Michele Cavallaro, ennesima vittima delle “stragi dell’indifferenza”

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Quando muore un lavoratore è sempre una tragedia, ma quando questo accade ad un ragazzo di soli 19 anni, il dramma è ancora più enorme.
Si chiamava Michele Cavallaro di Stanghella (Padova). Come spesso accade, queste notizie non arrivano sui mezzi d’informazione nazionali, infatti, nessun media nazionale (ripeto nessuno) ne ha parlato (almeno fino ad ora). La notizia è uscita solo su qualche giornale online locale.
Le chiamano “stragi nell’indifferenza”, ed il motivo è evidente, non se ne parla, infatti non fanno più notizia e sono in pochi ad indignarsi ancora di fronte al dramma delle troppe morti sul lavoro, che accadono ogni giorno in Italia.
Queste stragi non fanno solo morti, rovinano le famiglie.
Il lavoro non può essere un fabbrica di vedove e morti, deve essere un luogo di vita.
La sicurezza sul lavoro è importante, e dovrebbe essere al PRIMO posta nell’agenda politica di qualsiasi partito politico e di qualsiasi governo.
Purtroppo in Italia non è così!

24 febbraio 1974: rivolta al carcere di Firenze

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É il 1974 e nel carcere delle Murate di Firenze si vivono giorni di tensione: la riforma carceraria è stata molte volte promessa nel tentativo di mantenere il controllo del complesso, ma i detenuti sono stanchi dell’attesa ed è ormai chiaro a tutti che ciò che chiedono non può trovare alcun appoggio nelle autorità carcerarie.

Così il 24 Febbraio la rabbia esplode e in breve travolge tutte le zone del penitenziario; un gruppo di detenuti sale sul tetto in segno di protesta ma la repressione non tarda ad arrivare, brutale e folle: un agente di custodia spara una raffica di mitra, uccidendo il ventenne Giancarlo Del Padrone e ferendo altri quattro carcerati.

Ma l’episodio non intimidisce i detenuti, anzi è come benzina gettata sul fuoco della loro rabbia, che li spinge a rimanere sul tetto in numero sempre crescente.

Nel frattempo l’eco della rivolta è giunta all’esterno del complesso e molte persone si radunano sotto il carcere per assediarlo; si intonano cori di solidarietà e gli stracci insanguinati di Giancarlo e i feriti vengono gettati dal tetto per farne degli striscioni.

Lotta Continua dà indicazione di rompere l’assedio delle Murate ma nemmeno i suoi militanti vi si attengono, confermando la rottura dei rapporti di collaborazione tra l’avanguardia carceraria e la Commissione carceri di LC, una rottura che era nell’aria già dal Luglio dell’anno precedente.

Particolare è la composizione sociale fra i detenuti fiorentini: un proletariato che quotidianamente vive di espedienti e per cui il carcere rappresenta, prima o poi, una tappa quasi obbligata.

Non sono “batterie” organizzate, bensì piccoli artigiani della rapina che hanno fatto propria la convinzione di doversi riprendere autonomamente i propri bisogni.

La nottata di assedio si conclude con duri scontri tra polizia e manifestanti e con l’intero quartiere di Santa Croce invaso dal fumo dei lacrimogeni e dai rastrellamenti degli agenti.

Ma il problema delle condizioni di vita nel carcere non può più essere circoscritto alle celle delle Murate: la questione è stata posta e la notizia è destinata ad avere un forte impatto ideologico anche sull’esterno.

La rivolta e l’assassinio di Giancarlo hanno ispirato la canzone “Le Murate” del Collettivo Victor Jara:

E non si respira più

E non ci si vede più

Ma nella fuga, compagno

Nella paura, compagno

Come nella lotta, compagno

Resterò sempre a fianco a te.

E, ventiquattro febbraio

 

E, settantaquattro febbraio

Sparano i poliziotti

Sparano alle Murate

Muore Giancarlo del Padrone 

E non si respira più

E non ci si vede più

Si fan le barricate

Tutti lanciamo sassi

Contro gli scudi del potere 

E il tetto delle Murate

E’ pieno di carcerati

Cantiam “Bandiera Rossa”

Scoppiano i candelotti

Comincia ormai la caccia al rosso 

E non se ne può più

E il fiato ti va via

Carican i celerini

Ma rimaniamo ai nostri posti 

Moschetti e manganelli

Scoppiano i candelotti

Ora siam senza armi

Ma canterà presto il fucile 

Giustizia sarà fatta

Fuori, e nelle prigioni

Contro padroni e questori

Suonerà la giusta carica

Della giustizia proletaria 

E non si respira più

E non ci si vede più

Non scoraggiarti compagno

Lotta e resisti compagno

E costruisci la tua vittoria 

E, ventiquattro febbraio

E, settantaquattro febbraio

Ma nella fuga, compagno

Nella paura, compagno

Come nella lotta, compagno

Resterò sempre a fianco a te.

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