Cremona: Una serata di ordinaria arroganza poliziesca

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Sabato, per una normale serata tra amici, ci siamo trovati a casa di Filippo, compagno accusato di devastazione e saccheggio per la manifestazione antifascista del 24 Gennaio a Cremona, e sottoposto alla misura cautelare di arresti domiciliari senza alcuna restrizione.
Verso l’una di notte, al bussare della porta, Filippo si è recato ad aprire supponendo che fosse il solito controllo di routine per verificare se fosse in casa.
I quattro agenti intervenuti, ponendosi immediatamente in maniera provocatoria, sostenevano che la condizione degli arresti domiciliari permettesse loro di entrare in casa ed identificare le persone presenti, senza la necessità di addurre motivazione né esibire alcun mandato.
Durante l’intervento è stato richiesto più volte di specificare chiaramente la ragione per cui volessero entrare, visto che il controllo necessita esclusivamente l’accertamento che la persona agli arresti domiciliari sia presente in casa, senza che sia previsto l’accesso degli agenti all’interno dell’abitazione.
Le persone presenti hanno deciso di fornire comunque i propri documenti non avendo nessun problema a riguardo, nonostante nemmeno questo sia previsto dal controllo di routine a casa dell’arrestato.
Nonostante questo, i carabinieri hanno insistito nel voler entrare nell’abitazione intimando testualmente di “far intervenire altre quattro pattuglie e ribaltare casa”. Hanno inoltre minacciato Filippo dicendogli che se avesse impedito loro l’accesso sarebbe tornato in carcere.
Filippo ha deciso comunque di non farli entrare in casa, non essendo ciò previsto dalla misura a cui è sottoposto; i carabinieri hanno quindi assunto un atteggiamento ancora più aggressivo e provocatorio dichiarando che nel verbale, che sarà sottoposto anche al GIP, avrebbero scritto che “ci è stato impedito di entrare, tanto poi trovano il solito giudice compiacente che li fa uscire quando vogliono”.
Giudici compiacenti che, evidentemente, esistono solo nella testa di qualche carabiniere poco informato sulle misure repressive con cui i compagni devono fare regolarmente i conti.
Domenica, la mattina successiva, è stata notificata a Filippo una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale per i fatti avvenuti la sera precedente, che potrebbe aggravare la sua misura cautelare.
Questo capo di imputazione non trova nessun riscontro nella realtà dei fatti, visto che Filippo non ha impedito in nessun modo lo svolgimento del regolare controllo di verifica per gli arresti domiciliari a cui è sottoposto.
Non ci stupisce questo atteggiamento delle forze dell’ordine, visto l’accanimento quotidiano che mostrano nei confronti dei compagni e delle compagne attivi nelle lotte sociali.

CSA Dordoni

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