La solita storia…

La solita storia...

 

 

Stamattina mi ha chiamato Ilaria, è incinta. Sarebbe una bella notizia per una donna di trent’anni, ma  per lei è diventato un incubo.

Ilaria lavora a nero da sei anni da un parrucchiere di grido del suo quartiere. Ilaria lavora in nero e, per 12 ore al giorno di lavoro, percepisce un stipendio di 600 euro al mese, senza straordinario e quando si ammala le vengono sottratte dalla misera paga le giornate di malattia. Ilaria si è infortunata al lavoro, si è tagliata il polso con una forbice, ma non è potuta andare a farsi medicare al pronto soccorso. Ilaria adesso è incinta è il suo giovane e molto glamour datore di lavoro per questo, l’ha licenziata senza nemmeno pagarle la settimana che aveva lavorato. 

Ilaria non ha soldi, il padre del suo bambino è disoccupato, lavora saltuariamente anche lui a nero. Ilaria non può andare dal ginecologo, non sa a chi rivolgersi per capire quali sono i suoi diritti, si sente in colpa per aver concepito un figlio senza potergli garantire le tutele di cui ha bisogno e allora mi chiama, mi chiede aiuto. Le dico di venire a casa mia, abito nel suo stesso quartiere e Ilaria non è la prima donna che si rivolge a me…Storie di ordinario sfruttamento. La maggior parte di queste donne è giovane, non ha mai fatto un solo giorno di lavoro regolare e non ha mai percepito un paga degna di quel nome.

A quasi tutte viene imposto il tacito patto di rinunciare alle gravidanze, e a  tutte si chiedono orari di lavoro interminabili per salari da fame. Lavorano nei Centri Estetici, Parrucchieri, Bar, Uffici, Negozi di abbigliamento.  Firmano buste paga false, percepiscono la metà di quello che firmano e lavorano senza le più elementari norme di sicurezza. Grazie alla riforma del lavoro della ministra Fornero da oggi sarà impossibile garantirgli i loro diritti. Il lavoro delle donne è merce avariata. Due donne su quattro non lavora e di quelle due occupate, una e mezzo lavora nelle condizioni di cui sopra. Questo accade a Napoli, e in quasi tutte le realtà metropolitane del sud d’Italia.

Come per le altre, per Ilaria attivo immediatamente la mia rete di solidarietà sociale: Enza l’avvocata delle donne, il sindacato USB di Napoli dove c’è Peppe il consulente del lavoro, per i conteggi, Alessandro il ginecologo. Potrà essere tutelata ed assistita senza doversi preoccupare di dover pagare soldi che non ha e riceverà tutta l’assistenza a cui ha diritto.

La rete di solidarietà sociale me la sono inventata io…mettendo insieme persone, lavoratori e professionisti con un principio in comune: I DIRITTI NON SI TOCCANO.

La rete funziona sempre, su un patto non scritto di intenti comuni. Io chiamo e ci sono sempre tutti. 

Parliamo poco, e agiamo in sinergia. Dividendoci i compiti e i ruoli. Una organizzazione quasi perfetta che si fonda sul fare, con un obiettivo in comune, in piccolo: TRASFORMARE LO STATO PRESENTE DELLE COSE.

Riportare l’esperienza della rete di solidarietà sociale in un ambito politico più ampio è il mio sogno. Realizzare una rete permanente di solidarietà sociale, potrebbe servire ad uscire dall’isolamento a cui la frammentazione sociale ci ha relegati. 

Ritrovare e far ritrovare ad ogni individuo un proprio ruolo sociale può costituire un passo verso una consapevolezza di classe, un agire politico comune per cambiare e lottare insieme per i diritti, per il reddito e per la dignità…rompere definitivamente con un sistema politico ed economico che impoverisce la gente per tenerla sotto controllo con il ricatto della sopravvivenza. Niente è più alienante della povertà, niente è più aberrante della solitudine sociale. 

Casa originale dell’ articolo La solita storia….

Licenza di Tortura – YouTube