1 Billion Rising for Justice

Femicidio

Grazie a noi, il 14 febbraio sta diventando un’altra cosa. Non più solo il giorno degli innamorati, ma la giornata che celebra un amore differente, più consapevole, senza segni di violenza.

– Eve Ensler

Una donna su tre è destinata a subire violenza nel corso della sua vita. Ogni anno un miliardo di donne ballano per spezzare questa catena. L’anno scorso un miliardo di donne in 207 paesi del mondo ha ballato contro la violenza maschile. Quest’anno balleremo anche per chiedere giustizia.

Infatti, come ha dichiarato Eve Ensler, l’ideatrice del flash mob: “Quest’anno l’idea forte è andare oltre la sottolineatura della violenza contro le donne, perchè siamo consapevoli che dietro la violenza di genere esiste una rete complessa di complicità, di corruzione e persino di degrado ambientale” e quindi “senza affrontare il tema dell’ingiustizia la battaglia contro la violenza non può essere vinta”.

La giustizia può e deve assumere tante forme che…

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Ecco chi si nasconde nell’ombra di Renzi

renzi
La destra repubblicana neocon e quella israeliana, l’Arabia Saudita, Morgan Stanley, Mediobanca, De Benedetti e Caltagirone. Dietro Renzi non c’è spazio per il Quinto Stato.

Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l’ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano. Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi.
Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l’allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi.


Michael Ledeen, una delle anime nere della destra repubblicana negli Usa, è uno dei consiglieri di Renzi.

Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il “New York Post”, ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita.

In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l’Italia a Israele.

Forse aveva ragione l’ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c’è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D’Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra».

Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d’affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.
La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l’allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera.


Daniele Serra, braccio destro di Renzi per l’economia, è considerato unp squalo della finanza internazionale.

Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.
Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.
L’anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l’attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d’ogni tempo.

Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglietore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis.


La banca d’affari Morgan Stanley è considerata tra i responsabili della crisi economica mondiale.

E così, nell’ultimo anno il gotha dell’industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l’ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l’amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l’ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l’amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell’istituto di credito.

Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, “Il Corriere della Sera”, da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell’ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi.

Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all’italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».

http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=97552&typeb=0&Ecco-chi-si-nasconde-nell-ombra-di-Renzi

Aldrovandi, il viminale rimette la divisa ai quattro colpevoli. Ecco dove andranno

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Sono tornati in servizio, uno alla frontiera con l’Austria, due in una nota città romantica del Nordest e l’ultimo nella città che subisce il maggior carico delle servitù militari Usa e Nato nel Veneto: il ministero dell’Interno giura che saranno in ufficio, senza compiti operativi, ma la sospensione di sei mesi era giusta e solo quella. Il governo delle larghe intese dà largamente per inteso che i quattro che ammazzarono un ragazzo di diciott’anni, Federico Aldrovandi, pestandolo senza ragione, come hanno appurato tre sentenze, mandando in frantumi due manganelli, ignorando le sue richieste d’aiuto, tra i rantoli, non hanno disonorato la divisa e dunque non meritano la destituzione. E’ una rivendicazione. Possono insomma indossare la medesima divisa di chi svolge il proprio dovere cercando di essere fedele alla Costituzione. 

Da un governo che largamente non intende rispettare la Costituzione – dentro e fuori i suoi confini – non c’è da aspettarsi nulla di meglio. Altrimenti non costruirebbe la retorica bugiarda sui due marò, non porterebbe la guerra in Afghanistan e in Val Susa, non ruberebbe vita, salario e diritti alla stragrande maggioranza della popolazione forte solo del consenso ottenuto con una legge elettorale truffaldina.

Le violazioni contestate, a sentire il ministro degli Interni, sono apparse riconducibili alla disciplina normativa, un Dpr del 1981, relativa ai casi di negligenza in servizio di particolare gravità e di comportamento non conforme al decoro delle funzioni degli appartenenti ai ruoli dell’amministrazione della pubblica sicurezza. 

Dice proprio questo la risposta del ministro di Polizia all’interrogazione di un deputato grillino, Paolo Bernini, che ha chiesto di leggere gli atti (gli arriveranno fra un mese e dicono sia l’era di internet) con cui le commissione provinciali di disciplina (composti di funzionari delle questure di appartenenza e di rappresentanti sindacali della Polizia) hanno rimesso in circolazione quattro agenti che uccisero un ragazzo ferrarese disarmato che non stava commettendo alcun reato all’alba di una domenica di settembre del 2005. Un violentissimo e ancora misterioso controllo di polizia che la Cassazione ha detto fu compiuto da «schegge impazzite» ma che per la polizia di Stato e il suo ministro possono continuare a indossare una divisa. 

