Ricordando Rachel Corrie

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Rachel Corrie, 23 anni, attivista statunitense dell’International Solidarity Movement, è stata assassinata il 16 marzo 2003, schiacciata da una ruspa israeliana mentre insieme ai suoi compagni tentava di evitare che la ruspa demolisse l’abitazione di un medico palestinese nella Striscia di Gaza.
Con una decisione sconcertante la Corte di Haifa il 28 agosto 2012 ha respinto, dopo un giudizio durato circa 7 anni, la richiesta di risarcimento danni avanzata dai genitori di Rachel Corrie nei confronti dello Stato d’Israele, sostenendo che la morte di Rachel è stata un “deplorevole incidente”, il conducente del mezzo (un militare) è stato ritenuto non responsabile della sua morte, posto che Rachel, che insieme ad altri manifestanti si opponeva con il proprio corpo all’avanzata del bulldozer, avrebbe dovuto tenersi a distanza di sicurezza mentre il soldato non poteva vederla. Il Giudice ha sostenuto inoltre che lo Stato d’Israele non è responsabile dei danni poiché il Bulldozer Caterpillar D9 che schiacciò Rachel era “impegnato in un combattimento”. Con la sentenza emessa il 12 febbraio 2015, anche la Corte Suprema invoca la giustificazione usata dai precedenti tribunali: “l’eccezione delle attività di combattimento”, ovvero l’esercito israeliano non può essere ritenuto responsabile per azioni avvenute in una zona di guerra.

Il Csoa La Strada rinnova il consueto appuntamento in ricordo di Rachel Corrie Mercoledì 16 marzo ore 18 presso
L.go delle Sette Chiese, Garbatella
Appuntamento
Ore 18 : momento di microfono aperto di fronte la targa che ricorda Rachel
Ore 19: Proiezione documentario ‘We Want To Live’, una fotografia della realtà palestinese che riporta alla normalità lontano dai momenti negativi e caotici che affascinano il resto del mondo . Si evidenzia la voce dei palestinesi non come vittime ma come persone normali che cercano di godere e vivere la vita con gli stessi valori condivisi
Regista: Lawson Taylor
Musica: Sam Joseph Delves
Sottotitoli: Mary Di Lenna

”Bisogna che finisca. Credo che sia una buona idea per tutti noi, mollare tutto e dedicare le nostre vite affinché ciò finisca. Non penso più che sia una cosa da estremisti. […] Quello che provo è incredulità mista a orrore. Delusione. Sono delusa, mi rendo conto che questa è la realtà di base del nostro mondo e che noi ne siamo in realtà partecipi.
Non era questo che avevo chiesto quando sono entrata in questo mondo. Non era questo che la gente qui chiedeva quando è entrata nel mondo. Non è questo il mondo in cui tu e papà avete voluto che io entrassi, quando avete deciso di farmi nascere. Non intendevo dire che stavo arrivando in un mondo in cui potevo vivere una vita comoda, senza alcuno sforzo, vivendo nella completa incoscienza della mia partecipazione a un genocidio”
Rachel Corrie

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