“Eco” o “solidali”, rimangono ghetti

Le organizzazioni nazionali ed internazionali OsservAzione, ERRC,Associazione Cinema e Diritti, Associazione Garibaldi 101, pubblicano un comunicato stampa congiunto, con il quale esprimono “forte preoccupazione” alle autorità competenti circa l’animata e dibattuta questione del cosiddetto “nuovo Eco-villaggio per rom”  a Giugliano in Campania. Secondo le associazioni, è assolutamente indispensabile trovare una soluzione per spostare la comunità, ed i tanti bambini che ne fanno parte, da una zona che è altamente tossica. Tuttavia, la nuova sistemazione offerta, composta da 44 moduli abitativi in periferia (zona Ponte Riccio), non andrebbe a favorire l’integrazione, anzi al contrario li ghettizzerebbe nuovamente. Le associazioni invitano, anche, a superare le “politiche di emergenza” come previsto dalla Strategia Nazionale Italiana per l’inclusione dei Rom approvata dal Governo italiano nel 2012.

Qui di seguito il comunicato.

 

Nonostante le pressioni di una coalizione internazionale di organizzazioni non governative, le autorità italiane, a cominciare dal Comune di Giugliano, hanno deciso di trasferire la comunità rom che vive a Masseria del Pozzo, circa 300 persone, sopra una discarica di rifiuti tossici, in un altro “villaggio attrezzato” altrettanto segregante. La comunità vive nella zona di Giugliano da circa 25 anni.

Ieri, 9 febbraio, una coalizione formata dall’Associazione Cinema e Diritti, Associazione Garibaldi 101, l’European Roma Rights Centre (ERRC) e dall’associazione OsservAzione ha inviato una lettera di forte preoccupazione a tutte le autorità competenti, tra cui il ministro degli Interni Angelino Alfano, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e il sindaco di Giugliano Antonio Poziello. La Commissione europea ha ricevuto una copia della lettera.

Le ONG hanno accolto con favore la chiusura del campo di Giugliano sia perché luogo di segregazione razziale sia perché  situato in una zona altamente tossica, con  gravi danni alla salute dei residenti. Tuttavia, hanno invitato le autorità a non collocare la comunità in un’altra forma di abitazione segregante.

L’insediamento formale a Masseria del Pozzo è stato istituito nel marzo 2013 e la comunità rom vi è stata forzatamente spostata dopo essere stata allontanata più volte da altri campi informali. Quasi tutti gli abitanti del campo sono legalmente soggiornanti in Italia; generalmente hanno uno status di residenza permanente in Italia e alcuni sono cittadini italiani. Il campo fu posto in una zona isolata ed  inquinata, senza accesso ai mezzi di trasporto locale o ai servizi pubblici. Per oltre due anni e mezzo gli abitanti hanno vissuto in condizioni altamente precarie ed estremamente rischiose in un ambiente tossico e pericoloso per la loro vita.

La Strategia Nazionale Italiana per l’inclusione dei Rom approvata dal governo italiano nel 2012 ha affermato che “le politiche di emergenza” per i Rom devono essere “superate”, e ha sottolineato che: La politica amministrativa dei “campi nomadi” ha alimentato negli anni il disagio abitativo fino a divenire da conseguenza, essa stessa presupposto e causa della marginalità spaziale e dell’esclusione sociale per coloro che subivano e subiscono una simile modalità abitativa”.

Pertanto, la coalizione sollecita vivamente l’amministrazione di Giugliano, la Regione Campania ed il Ministro degli Interni ad intraprendere tutte le azioni possibili per garantire che le persone che vivono nel campo di  Masseria del Pozzo vengano sostenute immediatamente per vivere in alloggi adeguati, non segregati e isolati ma integrati nel tessuto urbano, con accesso  ai servizi e ai trasporti. La coalizione chiede inoltre che vengano  poste in essere tutte misure per garantire che l’integrazione degli abitanti abbia  successo. I requisiti fissati dall’Unione europea ed il quadro giuridico nazionale devono essere rispettati e le risorse devono essere utilizzate per implementare politiche inclusive a partire dall’alloggio, contemplando  contemporaneamente interventi in tema di istruzione, occupazione, assistenza sanitaria e  sostegno sociale.

“Eco” o “solidali”, rimangono ghetti

 

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