Milano: PRESIDI V.V.F. PRECARI il 28 e il 29 ottobre

28/10/2016 9,00 -18,00 – Staz Garibaldi, lato P. Freud 29/10/2016 9,00 – 18,00 – Largo Cairoli, ang via Dante

orsetto pompieri

VIGILE DEL FUOCO PRECARIO:

SOCCORSO DISCONTINUO “IO STO CON I POMPIERI PRECARI !!”
STABILIZZARE I PRECARI DISCONTINUI DEL CORPO NAZIONALE DEI VIGILI DEL FUOCO, CANCELLARE OGNI FORMA DI PRECARIATO!

28–29 OTTOBRE 2016

PRESIDI NELLE PRINCIPALI CITTA’ D’ ITALIA

4 NOVEMBRE 2016

SCIOPERO GENERALE DI TUTTE LE CATEGORIE PUBBLICHE E PRIVATE

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, una delle realtà più importanti per la sicurezza dei cittadini e del nostro Paese, rischia di vedere compromesso il suo compito di tutela dell’incolumità pubblica, della difesa del patrimonio boschivo, della salvaguardia del patrimonio architettonico per la forte carenza di organico (in Europa un vigile del fuoco ogni 1000 abitanti, in Italia 1 ogni 10.000/15.000)

…….. eppure nessuno parla dei precari nei Vigili del Fuoco, quindicimila circa in tutta Italia, che da decenni rischiano la propria vita, senza alcuna tutela o prospettiva per il futuro.

Per la stabilizzazione nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, contro ogni forma di precariato nel nostro paese, pensa alla tua sicurezza e firma la petizione (anche on-line su change.org “STABILIZZAZIONE DEI VIGILI DEL FUOCO PRECARI”), fai una foto con il messaggio che, in migliaia hanno già pubblicato su Facebook,
“# IOSTOCONIPOMPIERIPRECARI!!”

28/10/2016 9,00 -18,00 Milano – Stazione Garibaldi, lato Piazza Freud
29/10/2016 9,00 – 18,00 Milano – Largo Cairoli, angolo via Dante

Associazione Nazionale Discontinui Vigili Del Fuoco
CUB Pubblico Impiego – Confederazione Unitaria di Base

La campagna #overthefortress in viaggio

La campagna #overthefortress si metterà in viaggio alla fine di ottobre, ripercorrendo la rotta del Mediterraneo centrale (qui il video sulla storia della campagna). Gli attivisti racconteranno la realtà dei migranti che attraversano quei luoghi: un’azione d’inchiesta che vuole denunciare la gestione emergenziale dell’accoglienza, ma non solo. Allo stesso tempo si vuole dare spazio alla buone pratiche delle realtà sociali che i migranti incontrano durante le loro tappe: l’impegno civile e la solidarietà che di solito non trovano spazio nei media main stream.

Gli attivisti di  #overthefortress percorreranno 3.400 chilometri, intervallati da 40 tappe, imbarcandosi dalla Grecia e risalendo la penisola fino a Roma (per conoscere il programma dettagliato clicca qui). Durante questo viaggio lungo due mesi la narrazione prenderà vita attraverso la produzione di report multimediali.

Per sostenere il progetto partecipa alla campagna di crowfunding.

La campagna referendaria non fermi la legge sulla cittadinanza

Pubblichiamo qui di seguito il comunicato stampa della campagna L’Italia sono anch’io a seguito dell’incontro che si è tenuto ieri al Senato (ne abbiamo parlato qui). La richiesta è chiara: «Basta rinvii», dal momento che in gioco c’è una legge che i giovani figli di immigrati, nati e cresciuti in Italia, aspettano da 24 anni. L’auspicio è per una calendarizzazione prima del referendum del 4 dicembre.

 

Appello al Presidente del Senato. La campagna referendaria non fermi la legge sulla cittadinanza

Le organizzazioni della campagna L’Italia sono anch’io e i giovani di Italiani senza cittadinanza, hanno incontrato questa mattina il presidente del Senato Pietro Grasso per sollecitare una rapida calendarizzazione della proposta di riforma della legge sulla cittadinanza n.91/92. Era il 13 ottobre 2015 quando la Camera licenziò in prima lettura il provvedimento. A più di un anno di distanza, non solo la legge non è stata approvata, ma non è neanche iniziata la discussione nella competente Commissione Affari Costituzionali.

