Francia – Grève debout, mobilitazione illimitata

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di Marina Nebbiolo

Il paese è bloccato, 8 raffinerie su 8 autodifese da lavoratori e studenti, blocchi dei trasportatori e dei porti, sciopero illimitato per le ferrovie e nei trasporti pubblici, porti e centrali nucleari ferme. Mentre il governo dichiara guerra ai sindacati e i media censurano il conflitto, le lotte per il ritiro della legge sul Lavoro vanno avanti.

Governo e media stanno sfacciatamente mentendo su quanto accade in Francia. A sentir loro «il Paese è bloccato da una minoranza di lavoratori, di precari e di studenti che prende in ostaggio la popolazione con scioperi e mobilitazioni, con azioni organizzate e violente».

La paura degli attentati e la ricetta securitaria viene sostituita dalla paura della penuria di carburante, di erogazione di energia e dal rischio di calo di approvvigionamento commerciale. L’insicurezza si materializza nel razionamento e nelle code dai rari benzinai, che si sono riforniti intaccando le riserve nazionali (principalmente appartenenti alle catene Total e Exxon Mobil ).

L’ideologia securitaria si materializza inoltre nella costruzione dell’immaginario di Una Francia a lume di candela. E questa volta i lumi non sono per le vittime dei terroristi, ma per la massa dei francesi danneggiati da un «marginale numero di irresponsabili», colpevoli di penalizzare quei cittadini responsabili, che invece di protestare contro Legge sul lavoro non aspettano altro che ammassarsi negli stadi blindati per l’ouverture dei campionati di calcio Euro 2016 e seguire il Tour de France.

Il primo ministro Valls da Israele, dove era invitato a dimostrare quanto la Francia sia una delle principali alleate e sostenitrici del governo Nethanyau, ha mandato i CRS a picchiare e gasare i picchetti di operai e di trasportatori a Fos-sur-Mer e a Lorient all’alba di martedi 24 maggio. Il risultato è stato in realtà alquanto magro, perché dopo qualche ora, i blocchi dei depositi di carburante si sono intensificati e moltiplicati. Porti e magazzini hanno prolungato lo sciopero “contro la repressione” in solidarietà a lavoratori e studenti. Al porto di Marsiglia le merci non vengono caricate sulle navi da quasi tre giorni. A Le Havre, il principale porto di importazione di merci in Francia, il 40% del personale ha votato lo sciopero.

La CGT, sindacato maggioritario nel settore, ha lanciato l’appello al blocco delle centrali nucleari per far pressione sul governo verso il ritiro della Legge sul Lavoro. Martedì sera la centrale nucleare di Nogent-sur- Seine, che alimenta la regione parigina, era ferma; nelle altre il personale entrerà in sciopero a partire da questa sera. A Marsiglia ed a Nantes si sono verificate numerose interruzioni di corrente; il più grande centro commerciale d’Europa alla periferie di Marsiglia è stato ‘spento’ con azioni rivendicate dalla CGT-Energie e dalla CGT-Petrole.

Anche il settore della costruzione ha dichiarato il blocco dei grandi cantieri per “discutere sul lavoro, sui salari e sulla pensione” ed anche i depositi di Amazon sono fermi.

Per le prossime settimane sono previste mobilitazioni e scioperi per “generalizzare lo sciopero in tutti i settori della produzione”, dichiara Philippe Martinez, segretario generale della CGT che da due mesi ha interrotto ogni contatto con il governo. Contrariamente a FO (Force Ouvrière), la  CGT considera che per ottenere il “ritiro puro e semplice” della Legge non bastano giornate ripetute di azioni, ma è necessario organizzare un “blocco mirato dell’economia” con la speranza di coinvolgere le imprese del settore privato.

