Il dissequestro del MUOS tra guerra globale e resistenze dal basso

logo_no_muos_

di Matteo De Checchi

È caduto “a fagiulo”, come si suol dire, il dissequestro del Mous, in un caldo venerdì d’agosto tra vacanzieri indaffarati a trovarsi un angolino di spiaggia paradisiaca e la notizia dei nuovi (gli ennesimi) bombardamenti americani in Libia.

Il 5 agosto il Tribunale del Riesame di Catania, in secondo grado di giudizio, ha accolto il ricorso del Ministero della Difesa, rappresentato dall’Avvocatura dello Stato, teso ad ottenere il dissequestro del MOUS.

E dire che ad inizio giugno, in primo grado, il Tribunale di Caltagirone aveva respinto la richiesta di dissequestro avanzata dal Ministero sostenendo la fondatezza delle ipotesi di reato per infrazioni delle norme inerenti l’edificabilità in una zona protetta come la Sughereta di Niscemi. Ma, come si sa, un tribunale di una dispersa provincia siciliana poco può fare contro i grandi interessi politico-militari che muovono l’intero contesto mondiale, tra guerre per esportare la democrazia e operazioni militari contro fantomatiche postazioni dei jihadisti. Il dissequestro del Mous si inquadra proprio in quest’ultimo caso: i primi di agosto gli americani, per bocca dello stesso Obama, hanno comunicato l’inizio dei bombardamenti in Libia (in particolare a Sirte) per contrastare l’avanzata del gruppo Stato Islamico (IS) appellandosi alla richiesta d’aiuto avanzata dal governo di unità nazionale libico (Gna) guidato da Fayez al Sarraj, senza chiedere una minima autorizzazione internazionale, rifacendosi invece all’Aumf, l’Autorizzazione all’uso della forza militare voluta, dopo l’11 settembre 2001, dal guerrafondaio Bush per “stanare” i terroristi di Al Qaeda.

Al di là dei drammatici risvolti di una nuova guerra in un contesto territoriale difficile e frammentato da lotte intestine per accaparrarsi i pozzi di petrolio, il Mous diventa un’importante pedina per il controllo dei droni americani, stanziati a Sigonella, usati per bombardare la Libia. Le parabole sono di fatto fondamentali come supporto operativo e logistico in guerre tecnologiche sempre più “controllate” a distanza, dove i morti civili vengono derubricati ad “incidenti”.

E l’Italia come ha risposto a questo ennesimo atto illegittimo da parte degli americani? Il Governo, dopo una fase di temporeggiamento, si è chinato al volere americano dando di fatto un appoggio logistico alla missione, in particolare dalle basi di Sigonella ed Aviano; i politici siciliani, una volta chiusa la campagna elettorale, si sono trasformati da paladini del No Mous a silenziosi lecchini della bandiera a stella e strisce, donatori di un territorio che prima, quando servivano i voti, millantavano di voler difendere. Il caso Crocetta su tutti.

La resistenza, quella vera, è affidata, oggi più che mai, alle comunità che vivono quei territori, che quotidianamente lottano contro la loro deturpazione e contro la guerra; la trasformazione dal basso che ha dato vita ad un vasto e forte movimento popolare di opposizione al Mous è oggi la chiave di volta per scardinare un sistema di connivenze e servile ossequio che, negli ultimi decenni, ha fatto milioni di morti.

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/il-dissequestro-del-muos-tra-guerra-globale-e-resistenze-dal-basso/20270

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...