Cagliari, il 21 Ottobre corteo antifascista per chiudere Casapound

Casapound vuole aprire una sede a Cagliari il 21 Ottobre. Il Coordinamento Antifascista Cagliaritano ha lanciato per quella giornata un corteo in città per impedire l’apertura della sede dei neofascisti.
Diffondiamo e riproponiamo l’appello alla mobilitazione antifascista “Chiudere Casapound”.

Cagliari, il 21 Ottobre corteo antifascista per chiudere Casapound

RIPRENDIAMOCI LE STRADE, CHIUDIAMO CASA POUND!

Il 21 ottobre aprirà ufficialmente a Cagliari la sede di Casapound Italia, un partito travestito da associazione di promozione sociale, già presente in varie parti della penisola e in Sardegna.
Ogni avamposto di Casapound è diventato una zona franca per i militanti di estrema destra, che hanno potuto – nella quasi totale impunità – aggredire, minacciare, umiliare migranti, omosessuali o chiunque abbia mostrato la propria avversità alle idee dei neofascisti. Casapound fomenta l’odio razziale, la discriminazione di genere e la guerra tra poveri. Sono i mandanti ideologici degli assassini dei migranti compiuti a Fermo e Firenze.

I fascisti di Casapound si travestono da volontari, vanno a caccia di consensi organizzando campagne sociali. Hanno svecchiato l’immagine decrepita del nostalgico in giacca e cravatta con tatuaggi, ceralacca, musica punk e hip hop. Appaiono nelle piazze, fuori dai mercati e nei centri cittadini per continuare il loro proselitismo fatto di odio e di ricette antiche come il mondo.

ODIA IL DIVERSO per risolvere i tuoi problemi. Il ritornello suona sempre uguale: lo strapotere delle banche, la povertà dilagante, la prepotenza dei politici sono causate da chi sta in fondo alla scala sociale.
ODIA IL TUO PROSSIMO PER VIVERE MEGLIO. Casapound cerca di indirizzare la rabbia di chi non ha mai ricevuto niente dalle istituzioni verso i falsi nemici del più povero e dell’immigrato. CASAPOUND FOMENTA LA GUERRA TRA POVERI ma loro non sono mai stati poveri. Hanno spazi assegnati dal valore di milioni di euro, hanno contatti e traffici con mafia e dirigenti politici, gestiscono imprese, locali, bar, marche di abbigliamento e riviste. Hanno il piede in più staffe: nelle istituzioni e contro le istituzioni. Chiamano la forza pubblica per farsi difendere dalle contestazioni. Invocano legalità e sicurezza mentre compiono aggressioni solo se in superiorità numerica.
COME ANTIFASCISTI, ANTIRAZZISTI, COME DONNE E UOMINI CHE RIFIUTANO LA DISCRIMINAZIONE DI GENERE E L’OMO-LESBO-TRANSFOBIA, VOGLIAMO LOTTARE PERCHE’ LA SEDE DI CASAPOUND CAGLIARI NON APRA.
NON E’ UNA QUESTIONE DI DEMOCRAZIA E DI LIBERO PENSIERO. L’inutilità delle prese di posizione a parole di istituzioni e partiti sedicenti antifascisti è stata il via libera ai tirapugni e ai coltelli dei neofascisti. Creiamo invece un’ aria irrespirabile per questi personaggi, ognuno con le proprie modalità e sensibilità.

Durante gli incontri organizzati nell’isola, Casapound si è resa responsabile di raid punitivi prima contro il Centro sociale Pangea di Porto Torres, poi il collettivo s’Idea Libera di Sassari. Non sono mancate le aggressioni neanche a Cagliari: durante la primavera nel quartiere di Villanova, l’ultima venerdì scorso in piazza Ingrao. La causa è stata il rifiuto di un loro volantino o una parola mal digerita dai militanti neofascisti.
Questi episodi sono vergognosi e da condannare, non ci aspettiamo che lo facciano le forze dell’ordine né i politici seduti in regione o in comune.

L’ANTIFASCISMO NON SI DELEGA. Chiediamo con urgenza la mobilitazione di tutte e tutti i sardi, compagni e compagne della penisola per evitare l’apertura di CASAPOUND CAGLIARI.
Il 21 ottobre in pompa magna i fascisti apriranno la sede con la presenza dei loro leader, ROVINAMOGLI LA FESTA.
VOGLIAMO ESSERE LIBERI E LIBERE DI VIVERE LE STRADE SENZA PAURA, VOGLIAMO CAGLIARI LIBERA DAL FASCISMO E DALLE AGGRESSIONI FASCISTE.

IL 21 OTTOBRE CORTEO ANTIFASCISTA!

 

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8 settembre 1974: la polizia uccide Fabrizio Ceruso

È il 5 settembre del 1974 quando per Roma e dintorni inizia a girare una notizia tanto allarmante quanto inaspettata: stanno sgomberando a San Basilio!
Chi, rispondendo all’appello, si precipita nel quartiere trova uno scenario da guerra civile. Come vere truppe d’occupazione, le forze dell’ordine hanno invaso la storica borgata romana ma, dopo aver allontanato una prima volta gli occupanti dalle proprie case, non possono impedire una nuova occupazione degli appartamenti la sera stessa.
Il Comitato di Lotta per la Casa, insieme a un fronte sempre più ampio di sodali, rinforza la difesa, ma il 6 la storia si ripete:

La polizia arriva la mattina in forze per effettuare lo sgombero in via Montecarotto, ma trova una resistenza organizzata all’innesto della via Tiburtina con via del Casale di San Basilio, dove nella notte era stata alzata una barricata. Iniziano gli scontri con lanci di lacrimogeni e ripetute cariche a cui i manifestanti rispondono con un fitto lancio di molotov e sassi. La polizia comunque riesce a transitare da via Nomentana, circonda le case e inizia un fitto lancio di lacrimogeni sparati anche sui balconi e si fa largo a colpi di manganello: una bambina di 12 anni rimane ferita. In alcuni appartamenti si verificano focolai di incendio (Massimo Sestili, “Sotto un cielo di piombo. La lotta per la casa in una borgata romana. San Basilio settembre 1974”, in “Historia Magistra” n.1, 2009).

Le case sgomberate, in ogni caso, vengono nuovamente occupate nella stessa giornata. E proprio grazie alla determinazione di chi resiste, il 7, sabato, si respira aria di tregua, con gli avvocati di Movimento che riescono anche a recarsi in Prefettura per cercare di far ritirare l’ordinanza di sgombero. Potrebbe sembrare tutto finito, eppure è proprio la domenica il giorno atteso dalla polizia per sferrare l’attacco più feroce. Alle otto riprendono le operazioni di sgombero, ma non trova persone disponibili ad abbandonare ciò che hanno conquistato senza lottare. Intorno alle 17, addirittura, una donna di 24 anni imbraccia un fucile da caccia e, dalla finestra di casa, spara contro i poliziotti, ferendo un vicequestore. Alle 18, l’assemblea popolare riunita per cercare di capire il da farsi viene attaccata con i lacrimogeni: la reazione della folla è compatta e la celere, lanciata alla carica, perde la testa insieme alle sue posizioni.
È la guerra: il popolo da una parte, le forze dell’ordine dall’altra. Il quartiere è isolato, i pali della luce divelti, qualunque cosa utile a essere lanciata viene utilizzata allo scopo e i mezzi di trasporto, parcheggiati per provvedere alla deportazione degli sgombrati, vengono dati alle fiamme.
Le armi da fuoco, è vero, non sono soltanto appannaggio della polizia. Ma su questo versante, ovviamente, gli occupanti non possono competere con chi indossa la divisa. Si supplisce con il cuore e con la solidarietà. Le barricate chiamano e Roma risponde. La polizia, però, continua a sparare. Proiettili come se piovesse in via Fiuminata dove, a essere colpito al petto da una pallottola calibro 7,65, è un ragazzo con il casco rosso.

