Dalla parte di Cloe

Sono schifata, smetta di insegnare”. Queste le dichiarazioni dell’assessora all’Istruzione Elena Donazzan rispetto ai fatti accaduti in una scuola di San Donà (VE) la scorsa settimana. Fatti che riguardano la scelta di un’insegnante di mostrarsi per come si sentiva di essere,  rendendo pubblico il suo percorso di transizione.

In un paese cosiddetto avanzato e democratico come l’Italia questa scelta non avrebbe dovuto avere ripercussioni sulla sua carriera di insegnante, in quanto le identità di genere di ogni persona non vanno certo a incidere sulla capacità e professionalità lavorativa.

“La scuola dovrebbe essere un luogo di correzione ed educazione”, continua l’assessora nel pieno della sua crociata purificatrice. Correzione, termine alquanto coercitivo, nei confronti di chi esce dagli schemi della tradizione (sic).

E’ sulla base di queste parole che noi studenti crediamo che il vero scopo dell’istituzione scolastica, la reale correzione, stia nell’insegnare ed educare gli alunni al rispetto delle diversità etniche e sessuali, e non certo di valutare le capacità lavorative di qualsiasi persona in base alle scelte personali che intraprende.

Nonostante le becere e discriminatorie dichiarazioni della Donazzan, e le sue suggestioni per attuare un provvedimento disciplinare nei confronti dell’insegnante in questione, i suoi alunni,  i genitori e il Preside si sono schierati a difesa della professoressa, ribadendo a gran voce che nessuna norma è stata violata e nessun reato compiuto.

Inoltre anche il Direttore dell’Ufficio Scolastico di Venezia ha dichiarato che la professoressa non ha fatto nulla di irregolare o illegale, e sostiene che le persone debbano essere valutate sulle competenze che dimostrano nel loro lavoro e nella capacità di insegnamento.

E’ inaccettabile che all’interno di una struttura scolastica, in cui la cosa più importante dovrebbe essere la cultura e l’apertura mentale alle diversità dei singoli evitando così la nascita di conflitti etnico-razziali, ci si aspetti che gli alunni si scandalizzino nel vedere che un individuo faccia una scelta considerata fuori dal comune.

Di fronte all’atteggiamento dell’assessora all’Istruzione del Veneto troviamo inaccettabile che si continui a demonizzare la cosiddetta teoria del gender rendendola colpevole di tutto e niente, quando i programmi di educazione alle differenze nelle scuole servirebbero proprio a evitare chiusure e commenti beceri. Come al solito la demonizzazione del gender diventa una scusa per continuare a negare diritti e riconoscimenti.

Noi studenti ci poniamo l’obiettivo di rendere la scuola un luogo in cui le diversità possano convivere e arricchirsi l’una con l’ altra, facendo in modo che diventi uno spazio di confronto, senza dover temere di essere giudicati e quindi discriminati.

Coordinamento Studenti Medi Nord-Est

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