Ucraina: i fascisti sparano. Ditelo alla Rai

La versione della Rai, che ha anche un’inviata a Kiev da diversi mesi, è che ‘la polizia spara sulla folla’. Ma di immagini di poliziotti e militari che sparano pallottole vere verso i dimostranti finora la Rai, con i suoi potenti mezzi, non ne ha trasmesse in queste ore nessuna. Così come, del resto, agli utenti paganti del ‘servizio pubblico’ non è permesso vedere le immagini che tutto il resto del mondo sta vedendo. Quelle dei fascisti armati fino ai denti che sparano contro gli agenti.

Leggi anche: Assalto fascista nel ‘cortile di casa dell’Ue’. A Kiev 

http://www.contropiano.org/internazionale/item/22291-ucraina-i-fascisti-sparano-ditelo-alla-rai

Rompiamo l’isolamento di Chiara,Claudio,Mattia e Niccolò

Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia sono in carcere dall’inizio di dicembre 2013 con un’accusa assurda e pesantissima come quella di terrorismo.

Dopo essere stati trasferiti dal carcere di Torino nei reparti ad Alta sicurezza delle case circondariali di Roma, Ferrara e Alessandria, hanno subito il blocco dei colloqui (ristabilito per i soli familiari), la censura della corrispondenza e subiscono un regime di carcerazione ancora più duro di quello normalmente previsto per gli altri detenuti in Alta sicurezza, con l’isolamento totale (per Claudio) e il divieto di incontro e la riduzione delle ore d’aria (per Niccolò e Mattia).

Anche gli avvocati dei 4 notav hanno denunciato la situazione che stanno vivendo in carcere con un comunicato.

Facciamoci sentire attraverso lettere, email, fax e telefono chiedendo il ripristino dei loro diritti.

Scrivendo:

“Chiedo che a Chiara, Claudio, Niccolò e Mattia vengano riconosciuti tutti i diritti previsti dall’ordinamento penitenziario, che vengano tolti dall’isolamento e vengano revocati i divieti di incontro e colloquio attualmente in corso”.

Il tutto va indirizzato:

  • Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino

Corso Vittorio Emanuele II, 130

10138 Torino,

Tel: 011.4327111 (centralino)

Fax: 011.4327206

E-mail: procura.torino@giustizia.it

 

  • Al Tribunale di Torino

Sezione dei Giudici per le indagini preliminari

Corso Vittorio Emanuele II, 130

10138 Torino,

Tel: 011.4327111 (centralino)

Fax: 011 4327582

E-mail: tribunale.torino@giustizia.it

  • Al Ministero della Giustizia

via Arenula 70 – 00186 Roma
tel. +39 – 06 68851 (centralino)

Numero verde 848 800 110 

e-mail: callcenter@giustizia.it

  • Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria

Largo Luigi Daga, 2 – 00164 Roma
tel. +39 06.665911

Radio Infoaut. Un nuovo strumento a servizio delle lotte e per il movimento

Da oggi alle ore 10:30 la redazione di INFOAUT dà inizio ad una nuova avventura collettiva per l’informazione di parte: RADIO INFOAUT comincia a trasmettere con una lunga puntata straordinaria, dedicata alla presentazione del progetto e ad approfondimenti sullo strumento radiofonico, le sue trasformazioni all’interno dei conflitti sociali e le sue potenzialità antagoniste nel web 2.0. A seguire, dalle ore 19.30, trasmetteremo in diretta dall’università di Bologna il dibattito in cui la redazione di RadioInfoaut presenterà il nuovo progetto.

Un link che darà accesso alle voci e ai suoni dei conflitti sociali e per i conflitti sociali. Accendendo RADIO INFOAUT dalle casse dell’impianto audio del vostro pc, o dal vostro smart phone potrete alzare il volume dello scontro al sistema capitalistico ed ascoltare e interagire con l’informazione di parte, le sue culture, le sue passioni e le sue memorie.

RADIO INFOAUT è uno strumento costruito per potenziare la comunicazione delle lotte, tra le lotte, ed è a servizio dei movimenti per trasmettere le loro verità. E’ un nuovo cantiere aperto alla sperimentazione continua che vuole battere il ritmo dei movimenti, aperto ai loro mutamenti, e variazioni di tono, aperto alle potenzialità che ogni giornata di resistenza e di lotta offre a chi vuole fare informazione schierata e di parte.

Sarà possibile interagire con la redazione tramite social network con l’account facebook o twitter e prossimamente verranno diffusi anche numeri telefonici per chiamate in diretta e comunicazioni ai redattori e alle redattrici.

Con un semplice click sulla HomePage di INFOAUT potrete accendere la radio… basterà cliccare al link in alto a destra e avvierete la connessione con il nostro mondo ad alta tensione!

RadioInfoaut

http://radio.infoaut.org/

194, l’obiettore è una mammana?