Quel ragazzo ha appena diciannove anni. Vive a Tivoli, dove milita nel Comitato proletario, un organismo di Autonomia Operaia. Suo padre fa il netturbino, la mamma è casalinga. Lui, dopo gli studi alla scuola alberghiera, aveva lavorato in diversi bar e ristoranti prima di provare a trasferirsi in Francia. Tornato in Italia, ci sarebbe stata una buona notizia ad aspettare la sua famiglia. Dopo una lunga attesa, finalmente era arrivata l’assegnazione di una casa popolare a Villa Adriana. Quell’8 settembre, prima di correre a San Basilio per difendere le case occupate, aveva aiutato con il trasloco… alle 19 e 15 circa si ritrova su un taxi, impegnato in una corsa disperato verso il Policlinico. Quando il mezzo arriva a destinazione è troppo tardi. Il ragazzo con il casco rosso è morto: si chiamava Fabrizio Ceruso; «per loro non eri nessuno», dice A Fabrizio Ceruso, una delle canzoni anonimamente dedicate al ragazzo di Tivoli:

Soltanto 19 anni per loro non eri nessuno / soltanto 19 anni e per loro non eri che uno / uno come tanti, un cameriere, un garzone d’officina / un operaio, un disoccupato un emigrante…

Nemmeno la data dell’omicidio di Fabrizio sembra frutto del «caso». L’8 settembre del 1943, con l’esercito italiano allo sbando, era stata la milizia popolare a tentare la resistenza contro i nazisti. A Tiburtino III, non lontano da San Basilio, la memoria del cadavere della popolana Caterina Martinelli, ammazzata dalle SS mentre con altre donne del quartiere assaltava un forno nel vano tentativo di conquistarsi il pane con cui sfamare la famiglia, riallaccia il legame con gli ideali di una Resistenza che, trasformata in lotta per la casa, significa davvero giustizia e libertà. E se Caterina Martinelli era diventata la martire della lotta contro la fame, dopo l’8 settembre del 1974 Fabrizio vive in ogni casa che viene occupata.

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Accettare, come effettivamente è avvenuto nelle aule dei tribunali, che la morte di Fabrizio Ceruso resti archiviata con un non luogo a procedere «essendo ignoti gli autori del reato» non significa solo trascurare le numerose testimonianze che individuano in un poliziotto che si inginocchia ed esplode quattro colpi l’autore del gesto. Significa, in una situazione di estrema gravità, provare a dimenticare la situazione repressiva vissuta dall’Italia nel corso del 1974: l’anno della strage di Brescia (28 maggio; 8 morti e 102 feriti) e del treno Italicus (4 agosto; 12 morti e 45 feriti); ma anche l’anno in cui la rivolta scoppiata nel carcere di Alessandria (9 maggio; 5 morti tra detenuti e ostaggi) viene soffocata nel sangue dall’assalto deciso e diretto dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Il tentativo di sgombero di San Basilio, in un simile clima, è un altro capitolo della strategia della tensione e, inaugurando la futura «linea della fermezza» adottata nella repressione dei fenomeni d’insorgenza sociale, segna la scelta di attaccare deliberatamente un movimento in crescita come quello della lotta per la casa nel tentativo di stroncarlo, impedendo all’autorganizzazione di diffondersi, alle famiglie coinvolte di predisporre una resistenza efficace e alle occupazioni abitative di moltiplicarsi. Analizzato in questi termini, il tentativo fallisce. Al contrario, a San Basilio fu proprio nel momento in cui il quartiere apprese dell’assassinio di Ceruso che la lotta si trasformò in una battaglia autenticamente popolare, senza distinzione alcuna tra occupanti e assegnatari. E, come recita Rivolta di classe, un’altra canzone popolare dedicata alla battaglia di San Basilio, «la casa si prende, la casa si difende» continuerà a essere lo slogan di qualunque episodio di riappropriazione:

La casa compagni si prende / l’abbiam gridato tante volte / e dopo la si difende / da padroni e polizia…

Le case, dunque, saranno occupate ancora, i diritti rivendicati, le conquiste sociali difese: «Sarebbe sbagliato», si scrisse allora, «“mitizzare” lo scontro di S. Basilio in quanto ancora episodio (anche se tra i più belli e i più profondamente radicati nella coscienza di classe) e non già acquisizione permanente di quel comportamento da parte del movimento per la casa».
Un’affermazione, proveniente dall’area dell’Autonomia Operaia, con cui si sottolineava come, partendo dall’abitare, fosse inevitabile arrivare allo scontro con strutture di potere disposte a tutto pur di non cedere un centimetro del proprio interesse alla classe contrapposta. E in effetti, ad appena un giorno di distanza dalla morte di Ceruso e dopo che, inferocita per l’omicidio del ragazzo di Tivoli, tutta San Basilio si era scagliata contro la polizia ingaggiando una guerriglia lotto per lotto, la Regione Lazio si decideva a riconoscere il diritto alla casa popolare a chiunque, vantando i necessari requisiti, avesse occupato un alloggio prima dell’8 settembre del 1974.
Per molti palazzinari simili provvedimenti rappresentavano – e rappresentano – un danno concreto. Il rischio di una perdita economica nel nome della quale si potrebbe tranquillamente tornare ad ammazzare ancora.

(Tratto da “La Scintilla. Dalla Valle alla Metropoli, una storia della lotta per la casa”)

BIBLIOGRAFIA:

Cristiano Armati, Cuori rossi, Newton Compton, Roma, 2006.
Massimo Carlotto, San Basilio, in In ordine pubblico, a cura di Paola Staccioli, Fahrenheit 451, Roma 2005
Raimondo Catanzaro – Luigi Manconi, Storie di lotta armata, Il Mulino, Bologna 1985.
Gian-Giacomo Fusco, Ai margini di Roma capitale. Lo sviluppo storico delle periferie: San Basilio come caso di studio, Edizioni Nuova Cultura, Roma, 2013.
Ubaldo Gervasoni, San Basilio: nascita, lotte e declino di una borgata romana, Edizioni delle Autonomie, Roma, 1986.
Sandro Padula, San Basilio, 8 settembre 1974: Fabrizio Ceruso e la lotta per il diritto alla casa, in «Baruda.net», 8 settembre 2014.
Massimo Sestili, Sotto un cielo di piombo. La lotta per la casa in una borgata romana. San Basilio settembre 1974, in «Historia Magistra», n.1, 2009.
Pierluigi Zavaroni, Caduti e memoria nella lotta politica. Le morti violente della stagione dei movimenti, Carocci, Roma, 2010.
A cura di «Progetto San Basilio – Storie de Roma» è in corso di preparazione un film documentario sui fatti del settembre 1974 intitolato La battaglia – San Basilio 1974

da http://www.armati.info/8-settembre-1974-fabrizio-ceruso-e-la-battaglia-di-san-basilio

