7 Maggio 1972 muore Franco Serantini ucciso dalla polizia

Franco Serantini era nato a Cagliari nel 1951 e fu abbandonato, alla nascita, presso il brefotrofio della città. A due anni venne affidato ad una coppia siciliana, ma subito dopo la madre adottiva si ammalò di tumore e morì; al vedovo, rimasto solo, non fu concesso di perfezionare le pratiche d’adozione. A nove anni Franco tornò al brefotrofio di Cagliari, dove rimase fino al 1968, quando la direzione dell’istituto comunicò al tribunale minorile di non essere in grado di seguire il ragazzo, che non si applicava agli studi. Il giudice ritenne che la soluzione migliore per risolvere la crisi adolescenziale di Franco era di rinchiuderlo in un riformatorio, e così il ragazzo fu inviato all’Istituto di rieducazione maschile di Pisa, “in regime di semilibertà”, cioè doveva mangiare e dormire in istituto.

A Pisa, Franco scoprì l’impegno politico, il che, se da una parte gli permise di non cadere nella trappola della delinquenza comune (cosa che accade invece troppo spesso in situazioni come la sua), dall’altra parte segnò invece la sua condanna a morte.

Pisa dopo il 1968 era una città ricca di vita politica. A Pisa fu fondato il gruppo del “potere operaio” (da non confondere con l’altro Potere operaio di cui abbiamo parlato prima) che diede poi vita a Lotta Continua, guidato da Luciano Della Mea, Adriano Sofri e molti altri. A Pisa in quegli anni i leader della gioventù comunista erano Massimo D’Alema e Fabio Mussi. All’Università di Pisa erano iscritti molti studenti antifascisti greci, in esilio a causa della dittatura dei colonnelli. Pisa fu teatro di numerosi scontri tra fascisti e polizia, tra fascisti ed antifascisti, tra antifascisti e polizia, e fu proprio in occasione di una manifestazione antifascista che Franco Serantini, che nel frattempo era diventato militante anarchico, fu picchiato a morte dalla polizia.

Il 5 maggio, giorno di chiusura della campagna elettorale, era previsto un comizio del deputato missino Giuseppe Niccolai, contro il quale Lotta Continua e gli anarchici avevano indetto una manifestazione di protesta. Il sindaco Lazzari, tenuto conto delle dimensioni ristrette della piazza e della sua posizione, in mezzo a viuzze strette e tortuose, e temendo incidenti (come era già avvenuto nei giorni precedenti in altre città della Toscana), chiese, assieme alla Giunta ed ai rappresentanti di alcuni partiti (PCI, PSI e PSIUP), alle autorità di spostare il comizio in una zona meno centrale, ma senza alcun esito. In compenso in città vennero fatti affluire 800 uomini del I raggruppamento celere, 500 carabinieri e 100 carabinieri paracadutisti per appoggiare i reparti di PS della città.

« Il deputato missino parla in una piazza circondata da scudi, elmi, caschi a visiera, tromboncini coi lacrimogeni in canna, mitra puntati. I fascisti sono forse duecento, gridano “Italia, Italia”, il deputato parla un’ora e mezzo, una donna, Morena Morelli, arriva fin sotto il palco, sbeffeggia l’oratore, gli dà del fascista e viene arrestata ».

Verso le 18.30 iniziarono le cariche della polizia contro i manifestanti, ed il centro storico di Pisa visse più di tre ore di guerriglia urbana. La polizia lanciò lacrimogeni non solo sui manifestanti, ma anche dentro i portoni delle case e persino contro il palazzo municipale.

« Il sindaco Lazzari si affaccia ad una finestra del palazzo Gambacorti e grida ai poliziotti di smetterla di prender di mira il Comune. “Dissi che ero il sindaco, che era in corso una riunione di giunta (…) nessuno dall’alto minacciava la polizia. Puntavano le armi in su, sparavano un candelotto dopo l’altro, davano l’impressione di essere drogati. Non è che dessero ascolto alle mie parole, seguitavano a lanciare candelotti contro le bifore” ».

Decine furono i manifestanti picchiati e malmenati, alcuni, colpiti dai lacrimogeni, dovettero essere ricoverati all’ospedale. Alcuni testimoni hanno dichiarato di avere visto agenti di polizia sparare con le pistole ad altezza d’uomo tra i manifestanti.

Franco Serantini si trovava sul Lungarno Gambacorti, ma inspiegabilmente, invece di scappare nei vicoli, si attardò nella strada. Così ha raccontato un abitante del Lungarno, Moreno Papini.

