Padova – contestato luigi di maio, tafferugli con la polizia

Luigi di Maio è stato contestato oggi a Padova dai militanti del Centro Sociale Occupato Pedro per la campagna di denigrazione dei salvataggi in mare di cui si è fatto alfiere. Con canotti, cartelli e slogan che chiedevano l’apertura immediata di canali umanitari il collettivo del Pedro ha fatto irruzione sul selciato della centralissima Piazza delle Erbe, ancora affollata per il mercato quotidiano. Dopo pochi minuti, durante i quali venivano esposte le ragioni della protesta, la piazza è stata sgomberata da un cordone di Polizia e Carabinieri.
Riportiamo qui la videocronaca della giornata ed una riflessione a caldo del CSO Pedro

La presa di posizione di Luigi di Maio, frontman nazionale del MoVimento 5 Stelle, contro il ruolo delle ONG nelle operazioni di recupero in mare dei migranti sono pericolose ed inaccettabili. Le affermazioni del vicepresidente della Camera che ha definito “taxi del mare” le navi impegnate nelle acque tra Libia e Sicilia si basano su due principi che rigettiamo: il legalitarismo manettaro che vorrebbe tutto il potere nelle mani della magistratura, e la criminalizzazione implicita dei migranti, additati come clandestini.

Di Maio fonda la sua proposta politica sulle inchieste della magistratura, prendendo le mosse in particolare dalle dichiarazioni del Procuratore Capo di Catania, Carmelo Zuccaro, il quale postula una connivenza tra “scafisti” e ONG finalizzata a riempire l’Italia di migranti così da far prosperare le cooperative del malaffare che lucrano sul sistema di accoglienza. Cercando argomentazioni tira in ballo le risorse assegnate al sistema d’accoglienza, 5 miliardi di Euro in due anni, che a suo dire sarebbe molto più opportuno spendere per “aiutarli a casa loro attraverso progetti di cooperazione internazionale”.

Rispediamo al mittente parola per parola non solo le singole affermazioni ma il senso generale del discorso di Di Maio: in poche frasi sbaraglia ogni concorrenza quanto a razzismo ed inadeguatezza di visione politica.

Rilevata la completa mancanza di originalità del suo pensiero, dato che in assenza dell’inchiesta di Zuccaro forse di Maio parlerebbe d’altro – magari di cadreghe, della riforma della legge elettorale – proviamo a decostruire il suo discorso: emergeranno da soli i nessi discriminatori così come la miseria della sua prospettiva e proposta.

Di Maio è preoccupato dal sistema di accoglienza in Italia, non già perché insufficiente, inadeguato, non centrato sui bisogni della persona. No, la sola preoccupazione sono i soldi! Soldi, schei intercettabili dai canali di corruzione come Mafia Capitale insegna! Che fine fanno i soldi! Nulla importa delle persone, dei diritti umani, di una intera cultura politica del Diritto, che vede nell’interesse e nel benessere della persona il valore più grande!

L’Italia, secondo il giovane rampante lanciato alla candidatura per Palazzo Chigi, deve semplicemente smettere di accogliere, anzi: smettere di salvare vite in mare. Con una interpretazione forzata del rapporto Frontex, Di Maio afferma che la presenza di navi troppo vicine alle coste libiche sia elemento che stimoli i migran a partire con i barconi. Inoltre le ONG che si spingono al limite delle acque territoriali libiche potrebbero benissimo liberarsi del carico umano a Tunisi: c’è un accordo sull’olio di oliva siglato tra Italia e Tunisia, basta farne uno anche coi migranti. Compiendo lo stesso errore di tutti gli altri, dalla Lega ai relitti del PD, Di Maio non considera affatto “i migranti” come attori sociali nei territori in cui saranno accolti, ma li riduce a corpi estranei, oggetti ingombranti, costosi da mantenere e soprattutto inutili. Ma sì, cosa sono le vite umane? Merci! Merci, null’altro! E delle merci se ne fa mercato, in questo caso sul piano delle relazioni internazionali: conta solo quanti rimpatri si fanno, chi ne paga le spese (ancora!) tra i Paesi EU.

Sul piano etico ce ne sarebbe già abbastanza, ma purtroppo questo non è che l’inizio.

Di Maio va a rimpolpare le fila di chi non è in grado di capire che le migrazioni sono il fenomeno che sta segnando l’epoca in cui viviamo, e non solo: il suo pensiero ignora tanto le ragioni oggettive quanto i desideri soggettivi che spingono milioni di persone a sfidare la morte, dimostrando così la propria assoluta incapacità e incompetenza come dirigente politico. Affermare perentoriamente che “l’80% va rispedito indietro” e quindi è clandestino ed ha compiuto un crimine entrando illegalmente in Italia ci fa capire che sta parlando con un obiettivo mirato: spostare a destra il dibattito pubblico e costruire attorno al grande tema securitario il mercato elettorale. Ebbene, a Padova siamo purtroppo abituati a deliri di questo tipo e non ci facciamo ingannare:i dati e la conclusione politica indicata da Di Maio sono pura speculazione politica. Conosciamo bene la realtà: le commissioni territoriali approvano un terzo delle domande di protezione internazionale, ma i verdetti negativi sono per la maggior parte ribaltati in tribunale, dopo due gradi di giudizio, ma di questo intervento delle toghe Di Maio sembra non curarsi. Ma quindi, per capire, la magistratura è fonte di ispirazione politica solo laddove esercita il proprio potere di sanzionare? Questo desiderio di vivere nel Paese delle manette e della galera ci fa rabbrividire!

Insomma Di Maio fa capire chiaramente quale modello di società ha in mente: fondata sulle diseguaglianze, sulla discriminazione, basata su una distinzione tra una casta di cittadini a pieno titolo che esercitano il potere di decidere e gli “altri”, in questo caso i migranti, che immagina e descrive come esseri passivi, semplice carne su cui speculare, nuda vita che viene messa a valore da trafficanti e scafisti prima, cooperative corrotte poi. Le ONG, portando vivi i migranti in Italia, sono un anello di questa catena esattamente come lo erano le navi militari di Mare Nostrum.

Ma ci rendiamo conto di quanto razzismo, quanta supremazia del “mondo bianco occidentale”, quanto neo-colonialismo si annida in questo modo di pensare?

Troppo! Troppo per essere tollerato, specialmente a Padova, specialmente all’indomani della raccapricciante notizia dell’incendio appiccato ad una casa forse destinata ad accogliere migranti. Specialmente dopo pochi giorni rispetto ad i rastrellamenti etnici compiuti alla stazione di Milano ed alla morte di Nian a Roma, avvenuta dopo una retata della polizia urbana contro gli ambulanti.

Questa visione del mondo è nemica di chiunque lotti per costruire una società su cooperazione e solidarietà, su nuove tutele giuridiche e sociali e sulla redistribuzione della ricchezza. Per questa ragione va combattuta, opponendo alla violenza tetra del razzismo, declinato in ogni sua forma, la forza sovversiva del comune.

CSO PEDRO

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