Primo Maggio 1947 La strage di Portella della Ginestra

1 maggio del 1947 e nel pianoro di Portella della Ginestra, a metà strada tra i piccoli comuni siciliani di Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello, si radunarono migliaia di persone, per celebrare la Festa del Lavoro. Una celebrazione che si rivelò ben presto una tragedia.
Una sparatoria uccise 11 persone e provocò decine di feriti, tutti contadini che si erano radunati nello spiazzo e lì erano rimasti bloccati, mentre qualcuno sparava indiscriminatamente sulla folla.
Quel 1947 era particolare. Non era un anno qualsiasi e il primo maggio non si festeggiavano soltanto i lavoratori, ma anche la vittoria del Blocco del Popolo, la coalizione di sinistra che sbaragliò i partiti avversari nelle elezioni regionali del 20 aprile, riuscendo a ribaltare i risultati e sconfiggere la Democrazia Cristiana, il tutto nonostante la campagna elettorale scandita da minacce mafiose anticomuniste. Proprio per questo la natura della strage apparve immediatamente legata alla politica. I paesani parlavano dei proprietari terrieri, dei mafiosi e degli esponenti dei partiti conservatori. Un tris di poteri unito nel desiderio di sconfiggere la sinistra.
Fu Girolamo Li Causi il primo a parlare apertamente ed esplicitare i sospetti: durante l’assemblea costituente, il 2 maggio ’47, il segretario regionale comunista rivelò che, durante la strage, il maresciallo dei carabinieri si intratteneva con alcuni mafiosi. Inoltre, sottolineò che, tra coloro che sparavano, figuravano monarchici ed esponenti del Fronte dell’Uomo Qualunque. Una tesi, questa, che venne immantinente smentita dall’allora Ministro degli Interni Mario Scelba, anticomunista, il quale dichiarò che non vi era nessun movente politico dietro la tragedia e che si era trattato esclusivamente di un “fatto di delinquenza”. Di cui s’incolpò ben presto il bandito Giuliano.
A fare il suo nome fu l’Ispettore Ettore Messana, anch’egli noto anticomunista, colpevole di aver ordinato già nel ’19, il massacro di Riesi. Fu lui ad additare il bandito e le indagini in quest’ambito furono veloci, superficiali, non certo approfondite come avrebbero dovuto. Nessuna autopsia sui corpi delle vittime di Portella della Ginestra, tantomeno perizie balistiche. Appena un anno dopo, il 17 ottobre 1948 la banda di Giuliano venne rinviata a giudizio e, successivamente, 12 imputati si videro inflitto l’ergastolo.
Nel frattempo, la situazione politica in Italia, vacillava. Il governo di coalizione antifascista di De Gasperi era crollato ed erano andati a formarsi nuovi governi, con le forze di sinistra all’opposizione. Anche in Sicilia, dove, nonostante la vittoria del Blocco del Popolo, salì la Democrazia Cristiana, fiancheggiata da partiti conservatori. Il tutto rientrava in un contesto di lotta al potere sovietico, con l’Italia inserita all’interno dello schieramento atlantico sotto l’egemonia degli Stati Uniti e dei suoi servizi d’Intelligence che avevano già chiarito come, in caso di vittoria della sinistra in Italia, ci sarebbero state dure ripercussioni. In questa situazione giocò un ruolo di primo piano anche la Chiesa che, in quegli anni, trovava nel comunismo il più acerrimo nemico. Tant’è che, riguardo la strage di Portella, ci fu anche chi, tra i porporati, parlò di un evento inevitabile di fronte alle idee anticristiane e antinazionali dei “rossi”.
Anche l’opera di Giuliano contribuì ad annientare le sinistre. E il suo apporto fu essenziale in questa direzione, almeno finchè l’uomo non divenne scomodo a coloro che lo avevano dapprima sostenuto e cercato, tra cui Mario Scelba, come dal bandito stesso ammesso in una lettera al giornale “L’Unità”.
Ormai il criminale, che minacciava di render pubblici i nomi dei politici che lo avevano contattato e il gioco di poteri in cui aveva recitato, era diventato pericoloso per i partiti di destra e conservatori, nonchè per i servizi segreti americani, e per questo era necessario che sparisse.
Nel 1950, accadde. Fu trovato morto il 5 luglio di quell’anno e dal Ministero degli Interni si fece sapere che era rimasto ucciso in un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine.
In realtà, ad ucciderlo fu il suo luogotenente Pisciotta, il quale, durante il processo per la strage di Portella raccontò la verità: spiegò d’essersi accordato con i servizi per eliminare Giuliano in cambio di un salvacondotto. Descrisse il modo in cui uccise, lui da solo, il bandito mentre dormiva, consegnando poi il corpo agli uomini di Scelba affinchè sceneggiassero il conflitto a fuoco. Soprattutto, al processo, fece i nomi di chi ordinò il massacro del 1 maggio ’47; uomini politici potenti, tra cui Bernardo Mattarella, Gianfranco Alliata, Tommaso Leone Marchesano e lo stesso Mario Scelba.
Al riguardo dichiarò: “Servimmo con lealtà e disinteresse i separatisti, i monarchici, i democristiani e tutti gli appartenenti a tali partiti che sono a Roma con alte cariche, mentre noi siamo stati scaricati in carcere. Banditi, mafiosi e carabinieri eravamo la stessa cosa”.
Pisciotta morì poi nel 1954 mentre si trovava detenuto nel carcere palermitano dell’Ucciardone, avvelenato da un caffè alla stricnina, prima di poter rendere la sua testimonianza sulla strage di Portella al procuratore Scaglione.
I misteri che riguardano la strage e il gioco di poteri che la precedette e ne seguì, sono ancora tanti. Misteri che richiamano in causa forze politiche, mafiose e servizi d’Intelligence. E, non per nulla, su questi è stato posto il segreto di Stato.

Queste le 11 vittime, così come riportate dalla pietra incisa posta sul luogo del massacro:

  1. Margherita Clesceri
  2. Giorgio Cusenza
  3. Giovanni Megna (18 anni)
  4. Francesco Vicari
  5. Vito Allotta (19 anni)
  6. Serafino Lascari (15 anni)
  7. Filippo Di Salvo (48 anni)
  8. Giuseppe Di Maggio (13 anni)
  9. Castrense Intravaia (18 anni)
  10. Giovanni Grifò (12 anni)
  11. Vincenza La Fata (8 anni)

Questo slideshow richiede JavaScript.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...