Menzogne e truffe di regime

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Si avvicina il referendum costituzionale e Renzi spara le sue ultime cartucce. Dopo le politiche di macelleria sociale finora applicate, dopo il Jobs Act e la “Buona scuola”, dopo l’approvazione a colpi di fiducia delle controriforme e lunghi mesi di nebbia sulla data del voto, arrivano le briciole per incantare lavoratrici e lavoratori, pensionati, giovani…
Il furbetto aveva cominciato ad agosto con la miserabile uscita sui 500 milioni risparmiati da dare ai poveri, mentre elargiva miliardi alle banche. Ha continuato a settembre con annunci e bluff in funzione del SI al referendum.
E allora ecco il bonus ai giovani da spendere nei musei, ecco i 500 euro agli operai in CIG che fanno la fame; annuncia poi un intervento sulla povertà, la 14a per le pensioni minime, lo scivolo delle pensioni (col mutuo), il taglio dei contributi sulle partite Iva, una mancia per i contratti del pubblico impiego…
Siamo di fronte a una colossale operazione di mistificazione e corruzione politica. Tutto fumo agli occhi dei lavoratori e dei giovani, perchè Renzi non sfora né mette in discussione i “sacri vincoli di spesa” dettati dalla Troika, ma vuole allargare solo un po’ le maglie, con misure del tutto insufficienti, per cercare di convincere i lavoratori che il suo governo sta facendo qualcosa. Ma il “bello” verrà dopo il referendum.
Se vincerà il SI la politica antioperaia, a esclusivo beneficio e servizio del capitale finanziario, verrà rafforzata e resa ancora più imperativa e brutale.
Lo Stato borghese diverrà sempre più autoritario – e sempre più corrotto e inefficiente – e le ragioni di quel Comitato di affari della borghesia chiamato “governo” predomineranno sistematicamente.
Gli autocrati al potere useranno il pugno di ferro in fabbrica e nella società. Aumenterà lo sfruttamento, verranno aboliti i nostri diritti collettivi e individuali, a cominciare da quello di sciopero.
Verrà allungato l’orario di lavoro, si estenderà il lavoro nero, la precarietà e la flessibilità. Verranno liquidati i servizi sociali e le pensioni pubbliche. Si inasprirà la repressione delle lotte del movimento operaio e sindacale. Dilagherà la militarizzazione della società e saremo trascinati in luttuose guerre di rapina per cercare di rilanciare il decadente imperialismo italiano.
Come giustamente hanno detto gli operai di Pomigliano in una assemblea, per i lavoratori la democrazia “è qualcosa che si mangia”, intendendo che la deriva autoritaria del sistema politico italiano ha dei riflessi immediati nei posti di lavoro, sotto forma di attacco alle condizioni di vita, ai diritti, etc.
Perciò la questione del referendum non può e non deve rimanere confinata alle riflessioni di carattere giuridico e ai dibattiti dei professoroni, ma deve diventare una grande battaglia politica e di classe.
Per vincerla dobbiamo denunciare e battere la squallida propaganda renziana.
La tattica referendaria del burattino messo a Palazzo Chigi dal grande capitale, dagli USA e dal Vaticano per realizzare i disegni reazionari, si basa su vacue promesse e miserabili elemosine con le quali cerca di comprare i voti della povera gente, nella più classica tradizione democristiana (i più anziani ricorderanno la pasta di Achille Lauro e la scarpa prima del voto).
La miseria e la povertà sono visti da Renzi, e da chi lo sostiene, come elementi sociali da premiare con la carità in cambio di voti. La politica del renzismo è il liberismo autoritario e compassionevole. Una politica che trasforma i lavoratori, i cittadini, in mendicanti, mentre esalta il ruolo e la retorica dell’uomo solo al comando.
Una politica profondamente antidemocratica e anticostituzionale perché se il primo articolo della Costituzione afferma che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, quando si mercanteggia il voto in cambio di un’elemosina si abbatte assieme alla dignità dei lavoratori anche l’art. 1!
Come chiunque può capire, non è in ballo solo la seconda parte della carta antifascista, ma anche la prima parte, che la borghesia ha fatto marcire per decenni.
La propaganda di Renzi è tanto demagogica quanto falsa, tanto sterile quanto reazionaria.
Nonostante le elemosine e le menzogne, nonostante l’arroganza padronale e le ingerenze straniere, nonostante un quesito truffaldino sulle schede del referendum, la controriforma renziana non passerà perché sbatterà contro il muro della crescente protesta operaia e popolare, che già si esprime con forza in tutte le occasioni in cui il bulletto tiene i suoi squallidi comizi.
Operai, lavoratori, donne e giovani del popolo, non lasciamoci ingannare!
Uniamo le nostre file negli scioperi e nelle mobilitazioni di quest’autunno!
Il 4 dicembre votiamo in massa NO al referendum ed esigiamo le dimissioni di Renzi.
Battiamo il piano reazionario del governo, di Confindustria e dei banchieri, di Marchionne e di Soros, del FMI e della UE, di Wall Street e dell’ambasciata USA.
Difendiamo le conquiste democratiche della classe operaia e dei partigiani, diamo vita a una nuova Resistenza che porti a termine il compito lasciato irrisolto da quella precedente: il socialismo!
Rafforziamo e moltiplichiamo nelle fabbriche, nei posti di lavoro, nel territorio, i comitati di fronte unico proletario e di fronte popolare per il NO, gli altri organismi operai e di massa, per aprire la strada all’alternativa di potere, al Governo operaio e degli altri lavoratori sfruttati!

