Dieci anni fa il pestaggio ai danni di Paolo Scaroni

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I segni della terribile violenza subita da Paolo sono ancora evidenti: invalidità civile, occhi spenti, ecolalia, un grave disturbo del linguaggio che porta a ripetere due o tre volte le parole involontariamente e la gamba destra che non funziona quasi più. I fatti risalgono al 24 settembre 2005 in occasione del match Verona – Brescia, partita a rischio per la rivalità tra le due tifoserie. Quel giorno però sembra tutto filare liscio anche se la tensione è palpabile.
I veri problemi iniziano nel dopopartita alla stazione ferroviaria di Verona dove, dopo una prima fase di relativa tranquillità, la polizia lancia una carica “a freddo” contro i tifosi del Brescia. Non si è mai capito il motivo di quella carica. La situazione, come provato dalle telecamere e dalle testimonianze, non presentava alcun tipo di criticità. La questura parla di ultras che occupavano i binari, tesi smentita dalle testimonianze dei macchinisti e del personale di un treno. Fatto sta che la carica parte. Per terra rimane Paolo Scaroni stordito prima con lo spray urticante, illegale, poi selvaggiamente picchiato con pugni e manganelli. Finito il pestaggio il ragazzo riesce a scappare sul treno; pochi minuti, il tempo necessario a raccontare l’accaduto agli amici, poi perde i sensi. I soccorsi arrivano in ritardo perché la polizia chiama il 118 segnalando un codice giallo 2, niente di grave. Una volta sul posto gli operatori del 118 attivano il codice rosso 3 ovvero paziente in condizioni critiche. La questura dichiarerà che Scaroni è rimasto ferito da un sasso lanciato dai tifosi.
Paolo rimane in coma per due mesi e al risveglio si rende conto che i suoi ricordi partono dal pestaggio. Dei suoi 34 anni di vita non ha più memoria. Infanzia, adolescenza, lavoro, fidanzata: tutto è svanito. Comincia un calvario fatto di riabilitazioni, visite mediche e lunghe visite dal logopedista. E poi i suoni e i rumori che nel suo cervello danneggiato rimbombano in maniera insostenibile; la gamba claudicante, le cicatrici sul cranio. Per tutto questo gli viene riconosciuta una pensione di invalidità di appena 280 euro.
nel gennaio 2013 gli otto agenti di polizia del reparto celere di Bologna Luca Iodice, Antonio Tota, Massimo Coppola, Michele Granieri, Bartolomeo Nemolato, Ivano Pangione, Giuseppe Valente e Leonardo Barbierato. imputati per il reato di lesioni gravissime nei confronti di Paolo vengono assolti dal tribunale di Verona per insufficienza di prove. Al processo ci si arriva grazie a una poliziotta, Margherita T., che da sola ricostruisce una versione dei fatti ben diversa da quella fornita dai suoi colleghi dopo che Paolo risveglatosi dal come gli racconta come si sono volti i fatti. E’ proprio Margherita che scopre l’esistenza di un filmato di tutti gli scontri in possesso dei suoi colleghi. Sarebbe la prova regina. Peccato che quando arriva ai magistrati, questo filmato è stato tagliato proprio nel punto in cui Paolo è stato pestato. Una decina di minuti. Da qui l’assoluzione: si è riconosciuto la violenza e il pestaggio che Paolo ha subito ma non si è potuto dare un volto a chi ha direttamente compiuto tale atto. Nelle motivazioni della sentenza di primo grado pronunciata dal tribunale di Verona si legge chiaramente che a pestare Paolo furono sicuramente i poliziotti che durante una discussione tra i tifosi e i dirigenti della questura di Verona “
divampa sul lato destro di quello schieramento (guardando le riprese) una carica violenta e improvvisa, con l’uso anche di manganelli da parte delle forze dell’ordine.  Il fatto certo, però, è che il ricorso all’uso della forza attuato con quella prima carica non è ordinato, né autorizzato dal responsabile dell’ordine pubblico presente sui luoghi, che, anzi, si vede nei filmati prodigarsi, in gran parte inutilmente, per fermare quell’improvvisa esplosione violenta, tanto da urlare, ad un certo punto, “basta basta”.Ma quel che fa realmente precipitare gli eventi è che non solo avviene questa estemporanea e non autorizzata azione di forza, ma che in quel frangente vengono anche lanciati alcuni lacrimogeni, con una scelta del tutto dissennata e totalmente controproducente rispetto all’obiettivo di tutela dell’ordine pubblico, perché da quell’evento consegue il precipitare della situazione in un assoluto disordine pubblico, tanto che, purtroppo, è stato necessario constatare come le forze dell’ordinebs_ternana12_13_nuovo_sito11_vectorized siano diventate esse stesse un fattore di disordine.  