Eppure il velo di Maya che celava le politiche autoritarie dei governi che si sono succeduti è stato squarciato più volte in questi giorni: un rapporto di una ong di medici per i diritti umani dice che i Cie sono una macchina sadica, inutile e costosa; una sentenza della Corte costituzionale, proprio ieri, ha detto che la legge sulle droghe è in larga parte incostituzionale; le denunce sulla malapolizia si moltiplicano e sono ormai decine i comitati che in tutta Italia si battono a fianco delle famiglie delle vittime per verità, giustizia e per un’amnistia sociale che cancelli i guai giudiziari di 18mila attivisti che le questure provano a incastrare con un utilizzo di classe del codice penale. 

Tutto questo c’entra con Federico e c’entra con la manifestazione di sabato prossimo a Ferrara dal titolo “Via la divisa”.

C’entra perché secondo le testimonianze è stata la cultura del securitarismo a scatenare quel violentissimo “controllo” di polizia. E la mania per la sicurezza serve a mascherare gli effetti della crisi sulle nostre vite. Chi pestò Aldro forse non credeva che quel ragazzo senza documenti (li aveva dimenticati a casa) fosse italiano. Chi cercò di insabbiare e depistare (ci sono processi in corso e già hanno prodotto condanne) provò ad archiviare il caso come la morte di un drogato in piena sintonia con l’ossessione proibizionista che ha congestionato le galere italiche e gonfiato i bilanci delle narcomafie. 

Ecco perché la storia di Federico è anche la nostra e di chiunque lotta per liberare la vita dalla violenza della crisi e del liberismo. Ci vediamo sabato a Ferrara.

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qui potete trovare tutte le informazioni http://www.federicoaldrovandi.it/2014/02/01/via-la-divisa-manifestazione-l8-febbraio-2014/

 

Sosteniamo tutti insieme questa battaglia di civiltà anche su Twitter con l’hashtag #Vialadivisa

popoff.globalist.it | Aldrovandi, il Viminale rimette la divisa ai quattro colpevoli. Ecco dove andranno.

 

No Tav. Vendetta di Stato

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14 maggio 2013. Un gruppo di No Tav compie un’azione di sabotaggio al cantiere di Chiomonte.
14 maggio 2014. Quattro attivisti verranno processati per l’azione di quella notte. L’accusa è quella di “attentato con finalità di terrorismo”. La vendetta di Stato mette in scena una cerimonia in grande stile, scegliendo il primo anniversario di quella notte di lotta perché sia chiaro chi è il più forte.
Non solo. I quattro compagni arrestati il 9 dicembre, dopo 40 giorni nel reparto di alta sorveglianza del carcere delle Vallette vengono trasferiti in altre carceri.
Mattia e Nicolò al carcere ad Alessandria, Claudio a Ferrara, Chiara in quello di Rebibbia a Roma. Le condizioni di detenzione loro inflitte sono molto dure, più di quello che il regime cui sono sottoposti prevede. Chiara a Torino è rimasta per 40 giorni in isolamento, a Rebibbia può fare la socialità con le altre, ma è sempre in cella da sola. Mattia e Nicolò sono in rinchiusi con altri ma non possono comunicare tra di loro ed hanno dimezzate sia le due ore di socialità sia le due ore di aria.
La condizione più dura la deve vivere Claudio, in isolamento assoluto da quando è stato trasferito a Ferrara.
La sua situazione è trapelata il 10 dicembre dopo la visita di sua mamma e di suo fratello.
A tutti, dopo un mese e mezzo di visite da parte di amici e compagni, è stato concesso di vedere solo i parenti stretti.

E’ chiara la volontà di annientare questi compagni, di cercare di spezzarne la resistenza.

Altrettando chiaro, ed emerge anche dalle carte esibite dalla Procura, che questa esibizione di violenza a malapena mascherata da norme e dispositivi, mira a fiaccare la lotta dei No Tav. Mira a mettere in ginocchio un intero movimento.
Nella stessa direzione vanno i mega risarcimenti a Ltf, il general contractor dell’opera,

Anarres ha intervistato Eugenio Losco, uno degli avvocati del collegio difensivo dei quattro No Tav, quando si è saputa la decisione di saltare l’udienza preliminare aprendo subito il dibattimento.

Ascolta l’intervista

No Tav. Vendetta di Stato – anarres-info.