Venerdì 8/9:

h.9 Un fiore per Fabrizio alla lapide di via Fiuminata

h.11:30 Un fiore per Fabrizio alla lapide di piazza Santa Croce (Tivoli)

h. 17 Corteo cittadino sulla Tiburtina – Partenza da stazione metro Rebibbia

Sabato 9/9

Largo Arquata del Tronto (San Basilio)

dalle 17 Sport popolare

dalle 19 Assemblea pubblica sul diritto all’abitare a Roma

dalle 20 cena popolare

dalle 21:30 concerto con:

Skasso (Fusion Ska)

Ardecore (Folk – Alternative Rock)

www.progettosanbasilio.org

progettosanbasilio@inventati.org

Fb: San Basilio, storie de Roma

Durante le giornate saranno disponibili le copie fisiche del docu-film autoprodotto “San Basilio, storie de Roma”

Link al trailer: https://www.youtube.com/watch?v=vikXxZQD94Y

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L’8 Settembre di quest’anno ricorrerà il 43° anniversario della morte di Fabrizio Ceruso, 19enne di Tivoli ucciso nel 1974 a San Basilio durante lo sgombero di alcune palazzine occupate nel quartiere.

Lo sfruttamento dei territori e dei quartieri segue un filo che da allora arriva ad oggi, dove in nome dei profitti di pochi si continuano a sfruttare coloro che combattono quotidianamente per la sopravvivenza. Il quadrante della Tiburtina, in particolare, negli ultimi tempi è stato notevolmente attenzionato sia dalle amministrazioni che dalle compagini di estrema destra. Attacco ai quartieri ed alle case popolari, migranti, chiusura degli spazi di socialità e cultura slegati dal consumo, decine di casinò e sale slot, magazzini della logistica, numerosi stabili industriali abbandonati costituiscono un’ amalgama esplosiva che ha determinato il costante incremento di attenzioni da parte di tutte le forze politiche e delle istituzioni. Problemi che continuano ad essere affrontati unicamente come questioni di ordine pubblico, perpetrando uno stato d’emergenza funzionale unicamente alla speculazione economica e politica. Soffiare sul fuoco della guerra tra poveri è ormai il meccanismo abituale per sviare l’attenzione dai veri responsabili del disagio quotidiano nelle periferie e offrire sponda alle organizzazioni neofasciste nei quartieri popolari. La nuova giunta pentastellata, lungi dal porsi in discontinuità con le amministrazioni precedenti, si sta dimostrando sorda verso le istanze che provengono dal basso, in linea con le politiche securitarie del governo nazionale, e propensa a strizzare l’occhio alle compagini neofasciste, come più volte dimostrato nel quadrante tiburtino come in tutta la città.

Un contesto in cui diventa fondamentale un intervento quotidiano nei quartieri che abbia l’umiltà di saper ascoltare e la capacità di poter agire. In questo senso, senza dubbio il lavoro di memoria storica che abbiamo sviluppato nel corso di questi anni, culminato con la produzione del documentario sulla storia di San Basilio e la battaglia del 1974, ci ha fornito delle utili chiavi di lettura del presente e delle sue contraddizioni. Riattualizzare dunque la memoria di Ceruso, ed in generale di tutti i compagni e le compagne scomparsi, non come liturgia, bensì come interpretazione del presente e megafono delle istanze sociali del territorio.

Come 43 anni fa, ancora oggi molte persone decidono di alzare la testa e di riprendersi ciò che viene sottratto in nome della rendita, della speculazione e dei profitti. Il territorio tiburtino, negli ultimi anni, di fronte a una costante crescita di attacchi da parte di amministrazioni e neofascisti, ha più volte dimostrato la volontà di non abbassare la testa. Quest’anno vorremmo continuare nella stessa direzione tracciata nella scorsa mobilitazione, continuando ad allargare la partecipazione e a fissare le date di settembre come un appuntamento in cui coinvolgere tutta la città. Le giornate in memoria di Fabrizio saranno la prima occasione in cui scendere in piazza dopo un’estate rovente, in cui il Governo, la giunta comunale e la questura hanno dimostrato, con gli sgomberi di Cinecittà e Piazza Indipendenza, quale sia l’unico piano politico per il futuro delle istanze sociali: l’uso della forza . La sfida della due giorni sarà costituire un primo momento in cui uscire dall’angolo dove i gruppi di potere della città stanno tentando di mettere coloro che lottano per un mondo diverso.

Un’importante opportunità per dare un segnale forte e unitario tenendo insieme le criticità della Tiburtina e di tutta la città, dalla sanatoria regionale per le case popolari alla delibera regionale per l’emergenza abitativa, dagli sgomberi forzati dei migranti ai tentativi di infiltrazione delle organizzazioni neofasciste, dalla riconversione degli edifici abbandonati alla lotta alla cementificazione, dall’attacco agli spazi sociali alle lotte nel mondo del lavoro.

San Basilio, storie de Roma
Nodo Territoriale Tiburtina

forza nuova lancia una marcia su Roma per il 28 ottobre . La sinistra: “Minniti la vieti” ·

La “Marcia dei patrioti” contro lo “Ius soli e per fermare le violenze e gli stupri degli immigrati”. Il corteo sarà organizzato nel giorno dell’anniversario dell’incursione dei fascisti che nel 1922 aprì le porta al Ventennio. I partiti di sinistra: “Viola la Costituzione, la legge Scelba e la legge Mancino”

Si chiama Marcia dei patrioti. Forza Nuova ha organizzato un corteo a Roma “contro un governo illegittimo, per dire definitivamente no allo Ius Soli e per fermare violenze e stupri da parte degli immigrati che hanno preso d’assalto la nostra Patria“. L’iniziativa del partito di estrema destra ha una data simbolica: il 28 ottobre, lo stesso giorno che nel 1922 vedeva sfilare per le strade della Capitale 25mila camicie nere del Partito nazionale fascista. La manifestazione cade nell’anno del 95esimo anniversario dell’evento che ha poi aperto le porte al Ventennio mussoliniano.

“Bandiere, striscioni, auto, pullman, benzina”, l’appello ai “patrioti” arriva dal profilo Facebook dell’organizzazione di ispirazione fascista. L’invito ha collezionato già moltissimi like. Si rivolge al “compatriota” e chiede un “sostegno concreto“. “Non si può mancare stavolta” si legge tra i commenti, “marciare per non marcire!” scrive un utente. “Il Molise ci sarà”, “Milano presente”, “e andiamo!”. Al momento non è chiaro se il partito guidato da Roberto Fiore abbia avuto il via libera per la sua “marcia”.

Insorgono le forze di sinistra. “No al fascismo in qualunque forma si esprima. Il governo vieti la marcia su Roma” twitta il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana Giulio Marcon. Tra i primi a reagire il segretario di Possibile, Pippo Civati, e il parlamentare dello stesso partito, Andrea Maestri: la manifestazione “non può svolgersi” a meno che non si accetti la violazione della “Costituzione, della legge Scelba” che regola l’apologia di fascismo e “della legge Mancino” che condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista. Civati e Maestri chiedono “al ministro dell’Interno Minniti, anche attraverso prefettura e questura di Roma, di vietare la marcia e di avviare la procedura di scioglimento di Forza Nuova”.

