In val Susa vige il diritto di vendetta

Leggiamo sgomenti la notizia dell’ennesima operazione di polizia ai danni di attivisti del movimento No Tav: ventitré notifiche di arresti e obblighi di firma hanno colpito coloro che hanno partecipato il 28 giugno dell’anno passato alla giornata di mobilitazione popolare che ha disobbedito ai divieti di manifestare e ha tagliato le reti dei cantieri. Nell’ultimo anno troppo spesso abbiamo visto applicate misure cautelari e arresti preventivi per quanto riguarda tutti e tutte coloro che si oppongono all’opera della TAV, una delle costruzioni che meglio rappresenta quell’intrico di devastazione ambientale e drenaggio delle risorse pubbliche caratteristico di tutte le grandi opere ritenute strategiche dal governo Renzi, come del resto è scritto nello Sblocca-Italia.

La procura di Torino si è storicamente distinta, e sta continuando a farlo, per l’accanimento politico contro il movimento No Tav e un’ossessione patologica nei confronti degli attivisti, evidentemente considerati il primo problema di ordine pubblico in senso lato di tutta la provincia. E’ di pochi giorni fa, infatti, la condanna alla studentessa di antropologia di Ca’ Foscari di Venezia sentenziata sulla base della “compartecipazione psichica” e del “concorso morale” ad un’iniziativa dell’estate 2013, a cui la studentessa ha partecipato per motivi di ricerca e di studio sulla composizione e sulla genealogia del movimento No Tav. Per la Procura l’uso del pronome “noi” nella tesi della studentessa è già indizio di una complicità criminale e come tale va perseguita, nonostante il giudice non si sia minimamente preoccupato di avere informazioni circa la metodologia della ricerca antropologica. Inoltre, ancor più grave è il fatto che il giudice abbia completamente  messo da parte la libertà d’opinione e di ricerca perché accecato dalla mania persecutiva contro chiunque sia entrato in contatto con un evento contro la Torine-Lione.

Di diverso tenore è quanto accaduto stamattina, quando gli attivisti si sono visti limitare la libertà personale e il loro diritto di manifestare perché ritenuti pericolosi: stiamo parlando di persone perlopiù giovanissime oppure sessantenni e settantenni, a riprova del vero movimento di popolo che compone l’opposizione alla Tav. Insospettisce, inoltre, il tempismo con cui sono arrivate queste notifiche, il giorno dopo la conferma della vittoria della nuova sindaca di Torino da sempre critica nei confronti della Tav, quasi a voler dimostrare che la Procura continuerà a seguire la sua indiscriminata e spregiudicata campagna di persecuzione. Una campagna che nel merito e nel metodo delle procedure giudiziarie, delle sentenze e delle misure preventive sta di fatto torcendo il principio del diritto moderno (innocenza fino a prova contrario, possibilità del dibattimento, proporzionalità, ecc..) nell’arcaico antenato del diritto di vendetta. Una vendetta che cade sulla testa degli oppressi a causa delle lobby imprenditoriali e dei poteri della finanza a scapito della propria esistenza e della propria autodeterminazione, di cui i giudici si sono resi da tempo complici.

Esprimiamo, come da sempre, la nostra solidarietà e complicità a tutto il popolo No Tav richiedendo a gran voce la libertà di tutti e tutte e la cessazione del clima giudiziario irrespirabile che continuano ad imporre. Sappiamo benissimo che la lotta della Val Susa non si arresterà di fronte all’ultimo sopruso e che continuerà fino alla vittoria.

Avanti No Tav!

Centri Sociali del Nord-Esthttp://www.globalproject.info/it/in_movimento/in-val-susa-vige-il-diritto-di-vendetta/20180

 

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