Il governo, con i suoi ministri e prefetti, grazie all’indecente propaganda innescata da redazioni Tv e dai principali giornali, sta continuando a criminalizzare i manifestanti, teatralizzando la risposta poliziesca. Dopo aver orchestrato la farsa dei “casseurs” nel tentativo di minimizzare, dividere e indebolire usando i SO (servizi d’ordine sindacali) contro il movimento, il ministro dell’Interno Cazeneuve, dopo le mobilitazioni del 17, 18 e 19, ha optato per la punizione collettiva chiesta dal sindacato frontista Alliance, invitando, in maniera neppure troppo velata, le forze dell’ordine a farsi giustizia da soli.  Nonostante la continua e feroce violenza delle forze dell’ordine, seguita da una spietata repressione giudiziaria, il movimento si è allargato, si è radicalizzato ed ha esteso il conflitto in modo sempre più determinato. Le differenti forme di lotta che lo caratterizzano hanno dimostrato la fragilità del dispositivo dello stato d’emergenza e i limiti delle politiche coercitive imposte dal governo del Medef (confindustria francese) e di Hollande.

In un paese che insegue la deriva autoritaria, governato con la legge antiterrorismo più rigorosa d’Europa usata contro i movimenti e inoffensivi cittadini, non solo la famigerata Legge El-Khomri passa con la forza dell’articolo 49-3, non solo le forze dell’ordine francesi massacrano e arrestano liceali, sindacalisti, lavoratori e chiunque osi scendere in piazza per manifestare, ma si stabiliscono liste di “sospetti”. Prima è toccato agli “islamici” frequentatori di moschee, poi ai “casseurs”,  adesso è arrivato il tempo dei “bloqueurs” che “sabotano l’economia nazionale”. Dossiers giudiziari vuoti con testimonianze di poliziotti o dei servizi di sicurezza del ministero dell’Interno. Un primo ministro, il caudillo Valls che decide chi deve finire in carcere, essere messo in libertà provvisoria o assegnato a residenza ‘territoriale’ senza aver commesso alcun reato o senza altra prova se non quella di aver partecipato ad un corteo, una mobilitazione, un blocco, uno sciopero.

Come agli studenti e ai precari che scendono in piazza si intima di tacere e non uscire di casa a rischio di essere incriminati per “tentato omicidio” di poliziotto, i lavoratori vengono minacciati di requisizione ‘manu militari’. In Francia oggi viene negato il diritto di sciopero ai lavoratori delle raffinerie, delle centrali nucleari e dei trasporti: la mobilità delle merci deve essere garantita, passeggeri e utenti compresi.

La Medef, sostenuta dal sindacato riformista CFDT, invita il governo a “far rispettare lo Stato di Diritto” sul lavoro e stigmatizza i sindacati che “fragilizzano il paese e portano alla disoccupazione”.

La “convergenza” delle lotte si è trasformata nella convergenza dei differenti territori, urbani e regionali. Si partecipa all’ occupazione dell’Accademia di Beaux-Arts a Parigi come alla mobilitazione contro le violenze della Polizia organizzata da antifascisti e studenti delle banlieues.

Liceali e studenti per primi, lavoratori precari e sindacalisti, militanti e cittadini che partecipano alle nuitdebout o ai comitati d’azione sono passati dall’autodifesa all’azione. La contestazione sociale in Francia si è amplificata: giovedi 26 maggio ci sarà l’ottava giornata nazionale di lotta e di sciopero “On bloque tout”, chiesta da CGT, FO, Solidaires, FSU, UNEF, FDL E UNL.

La CGT annuncia sciopero illimitato alla SNCF, ferrovie dal 31 maggio e alla RATP, trasporti metropolitani di Parigi, dal 2 giugno. Il 14 giugno, data della presentazione della Legge in senato, ci sarà una giornata nazionale di sciopero e una manifestazione unitaria a Parigi.

(L’immagine di copertina ritrae un affresco disegnato immediatamente dopo l’episodio dell’auto della polizia data alle fiamme, nel corso della manifestazione della Polizia dello scorso 18 maggio. L’affresco, immediatamente cancellato dalla Mairie di Parigi è stato fatto nella piazza a fianco del Quai de Valmy, adiacente a Place de la République)

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