Fa riferimento “all’ennesima provocazione da parte dei fascisti di Forza Nuova nei confronti della Capitale e della Storia di questo paese” il deputato romano del Pd Marco Miccoli. Che non tralascia di ricordare gli ultimi fatti di cronaca che hanno visto i partiti di estrema destra al centro di diverse “azioni squadriste“, dalla “ronde contro gli immigrati” alle “minacce a parroci di periferia“. Per non dimenticare i recupero dei manifesti fascisti. Non ultimo il caso del “Tiburtino III: episodi inventati ad arte per scatenare la rabbia dei cittadini contro gli immigrati”. La marcia di Forza Nuova del 28 ottobre, secondo Miccoli è “un’offesa alla città della Fosse Ardeatine, delle deportazioni nei campi di sterminio e delle nobili pagine della Resistenza che ci ha donato la Libertà. Per tutto questo chiederemo al Ministro degli Interni di vietare il corteo”.

Solo qualche giorno fa, sul profilo di Fiore compariva un’altra iniziativa, “Passeggiate per la sicurezza, contro la criminalità extracomunitaria”. Nel post il partito dà mandato a tutte le proprie sezioni di organizzare ronde in tutte le città italiane nel fine settimana dall’8 al 10 settembre. Le adunate sono rivolte soprattutto a “tifosi delle squadre di calcio“, “pugili noti per coraggio e disciplina”. All’appello sono invitati anche i ” i tassisti, apprezzati per la loro conoscenza del territorio e l’impegno civico”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/06/forza-nuova-lancia-una-marcia-su-roma-per-il-28-ottobre-95-anni-dopo-mussolini-la-sinistra-minniti-la-vieti/3840070/

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L’estate dei manganelli

Da Roma a Bologna sgomberi e violenze in nome del profitto

L’editoriale del nuovo numero di Rivoluzione

Il ministro di polizia Minniti ha dichiarato qualche settimana fa di nutrire “timori per la tenuta democratica del paese”. E, da buon ministro repubblicano, deve aver pensato che se la democrazia (bene prezioso!) è in pericolo, la cosa migliore da farsi sia prenderla a legnate, per poi magari restituirla alla prima occasione dietro presentazione di regolare ricevuta.

Ecco quindi spiegata questa estate in cui le ondate di calore si sono alternate agli sgomberi e alle cariche poliziesche, in particolare a Bologna e a Roma, come si riferisce nell’articolo a fronte. Nel mirino come sempre gli immigrati, richiedenti asilo, profughi o “economici” che siano, le occupazioni abitative e i centri sociali, senza scordare le manganellate dei carabinieri contro gli operai della Comital di Volpiano (Torino) in lotta contro lo smantellamento dell’azienda e i conseguenti 138 licenziamenti.

Il pugno duro di Minniti si è esteso anche alle acque del Mediterraneo, dove un accordo infame ha subappaltato alle bande che governano la Libia il compito di fermare, dietro adeguato compenso, i migranti che arrivano da sud. Invece di annegare nel Mediterraneo sotto gli occhi delle telecamere e delle associazioni impegnate nella solidarietà potranno morire nel deserto o nei campi di raccolta in Libia senza che sui telegiornali arrivino immagini disturbanti. Esultanza di Renzi e del Pd per il “calo del 18 per cento degli sbarchi.”

Non a caso Minniti viene riconosciuto come un buon ministro dal popolo della destra, tanto che Alessandra Mussolini su Radio 24 ha detto che “sta facendo cose che avremmo dovuto fare noi e non abbiamo fatto”.

La corsa a destra non riguarda solo il Pd. Il sempre più candidato premier grillino Luigi Di Maio, dopo avere difeso la sindaca Raggi che “deve occuparsi prima dei romani” (i romani già tremano al pensiero…) ha invocato la legalità e l’ordine, ha ribadito che gli immobili occupati vanno sgomberati ed elogiato le forze dell’ordine, definendo “una frase infelice” la direttiva di un funzionario di “spezzare le braccia”. Il povero Salvini e i quattro fascisti che si tira dietro si sbracciano per cercare di fare più rumore possibile e distinguersi (non è facile!) in tanto letamaio razzista e forcaiolo. Ci provano con dichiarazioni truculente sui negri che stuprano e sui terroristi che invadono il Belpaese, inscenando provocazioni attorno ai centri che accolgono i profughi e con le solite azioni vigliacche come l’aggressione contro un compagno dell’Arci di Ombriano (Crema), alla quale bene hanno risposto in pieno agosto 300 antifascisti scesi in piazza a chiarire che contro i fascisti la guardia va tenuta sempre alta.

Il governo e i media vorrebbero trasmettere l’idea che in fin dei conti si tratta di tensioni circoscritte, che riguardano settori socialmente e politicamente marginali della popolazione. Non è forse il Pd il partito del buonsenso e del giusto mezzo, come ha dichiarato Matteo Renzi?

Si vuole chiudere nel silenzio, nella paura, nell’individualismo, nell’affidamento passivo al “benevolo” potere statale milioni e milioni di persone che sono spinte sempre più in basso dalla crisi economica e sociale. Proprio perché c’è un soffio di ripresa economica, i padroni vogliono la gente a testa bassa e a lavorare (chi ha un lavoro) senza osare alzare la testa e rivendicare i propri diritti sul posto di lavoro e fuori. Non a caso si contano già 591 morti sul lavoro in sette mesi.

È lo stesso silenzio che vuole il governo, che prepara l’ultima finanziaria prima delle elezioni, una legge che, è facile prevederlo, conterrà i soliti regali alle aziende spacciati per “misure per l’occupazione”, la prosecuzione dell’austerità e qualche promessa mirabolante per i pensionati e i redditi più bassi, nel classico stile da venditori di fumo a cui Renzi ci ha abituato in questi anni.

La sostanza è già stata detta da un anonimo banchiere nel seminario padronale di Cernobbio: “…qualsiasi governo esprimerà un ministro dell’Economia che farà le cose in sintonia con l’Europa, come è sempre stato da quando c’è l’euro”. In sintonia con l’Europa significa: 64 miliardi di interessi annui da pagare alle banche e almeno una 15ina di miliardi da trovare tra tagli e tasse per scongiurare l’aumento dell’Iva nel 2018.

Ma non basteranno né le menzogne, né i manganelli per far regnare la pace sociale. La crisi ha accorciato troppo la coperta, milioni di persone hanno ormai capito che il loro futuro è già stato distrutto. È verso di loro che dobbiamo rivolgerci, per fare di questo autunno una stagione di lotta e della prossima campagna elettorale il momento dello smascheramento per un sistema politico in cui i tre schieramenti (Pd, destra e 5 Stelle) si scannano fra loro per poi correre tutti a orecchie basse quando la borghesia li richiama con un fischio.

