Il razzismo quotidiano che fingiamo di non vedere

20131129-182658

L’Italia non è un paese razzista. Lo abbiamo sentito dire tantissime volte, soprattutto durante gli scorsi anni. Perché invece, nell’ultimo periodo, non sembra più così assurdo ascoltare frasi apertamente razziste, o notare atteggiamenti che non fanno mistero di essere dichiaratamente discriminatori. I dati parlano chiaro: 56 nel 2010. 472 nel 2013. 596 nel 2014. Sono i casi di crimini d’odio in Italia, secondo i dati diffusi da Odihr nei suoi dossier più recenti. Dei 596 reati del 2014, 413 hanno avuto un movente razzista, 153 religioso, 27 legato all’orientamento sessuale, 3 alla disabilità.

Tra il settembre 2010 e il novembre 2014 l’OSCAD (Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, organismo interforze tra Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri) ha ricevuto 1.187 segnalazioni, delle quali 583 sono state riconosciute come reati di odio. Tra questi, il 61.4% ha avuto una matrice razzista e il 19.8%  religiosa.
Secondo quanto riportato nel Rapporto Ecri 2016, le statistiche della polizia giudiziaria riportano un totale di 123 indagini aperte nel 2012, e di 130 nel 2013, riferite alle violazioni della legge Mancino e della legge n. 654/75.
Dal 2006 al 2013 l’Unar ha preso in carico oltre 3.000 casi di discriminazione a sfondo razzista, etnico e religioso. Dai 143 casi del 2006 si è passati ai 763 del 2013 (ultimo anno per cui i dati sono disponibili).
Questi i dati ufficiali, ai quali si affiancano le informazioni raccolte dalla cosiddetta società civile: sono infatti diverse le associazioni che provano a monitorare il razzismo e la sua diffusione nel nostro paese.

Lunaria, attraverso il suo lavoro quotidiano disponibile on line su http://www.cronachediordinariorazzismo.org, ha registrato tra l’1 gennaio 2007 e il 30 giugno 2016 5.369 casi di discriminazioni, discorsi, propaganda, offese, danni alle proprietà, violenze fisiche e omicidi di matrice razzista.

Tavola 1. Casi di discriminazione e violenze razziste monitorati da Lunaria. Anno 2015
ATTI Numero
VIOLENZE VERBALI 615
A1 Offese, minacce o molestie razziste 76
A2 Propaganda 484
di cui
A2A Dichiarazioni, discorsi razzisti 409
A2B Scritte razziste 46
A2C Manifesti razzisti 4
A2D Pubblicazioni razziste 21
A2F Siti, blog, social network razzisti 4
A3 Manifestazioni pubbliche 55
VIOLENZE FISICHE 35
di cui
B1 Violenze contro la persona 33
B2 Morti provocate da violenze 2
DANNI CONTRO LA PROPRIETA O COSE 17
di cui
C1 Danneggiamenti 9
C2 Incendi 8
DISCRIMINAZIONI 65
di cui
D1 ordinanze 28
TOTALE 732
Fonte: Lunaria, http://www.cronachediordinariorazzismo.org

Sulla base dei dati raccolti, Lunaria ha segnalato a Odihr per il 2015 173 casi: 2 casi di omicidio e tentato omicidio; 32 casi di violenza fisica contro le persone; 55 casi tra danni alla proprietà, furti, rapine, incendi dolosi; 7 casi di vandalismo e di profanazione di tombe; 77 casi di minacce o atteggiamenti minacciosi. Dei 732 casi registrati nel database disponibile online per l’anno 2015, sono 615 quelli di violenza verbale.

Tanto i dati ufficiali, quanto quelli registrati dalle associazioni, risentono del fatto che sono ancora poche le persone che denunciano. Under reporting, si dice in inglese. Tradotto nella pratica, significa che le denunce, e conseguentemente i dati disponibili, non rappresentano la situazione reale, che non trova riscontro nelle statistiche.

Perché le persone non denunciano? Per paura di ritorsioni, certo: il che segnala la mancanza di tutela per le vittime. Oppure per sfiducia o timore delle forze dell’ordine da parte delle vittime. E poi ci sono i cosiddetti elementi di contesto: ossia un humus culturale, sociale e politico sempre più ostile nei confronti dei migranti e di alcune minoranze. Nonostante la parzialità dei dati, il quadro che emerge è preoccupante: e lo è da anni, non da oggi. Tutte le fonti disponibili documentano una crescita preoccupante dei delitti e dei discorsi razzisti in Italia.

Quanto successo ieri a Fermo – il gravissimo omicidio di un cittadino nigeriano compiuto da un uomo aderente ai movimenti di estrema destra, oltre che all’ambiente ultras – ci ferisce profondamente, ma mentiremmo se parlassimo di stupore. Anche se è giustamente difficile pensare che un uomo sia stato ucciso di botte, in Italia, nel centro di una città, dopo aver difeso la moglie da insulti razzisti, non è affatto il primo caso di violenza razzista a cui assistiamo: forse in modo troppo inerme. Troppe volte episodi manifesti di razzismo sono stati derubricati a battute e opinioni personali. Troppo spesso emerge un dibattito politico, mediatico e culturale in cui il tema delle migrazioni e della presenza di cittadini di origine straniera è attraversato in modo ricorrente da discorsi di odio, o fa da sfondo a offese, minacce o molestie razziste. Troppo spesso casi di violenza sono stati fatti passare come l’azione di “pochi balordi”.

Occorre ricordare ancora una volta che non è vero: da anni in Italia – e in generale in Europa – è in atto una continua normalizzazione dell’odio per l’Altro. In parlamento, nei mass media, nei discorsi pubblici, sui social network. E i dati disponibili lo dimostrano.

Il razzismo quotidiano che fingiamo di non vedere

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