Menzogne e truffe di regime

Si avvicina il referendum costituzionale e Renzi spara le sue ultime cartucce. Dopo le politiche di macelleria sociale finora applicate, dopo il Jobs Act e la “Buona scuola”, dopo l’approvazione a colpi di fiducia delle controriforme e lunghi mesi di nebbia sulla data del voto, arrivano le briciole per incantare lavoratrici e lavoratori, pensionati, giovani…
Il furbetto aveva cominciato ad agosto con la miserabile uscita sui 500 milioni risparmiati da dare ai poveri, mentre elargiva miliardi alle banche. Ha continuato a settembre con annunci e bluff in funzione del SI al referendum.
E allora ecco il bonus ai giovani da spendere nei musei, ecco i 500 euro agli operai in CIG che fanno la fame; annuncia poi un intervento sulla povertà, la 14a per le pensioni minime, lo scivolo delle pensioni (col mutuo), il taglio dei contributi sulle partite Iva, una mancia per i contratti del pubblico impiego…
Siamo di fronte a una colossale operazione di mistificazione e corruzione politica. Tutto fumo agli occhi dei lavoratori e dei giovani, perchè Renzi non sfora né mette in discussione i “sacri vincoli di spesa” dettati dalla Troika, ma vuole allargare solo un po’ le maglie, con misure del tutto insufficienti, per cercare di convincere i lavoratori che il suo governo sta facendo qualcosa. Ma il “bello” verrà dopo il referendum.
Se vincerà il SI la politica antioperaia, a esclusivo beneficio e servizio del capitale finanziario, verrà rafforzata e resa ancora più imperativa e brutale.
Lo Stato borghese diverrà sempre più autoritario – e sempre più corrotto e inefficiente – e le ragioni di quel Comitato di affari della borghesia chiamato “governo” predomineranno sistematicamente.
Gli autocrati al potere useranno il pugno di ferro in fabbrica e nella società. Aumenterà lo sfruttamento, verranno aboliti i nostri diritti collettivi e individuali, a cominciare da quello di sciopero.
Verrà allungato l’orario di lavoro, si estenderà il lavoro nero, la precarietà e la flessibilità. Verranno liquidati i servizi sociali e le pensioni pubbliche. Si inasprirà la repressione delle lotte del movimento operaio e sindacale. Dilagherà la militarizzazione della società e saremo trascinati in luttuose guerre di rapina per cercare di rilanciare il decadente imperialismo italiano.
Come giustamente hanno detto gli operai di Pomigliano in una assemblea, per i lavoratori la democrazia “è qualcosa che si mangia”, intendendo che la deriva autoritaria del sistema politico italiano ha dei riflessi immediati nei posti di lavoro, sotto forma di attacco alle condizioni di vita, ai diritti, etc.
Perciò la questione del referendum non può e non deve rimanere confinata alle riflessioni di carattere giuridico e ai dibattiti dei professoroni, ma deve diventare una grande battaglia politica e di classe.
Per vincerla dobbiamo denunciare e battere la squallida propaganda renziana.
La tattica referendaria del burattino messo a Palazzo Chigi dal grande capitale, dagli USA e dal Vaticano per realizzare i disegni reazionari, si basa su vacue promesse e miserabili elemosine con le quali cerca di comprare i voti della povera gente, nella più classica tradizione democristiana (i più anziani ricorderanno la pasta di Achille Lauro e la scarpa prima del voto).
La miseria e la povertà sono visti da Renzi, e da chi lo sostiene, come elementi sociali da premiare con la carità in cambio di voti. La politica del renzismo è il liberismo autoritario e compassionevole. Una politica che trasforma i lavoratori, i cittadini, in mendicanti, mentre esalta il ruolo e la retorica dell’uomo solo al comando.
Una politica profondamente antidemocratica e anticostituzionale perché se il primo articolo della Costituzione afferma che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, quando si mercanteggia il voto in cambio di un’elemosina si abbatte assieme alla dignità dei lavoratori anche l’art. 1!
Come chiunque può capire, non è in ballo solo la seconda parte della carta antifascista, ma anche la prima parte, che la borghesia ha fatto marcire per decenni.
La propaganda di Renzi è tanto demagogica quanto falsa, tanto sterile quanto reazionaria.
Nonostante le elemosine e le menzogne, nonostante l’arroganza padronale e le ingerenze straniere, nonostante un quesito truffaldino sulle schede del referendum, la controriforma renziana non passerà perché sbatterà contro il muro della crescente protesta operaia e popolare, che già si esprime con forza in tutte le occasioni in cui il bulletto tiene i suoi squallidi comizi.
Operai, lavoratori, donne e giovani del popolo, non lasciamoci ingannare!
Uniamo le nostre file negli scioperi e nelle mobilitazioni di quest’autunno!
Il 4 dicembre votiamo in massa NO al referendum ed esigiamo le dimissioni di Renzi.
Battiamo il piano reazionario del governo, di Confindustria e dei banchieri, di Marchionne e di Soros, del FMI e della UE, di Wall Street e dell’ambasciata USA.
Difendiamo le conquiste democratiche della classe operaia e dei partigiani, diamo vita a una nuova Resistenza che porti a termine il compito lasciato irrisolto da quella precedente: il socialismo!
Rafforziamo e moltiplichiamo nelle fabbriche, nei posti di lavoro, nel territorio, i comitati di fronte unico proletario e di fronte popolare per il NO, gli altri organismi operai e di massa, per aprire la strada all’alternativa di potere, al Governo operaio e degli altri lavoratori sfruttati!

Da Scintilla n. 72, ottobre 2016
Organo di Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o49277:e1

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