 

Lettera di Davide Rosci: Convochiamo una manifestazione nazionale contro la Repressione

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L’8 febbraio, dopo 355 giorni di dura reclusione, è stata una sensazione forte quella di tornare a casa e poter riabbracciare, questa volta non da un tavolo divisorio, i miei cari.

Il tintinnio di chiavi che dettava il ritmo della mia vita si è improvvisamente fermato e non osservare più il mondo da dietro quelle sbarre mi ha fatto provare un piacevole sensazione, ma, nonostante questo “benessere” temporaneo, resta tutta la mia indignazione per la condanna subita .
Avrei voluto scrivere questa lettera prima, ma non mi hanno neanche notificato l’atto riportante quelle che erano le mie prescrizioni e solo oggi posso farlo. Di seguito vi riporto il mio pensiero e la mia riflessione sul processo.

La conferma delle condanne in appello per il reato di epoca fascista di “devastazione e saccheggio” : lo stato si serve, a distanza di oltre 80 anni, ancora di un codice penale nato in epoca dittatoriale (costruito per sopprimere tutte le opinioni politiche diverse da quelle dominanti cit. Calamandrei) e lo fa per reprimere ogni dissenso al solo fine di intimorire il popolo su quelle che possono essere le conseguenze derivanti anche dalla sola partecipazione ad una manifestazione di protesta.
Affermo ciò perché, la corte ha fatto proprie le tesi dell’accusa puntando il dito non sulla condotta specifica di ognuno di noi, ma su quanto successo il 15 ottobre del 2011 nella sua complessità e l’esser stati fotografati vicino al blindo che andava in fiamme è bastato per condannarci ad anni e anni di reclusione.

E’ stato un processo sommario, condizionato dall’attenzione che il caso ha avuto sui mass media e basato su prove che non provavano assolutamente niente così come dimostra l’assoluzione di Mirko che si è fatto due anni di reclusione a gratis. Anzi, durante l’arringa difensiva si è fatta per la prima volta luce su quello che è stato l’atteggiamento delle forze dell’ordine il 15 ottobre del 2011 e, dalle relazioni di servizio lette in aula del personale della polizia presente in piazza quel giorno, risultano a chiare lettere gli ordini di fare caroselli sulla folla e spazzare via i manifestati con gli idranti.

Il risultato è stato quello di isolare chi si opponeva alle politiche neoliberiste di lacrime e sangue imposte dalla troika, demonizzare i movimenti antagonisti allora pronti a scendere in piazza e dividere i manifestanti in buoni e cattivi.
E’ così e non vi sono dubbi. Infatti dal 15 ottobre del 2011 ad oggi non vi sono state più grandi manifestazioni di piazza al contrario degli altri paesi definiti
Dobbiamo capire che senza strategia non andiamo da nessuna parte e se continuiamo ognuno a pensare ai cazzi nostri quello che oggi siamo noi a subire domani saranno altri compagni a vivere. Questa cosa come compagni e come antifascisti non possiamo accettarla.

Propongo pertanto di indire a Roma una grande manifestazione antifascista e antirepressiva per la prossima primavera, una manifestazione che ponga le basi ad una serie di azioni concrete da mettere in atto in futuro tra le quali quella di intervenire alle celebrazione del 25 aprile ricordando a chi si improvvisa antifascista solo quel giorno che è giunta l’ora di pretendere l’abolizione del codice Rocco attraverso un lotta trasversale che parta dall’Anpi nazionale a tutti i movimenti antagonisti .

IL FASCISMO NON PASSERA’!

Davide

Lettera di Davide Rosci: Convochiamo una manifestazione nazionale contro la Repressione | Osservatorio sulla Repressione.

 

31ottobre c’eravamo tutti… solidarietà agli arrestati

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Sono trascorse diverse ora dagli arresti degli attivisti dei movimenti del diritto all’abitare. 17 le misure di custodia cautelare, fra queste arresti domiciliari e obbligo di firma, effettuate dalla Digos e dal Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Roma su richiesta della Procura della Repubblica della Capitale.

I movimenti del diritto all’abitare intanto a questi fatti rispondono con l’assedio in tutte le città. Chiedono la liberazione immediata di tutti e tutte, facendo sentire la rabbia sotto le prefetture e le piazze di tutte le città di Italia. L’appuntamento per oggi a Roma è alle 15, 30 per una conferenza stampa a Porta Pia e per prepararsi a muoversi in corteo verso via del Tritone proprio dove, il 31 ottobre la polizia ha tentato di sbarrare la strada al movimento.