Nel corso dell’incontro con i rappresentanti delle organizzazioni, il presidente Grasso ha assicurato il suo personale impegno affinché la legge venga approvata entro l’attuale legislatura, sottolineando come senta il tema vicino alle sue convinzioni, tanto da consideralo alla stregua di una “battaglia personale”. Nella conferenza stampa che ha seguito l’incontro, però, la senatrice Doris Lo Moro, relatrice del ddl in Commissione Affari Costituzionali, ha ribadito che al momento non ci sono le condizioni per una rapida calendarizzazione della discussione e che l’intenzione della maggioranza è quella di rinviare a dopo il 4 dicembre l’approvazione della riforma.

La nostra preoccupazione per il destino di questa legge e delle centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze, bambini e bambine di origine straniera, è fortissima. Sono circa 800 mila gli italiani, in gran parte ragazzi, che aspettano l’approvazione della legge per sentirsi cittadini senza se e senza ma. Non sappiamo quello che succederà alla legislatura dopo il 4 dicembre. Ma sappiamo quello che il Senato e la maggioranza possono fare prima di quella data. Facciamo appello al Presidente del Consiglio Matteo Renzi affinché dia seguito all’impegno che ha preso più volte di introdurre lo Ius Soli. Tra il settembre 2011 e il marzo 2012 i rappresentanti delle organizzazioni che hanno dato vita alla Campagna L’Italia sono anch’io avevano raccolto più di 200mila firme su due proposte di legge di iniziativa popolare sulla riforma della cittadinanza e il riconoscimento del diritto di voto amministrativo dei cittadini stranieri.

La Campagna L’Italia sono anch’io è promossa da Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca, Comitato 1° Marzo, Comune di Reggio Emilia, Comunità di Sant’Egidio, Coordinamento Enti Locali Per La Pace, Emmaus, Fcei, Legambiente, Libera, Lunaria, Migrantes, Il Razzismo è Una Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni , Tavola Della Pace, Terra del Fuoco, Ugl, Uil, Uisp.

 

Roma, 26 ottobre 2016

La campagna referendaria non fermi la legge sulla cittadinanza

L’odio o la garanzia dei diritti: cosa conta di più?

“Il Senato deve decidere: contano di più le voci di odio delle tante Gorino o i diritti di 800mila bambini e ragazzi figli dell’immigrazione che sono nati e/o cresciuti in Italia? Rinviare la discussione del disegno di legge sulla cittadinanza significa dare priorità alle prime”: così Paula Vivanco per conto dei Cittadini senza cittadinanza si è rivolta oggi al Presidente del Senato Pietro Grasso.

Questa mattina una delegazione della campagna L’Italia sono anch’io e del movimento Italiani senza cittadinanza è stata infatti ricevuta dal Presidente del Senato Pietro Grasso. E Paula ha infinitamente ragione: non solo chi inonda di odio razzista il dibattito pubblico e istituzionale, ma anche chi lo asseconda trasformandolo in una bussola della propria strategia politica ha responsabilità molto grandi: contribuisce, consapevolmente o meno, a declassare, frantumare, macellare i diritti di cittadinanza. Non solo quelli dei cittadini stranieri, anche e sempre più quelli di tutti.

E’ senz’altro significativo che il Presidente del Senato si sia espresso ancora una volta a favore di una rapida calendarizzazione della discussione del disegno di legge di riforma sulla cittadinanza, già approvato in aula alla Camera ormai più di un anno fa. Desta invece preoccupazione che sia il Presidente che la relatrice in Commissione Affari Costituzionali Lo Moro confermino di considerare ineluttabile il rinvio della calendarizzazione a dopo il 4 dicembre.

A seguito della manifestazione promossa in varie città italiane dai ragazzi senza cittadinanza e, soprattutto, della grande visibilità che ha incontrato sui media, si sono susseguite decine di dichiarazioni a favore della rapida approvazione della riforma. Tutti sembrerebbero volerla: oltre al Presidente Grasso, il Presidente del Consiglio, che ne ha fatto uno dei principali dei suoi principali slogan (all’inizio del suo mandato), la Presidente della Commissione Finocchiaro, la stessa relatrice Lo Moro.

