IL 4 FEBBRAIO 1971 VENIVA UCCISO GIUSEPPE MALACARIA

malacaria

Nella notte fra il 3 e il 4 febbraio 1971, presso la sede della Provincia, a Catanzaro, dove avevano provvisoriamente sede gli uffici della Regione Calabria, viene collocata una bomba. Sfidando il divieto delle autorità di pubblica sicurezza, nel tardo pomeriggio successivo i partiti antifascisti organizzano una manifestazione in piazza Grimaldi. In prossimità della vicina sede del Movimento Sociale Italiano vengono esplose delle bombe a mano. E’ una di queste bombe a causare la morte del muratore socialista Giuseppe Malacaria, di 35 anni, e il ferimento di altre nove persone.

Il contesto della morte di Giuseppe Malacaria, che gli amici chiamavano Pino, in piazza per protestare contro l’attentato del giorno prima,  è quello della « rivolta di Reggio Calabria » (luglio 1970 – febbraio 1971), con i fascisti che scorazzano armati per le strade. Le indagini portano all’arresto di quattro militanti del Movimento sociale italiano di un paese vicino a Catanzaro, fra i quali il locale segretario del partito. La magistratura li proscioglierà per « assoluta mancanza di indizi » nonostante che il funzionario di polizia che ha diretto le indagini ribadisca pubblicamente il suo convincimento sulla colpevolezza dei neofascisti.

Qualche mese prima, il 26 settembre 1970, quattro giovani anarchici calabresi, Gianni Arico’, Angelo Casile, Franco Scordo e Luigi Celso e una giovanissima tedesca, Anneliese Borth, erano morti in un « incidente » stradale a Ferentino, alle porte di Roma, dove dovevano consegnare all’avvocato Edoardo Di Giovanni alcuni documenti. Due mesi prima, a Gioia Tauro, un treno era deragliato per una carica di esplosivo piazzata sui binari prima del suo passaggio, provocando la morte di sei persone.I cinque avevano indagato sulla tragedia, scoprendo un collegamento fra neofascisti reggini e ‘ndrangheta che portava dritto a Junio Valerio Borghese.

La Mini sulla quale viaggiavano i cinque ragazzi si incastra sotto un TIR dei fratelli Aiello, dipendenti di Borghese, in vista del castello di Artena, di proprietà dell’ex comandante della Decima Mas. Gli oggetti personali e le agende dei ragazzi non saranno mai restituiti ai familiari. Ricorda Tonino Perna, cugino di Arico’ : “Ho sempre di fronte l’immagine di mio cugino due giorni prima di partire.  L’ho visto scuro in viso, veramente terrorizzato. Credo che un paio di giorni prima di partire per Roma avevano capito di aver toccato un nervo vitale. Avevano paura”.

Il 4 febbraio 2007 l’amministrazione comunale di Catanzaro rendeva omaggio alla memoria a Giuseppe Malacaria facendo apporre una targa per ricordarlo nell’anniversario della sua morte. Ma ci sono due città  di Catanzaro: quella che discute attraverso il confronto civile e che fa politica alla luce del sole e quella che si nutre di violenza, di intolleranza ed agisce nel buio della notte. Dopo appena tre giorni dalla sua apposizione la targa viene  sfregiata con una svastica nazista.

Giuseppe Malacaria sarà assassinato una seconda volta.

Giustiniano Rossi

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Per un 18 marzo del Veneto che accoglie

Casa originale dell articolo cronache di ordinario razzismo

Un appello internazionale, lanciato dall’Hotel City Plaza di Atene, per una mobilitazione prevista per sabato 18 marzo, in occasione dell’anniversario dell’accordo UE-Turchia. Una data in cui rimarcare con forza il proprio dissenso contro le politiche migratorie impostate dall’Unione Europea. L’appello, che diffondiamo invitando all’adesione, è stato ripreso e rilanciato dalla campagna Over the fortress, che invita a costruire una grande giornata di confronto e mobilitazione. La rete presente in Veneto sollecita inoltre chi si riconosce in questo appello a incontrarsi sabato 18 febbraio alle ore 14 a Padova.

Di seguito il testo dell’appello

Per un 18 marzo del Veneto che accoglie

Una proposta per dare corpo e parola a chi non accetta, ovunque, un presente di barbarie

Nell’agosto del 2015 siamo partiti da NordEst diretti verso l’Ungheria dove stava ricomparendo il primo dei tanti muri materiali eretti per bloccare il flusso di migranti in fuga dai propri paesi. Dal quel viaggio ha preso il via la campagna #Overthefortress: in tante e tanti, da tutta Italia, abbiamo percorso la rotta dei Balcani; da Vienna passando per Idomeni fino alle isole greche abbiamo conosciuto e narrato direttamente la realtà, guardato negli occhi e stretto la mano a migliaia di donne, uomini, bambini, anziani in cammino.

