Arquata: malafede, incompetenza o ipocrisia?

Se mai ce ne fosse stato bisogno, l’articolo apparso Venerdì scorso su Novi On Line Terzo Valico e piano del traffico, Arquata non ci sta conferma che l’amministrazione di Arquata, sedicente contraria al Terzo Valico, continua imperterrita il suo processo di accompagnamento dell’opera, favorendola da un lato ma prendendone a parole le distanze dall’altro, come se quanto accadesse fosse inaspettato o diversamente promesso.
Certo, per i disinformati e i superficiali sembra una bella presa di posizione, ma in realtà l’amministrazione dà l’impressione di non aver mai aperto un documento di progetto, come se lo scavo del Terzo Valico potesse avvenire per magia, smaterializzando lo smarino.
Stando al virgolettato dell’articolo, l’assessore all’Ambiente Stefania Pezzan avrebbe detto che “Il nuovo piano prevede 400-500 veicoli al giorno al casello di Vignole, un punto già molto congestionato con le attuali condizioni di traffico”.
Ad essere precisi, si tratta di 200-300 coppie di transiti, per cui i veicoli saranno anche 600 al giorno. Ma il dato non poteva essere sconosciuto all’amministrazione, perché già nel gennaio 2013 si parlava di 1370 passaggi al giorno e con la sovrapposizione dei lotti costruttivi, non è escluso che a quelle cifre ci si arrivi ancora.
Il vero problema è che da un lato l’amministrazione di Arquata pubblicamente si lamenta del piano traffico, dall’altro lo agevola (pur senza darne pubblicità), sottoscrivendo nel maggio 2015 una “convenzione viabilità” con COCIV.
Se un’amministrazione è preoccupata del traffico di cantiere, dovrebbe esserlo sempre; con quella convenzione ha invece favorito la realizzazione delle strade sulle quali transiteranno i camion per instradarsi verso il casello di Vignole.
Al contempo non ha vigilato adeguatamente, né prima, né dopo la convenzione, sul caos che si stava assistendo sulla strada di Moriassi, con mezzi d’opera che vi passavano anche quando non potevano, senza intervenire quando ricevevano segnalazioni (ed obbligando i residenti a una diffida formale), senza assicurarsi che il cronoprogramma allegato alla convenzione fosse rispettato; per fare un esempio, la rotonda dopo il cavalcavia della Cementir, alla quale stanno lavorando ora, doveva essere pronta per novembre 2015, circa 150 giorni dopo la sottoscrizione. Poi sono arrivate le elezioni e i disagi per realizzare la nuova viabilità sono stati rimandati a dopo il voto.
Se a qualcuno fosse sfuggito, la convenzione siglata dal Comune ha permesso l’avvio della realizzazione di quelle strade e rotonde che porteranno i veicoli verso il casello di Vignole.
Per essere più chiari, caro assessore, i 600 veicoli al giorno saranno quasi tutti camion e non auto e prima di arrivare al casello di Vignole, intaseranno il traffico quotidiano dei cittadini Arquatesi da/per Serravalle/Gavi e da/per Vignole.
Inutile far finta di non averne responsabilità e nascondersi dietro la velleitaria richiesta di trasportare lo smarino tramite ferrovia.
Sorvoliamo di approfondire per questa volta i problemi che l’uso della ferrovia comporta, come ad esempio: polveri (anche amiantifere) che si produrrebbero in una posizione più vicina al centro abitato (essendo previsto lo scaricamento/caricamento dello smarino all’interno della Cementir nel suo ex scalo ferroviario); camion che circolerebbero comunque per la provincia, perché il treno non collega tutte le numerose cave.
Limitiamoci a quanto ipotizzato nello studio di fattibilità del 2013 per far capire che l’uso della ferrovia è un progetto propagandato dall’amministrazione pur sapendo che è morto in partenza, morte a cui ha contribuito lo stesso comune di Arquata.
Infatti per l’uso della ferrovia occorrerebbero 30 mesi di interventi per realizzare un nastro trasportatore verso lo scalo della Cementir, il ripristino dei binari, più altri adeguamenti, compresi quelli di San Bovo, per un costo diretto di 42.362.000 contro i 14.886.035 del trasporto su gomma.
Già questo basterebbe per far capire che un simile progetto non sta in piedi; infatti permette di formulare considerazioni che l’amministrazione di Arquata non è in grado di fare o preferisce non fare, perché tolto il refrain dell’uso della ferrovia non sarprebbe più come temporeggiare con la popolazione:

