partigiano, e per respingere il fascismo. Un fascismo al servizio di chi vuole tutelare i privilegi e chi vuole che gli sfruttati si combattano tra di loro» sono le parole di un iscritto del Veneto.

Anche un esponente della sezione Walter Rossi, vittima dei Nar, dell’Anpi di Romaribadisce che l’antifascismo non può essere barattato con il consenso elettorale. «Qualcuno pensava di dirci quello che dobbiamo fare, ma noi non abbiamo padroni. Quando abbiamo firmato questa tessera lo abbiamo fatto in nome dell’antifascismo e se qualcuno non è d’accordo ce lo deve venire a dire. Dove ci sarà un’iniziativa antifascista noi ci saremo sempre, ore e sempre resistenza».

Nel frattempo giungono notizie di manifestazioni di solidarietà a quella di Macerata che in questo momento si stanno svolgendo in diverse città d’Italia e d’Europa. A Cosenza, proprio in questi minuti, antifascisti e antifasciste stanno contestando la presenza del leader di Forza Nuova Roberto Fiore.

Nel corso del corteo tantissime persone si affacciano dalle finestre e dai balconi per salutare i manifestanti. Con la manifestazione giunta quasi a metà percorso, la coda si è appena messa in marcia: sono presenti oltre 30.000 persone, un numero impressionante per una città “di provincia”.

Continuano gli interventi. Mamadou, del movimenti migranti e rifugiati di Caserta, ricorda i 7 migranti uccisi a Castel Volturno nel 2008, vittime della criminalità organizzata e del razzismo.

In piazza ci sono centri sociali provenienti da tutta Italia. Marco Baravalle, dei centri sociali del Nord-Est, ricorda Pamela «che è stata uccisa due volte e la seconda è quando hanno strumentalizzato la sua morte. Anche questo è decidere sul corpo delle donne».

Da Napoli Eleonora del centro sociale Insurgencia: «Quello che è successo oggi è la cosa più bella e potente che poteva succedere. Vogliono farci credere che il fascismo ha conquistato la società. Oggi abbiamo dimostrato che quando i fascisti scendono in strada sono quattro gatti, quando lo facciamo noi siamo migliaia. Oggi il Ministro Minniti dovrebbe dare le dimissioni! Grazie Macerata per aver rimesso le cose apposto e per averci ricordato che l’unica lotta che ha senso è dal basso verso l’alto».

Luca dei centri sociali di Roma: «Dobbiamo ribaltare il paradigma di un paese che prova ad alimentare la guerra tra poveri. A Roma nelle prossime settimane sono previste diverse iniziative antifasciste e antirazziste. Ci difenderemo dalla barbarie con ogni mezzo necessario».

«Oggi Macerata dà una grande risposta moltitudinaria contro i fascisti e contro chi istituzionalmente fa il loro gioco. E oggi è successo l’impensabile, perchè la base di Anpi, Arci e Cgil oggi ha realmente disobbedito ai loro vertici, scendendo in piazza con noi» dice Alessandro dello spazio sociale Arvultura di Senigallia.

Anche da Bologna in tanti e tante a Macerata. Angelo del Laboratorio Sociale Crash: «Questo corteo è una boccata d’aria contro razzismo e fascismo delle destre, ma anche del centrosinistra. Dieci anni di crisi hanno fatto sì che i peggiori rigurgiti uscissero allo scoperto.  Chi di noi non è qui è in questo momento a Piacenza contro Casapound e Lega e sta resistendo alle cariche della polizia».

Interviene anche Vittoria di Veneto Accoglie: «la scorsa settimana siamo andati in migliaia a Chioggia  e oggi siamo a Macerata perché su diritti e accoglienza si gioca una battaglia decisiva per l’umanità. A chi ci vuole divisi rispondiamo oggi uniti. Nessuno spazio ai razzisti, ai fascisti, a Minniti, a Salvini!»

In piazza anche le realtà di lotta per il diritto all’abitare. Per Paolo dei Blocchi Sociali Metropolitani di Roma: «non possiamo lasciare il disagio sociale nelle mani dei fascisti e dei leghisti. Italiani e migranti sono un unico fronte sociale e l’insubordinazione di chi è oggi in piazza è comune»

Tutti gli interventi rimarcano la questione del sessismo e la necessità di riaprire ancora di più spazi di lotta femminista nella nostra società. Attiviste di Non una di Menoprendono la parola: «oggi le femministe di tutta Italia hanno raccolto l’invito di Macerata. Le attiviste che hanno aderito al corteo sono state minacciate e oggetto di stalking. Vogliamo spazi che siano abitabili per tutte e tutti e non solo per l’uomo bianco e ricco. Antirazzismo e antisessismo sono nel nostro DNA».

