Giustizia: ricerca Eurispes-Ucpi “negli ultimi 50 anni incarcerati 4 milioni di innocenti”

Cella, carcere. Richiesta di aiuto.

False rivelazioni, indagini sbagliate, scambi di persona. E così decine di innocenti, dopo essere stati condannati al carcere, diventano vittime di ingiusta detenzione. Errori giudiziari che non solo segnano pesantemente e profondamente le loro vite, trascorse – ingiustamente – dietro le sbarre, ma che costano caro allo Stato.

Quanto spende, quindi, l’Italia per gli errori dei giudici? La legge prevede che vengano risarciti anche tutti quei cittadini che sono stati ingiustamente detenuti, anche solo nella fase di custodia cautelare, e poi assolti magari con formula piena.

Solo nel 2014 sono state accolte 995 domande di risarcimento per 35,2 milioni di euro, con un incremento del 41,3% dei pagamenti rispetto al 2013. Dal 1991 al 2012, lo Stato ha dovuto spendere 580milioni di euro per 23.226 cittadini ingiustamente detenuti negli ultimi 15 anni. In pole position nel 2014, tra le città con un maggior numero di risarcimenti, c’è Catanzaro (146 casi), seguita da Napoli (143 casi).

Eurispes e Unione delle Camere penali italiane, analizzando sentenze e scarcerazioni degli ultimi 50 anni, hanno rilevato che sarebbero 4 milioni gli italiani dichiarati colpevoli, arrestati e rilasciati dopo tempi più o meno lunghi, perché innocenti. Errori non in malafede nella stragrande maggioranza dei casi, che però non accennano a diminuire, anzi sono in costante aumento. Sui casi di malagiustizia c’è un osservatorio on line, errorigiudiziari.com. Mentre sulla pagina del Ministero dell’Economia e delle Finanze si trovano tutte le procedure per la chiesta di indennizzo da ingiusta detenzione.

Gli errori più eclatanti. Il caso Tortora è l’emblema tra gli errori giudiziari italiani. Fino ai condannati per la strage di via D’Amelio: sette uomini ritenuti tra gli autori dell’attentato che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e alle cinque persone della scorta il 19 luglio 1992. Queste stesse persone sono state liberate dopo periodi di carcerazione durati tra i 15 e i 18 anni, trascorsi in regime di 41 bis.

Il 13 febbraio scorso, invece, la Corte d’appello di Reggio Calabria ha riconosciuto un altro grave sbaglio: è innocente anche Giuseppe Gulotta, che ha trascorso 21 anni, 2 mesi e 15 giorni in carcere per l’omicidio di due carabinieri nella caserma di Alcamo Marina (Trapani), nel 1976. Trent’anni dopo, un ex brigadiere che aveva assistito alle torture cui Gulotta era stato sottoposto per indurlo a confessare, ha raccontato com’era andata davvero.

Altro caso paradossale risale al 2005: Maria Columbu, 40 anni, sarda, invalida, madre di quattro bambini, venne condannata con l’accusa di eversione per dei messaggi goliardici diffusi in rete, nei quali insegnava anche a costruire “un’atomica fatta in casa”. Nel 2010 fu assolta con formula piena. Per l’ultimo giudice, quelle istruzioni terroristiche erano “risibili” e “ridicole”.

Tra gli ultimi casi, la carcerazione e la successiva liberazione, nel caso Yara Gambirasio, del cittadino marocchino Mohamed Fikri, accusato e subito scagionato per l’omicidio della ragazza. Sono fin troppo frequenti i casi in cui si accusa un innocente? Perché la verità viene fuori così tardi? Perché non viene creduto chi è innocente? A volte si ritiene valida – con ostinazione – un’unica pista, oppure la verità viene messa troppe volte in dubbio. Forse, ampliare lo spettro d’indagine potrebbe rilevare e far emergere molto altro.

Romina Rosolia da  thinknews.it

http://www.osservatoriorepressione.info/giustizia-ricerca-eurispes-ucpi-negli-ultimi-50-anni-incarcerati-4-milioni-di-innocenti/

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