Il canto del gallo francese

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Ancora una volta la Francia.
A quanto pare è ancora una volta la Francia a chiamare le masse popolari alla lotta contro le politiche dei governi borghesi (di centrodestra o di centrosinistra, non cambia la sostanza) del Continente.
Fu Marx, più di un secolo e mezzo fa, a sottolineare il ruolo d’avanguardia tante volte svolto dal proletariato francese in Europa, dal 1789 in poi. Riutilizzando le parole con cui il poeta Heinrich Heine aveva salutato la rivoluzione del luglio 1830, Marx scrisse che sarebbe stato il canto del gallo francese (allusione al simbolo pennuto della Francia) ad annunciare l’arrivo di una nuova ondata di lotte e rivoluzioni per l’emancipazione della nostra classe.

La congiura del silenzio
Sono ormai più di due mesi da quando (9 marzo) è iniziata la lotta contro la “loi travail” della ministra El Khomri, qualcosa di molto simile al Jobs Act di Renzi e alle misure varate in Spagna nel 2010-2012.
Manifestazioni e scioperi il 31 marzo, il 9, il 13, il 26 e il 28 aprile; e poi di nuovo il 1 maggio, il 17, 19 e 26 maggio.
E se all’inizio la stampa borghese internazionale minimizzava, riducendo il movimento a una innocua contestazione giovanile, alle “notti in piedi” (nuits debout) dei giovani parigini, ora deve in qualche modo parlare di questo movimento che cresce ogni giorno unendo lavoratori e studenti, come già accadde nel Maggio 1968. Lo fa, però, cercando di confinare ancora le notizie in trafiletti nelle pagine interne. Esemplare in questo senso l’organo del centrosinistra italiano, Repubblica, che è riuscita finora a parlare dell’ondata straordinaria di mobilitazioni francesi in uno spazio inferiore di quello dedicato alle allergie di stagione o al ritorno della zanzara tigre.
Come se la Francia non fosse a pochi chilometri da noi, come se al governo non ci fossero in Italia e in Francia due partiti molto simili (Partito socialista del presidente Hollande e del premier Valls, e Partito Democratico di Renzi); come se non ci fosse un governo che simboleggia persino nei suoi ministri (tra cui un banchiere al ministero dell’economia) il suo carattere di classe; come se la controriforma del codice del lavoro contestata dall’altra parte delle Alpi non fosse quasi la fotocopia delle misure del governo italiano.
Presentato il 17 febbraio scorso, il progetto della Khomri (che deve ancora finire l’iter parlamentare) sostanzialmente punta a introdurre una maggior “flessibilità” del lavoro: depotenzia i contratti nazionali a favore di quelli aziendali (articolo 2), permette ai padroni una estensione dell’orario di lavoro (fino a 12 ore al giorno), riduce il pagamento degli straordinari, lascia spazio ai licenziamenti senza vincoli.

Il movimento si estende, il governo scricchiola

Ieri (giovedì 26 maggio) nuove mobilitazioni gigantesche nella gran parte delle principali città della Francia: da Parigi a Bordeaux, da Nantes a Le Havre, dove i portuali hanno sfilato tra gli applausi della folla. Stanno scioperando i lavoratori dei trasporti (dal 31 i ferrovieri scenderanno in sciopero per 48 ore; dal 1 giugno inizierà lo sciopero illimitato dei lavoratori della metropolitana parigina), delle raffinerie, persino i lavoratori delle centrali nucleari (che in Francia garantiscono quasi l’80% dell’energia prodotta). Ma scioperi e manifestazioni coinvolgono i lavoratori dell’edilizia, dell’industria, del commercio, della sanità. Sono ormai più di sessanta le città in cui le piazze sono colme di manifestanti. Le foto che girano su internet sono impressionanti.
Le mobilitazioni sono convocate principalmente da Cgt (il sindacato più grande), Force Ouvrière, Fsu e Solidaires (sindacato combattivo che coordina, insieme alla Conlutas brasiliana, la Rete Sindacale Internazionale) e dalle organizzazioni studentesche.
La combattività di questo movimento in crescita, è tanto più straordinaria se si pensa che, sfruttando gli attentati del novembre scorso, il governo ha decretato misure fortemente restrittive delle manifestazioni (ricevendo in parlamento il sostegno di tutta la sinistra, che aiuta la borghesia in un vero e proprio patto di “unità nazionale”).
Ma contro la forza gigantesca dei lavoratori, le misure reazionarie del governo “socialista” servono a poco. E’ per questo che negli ultimi giorni, in ordine sparso, i vari ministri del governo, che inizialmente avevano escluso ogni modifica dei provvedimenti, iniziano ad aprire spiragli alla trattativa, mentre contemporaneamente mandano la polizia a caricare i manifestanti con lacrimogeni e granate; arrestano gli attivisti; fanno perquisizioni nelle sedi dei sindacati in prima linea nella lotta (è successo a sedi dei compagni di Solidaires).