“Come una bomba ad orologeria – dichiara Italo Di Sabato, Responsabile Nazionale dell’Osservatorio della repressione – pochi giorni dopo la partecipata assemblea nazionale che si è tenuta all’università di Roma, che ha indetto la giornata di lotta con una manifestazione nazionale contro le politiche di austerity il prossimo 12 aprile e a pochi dalla mobilitazione per la chiusura dei Cie prevista per sabato 15 e domenica 16 febbraio e la giornata contro la repressione delle lotte sociali di sabato 22 febbraio, Magistratura, Questura di Roma e Napoli intervengono con mano pesante contro i movimenti di lotta. Gli arresti e gli obblighi di dimora per gli attivisti sociali – continua Di Sabato – dimostra realmente la natura della “politica delle larghe intese” di fronte alla crisi e alla richieste sociali. Trasformare il conflitto sociale in un problema di ordine pubblico è un obiettivo prioritario del governo e della stragrande maggioranza delle forze politiche presenti in parlamento. Dovremmo fare i conti – aggiunge – purtroppo, sempre e più spesso con questi atteggiamenti di teoremi repressivi contro i movimenti sociali. Solo una forte e rinnovata capacità e unità delle lotte – conclude – può dare nuovo impulso alle mobilitazioni e sconfiggere i disegni di crlminalizzazione delle lotte da parte di di governo, magistratura e polizia”.

Per l’Usb (Unione Sindacale di Base):  “Questa mattina a Roma e a Napoli sono stati effettuati oltre 50 provvedimenti restrittivi – tra arresti domiciliari, custodia cautelare e obbligo di non allontanarsi dal comune di dimora abituale – nei confronti di rappresentanti dei movimenti per il diritto all’abitare, disoccupati e sindacalisti, tra cui esponenti di rilievo di AS.I.A.-USB.
A Roma la relazione è con la manifestazione del 31 ottobre, che i movimenti per il diritto alla casa avevano organizzato dopo le risposte negative del Ministero delle Infrastrutture alle richieste poste dopo le mobilitazioni del 18 e 19 ottobre. A Napoli l’accusa sembrerebbe legata addirittura al fatto di aver costituito un’associazione di disoccupati!
L’USB richiede il ritiro di tutti i provvedimenti restrittivi e l’apertura di una riflessione generale sulla svolta autoritaria in atto nel Paese, che sta emergendo in modo sempre più evidente.
Dopo gli arresti e la repressione contro il movimento No Tav, e i pesanti interventi delle Questure di tutta Italia in merito a manifestazioni sindacali e di movimenti sociali che negli ultimi mesi si stanno ripetendo sempre più frequentemente, i provvedimenti di questa mattina fanno emergere una chiara e preordinata volontà repressiva nei confronti di chiunque intenda costruire opposizione ad un modello sociale basato sull’esclusione dei più dai diritti più elementari.
L’USB condanna fermamente questo clima di tensione finalizzato a reprimere preventivamente un conflitto sociale che rappresenta la naturale risposta a chi continua a sottovalutare gli effetti di una crisi sempre più grave, che sta portando alla povertà e alla disperazione milioni di famiglie.
L’USB è al fianco di coloro che sono stati ingiustamente oggetto di questi provvedimenti restrittivi e chiede a tutte le forze politiche e sociali e alle istituzioni che si chiarisca una volta per tutte che democrazia vuol dire anche diritto al dissenso, poter esprimere liberamente le proprie posizioni, poter manifestare liberamente senza essere costantemente oggetto di repressione.
Le lotte sociali, dei lavoratori, dei senza casa e dei disoccupati non si fermano con le misure repressive: le lotte non si arrestano!
Invitiamo tutti a vigilare ed a mobilitarsi, perché siamo di fronte ad una vera e propria “guerra preventiva” contro il conflitto sociale che emerge da una crisi che non sembra avere fine.”