L’antirazzismo si intreccia con le pratiche solidali e di mutualismo. Per questa ragione anche le Brigate di Solidarietà Attiva hanno aderito al corteo di oggi.

C’è un fortissimo legame tra la piazza di oggi e la resistenza del popolo curdo, in particolare ad Afrin contro l’attacco militare curdo. Questo viene ribadito da un’esponente di Rete Kurdistan, che invita al corteo che ci sarà a Roma il 17 febbraio, e da Karim Franceschi.

Interviene anche una ragazza afro-italiana, maceratese: «io sono nata qua, ma Macerata non è mai stata così bella! Quando ci dicono di tornare a casa nostra rispondiamo che è questa la nostra casa. Il vero degrado è non sentirsi a casa bella propria città. Basta Razzismo!

Prima del termine del corteo anche Stefano, di Potere al Popolo Macerata, ha ringraziato le tantissime persone giunte nella cittadina marchigiana.

Il corteo ritorna ai giardini Diaz. Si conclude una manifestazione immensa, che potrà realmente sovvertire l’involuzione reazionaria che stiamo vivendo, in Italia e non solo. Nell’intervento finale Nicola, dei centri sociali delle Marche, ringrazia le donne e gli uomini liberi e antifascisti che, con questa piazza, mettono una pietra tombale su chi diceva che l’antifascismo era minoritario. «Noi ci siamo! Ringraziamo chi ha resistito al ministro Minniti, al Partito Democratico, ai fascismi! Ringraziamo chi è venuto qua a metterci corpo e faccia. Ringraziamo tutti quelli che sono qua. Speriamo che oggi da Macerata possa nascere qualcosa di nuovo. Oggi non abbiamo voluto un palco, perché non è una fine, ma un inizio. Dobbiamo ripartire dai territori, dalle periferie, dal lavoro e dalle scuole. Questo paese è ancora antifascista e da oggi cominciamo a riprendercelo con ogni mezzo necessario».

Padova: Antifascisti caricati dalla polizia in piazza

Nella serata di ieri la celere, schierata in Piazza dei Signori, ha deciso di caricare un gruppo di attivisti che avevano appena svolto la consueta passeggiata antifascista per le vie del centro. Manganellate senza una motivazione e continue provocazioni da parte del reparto mobile a difesa di qualche fascista presente in piazza. Alcuni compagni sono rimasti contusi.
Riportiamo di seguito la testimonianza di Sconfinamenti Padova:

Da mesi ormai a Padova ogni mercoledì sera ha luogo la consueta passeggiata antifascista che vede unite e coinvolte molte delle realtà e delle soggettività antirazziste e antifasciste che ogni giorno animano questa città e questo territorio.
Anche oggi ci siamo incamminati, dedicando la marcia a Jennifer, Mahamadou, Gideon, Wilson, Festus e Omar.
Giunti in piazza dei signori, siamo riusciti ad arginare la miserevole contestazione di alcuni neofascisti, molti dei quali presenti al meeting di Fratelli d’Italia che si teneva di lì a pochi metri.
Mentre ci ritrovavamo ancora una volta a urlare e a ribadire che Padova è e sempre sarà antifascista, siamo stati caricati da alcuni celerini in tenuta anti sommossa.
Alcuni compagni sono rimasti feriti, ma nonostante la rabbia e lo sgomento siamo infine riusciti ad allontanare i celerini.

Per ribadire che, nonostante tossiche narrazioni e ridicole campagne elettorali,

PADOVA È E SEMPRE SARÀ ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA.

Il vostro Odio non ci avrà mai.
Il vostro Odio troverà sempre le nostre barricate. I nostri corpi. Tanti. E La nostra rabbia, organizzata.
Ovunque.

Con i nostri corpi, contro il vostro odio.

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Sabato 10 febbraio tutt* a Macerata: contro il razzismo, contro i divieti del ministero dell’Interno. Per l’antifascismo, per la democrazia.

