A Calais gas al peperoncino su adulti e bambini inermi

Rapporto di Human Rights Watch sugli abusi della polizia francese contro i migranti

Utilizzo ingiustificato e reiterato di gas al peperoncino su adulti e bambini inermi, confisca arbitraria delle coperte, divieto di accesso all’acqua, ostacolo alla distribuzione dei pasti. Queste sono solo alcune delle accuse che l’organizzazione Human Rights Watch rivolge alle forze dell’ordine francesi (in particolare i reparti Crs) in servizio tra i migranti accampati a Calais, nell’attesa di tentare la traversata verso l’Inghilterra.

È UN QUADRO DESOLANTE, fatto di inutile e arbitrario accanimento, quello che esce dal rapporto pubblicato ieri dalla Ong con il titolo «È come vivere all’inferno – Abusi polizieschi a Calais contro i migranti, bambini e adulti». Lo studio, realizzato tra la fine di giugno e l’inizio di luglio scorsi, si appoggia sulle interviste dettagliate di 61 richiedenti asilo, la metà dei quali minori non accompagnati, raccolte a Calais e nei dintorni, dove, dopo lo smantellamento del campo chiamato la Giungla nell’autunno scorso, i migranti stanno cominciando a tornare.

Sarebbero alcune centinaia di persone (tra le 400 e le 500, secondo i dati di Hrw) a dormire nei boschi intorno alla cittadina del nord della Francia, aspettando l’occasione per passare la Manica. A testimoniare sono stati cittadini eritrei, afghani, etiopi (alcuni dei quali si sono qualificati come Oromo, l’etnia numericamente più importante in Etiopia), iracheni e curdi. Ed è proprio dai loro racconti che emerge la drammatica condizione dei migranti a Calais.

«QUASI OGNI NOTTE – confida Nebay T., giovane eritreo di 17 anni- i poliziotti si avvicinano mentre dormiamo e ci spruzzano addosso il gas. Ce lo buttano su tutto il viso, negli occhi». Dello stesso tenore la storia di Moti W., oromo di 17 anni. «Stamattina -racconta- dormivo sotto il ponte. I poliziotti sono arrivati. Ci hanno cosparso (di gas, ndr) il viso, i capelli, gli occhi, i vestiti, i sacchi a pelo, il cibo. C’erano molte persone che dormivano. La polizia ha ricoperto ogni cosa di gas al peperoncino». Talvolta, riporta lo studio di Hrw, le forze dell’ordine invitano i migranti a liberare la zona prima di fare ricorso al gas. Spesso, però, come rivelato dalle due testimonianze appena citate, le azioni della polizia non prevedono alcun avviso preliminare.

LA ONG CONDANNA l’utilizzo di sostanze urticanti in situazioni nelle quali interventi del genere non siano strettamente necessari e proporzionati all’obiettivo legittimo. Nei casi esaminati, però, le iniziative intraprese contro persone inermi costituiscono, per l’organizzazione, nient’altro che un abuso al quale le autorità francesi devono porre immediatamente termine.

MA NON SI FERMANO QUI le tecniche utilizzate per impedire che i migranti sostino a Calais e nei suoi immediati dintorni. Numerose testimonianze parlano di negazione dell’accesso all’acqua o ai punti di distribuzione dei pasti. «Era circa mezzanotte -racconta Birhan G, sedicenne eritreo- ed ero venuto a prendere da mangiare. I poliziotti erano lì e hanno intimato (agli operatori umanitari, ndr) di non darci da mangiare. Avevamo fame.

Avevamo sete. Ma i poliziotti hanno iniziato a spruzzarci contro il gas e noi siamo scappati».

GLI EFFETTI di questo tipo di gas possono andare dal semplice bruciore agli occhi fino alle crisi d’asma e l’ipertensione. Nei casi più gravi, soprattutto se non c’è acqua a disposizione, si deve ricorrere al ricovero in ospedale. Tra le persone ascoltate anche operatori umanitari. Una volontaria dell’associazione Utopia 56 racconta di aver consegnato due bidoni d’acqua a un gruppo di uomini e ragazzi. Il giorno seguente, ricorda, gli stessi le hanno spiegato che i poliziotti ci avevano spruzzato all’interno del gas. Come sottolinea Hrw, inoltre, esiste un costante ostacolo – illegale – da parte della polizia all’azione delle organizzazioni umanitarie.

SULLO SFONDO resta la posizione ambigua del governo francese. Se, nei giorni scorsi, Macron aveva espresso l’intenzione di assicurare un’accoglienza degna, il suo ministro dell’interno, Gérrard Collomb appoggia più o meno apertamente l’ostilità dimostrata dalle autorità locali

Francesco Di Taranto

da il manifesto

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