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Parte il 1° marzo la #campagna194, per non tornare all’aborto clandestino. I medici obiettori impediscono l’applicazione della legge

di Marina Zenobio 

Partirà il primo marzo una campagna a difesa della legge per l’interruzione volontaria della gravidanza (Ivg) e per denunciarne la pessima applicazione causata dall’elevato numero di medici obiettori di coscienza. E’ la campagna “Mai più clandestine #campagna194”; le donne che stanno organizzando l’iniziativa sono tutte nate dopo il 1978 e, scrivono sul loro blog, di non aver mai conosciuto il dramma dell’aborto clandestino ma di essere consapevoli che quella legge fu il risultato di anni di lotte portate avanti da donne venute prima di loro, “che sapevano cosa volesse dire abortire nella clandestinità con il rischio concreto di morire. Il risultato politico di quelle lotte è stato ottenere che l’autodeterminazione fosse il punto di forza della 194 e non una concessione; nella legge è previsto che una donna dica: io decido”.

E’ da questo “io decido”, diventato ormai slogan internazionale grazie alla recente protesta delle donne spagnole contro l’attacco alla loro legge sull’aborto, che partono le donne di “Mai più clandestine” perché, si chiedono, cosa succede quando una donna decide di interrompere una gravidanza?

“Succede che il patriarcato alza le difese, obbligando la donna a un percorso ad ostacoli, quando va bene; a una via crucis, quando va male. Questa legge è ancora in piedi, ma ha dovuto superare il tentativo di abrogazione attraverso due referendum, e i suoi principi vengono ciclicamente messi in discussione. E’ accaduto in Parlamento nella vicenda sulla procreazione medicalmente assistita, accade ogni giorno negli ospedali italiani in cui obiettano anche i portantini, accade nei consultori con i dissuasori, accade con l’ostruzionismo alla pillola RU486 e perfino alla pillola del giorno dopo”.

Una riflessione importante. Nonostante la legge vigente, i presupposti che in tempi brevi l’applicazione della 194 sarà impossibile ci sono tutti, anche prendendo in considerazione l’ultima Relazione del ministero della Salute secondo cui, già nel 2011, l’obiezione di coscienza tra i ginecologi in Italia era pari al 70% e nel frattempo è cresciuta, raggiungendo in alcune regioni l’87%. Questo si traduce in lunghe liste di attesa per le donne, che spesso portano le gravidanze al limite dei 90 giorni; sovraccarico di lavoro dei non obiettori, completamente assorbiti dalle interruzioni di gravidanza senza poter esercitare la professione nella sua completezza; trascuratezza del servizio prestato; aumento degli aborti nelle strutture private e quindi una evidente discriminazione economica. Il rischio non peregrino è che le donne siano costrette a ricorrere di nuovo all’aborto clandestino.

Essendo per il momento l’iniziativa centrata soprattutto sul Lazio, le “Mai più clandestine” rivolgono un appello anche al presidente della regione Zingaretti al quale chiedono che: “”nella nostra Regione tutti i presidi ospedalieri pubblici e convenzionati garantiscano l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza e dispongano di un numero adeguato di ginecologi, anestesisti e personale non medico non obiettori. Auspichiamo anche che i nuovi criteri di selezione dei direttori sanitari, da lei recentemente annunciati, rappresentino l’occasione per fare dell’impegno per la piena applicazione della legge 194 un requisito di merito nella scelta di chi dovrà dirigere le Asl del Lazio”.

Mentre lavorano all’iniziativa per il lancio della campagna fissato per il primo marzo, le donne di “Mai più clandestine” hanno lanciato anche una petizione on-line, su Change.org, per chiedere “misure idonee a garantire la presenza di un numero adeguato di medici non obiettori in tutti gli ospedali pubblici”, rispettando il “diritto delle donne ad accedere all’Ivg in tutte le strutture sanitarie pubbliche”.

http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=97833&typeb=0&194-l-obiettore-e-una-mammana-

Operazione Hunter: un solo rinvio a giudizio

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I quotidiani piemontesi danno spazio al rinvio a giudizio di uno dei carabinieri protagonisti del pestaggio di un manifestante il 3 luglio del 2011 . Si tratta di uno dei protagonisti dell’operazione Hunter, con cui il movimento No Tav denunciò minuziosamente il pestaggio di due manifestanti, arrestati dalle forze dell’ordine nella giornata del 3 luglio,che potete leggere e guardare qui in versione completa (http://www.notav.info/top/operazione-hunter-il-dossier-completo-isolaimo-i-violenti/).

La controinchiesta che presentò pubblicamente il movimento notav era basata su foto e video della stessa Procura sulla giornata del 3 luglio, ma le immagini che vennero diffuse erano sfuggite all’occhio e alla sensibilità dei magistrati e degli inquirenti, eppure erano lì ben in vista. L’operazione Hunter fornì elementi precisi per aprire un’inchiesta e rinviare a giudizio non solo il soggetto che oggi è in cronaca, ma un’intera catena di comando che partecipò al pestaggio o non fece nulla per evitarlo. Benchè oggi questa notizia venga usata per dire “vedete che la legge è uguale per tutti” non è assolutamente vero perchè questa vicenda è fatta di omissioni e tentativi diarchiviazione palesi.

 Qui il dossier completo di operazione Hunter