Ibrahim Manneh: morire a 24 anni di malasanità e razzismo

Casa originale dell’articolo cronache di ordinario razzismo http://www.cronachediordinariorazzismo.org/ibrahim-manneh-napoli-razzismo-malasanita/

E’ possibile morire a 24 anni di peritonite? La risposta è si, se chi è preposto a curarti non lo fa. E’ di nuovo sì, se chi dovrebbe aiutarti ti ignora. E’ ancora una volta sì, se hai la pelle nera. E’ questa la forte denuncia dei membri del collettivo Ex Opg Occupato – Je so pazzo. “Un ragazzo di 24 anni è morto ieri a Napoli, ucciso dal razzismo e dalla mala sanità!”, scrivono sulla propria pagina Facebook. Il ragazzo si chiamava Ibrahim Manneh, aveva 24 anni, era originario dalla Costa D’Avorio e viveva in Italia dal 2010. E’ morto nella notte tra domenica 9 e lunedì 10 luglio, nell’ospedale Loreto Mare. Chi denuncia i fatti conosceva la vittima: Ibrahim Manneh si era recato diverse volte – anche dando una mano vista la conoscenza di cinque lingue – presso lo sportello legale dell’Ex Opg, ospedale psichiatrico abbandonato nel quartiere Materdei, che un gruppo di persone, in totale autonomia, ha occupato, sistemato e messo a disposizione della città, fornendo servizi, spazi di socialità e condivisione.

Ma cosa è successo a Ibrahim Manneh? E perché i membri di Ex Opg Occupato parlano di razzismo e malasanità? Li abbiamo raggiunti al telefono. Questi, i fatti che ci hanno descritto.
Domenica 9, intorno a mezzogiorno, Ibrahim Manneh inizia a avvertire forti dolori all’addome, e si reca all’ospedale Loreto Mare. Non gli viene fatta alcuna analisi: un’iniezione, e viene dimesso, nonostante la persistenza dei dolori. Seguendo le indicazioni dei medici, il giovane torna a casa. Ma la situazione non migliora, e intorno alle ore 22 Ibrahim chiama in aiuto il fratello, che arriva con alcuni amici. Si recano alla farmacia di turno più vicina, in Porta Garibaldi. Il farmacista, forse rendendosi conto della gravità della situazione, chiama più volte l’ambulanza, senza però mai aprire la porta. L’ambulanza non arriva. Passa una pattuglia dei carabinieri, a cui i ragazzi chiedono aiuto: invano. Vengono allontanati, e la pattuglia se ne va. Ibrahim è riverso a terra.

Dal 118 nessun cenno, e così i ragazzi si rivolgono disperati a un tassista a piazza Mancini. L’uomo, nonostante la gravità della situazione, specifica che per la corsa all’ospedale sono dieci euro. I ragazzi mostrano i soldi, ma a quel punto il tassista si rifiuta di portarli in ospedale perchè non ha “l’autorizzazione della polizia”.
I ragazzi raggiungono una seconda farmacia di turno in zona: il farmacista, senza effettuare alcuna visita, suggerisce l’acquisto di alcuni farmaci, per un importo di 15 euro. I ragazzi seguono le indicazioni e riportano Ibrahim a casa, facendogli assumere i farmaci. Il giovane inizia a vomitare.

A mezzanotte, i ragazzi contattano i membri del collettivo Ex Opg Occupato, i quali chiamano subito un’ambulanza chiedendo di andare a casa del giovane. Dal 118 rispondono che non possono inviare un mezzo “per un ragazzo che vomita: deve andare lui in ospedale”, è la risposta, nonostante venga precisato che Ibrahim non riesce a muoversi. Ai membri dell’Ex Opg Occupato viene dato il numero della Guardia Medica, dove comunque viene specificato che il giovane deve recarsi autonomamente. A quel punto, senza sapere più che fare, gli amici lo sollevano di peso e lo portano in stato di incoscienza verso Piazza Nazionale, dove si trova l’Asl. Nel tragitto incontrano un’altra volante dei carabinieri a cui chiedono aiuto: anche in questo caso, la loro richiesta viene ignorata.
Una volta raggiunta la Guardia Medica, il medico di turno visita Ibrahim e subito si rende conto delle gravissime condizioni in cui versa. Chiama un’ambulanza, che a questo punto arriva immediatamente.