Ma, c’è un ma. “Non è questo il momento opportuno” perché la legge dividerebbe la maggioranza e, in vista del referendum (questo sì “divisivo”) del 4 dicembre, potrebbe essere oggetto di strumentalizzazione da parte della Lega Nord che ha presentato, lo ricordiamo, 7mila emendamenti al testo.

Abbiamo già spiegato qui perché il rinvio sia ormai assolutamente incomprensibile.

Ora possiamo solo aggiungere due considerazioni.

Primo: “subito dopo il 4 dicembre” il Senato si troverà impegnato nella discussione della legge di Bilancio (che quest’anno sembra avere un percorso particolarmente avventuroso), poi ci sarà Natale, poi ci sarà l’esigenza di intervenire sulla legge elettorale sia che vinca il Sì sia che vinca il No al referendum. La probabilità che il momento opportuno non arrivi prima della fine della legislatura è molto alta.

Secondo: se cade la legislatura cade anche il disegno di legge e, sic et stantibus, è molto probabile che il futuro Parlamento abbia una composizione ancora meno favorevole all’approvazione della riforma. Ad esempio se il Movimento 5 stelle ampliasse il proprio consenso elettorale, la legge si allontanerebbe sempre più. Sulla proposta attuale il M5S si è astenuto alla Camera e ha già annunciato di astenersi al Senato (e qui l’astensione vale un no).

E’ per queste ragioni che, insieme alle altre organizzazioni della campagna L’Italia sono anch’io, Lunaria ha ritenuto giusto fare pressione per una calendarizzazione e un’approvazione della legge prima del referendum. Si potrebbe portare subito in aula così com’è e votarla.

Andare oltre il 4 dicembre significa rischiare di affossare definitivamente la legge.

Nel caso questo avvenisse, circa 800mila bambini e ragazzi che sono nati e/o cresciuti nel nostro paese sarebbero destinati a rimanere fantasmi. E la responsabilità, è bene dirla tutta, ha un nome e un cognome, sarebbe in primo luogo dell’attuale partito di maggioranza.

L’odio o la garanzia dei diritti: cosa conta di più?

“Gli stranieri interessati al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno non dovranno assolvere al pagamento degli importi previsti dall’articolo 5

La Direzione Immigrazione del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno ha inviato una circolare a tutte le Questure: “Gli stranieri interessati al rilascio e al rinnovo del permesso di soggiorno non dovranno assolvere al pagamento degli importi previsti dall’articolo 5, comma 2 ter, del Testo Unico sull’Immigrazione, fermo restando l’obbligo del versamento relativo al costo del permesso di soggiorno elettronico. Tutte le istanze, comprese quelle giacenti in istruttoria o in attesa di consegna del titolo, dovranno essere portate a compimento prive del citato contributo”. Il Governo ha dunque immediatamente recepito la pronuncia del Consiglio di Stato, pubblicata ieri, che mette finalmente un punto alla questione relativa alla somma da corrispondere per ricevere il permesso di soggiorno. Non si dovranno più pagare né i 200 euro necessari finora per il rilascio del permesso di soggiorno europeo per lungosoggiornanti, né gli 80 o 100 euro per avere gli altri tipi di permesso.

Lo scorso maggio il Tar del Lazio, interpellato da Cgil e dal patronato Inca, aveva già giudicato come illegittimo – in quanto sproporzionato e non in linea con le norme europee – il contributo da versare: un pronunciamento non rispettato dal Governo, che a settembre aveva presentato un ricorso formale (avevamo raccontato l’intero percorso giuridico qui). In attesa del pronunciamento, il contributo era però stato mantenuto. Ora, con la sentenza pubblicata ieri, il Consiglio ha confermato la decisione del Tar, respingendo il ricorso del Governo: il contributo sul permesso di soggiorno è “illegittimo, sproporzionato e d’ostacolo ai diritti degli immigrati, dunque non in linea con la normativa europea”: lo stesso pronunciamento espresso un anno fa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Non stiamo parlando di gratuità: viene mantenuto il versamento di 30,46 euro per la stampa, 30 euro per il servizio offerto da Poste Italiane, e 16 euro per la carta da bollo:  76,46 euro in tutto. Ai quali però non dovrà più essere aggiunta la tassa extra finora prevista.