  • San Bovo è in dismissione
  • con l’abolizione dello Shunt il traffico ferroviario per Novi sarà penalizzato da adeguamenti della linea e lo smarino su treno avrebbe problemi
  • i 30 mesi di realizzazione alla fine saranno di più, come dimostrano gli attuali interventi sulle strade
  • durante i quasi 3 anni di realizzazione non si bloccherebbe di certo lo scavo del Terzo Valico, per cui si avrebbero gli stessi 600 veicoli verso il casello di Vignole, più quelli per i lavori per realizzare il trasporto su ferro. Maggior traffico, con il risultato finale che la ferrovia potrebbe essere utilizzata massimo per 1-2 anni, sempre che rispettino i tempi che si sono dati (3 anni di traffico maggiore, per averne poco più di uno a traffico minore)
  • il General Contractor vuole massimizzare i profitti, non ci rimette 28 milioni di euro; idem lo Stato, che non può far lievitare i costi

Se questo non bastasse, ecco gli altri aspetti: per realizzare il trasporto su ferro occorrerebbe un nastro traportatore verso lo scalo Cementir. La pubblica utilità è scaduta a Luglio 2015. Per farlo passare sui terreni di privati chi farebbe gli espropri? Il Comune di Arquata? Comlimenti!
Lo studio di fattibilità aveva messo fin da subito una pietra tombale sul progetto affermando che “Come si può notare dalla tabella il VAN è negativo questo manifesta una non convenienza “economica” a scegliere la modalità ferroviaria per il trasporto dello smarino dai cantieri COP2 e COP20 ai siti di destinazione, rispetto alla modalità stradale.”
Lo stesso studio lasciava tuttavia aperta una possibilità di ridurre il divario economico considerando che con il trasporto su ferro molti interventi sulla viabilità sarebbero potuti diventare non necessari, comportando costi minori per la loro realizzazione se non addirittura abolizione.
Se non se ne fosse accorta, l’amministrazione di Arquata firmando la convenzione viabilità con COCIV ha sancito che quegli interventi venissero fatti come da progetto, impedendone la rivisitazione per recuperare i soldi necessari per implementare la soluzione via ferro. Complimenti di nuovo, il Comune ritiene utile il trasporto via ferro propagandandolo ai quattro venti e al contempo autorizza le strade che lo privano dei soldi necessari!
Infine, come se non bastasse, l’amministrazione di Arquata dimostra la sua alta sensibilità al problema traffico chiedendo a COCIV di utilizzare lo smarino per tombare la ex discarica di Iciesse. Sorvoliamo per questa volta sulla genialata della soluzione e limitiamoci ai camion: ci sarà almeno una quarantina di camion che tutti i giorni transiteranno in Via Roma e Via XXV Aprile per raggiungere la discarica presso il ponte per Varinella.
Questo vuol dire aggiungere traffico su Via Roma, già profondamente dissestata dagli attuali passaggi di camion, nonché su Via XXV Aprile, una via stretta con moltissime abitazioni prospicenti la strada ed incroci pericolosi. Vie che sono anche frequentate da bambini che vanno a scuola e che, grazie all’amministrazione di Arquata, vedrebbero di colpo aumentare lo loro pericolosità e il loro inquinamento da polveri sottili.
Nel frattempo la Commissione Consiliare Urbanistica si è riunita per proporre “l’istituzione di un Gruppo di Lavoro misto (interno/esterno) a supporto di questa Commissione dedicato al monitoraggio ed al controllo delle problematiche inerenti la realizzazione della linea ferroviaria (…) ed ai rapporti con COCIV, RFI, …” e un ufficio dedicato per tutta la durata dei lavori di realizzazione della linea.
Due iniziative di puro collaborazionismo, inutili per le finalità che si prefiggono, come dimostrano le lamentele di facciata riportate nell’articolo, ma utili solo per accontentare il commissario Iolanda Romano per dare quella parvenza di opera partecipata e condivisa.
Questa è l’amministrazione di Arquata appena eletta, in perfetta continuità con quella che l’ha preceduta.

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