Ayotzinapa, mille giorni di impunità

Avevano ragione i genitori dei 43 studenti scomparsi: la “verità storica” è falsa. Ad ammetterlo, gli stessi organi di giustizia dello stato messicano che hanno riconosciuto due importanti elementi derivanti dalle raccomandazioni del GIEI: nove telefoni cellulari dei normalisti sono rimasti attivi ben oltre il presunto falò di Cocula dove gli studenti sarebbero stati bruciati assieme a tutti i loro averi; inoltre, lo Stato messicano ha riconosciuto di dover investigare sul quinto autobus occupato dagli studenti la sera del 26 settembre 2014 e del quale non era nemmeno mai stata ammessa l’esistenza in quanto si presume possa essere stato usato da gruppi criminali per il trasporto di droga. L’ammissione di questi due punti comporta appunto l’impossibilità del verificarsi della cosiddetta “verità storica”.

Sono queste le novità principali del caso Ayotzinapa dopo la periodica udienza della CIDH (Comision Interamericana de Derechos Humanos) che si è tenuta a Lima, Perù, dal 3 al 7 luglio. Alla riunione, hanno partecipato, oltre al Mecanismo de Seguimento Especial che segue il caso dopo l’uscita di scena del GIEI, e agli avvocati dei genitori, anche Don Mario Gonzalez e Cristina Bautista, portavoce del comitato Padres y Madres de Ayotzinapa.  Per Don Mario, “Lo Stato pensa che noi genitori siamo degli stolti, ma noi accettiamo solo prove scientifiche”. Cristina Bautista ha invece puntato l’attenzione sullo scandalo che ha travolto il corrotto governo messicano, “impegnato a spiarci e a spiare i nostri rappresentanti invece che a trovare i nostri figli”. 

In riferimento allo scandalo #gobiernoespia, uscito sul The New York Times e con il quale si è scoperto che attivisti e giornalisti sono stati spiati per mesi dal governo messicano grazie al sofisticato software Pegasus (di produzione israeliana), al termine dell’udienza la CIDH ha reso noto che i membri del GIEI hanno fatto sapere che anche sui loro telefoni ci sono tracce del malware, dato che fa sospettare lo spionaggio anche nei loro telefoni. Come afferma James Cavallaro della CIDH, “Il fatto è molto grave perché fa temere l’intervento dello Stato nello spionaggio, visto che il software è venduto solo ai governi”.

Se queste novità possano essere utili a chiarire gli eventi della notte del 26 settembre 2014 è ancora presto per dirlo, dal momento che è sempre più evidente il ruolo di ostruzione del governo giudato da Peña Nieto, costretto solo dalla pressione dei movimenti e dalla mobilitazione permanente dei genitori in questi mille giorni di impunità, a cedere ed accettare alcune delle importanti indicazioni fornite dall’indagine del GIEI.

Per il Comitato Padres y Madres de Ayotzinapa, è un’altra piccola battaglia vinta contro quel muro di omertà, violenza, terrore e impunità eretto attorno alla vicenda dal governo messicano.

http://www.globalproject.info/it/mondi/ayotzinapa-mille-giorni-di-impunita/20945

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