“Abbiamo vinto di nuovo: il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso del Governo contro la sentenza del TAR del Lazio che, dandoci ragione, ha disapplicato la norma che istituiva l’ulteriore contributo sui permessi di soggiorno”: così la nota in cui Cgil nazionale e Inca Cgil (che per sollecitare il pronunciamento del Consiglio di Stato avevano lanciato un appello pochi giorni fa), esprimono “grande soddisfazione [..]: la Pubblica Amministrazione dovrà adeguarsi alla sentenza e l’ulteriore contributo non si pagherà più”. Non solo: “il Consiglio “suggerisce alle Amministrazioni, secondo loro discrezione e compatibilmente con le normative esistenti, di trovare modo di rimborsare agli interessati le somme versate in eccedenza rispetto al dovuto”.

Nessuna tassa sul permesso di soggiorno, il Consiglio di Stato respinge il ricorso del Governo

Prima le donne e i bambini…anzi no. Le barricate del rifiuto di Gorino

Le otto donne e i dodici bambini che erano diretti a Gorino hanno cambiato destinazione. Non per loro autonoma scelta: la decisione è stata presa dal Prefetto di Ferrara Michele Tortora, dopo la protesta di un gruppo di residenti nel piccolo paese del ferrarese. “L’ipotesi di ospitare dei profughi a Gorino non è più in agenda. Ha prevalso la tranquillità dell’ordine pubblico, non potevamo certo manganellare le persone”, ha dichiarato il Prefetto.

Gorino è una frazione di Goro, paese di quasi 4000 abitanti in provincia di Ferrara, nell’area del Delta del Po. Proprio in questa frazione, un’ordinanza prefettizia ha individuato una struttura ricettiva – l’ostello bar dall’evocativo nome ‘Amore e Natura’ – potenzialmente utile per accogliere alcuni cittadini di origine straniera: nello specifico, 8 donne e 12 bambini. L’arrivo delle persone era stato annunciato da tempo, ma la notifica della decisione prefettizia sarebbe arrivata solo nel pomeriggio di ieri, lunedì 24 ottobre. Una presenza, quella delle otto donne e dei dodici bambini in arrivo, evidentemente ingombrante per i 600 residenti: un gruppo di loro, circa 300 persone, ha dapprima bloccato il percorso che avrebbe dovuto seguire il pullman della Prefettura per arrivare in paese, e poi organizzato vere e proprie barricate, chiudendo la strada di accesso e arrivando a impedire alle persone di andare al lavoro. Durante la manifestazione, nessun pescatore – il paese vive soprattutto della pesca delle vongole – sarebbe uscito in mare, e nemmeno i bambini sarebbero andati a scuola.

Dopo la protesta e la successiva decisione del prefetto, le donne e i bambini sono stati trasferiti nei paesi di Comacchio, Fiscaglia e Ferrara. “Il mio primo pensiero va a quelle donne, non oso pensare cos’hanno provato, attraversando il Mediterraneo, andando in pullman fino a Bologna e poi a Gorino e trovandosi infine davanti a quelle barricate”, ha dichiarato il prefetto, spiegando che la requisizione dell’ostello Natura e Amore è arrivata a seguito del rifiuto delle diverse strutture ricettive interpellate: “Ci sono stati alberghi cui ci siamo rivolti che hanno detto di non aver posto. Già – ha chiosato sarcasticamente Tortora – ci sono orde di turisti che si riversano a novembre in Riviera”. Da qui, e dal fatto che “al momento Goro non ospita alcun profugo, rispetto ai circa 800 già presenti nella provincia di Ferrara”, la decisione dal “carattere eccezionale e straordinario” di requisire l’ostello, ritenendo che “non fosse particolarmente frequentato d’inverno”. “Non mi aspettavo una reazione del genere e l’ho trovata sconcertante”, ha commentato Tortora.
Molto più duro il Prefetto Mario Morcone, Capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione presso il Ministero dell’Interno: “Gli italiani che rifiutano l’aiuto doveroso a donne e bambini sono ottusi, mi vergogno di averli come connazionali. Se non vogliono vivere nello stesso posto dove diamo accoglienza ai profughi andassero a vivere in Ungheria. Noi staremo meglio senza di loro”.

