Welcome to Europe

Appello per una mobilitazione internazionale per fermare le stragi di migranti in mare, per l’apertura di canali umanitari, per il riconoscimento del diritto d’asilo europeo, per un’accoglienza degna e per la libertà di circolazione in Europa.

Ancora vittime, quelle di oggi si sommano a quelle di ieri, per non parlare di quelle morti risalenti ai mesi scorsi e a qualche anno fa. I numeri sono così alti che parlare di “tragedie” non basta più: si deve parlare di orrore. Orrore prodotto da chi, incapace di immaginarsi un futuro differente, si chiude nella paura di perdere ciò che possiede, riuscendo solo a creare sempre più profonde disuguaglianze.

Il fenomeno delle migrazioni non può essere fermato: non serve rinforzare le frontiere, aumentare i controlli, installare telecamere, erigere muri o attivare qualsiasi altro dispositivo di chiusura.

Ventimiglia in Italia, Kos in Grecia, Calais in Francia, Gevgelija in Macedonia, Subotica in Serbia, i muri dell’Ungheria ed i treni bloccati a Budapest, ci fanno vedere una realtà complessa dove c’è chi lotta per il riconoscimento dei propri diritti, ormai stanco di credere alla favola dell’Europa accogliente, e di chi cerca instancabilmente di ottenere il permesso di restare. Dall’inizio del 2015 è aumentato in modo consistente il numero dei migranti che arrivano in quei Paesi che, per la loro posizione geografica, rappresentano le principali porte di ingresso nell’Unione Europea. Troppe le persone che hanno perso la vita o sono state vittime di soprusi: le immagini di donne, uomini e bambini in movimento colpiti dai pericoli del loro transito verso l’Europa non possono creare indifferenza. E’ un peso che diventa sempre più insopportabile sostenere.

E’ dagli inizi degli anni Novanta che si parla di flussi migratori in Europa, i quali però non possono essere fermati e, come è stato fatto per troppo tempo, non si può risolvere la questione applicando leggi restrittive che alimentano la clandestinità. Le operazioni millantate dai Premier europei di punire direttamente i trafficanti non sono che frutto di commenti ipocriti atti solo a lavarsi la coscienza, quando invece la soluzione da intraprendere adesso sarebbe quella di istituire dei corridoi umanitari per agevolare l’arrivo in sicurezza di chi decide di scappare dalla sua terra e stabilire la possibilità di ottenere il diritto di asilo in luoghi attrezzati vicini alle zone di fuga. Il razzismo dilagante che viene propagandato dalle destre serve solo a coprire le colpe di un sistema economico che fatica a uscire dalla crisi: l’austerity non è colpa dei migranti ma del neoliberlismo

Il nostro è un appello per costruire insieme a tutti i movimenti, alle associazioni antirazziste e a tutti quelli che trovano indegna un’Europa che tratta in maniera inumana chi arriva da fuori la fortezza, una giornata europea di mobilitazione a Bruxelles per chiedere l’apertura di canali umanitari che permettano viaggi sicuri dalla Libia, dall’Egitto, dal Marocco, dalla Siria e dall’Afghanistan e da tutte quelle zone di confine che rappresentano delle vie di fuga. Inoltre, dovremmo stabilire che il diritto all’accoglienza sia un diritto fondamentale dei popoli, soprattutto in un periodo storico come quello attuale, segnato da cambiamenti globali e climatici che investono e condizionano quelle persone che, fuggendo da guerre e persecuzioni o per motivi economici, si muovono alla ricerca di un futuro migliore in altri Paesi. Non possiamo cadere nell’errore di distinguere i profughi di guerra dai migranti economici, nel momento in cui l’ambiente sociale, economico e naturale in cui questi ultimi vivono mette in pericolo la possibilità di un’esistenza piena. Un pericolo che spesso è conseguenza del passato coloniale e del presente dell’Europa. D’altronde, fuggire da un paese in guerra è poi così diverso da dover lasciare un luogo dove la povertà è tale che si rischia di morire di fame?

L’accoglienza dovrebbe essere dignitosa e di pari valore in tutti i paesi europei, parificando agli standard più elevati sia la possibilità di accesso all’asilo, sia la forma di accoglienza. L’Europa dovrebbe dare una risposta unica e non delegare ai singoli paesi la gestione della politica dell’accoglienza, poiché spesso si traduce in trattamenti inumani e degradanti.

Viviamo in un’Europa ricca in crisi di solidarietà e di umanità che non ha coraggio di guardare negli occhi le proprie vittime, un’Europa che è in parte corresponsabile delle ragioni che determinano le fughe dai paesi di origine.

Oltre agli accordi commerciali con paesi terzi dal Nord Africa ai confini con l’Asia, l’Europa dovrebbe stipulare accordi umanitari per la creazione di percorsi garantiti verso il continente stesso, e non di barattare risorse economiche comunitarie in cambio di un servizio poliziesco di controllo delle frontiere.

La politica Europea dovrebbe mettere al centro dei propri interessi i diritti e non l’austerità, dovrebbe promuovere libertà e non pattugliamenti dei confini. Oggi più che mai servono:

– L’apertura di canali umanitari per arrivi sicuri in modo da mettere fine alle stragi in mare e in terra;

– Un diritto di asilo europeo, capace di superare il regolamento Dublino che obbliga i migranti a richiedere asilo nel primo paese comunitario che incontrano nel loro cammino. Un migrante dovrebbe avere il diritto di avere riconosciuto l’asilo in qualsiasi Paese, per poi essere libero di circolare all’interno dell’Europa;

– Un’accoglienza dignitosa, dunque la chiusura di tutti i centri di detenzione per migranti sparsi in Europa;

Non c’è altra soluzione: o prendiamo atto del fatto che il futuro di chi scappa da guerre e miseria è tutt’uno col futuro dell’Europa, oppure l’Unione si trasformerà in una terra di guerre e conflitti crudeli. Il destino dei migranti è il nostro destino.

Uniti per la globalizzazione dei diritti e la libertà di movimento.

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