«… ho visto che stavano agguantando uno (…) una quindicina di celerini gli sono saltati addosso e hanno cominciato a picchiarlo con una furia incredibile. Avevano fatto cerchio sopra di lui tanto che non si vedeva più, ma dai gesti dei celerini si capiva che dovevano colpirlo sia con le mani che coi piedi, sia coi calci dei fucili. Ad un tratto alcuni celerini sono scesi dalle camionette lì davanti e sono intervenuti (…) “Basta, lo ammazzate!” (…) uno che sembrava un graduato è entrato nel mezzo e con un altro celerino lo hanno tirato su . Solo in quel momento l’ho potuto vedere in faccia, perché teneva la testa ciondoloni sulla schiena…».

Franco fu arrestato e condotto nella caserma di PS. Tutti coloro che lo videro nello stanzone dove erano stati messi gli arrestati, testimoniarono che si vedeva chiaramente che stava molto male: non era in grado di tenere la testa sollevata, non riusciva a parlare, aveva un colore giallastro in faccia. Ciononostante nessuno pensò di farlo ricoverare all’ospedale, e neppure di farlo vedere da un medico, lo portarono al carcere, dove venne interrogato dal magistrato di turno, che sostenne di avere chiesto per lui una visita medica, particolare che l’avvocato d’ufficio disse di non ricordare. Franco fu visitato solo quattro ore dopo l’interrogatorio, ma il medico si limitò a prescrivergli una borsa di ghiaccio, non gli misurò la pressione, non gli fece fare alcuna radiografia. Riportato in cella, i suoi compagni si preoccuparono vedendolo peggiorare ma per tutta la notte del sabato nessuno prese dei provvedimenti. Solo la domenica mattina Franco venne portato al pronto soccorso del carcere, ma ormai troppo tardi, alle 9.45 muore ed il medico del carcere scrisse nel certificato “emorragia cerebrale”.

La notizia della sua morte si diffonde, e solo per la mobilitazione degli amici e per l’ostinazione dell’impiegato dello stato civile, che si rifiutò di firmare l’autorizzazione al trasporto della salma, perché, trattandosi di morte violenta, era necessaria l’autorizzazione della Procura, l’omicidio di Franco Serantini non verrà insabbiato. È Luciano Della Mea ad attivarsi per primo e contatta l’avvocato Bianca Guidetti Serra per fare una denuncia. L’avvocato rintraccia una vecchia legge di azione popolare “che permette a qualsiasi cittadino di costituirsi parte civile in tutela di un assistito da un istituto benefico che sia senza genitori o parenti”. In questo modo potrà iniziare l’indagine.

L’esito dell’esame necroscopico è una relazione che fa spavento. Così dichiarò l’avvocato Sorbi, che aveva assistito alla perizia.

« È stato un trauma assistere all’autopsia, veder sezionare quel ragazzo che conoscevo. Un corpo massacrato, al torace, alle spalle, al capo, alle braccia. Non c’era neppure una piccola superficie intoccata. Ho passato una lunga notte di incubi».

Ma alla fine l’indagine non porterà alla punizione di nessun colpevole. Non si potranno identificare i poliziotti responsabili della morte di Franco (avevano i caschi); nessuno di coloro che non fece visitare il ragazzo verrà perseguito.

Nel 1972 il questore di Pisa era il dottor Mariano Perris, che viene indicato da Flamini tra i “questori succedutisi a Torino ed Aosta” dei quali fu trovato il nominativo nel corso di una perquisizione ordinata dal pretore Guariniello negli uffici della FIAT il 5/8/71 (in seguito all’indagine sulle “schedature” dei lavoratori sindacalizzati operate da Luigi Cavallo  per conto dell’azienda), che avrebbero ricevuto “quattrini versati dalla FIAT” per il controllo dell’attività politica dei dipendenti dell’azienda, e che, successivamente a questo fatto, aveva prestato servizio a Milano alla squadra politica, prima di andare a Pisa . Concluse la propria carriera come questore di Torino, però va anche ricordato che nel periodo dell’occupazione germanica di Trieste era stato uno dei dirigenti dell’Ispettorato Speciale di P.S., più noto in città come la “banda Collotti”, corpo collaborazionista che si distinse per la feroce repressione antipartigiana. Perris, che affermò di avere fatto parte della “squadra giudiziaria”, ebbe un affidavit da parte del CLN triestino [5], il che probabilmente servì ad evitargli un processo per collaborazionismo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci

One thought on “7 Maggio 1972 muore Franco Serantini ucciso dalla polizia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...