Polemiche politiche e strumentalizzazioni
Diverse le reazioni politiche. Mentre il ministro dell’Interno Alfano parla di un episodio “che non fa onore al nostro Paese”, affermando che “quello che è accaduto non è lo specchio dell’Italia”, la Lega Nord plaude ai cittadini di Gorino, definendoli “i nuovi eroi della Resistenza contro la dittatura dell’accoglienza”, nelle parole di Alan Fabbri, segretario della Lega Nord del capoluogo estense.

I residenti
“Nessuno ci ha detto niente. Con un preavviso di un’ora vogliono requisire l’unico luogo di ritrovo del paese. Hanno detto che sono venti donne: ma non si sa chi sono. Abbiamo tre strade in tutto, cosa devono fare a Gorino, come passano il tempo? A fare delinquenza e basta?”. Così una signora intervistata da La Repubblica mentre prende parte alle barricate che hanno impedito l’accesso delle donne e dei loro bambini. “Non è una questione di razzismo. Se ci avvisavano per tempo, magari… Inoltre, quello è l’unico ostello, e l’unico luogo di ritrovo del paese”. “Noi qua siamo tutte donne, spesso sole, perché i nostri mariti pescano. – fa eco un’altra signora – Queste donne che arrivano, avranno anche dei compagni. E’ anche questo che ci fa paura”. “Questo non è un paese ricettivo, che da sostegno alle persone. Io non ho lavoro: perché a me nessuno chiede stai bene, hai bisogno? Loro si, noi  no. Sono esseri umani, per carità, però.. un conto l’accoglienza, un conto l’invasione”, afferma un uomo.

Sono solo alcune delle voci che arrivano da Gorino. Voci che fanno emergere aspetti diversi legati al fenomeno migratorio che da tempo sta coinvolgendo il nostro paese.
Da una parte c’è la gestione prefettizia, ed emergenziale, dell’accoglienza: una conduzione che, come detto più volte, non collima con le necessità dei territori. Servirebbe una gestione concordata con le amministrazioni locali e le organizzazioni della società civile, in modo da dare vita a virtuosi percorsi di inclusione: un lavoro di mediazione e programmazione che presuppone l’abbandono dell’approccio emergenziale. Ma se le amministrazioni locali, sulla base di una più o (molto spesso) meno spontanea pressione dei cittadini, continuano a rifiutarsi di partecipare alla programmazione dei servizi di accoglienza e di aderire allo Sprar, il circolo vizioso dell’accoglienza è destinato a riprodursi all’infinito.
Dall’altra parte, le voci dei residenti ci parlano di una radicalizzazione della xenofobia che coinvolge molta parte del nostro paese, nonostante il ministro Alfano affermi il contrario. Le barricate contro donne e bambini, per giunta così pochi numericamente parlando, sono un fatto grave, ma non isolato a Gorino.

Le proteste, le rivolte di quartiere, le sassaiole e anche gli attacchi incendiari in occasione dell’apertura di centri di accoglienza sono state diverse nelle grandi città come nei piccoli paesi di provincia. Basta solo ricordare tra i fatti più recenti quelli di Tor Sapienza, di Marino e di San Nicola a Roma, le proteste agostane di Capalbio, la raccolta di firme di Settimo Vittone nel torinese. Poi ci sono le violenze fisiche contro i richiedenti asilo, di cui il tremendo omicidio di Fermo del 4 luglio costituisce solo l’esempio più grave.

E’ inutile che i residenti, in questo caso di Gorino, si affrettino a dire che il razzismo non c’entra: è invece proprio questo a parlare. Lo si ascolta nelle urla “Non frega un c… che è incinta, portatela a casa del prefetto” (video qua), con cui un manifestante risponde al carabiniere che prova a spiegare la situazione. Lo si sente nelle grida di giubilo che coprono il “non è una questione di razzismo” con cui un manifestante fa seguire l’esultanza di un “abbiamo vinto noi”. Noi e Loro. Ancora una volta.

I migranti: cittadini fantasmi?