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«Ringrazio Anpi, Cgil, Libera, Arci e le altre associazioni per avere rinviato la manifestazione del 10 febbraio raccogliendo l’appello del sindaco di Macerata. Hanno fatto un atto di amore verso la comunità. Mi auguro che anche le altre organizzazioni che hanno fatto richiesta di svolgimento manifestazioni accolgano la richiesta del sindaco. Se risponderanno positivamente sarà dimostrazione di responsabilità da parte loro, se così non fosse ci penserà il ministero dell’Interno a impedire che si faccia la manifestazione». (Marco Minniti).

Queste sono le incredibili e gravissime parole del Ministro dell’Interno. È opportuno brevemente riepilogare gli accadimenti delle ultimi folli ore.

Le realtà di movimento delle Marche nel volgere di poche ore, dopo il gravissimo attentato di sabato hanno indetto la manifestazione nazionale che si terrà a Macerata sabato 10 febbraio. Già nel presidio spontaneo tenutosi nel pomeriggio del 4 febbraio la manifestazione è stata annunciata e messa a disposizione di chiunque condividesse la necessità urgente di scendere in piazza dietro lo slogan semplice e chiaro “contro ogni fascismo contro ogni razzismo”.

Il lancio della manifestazione si è immediatamente diffuso determinando larghissime adesioni in tutta Italia e persino dall’estero. Nonostante questa larghissima e immediata risposta la CGIL, per ragioni di posizionamento e opportunismi puramente interni all’organizzazione non solo ha deciso di non partecipare aderendo all’invito del Sindaco ad annullare ogni manifestazione, ma ha anche avviato una gravissima operazione di boicottaggio facendo circolare la notizia falsa che la manifestazione era stata annullata! Le scelte della CGIL sono state, purtroppo, condivise anche dai vertici di ANPI, LIBERA e ARCI.

Nonostante ciò, tanti attivisti di base, sezioni e circoli territoriali di queste organizzazioni hanno espresso la volontà  di non abbandonare la piazza di Macerata e di essere, comunque, presenti.

In questo contesto, cogliendo l’occasione creata ad hoc dal sindaco di Macerata e dalle organizzazioni non a caso ringraziate da Minniti per la loro collaborazione, si è inserita l’intimidazione del Ministro dell’Interno e la scelta tutta politica di vietare la manifestazione.

Si tratta di una evidente sospensione della democrazia nel nostro Paese, della brusca materializzazione di un fascismo che nelle strade si esprime con le pistole e nelle istituzioni con l’imposizione autoritaria del silenzio. Il divieto dopo una tentata strage fascista di esprimere liberamente e pacificamente la propria indignazione, è un atto che non ha precedenti nella storia della Repubblica.

Questo divieto è inaccettabile. L’equiparazione fascismo e antifascismo, razzismo e antirazzismo è inaccettabile. Per questo ribadiamo con fermezza che andremo comunque in piazza per ripristinare l’agibilità democratica e riaffermare quanto sarà scritto nello striscione di apertura del corteo “movimenti contro ogni fascismo ogni razzismo“. Invitiamo quindi a non farsi intimidire dal clima creato ad arte dal Ministero dell’Interno e a raggiungere Macerata per una grande manifestazione popolare. Non è il tempo di stare a casa. Non basta esprimersi sui social. Sono in gioco le nostre libertà fondamentali.

LE REALTÀ DI MOVIMENTO DELLE MARCHE

Numeri identificativi? Chi sono i veri violenti

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A seguito dei fatti di ieri – cariche della polizia nei confronti di tre iniziative antifasciste in tre diverse città (Padova, Pavia, Firenze) – condividiamo una riflessione del collettivo FuoriNorma di Padova:

Eccoli i veri violenti, schierati in tenuta antisommossa il mercoledì sera nelle piazze della vita universitaria, a difesa di qualche fascistello presente per l’iniziativa organizzata da Fratelli d’Italia.

Ci chiediamo come sia possibile che dopo un gravissimo fatto quale l’attentato di matrice fascio-leghista di Macerata vengano concesse sale ai mandanti morali di tale attentato in cui svolgere le loro iniziative, ovviamente ben protetti dalla polizia, o gli venga anche solo permesso di continuare a proferire parola.

