Treviso – Solidarietà a Simone ed Elena

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Un’articolo di riflessione e solidarietà del CSO Django dopo l’aggressione a Simone e Elena, militanti LGBTQIA, avvenuta al termine del corteo del Pride, da parte di una quindicina di personaggi riconducibili all’estrema destra trevigiana.

Non sarebbe il momento di superare la trita retorica della guerra fra bande e degli opposti estremismi? Forse ciò che è accaduto in tutti questi anni, a Treviso e non solo, non è bastato a riconoscere l’esistenza di gruppi di estrema destra che continuamente si rendono protagonisti di violenze, aggressioni e minacce di matrice dichiaratamente xenofoba, omofoba e discriminatoria? Abbiamo già una risposta a queste domande. Abbiamo visto in tutti questi anni prima un ergere Forza Nuova come esempio di “meglio gioventù” da parte di Gentilini e poi i tentennamenti del centro sinistra nel riconoscere la presenza di nuclei fascisti organizzati. Ma chi gira per il centro la sera, soprattutto in alcune zone, chi non si vergogna a rivendicare le proprie lotte, chi ha un colore della pelle diverso dal bianco, chi è gay, lesbica, bisessuale o trans lo sa bene. Conosciamo i volti di chi aggredisce, sono sempre le stesse persone riconducibili agli stessi gruppi. Forza Nuova e la giovanile Lotta Studentesca, parte della curva del calcio trevigiano. E intanto noti esponenti della Lega Nord nostrana chiacchierano e bevono aperitivi con i picchiatori.

Sabato sera Simone Carnielli e Elena Toffolo, esponenti del Comitato Pride, sono stati attaccati in Piazzale Burchiellati da una quindicina di fascisti evidentemente a caccia di prede. Simone è stato colpito allo zigomo, insultato, accerchiato, menato. Eppure nonostante si fossero rifugiati nei locali vicini all’arrivo della polizia non sono stati fermati. Strano che questa volta i questurini non siano stati solerti nel portare in centrale i presunti responsabili.

Ma la città di Treviso è stata attraversata da una nuova ventata di libertà, vogliamo abbattere i muri dell’esclusione e della discriminazione. E c’è chi lo fa da tempo: le vari associazioni di base e i gruppi organizzati che portano avanti lotte per i diritti e la dignità. Eppure Manildo & Co hanno preteso sobrietà dalle comunità LGBT e non solo e hanno permesso, quasi senza colpo ferire, che il primo maggio ci fosse l’unica vera invasione abominevole che abbiamo dovuto subire e cioè il corteo nazionale di Lotta Studentesca e Forza Nuova. Gli stessi che, non si capisce perchè, rimangono perennemente impuniti nonostante tutti sappiano: i pestaggi, gli stupri, le rapine, il caso mefedrone. Quegli stessi che reclamano la chiusura delle frontiere, e vorrebbero far passare il messaggio di uno scontro fra civiltà quando invece, come ha ben dimostrato Gentilini, sono totalmente compatibili con il fondamentalismo religioso. La strage di Orlando ne è la prova inconfutabile. L’omofobia, il razzismo, il nazionalismo, l’odio per l’altro e il diverso accomunano queste realtà. E la resistenza della Rojava ce lo insegna.

Intanto c’è chi si organizza, si auto difende e combatte quotidianamente razzismo, omofobia e sessismo. Nonostante i fogli di via e le denunce. Perchè l’antifasciamo si pratica tutti i giorni, ora più che mai.

Solidarietà a Simone e a Elena!

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/treviso-solidarieta-a-simone-ed-elena/20181

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