Come in altri casi anche nella squallida vicenda di Gorino e nelle sue rappresentazioni mediatiche c’è un’assenza ingombrante: quella delle donne migranti. Portate da Bologna a Gorino, con i pullman prefettizi, si sono trovate davanti urla e barricate, e quindi sono state trasferite e smistate, come pacchi, altrove. Non hanno avuto voce né la possibilità di spiegare cosa le ha spinte a provare a vivere in un paese diverso dal proprio. Provengono da Nigeria, Nuova Guinea e Costa d’Avorio: paesi che non si distinguono per la garanzia dei diritti umani (per un approfondimento, si veda qui). Cosa avranno pensato queste donne quando da Bologna sono state portate a Gorino, paese che probabilmente non avevano mai sentito nominare prima? Cosa si saranno dette quando, di fronte alle barricate dei residenti, sono state portate in Questura, ad attendere che qualcun altro decidesse per loro? Avranno avuto paura o no degli uomini e delle donne che non hanno voluto né loro, né i loro bambini?

Serena Chiodo

Prima le donne e i bambini…anzi no. Le barricate del rifiuto di Gorino

Apologia del fascismo, la legge Scelba non basta

STORIE DIMENTICATE

La normativa, datata 1952, impedisce di punire sia chi vende gadget ispirati al Ventennio o al nazismo, sia chi inneggia al fascismo sui social network. Mentre ben due proposte di legge contro souvenir, cimeli e saluto romano giacciono in Parlamento
di Gloria Riva

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Un mese di “evasione”

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Da ormai un mese ho lasciato la mia casa, i miei animali, le piante che crescono selvagge sui miei balconi, i grandi cedri pieni di nidi. Da un mese non rivedo la stanzetta quieta che custodisce libri e ricordi di settant’anni.
Da un mese me ne sono andata, in opposizione all’arbitrio degli arresti domiciliari “cautelari” che avrebbero voluto trasformare i luoghi e gli affetti della mia vita in carcere e fare di me l’obbediente, collaborante carceriera di me stessa.
Me ne sono andata perché amo e difendo la quotidianità dell’esistere, lo sfaccendare sereno nelle mie stanze, le creature che mi sono dolci compagne, le conversazioni quiete con gli amici.
Ora vivo altrove, non mi nascondo, ho pronte le mie cose per ogni ulteriore evenienza; le donne, gli uomini, i bambini del movimento sono con me ad allietare ed a proteggere le mie giornate.
E’ proprio questa socialità buona e fraterna a mettere in difficoltà un potere tanto arrogante quanto vile, il quale controlla quotidianamente la mia casa, si imbatte continuamente nei luoghi e nei momenti della mia evasione, ma non ha il coraggio di fermarmi, di affrontare la forza di un popolo che difende, con testarda mitezza e dissacrante ironia, il diritto ad un futuro più giusto e più vivibile per tutti.
Da oggi ho deciso di riconquistarmi la piena agibilità: anche se a casa non torno (lo farò quando quest’avventura sarà pienamente finita), riprendo in totale libertà la partecipazione ai viaggi per raccontare la lotta NO TAV ormai trentennale ed approfondirne i legami; tante realtà ci attendono per conoscere, esprimere solidarietà, organizzare una resistenza che non può più attendere.
E voglio tornare in Clarea, percorrere il sentiero tra i boschi autunnali, respirare emozioni e ricordi, riprovare la indignazione dell’arrivo al cantiere, la rabbia lucidissima che si fa lotta, volontà di liberazione, progetto di un futuro in cui ogni essere vivente possa davvero dare secondo le proprie possibilità e ricevere secondo i propri bisogni.

Nicoletta Dosio

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Bologna: Polizia carica gli studenti alla mensa universitaria

Polizia e Carabinieri hanno caricato violentemente un folto gruppo di studentesse e studenti universitari intenzionati, con lo sportello “Mo basta!”, a praticare un’autoriduzione nella mensa universitaria più cara d’Italia (quella dell’UniBo, appunto) per rivendicare pasti a un prezzo dignitoso: “3 euro devono bastare”.

14.00: Promossa una assemblea studentesca in via Zamboni, in rettorato dal collettivo universitario autonomo “contro la rappresaglia al welfare studentesco messa in campo questa mattina da Ergo, Elior, Università e Polizia”.

Intanto i due fermati dalla polizia sono stati rilasciati. Distribuito in piazza un “pranzo sociale”, mentre tacciono le istituzioni universitarie di fronte alle violenza poliziesche: rettore e dirigenti dell’università per ora non commentano. anche per questo l’appuntamento è stato rilanciato per una assemblea pubblica in rettorato alle 14.30.

