La Champion si sposta tra le polemichee 23 donne si trovano senza un lavoro

La multinazionale di abbigliamento sportivo ha trasferito lo stabilimento di Scandicci a Carpi e solo 17 persone su 56 hanno potuto accettare il trasferimento. Scelta difficile per decine di lavoratrici toscane che non hanno voluto lasciare la famiglia. I sindacati considerano l’operazione “licenziamento senza ammortizzatori”

Fabio Frabetti

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SCANDICCI –  Gli appelli e l’eclatante annuncio su ebay con cui le lavoratrici si mettevano all’asta non sono serviti a niente. La Champion, multinazionale di abbigliamento sportivo, è andata spedita per la sua strada perfezionando iltrasferimento dello stabilimento di Scandicci nella sede di Carpi. Una sede che decine e decine di lavoratici toscane per motivi familiari non hanno potuto accettare. I sindacati definiscono tutta l’operazione una sorta di licenziamento senza ammortizzatori sociali: i dipendenti che non hanno potuto seguire l’azienda in Emilia si sono dovuti dimettere e dunque sono rimasti anche senza quel prezioso paracadute della mobilità.

UN LUNGO ELENCO – Sulla pagina Facebook della vertenza si elencano tutte le lavoratrici che si sono dimesse e il motivo, legato alla loro condizione di madre: in tutto sono 23, 13 di loro con figli molto piccoli oppure in maternità anticipata. In questi giorni le lavoratrici hanno inviato una lettera all’associazione Buona Nascita Onlus che difende i diritti connessi alla maternità: «Le dipendenti sono state trasferite da Firenze a Carpi, con un provvedimento urgente (3 mesi di preavviso) e senza alcun supporto che consentisse loro di trovare una nuova ricollocazione vicino alle famiglie di appartenenza. Il Centro Design di Scandicci, operativo da oltre 20 anni  poteva contare su 56 persone, quasi tutte donne, tutte altamente qualificate. Hanno accettato di trasferirsi in 17, tutte le altre-altri hanno perso il lavoro senza che l’azienda si attivasse in alcun modo, arrivando addirittura a negarsi agli incontri organizzati dalle istituzioni regionali per individuare gli opportuni ammortizzatori sociali».

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RIORGANIZZAZIONE GENERALE – Nel frattempo a Carpi è stata riaperta la storica sede della Champion colpita dal terremoto. Grandi festeggiamenti e rinfresco offerto a tutti i dipendenti alla presenza del sindaco di Carpi Campedelli. I dipendenti toscani che hanno accettato il trasferimento a Firenze sono stati ringraziati per questa loro scelta coraggiosa che li ha portati lontano da casa. Secondo l’azienda il trasferimento a Carpi del centro design fin qui collocato a Scandicci è un processo fondamentale per la riorganizzazione generale che mira a riunire le funzioni produttive più prossime in modo da avvicinarsi maggiormente al mercato e ai clienti.

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Mare chiuso

Visto ieri sera al ‪Sherwood Festival… ‪Maroni‬ ‪Fini‬ e ‪Bossi‬ dovrebbero essere processati per crimini contro l’ umanità!!!

Frida Kahlo

Frida Kahlo muore il 13 luglio 1954 a Coyoacàn; la causa ufficiale della morte è ”embolia polmonare”, ma si sospetta il suicidio.

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón era nata nel 1907 da Carl Wilhelm Kahlo e Matilde Calderón y Gonzalez a Coyoacàn, una delle sedici delegazioni di Città del Messico. Sentendosi profondamente ”figlia” della rivoluzione messicana del 1910, da sempre sosteneva questa come sua reale data di nascita.

Nonostante fosse affetta da spina bifida (inizialmente scambiata per poliomielite), fin dall’adolescenza Frida manifestò un talento artistico e uno spirito indipendente e passionale riluttante verso ogni convenzione sociale.
A diciassette anni rimase vittima di un incidente stradale tra un autobus su cui viaggiava e un tram, a causa del quale riportò gravi fratture che le segneranno la vita costringendola a numerose operazioni chirurgiche che le sfigureranno il corpo intero. Dimessa dall’ospedale, fu costretta ad anni di riposo nel suo letto di casa con il busto ingessato: è qui che Frida cominciò a leggere libri sul movimento comunista e a dipingere soprattutto autoritratti, grazie a un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto che i genitori le avevano regalato.
Dopo che le fu rimosso il gesso, portò i suoi dipinti a Diego Rivera, illustre pittore murale dell’epoca che, rimanendo particolarmente colpito dallo stile moderno di Frida, decise di trarla sotto la sua ala e inserirla nella scena politica e culturale messicana.
Frida divenne così un’attivista del partito comunista messicano partecipando a diverse manifestazioni e, nel 1929 sposò Rivera, pur sapendo dei continui tradimenti cui andava incontro. Frida e Diego organizzarono i loro studi e accumularono reperti precolombiani del Messico e collezioni etnografiche nella grande ”Casa Azul” di Coyoacàn, oggi aperta al pubblico come il Museo Frida Kahlo.
Negli anni successivi al matrimonio Frida si trasferì a New York con il marito, al quale erano stati commissionati alcuni lavori, ma ben presto decise di tornare nella sua città natale, anche a causa di un aborto spontaneo in gravidanza inoltrata causato dell’inadeguatezza del suo fisico.
Nel 1939 Frida e il marito divorziarono per il tradimento di Rivera con la sorella di Frida, per risposarsi di nuovo un anno dopo a San Francisco perché, di fatto, Diego non l’aveva dimenticata e non aveva mai smesso di amarla.
Frida aveva assimilato dal marito uno stile volutamente naif che la portò a dipingere in particolare piccoli autoritratti ispirati all’arte popolare e alle tradizioni precolombiane. La sua chiara intenzione era, ricorrendo a soggetti tratti dalle civiltà native, affermare in maniera inequivocabile la propria identità messicana. Nei suoi ritratti raffigurò inoltre, molto spesso, gli aspetti drammatici della sua vita, il maggiore dei quali fu il grave incidente del 1925. Il rapporto ossessivo con il suo corpo martoriato caratterizzava infatti uno degli aspetti fondamentali della sua arte: creava visioni del corpo femminile non più distorto da uno sguardo maschile.
Nel corso della sua vita Frida ebbe numerosi amanti, di ambo i sessi, tra i quali il rivoluzionario russo Lev Trotskij, il poeta Andrè Breton e la militante comunista e fotografa Tina Modotti.
Pochi anni prima della sua morte le venne amputata la gamba destra, in evidente stato di cancrena. Le ultime parole che scrisse nel suo diario furono:
“Attendo con gioia la mia dipartita. E spero di non tornare mai più.”

casa originale dell’ articolo :
http://www.infoaut.org/index.php/blog/storia-di-classe/item/2088-13-luglio-1954-muore-frida-kahlo