G.G.SETTE-TE!

E’ un vertice spuntato, questo G7 di Taormina.
Come spuntati sono ormai questi controvertici fuori tempo, e fuori luogo.
A formalizzazione padronale si vorrebbe contrapporre
la spettacolarizzazione movimentista.
Ad inutilità, inutilità.
Sempre e comunque a rimorchio dello spartito scritto e diretto dai potenti,
oggi molti più che in 7, a spartirsi il mondo.

G. G. SETTE-TE!

A metà strada tra l’adunata di combattenti, reduci ed ex primiattori ed un pallido tentativo di rilancio dopo le batoste di Trump, della Brexit e del No! antirenziano in Italia, si svolge, vuoto di contenuti e di forza propositiva, il G.7 del tramonto occidentale.
Cosi’ come in America il decisionismo protezionista Trumpiano deve fare i conti con le contraddizioni interne di sistema, in Europa nazionalismi e sovranismi ritardano, ma non fermano, il percorso costituente il blocco continentale U.E., per altro corroborato dai favorevoli risultati elettorali Francesi ed Olandesi.
Sia pur dentro uno storico processo di indebolimento dell’intero occidente sulla bilancia mondiale di potenza, si conferma l’inevitabilità del blocco imperialista come forma e strumento adeguato all’odierna competizione sul mercato globale.
Lo specchio deformato del G7, più che riduttivo, è un dejà vu, corrispondente ad un mondo passato, quello del dominio occidentale e della ex “new economy” giapponese.
La foto ingiallita del “club esclusivo” è già superata, soppiantata da quella ben più affollata, ed attuale, del G20, perché il cuore del potere globale non batte più ad ovest, o solo ad ovest, o soprattutto ad ovest, ma nell’ est della “fabbrica del mondo”.

Di conseguenza, più che contestare un vertice che, tra l’altro, non deciderà nulla (neanche in termini di previsioni e di spesa, come successo in passato), sarebbe utile capire la realtà di un movimento reale caotico ed in via di trasformazione.
Un vertice buono solo per se stesso, e per i suoi protagonisti, costato 45 milioni di dollari (di cui solo 15 in infrastrutture permanenti!); il resto andrà nella gigantesca pappatoria dei catering, delle sale conferenze, dei traduttori, degli alberghi, dei ristoranti, delle gite e delle regalie varie per capi di stato e servitori al seguito.
Aggiungiamoci migliaia di poliziotti, con annessa strumentazione armata, muri di contenzione e “zone rosse” militarizzate, ed il vertice inutile è servito.
Una vetrina internazionale datata (difficilmente infranta….) giocata sul terreno della soluzione di problemi e tensioni interne agli U.S.A., alla U.E., ed ai singoli componenti i blocchi imperialisti, piu’ che come rilancio complessivo del “sogno occidentale”.
In Italia il ventriloquo renziano Gentiloni si gioca la carta del prestigio da paese ospitante come lasciapassare all’attività di governo fino alla scadenza naturale del 2018 (alla faccia della vittoria del no al referendum costituzionale!).

Le mutate condizioni esterne ed interne ai “movimenti alternativi e pacifisti”, l’assenza dei papa-boys e la carsicità della “società civile”, non consentono “annunci di guerra” già uditi, e falliti, in passato.
Ma non consentono neanche la “strategia” del controvertice come “occasione” per “rialzare le teste”.
Le teste bisognerebbe alzarle davvero, abbandonando improvvisazioni, repliche e giochi di prestigio.

Alzare testa e sguardo davvero significa avere una visione del mondo figlia di una analisi scevra da miti e nostalgie,
adeguata al livello delle mutazioni in atto,
autonoma nella elaborazione come nelle scadenze,
che riproponga l’urgenza della
scelta di campo rivoluzionaria.

Perché, come F.ENGELS ci ha insegnato,
noi dobbiamo fare “quello che DOBBIAMO fare”,
cioè contarci, riconoscerci, parlarci, capirci, organizzarci!

Ovunque siamo!
Ad invecchiare in qualche luogo di lavoro in attesa di una pensione misera e post-mortem, o alla ricerca inutile di un posto precario, o disoccupati.
Rinchiusi in galera, o in qualche condominio metropolitano,
malati, in ospedale o schiacciati dal ciclo produci-consuma-crepa.
Uomini sul’orlo di una crisi di nervi e d’identità e
donne sempre più amate “da morire”.
CONTIAMOCI! RICONOSCIAMOCI!

Ovunque siamo!
Delusi dalla politica dominante, a pagare le eterne tessere-pizzo
ad un qualche sindacato di stato,
ininfluenti nei sindacati-nani autonomi o di base, arrugginiti in gruppetti,
micro-sette ed orticelli iperpoliticisti e rinseccoliti.
Stanchi di votare e cambiare voto, di pagare o cambiare cosca sindacale, di non contare nulla con “scioperi di testimonanza”,
dei rituali di un “movimento” alla ricerca della scadenza altrui.
PARLIAMOCI! CAPIAMOCI!

Ovunque siamo!
Facciamo come preti, padroni e servitori di questa società che ci sfrutta.
Loro l’hanno capito, che senza stare insieme, senza organizzarsi,
non possono continuare a sfruttarci.
Magari discutono, competono, litigano anche tra di loro,
ma contro di noi sono tutti d’accordo, tutti uniti, e organizzati.
Adesso stanno tentando di uscire dalla crisi del loro mondo,
facendocela pagare puntualmente a noi, e rinnovando, sveltendo,
armando e ristrutturando la propria organizzazione di classe, lo stato, pagando e dotando di più mezzi i loro difensori in divisa.
Contro di loro non bastano più slogan e sfilate.
ORGANIZZIAMOCI!

Pino ferroviere

http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o50028:e1

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