“Apprendiamo da fonti giornalistiche di misure cautelari nei confronti dei promotori delle manifestazioni del 31 ottobre 2013 sulla casa in occasione della conferenza Stato – regioni che il ministro Lupi aveva convocato proprio a seguito delle mobilitazioni dello scorso ottobre. Si tratta di un provvedimento inaccettabile che vuole colpire non solo gli autori di eventuali atti specifici ma gli organizzatori della manifestazione”. Arriva la dichiarazionedell’Unione Inquilini a sostegno degli arrestati.
“L’intento repressivo è pertanto evidente e va rifiutato apertamente – dichiara il sindacato –  Il tema della sofferenza abitativa non può essere ridotto a questione di ordine pubblico o a fattore da reprimere ma è una questione nazionale strutturale che va affrontata con interventi di misura sociale indifferibili e urgenti. Anche al tema specifico della legalità, poniamo domande molto nette”. Numerose le domande senza risposta evidenziate dal sindacato nel comunicato: “Chi risponde dell’illegalità perpetrata dalle Amministrazioni pubbliche locali e nazionale nei confronti delle circa 700 mila famiglie che hanno fatto istanza per una casa popolare e per le quali i comuni hanno certificato il diritto, senza però fornire alcuna risposta in quanto non vi sono alloggi sociali da assegnare? – dichiara l’Unione Inquilini – Chi risponde dell’illegalità perpetrata dalle Amministrazioni locali e nazionali nei confronti di centinaia di migliaia di nuclei familiari sotto sfratto e che avrebbero diritto ad interventi di sostegno e al passaggio da casa a casa che non vengono erogati? Pensiamo, per esempio, come Unione Inquilini, che organizzare picchetti anti sfratto che impediscano di buttare per strada famiglie con bassi redditi, minori, portatori di handicap, anziani, malati rappresenti non una illegalità ma una legittima difesa rispetto all’illegalità quotidiana delle istituzioni preposte. Diamo, pertanto, la nostra solidarietà militante – sono le conclusioni del sindacato – ai compagni arrestati e ne chiediamo la immediata liberazione. Ci impegneremo ancora di più per portare avanti le mobilitazioni per il diritto all’abitare e per l’unificazione delle lotte per la difesa del territorio e la tutela dei diritti sociali.”

Anche il Prc di Roma esprime solidarietà nei confronti degli attivisti per il diritto alla casa colpiti da provvedimenti repressivi e ne chiede l’immediata liberazione. “La lotta sociale per i diritti – dichiara il Prc Roma – è un cardine fondamentale della democrazia e non può essere derubricata a fatto penale. In una città che deve assistere ad insopportabili prezzi speculativi e alla vergogna di migliaia di case vuote, mentre migliaia di persone sono senza alloggio, altri sono coloro che dovrebbero essere perseguiti”.

Giorgio Cremaschi esprime totale solidarietà e  piena condivisione delle ragioni e delle azioni di Luca, Paolo e di tutti i compagni arrestati a Roma e Napoli. Mentre il regime si chiude nei suoi giochi di palazzo la repressione colpisce chi rivendica, lotta, dissente. Mostruosi processi a militanti Notav, richieste di danni e multe che vanno dalle centinaia di migliaia di euro chiesti a chi difende la Valle Susa, alle migliaia di euro di multa pretese dai tranvieri di Genova e dagli operai di Modena . È chiaro che si vogliono colpire ed impedire le lotte perché il pensiero unico liberista, dopo essere diventato politica economica, vuole imporre la sua costituzione autoritaria e  per questo criminalizza ogni diversità e ogni conflitto. Stiamo con gli arrestati e tutti i colpiti dalla repressione e non ci fermeremo. Andremo avanti per la democrazia e i diritti sociali, contro il regime delle banche, della finanza e delle multinazionali, e adesso arrestateci tutti!

Solidarietà anche da Sinistra Anticapitalista che in un comunicato afferma che ” Adunata sediziosa, rapina, violenza, resistenza e lesioni aggravate in danno di pubblici ufficiali, danneggiamenti aggravati. La politica sulla casa del governo delle larghe intese è svelata dalla lista incredibile delle accuse contro diciassette attivisti dei movimenti per il diritto all’abitare colpiti stamattina da provvedimenti cautelari emessi in relazione ai blandi tafferugli avvenuti il 31 ottobre a Roma. Trasformare il conflitto sociale in un problema di ordine pubblico è da anni uno degli sforzi più impressionanti dei settori più disciplinati della magistratura. Dopo il fallimento della strategia di appioppare l’aggravante dell’associazione a delinquere (per estorsione di case o di posti di lavoro), i movimenti divengono oggetto di una miriade di contestazioni per indurli a mutare l’agenda politica immediata da lotta per la conquista di diritti a difesa dalla repressione.
Sinistra anticapitalista esprime la massima solidarietà ai compagni arrestati e ribadisce l’internità ai movimenti che denunciano la ferocia dell’austerity e della crisi.”