Solo nella serata di ieri la polizia ha caricato tre iniziative promosse dagli antifascisti in tre diverse città: Padova, Pavia e Firenze.

In questo clima di barbarie urge una seria riflessione sui numeri identificativi per le forze dell’ (dis)ordine: i casi di abusi in divisa, è utile ribadirlo, non sono “casi isolati”, non si tratta di qualche violento impazzito come vorrebbero farci credere per Luca Traini, si tratta invece un problema strutturale della polizia italiana, profondamente attraversata da rigurgiti fascisti.

L’impunità totale di cui godono gli appartenenti alle forze di polizia, resa possibile dall’assenza dei numeri identificativi e dalla vicendevole copertura tra colleghi in perfetto spirito corporativista-fascista, insieme all’assenza di garanzie a tutela di chi denuncia violenze da parte della polizia, non fa altro che implementare e dilatare a dismisura l’area degli abusi in divisa. L’isteria securitaria ormai diffusa in tutto il Paese e alimentata da praticamente tutti i partiti, dal PD alla Lega Nord, che vorrebbe più sicurezza per i “cittadini onesti” e più poteri alle forze di polizia appare quasi come un paradosso: l’uomo che ha sparato a Macerata contro i migranti al grido di “Viva l’Italia”, ricordiamo, era cittadino italiano, uomo bianco, vicino alla Lega Nord di Matteo Salvini.

Ieri anche noi eravamo in Piazza dei Signori a Padova e abbiamo assistito per l’ennesima volta alla storia che si ripete: fascisti barricati dentro una sala, polizia schierata in loro difesa, ripetute manganellate nei confronti degli antifascisti di ritorno da una “passeggiata” per le vie del centro che intendeva anche portare solidarietà alle vittime del terrorismo fascio-leghista: Jennifer, Mahamadou, Gideon, Wilson, Festus e Omar.

FUORI I FASCISTI E I LORO PROTETTORI DALLE CITTA’!
CI VEDIAMO IL 10 TUTTE E TUTTI A MACERATA! Macerata – Manifestazione nazionale contro fascismo e razzismo
sempre ai nostri posti ci troverete!

Macerata, specchio dell’Italia. E’ il tempo di dire basta

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Casa originale dell’ articolo cronache di ordinario razzismo  http://www.cronachediordinariorazzismo.org/macerata-traini-manifestazione/

E’ difficile dare un’idea dell’aria che si respira a Macerata dopo quanto successo sabato scorso, 3 febbraio. Il fatto, di cui abbiamo parlato qui, è che Luca Traini, ventottenne maceratese vicino agli ambienti di estrema destra ed ex candidato con la Lega Nord, ha sparato contro un gruppo di persone, tutte di origine africana, ferendone sei. Si è poi avvolto nella bandiera tricolore urlando “Italia agli italiani” mentre faceva il saluto fascista, a braccio teso. Molto specifico per essere il gesto di un folle, come alcuni hanno provato a derubricare il gravissimo episodio.

Altri invece l’hanno sostenuto, da subito e con chiarezza: Forza Nuova in primis, che ha espresso pieno sostegno all’aggressore. Ieri il movimento di estrema destra si trovava sotto la sede del Pd, identificato come “colpevole di aver permesso l’invasione degli immigrati”, e per domani, martedì 6, è prevista una manifestazione, proprio nella piazza principale della città: una dimostrazione “contro l’immigrazione”, come recita il comunicato di FN. Una manifestazione che, dalle ultime informazioni, sembra sia stata autorizzata: cosa molto grave, visto che di fatto si consente di stare in piazza, legittimandone la presenza e dunque anche i discorsi, a chi ha da subito sostenuto una persona che ha sparato contro altri esseri umani.

Anche altri hanno espresso da subito il proprio sostegno: ma non all’aggressore, bensì alle vittime e a quella parte di società che rifiuta il razzismo, il fascismo e la violenza: “Fermiamoci tutti contro ogni violenza e ogni fascismo” è la frase scritta sullo striscione che campeggiava ieri – domenica – ai giardini Diaz, dove si sono ritrovate più di trecento persone. Un presidio spontaneo, nato dal bisogno di non normalizzare gli attacchi di odio, i discorsi fascisti, il razzismo sempre più palese. Un presidio nato tramite whattsapp, dall’iniziativa di singoli, che hanno preferito non utilizzare facebook proprio perchè sempre più spesso questo social diventa la vetrina dei discorsi di odio: meglio agire, si è pensato. E sono stati in tanti a pensarlo (qui il video).

