Un suicidio annunciato fra le sbarre e nessuno fa nulla

Cella, carcere. Richiesta di aiuto.

Cella, carcere.
Richiesta di aiuto.

Stava morendo quasi senza accorgersene, si voltò a guardare l’ultima volta il suo corpo sdraiato sulla branda, poi uscì dalla sua cella. Il cancello era chiuso ma senza il suo corpo lui lo attraversò con facilità. (dal libro “Fuga dall’Assassino dei Sogni”)

Roverto Cobertera sta continuando il suo sciopero della fame per dimostrare la sua innocenza. Ed è disposto a morire per questo, perché tempo fa mi aveva detto che nessuna vita vale la pena di essere vissuta se devi scontare una pena per un delitto che non hai commesso. Mi aveva anche confidato che sperava di morire prima che lo ricoverassero all’ospedale, perché non voleva essere alimentato con la forza.

Non vedo Roverto da quando ha iniziato il digiuno, perché lui è in una sezione diversa dalla mia e possiamo scambiarci solo dei biglietti tramite alcuni compagni in comune. Oggi ho ricevuto questa sua lettera:

Mio caro Carmelo, spero che al ricevimento della mia lettera ti trovi bene, come anche tutta la tua bella famiglia. Io sto bene, entro le mie possibilità, ho perso 8 kg e mezzo. Mi sento ancora forte e sereno, sto aspettando ancora un po’ per chiedere la relazione medica e dopo te la spedisco. Credimi c’è una cosa più forte dentro di me, che non so cosa sia, ma mi fa andare avanti. So che non sei credente, ma noi siamo stati fortunati nella vita. Il problema è che non ci siamo resi conto, c’è qualcosa di superiore dentro di noi che ci sta vicino, i momenti della felicità nella vita sono piccolissimi, quasi come un atomo e per questo quando arrivano dobbiamo goderceli, perché i periodi della sofferenza sono tanti e lunghi. So che tu hai sofferto tanto, però anche se sei dietro le sbarre hai visto crescere i tuoi bei due figli e anche i tuoi nipotini.
C’è qualcosa che noi non vediamo, però esiste.Quando ho intrapreso questa decisione sono stato sicuro di quello che volevo, anche se non ci sarà alcun risultato, almeno vorrei essere un esempio per alcune persone, per fargli capire che nella vita bisogna lottare, come fai tu. Ricordo una frase, me l’hai detta tanto tempo fa, che nella vita bisogna amare, senza aspettare di essere ricambiato: io voglio lottare anche se non ottengo niente in cambio. So che esiste un’altra vita migliore di questa. Sai che ti voglio bene. Un forte abbraccio a Nadia e salutami anche Don Antonio. Tuo caro amico Roverto Cobertera

Alcuni compagni che sono nella sua sezione mi hanno detto che Roverto è diventato l’ombra di se stesso, non ha più forza, né energia, ed è pronto e rassegnato a morire serenamente. Ho chiesto al direttore del carcere se in via eccezionale mi concede di andare a trovarlo nella sua sezione per tentare di convincerlo a riprendere a mangiare, o per abbracciarlo almeno per l’ultima volta. Provo rabbia che Roverto Corbetera sta morendo e nessuna fa nulla e quelli che vorrebbero far qualcosa non possono fare nulla.

Non mi resta che rivolgermi al Dio in cui crede lui, per chiedergli di fare qualcosa, affinché Roverto non muoia lontano dalla sua terra, dai sui cari, in una schifosa cella delle nostre “civili” e “democratiche” galere.

Carmelo Musumeci
Carcere di Padova settembre 2015

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Un Uomo e la sua battaglia: Roverto Cobertera

Cosa significa, per me, essere un uomo? Significa avere coraggio, avere dignità. Significa saper credere nell’umanità. Significa saper lottare contro. E saper vincere con lealtà.

Purtroppo in lui, è tutto sbagliato!

La doppia cittadinanza e, soprattutto, il suo colore della pelle, indiscutibilmente nera!

Ormai da tempo mi sono avvicinato e l’ho conosciuto.

Ed alla luce della documentazione autentica nelle mie mani, ho sposato la sua battaglia, contro l’indifferenza, la lungaggine, la codardia del mondo e della macchina giudiziaria.

Oggi Roverto è un uomo distrutto, nel fisico e nella mente, lontano dalla sua famiglia e consapevole di una battaglia impari… contro l’insensibilità della giustizia italiana nei suoi confronti.

Appelli, articoli di stampa, partecipazione a convegni, due ricoveri dopo scioperi della fame e della sete… niente è finora servito al nostro Roverto, pur nella certezza di avere tutte le carte a posto, per far riaprire un giusto processo che, con le nuove prove emerse, lo scagionerebbe dal reato di omicidio, quindi all’ingiusto ergastolo!

Pur non potendo nulla, sento di dichiarargli tutta la mia solidarietà, ma questo, lo so, non lo convincerà ad interrompere questo ulteriore sciopero della fame e soprattutto quello della parola.

“Roverto, Amico di sventura, considerami al tuo fianco nella battaglia, come molti altri detenuti, dovessi intraprendere anch’io la tua stessa azione di protesta per garantirti giustizia e dignità.

Un abbraccio fraterno da Mauro Pastorello”.

C.R. Due Palazzi

Padova 8 settembre 2015

http://www.osservatoriorepressione.info/10896/

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