Il lancio dei lacrimogeni, infatti, era ed appare del tutto inutile e dannoso rispetto al contesto che emerge dalle immagini, tanto che quel primo lancio viene anche riferito in dibattimento come casuale e frutto di un errore. L’effetto, infatti, è che, congiuntamente alla carica effettuata, si eleva il livello dello scontro, ma soprattutto, considerato che la banchina sulla quale vengono lanciati i lacrimogeni è coperta, si diffondono i gas lacrimogeni lungo tutto il binario, con estensione dentro il treno fermo sul binario: tanto che moltissimi testimoni hanno ritenuto che i lacrimogeni fossero stati lanciati anche all’interno delle carrozze. Un evento che provoca, per prima cosa, l’abbandono del treno anche da parte di dei tifosi che già vi erano saliti, molti ovviamente costretti a scendere dalla parte opposta rispetto alla banchina intasata dai fumi dei lacrimogeni e, quindi, ad andare ad occupare il retrostante binario n. 2. Ma un evento che, in secondo luogo, determina anche lo spostamento dei tifosi verso la coda del treno, dove, però, lo schieramento delle forze dell’ordine che può contenerli è minore. Situazione quest’ultima che indurrà, poco dopo, come si vedrà, ad inviare verso la coda del treno proprio la squadra composta dagli imputati, in supporto ad altri reparti schierati in quella posizione. Dunque, si deve concludere che la cattiva gestione dell’ordine pubblico è divenuta concausa scatenante di un effettivo problema di ordine pubblico, nel quale si è innestato il fatto gravissimo costituito dal pestaggio gratuito e del tutto ultroneo ed immotivato rispetto alle esigenze di uso legittimo della forza, di un giovane, con danni gravissimi allo stesso.Un pestaggio, che, per di più, come si vedrà meglio è avvenuto anche con un uso del manganello espressamente vietato dal manuale diramato dal Ministero dell’interno nel quale, proprio nell’ambito del paragrafo dedicato all’uso dello sfollagente, si legge:“…quando lo si impugna, si applica il cinturino al dito pollice destro o sinistro, fasciando il dorso della mano…Qualsiasi altra impugnatura oltre a compromettere l’efficace controllo dell’arma determina modalità d’impiego censurabili”.  Per quanto riguarda i filmati si legge che “Il Collegio ha ritenuto inoltre di inviare agli atti alla procura ritenendo che sia necessario approfondire l’ipotesi che i filmati consegnati alla Procura siano stati manipolati. Con ciò non è si inteso affermare con certezza che i filmati riprendessero proprio il momento in cui Scaroni viene aggredito, anzi, è da escluderlo se si considera che, come si è sambdetto, quell’aggressione avviene in un momento in cui la situazione è complessivamente tranquilla. Tuttavia, è un dato sintomatico estremamente serio e grave che in tutte le riprese video acquisite ci sia un buco nelle registrazioni che copre esattamente il lasso di tempo in cui si colloca la cd seconda carica. Precisamente in tutte le riprese-video consegnate, tutte incentrate sugli accadimenti avvenuti in stazione, risulta un’interruzione (seppure con orari leggermente discrepanti), che va dalle 19.26 alle 20.08 e copre, quindi, dal punto di vista cronologico l’intera sequenza della seconda carica ed esattamente il momento in cui si colloca anche l’aggressione a Scaroni. L’impressione, quindi, è che si sia inteso far perdere le tracce di un momento dello scontro tra forze dell’ordine e tifosi in cui è ancor più gravemente degenerato l’intervento d’ordine, con il mero esercizio, irregolare, confuso e illegittimo, della forza, anche da parte del personale di polizia. Un’impressione che trova conforto, per prima cosa, nella valutazione logica per cui è del tutto anomalo che tutti gli operatori di polizia muniti di telecamera abbiano trascurato contestualmente di riprendere uno dei momenti che, per come emerso anche dal racconto dei testimoni appartenenti alle forze dell’ordine e dagli stessi imputati, è stato forse il più convulso e di maggior tensione. Ma, inoltre, sono emersi nel processo anche due precisi elementi che sostengono concretamente l’ipotesi di un intervento sulle riprese, diretto ad eliminare aspetti più compromettenti per la ricostruzione del complessivo intervento di ordine pubblico.

Qui trovate il trailer del documentario che racconta la storia di Paolo ‘A volto scoperto’, pubblicato su Il Fatto Quotidiano firmato dal regista Francesco Corona e prodotto da Gaetano Di Vaio con il patrocinio di Amnesty Internacional, Articolo 21 e della Fondazione Federico Aldrovandi.

Casa originale dell’ articolo http://www.acaditalia.it/2015/09/dieci-anni-fa-il-pestaggio-ai-danni-di-paolo-scaroni/

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