Per non dimenticare le 1970 vittime del disastro del Vajont | Acad onlus

Alle ore 22.39 del 9 ottobre 1963, circa 260 milioni di m³ di roccia  scivolarono, alla velocità di 30 m/s (108 km/h), nel bacino artificiale sottostante creato dalla diga del Vajont, provocando un’onda di piena tricuspide che superò di 200 m in altezza il coronamento della diga e che, in parte risalì il versante opposto distruggendo tutti gli abitati lungo le sponde del lago nel comune di Erto e Casso, in parte (circa 25-30 milioni di m³) scavalcò il manufatto riversandosi nella valle del Piave, distruggendo quasi  completamente il paese di Longarone e i suoi limitrofi. Vi furono 1.917 vittime di cui 1.450 a Longarone, 109 a Codissago e Castellavazzo, 158 a Erto e Casso e 200 originarie di altri comuni.

La tragedia, dopo numerosi dibattimenti, processi e opere di letteratura, può ricondursi alla negligenza dei progettisti e alla SADE, ente gestore dell’opera fino alla nazionalizzazione, i quali occultarono e coprirono la non idoneità dei versanti del bacino; essi infatti avevano caratteristiche morfologiche tali da non renderle adatte a un serbatoio idroelettrico, a causa della incoerenza e alla fragilità dei versanti del Monte Toc. Nel corso degli anni l’ente gestore e i loro dirigenti, pur a conoscenza della pericolosità, coprirono con dolosità i dati a loro conoscenza, con beneplacito di vari enti a carattere locale e nazionale, dai piccoli comuni interessati fino al Ministero dei Lavori Pubblici.

Il processo Vajont è terminato quasi sette anni e mezzo dopo il disastro, 14 giorni prima di cadere in prescrizione. Un procedimento giudiziario che ha deluso i sopravvissuti per le le condanne a pochi anni, lievi se rapportate agli effetti dell’ondata. La giustizia però ha riconosciuto la prevedibilità dell’evento: la Sade (poi Enel) sapeva. E, cosa rarissima in Italia, ha riconosciuto responsabile, tra gli altri, anche lo Stato.

Primo grado: un giorno di carcere per ogni morto. La sentenza di primo grado, il 17 dicembre 1969, è uno schiaffo ai sopravvissuti del Vajont. “Un giorno di carcere per ogni morto”, protestano. La prevedibilità della frana non viene riconosciuta, sono esclusi i reati di frana e inondazione. L’ex Sade (ora Montedison) è esonerata da ogni responsabilità civile in relazione ai danni causati dall’ondata, e così lo Stato: l’onere ricade tutto sull’Enel. Le condanne (sei anni di reclusione ai tre imputati principali,Alberico Biadene, Curzio Batini e Almo Violin) si riferiscono in sostanza solo al mancato allarme. Stando alla sentenza di primo grado, secondoOdoardo Ascari, avvocato di parte civile, non spettava alcun risarcimento “né ai privati, per i danni alle cose, né allo Stato, per le opere pubbliche, né al comune di Longarone”.Secondo grado: il disastro era prevedibile. Il processo di appello, un anno dopo, ribalta la sentenza di primo grado. Commina pene lievi (Alberico Biadene viene condannato a sei anni,Francesco Sensidoni a quattro anni e sei mesi), ma riconosce la responsabilità degli imputati per i reati di frana, inondazione e omicidi colposi. Stabilisce la prevedibilità del disastro. Sancisce la responsabilità dei manager sia prima che dopo il passaggio della diga dalla Sade all’Enel e la connivenza dei responsabili degli apparati dello Stato: con tutte le conseguenze che ciò comporta, a livello di responsabilità civili.

La sentenza definitiva. La sentenza di Cassazione arriva 14 giorni prima della prescrizione, il 25 marzo 1971. Condanna Alberico Biadene (dipendente Enel-Sade) a cinque anni e Francesco Sensidoni(dipendente del ministero dei Lavori Pubblici) a tre anni e otto mesi, in quanto responsabili del reato di inondazione – frana compresa – e omicidi. Sia Biadeneche Sensidoni godranno di un condono di tre anni

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In definitiva: quella del Vajont non è stata una tragedia naturale, ma un disastro. Provocato dall’uomo, quindi, anche se colposo. La responsabilità del disastro ricade su chi ha gestito il serbatoio e su chi avrebbe dovuto vigilare, e non l’ha fatto.

http://www.acaditalia.it/2015/10/per-non-dimenticare-le-1970-vittime-del-disastro-del-vajont/

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