Migranti. Non è aprendo nuovi Cie che ridurremo le tensioni e le paure

Le migrazioni del XXI secolo stanno caratterizzando la nostra epoca ed esse, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, non si assesteranno prima del 2050. Crescita della diseguaglianza a livello planetario, cambiamenti climatici che stanno rendendo inabitabili vaste aree del pianeta e le guerre hanno accelerato in quest’ultimo ventennio un fenomeno già in atto da tempo.
Di fronte alle dimensioni strutturali ed epocali delle migrazioni le soluzioni emergenziali risultano limitate e alla lunga non capaci di tutelare i diritti umani dei migranti. Il tema sarà oggetto di confronto nella prossima videoconferenza che il Centro Studi Pio La Torre promuove con le cento scuole medie superiori italiane che aderiscono al suo Progetto educativo antimafia. Giovedì 12 gennaio 2017 dalle ore 9.00 alle ore 13.00 presso il cinema Rouge et Noir di piazza Verdi a Palermo gli studenti potranno ascoltare e interrogare relatori ed esperti come il prof. Maurizio Ambrosini, titolare della prima cattedra sulle migrazioni dell’Università di Milano, il questore di Palermo, Guido Longo, forte della sua esperienza nel campo dell’accoglienza e della tutela dell’ordine pubblico, del dott. Adam Darawsha, medico palestinese, integrato nella società siciliana e componente della Consulta Multiculturale, il direttore del Centro Astalli di Palermo, Alfonso Cinquemani, esperto di accoglienza, formazione e integrazione dei giovani migranti. La videoconferenza sarà moderata da Franco Garufi, del Centro Pio La Torre, che nella sua lunga esperienza di dirigente sindacale ha imparato a conoscere ed analizzare fenomeni sociali complessi.

L’Italia e l’Europa, nel corso dell’Ottocento e del Novecento, sono stati gli alimentatori del processo migratorio verso le Americhe, l’Australia e poi, dopo la seconda guerra mondiale, dal sud dell’Europa verso i paesi del Nord Europa in rapida ricrescita dopo le distruzioni belliche. Oggi l’Italia e l’Europa sono diventati l’approdo più desiderato dai migranti dell’Africa, del Medio Oriente, dell’Oriente che scappano da miseria, fame e guerre. L’Italia e la Sicilia, al centro del Mediterraneo, sono le sponde più vicine per l’approdo dei migranti, che nel 2016, secondo l’Unhcr, sono stati “soltanto” 181.405 dei 361.678 sbarcati in Europa. Cifra inferiore del 64% rispetto al 2015 quando sono arrivate un milione di persone. Intanto, nel 2016, 5.022 persone nel tentativo di raggiungere l’Europa sono morte in mare.

Pur con tutti gli sforzi prodotti per salvare i migranti in mare, l’accoglienza in Europa è ancora inadeguata. Le vicende dei dieci Cara (Centro d’accoglienza per i richiedenti asilo) e quelli dei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) sono illuminanti. Dalla presenza di Mafia Capitale nel Cara di Mineo alla rivolta di Cuna emerge un’inadeguatezza dei controlli e un’impossibilità di gestione di sovraffollati (vere e proprie città) centri d’accoglienza, dati in gestione a strutture non sempre all’altezza di compiti e dedite spesso più a un facile arricchimento sulla pelle di lavoratori alle loro dipendenze e dei richiedenti asilo che ad una gestione rispettosa della solidarietà e dignità umana. Non bisogna dimenticare le difficoltà di gestione da parte dei Comuni, senza soldi, personale e mezzi di formazione culturale, dei minori non accompagnati e della prima accoglienza.

Se l’Ue ha prodotto un grande sforzo organizzativo per salvare le vite dei migranti, lo stesso non è stato fatto per affrontare alla radice i problemi che generano l’emigrazione e il processo di integrazione multiculturale nella società europea dei migranti. Alla radice ci stanno le guerre, dalla Libia alla Siria, la nascita del terrorismo islamista che da Al Qaeda a Daesh ha radicalizzato lo scontro militare e culturale approfittando degli errori dell’Occidente con la guerra in Afghanistan, in Iraq, in Libia, per il controllo delle risorse dell’area petrolifera. Ci stanno, inoltre, le gravi diseguaglianze che la globalizzazione non governata democraticamente ha generato inasprendo le condizioni di sfruttamento e di nuova schiavitù usate dai radicalismi religiosi così come dei populismi occidentali per imporre il dominio di classi dirigenti autoritarie.

Radicalismi e populismi si sconfiggono sul piano della democrazia e delle politiche antidiseguaglianza in tutti i paesi e in tutto il mondo, sia che appartengano all’area opulenta del consumismo occidentale sia che a quella degli oppressi dalla fame. Spetta all’Europa e all’Italia unire il Mediterraneo contro i tentativi di divisione utilizzati dal terrorismo e dalle organizzazioni criminali che controllano i flussi migratori. Spetta all’Ue e all’Italia scegliere la contraddizione tra processi sociali sempre più globali (vedi i diritti umani dei migranti) e un mondo e un’Europa che restano divisi in Stati-nazione. Oggi è urgente, più di ieri, di consolidare una cittadinanza multiculturale europea per il riconoscimento di diritti sociali e umani anche per i migranti, una cittadinanza multiculturale che sappia salvaguardare il riconoscimento identitario con la salvaguardia della coesione sociale.

Non è aprendo nuovi Cie che ridurremo le tensioni e le paure, ma dialogando con tutti i comuni e i loro sindaci per organizzare l’accoglienza e l’integrazione dando loro mezzi finanziari e personale qualificato. I migranti sono una risorsa economica demografica e culturale da valorizzare per impedire l’invecchiamento e l’involuzione dell’Europa e rafforzare i suoi sistemi democratici come esempio positivo per la globalità dei paesi.

http://www.articolo21.org/2017/01/migranti-non-e-aprendo-nuovi-cie-che-ridurremo-le-tensioni-e-le-paure/

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