Il Comunicato dei centri sociali campani:

Chi ha paura del dissenso? Da Napoli a Roma una sola grande opera Casa Reddito e Salute per tutt*

Questa mattina un risveglio brusco ha inaugurato la giornata dei movimenti di lotta di Napoli e di Roma. Operazione in grande stile. Due operazioni di polizia e di governo che, apparentemente non connesse, hanno colpito le lotte sociali che, oggi, attraversano il paese.
A Napoli l’obiettivo erano i “precari Bros”. Da anni lottano per il diritto all’inserimento al lavoro: una lotta da sempre inascoltata dalla politica locale e nazionale che ha già presentato il conto drammatico sulle vite di migliaia di disoccupati e precari. Il mandato d’arresto domiciliare, al momento, è volto a bloccare e silenziare 10 disoccupati del “movimento Precari Bros”, mentre per altri 25 sarebbe stato disposto l’obbligo di dimora. L’assurda accusa – sbattuta sulle prime pagine del mainstream – è di “associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro l’incolumità pubblica, l’ordine pubblico e la pubblica amministrazione.” Accuse tanto perentorie quanto gravissime se non altro perché mirano a criminalizzare oltremodo un movimento, già costantemente attaccato da forze repressive, intelligencia da società civile e stampa locale, nel tentativo di neutralizzare la lotta dei disoccupati come folclore, assenza di civismo, fenomeno pre-moderno o addirittura rivendicazione clientelare e “para-cammoristica”.
A Roma, nel frattempo, sono stati colpiti gli attivisti del “movimento per il diritto all’abitare”. Lo scopo ineccepibile è quello di intimorire tutto il percorso di lotta iniziato dal 18 e 19 ottobre. I provvedimenti restrittivi riguardano 17 attivisti e le accuse spaziano dall’adunata sediziosa alla rapina, dalla violenza alla resistenza a pubblico ufficiale (si badi che come accusa di rapina viene indicata la presa di uno sfollagente e di uno scudo in dotazione alla forze dell’ordine). I fatti imputati si sono svolti il 31 ottobre scorso, in occasione di un vertice Stato-Regioni, quando la manifestazione organizzata dai movimenti di lotta per la casa è tornata in piazza – con lo slogan di “Una sola grande opera: case e reddito per tutti!” – per continuare il percorso di sollevazione generale contro le politiche d’austerity inaugurato, appunto, con il 19 ottobre; percorso che, evidentemente sta destabilizzando e facendo saltare i nervi alle controparti affidatesi dunque al lavoro della questura. Insomma, misure repressive dettate dalla paura con lo scopo di rimuoverne l’incubo, silenziarne il dissenso e marginalizzare il consenso che la sollevazione iniziata il 19ottobre ha messo in moto.
Come reti sociali e politiche di precari del Sud Italia, che da anni costruiscono lotte a favore del reddito, della casa, della salute, esprimiamo la nostra piena complicità e solidarietà ai disoccupati, ai precari di Napoli e di Roma. A Roma eravamo fianco a fianco con i movimenti per la casa: rivendichiamo tutte manifestazioni di protesta e le condotte che insieme abbiamo prodotto per lottare a favore di una vita degna, fuori dalle logiche del neoliberismo e dal ricatto della precarietà e povertà. Allo stesso modo abbiamo sempre camminato al fianco dei disoccupati Bros di Napoli. E, oggi più di prima, siamo convinti che la lotta sia l’unico antidoto alla clientela dei partiti e ai metodi cammoristici. Nella lunga storia dei movimenti di lotta per il lavoro a Napoli, un messaggio ineludibile è stato né clientela né camorra. Dunque è paradigmatica quanto strumentale l’accusa di clientelismo mossa contro i precari Bros. Conosciamo bene cos’è la clientela e dove s’insidia la camorra: nei palazzi istituzionali dove le classi dominanti perpetuano dispositivi di subalternità e riproduzione del proprio potere. Abbiamo fatto pezzi di strada importanti con i precari Bros, mai in quei palazzi, siamo stati insieme nelle lotte per la salute e contro la devastazione ambientale e le per il diritto all’abitare. Infatti, ad una delle attiviste napoletane è stata notificata l’ordinanza restrittiva proprio all’interno di una delle occupazione della campagna Magnammece o Pesone di cui insieme siamo parte integrante.
E’ lampante quanto stia avvenendo a Roma e a Napoli. Non siamo dinanzi a semplici operazioni della magistratura; ma siamo dinanzi piuttosto a scelte politiche del governo delle larghe intese per togliere dai piedi il conflitto sociale al nuovo governo renziano che va preparandosi. In tempo di crisi e nelle logiche neoliberali, non c’è spazio alcuno per il conflitto sociale. La “lady di ferro” dà ancora lezioni.
In generale, le 17 misure domiciliari e i 25 tra obblighi di firma e obblighi di dimora fanno oltremodo eco ai provvedimenti già in corso contro gli attivisti del movimento No Tav dello scorso dicembre, e agli 11 obblighi di firma della settimana scorsa contro gli attivisti di Giugliano per le proteste contro la Tares e l’inceneritore. Il regime disciplinare e repressivo serra le fila a suon di vendetta. Tuttavia, quello che va crescendo in questo paese, in termini di organizzazione sociale della rabbia, della povertà e della precarietà, sicuramente fa paura a chi pensa che la crisi sia un’opportunità per continuare ad avere le tasche piene mentre nel paese la disperazione e l’impoverimento aumentano. Condanniamo fortemente la natura politica di questi provvedimenti, sottolineando con forza l’infamia di un’accusa quale “associazione a delinquere”. Se si è disoccupato, precario o senza casa, e ti organizzi con altri, si viene additati come delinquenti o “mafiosi”; mentre se non ci si organizzi e si rimane isolati in condizione di precarietà, magari scegliendo la solitudine e il silenzio, ecco va tutto bene. È inaccettabile che in tempi di crisi e di austerità le lotte sociali vengano trattate come problemi di ordine pubblico, mentre nei palazzi continuano le rappresentazione teatrali, quelle in cui non si affrontino i veri problemi che oggi affondano il paese in uno stato di povertà e precarietà.