Il ruolo delle burocrazie, minaccia per il movimento
E’ prevedibile che a breve le burocrazie sindacali (Cgt in testa), che sono al momento spinte dall’onda d’urto della lotta anche al di là di quanto vorrebbero (per questo cercano di limitarsi a scioperi per categoria), aprano al gioco delle parti col governo: in cambio di un riconoscimento del loro ruolo e di modifiche marginali, la disponibilità a cercare di frenare il movimento. E’ una recita che abbiamo visto infinite volte, anche in Italia.
Ma i burocrati non avranno vita facile perché la parola d’ordine delle piazze, in cui cresce la consapevolezza della forza dei lavoratori e dei giovani, e della relativa debolezza dell’avversario di classe, è il ritiro totale della controriforma.
Per conseguire questo risultato bisognerà piegare le direzioni burocratiche, imporre un piano generale di lotta, la costituzione di comitati di sciopero e di un comitato nazionale di sciopero controllato dai lavoratori che prepari uno sciopero generale unitario ad oltranza, sostenuto dall’occupazione delle fabbriche.

La solidarietà internazionale
Come tutta la storia ci ha insegnato, perché la lotta possa svilupparsi, infrangendo le barriere del governo borghese e dei suoi apparati repressivi, è necessaria una direzione coerentemente rivoluzionaria.
Ancora una volta è questa la principale esigenza che potrà essere risolta forgiando questa direzione alternativa nel vivo delle lotte: oggi in Francia (così come qui in Italia), infatti, questa direzione ancora non esiste e il marxismo rivoluzionario è stata fatto a pezzi dal revisionismo degli eredi di Mandel ridotti nel Nuovo Partito Anticapitalista (Npa) che, seguendo la pretesa di “unire rivoluzionari e riformisti” è oggi in una crisi profonda. Così come sono in crisi in tutto il Continente le diverse versioni del neoriformismo, trascinate dal “modello” di Syriza nel burrone della collaborazione di classe.
L’altra urgenza, connessa alla prima, è coordinare i lavoratori dei diversi Paesi, che si confrontano con identiche misure dei rispettivi governi padronali.
Qui in Italia le misure del governo Renzi, grazie alla complicità delle burocrazie sindacali e all’assenza di una direzione politica all’altezza del compito, sono passate senza una adeguata risposta di massa dei lavoratori. Ma l’esempio francese può svolgere un ruolo importante. I lavoratori e i giovani italiani possono fare lo stesso.
E’ la migliore smentita per tutti gli “scettici” e i “pessimisti” che sempre sostengono che le cose non si possono cambiare, che giustificano la loro passività con presunti “rapporti di forza”. In Francia (e in queste stesse settimane anche in Brasile, come abbiamo documentato con vari articoli sul nostro sito) si conferma che il corso della lotta di classe può conoscere svolte improvvise: dopo anni di “pace sociale”, all’improvviso le lotte riprendono vigore. E’ il normale prodotto di una società divisa in classi, in sfruttati e sfruttatori che hanno interessi inconciliabili.
Il primo dovere delle organizzazioni di lotta, sindacali e politiche, a partire dall’Europa, è quello di organizzare nelle nostre piazze manifestazioni di solidarietà con la lotta dei lavoratori e dei giovani francesi. E la miglior forma di aiuto che possiamo dare a chi lotta in Francia è sviluppare una analoga lotta nei nostri Paesi. Il Pdac e la Lit-Quarta Internazionale saranno impegnati come sempre in questa lotta.
E’ ancora presto per dirlo, ma è possibile che ancora una volta il canto del gallo francese serva da sveglia anche in Italia e nel resto del Continente, punto di partenza per nuove lotte.

(27 maggio 2016)

Francesco Ricci – PdAC

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