Migranti: “Così l’Italia ha lasciato annegare 60 bambini”

Venerdì 11 ottobre 2013, Mediterraneo centrale, 61 miglia a sud di Lampedusa, 118 miglia a ovest di Malta, solo una settimana dopo la strage del 3 ottobre, con 366 migranti morti a poca distanza dal porto di Lampedusa e la successiva, ipocrita, sfilata di istituzioni italiane e europee sull’isola siciliana.

Venerdì 11 ottobre 2013: un barcone carico di migranti, in gran parte siriani, 480 in totale, lancia l’Sos alla Guardia Costiera Italiana.

Il loro peschereccio imbarca acqua, colpito da raffiche di mitra appena lasciata la costa libica, e chiedono per questo soccorso immediato.

Sono da poco passate le 12: i soccorsi arriveranno solo attorno alle 17.30, cinque ore dopo.  In mezzo, lo scaricabile tra le autorità navali italiane e quelle di Malta, continue chiamate sempre più disperate da parte degli stessi migranti, 268 dei quali moriranno, tra cui 60 bambini.

A tornare con forza, attraverso le telefonate originali e immagini, su quanto accaduto quasi quattro anni fa è il settimanale L’Espresso, attraverso il videodocumentario  realizzato da Fabrizio Gatti (clicca qui):  dieci minuti, tragici e disperati, che riassumono un pomeriggio da incubo per quasi 500 migranti, abbandonati a loro stessi dalle “autorità” maltesi e italiane, con i militari italiani “preoccupati – scrive Gatti – di dover poi trasferire i profughi sulla costa più vicina”, ossia Lampedusa. Per questo “non mettono a disposizione la loro unità, nonostante le numerose telefonate di soccorso e la formale e ripetuta richiesta delle Forze armate maltesi di poter dare istruzioni alla nave italiana, il pattugliamento militare Libra perché intervenga…quel pomeriggio la Libra è tra le 19 e le 10 miglia dal barcone. Lampedusa è a 61 miglia. Ma la sala operativa di Roma della Guardia costiera ordina ai profughi di rivolgersi a Malta che è molto più lontana, a 118 miglia. iN  quattro anni, dopo le denunce dei sopravvissuti, nessuna Procura italiana ha portato a termine le indagini”.

Abbiamo tradotto il videoracconto de “L’Espresso” in italiano, dando voce, attraverso redattori e redattrici di Radio Onda d’Urto – per quanto possibile – a una delle tante tragedie del Mediterraneo, che grida vendetta, al cospetto delle politiche (anti)migratorie ancora oggi perpetrate dalla Fortezza Europa e dai suoi…interpreti italiani.

Clicca qui per ascoltare o scaricare l’audio-racconto di Radio Onda d’Urto tratto dal lavoro di Fabrizio Gatti de “L’Espresso”, dal titolo “Così l’Italia ha lasciato annegare 60 bambini”.

Intanto proprio oggi, martedì 9 maggio, il governo annuncia 11 nuovi Cie, ora chiamati Cpr, centri permanenti per il rimpatrio, in altrettante regioni italiane. Per la Lombardia il Corriere della Sera cita la caserma Serini di Montichiari, dove non sono mai arrivati gli annunciati richiedenti asilo da ospitare nell’hub per la cosiddetta accoglienza: arriveranno, invece, i migranti da rispedire fuori dalla Fortezza Europa. A dirlo il Viminale, mentre nelle ultime 48 ore sono 245 i migranti morti. Dopo la morte di un centinaio di persone in un naufragio avvenuto due giorni fa al largo della Libia, oltre 130 persone sono disperse in mare dopo il naufragio di un gommone avvenuto al largo di Az Zawiyah, mentre tra Salerno e Palermo sono sbarcati in 1.600. A Salerno anche il cadavere di un bambino di meno di tre anni, di cui ancora non si conosce la provenienza e su cui domani è attesa l’autopsia. Pochi chilometri a sud, in Libia, arrivano invece notizie “di violenze incredibili, di stupri a donne e uomini, torture, di migranti costretti a seppellire vivi altri migranti che si sono feriti. E si tratta di violenze razziali perché le vittime sono tutte di colore. Anche ieri i colleghi mi hanno riferito che sugli ultimi sbarcati ci sono segni di violenze e torture”. Lo spiega, in un’intervista a La Stampa, il portavoce dell’Oim Flavio Di Giacomo, sottolineando che “dall’inizio dell’anno ci sono stati 1.222 morti in mare contro i 960 dello stesso periodo dell’anno scorso”.

Sulla videoinchiesta de L’Espresso e l’annuncio dei “nuovi” (vecchi) Cpr/Cie abbiamo intervistato Antonio Ciniero, docente di sociologia delle migrazioni all’università del Salento, collaboratore diMeltingpot.org e curatore del blogMigrAzioni. Ascolta o scarica qui.

Il commento, soprattutto in merito al possibile ruolo della caserma Serini di Montichiari (Brescia) come lager per migranti da espellere, anche con Sandro, dell’associazione Diritti per Tutti di Brescia. Ascolta o scarica qui.

da Radio Onda d’Urto

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14 MORTI AL GIORNO NEL MEDITERRANEO SOLO NEL 2017

Nel Mediterraneo si continua a morire: è di 245 persone il bilancio finale dei morti o dispersi nel fine settimana in due naufragi avvenuti nel mediterraneo centrale. Lo rende noto l’Unhcr, che aggiorna oggi le cifre che si basano sui racconti dei superstiti.

Con questi due naufragi, il numero totale di persone che hanno perso la vita o che risultano disperse nel 2017 nel tentativo di raggiungere la fortezza Europa raggiunge quota 1.300, contro i 960 nello stesso periodo dello scorso anno. La media dei morti quindi di oltre dieci al giorno.

Per chi arriva invece sono pronte le galere speciali. Il governo ha annunciato infatti 11 nuovi Cie, ora chiamati Cpr, centri permanenti per il rimpatrio, in altrettante regioni italiane. Per la Lombardia il Corriere della Sera parla della caserma Serini di Montichiari, dove non sono mai arrivati gli annunciati richiedenti asilo da ospitare nell’hub per la cosiddetta accoglienza: arriveranno, invece, i migranti da rispedire fuori dalla Fortezza Europa. 1.100 i posti da recuperare in poche settimane.

Con noi Barbara Molinario dell’Alto Commisariato delle Nazioni Unite, sotto la sigla UNHCR. Ascolta o Scarica.

da Radio Onda d’Urto

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