Noi al suicidio preferiamo la dignità della lotta!

Non ci avrete mai come volete voi!

Zero81 Occupato – Napoli
Cantiere Sociale Quarto Mondo- Quarto (Napoli)
Lab. Bancarotta – Napoli
Collettivi Autonomi Napoletani
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Aldrovandi: i 4 poliziotti in servizio in Veneto. Sabato 15 febbraio corteo #Vialadivisa

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Caso Aldrovandi, il diciottenne ammazzato dai poliziotti nel settembre 2005 a Ferrara.

“In considerazione della natura non dolosa della condotta, è stata ritenuta congrua la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio, rispetto a quella più grave della destituzione”.

Come rendono noto i deputati M5S Vittorio Ferraresi e Paolo Bernini “in Commissione Affari Costituzionali alla Camera il Governo ha risposto ad un’interrogazione dei 5 Stelle con cui si chiedeva al Ministro dell’Interno se non intendeva rendere noto le motivazioni delle commissioni disciplinari delle questure che hanno stabilito le sanzioni per Enzo Pontani, Luca Pollastri, Paolo Forlani e Monica Segatto, i poliziotti condannati per l’omicidio di Federico Aldrovandi”.

I quattro sono ora tornati tranquillamente in servizio, anche se con compiti amministrativi: Forlani alla Polizia di Frontiera di Tarvisio, Pontani e Segatto, in Questura e allo scalo marittimo-aereo di Venezia, mentre Pollastri in Questura di Vicenza.

Intanto sabato 15 febbraio a Ferrara l’associazione di famigliari, amici e compagni chiamata“Federico Aldrovandi” ha organizzato un corteo dal titolo significativo: “Via la divisa”.

Scarica il volantino in formato pdf: volantinomanifestazione.pdf.

Sentiamo la voce di Patrizia Moretti, mamma di Federico.

Da Radio Onda d’Urto

Aldrovandi: i 4 poliziotti in servizio in Veneto. Sabato corteo #Via la divisa”.

Censura targata Coop

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Dopo la censura proposta dall’università di Bergamo, anche “Coop adriatica”, azienda che gestisce centinaia di punti vendita (18 ipercoop e 158 supermercati) in Emilia-Romagna, Veneto, Marche e Abruzzo ha deciso di normare la vita privata dei propri dipendenti.

Il cartello che riportiamo nella foto è presente in tutti i punti vendita e, inutilmente, comunica che la diffamazione è perseguibile per legge, cosa che chiunque tiene presente nella sua vita quotidiana. Semmai il problema sta nelle numerose denunce sindacali per il trattamento che Coop riserva ai lavoratori, a partire dai facchini esternalizzati sino ad arrivare alle nuove forme contrattuali che convivono con quelle vecchie, rendendo normale che due lavoratori che ricoprono la stessa mansione e che svolgano a volte esattamente lo stesso tipo di lavoro abbiano uno il diritto alla pausa mentre l’altro non può abbandonare la postazione neanche un momento per l’intero turno.