4 settembre 2017

http://www.rivoluzione.red/lestate-dei-manganelli/

Unite We Stand – Libertà per gli arrestat* del G20

Una lettera/appello dei compagni e le compagne del Postaz di Feltre in solidarietà alle persone ancora in carcere ad Amburgo

Pubblichiamo una lettera/appello, scritta dai compagni e compagne del Postaz di Feltre, in solidarietà alle persone ancora in carcere ad Amburgo. Giovedì 31 agosto la Corte Costituzionale tedesca ha rigettato il ricorso in terzo appello di giudizio per la scarcerazione di Fabio, il diciottenne feltrino arrestato durante le mobilitazioni. La Corte non ha concesso la scarcerazione di Fabio affermando di non avere competenze sufficienti in materia.

Ciao a tutti. Voi lì dentro e voi qui fuori. Siamo di nuovo noi, i vostri fratelli e sorelle, i vostri amici ed amiche, i vostri compagni e compagne.

È da quasi due mesi che vi hanno arrestati al g20, chiusi dietro a queste alte mura, con le incredibili motivazioni e le assurde sentenze di tribunale. La maggior parte di voi non ha documenti tedeschi e questo sembra che basti a questa società profondamente razzista, per farvi internare per mesi, anni, con pretesti come l’”aiuto psicologico”. Tre dei nostri giovani compagni sono ancora sull’isola del carcere giovanile, e altri sono ancora nel carcere preventivo di Neustadt. Anche a loro va il nostro pieno appoggio e la nostra solidarietà.

Abbiamo appreso con gioia che finalmente hanno rilasciato Maria, è già qualcosa, ma noi non ci fermeremo e non staremo in silenzio finché non saranno liberi tutti! Torneremo a trovarvi ogni prima domenica del mese. Ci sono un sacco di azioni solidali nei vostri confronti, come i graffiti all’ambasciata a Parigi, e qualche vetro si è rotto… capita! Ci sono state manifestazioni a Venezia, Palermo e Roma sempre di fronte a consolati e ambasciate con la richiesta di liberarvi subito. In concomitanza con l’ultimo presidio a Billlwerder, anche a Genova in piazza San Lorenzo ed a Bilbao c’è stato un presidio di solidarietà, per dimostrare i legami ed il supporto con voi arrestati. Il sette agosto a Danzica, Varsavia e Cracovia si sono assemblate un sacco di persone di fronte all’ambasciata e al consolato per richiedere la vostra liberazione.

L’ultima volta siete riusciti a sentirci solamente da lontano, è per questo che oggi abbiamo deciso di aumentare i volumi e vi facciamo ascoltare un po’ di musica che avete scelto voi. Continuate a scrivere nelle vostre lettere i pezzi che preferite, quelli che vi danno forza e che vi fanno pensare meno alle grigie sbarre di fronte a voi! Poi ci pensiamo noi a metterli su! Sempre sperando che riceviate abbastanza posta.

Ci vedremo presto qui, in tribunale o per le strade, tutti liberi, tutte libere!

United we stand

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/unite-we-stand-liberta-per-gli-arrestat-del-g20/21023

Fabrizio Ceruso vive: 8-9 Settembre Corteo e Giornata in piazza

1974-2017: L’8 e il 9 Settembre a San Basilio si terranno due giornate per l’anniversario della morte di Fabrizio Ceruso. Riportiamo il testo introduttivo e il programma delle giornate.

Fabrizio Ceruso vive: 8-9 Settembre Corteo e Giornata in piazza

L’8 Settembre di quest’anno ricorrerà il 43° anniversario della morte di Fabrizio Ceruso, 19enne di Tivoli ucciso nel 1974 a San Basilio durante lo sgombero di alcune palazzine occupate nel quartiere.

Lo sfruttamento dei territori e dei quartieri segue un filo che da allora arriva ad oggi, dove in nome dei profitti di pochi si continuano a sfruttare coloro che combattono quotidianamente per la sopravvivenza.
Il quadrante della Tiburtina, in particolare, negli ultimi tempi è stato notevolmente attenzionato sia dalle amministrazioni che dalle compagini di estrema destra. Attacco ai quartieri ed alle case popolari, migranti, chiusura degli spazi di socialità e cultura slegati dal consumo, decine di casinò e sale slot, magazzini della logistica, numerosi stabili industriali abbandonati costituiscono un’ amalgama esplosiva che ha determinato il costante incremento di attenzioni da parte di tutte le forze politiche e delle istituzioni. Problemi che continuano ad essere affrontati unicamente come questioni di ordine pubblico, perpetrando uno
stato d’emergenza funzionale unicamente alla speculazione economica e politica. Soffiare sul fuoco della guerra tra poveri è ormai il meccanismo abituale per sviare l’attenzione dai veri responsabili del disagio quotidiano nelle periferie e offrire sponda alle organizzazioni neofasciste nei quartieri popolari. La nuova giunta pentastellata, lungi dal porsi in discontinuità con le amministrazioni precedenti, si sta dimostrando sorda verso le istanze che provengono dal basso, in linea con le politiche securitarie del governo nazionale, e propensa a strizzare l’occhio alle compagini neofasciste, come più volte dimostrato nel quadrante tiburtino come in tutta la città.

Un contesto in cui diventa fondamentale un intervento quotidiano nei quartieri che abbia l’umiltà di saper ascoltare e la capacità di poter agire. In questo senso, senza dubbio il lavoro di memoria storica che abbiamo sviluppato nel corso di questi anni, culminato con la produzione del documentario sulla storia di San Basilio e la battaglia del 1974, ci ha fornito delle utili chiavi di lettura del presente e delle sue contraddizioni. Riattualizzare dunque la memoria di Ceruso, ed in generale di tutti i compagni e le compagne scomparsi, non come liturgia, bensì come interpretazione del presente e megafono delle istanze sociali del territorio.

Come 43 anni fa, ancora oggi molte persone decidono di alzare la testa e di riprendersi ciò che viene sottratto in nome della rendita, della speculazione e dei profitti. Il territorio tiburtino, negli ultimi anni, di fronte a una costante crescita di attacchi da parte di amministrazioni e neofascisti, ha più volte dimostrato la volontà di non abbassare la testa. Quest’anno vorremmo continuare nella stessa direzione tracciata nella scorsa mobilitazione, allargando la partecipazione e fissando le date di settembre come un appuntamento in cui coinvolgere tutta la città. Le giornate in memoria di Fabrizio saranno la prima occasione in cui scendere in piazza dopo un’estate rovente, in cui il Governo, la giunta comunale e la questura hanno dimostrato, con gli sgomberi di via Vannina, Cinecittà e Piazza Indipendenza, quale sia l’unico piano politico per il futuro delle istanze sociali: l’uso della forza. La sfida della due giorni sarà costituire un primo momento in cui uscire dall’angolo dove i gruppi di potere della città stanno tentando di mettere coloro che lottano per un mondo diverso. Un’opportunità per dare un segnale forte e unitario tenendo insieme le criticità della Tiburtina e di tutta la città, dalla sanatoria regionale per le case popolari alla delibera regionale per l’emergenza abitativa, dagli sgomberi forzati dei migranti ai tentativi di infiltrazione delle organizzazioni neofasciste, dalla riconversione degli edifici abbandonati alla lotta alla cementificazione, dall’attacco agli spazi sociali alle lotte nel mondo del lavoro.