Diametralmente opposta la posizione di chi appoggia Traini e ne legittima l’operato: è frequente il richiamo alla morte di Pamela Mastropietro e in generale ai reati di cui si macchierebbero gli immigrati, andando a esasperare gli italiani. Parole che ritornano spesso nel gruppo facebook ‘Sei di Macerata se..’, e che si ritrovano anche nelle dichiarazioni di molti politici: oltre agli esponenti di Forza Nuova, anche Salvini e Berlusconi puntano il dito contro “la presenza degli immigrati”, in una strana costruzione retorica per la quale se vieni quasi ucciso, il problema non è chi ti ha sparato e perchè, ma la tua stessa presenza.

C’è poi chi non si espone in modo così definito e non giustifica quanto successo: però, in parte, lo capisce. C’è, insomma, chi alla condanna dell’aggressione associa il pensiero che “però gli immigrati sono troppi”. Chi ha normalizzato, o sta normalizzando, qualcosa che normale proprio non è.Uscire di casa con una pistola, mirare contro sei persone identificate come nemici in quanto nere, e sparare, non è normale. Queste sei persone hanno dei vissuti individuali, come tutti e tutte noi, non sono parte di un gruppo omogeneo contro cui scagliarsi per ogni problema – dalla criminalità alla disoccupazione, alla mancanza di risorse economiche. Ma questo sembra ormai passato in secondo piano, anche in una città come Macerata dove storicamente l’estrema destra non ha una rappresentanza particolarmente forte. “Macerata è una tipica città della provincia italiana: tranquilla, non vuole fastidi. La cosa grave è che da tanta gente quanto accaduto viene vissuto come un fastidio”, afferma Paolo Bernabucci, presidente del Gruppo Umano Solidarietà, realtà che in città gestisce due centri di accoglienza. Due delle vittime di Traini vivono proprio in uno di questi centri.

Del resto, se la comunicazione, nazionale e ancor più locale, si appiattisce su una narrazione al limite del deumanizzante, giorno dopo giorno gli strumenti per affrontare la realtà in modo critico vengono meno. Di fronte a un vero e proprio atto di attacco fascista la narrazione mediatica si è concentrata molto sul profilo psicologico dell’aggressore, oscurando le vittime. Se nei casi di attacchi terroristici siamo abituati a scoprire la vita passata delle persone aggredite, in una comunicazione voyeristica che mira alla pietas del lettore, qua accade l’inverso:le vittime scompaiono. Solo dopo qualche giorno, e solo su alcuni quotidiani nazionali, si ascolta la loro voce e si da spazio a quello che hanno da dire. “Chi lotta tra la vita e la morte sembra caduto nel dimenticatoio mediatico. Ancora una volta le vere vittime sono escluse, private della parola e del racconto. Anche questo è sintomo del razzismo dilagante”, affermano i membri del centro sociale Sisma, presenti ieri al presidio nei giardini Diaz. “La stampa locale, e in particolare i siti online, sono i mandanti e i fautori di questo clima che stiamo ora vivendo. Non fanno giornalismo, bensì fomentano odio. Non forniscono strumenti per capire, piuttosto diffondono slogan e stereotipi”, fa eco Bernabucci.

E allora occorre mettersi in gioco. Lo affermano tutte le realtà che promuovono la manifestazione indetta per sabato 10. Un’iniziativa nazionale: perchè quanto avvenuto a Macerata non riguarda solo Macerata. L’aggressione fascista di sabato scorso è l’ennesimo grave episodio che indica una deriva molto pericolosa presente in tutta Italia, che va contrastata anche e soprattutto a fronte delle legittimazioni e banalizzazioni di parte del mondo politico e mediatico.

“È ora di dire basta – afferma l’Anpi – il gesto di terrorismo fascista che ha colpito Macerata è la conseguenza del quotidiano stillicidio di parole razziste e violente che stanno lentamente avvelenando la convivenza civile delle nostre città”. E’ contro questo clima che si vuole scendere in piazza sabato, in un corteo eterogeneo, al quale sono chiamate a partecipare tutte le persone che non vogliono lasciare più spazio al razzismo e al fascismo. Qui info.