13.40: Il collettivo universitario autonomo di Bologna lancia un appello a raggiungere piazza Puntoni, dove si resiste nonostante le cariche. Di seguito il video diffuso dal collettivo:

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fcuabologna%2Fvideos%2F1201348836591832%2F&show_text=0&width=560

Ore 13.20 – Nuove violente cariche della Polizia con alcuni feriti tra gli studenti che ora si sono mossi velocemente verso il Rettorato. Il Rettore Ubertini si è chiuso nel suo studio. Ancora Andrea, nostro corrispondente da Bologna. Ascolta o scarica.

Ore 13.00 – In questo momento, dopo essere stati caricati, i compagni sono rimasti compatti dando vita ad un presidio nella piazza antistante alla mensa che sta crescendo, aggregando molti studenti che vogliono fare l’autoriduzione. Con noi Andrea, nostro corrispondente da Bologna. Ascolta o scarica.

Di seguito il video delle cariche tratto dalla pagina facebook di Infoaut 

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Finfoaut.org%2Fvideos%2F10154759837539604%2F&show_text=0&width=400

da Radio Onda d’Urto

Ferrara, razzisti sul delta. Barricate contro 12 donne e 8 bambini

Succede a Gorino, sul delta del Po, in provincia di Ferrara. Gli abitanti si ribellano all’arrivo di 12 donne in fuga dalla fame e dalla guerra e 8 bambini. La Lega: «Questa gente ha le palle». Sì, ce l’ha in testa

Razzisti sul delta. Non è la Louisiana del Ku Klux Klan, è l’Emilia della Lega. Razzista e non meno feroce, anche con quell’accento strano, incapaci di pronunciare la zeta, che parlano come se pronunciassero codici fiscali, proprio loro, allergici – si dice – alle tasse quando facevano soldi con le vongole sull’ultimo pezzo di terra lungo il Po prima del mare, in quell’ultimo gruppo di case dove un prefetto maldestro ha confiscato temporaneamente sei stanze per dodici donne e otto bambini in fuga da guerra, fame e carestie proprio sopra al bar dove vanno a bere lo spritz questi uomini veri, forti coi deboli e deboli coi forti. Come i razzisti, come i leghisti, come i fascisti, barbuti o ariani, come gli stronzi maschi a qualsiasi latitudine. Amore e Natura si chiama l’ostello, un ossimoro che puzza di acqua paludosa, del fumo attorno alle barricate di questa notte, della volgarità dei luoghi comuni con cui si nutrono a queste latitudini scambiandola per senso di comunità. Qui i migranti sono tollerati solo quando devono lavorare nelle cooperative di pesca per due lire.

«L’ipotesi di ospitare dei profughi a Gorino non è più in agenda. Ha prevalso la tranquillità dell’ordine pubblico, non potevamo certo manganellare le persone. Questo fenomeno o si gestisce insieme con buonsenso oppure non si gestisce», fa sapere il prefetto. Fossero stati lavoratori, studenti, precari la polizia li avrebbe asfaltati, e la magistratura perseguitati come in Val Susa, Roma, Napoli. Ma sono razzisti, persone normali, come chi li fronteggia in divisa o dalla scrivania della prefettura, come chi li fiancheggia nelle ronde in bicicletta che si susseguono in una città, Ferrara, dove non succede mai niente se non speculazioni e scandali targati Pd, ma sembra vivere da vent’anni anni in un assedio perenne. E in provincia va peggio. Lì se la comanda un leghista, Alan Fabbri, che, da sindaco non è stato capace di evitare che il suo paese diventasse il più povero della provincia, e ora fa l’opposizione al Pd in Regione.

Tronfio si vanta sui social il responsabile sicurezza della Lega, un pregiudicato, secondo il sindaco di Ferrara (siamo pronti a smentire), che ora veglia sulla sicurezza dei suoi concittadini. Scrive un quotidiano locale:

Nicola Lodi, detto Naomo per via di una pubblicità della quale fu protagonista l’attorcomico Giorgio Panariello, ci fa dormire sonni tranquilli. Compie ardite spedizioni nel Palaspecchi la cui prospettiva di riconversione s’è fatta fragile dopo l’arresto dell’imprenditore padovano Vittadello. Lodi compie missioni al Palaspecchi neanche fosse Jena Plissken in “1997, Fuga da New York”, come se il problema del Palaspecchi fossero le miserie e il degrado che lo occupano. Lodi scopre dormitori abusivi nei parcheggi, guida tour nei campi nomadi, smaschera chi succhia l’energia elettrica a tradimento. Manca soltanto che sgomini il racket dei mendicanti, quello degli spacciatori e disintegri l’organizzazione dei parcheggiatori abusivi. Per rusparli via.