San Basilio, storie de Roma

Nodo Territoriale Tiburtina

Programma delle giornate:

FABRIZIO CERUSO VIVE, SAN BASILIO E ROMA NON DIMENTICANO

– Venerdì 8/9:

h.9:00 Un fiore per Fabrizio alla lapide di via Fiuminata

h.11:30 Un fiore per Fabrizio a Piazza Santa Croce (Tivoli)

h.17:00 Corteo cittadino sulla Tiburtina – Partenza da Metro Rebibbia

– Sabato 9/9 – Largo Arquata del Tronto (San Basilio):

h.17:00 Sport popolare

h.19:00 Assemblea pubblica sul diritto all’abitare a Roma

h.20:00 cena popolare

h.21:30 concerto con: Skasso (Fusion Ska) – Ardecore (Folk – Alternative Rock)

Durante le giornate saranno disponibili le copie fisiche del docu-film autoprodotto “San Basilio, storie de Roma” – (Qui link del Trailer)

Per contatti e informazioni:

– www.progettosanbasilio.orgwww.progettosanbasilio.org

– progettosanbasilio@inventati.org

– Facebook: San Basilio, storie de Roma

Torino ReSetG7 – Appello alla Mobilitazione!

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Dal 26 settembre all’1 ottobre i rappresentanti di Italia, Francia, Germania, Stati Uniti, Canada, Giappone e Regno Unito si riuniranno a Venaria per discutere di scienza, industria e lavoro. Prosegue così il tour italiano del G7, che dopo aver fatto tappa in tante città investirà anche Torino con il suo codazzo di ministri e con il suo apparato repressivo. Una vergognosa messa in scena a spese di tutti i cittadini, mentre il paese sprofonda sempre di più i responsabili del disastro fintamente disquisiscono di soluzioni che non hanno. Come potrebbe essere altrimenti? Sono loro e il loro modello di sviluppo alla base di tutti i nostri problemi.

Torino è forse la città che più, in Europa, ha vissuto a pieno le contraddizioni nel campo dell’industria, della scienza e del lavoro: la città (post-)industriale per eccellenza, che sta pagando il prezzo delle loro scellerate politiche in termini di ricadute ambientali e di abbandono delle periferie. Torino è una città emblematica nel mostrare come nel nome del profitto di poche aziende si sia sacrificata la salute e il benessere della collettività, è una città in cui il tasso di disoccupazione supera il 10%, quello giovanile al 40% e le risposte cittadine e nazionali si concretizzano nell’ulteriore precarizzazione e ricattabilità lavorativa.

Siamo certi che nessuno meglio di Poletti e la sua cricca sanno che questo vertice è un affronto alla città. Per questo a settembre i ministri hanno deciso di barricarsi alla reggia di Venaria, mentre è già iniziata la campagna intimidatoria della stampa per creare un clima di paura intorno alle contestazioni. Altro che garantire la sicurezza, l’obiettivo è uno solo: tutti devono stare a casa e i ministri devono poter decidere tranquilli sulle nostre teste..

Lo diciamo chiaro: noi non accettiamo la presenza di un evento simile nella nostra città e ancora di più non vogliamo accettare i falsi proclami fatti che usciranno da quel patetico consesso. Sentiamo la necessità di portare nelle strade un modello alternativo e contrario alle politiche di disuguaglianza sociale promosse dalla governance mondiale dei potenti della terra.

Le giornate di fine settembre saranno l’occasione per ridare voce a tutti coloro che da anni subiscono gli attacchi alla sanità, ai luoghi della formazione, ai territori, ai diritti sul lavoro e all’autodeterminazione delle proprie vite. Vogliamo lanciare una mobilitazione larga, inclusiva e diffusa che si ponga l’obiettivo di riprendersi la città, creando spazi, momenti di discussione e azione nell’arco di tutte le giornate del G7.
Ad un vertice blindato e non rappresentativo vogliamo contrapporre una mobilitazione dal basso. Non lasceremo che sette ministri prendano decisioni sulle nostre vite e sul nostro futuro a porte chiuse.

Crediamo che la vetrina istituzionale del G7 possa rappresentare una tappa importante nel portare l’opposizione di una società che negli ultimi anni ha combattuto, e continua a farlo, contro le politiche europee di austerità e le più recenti politiche del governo Renzi-Gentiloni su lavoro, sicurezza, scuola e ambiente. Per questo tutte le realtà di Torino che fanno della proposta politica d’alternativa, dell’impegno militante e della trasformazione sociale la priorità del loro agire hanno deciso di riunirsi in un’Assemblea Cittadina, per poter portare l’opposizione unitaria di una città che ha vissuto per anni le conseguenze della post industrializzazione e delle politiche sul lavoro.
Come Assemblea abbiamo sentito la necessità di coinvolgere tutti i soggetti e i singoli, attivi a Torino e in tutt’Italia per poter creare un’ampia mobilitazione, costruita dal basso, con un’assemblea nazionale sul G7 che si terrà a Torino, sabato 9 domenica 10 settembre ore 14:00 presso la Cavallerizza Reale.

Serve ripartire da zero. Chi decide su cosa, come sono usate le risorse di tutti, a cosa serve il lavoro: o la ricchezza è per tutti o lavorare non ha senso.

RESET G7!

Da Torino Reset G7

Libertà per tutti i prigionieri del G20 di Amburgo

Il G20 si è concluso e ci sono ancora 28 compagni in carcere. Diciannove di loro non hanno la cittadinanza tedesca, ma provengono da Italia, Spagna, Repubblica Ceca, Russia, Paesi Bassi, Grecia, Francia e ci sono 5 ragazzi senza fissa dimora provenienti dalla Germania. L’articolo 14 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo vieta la discriminazione dovuta alla provenienza, di conseguenza si sta chiaramente violando questo articolo, trattenendo i compagni in prigione e rilasciando i tedeschi che si trovano a fronteggiare le stesse accuse o addirittura accuse più gravi.

Nel frattempo sta diventando sempre più evidente il forte segnale che il governo tedesco e parte della magistratura vogliono dare a tutti coloro che in futuro vorranno protestare in Germania. Dopo la strategia attuata dalla polizia durante il G20 possiamo ora parlare di una strategia giuridica nei confronti di coloro che sono in custodia preventiva. La maggior parte di questi, infatti, non ha fatto nulla di grave, qualcosa che nella normalità sarebbe stato giudicato con una sospensione della pena.

Coloro che potremmo definire «estremisti di legge e ordine» stanno provando a portare avanti una sorta di piano di distruzione. Rompono un tabù dopo l’altro per sconvolgere il mondo della sinistra e indebolirla. E in parte questa piano sta funzionando.

Durante il G20 è emersa tanta violenza e tanti sono stati gli abusi da parte della polizia, basati proprio su questa strategia sistematica. Molte persone sono rimaste ferite, con gambe e braccia rotte, altri contusi – e tante persone, in particolare «stranieri», trattenute in carcere senza alcun motivo reale e senza alcuna base giuridica. Una settimana fa il Ministro degli Interni, il sig. De Maiziére, ha chiuso anche la piattaforma internet di informazione indipendente Indymedia.