 

 

Non male per una cooperativa con quella storia, anche se è comprensibile che un sistema, che vive promulgandosi solidale e attento ai bisogni della comunità, si preoccupi tanto dell’immagine. Grazie a questo lavoro di marketing, se nella pratica un lavoratore Coop è trattato come e peggio di un precario, tutto quello che rimane è il fumo gettato negli occhi di milioni di consumatori, che con l’acquisto nei punti vendita della Coop pensano di supportare un sistema etico affidandosi a spot e pubblicità più che ingannevoli.

 

 

D’altronde il job-act di Renzi è già realtà in alcuni luoghi di lavoro, e non va dimenticato che Coop è conproprietaria di Eataly e quindi complice di chi afferma che sono accettabili le perquisizioni ai lavoratori e che per vivere 800€ per 40 ore di lavoro sono più che sufficienti!

Sarebbe meglio che stessimo tutti in guardia davanti a questi episodi, perchè qui si travalicano i diritti umani e di etica non se ne trova più traccia.

Censura targata Coop – contropiano.org.

 

Una piccola storia valsusina

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Scuola media di un paese della bassa Valle di Susa.

Una mattina come tante: campanella, tutti in classe, e mentre si chiacchera arriva il prof. “Oggi niente lezione, si va in palestra ad ascoltare l’arma dei carabinieri”

E così ci si “intruppa” e si prende posto.

Il carabiniere relatore spiega nei dettagli quanto bene fanno alla popolazione, spiega cos’è il bullismo e come loro possono intervenire in simili casi, che la loro missione è quella di aiutare i più deboli e fermare i cattivi, infine un bel video dove si vedono volanti sgommare, cattivoni arrestati e bambini salvati.

Tutto sembra finito nei migliori dei modi…ma c’è un ma. Perchè i bambini possono fare delle domande e la prima domanda la fa una piccola bambina che frequenta la prima media (11 anni!) che molto candidamente dice “Voi dite che fate tanto bene, ma in questa Valle io so che picchiate e manganellate i no tav, a me non sembra che facciate tutto sto bene”

Al che il carabiniere si dimostra per quello che è, e al posto di chiudere la questione con una battuta inizia un lungo panegirico contro i no tav: sono “disobbidienti” (usa prorpio questo termine) “non ascoltano come quando un bambino non ascolta la mamma” e in un crescendo wagneriano inizia a raccontare che si camuffano, tirano pietre e bombe, attaccano le reti e che fanno cose illegali e quest’ultima parola la ripete più volte.

La bambina ascolta, poi finito il panegirico, si ritrova ancora il micorfono in mano e allora ribatte “ma a me sembra che i primi ad essere illegali siete voi. Sparate dei gas lacrimogeni che sono vietati da tutto il mondo, proprio voi che dovreste essere legali” A quel punto succede quello che non ti aspetti.

Succede che tutti i bambini si mettono ad applaudire e osanarre la piccola bambina di prima e che il carabiniere non riesce più a parlare.

Lei in tutto quel clamore scoppia a piangere per l’emozione, mentre i tutti i bambini li sono adosso: chi  fa i complimenti, chi l’abbraccia, chi gli dice che è una piccola eroina.

Nelle ore dopo non si parla di altro. Della “primina” che ha azzitito il carabiniere

Vi assicuro che è’ tutto vero! raccontato dai diretti interessati.

#ViaLaDivisa

DonneViola

vialadivisa

Domani a Ferrara l’associazione Federico Aldrovandiscenderà in piazza per chiedere che i quattro poliziotti responsabili della morte di Federico vengano destituiti dai loro incarichi.
Sarà anche l’occasione per chiedere l’istituzione del reato di tortura e l’obbligo dei numeri identificativi sulle divise delle forze dell’ordine.

L’appuntamento è per le 14 in via Ippodromo a Ferrara.
Il corteo sfilerà per le vie del centro fino alla prefettura al grido di #Vialadivisa.

Noi ci stringiamo ancora una volta alla famiglia e agli amici di Federico affinchè certi episodi non capitino mai più.

Sosteniamo tutti insieme questa battaglia di civiltà anche su twitter con l’hashtag #Vialadivisa.

“Verità grido il tuo nome “

“per quello che non doveva succedere, per quello che non è ancora successo, perché non accada mai più”

#Facciamorete

http://www.federicoaldrovandi.it/2014/02/01/via-la-divisa-manifestazione-l8-febbraio-2014/

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