Ora non vede l’ora che arrivi in paese la troupe di Del Debbio ma scalpita e in un video diffuso sui social «consiglia» al prefetto di lasciar perdere ché i 500 abitanti di Gorino sarebbero pronti a tutto perché parlano una lingua diversa da quella istituzionale, perché si alzano alle quattro di notte per andare a lavorare. «Domani non voglio sentire accuse di razzismo, siamo realisti, qua non deve venirne alcuno. La gente di Gorino ha le palle». Probabilmente in testa. Come dice una vecchia canzone di Fausto Amodei. Ma Naomo, si convinca, è razzista, come i neofascisti che terrorizzano da mesi i gestori di un albergo in Val Trompia che ospita una ventina di profughi. Come i normali cittadini di Tiburtino III che gridavano “scimmia torna in Africa” ai minori ospitati in un centro del loro quartiere. E’ l’Italia, bellezza. Come tutti quelli che dicono «Io non sono razzista ma…». E anche a Ferrara sono tanti. Le donne profughe, si è appreso in mattinata, sono 12, compresa la donna incinta, che è stata accolta in un centro a Ferrara. Ora sono state trasferite e divise tra Fiscaglia (quattro), Ferrara (quattro) e Comacchio (quattro). Si tratta di cittadine provenienti da Nigeria, Nuova Guinea e Costa d’Avorio, in fuga dalla guerra.  La ragazza incinta ha le doglie. Che suo figlio possa nascere in un mondo libero dal razzismo e dalla guerra.

Ma Ferrara è anche la città che, alla fine di settembre, ha visto duemila persone in piazza contro il razzismo. Gli antidoti ci sono ma il razzismo più pericoloso è quello di chi non capisce che la crisi è un’arma dei padroni puntata su tutti, che si volta dall’altra parte e apparentemente non si schiera ma spera che il lavoro sporco lo facciano i Lodi. Mentre il vescovo di Ferrara, epurato perfino da Cl, predica contro l’accoglienza in nome degli italiani poveri. Di tutt’altra pasta, un altro prete, Luigi Zappolini del Cnca: «È il segno che, in una parte consistente della popolazione, il rifiuto dell’altro, tanto più se debole, è ormai un riflesso condizionato, che prescinde da ogni considerazione razionale oltre che etica. Non v’è debbio che, per arrivare a questo punto, abbiano giocato un ruolo essenziale forze politiche e organi di stampa che hanno puntato massicciamente sulle paure e i risentimenti delle persone. Mi domando come si fa a rifiutare mamme e figli e poi chiedere allo stato, giustamente, un aiuto per le famiglie e i minori, per i quali non esistono tuttora politiche e stanziamenti adeguati. Come prete, mi auguro davvero che – tra coloro che hanno manifestato a Gorino e Goro – non vi siano cristiani: avrebbero smarrito del tutto il senso più profondo del Vangelo».

Ci vorrebbe che gli ultimi e i penultimi capissero chi è che li impoverisce, che sia la solidarietà e non la paura, il rancore o l’odio, a tenerci insieme. Sarebbe una rivoluzione, non una Crociata.

La decisione di abbandonare l’ipotesi di accogliere i profughi a Gorino è una sconfitta dello Stato? «Certo non è una vittoria», ha risposto Michele Tortora, prefetto di Ferrara, rispondendo ai giornalisti nella conferenza stampa convocata in prefettura dopo le barricate antiprofughi. «La gestione di questi problemi – ha detto il prefetto – va affrontata con buon senso e spirito di collaborazione da parte di tutti. Per questo rinnovo l’appello a istituzioni, enti locali, persone e associazioni ad aiutarci». Di fronte a chi gli chiedeva se la decisione di cedere alla protesta sia stata condivisa con il Viminale il prefetto ha risposto: «chiedetelo al Viminale».

Giulio AF Buratti da Popoff