Ibrahim arriva all’ospedale Loreto Mare alle 2.30 di notte. Viene trasportato d’urgenza in sala operatoria. Da questo momento, nessuno darà alcuna informazione né agli amici né al fratello.

Verranno raggiunti dalla notizia della morte di Ibrahim alle 11 di mattina. Dalle dichiarazioni effettuate dai medici in serata, sembra che Ibrahim sia morto per una perforazione all’addome: arrivato in sala operatoria troppo tardi, non sarebbe stato possibile nemmeno operarlo. Sarebbe morto di notte, da solo. Al fratello la notizia è stata data dopo ore dal decesso, e non gli è stato permesso di vedere la salma nè di parlare con i medici. Solo dopo ore, e grazie all’intervento del collettivo Ex Opg Occupato, il fratello può vedere il corpo di Ibrahim.

Quanto accaduto è già gravissimo. Ma non finisce qui.

Gli amici di Ibrahim, il fratello e i membri di Ex Opg Occupato decidono di sporgere denuncia. Raccolgono le testimonianze e vanno a depositare il tutto al posto di guardia dell’ospedale; che però è stato dismesso. Si recano quindi in Questura: ma i funzionari si rifiutano di accogliere la denuncia, sostenendo che deve essere fatta all’ospedale Loreto Mare.

Intanto, gli amici di Ibrahim accorrono presso la struttura sanitaria. La direzione dell’ospedale allerta la polizia, che arriva immediatamente e intima ai presenti di andarsene.

Nel frattempo i membri di Ex Opg Occupato tornano a Loreto Mare per sporgere denuncia, come indicato dalla Questura. I poliziotti presenti prima identificano l’avvocato facente parte del collettivo, e poi dichiarano testualmente, come riportato dal collettivo: “Dovete farli andare tutti quanti a casa, altrimenti interveniamo noi, poi non vogliamo sapere niente di video e reato di tortura”. Aggiungono inoltre che “la denuncia deve essere depositata presso la Questura, li abbiamo informati, vi stanno aspettando”.
Non viene accolta la denuncia sul luogo.

“L’omicidio colposo di Ibrahim, causato da una serie di assurde ed evitabili cause, è stato denunciato così presso la Questura, allungando i tempi di una già macchinosa giustizia, in una situazione in cui la giustizia è stata già vilipesa e offesa e che è costata la vita di un ragazzo di 24 anni”, denunciano i membri di Ex Opg.
Ci uniamo a questa denuncia. Non si può morire in questo modo, di malasanità – che, come sottolineano i membri del collettivo, ha già colpito diverse persone, italiane e straniere, all’ospedale Loreto Mare – ma anche di razzismo. “Se fosse stato bianco, i carabinieri si sarebbero fermati alla richiesta di soccorso? Se fosse stato bianco, il tassista lo avrebbe portato all’ospedale, o avrebbe parlato di una assurda quanto inesistente autorizzazione della polizia? Se fosse stato bianco, il farmacista gli avrebbe dato dei medicinali inutili senza visitarlo?”, sono solo alcune delle domande sollevate dai membri di Ex Opg Occupato.

Deve inoltre far riflettere il fatto che l’unico aiuto concreto è arrivato dai membri di un collettivo che, come molte altre realtà che dal basso promuovono interventi sociali, viene continuamente attaccato dalle istituzioni, le stesse istituzioni che in questa tragica vicenda si sono dimostrate a più riprese assenti oltre che totalmente lacunose rispetto ai proprio doveri.

Infine: questa mattina, Ex Opg Occupato ha organizzato una conferenza stampa davanti all’ospedale dove è morto Ibrahim (qui e qui video alcuni video della conferenza). Ad attendere loro e gli amici del giovane che ha perso la vita, diversi agenti di polizia in assetto antisommossa, con scudi e camionette. “I ragazzi, già molto provati da ormai due giorni di calvario, si sono arrabbiati. Si sentono trattati come degli animali, nonostante non siano certo loro in torto”. Nessuno ha dato alcuna risposta a chi chiedeva come è morto un amico, che alle loro domande hanno trovato solo polizia e minacce (come successe a Roma, dopo la morte di Niang Maguette). La rabbia nata di fronte a questa situazione ha dato vita a un piccolo corteo spontaneo verso Piazza Garibaldi. Domani a piazza del Plebiscito alle ore 16.00 ci si da appuntamento davanti alla Prefettura, per chiedere di fare luce su quanto successo (qui l’evento della mobilitazione).

Serena Chiodo

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