Ci siamo mescolati a loro e ascoltato le tante ragioni che li muovono in questo disperato viaggio; abbiamo compreso i loro bisogni e desideri, messo in campo azioni concrete di supporto nel campo di Idomeni. Siamo stati sui confini chiusi dell’Europa Fortezza, come Calais e il Brennero, per poi ritornare nei campi di Salonicco e ripartire in un viaggio di inchiesta attraverso il Sud Italia, sulla rotta del Mediterraneo centrale. Abbiamo visitato centri di “accoglienza” inumani, ghetti fatti di baracche dove i migranti sono iper-sfruttati incontrando anche un’incredibile ricchezza di iniziative di buona accoglienza e solidarietà nati dalla cooperazione sociale tra “italiani” e “migranti”.

I confini che discriminano e respingono però non sono solo quelli distanti centinaia di chilometri da noi. Li troviamo eretti e tangibili anche dentro i nostri territori. Sono visibili nei centri d’accoglienza isolati e disumani, sono fatti di rifiuto, di violenza e di razzismo diffuso nelle nostre società.
Si materializzano in quei comitati anti-profughi cavalcati dalla destra xenofoba e, in molti territori, trovano la complicità delle amministrazioni comunali che, rifiutandosi di accogliere, rendono impossibile lo svuotamento delle strutture sovraffollate.

Altri muri materiali ed immateriali stanno per essere eretti: sono quelli del Governo Gentiloni che vuole riaprire un CIE in ogni regione, aumentare i rimpatri forzati tramite gli accordi bilaterali con i paesi di origine dei migranti e contrarre ulteriormente il diritto d’asilo togliendo la possibilità di ricorrere in appello per il richiedente protezione internazionale. Con queste proposte il Governo italiano si pone nel solco delle politiche europee che hanno imposto l’”approccio Hotspot” e l’identificazione forzata dei migranti nel Paese comunitario di ingresso, e che hanno prodotto il vergognoso accordo UE-Turchia del 18 marzo 2016 con cui si assegna alla Turchia, in cambio di 6 miliardi di Euro, il ruolo di gendarme d’Europa. Nel frattempo però si chiudono cinicamente gli occhi di fronte ai morti nel Mediterraneo: in 13 mesi sono più 5.000 le vittime dell’assenza di canali umanitari sicuri!

Queste politiche di chiusura e contrazione totale dei diritti fondamentali, di fatto, legittimano un clima di intolleranza e odio che si manifesta in tutto il Paese.
In particolare il Veneto è diventato un caso nazionale: centri indecenti nei quali sono ammassate le persone, presidi fissi contro l’accoglienza, striscioni che promettono “l’’inferno ai profughi”, attentati incendiari contro le strutture ricettive, il rifiuto di ben 250 Sindaci ad accogliere i richiedenti asilo, comitati di cittadini persino contro la micro-accoglienza, ignobili istigazioni al suicidio.

In Veneto si sta superando il confine invalicabile tra umanità e barbarie.

Dobbiamo reagire di fronte alla violenza dei gesti e delle parole, alla guerra verso i migranti che rende più aridi i nostri territori. Non limitiamoci allo sdegno personale ma rendiamo visibile la solidarietà e quel tessuto sociale ricco di cittadini, associazioni, enti, operatori che lavorano quotidianamente per l’accoglienza e il rispetto dei diritti.

Per questo, proprio a partire dal Veneto, vogliamo raccogliere l’appello internazionale promosso dall’Hotel City di Plaza di Atene che invita alla mobilitazione sabato 18 marzo in occasione dell’anniversario dell’accordo UE-Turchia.
Crediamo che il 18 marzo possa essere l’occasione per dare corpo e parola al Veneto che accoglie, come la Marcia dei 1.000 piedi sul Montello ci ha dimostrato.

Costruiamo una grande giornata di confronto e di mobilitazione regionale per i diritti dei migranti e per esigere una buona accoglienza diffusa.
Facciamolo tutti assieme, costruendo assemblee e momenti di confronto aperti e plurali in tutte le città, percorsi veri e partecipati con le tante persone che credono sia possibile costruire una società dove l’umanità prevale sulla barbarie.

Campagna #overthefortress

- Invitiamo chi si riconosce in questo appello ad organizzare momenti di incontro cittadini per poi trovarci tutti assieme sabato 18 febbraio alle ore 14 a Padova in una sede da definirsi (per chi non potrà raggiungere Padova sarà possibile collegarsi on line).

- Invitiamo a costruire nei diversi territori iniziative che possano rispondere alle esigenze che ogni territorio può esprimere.

Per informazioni e contatti:
- 18marzo@meltingpot.org
- www.meltingpot.org
- Pagina Facebook

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