«Disumani e inutili, chiudete per sempre i Cie!»

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Il rapporto di Medu, Medici per i diritti umani, rivela l’assurdità dei lager per stranieri inventati da Napolitano, Bossi e Fini

Seimila prigionieri ma meno della metà viene rimpatriata. I Cie sono una macchina disumana (inventata da una legge firmata dall’attuale presidente della Repubblica quando era il ministro degli Interni che secretava i dati agghiacciati sulla Terra dei Fuochi) che nemmeno serve ma macina un sacco di soldi pubblici.

Dati alla mano, Medici per i Diritti Umani (MEDU) rende noti i dati nazionali sui centri di identificazione ed espulsione relativi all’anno 2013. Secondo la Polizia di Stato, nel 2013 sono stati 6.016 (5.431 uomini e 585 donne) i migranti trattenuti in tutti i centri di identificazione ed espulsione (CIE) operativi in Italia. Meno della metà di essi (2.749) è stata però effettivamente rimpatriata, con un tasso di efficacia (rimpatriati su trattenuti) che è risultato inferiore del 5% rispetto all’anno precedente: 50,5% nel 2012 versus 45,7% nel 2013. Il numero complessivo dei migranti rimpatriati attraverso i Cie nel 2013 risulta essere lo 0,9% del totale degli immigrati in condizioni di irregolarità che si stima essere presenti sul territorio italiano (294.000 secondo i dati dell’ISMU al primo gennaio 2013).

I numeri, secondo la Ong, confermano, da un lato l’inefficacia e l’irrilevanza dello strumento della detenzione amministrativa nel contrasto dell’immigrazione irregolare, dall’altro l’inutilità e l’irragionevolezza dell’estensione del trattenimento da 6 a 18 mesi (da giugno 2011) ai fini di un miglioramento nell’efficacia delle espulsioni. Del resto, l’abnorme prolungamento dei tempi massimi di detenzione amministrativa sembra aver contribuito unicamente ad esacerbare gli elementi di violenza e disumanizzazione di queste strutture. Ne sono esempi drammatici le ripetute rivolte.

I team di MEDU hanno visitato per 18 volte tutti i CIE nel corso degli ultimi due anni producendo un rapporto dettagliato Arcipelago CIE). Il tempo medio di permanenza all’interno dei CIE è di 38 giorni ma è calcolato su tutte le persone transitate nei centri compresi i migranti il cui trattenimento non è stato convalidato dall’autorità giudiziaria e dunque con un transito rapidissimo. Di fatto, gli operatori di Medici per i Diritti Umani hanno rilevato numerosi casi di migranti trattenuti per periodi superiori ai 12 mesi, anche in condizioni di estrema vulnerabilità e di grave disagio psichico.

«Nel corso del 2013 del resto, di fronte all’immobilità dei decisori politici, il “sistema CIE” è sembrato implodere motu proprio di fronte a inefficienza, condizioni di vita disumane che alimentano rivolte e proteste disperate, tagli ai budget di gestione che pregiudicano anche i servizi più essenziali. Attualmente otto centri sono stati temporaneamente chiusi a causa di danneggiamenti o problemi di gestione, mentre i cinque CIE di Torino, Roma, Bari, Trapani Milo e Caltanisetta operano con una capienza molto limitata. Per tutte queste strutture vale la considerazione fatta a proposito del CIE di Trapani Milo in occasione dell’ultima visita effettuata degli operatori di MEDU il 23 gennaio scorso: un luogo di inutile sofferenza. Sofferenza e disagio che colpisce in primo luogo i migranti trattenuti, ma che pervade e raggiunge in diverso modo tutti coloro che vi operano: dagli operatori degli enti gestori alle forze di polizia», commenta la ong tornando a reclamare la chiusura definitiva dei Cie vista la loro palese inadeguatezza strutturale e funzionale, la riduzione a misura eccezionale del trattenimento dello straniero ai fini del suo rimpatrio, l’adozione di misure di gestione dell’immigrazione irregolare, caratterizzate dal rispetto dei diritti umani e da una maggior razionalità ed efficacia nell’ambito una profonda riforma delle politiche migratorie e dell’attuale legge sull’immigrazione.

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