La prima sentenza contro un compagno proveniente dall’Olanda, Peike S., è di 2 anni e 7 mesi. Molte persone sono rimaste scioccate. Normalmente una sentenza così grave è data per rapina a mano armata, per la vendita reiterata di chili di cocaina o per omicidio. Il procuratore aveva «solamente» chiesto 1 anno e 9 mesi – che è già molto grave. Ma è importante sapere che il giudice di quella sentenza è noto come un giudice giovane che in molti casi ha elargito tantissime pene elevate. Naturalmente questa sentenza è sproporzionata – e pensiamo che la prossima istanza darà una pena minore.

In una situazione normale Peike S. sarebbe stato liberato, perché non c’era alcuna prova reale contro di lui – un poliziotto ha detto di aver visto un ragazzo «rasta» che lanciava bottiglie, ma Peike S. non ha i dreadlock. Per quanto riguarda questo aspetto, il giudice non ha tenuto conto della presunzione di innocenza, che è una condizione imprescindibile della legge. La sentenza nei successivi casi giudiziari sarà interessante e più significativa.

La seconda sentenza è stata di 6 mesi con condizionale a Stanislaw B, polacco, che è stato rilasciato dopo il processo. Ma anche questa sentenza può essere considerata grave poiché il ragazzo è stato messo in custodia, è stato arrestato in un luogo lontano dalle manifestazioni e la polizia gli ha trovato soltanto uno spray al peperoncino e gli occhialini da sub. Lui in realtà non ha fatto nulla di illegale, ma la polizia e il pubblico ministero considerano lo spray e gli occhiali da sub come «armi passive».

I conservatori e i socialdemocratici Cdu e Spd alimentano l’atmosfera di paura e di oppressione per non affrontare i temi seri posti dalla protesta in generale e chiedono pene severe – e alcuni giudici sembrano seguire questo consiglio politico.

La Cdu ora vuole proporre una legge che preveda la reclusione in carcere in attesa di giudizio per chiunque venga accusato di violenza durante una manifestazione – ciò contraddice la Costituzione tedesca. Ma questa è stata la strategia fin dall’inizio, già prima del G20: l’evento e le manifestazioni sono state utilizzate strumentalmente per creare un’escalation di repressione, cambiando la legge con regole più restrittive, dividendo la sinistra e radicalizzando la società.

Chi propone politiche di guerra nei confronti degli altri paesi e la riduzione dell’uguaglianza sociale deve avvalersi di una politica interna più restrittiva. I documenti strategici di think tank in Germania come la Fondazione Scienza e Politica (Swp) o l’Istituto per gli studi di sicurezza (Euiss) vanno esattamente in questa direzione. Questi proclamano una guerra di classe tra le élite metropolitane dell’Europa centrale e quelle che cinicamente chiamano «l’ultimo miliardo» – riferendosi alle popolazioni dell’Africa, del Medio Oriente e della classe operaia e dei lavoratori poveri in Europa. E proclamano di utilizzare tutti i mezzi militari, di polizia ed economici per portare avanti il potere delle élite metropolitane e per sconfiggere ogni protesta e resistenza.

Come partito Die Linke, insieme ai movimenti sociali di opposizione di sinistra, dobbiamo lottare per i diritti umani e i diritti fondamentali – come libertà, salute, libertà di dissenso e di parola, ecc.

Abbiamo fatto una campagna per Maria Rocco, Fabio Vetorel, Emiliano Puleo e tutti gli altri – alcuni articoli sono stati pubblicati nei giornali – anche in quelli liberali – alcuni video sono stati trasmessi nelle principali trasmissioni televisive.

Finalmente i giudici hanno liberato Maria. L’avvocato di Fabio sta lottando presso la Corte costituzionale per ottenere la sua libertà e Emiliano sta preparando la propria difesa con i suoi due avvocati.

Le nostre richieste sono: libertà per tutti i prigionieri politici del G20.

Oggi si terrà la prima riunione di una commissione straordinaria nel Parlamento di Amburgo sul G20, i cui lavori continueranno fino al prossimo anno. Il nostro gruppo parlamentare racconterà i retroscena politici del G20, la strategia della polizia e gli abusi, l’utilizzo della giustizia, l’intervento delle forze militari tedesche ed europee e costi di tutto questo.

Ma io credo che il nostro impegno a lungo termine dovrà rivolgersi alla lotta per costruire un altro mondo e un’altra società. In un sistema capitalista non c’è spazio per l’uguaglianza e i diritti umani se non ci sono attori forti che lottano per questo.

La Germania e l’Unione Europea stanno portando avanti una politica molto aggressiva, imperialista e neo-colonialista. Se non cominciamo a lottare, insieme e intensamente per un altro sistema, per un mondo migliore, la situazione peggiorerà.

 Martin Dolzer Parlamentare Die Linke Amburgo

da il manifesto

FABRIZIO CERUSO VIVE, SAN BASILIO E ROMA NON DIMENTICANO!

manifesto-definitivo-2017

Venerdì 8/9:

h.9 Un fiore per Fabrizio alla lapide di via Fiuminata

h.11:30 Un fiore per Fabrizio alla lapide di piazza Santa Croce (Tivoli)

h. 17 Corteo cittadino sulla Tiburtina – Partenza da stazione metro Rebibbia

Sabato 9/9

Largo Arquata del Tronto (San Basilio)

dalle 17 Sport popolare

dalle 19 Assemblea pubblica sul diritto all’abitare a Roma

dalle 20 cena popolare

dalle 21:30 concerto con:

Skasso (Fusion Ska)

Ardecore (Folk – Alternative Rock)

www.progettosanbasilio.org

progettosanbasilio@inventati.org

Fb: San Basilio, storie de Roma

Durante le giornate saranno disponibili le copie fisiche del docu-film autoprodotto “San Basilio, storie de Roma”

Link al trailer: https://www.youtube.com/watch?v=vikXxZQD94Y

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L’8 Settembre di quest’anno ricorrerà il 43° anniversario della morte di Fabrizio Ceruso, 19enne di Tivoli ucciso nel 1974 a San Basilio durante lo sgombero di alcune palazzine occupate nel quartiere.

Lo sfruttamento dei territori e dei quartieri segue un filo che da allora arriva ad oggi, dove in nome dei profitti di pochi si continuano a sfruttare coloro che combattono quotidianamente per la sopravvivenza. Il quadrante della Tiburtina, in particolare, negli ultimi tempi è stato notevolmente attenzionato sia dalle amministrazioni che dalle compagini di estrema destra. Attacco ai quartieri ed alle case popolari, migranti, chiusura degli spazi di socialità e cultura slegati dal consumo, decine di casinò e sale slot, magazzini della logistica, numerosi stabili industriali abbandonati costituiscono un’ amalgama esplosiva che ha determinato il costante incremento di attenzioni da parte di tutte le forze politiche e delle istituzioni. Problemi che continuano ad essere affrontati unicamente come questioni di ordine pubblico, perpetrando uno stato d’emergenza funzionale unicamente alla speculazione economica e politica. Soffiare sul fuoco della guerra tra poveri è ormai il meccanismo abituale per sviare l’attenzione dai veri responsabili del disagio quotidiano nelle periferie e offrire sponda alle organizzazioni neofasciste nei quartieri popolari. La nuova giunta pentastellata, lungi dal porsi in discontinuità con le amministrazioni precedenti, si sta dimostrando sorda verso le istanze che provengono dal basso, in linea con le politiche securitarie del governo nazionale, e propensa a strizzare l’occhio alle compagini neofasciste, come più volte dimostrato nel quadrante tiburtino come in tutta la città.

Un contesto in cui diventa fondamentale un intervento quotidiano nei quartieri che abbia l’umiltà di saper ascoltare e la capacità di poter agire. In questo senso, senza dubbio il lavoro di memoria storica che abbiamo sviluppato nel corso di questi anni, culminato con la produzione del documentario sulla storia di San Basilio e la battaglia del 1974, ci ha fornito delle utili chiavi di lettura del presente e delle sue contraddizioni. Riattualizzare dunque la memoria di Ceruso, ed in generale di tutti i compagni e le compagne scomparsi, non come liturgia, bensì come interpretazione del presente e megafono delle istanze sociali del territorio.

Come 43 anni fa, ancora oggi molte persone decidono di alzare la testa e di riprendersi ciò che viene sottratto in nome della rendita, della speculazione e dei profitti. Il territorio tiburtino, negli ultimi anni, di fronte a una costante crescita di attacchi da parte di amministrazioni e neofascisti, ha più volte dimostrato la volontà di non abbassare la testa. Quest’anno vorremmo continuare nella stessa direzione tracciata nella scorsa mobilitazione, continuando ad allargare la partecipazione e a fissare le date di settembre come un appuntamento in cui coinvolgere tutta la città. Le giornate in memoria di Fabrizio saranno la prima occasione in cui scendere in piazza dopo un’estate rovente, in cui il Governo, la giunta comunale e la questura hanno dimostrato, con gli sgomberi di Cinecittà e Piazza Indipendenza, quale sia l’unico piano politico per il futuro delle istanze sociali: l’uso della forza . La sfida della due giorni sarà costituire un primo momento in cui uscire dall’angolo dove i gruppi di potere della città stanno tentando di mettere coloro che lottano per un mondo diverso.

Un’importante opportunità per dare un segnale forte e unitario tenendo insieme le criticità della Tiburtina e di tutta la città, dalla sanatoria regionale per le case popolari alla delibera regionale per l’emergenza abitativa, dagli sgomberi forzati dei migranti ai tentativi di infiltrazione delle organizzazioni neofasciste, dalla riconversione degli edifici abbandonati alla lotta alla cementificazione, dall’attacco agli spazi sociali alle lotte nel mondo del lavoro.

San Basilio, storie de Roma
Nodo Territoriale Tiburtina

Dossier Viminale e la vulgata securitaria

Ci sono alcuni dati incontrovertibili nel dossier pubblicato sul sito del Viminale a Ferragosto.

Per esempio, i sequestri di aziende in possesso della criminalità organizzata sono stati di gran lunga inferiori a quelli del 2016, lo stesso vale per le confische. Stiamo parlando non solo di numeri (derivanti dal monitoraggio del Ministero) ma anche del valore dei beni sequestrati.

La lotta al degrado urbano fortemente voluta dalla Legge Minniti è repressione degli ultimi, dei migranti e dei richiedenti asilo, degli occupanti di casa e degli operai in lotta ma sul fronte della lotta al grande crimine si fanno decisi passi indietro. Questa lettura viene confermata dai tagli al fondo unico per la giustizia destinato alla lotta alla criminalità organizzata .

Tanto impegno profuso per il contrasto dell’abusivismo commerciale e dei piccoli reati a discapito della lotta contro la criminalità organizzata e dal suo business?

Nel dossier del Viminale si leggono anche altri dati che aiutano a capire dove si sta indirizzando l’attenzione securitaria.

Le espulsioni legate a motivi di sicurezza nel 2017 saranno il doppio di quelle dell’intero 2016, controlli e perquisizioni sono aumentati del 150%, una impennata anche nelle statistiche legate al controllo dei veicoli.

Anche l’abusivismo commerciale annovera dati importanti, si veda a tal riguardo il numero delle sanzioni e degli articoli sequestrati, dati sono ancora provvisori e suscettibili di incrementi. Ma quando parliamo di abusivismo commerciale ci riferiamo per lo piu’ a migranti. E a proposito di questi ultimi il numero degli scafisti arrestati è piu’ che dimezzato mentre invece il numero dei migranti sbarcati sul territorio italiano nel 2017 , stando ai dati attuali è cresciuto del1,5% smentendo i tribuni dell’odio e del razzismo e di quanti parlano di invasione senza mai guardare ai dati relativi alla accoglienza degli altri paesi europei.

Sembrerebbero invece diminuire le manifestazioni di piazza legate a vertenze sindacali ed occupazionali mentre aumentano quelle sociali e politiche. Ma dati alla mano, il numero delle manifestazioni con disordini è in calo e molti di quei disordini sono attribuibili all’intervento repressivo e preventivo delle forze dell’ordine.

Aumentano i daspo e il loro numero e si sa che con la Minniti cresceranno a dismisura. Dai primi dati si capisce come la tanto decantata (dai canali Mediaset) esplosione della piccola criminalità non esista e il numero di furti e rapine resta in linea con i dati del 2016, eppure ogni telegiornale o approfondimento trasmette paura e l’immagine di un paese assediato dai migranti.

In crescita gli accordi per la sicurezza stabiliti a livello locale e Prefettizio, coinvolgere gli enti locali nei dispositivi securitari è una direttiva assodata.

La insicurezza delle strade ha già prodotto i suoi velenosi frutti, il continuo rimpallarsi delle responsabilità per capire di chi sia compito la manutenzione del territorio (specie dopo la distruzione delle Province ) ha decretato l’aumento degli incidenti mentre invece diminuiscono le infrazioni accertate e quelle legate all’eccesso di velocità. Aumentano cosi’ gli incidenti i dissesti del territorio, sono numeri allarmanti come quelli relativi ai danni idrici ed idrogeologi, danni prodotti dall’incuria e dall’abbandono in cui versano intere regioni italiane dopo i tagli alla Pubblica amministrazione. E questi danni alla lunga producono costi assai maggiori delle opere di prevenzione e messa in sicurezza. E’ particolarmente importante il dato relativo agli incendi dolosi di boschi, ebbene nel 2017 gli incendi sono in costante aumento mentre il numero degli addetti nelle squadre anti incendio in calo. Interessi speculativi favoriscono la distruzione delle aree verdi in vista dei piani urbanistici a uso speculativo. Altro discorso meriterebbe la soppressione del Corpo Forestale dello Stato la cui soppressione è stato un incentivo agli incendi.

Aumenta la corruzione e la presenza della criminalità nelle istituzioni locali come dimostra l’aumento dei comuni commissariati o sciolti e gli accessi ispettivi dell’antimafia. E qui il ragionamento si fa particolarmente interessante perché i comuni sciolti per mafia sono tanto del centro sinistra che del centro destra.

Irrisorio, infine, il numero dei tirocini formativi e delle attività sportive destinate a migranti e richiedenti asilo, una situazione del resto che li accomuna alla popolazione autoctona, non per niente enti locali e scuole non hanno mai predisposto percorsi sportivi e didattici pomeridiani se non in maniera del tutto sporadica.

Leggere allora questi dati e interpretarli aiuta a comprendere la campagna di odio alimentata contro i migranti e le classi sociali meno abbienti, il dossier del Viminale fotografa un paese dove le emergenze da affrontare sono ben altre

redazione pisana di Lotta Continua